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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 27 febbraio 2014

Il Latifondismo 2.0

Latifondismo
di Lorenzo Parolin - 26/02/2014
Fonte: Arianna Editrice


Distese di campi di sua proprietà e centinaia di contadini che lavorano per lui. È l’identi-kit del latifondista, figura odiata dal popolo. Per fortuna, però, essa sta quasi scomparendo; non per ravvedimento degli sfruttatori, ma perché l’attività è diventata poco redditizia. Il latifondismo, tuttavia, non si estingue: ricompare sulla scena sotto altre vesti facendosi accogliere persino benevolmente, almeno fino a quando non sarà smascherato di nuovo. Un tempo il mezzadro usava le risorse del padrone e come guadagno si teneva metà dei raccolti; oggi, invece, che grazie all’uso delle macchine il moderno lavoratore produce molto di più, in proporzione riceve uno stipendio molto più modesto, e l’intero “raccolto” se lo vende il “padrone”, straguadagnando. Tutto avviene come se, tolte le spese, il lavoratore fosse socio al 20%, al 10% (o all’1% se è Cinese), anziché al 50%, come lo era lo “sfortunato” mezzadro.
I moderni latifondi sono le grosse banche, le grosse assicurazioni, le grosse società di leasing, le grosse industrie, le grosse imprese commerciali, le grosse multinazionali, le grosse reti televisive, le grosse catene di supermercati, di alberghi, di negozi eccetera. Esse hanno possedimenti dappertutto! E al pari dei vecchi latifondi, il loro scopo è di trarre profitti esagerati dal sudore di milioni di lavoratori. Dunque, se sei impiegato in uno di questi colossi, ricorda che, anche se mangi a sufficienza, quel benessere non ti è offerto per bontà del “padrone”, ma affinché, usandolo per comperare ciò che tu stesso produci (o che produce un altro “servo” come te), tu incrementi la domanda di lavoro e renda così ogni giorno possibile il tuo sfruttamento. Sei quindi uno strano animale che più mangia più fa ingrassare il padrone, evoluzione della figura del contadino-servo dei secoli scorsi che lo ingrassava mangiando poco. E io ricordo bene quando da ragazzo arrivava il fattore a casa mia a portare ordini: il mattino seguente bisognava lasciare ogni occupazione e portare in regalo al “Signore” il polloche la mamma aveva adocchiato per il nostro pranzo domenicale, contornato da primizie d’orto e frutta della migliore, affinché egli potesse godersi la vita!
Secondo i padroni di tutti i tempi i servitori dovrebbero addirittura riverire e ringraziare chi mette loro a disposizione, sia pure a titolo oneroso, gli strumenti con i quali guadagnarsi da vivere; senza il loro “aiuto” i poveri potrebbero finanche morire di fame!
Questo però è vero perché i più forti monopolizzano tutte le risorse (concentrano i capitali) e ai poveri non resta che stare sottomessi. Quando tutti i campi erano del Conte o del Marchese o del Signorotto locale, al contadino non restava che scegliere sotto chi stare. Invece, se metà del mondo fosse distribuito in uso gratuito ad ogni suo abitante all’atto della nascita e restituito alla Società all’atto della morte, solo una metà del mondo potrebbe essere compravenduta dai più forti e trasmessa per eredità. Io addirittura sarei per penalizzare ed eliminare tutti quelli che vivono di rendita: i lavoratori dividerebbero da subito fra loro quello che va ai parassiti; diversamente, per quanto benessere ci sia, la polpa finirà sempre nelle tasche dei “latifondisti”, e ai lavoratori arriveranno, fossero anche abbondanti, solo le briciole. Tuttavia, essendo i “latifondisti” personaggi molto forti e determinati a farsi servire, bisognerebbe usare la forza per scacciarli, col rischio di avere la peggio. Consiglio allora alle masse di percorrere la via dell’emancipazione. Conquistato con un po’ di sacrificio un livello culturale e una professionalità superiore a quella dei parassiti, il latifondo non troverà più polli da spennare, ma concorrenti agguerriti, e si sgonfierà.

L’emancipato veda poi di non diventare latifondista pure lui. [rif. www.lorenzoparolin.it S3/102]

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