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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

martedì 18 novembre 2014

PATTI CHIARI, UN SITO CHE INGANNAVA UTENTI-RISPARMIATORI

BANCHE: ABI METTE IN LIQUIDAZIONE PATTI CHIARI, UN SITO CHE INGANNAVA UTENTI-RISPARMIATORI. SODDISFATTE ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI, CHE NE AVEVANO CHIESTO DA TEMPO LA LIQUIDAZIONE COATTA.

Patti Chiari 1 e 2, un costosissimo sito di informazione predisposto dall’Abi, Associazione bancaria italiana allegramente finanziato dalle banche per reclamizzare con la massima affidabilità, ossia la bollinatura della tripla “A” alcuni rischiosissimi bond quali Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici di istituti di credito già falliti o salvati da interventi pubblici, viene finalmente messo in liquidazione, nonostante l’operazione gattopardesca e camaleontica di restyling, denominata Patti Chiari 2 presieduta dal prof. Filippo Cavazzuti, reclamizzata dalla conferenza stampa del 27 aprile 2009 a Milano, che oltre a coinvolgere 13 associazioni di consumatori nel protocollo di intesa con l’Abi-Patti Chiari, tutte iscritte al CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori Utenti), istituiva un pomposo comitato di Consultazione, presieduto dal Prof. Pippo Ranci, con il Prof Guido Alpa, gli avv.Ettore Battelli e Luciano Fanti, il dottor Stefano Godano ed il dottor Giustino Trincia; il prof. Paolo Legrenzi, l’avv. Maria Stella Anastasi,i prof. Marco Gambaro, Paolo Onofri, Lorenzo Sacconi, la dott.ssa Anna Vizzari.
Adusbef e Federconsumatori, che dopo aver denunciato un sito ‘fraudolento’ istituito dall’Abi e finanziato dalle banche per ricostruire la reputazione perduta dopo la lunga catena di scandali e crack finanziari ed industriali che avevano disseminato 1 milione di vittime del risparmio tradito, si erano rifiutate di essere complici di un’intesa contro i diritti di risparmiatori utenti, chiedendo all’Abi di mettere mano al portafogli utilizzando le risorse, non per prezzolare i consensi, ma per risarcire le decine di migliaia di vittime di Patti Chiari, truffate da un sito che reclamizzava come affidabili gli investimenti con sottostante Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici, pubblicizzandoli con la massima affidabilità fino 15 settembre 2008,ossia due giorni dopo il fallimento, avevano chiesto lo scioglimento di Patti Chiari 1 e 2.
Con 4 anni di ritardo l’Abi mette in liquidazione il portale Pattichiari.it. nato nel 2003 per migliorare la reputazione degli istituti di credito crollata ai minimi dopo i tanti casi – crac Cirio, Parmalat e Tango bond in testa – di risparmio tradito, come emerge da una comunicazione pubblicata sul sito: “Il consorzio PattiChiari ha per oggetto la gestione ad esaurimento delle attività nonché l’esercizio di servizi ad esse connessi”.
La credibilità di Patti Chiari, criticata già nell’atto della sua nascita da associazioni che si battono per la tutela dei diritti di utenti-risparmiatori-investitori, Adusbef in testa, viene irrimediabilmente minata per la a lunedì 15 settembre 2008: mentre nella mattinata la Lehman Brothers dichiara il fallimento, sul portale Pattichiari.it ancora nel primo pomeriggio venivano propagandati come sicuri ed affidabili i 14 titoli emessi dalla banca, con i bond Lehman segnalati, con un rating A+, nella lista “Obbligazioni a basso rischio e a basso rendimento” stilata periodicamente dal consorzio, procurando così un gravissimo danno a decine di migliaia di risparmiatori, il cui sito giudicava come ad alto rischio i titoli di stato italiani come i BTP.
Solo il 28 ottobre 2008 Patti Chiari decide di sospendere il servizio e quindi la pubblicazione delle “Obbligazioni a basso rischio e a basso rendimento”, per rilanciare con la complicità di accademici ed associazioni di consumatori Patti Chiari 2, al quale aderiva l’82% degli istituti bancari italiani, il cui destino era già stato segnato sia dalle denunce di inaffidabilità e di citazioni nei Tribunali nelle cause risarcitorie sui bond Lehman, che dalla conseguente defezione di 50 banche dal Consorzio, con il colpo di grazia finale inferto dall’Antitrust che segnalava l’esigenza di aumentare: “tasso di mobilità della clientela, introducendo un termine massimo di 15 giorni per il trasferimento del conto corrente e prevedendo un risarcimento al cliente in caso di ritardi addebitati alla banca”, auspicando anche lo sviluppo di motori di ricerca indipendenti dalle banche “che consentano al consumatore un più agevole confronto tra i servizi bancari offerti dai diversi operatori”.
Adusbef e Federconsumatori, soddisfatte dalla pur tardiva decisione, stigmatizzano i comportamenti collusivi che hanno prodotti danni enormi a tanti risparmiatori ingannati e raggirati dall’Abi e dalle banche.

Elio Lannutti (Adusbef) - Rosario Trefiletti (Federconsumatori)
Roma, 17.11.2014

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