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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

mercoledì 4 giugno 2014

SCANDALO CARIGE: DRAGHI INSABBIÒ ISPEZIONE VIGILANZA

SCANDALO CARIGE: NEL 2009, L’ALLORA GOVERNATORE BANKITALIA, MARIO DRAGHI, AVREBBE INSABBIATO L’ISPEZIONE DELL’UFFICIO DI VIGILANZA

(OPI – 3.6.2014) Sulla scandalosa gestione del credito e del risparmio di Banca Carige, che ha portato lo zar della Regione Liguria e vice presidente Abi Giovanni Berneschi nelle patrie galere, emergono fatti e circostanze segnalate all’Adusbef - afferma il suo Presidente, Elio Lannutti - che gettando ombre sinistre sull’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, in merito all’ostacolo della verità dei fatti, che deve far revisionare i processi per ostacolo alla vigilanza e rivedere dal legislatore una norma che, come nel processo MPS, impedisce l’accertamento della verità.
Nel settembre 2009 infatti, al termine di una ispezione della Banca d’Italia sulla Carige, in particolare sulla Carige Asset management Sgr, la società di gestione del risparmio del gruppo del padre padrone Berneschi sino al dicembre 2013, data in cui venne acquisita da Arca Sgr, emersero rilievi da codice penale che occorreva tramettere, come in casi di analoghe gravità alla Procura della Repubblica.
Eugenio Gubitosi, capo degli ispettori di Bankitalia alla Sgr della Carige, e Salvatore Ricci, specialista del team in materia di antiriciclaggio dell'UIC (Ufficio italiano dei cambi) e consulente tecnico d'ufficio per molteplici procure della Repubblica, annotarono nero su bianco nel rapporto ispettivo enormi lacune nei sistemi di controllo interno, nel risk management e nei presidi antiriciclaggio, in particolare una anomalia di gestione dell'organizzazione (Affari Generali, Personale), e dei procedimenti amministrativi (back office) contraria alle normative di legge.
Gli Ispettori – secondo le informazioni ricevute da Adusbef - segnalarono nel dettaglio una lista di un centinaio di nominativi di clienti investitori della Sgr che erano occultati dallo schermo proprio della Centro Fiduciaria ed, alla richiesta da parte degli uomini di Banca d'Italia di rendere noti i nominativi, gli ispettori verbalizzarono che si trattava di molti soggetti, tra i quali alcuni dirigenti della Carige che avevano rimpatriato capitali finiti all'estero grazie allo scudo fiscale ter di Tremonti.
Secondo le informazioni ricevute, in casi di tale gravità la Banca d’Italia avrebbe l’obbligo di trasmettere il rapporto ispettivo alla competente autorità giudiziaria, salvo l’art.7 del Tub (Segreto d'ufficio e collaborazione tra autorità) che recita testualmente:
1. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d'Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d'ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell'economia e delle finanze Presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente
2. I dipendenti della Banca d'Italia, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di riferire esclusivamente al Governatore tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati.
3. I dipendenti della Banca d'Italia sono vincolati dal segreto d'ufficio.
Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, assecondò le richieste degli ispettori di tramettere le risultanze del rapporto ispettivo all’Autorità giudiziaria nel settembre 2009 (Governo Berlusconi-Tremonti), oppure avocò a sé, ai sensi dell’art.7 del Tub (Testo Unico Bancario) quel rapporto per non disturbare governi e partiti di riferimento, aggravando in tal modo comportamenti criminali nella gestione del credito e del risparmio del Gruppo Carige, che ha portato i banchieri indagati ed il vice-presidente Abi Giovanni Berneschi in galera, accusati di gravissimi reati come truffa, riciclaggio e falso in bilancio ?

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