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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

lunedì 16 gennaio 2012

Il Movimento dei Forconi


Il Movimento dei Forconi

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La Sicilia sta per fermarsi per la protesta del Movimento dei Forconi (nome appropriato dato il momento storico), un'associazione di pastori, allevatori, artigiani e altri lavoratori autonomi. Saranno i nuovi Vespri siciliani?
"Dall’unificazione ad oggi nulla è cambiato... Il regno delle due Sicilie da paese ricco con le sue flotte mercantili ed industrie tessili si ritrovò paese povero e presto emigrante perché. Il regno repubblicano massonico Italiano venne realizzato con il denaro liquido del 75% proveniente dal forziere del Mezzogiorno. Oggi le grandi aziende che detengono il grosso della produzione energetica eolica e fotovoltaica, non solo non pagano royalties, ma non pagano neppure tasse al mezzogiorno dove producono l’energia, bensì al nord, dove hanno sede legale... La Sicilia importante stazione di raffinazione e di aziende petrolchimiche (riceve ogni anno 24 miliardi/metri cubi di gas dal più importante metanodotto marino italiano), a cui si aggiungerebbero i famosi “rigassificatori” in progetto. Ci aspetteremmo che la Sicilia sia un paradiso... ma non è così di fatto...".Edmond Dantès

Autotrasportatori, forconi e pescatori
La Sicilia sciopera per colpa della crisi

La chiamano «rivoluzione pacifica» e non intendono mollare. Lo sciopero degli autotrasportatori – che è iniziato stanotte e che proseguirà fino al 20 gennaio – ha coinvolto anche gli agricoltori del Movimento dei forconi e i pescatori. Tutti uniti per lamentare «il costo troppo alto del gasolio» e l’impossibilità di arrivare a fine mese. «Stiamo morendo di fame», dicono i manifestanti. Ma non tutti i camion sono fermi volontariamente. Guarda i video
«Non è uno sciopero, è una vera e propria rivoluzione pacifica», afferma convinto Francesco Grupi, uno dei coordinatori del Movimento dei forconi. Gli agricoltori siciliani – che da maggio 2011 protestano per ottenere aiuti dal governo regionale per fronteggiare la crisi – hanno deciso di accodarsi agli autotrasportatori. Da mezzanotte del 16 gennaio e per cinque giorni, i camionisti di tutta la Sicilia hanno deciso di incrociare le braccia e fermare i loro mezzi per manifestare il loro dissenso nei confronti dell’aumento del prezzo del gasolio e del mancato supporto da parte delle istituzioni. Però, tengono a precisare, il trasporto di beni di prima necessità e farmaci saranno garantiti. «Siamo esasperati non solo per il carburante, ma anche per il prezzo dei traghetti e, soprattutto, per l’impossibilità di arrivare a fine mese», dichiara Carmelo Lampuri, delegato dell’Aias, associazione imprese autotrasporti siciliani.
Traffico rallentato al casello di San Gregorio e capannelli di manifestanti alla frazione Trepunti di Giarre, alla circonvallazione di Acireale, all’altezza dell’hotel Orizzonte, e al porto di CataniaForza d’urto – è questo il nome che si è dato il movimento di protesta – vuole «dimostrare a tutta la Sicilia che la situazione è diventata insostenibile», prosegue Lampuri.
«Ci manca la liquidità – sostiene Salvatore Zingale, autotrasportatore – Al giorno d’oggi non credo ci sia qualcuno che non ha una cartella esattoriale da pagare». «Le nostre spese sono superiori agli incassi – rincara la dose Aldo Di Franco, anche lui autista di mezzi pesanti – e le assicurazioni pesano tantissimo sul nostro bilancio». «Se prendiamo 3mila euro al mese, ne spendiamo 3mila e 500, ce li rimettiamo di tasca nostra», conclude Di Franco. Secondo alcuni, per migliorare la situazione, «basterebbe si creassero delle tariffe per chi usa il gasolio a scopo professionale, però sembra che una cosa del genere, per l’Europa, sia una violazione delle leggi sulla concorrenza».
«La nostra è una lotta di dignità», prosegue Francesco Grupi, agricoltore, che sull’obiettivo suo e dei suoi colleghi non ha dubbi: «Vogliamo arrivare a Palermo e far uscire dal Palazzo il nostro governo fantoccio». «Abbiamo bisogno che fermino per due anni i mutui, che blocchino la Serit – interviene Mario Rapisarda, anche lui agricoltore – Coi tempi che corrono non possiamo pagare, anche se vogliamo».
Tempi duri anche per i pescatori, che questa mattina hanno bloccato l’ingresso al porto di Catania. Le loro richieste principali sono due: «Un aiuto per il gasolio troppo caro – spiega Fabio Micalizzi, presidente regionale dell’Associazione pescatori marittimi professionali – e che a decidere dei fondi da stanziare per la pesca sia gente che ne capisce, non i soliti politici». «Stiamo morendo di fame – si lamenta – non possiamo non accodarci ai lavoratori della terra e agli autotrasportatori».
Oltre al sostegno volontario dei più, c’è quello involontario di alcuni. «Ci hanno fermato, ci hanno detto che c’è la protesta, ma noi non sappiamo niente», dicono tre autotrasportatori stranieri, che lamentano di essere stati obbligati a fermarsi per alimentare il blocco nei pressi della strada statale che attraversa Acireale. «Ci hanno detto che dobbiamo stare qui, ma non sappiamo fino a quando», sostiene un altro. E al primo momento utile torna sul camion e mette in moto. Seguito da molti. «Vedo se riesco a lasciare il camion in deposito, e me ne torno a casa, a Ragusa – pensa a voce alta uno – Speriamo che non mi fermino di nuovo».


Fermo autotrasporto Sicilia, bilancio primo giorno

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La prima giornata della protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori siciliani mostra un andamento discontinuo. I presidi hanno bloccato i veicoli pesanti soprattutto nella parte orientale dell'isola, lungo le principali arterie, ai porti e in alcuni impianti petrolchimici.

Fin dalla mattina del 16 gennaio 2012, si sono attivati quasi tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori annunciati nei giorni precedenti. I manifestanti hanno bloccato i veicoli commerciali ed industriali, lasciando transitare le autovetture, che comunque sono state rallentate. La protesta si è svolta pacificamente e l'unico disordine è registrato durante una manifestazione a Gela, con alcune vetrine infrante durante il tentativo di entrare nel Municipio.
I principali disagi nella Sicilia occidentale sono avvenuti sulla Statale 624 che collega Palermo a Sciacca, a causa di un lungo corteo partito da San Cipirello verso Piana degli Albanesi. A Modica si registrano rallentamenti nel Polo Commerciale, a Scicli presidi al mercato ortofrutticolo di Donnalucata e in quello floricolo di Arizza. A Pozzallo, Tremestieri e Palermo gli autotrasportatori hanno bloccato il porto, mentre a Gela hanno reso difficile l'accesso alla raffineria ed alla città per i veicoli pesanti. Sono avvenuti blocchi anche nel polo petrolchimico di Priolo. Diversi distributori dell'isola hanno intanto esaurito le scorte e sono chiusi. La protesta si è estesa oltre lo Stretto di Messina: alcuni autotrasportatori calabresi hanno manifestato all'imbarco dei traghetti a Villa San Giovanni e lungo l'autostrada Salerno Reggio Calabria.
Sul versante politico, nel pomeriggio di lunedì doveva svolgersi un incontro tra il movimento Forza d'Urto (che raccoglie le sigle della protesta) ed alcuni rappresentanti delle istituzioni, ma è saltato a causa della richiesta di questi ultimi di rimuovere preventivamente i blocchi stradali. L'Aias ed il Movimento dei Forconi hanno rifiutato tale condizione. Il fermo proseguirà anche il 17 gennaio 2012. Notizie in tempo reale su TrasportoEuropa e sul canale Twitter #fermosicilia.
Ha collaborato Graziella Nicolosi

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