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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

lunedì 29 maggio 2017

Corso a Roma il 28 maggio 2017


sabato 27 maggio 2017

Conferenza a Roma il 27 maggio 2017: L'arte della moneta


martedì 16 maggio 2017

Politici, imprese, banche corrotte: stanno svendendosi l'Italia

Nazionalizzare o svendere. L'economia italiana in mano ai migliori offerenti

28/04/2017 09:53 CEST | Aggiornato 28/04/2017 11:00 CEST
Huffington Post 
 
Se l'amministratore di un'impresa privata decidesse di regalare beni aziendali e poi regalasse soldi a chi accettasse di appropriarsene, questo amministratore difficilmente riuscirebbe ad evitare il confronto col codice civile e penale.
Invece i nostri governanti, amministratori dei beni di tutti, così si comportano con le nostre proprietà e con quelle altrui che finanziano. Per lo stato nell'economia debbono valere regole di svantaggio rispetto a qualsiasi grande azienda privata, così vuole l'Unione Europea e così i governanti che ad essa ubbidiscono. Ovviamente con la massima soddisfazione degli imprenditori privati, che si vedono regalate le aziende e che quando le mandano in malora possono fuggire e scaricare di nuovo tutto sullo stato.

Con quanti nostri soldi lo Stato italiano ha finanziato le privatizzazioni? Decine e decine, forse centinaia sono i miliardi spesi per privatizzare il patrimonio produttivo pubblico, nel nome della riduzione di un debito che non si è mai realizzata e di un maggiore efficienza mai ottenuta. Quanti miliardi sono stati regalati a imprenditori e multinazionali che poi hanno sfasciato le aziende? Questa cifra non viene mai fornita ad una opinione pubblica martellata dalla compagna a favore delle svendite. Svendite come quella delle acciaierie di Piombino, che dopo una lunga trafila di fallimenti imprenditoriali, da Lucchini ai magnati russi, sono state regalate ad un imprenditore algerino che non si è mai fatto vedere.
Quella che oggi è l'Ilva è stata regalata alla famiglia Riva dal governo e dall'Iri di Prodi. I Riva hanno accumulato per anni miliardi, poi sono crollati sotto il peso della crisi e dei danni ambientali. Lo Stato da allora finanzia l'azienda a fondo perduto, in attesa di svenderla a qualche multinazionale che saccheggerà ciò che è rimasto, farà un'ecatombe di licenziamenti e lascerà tutti i danni ambientali a carico della comunità e della spesa pubblica.

Mentre fallivano in Ilva, i Riva venivano chiamati da Berlusconi a salvare l'Alitalia, assieme a Colaninno, Marcegaglia, Montezemolo e tanti altri bei nomi, tutti coordinati da Passera allora a capo di Banca Intesa. Tutta la crema della imprenditorialità e della finanza italiana ha mostrato il suo reale valore nella gestione della compagnia aerea. E il fallimento è stato totale, come quello del quotidiano che ufficialmente la rappresenta, il Sole24Ore.

Le poche grandi privatizzazioni che, per ora, non sono fallite hanno consegnato le eccellenze del sistema produttivo italiano, dalla Telecom all'Ansaldo, alle multinazionali. Multinazionali a cui si affidano le aziende private medie, non appena i loro vecchi titolari pensino al futuro, Luxottica insegna. La Fiat della famiglia Agnelli è un'azienda americana con sede legale in Olanda, mentre l'Olivetti non esiste più, è stata sacrificata da De Benedetti per realizzare l'Omnitel, che oggi appartiene alla Vodafone. Le banche, che in gran parte erano pubbliche, o sono già in possesso o sono in attesa di un compratore estero, partner si dice nel mondo bene.

Quel sistema industriale e finanziario che era stato in grado di collocare il nostro paese tra quelli più sviluppati, e che si reggeva proprio per il peso ed il ruolo del sistema pubblico, è stato smantellato e svenduto pezzo dopo pezzo. E dopo il fallimento indecoroso della classe imprenditoriale italiana, quel sistema è ora terreno di caccia per tutti i venditori di Colosseo che parlino inglese.
Il vice di Renzi, Martina, ha sfacciatamente confessato che il governo non può nazionalizzare Alitalia, altrimenti dovrebbe fare altrettanto con tutte le aziende che dovessero chiudere. Che evidentemente sono tante per l'ingenuo ministro, che smentisce in tal modo l'ottimismo ufficiale del palazzo.

Così, grazie alla fermezza autolesionista del governo, Lufthansa può far sapere di non essere interessata alla nostra compagnia aerea: deve solo aspettare la catastrofe finale dell'azienda e poi raccoglierne gratis i cocci. Lo stesso faranno le multinazionali dell'acciaio interessate all'Ilva: anch'esse devono solo attendere il disastro.

Le privatizzazioni sono solo svendita di beni di tutti, una svendita pagata coi soldi di tutti. Non c'è nulla di più falso e in malafede che affermare che lo stato non può più spendere i soldi dei cittadini per finanziare aziende in crisi. Perché la realtà dimostra che regalare le aziende pubbliche ai privati alla fine costa molto di più. Costa di più sul piano produttivo perché le aziende vanno peggio. Costa di più sul piano sociale per i nuovi disoccupati che si aggiungono ai tanti altri già esistenti. E costa di più perché il conto, per la spesa pubblica che deve riparare ai guasti del privato, è più alto oggi di quando le aziende erano in mano pubblica. Se l'amministratore di un condominio ruba si caccia lui, ma non si butta giù la casa. Le privatizzazioni han buttato giù la casa.

Gli articoli 41e 42 della nostra Costituzione hanno definito i vincoli a cui sono sottoposte la proprietà e l'iniziativa privata e gli spazi riservato all'intervento pubblico. Decenni di politiche liberiste sotto dettatura della Unione Europea hanno rovesciato nel loro opposto questi e tanti altri articoli della nostra Carta. Il privato deve avere tutto e il pubblico lo deve finanziare a fondo perduto.

Si regalano 20 miliardi alle banche perché i loro futuri acquirenti non trovino troppe sofferenze, se ne sono versati altri 60 in sede europea per lo stesso scopo. Gentiloni promette a Trump di pagare la bolletta NATO, ma salvare Alitalia, Ilva, Piombino non si può, lì o ci pensa il mercato o si chiude. L'ideologia liberista è già insopportabile in sé, quando poi diventa la giustificazione per lo spreco dei soldi pubblici e per la distruzione del patrimonio industriale diventa un costo insostenibile.

Dobbiamo ringraziare i lavoratori Alitalia che con il loro No hanno respinto l'ennesimo regalo ai privati, questa volta concesso agli sceicchi di Etihad, che non sono certo privi di mezzi propri.

La nazionalizzazione di Alitalia, dell'Ilva, delle altre aziende strategiche in crisi è la sola via realistica per sottrarsi ai danni dell'incapacità imprenditoriale nazionale e della rapina multinazionale. Il resto è solo servilismo verso i poteri e gli interessi che vogliono il nostro paese in vendita. Low cost.

sabato 6 maggio 2017

Banche: anche a S.Marino ci sarà commissione d'inchiesta

Banche, Pdcs: “Pronto progetto di legge per commissione d’inchiesta”

http://www.dire.it/04-05-2017/119419-banche-pdcs-pronto-progetto-legge-commissione-dinchiesta/

SAN MARINO – Il Pdcs non molla e rilancia la commissione di inchiesta sul sistema bancario con la presentazione di un progetto di legge per istituirla. Dalla sede di via delle Scalette, il segretario Gian Carlo Venturini, il capogruppo Alessandro Cardelli e i consiglieri Teodoro Lonfernini e Pasquale Valentini convocano la stampa per annunciare la prossima iniziativa parlamentare e politica del partito che porta avanti l’azione iniziata con l’esposto consegnato alla Reggenza nell’ultimo Consiglio grande e generale. Dopo la sua diffusione e la bocciatura dell’ordine del giorno per l’istituzione di una commissione di inchiesta che facesse luce sugli interrogativi sollevati nell’esposto, “visto che i chiarimenti richiesti non sono arrivati nelle sedi istituzionali, né da governo, né dalla maggioranza- spiega Venturini- anzi, nelle ultime settimane dubbi e perplessità si sono aggiunti, abbiamo deciso di depositare nei prossimi giorni un progetto di legge che chiede l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare responsabilità politiche e amministrative legate alle recenti vicende che hanno coinvolto il sistema bancario sammmarinese, con particolare riferimento alle vicende Carisp e Asset”.
Gian Carlo Venturini
Il segretario del Pdcs chiarisce poi quali siano gli ulteriori dubbi emersi dopo l’ultima sessione consiliare: “Il 19 aprile scorso- spiega- il segretario di Stato per le Finanze ha consegnato all’Aula il testo della lettera di dimissioni di Nicolino Romito, neo presidente di Cassa di Risparmio”. Eppure “nonostante le dimissioni- prosegue- sembra stia presiedendo le riunioni del Cda dell’istituto“. Se ciò corrisponde al vero, che significato hanno le dimissioni presentate al Consiglio grande e generale?”. E perchè Romito continua a svolgere questo ruolo senza i requisiti ed essendo dimissionario?”. Tutto ciò appare “una presa in giro” del Consiglio grande e generale, ma non solo: “Il bilancio di Cassa di risparmio sembra non sia stato ancora approvato o discusso” e ciò rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione perchè “non è possibile lasciare senza bilancio approvato un istituto importante come Cassa di risparmio”.
Ma il problema non è solo Crrsm, anche Asset rispetto cui il Pdcs si interroga sulle prospettive. Il capogruppo Cardelli ribadisce l’importanza della commissione di inchiesta per fare luce sui tanti elementi da chiarire e sfida il governo sul terreno della trasparenza e della legalità. Inoltre, “non abbiamo problemi ad estendere l’inchiesta a quanto successo anche in passato- manda a dire- ma è importante farla su fatti recenti”. In particolare sul commissariamento di Asset e sulle “fantomatiche dimissioni” del presidente di Crrsm. E su tutta una serie di domande sollevate dall’esposto presentato alla Reggenza: “Tutti i membri di governo ci possono confermare di non aver mai contatti in questi mesi con l’imprenditore Marino Grandoni e i fratelli Confuorti della società Advantage Financial?”. Altro punto su cui si chiedono risposte è quale saranno le soluzioni del governo nel “post Aqr”, le emissioni dei titoli di Stato o prestiti agli organismi internazionali: “Un eventuale intervento del Fmi- stigmatizza il capogruppo- potrebbe essere grave per il sistema, equivarrebbe a commissariare e a mettere in discussione il nostro Stato”. Cardelli conferma infine il deposito del progetto di legge scudocrociato in prima lettura: “Sarà aperto al confronto- assicura- e chiederemo anche ai partiti di maggioranza di poter appoggiare una iniziativa che riteniamo doverosa”.
Pasquale Valentini
Prende quindi la parola Valentini per sottolineare l’importanza del confronto con tutte le forze politiche sulle scelte sul sistema bancario e sulla sostenibilità economica del Paese. “Queste decisioni che si stanno compiendo- manda a dire- purtroppo hanno delle tali conseguenze sulla vita economica e anche sul sistema democratico che non possono non nascere nella condivisione più ampia possibile”. Di fronte alla chiusura di governo e maggioranza, “proponiamo la commissione di inchiesta- prosegue- perchè viene da pensare che le scelte che si andranno a fare non hanno elementi di imparzialità”. Valentini cita poi due fatti “gravi” compiuti dai vertici Bcsm: l’iniziativa con cui hanno segnalato ad Fmi presunte criticità nella ricapitalizzazione di Crrsm, dopo che la delegazione dell’organismo aveva già concluso il suo rapporto. “Ma per chi sta lavorando Banca centrale?”, si chiede il consigliere. Poi le dichiarazioni rilasciare da Wafik Grais, presidente, alla stampa nazionale italiana a Washington sulla centrale rischi e sulla volontà di “bypassare” il modello italiano ed europeo, quando invece “è necessario ricercare la condivisione con Banca d’Italia– rimarca Valentini- e si sta portando avanti un negoziato con l’Ue per essere considerati Paese equivalente”.
Teodoro Lonfernini
Chiude il cerchio Teodoro Lonfernini che chiede conto della delibera del congresso sugli interventi a garanzia dei fondi pensione in Asset e denuncia come siano state usate due misure diverse rispetto a Euro Commercial Bank-Cis. “Perchè- chiede- in quel caso Banca centrale non ha posto il commissariamento?”. Infine marca le distanze da iniziative di altre forze di minoranza: “Non vogliamo ricorrere al tribunale– conclude- vogliamo risposte politiche perché crediamo nella politica“. Qualche risposta alle domande odierne potranno forse arrivare ai consiglieri del Pdcs domani pomeriggio: il segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, ha infatti convocato tutti i gruppi di minoranza in un incontro per discutere proprio del sistema bancario e finanziario.
04 maggio 2017

giovedì 4 maggio 2017

Banche, ok Commissione Finanze Camera alla bicamerale d'inchiesta

Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201705041606308988
 Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

Via libera della Commissione Finanze della Camera al ddl di istituzione della bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario. Il testo resta immutato rispetto a quello licenziato dal Senato. L'approdo in Aula è previsto per il 22 maggio ma dalla presidenza della commissione Finanze è partita la richiesta di anticipare l'esame dell'Assemblea.
I contenuti sono dunque rimasti quelli già definiti a Palazzo Madama e si prevede un orizzonte molto ampio da verificare: "gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell'aggravamento del debito sovrano"; la "gestione degli istituti bancari che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione"; l'efficacia delle "attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti"; "l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie".
La commissione d'inchiesta dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione.

mercoledì 3 maggio 2017

Ammissioni interessanti della banca centrale norvegese...

Oslo, 25 aprile 2017: discorso di Jon Nicolaisen, vice-governatore della banca centrale norvegese, all'Accademia delle Scienze e delle Lettere:

"Quando prendi in prestito da una banca, la banca accredita il tuo conto bancario. Il deposito - il denaro - è creato dalla banca nel momento in cui emette il prestito. La banca non trasferisce il denaro da un conto bancario di qualcun altro o da una cassaforte piena di denaro. I soldi prestati dalla banca sono stati creati dalla banca - dal nulla: fiat - "così sia". Il denaro creato dalla banca non scompare quando lascia il tuo conto. Se lo usi per effettuare un pagamento, viene trasferito al conto del destinatario. (...) I soldi dei depositi sono ridotti (...) quando i clienti prelevano contante. Tuttavia, poiché il contante è parte dell'offerta di moneta, l'offerta totale di denaro nell'economia non cambia."

Originale inglese:

When you borrow from a bank, the bank credits your bank account. The deposit –the money – is created by the bank the moment it issues the loan. The bank doesnot transfer the money from someone else’s bank account or from a vault full ofmoney. The money lent to you by the bank has been created by the bank itself –out of nothing: fiat – let it become.The money created by the bank does not disappear when it leaves your account. Ifyou use it to make a payment, it is just transferred to the recipient’s account. (...) Deposit money is (...) reduced when customers withdraw cash. However, since cash is part of the money supply, the total money supply in theeconomy does not change.

https://www.bis.org/review/r170426d.pdf

lunedì 17 aprile 2017

Banchieri ladroni e sovranità istantanea


Banche : il problema - che il pubblico non riesce a vedere - e la soluzione
di Marco Saba, IASSEM, 18 aprile 2017


L’intuizione popolare capisce che esistono vari problemi nelle banche. In particolare, elenchiamo i punti già compresi:

1 – Aumento esponenziale delle cause contro le banche nei Tribunali italiani, per usura, anatocismo, etc.;

2 – Casi di cronaca dove – all’estero – grandi banche sono state condannate a pagare multe salatissime e i banchieri sono stati condannati a pene detentive (Islanda e Spagna);

3 – Caduta verticale delle quotazioni in borsa delle azioni bancarie;

4 – Restrizioni al credito imposte da fantasiose regole inventate alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, creatura del nazismo e del fascismo e nata nel 1930, da sociopatici travestiti da banchieri (Basilea 1, 2, 3, etc.);

5 – 4mila casi di suicidi per motivi economici e statisticamente segretati dal governo italiano;

6 – Mancata ripresa economica nonostante migliaia di miliardi di euro bruciati dalla BCE per aiutare gli amici degli amici;

7 – Crescita del malcontento in Europa, dopo la Grecia e il Brexit, e voglia di uscire dall’Euro-lager che contagia anche la stessa Germania;

8 – Consapevolezza che gli ultimi governi italiani, da Monti in poi, sono stati decisi dalla finanza in un clima di “rubi chi può”: hanno legislato scandalosamente a favore delle banche prima che venga eletto un governo legittimo che, si spera, fermerà questa macabra giostra,

9 – Varie banche sono state date per insolventi;

10 – Il governo impudicamente trova ritualmente decine di miliardi per “salvare” le banche e “dannare” i contribuenti.


I dati tecnici empirici

Ma quello che manca, fondamentalmente, è la comprensione tecnica del trucco con cui il sistema “ruba ai poveri per dare ai ricchi” e “privatizza i profitti socializzando le perdite”. Vi do degli indizi:

1 – In varie assemblee bancarie dal 2014 ad oggi, prima da solo e poi anche con altri, ho denunciato che le banche creano denaro fuori bilancio per centinaia di miliardi l’anno;

2 – Non esiste uno studio di settore che analizza la redditività della banca centrale né quella delle banche commerciali;

3 – Non esiste un catasto del denaro creato dalle banche, mentre esiste per gli immobili e per le azioni e obbligazioni (Borsa);

4 – Ne consegue che tutto il denaro nei depositi bancari, ad oggi, viaggia in nero e non è possibile risalire alla singola banca che l’ha creato “fuori dai libri”;

5 – Non esiste una legge che disciplina la creazione di denaro scritturale (elettronico) se non per le sole monetine e banconote;

6 – Il pubblico crede che il denaro bancario sia contante e legale (vero) ma le banche lo considerano “pagabile a vista”, come la scritta che campeggiava sulle banconote nel secolo scorso;

7 – Ne consegue che le passività da denaro in circolazione nei bilanci bancari sono false e inevase perché non trovano – e non vogliono trovare, ad oggi – una corrispondente voce attiva nel bilancio dello Stato (“banconote in circolazione” e “debiti verso clientela”);

8 - Ulteriore corollario è che queste passività abbassano fittiziosamente i profitti e quindi si verifica il paradosso per cui chi crea denaro e depositi dal nulla possa rivelarsi… insolvente !

9 – Le banche che espongono false perdite nei bilanci ottengono rimborsi fiscali dallo Stato, danneggiando ulteriormente l’erario;

10 – I bilanci falsi delle banche vengono certificati dai “Revisori legali” autorizzati, il cui albo è gestito dalla CONSIP.


La soluzione sta nel ragionare

Non volendo togliervi il gusto di meditare, vi lascio trarre le logiche conclusioni da queste prime evidenze confidando nella vostra intelligenza intuitiva ancorché non addestrata nel merito. Ulteriori ispirazioni le trovate nella pagina Facebook MONETA NOSTRA: http://facebook.com/monetanostra

Per dieci minuti di sano divertimento, leggete le gustose dichiarazioni della Banca d’Italia sulla prospettata tassazione della creazione di denaro da parte delle banche: https://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html


venerdì 14 aprile 2017

Tutti contro tutti: MIMANDARAI3, SOS Utenti, SDL Brescia



E mentre guardate questo video di 65 minuti, nello stesso tempo i banchieri italiani hanno creato - in nero ed esentasse - 222milioni600mila euro...

MONETA NOSTRA – Marco Saba ne parla a "Senza Filtro"

MONETA NOSTRA – Marco Saba ne parla in un episodio di Senza Filtro
SENZA FILTRO – Episodio 23 – 12-04-2017
Marco Saba – Moneta Nostra
http://www.ilmioprimoministro.it/moneta-nostra-marco-saba-ne-parla-un-episodio-senza-filtro/

In questa puntata Marco Saba, presidente dell’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria, espone il progetto MONETA NOSTRA.


Nella trasmissione Marco ci spiega come si possono pagare i debiti creando MONETA SCRITTURALE, ovvero agendo in maniera paritaria agli istituti bancari, che di fatto creano moneta solamente scrivendo un numero sui propri registri, valore che poi viene accreditato all’utente che diviene debitore dell’istituto.

Nella trasmissione viene quindi esplicitata una proposta di soluzione per chi è indebitato con diversi enti e che potrebbe risolvere la propria situazione, pagando il debito con euro scritturali.

Questa soluzione, che sfrutta il vuoto giurisprudenziale che dovrebbe regolare la materia della creazione monetaria e della sua proprietà all’atto dell’emissione, può essere adottata sia dai singoli cittadini che dai COMUNI.
Il governo cittadino, a detta di Saba, che si rende disponibile con il suo team a fornire eventuali aiuti, potrebbe usare le conoscenze di MONETA NOSTRA per appianare i propri debiti verso istituti bancari, oppure per avere la possibilità di autofinanziamento delle proprie attività, in accordo con gli stessi istituti bancari, che a questo punto dovrebbero “solo” assolvere alla loro funzione primaria, quella di istituzioni di intermediazione finanziaria.

Durante la conversazione Marco fa degli accenni anche al Bitcoin e alle monete criptodigitali in genere, facendo intendere la bontà del software Bolckchain e la possibilità di integrarlo ad ulteriori sistemi ancora migliori, in un prossimo futuro.
Interessantissime nozioni e considerazioni tutte da ascoltare.

venerdì 7 aprile 2017

CARIGE, L'AD ammette: creazione di denaro fuori bilancio

Intervento all'assemblea azionisti di Carige, 28 marzo 2017

Qui con anche i video: https://iassem.blogspot.it/2017/03/intervento-allassemblea-azionisti-di.html

Intervento di Marco Saba all’assemblea CARIGE del 28 marzo 2017 sul primo punto all’ordine del giorno (Bilancio 2016) e sul quinto (elezione del collegio sindacale). Repliche del presidente Tesauro e dell'AD Bastianini. Trascrizioni.

Marco Saba: “Saluto gli amministratori e gli azionisti presenti ed intervengo, come piccolo azionista, a proposito del bilancio d’esercizio di CARIGE che chiude con una perdita netta di 313,6 milioni di Euro. Rammento che intervenni già nell’assemblea del 2014 contestando che nel bilancio non era presente la voce che indicava il sottostante dei crediti e debiti verso clientela, ovvero la somma del denaro creato durante l’esercizio, e rinnovo tale critica con qualche osservazione in più. Dal 2014 ad oggi sono cambiati gli amministratori della banca ma non è cambiato il sistema di gestione contabile dell’attività bancaria, nonostante quanto emerso a seguito del rapporto di KPMG al primo ministro islandese e le recentissime dichiarazioni della Banca d’Italia, rese alle commissioni finanze di Camera e Senato, a proposito della creazione del denaro e dei depositi da parte delle banche commerciali.
KPMG conferma che le banche creano denaro quando effettuano dei prestiti e che tale attività di creazione, sempre secondo KPMG, sarebbe meglio fosse esercitata direttamente dallo Stato attraverso la sovranità monetaria. La Banca d’Italia, nella risposta al quesito sollevato dall’Onorevole Villarosa, afferma che la creazione dei depositi rappresenta la quasi totalità del denaro bancario. In particolare, dai bollettini Banca d’Italia 2016 si legge che oltre l’83% della massa monetaria M1 è costituita dai depositi bancari, dato che trova riscontro nell’aggregato dei crediti verso clientela, a conferma del fatto che le due voci originano l’una dall’altra. E’ il denaro, infatti, il sottostante dei crediti e debiti vantati dall’amministrazione di CARIGE nello Stato patrimoniale, ma questo denaro non transita nell’attivo patrimoniale della Banca né appare nel rendiconto finanziario e negli altri libri contabili.
La frase “creazione dei depositi” rappresenta un concentrato di due azioni differenti: la creazione di denaro ed il trasferimento dello stesso su un conto corrente. Dalla contabilità rileviamo che mentre l’uscita di cassa, subito dopo la creazione, viene registrata all’erogazione al cliente, non vi è traccia della previa entrata di tale denaro nei flussi di cassa ! L’amministrazione della banca crea denaro per far fronte agli impieghi, ma omette di registrarlo in cassa prima di utilizzarlo.
Per dimostrare quanto sto affermando, abbiamo richiesto dal luglio 2016 al Tribunale di Genova di fare un Accertamento Tecnico Preventivo sui libri contabili della banca, ma l’amministrazione di Carige, tramite l’avvocato Cànepa, così rispondeva al magistrato durante la sesta (!) udienza: “Se ci fosse qualcosa di anomalo, la BCE lo avrebbe rilevato !”.
Fa specie il riferimento alla BCE, dato che la stessa segue la medesima prassi, tanto che ha eliminato il Rendiconto Finanziario dalla pubblicazione del bilancio probabilmente proprio per evitare di evidenziare questa omissione.
In udienza i legali degli amministratori della banca hanno dichiarato che non vogliono pagare il 5% di compenso, necessario per recuperare il 100.
Evidentemente gli amministratori hanno un interesse in contrasto con quello della banca. Questo atteggiamento dimostra che gli amministratori e la società di revisione non hanno a cuore gli interessi né degli azionisti né degli altri stakeholder di Carige. A loro cosa interessa ? A loro interessano solo i loro emolumenti ? Se l’azione CARIGE crolla, se gli azionisti non percepiscono un giusto dividendo o venissero diluiti da una procedura di ricapitalizzazione preventiva, o, peggio ancora, di Bail-In, cosa importa ? Sarà sempre qualcun altro a pagare.
Quando ho posto lo stesso problema all’AD di Mediobanca, questo ha avuto almeno il garbo di dire in assemblea che non era capace di redigere il bilancio tenendo conto della creazione di denaro. E nonostante ciò, dato l’analfabetismo degli azionisti Mediobanca, il bilancio è passato lo stesso. Ma qui mi chiedo, se non intendete redigere correttamente il bilancio e se i revisori dei conti non sono in grado di capirlo, gli azionisti, almeno, capiscono quello che sto dicendo ? Voterete anche qui a favore di un bilancio mancante della corretta rappresentazione della creazione del denaro che oggi avviene extracontabilmente ? Il fatto è che, per ottemperare correttamente ai requisiti di fedele rappresentazione delle poste attive che seguono ai dettami di IAS e IFRS, l’attività rappresentata dalla nuova moneta creata deve essere registrata, alla creazione, nei flussi di cassa.
L’evoluzione dell’uomo così come del sapere scientifico e di quello economico e contabile, è avvenuta per atti di discontinuità rispetto al passato, ma che hanno migliorato le relazioni e la trasparenza tra i soggetti. Vogliamo continuare a farci prendere in giro da una governance che non si dimostra all’altezza dei compiti assegnati e che gioca in Tribunale a dire che tutto va bene, ma che fa ostruzionismo all’accertamento ? Che si rifiuta di recuperare 25 miliardi nonostante la corposa documentazione prodotta, suffragata da pareri legali e contabili, pretendendo ancora di essere in perdita di 313 milioni ?
E che senso ha, poi, eleggere una nuova lista di sindaci che non hanno nemmeno risposto ad una lettera che ho inviato, a ciascuno di loro, chiedendo se sapessero, o meno, contabilizzare la creazione di denaro ? Io penso che fare l’azionista di una banca sia un’attività per adulti, e mi appello quindi all’adultità degli azionisti per opporsi, per quanto possibile, all’ennesimo errore di costruzione del bilancio rigettandolo e votando contro, qui, oggi, in assemblea.
Mi riservo il diritto di replica e grazie per l’attenzione.”

[Interviene l'AD Bastianini dicendo che il bilancio è stato redatto secondo le regole]

Presidente Giuseppe Tesauro: “Brevissima replica”
Marco Saba: “Sì sì, brevissima replica. Non sono soddisfatto da quanto detto dall’amministratore delegato e, in particolare, mi rivolgo al Presidente Tesauro, che da ex magistrato, capirà quanto è importante l’azione dell’accertamento giudiziario, in alcuni casi controversi, come per esempio è questo e non per una cifra indifferente ma bensì di 25 miliardi. Si tratta proprio di questo denaro che viene creato, del cosìddetto tantundem. Se l’amministratore delegato pensa che non sia necessario metterlo in bilancio, cioè che sia possibile continuare a creare del denaro fuori bilancio, fuori dai libri contabili, stiamo parlando di creazione di 25 miliardi in nero, in pratica, se pensa che questo sia secondo i principi contabili coerente, corretto, che non sia necessario iscriverli nei flussi di cassa, prendo atto di questo, grazie e arrivederci.”
Presidente Giuseppe Tesauro: “E adesso...”
AD Guido Bastianini: “Confermo quanto considerato in precedenza perché questo importo a nostro modo di vedere non debbano essere registrati in bilancio e che a riguardo ci sono già delle pronunce del Tribunale di Genova a favore della banca”. 
(Nota bene: il Tribunale di Genova non s’è ancora espresso nel merito della questione contabile...)

IL BILANCIO VIENE APPROVATO CON OLTRE IL 99% DEI VOTI !

Intervento in ordine al 5° punto all'ODG: elezione del collegio sindacale

Marco Saba: “Due settimane prima dell’assemblea ho inviato una email a ciascuno dei cinque componenti sia della lista A che della lista B, cioè Stefano Chisoli, Maddalena Costa, Francesca De Gregori, Carlo Lazzarini, Giancarlo Strada e nella lettera, quattro righe, ve le leggo, era scritto così: “Egregi/e, come azionista di Banca Carige, al fine di valutare la vostra validità per ricoprire il ruolo sindacale di candidati delle due liste, e quindi per poter decidere chi votare, chiedo se siete a conoscenza del fatto che le banche creano denaro e depositi come attività principale e che, ad oggi, dai bilanci della banca, tale attività di creazione non traspare. Vedere la comunicazione della Banca d'Italia: http://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html

Vi invito cortesemente a trasmettermi in risposta un esempio di scrittura contabile di prima nota (cassa) della creazione di 100.000 euro, prendendo come ipotesi un prestito da 100.000 euro effettuato dalla banca creando denaro; poi, ad indicarmi come tale somma influisce poi nella stesura del Rendiconto Finanziario, nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale, indicandomi le rispettive voci di riferimento. Ringrazio per la possibile collaborazione e per una risposta entro il 28 marzo prossimo.” Non ho ricevuto nessuna risposta, allora, se ci sono presenti questi candidati io vorrei chiedere se non hanno risposto perché non sapevano rispondere oppure perché è un modo, diciamo, per avallare quanto diceva l’ amministratore delegato cioè che anche loro ritengono che la creazione di denaro, ovvero di liquidità per la banca non debba essere contabilizzata, grazie”

Presidente Giuseppe Tesauro: “Non lo so, che facciamo (guardandosi intorno)…come? Magari ! "



Marco Saba: “Non possono rispondere?!”
Presidente Giuseppe Tesauro: “ Eh, non lo so se ci stanno”

Marco Saba: “ Lo sanno o non lo sanno, sennò che ci stanno a fare !”

Presidente Giuseppe Tesauro: “ Allora, per quanto riguarda la domanda del sig. Saba, no Bova, no Saba, eh, dovrebbe fare una domanda se sono nominati i sindaci, dopo l’accettazione, dopo la.., quindi, se vuole aspettare... Quindi, adesso non vedo altri che vogliono intervenire e quindi do inizio alla votazione...”
INIZIA QUINDI LA VOTAZIONE DELLE DUE LISTE CANDIDATE AL COLLEGIO SINDACALE !

Allegati:

1) Dichiarazione di Banca d’Italia, allegata.

2) Dichiarazione BCE, trascritta qui:
"... the Executive Board considers that the publication of a cash-flow statement
would not provide the readers of the financial statements with any additional relevant information. "

Italiano:
“...il Comitato esecutivo ritiene che la pubblicazione di un rendiconto finanziario non fornirebbe ai lettori del bilancio alcuna altra informazione pertinente.”
Rif. Annual Accounts 2015, pagina A27
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ar2015annualaccounts_en.pdf

3) Email inviata a ciascuno dei candidati delle due liste proposte per il nuovo collegio sindacale, allegata.

Allegato 3

Ai membri delle due liste che verranno presentate in assemblea Carige per l'elezione del nuovo
Collegio Sindacale
- Stefano Chisoli
- Maddalena Costa
- Francesca De Gregori
- Carlo Lazzarini
- Giancarlo Strada
e p.c. Avv. Comm. D. Ruini

Egregi/e,

come azionista di Banca Carige, al fine di valutare la vostra validità per ricoprire il ruolo sindacale di candidati delle due liste, e quindi per poter decidere chi votare, chiedo se siete a conoscenza del fatto che le banche creano denaro e depositi come attività principale e che, ad oggi, dai bilanci della banca, tale attività di creazione non traspare.
Vedere la comunicazione della Banca d'Italia:
http://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html
Vi invito cortesemente a trasmettermi in risposta
- un esempio di scrittura contabile di prima nota (cassa) della creazione di 100.000 euro, prendendo come ipotesi un prestito da 100.000 euro effettuato dalla banca creando denaro;
- ad indicarmi come tale somma influisce poi nella stesura del Rendiconto Finanziario, nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale, indicandomi le rispettive voci di riferimento.

Ringrazio per la possibile collaborazione e per una risposta entro il 28 marzo prossimo.

Cordiali saluti,

Marco Saba
azionista

martedì 4 aprile 2017

BANDA D’ITALIA / TUTTI GLI ERRORI, ORRORI & OMISSIONI

BANDA D’ITALIA / TUTTI GLI ERRORI, ORRORI & OMISSIONI. E ORA ANCHE LO SCANDALO DELLA “SUA” CASSA

3 aprile 2017 autore: Andrea Cinquegrani mont bankitalia visco
Mentre cominciano a venire finalmente a galla – con anni di ritardo – errori, orrori & omissioni degli organismi di vigilanza, in prima fila Bankitalia e Consob, spettatori e a volte complici di crac e disastri bancari, ecco che lorsignori si danno alla pazza gioia, come se nulla fosse. E’ del giorno di San Valentino, il 14 febbraio, l’inaugurazione di un nuovo portale che consentirà a tutti i cittadini di entrare tra le bellezze di Bankitalia, di conoscere finalmente tutto quel ben di Dio custodito a palazzo Koch. Per la serie: il popolo bue che abbiamo fregato centomila volte, quei risparmiatori frodati e beffeggiati altrettante centomila volte ora potranno farci visita, e osservare quei luogi dove i loro carnefici continuano a razzolare. Dopo i colossali danni, anche le beffe più atroci.

CORNUTI E MAZZIATI IN VISITA A PALAZZO KOCH
Procediamo con ordine e partiamo proprio dall’ultima chicca, dalla novità contenuta nell’Uovo di Pasqua confezionato da Ignazio Visco & C., caso mai su ricetta dei predecessori, tra cui in pole position il super capo della Bce e per anni inquilino dorato della Vigilanza, Mario Draghi.
Mario Draghi. In apertura Ignazio Visco e sullo sfondo l'ingresso di Palazzo Koch
Mario Draghi. In apertura Ignazio Visco e sullo sfondo l’ingresso di Palazzo Koch

Ecco il succo del comunicato: “Palazzo Koch apre ai cittadini una volta al mese. Da oggi è online il nuovo portale per la prenotazione delle visite gratuite. Da febbraio, di norma l’ultimo sabato di ogni mese, Palazzo Koch a Roma apre le porte ai cittadini che avranno così l’opportunità di visitare la sede della Banca d’Italia, un luogo che è stato partecipe di importanti momenti della storia economica del nostro Paese”. Avviso ai naviganti: non siamo su Scherzi a parte.
Commenta un dirigente che ne ha viste di tutti i colori, soprattutto in questi ultimi anni, e che si sta avviando alla pensione: “non avendo più nulla da fare e quel poco fatto è stato fatto male, adesso facciamo educazione finanziaria. Apriamo il palazzo e facciamo concorrenza al FAI con le visite guidate. Direttori che guadagnano 25 mila euro al mese vengono pagati per fare le guide turistiche o promuovere l’educazione finanziaria”.

E continua: “questi vivono in un altro mondo. Mentre i braccianti muoiono di fatica in Puglia a 30 euro al giorno per 14 ore di lavoro, questi signori di Bankitalia pensano all’antistress. Facendo concorrenza alle guide turistiche per le visite a Palazzo, o agli insegnanti che guadagnano 1.400 euro al mese, come ‘maestri di vita’ per l’educazione finanziaria. I movimenti di personale sono continui, vacanze tutto l’anno, missioni, trasferimenti, assegnazioni, incarichi, ispezioni, ovviamente solo ai furbetti dell’omertà. Occorre valutare lo stress correlato al lavoro, se è vero che l’unico lavoro svolto con stress è stato quello delle ispezioni di vigilanza. Poveri ispettori, con tutte quelle banche da ispezionare… sono stati sottoposti ad uno stress non indifferente, per fortuna è stato un servizio utile alla collettività e a quei bifolchi dei risparmiatori. Per gli altri sarebbe stato utile effettuare una valutazione dello stress correlato all’utilizzo di internet tutto il giorno. Per questo motivo si aprono i portoni che sono stati sempre chiusi per fare le visite al museo, perchè il personale è stufo di guardare internet tutto il giorno…”.

E proprio a proposito di stress da ispezioni, di overdose da vigilanza, è fresco come una sfogliatella un reportage firmato da Massimo Giannini per “Affari & Finanza”, dal titolo che lascia poco spazio agli equivoci, “Banche, processo alla Vigilanza”. Così lancia il servizio Reppubblica: “Non è colpa solo della Grande Recessione se l’Italia con il suo 18 per cento di crediti deteriorati lordi rispetto agli impieghi del sistema bancario resta la maglia nera d’Europa. Giannini ripercorre errori, omissioni, lentezze e scontri che mettono Banca d’Italia e Consob, ma anche il governo e le forze politiche tra gli imputati del disastro bancario. Il ‘processo alla vigilanza’ parte dallo scarso controllo dei manager degli istituti, fino alle informazioni fuorvianti fornite a soci e obbligazionisti. ‘Se dopo 30 miliardi di ricapitalizzazioni dilapidati solo per quella sporca dozzina (di banche ‘salvate’, ndr) – spiega Giannini – e uno scudo da 20 miliardi creato a fine 2016, gli analisti stimano un ulteriore fabbisogno di capitali tra 40 e 55 miliardi, vuol dire che nella politica qualcosa non ha funzionato”.

Riflettori puntati, of course, sulla patata più cara e più bollente, Monte dei Paschi di Siena. “Ad esempio su Mps, caso principale del disastro del credito, la Banca d’Italia e i vari governatori che si sono succeduti da Antonio Fazio a Mario Draghi hanno permesso prima le acquisizioni di Banca 121 e Antonveneta, poi la Consob non si è accorta che il bilancio della banca veniva progressivamente ‘intossicato’ da contratti derivati insostenibili”. Meglio tardi che mai.

DENUNCE NEL DESERTO
Una voce nel deserto, con esposti e denunce al calor bianco, quella di Elio Lannutti, lo storico presidente e animatore di Adusbef, la sigla messa in campo per tutelare i risparmaitori non solo da chi ha cercato di rapinarli con più o meno destrezza, ma anche da chi ha fatto finta di controllare e invece s’è rivelato complice o colluso. E’ Lannutti, per citare un solo caso, a puntare in tempi non sospetti l’indice sull’operazione Antonveneta, l’inizio dell’inarrestabile crollo di Monte Paschi: operazione voluta, avallata e controfirmata del dio dei banchieri di tutta Europa, super Mario Draghi, al quale la Voce anni fa dedicò una cover story, “La Stirpe dei Draghi”, che potete leggere cliccando sul link in basso. Possibile mai – sorge spontanea la domanda – che chi ha pilotato i crac non solo non sia stato preso a calci e messo sotto inchiesta, ma promosso direttore d’orchestra a livello europeo?
Elio Lannutti
Elio Lannutti

Una vita a denunciare con largo, larghissimo anticipo, quella di Lannutti. Due anni fa autore di un attualissimo “La Banda d’Italia” e sette anni fa, primavera 2010, di un ancor più profetico “Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”, in cui un corposo capitolo dal titolo anche stavolta non poco esplicito, “Le Grandi Cupole: Bankitalia”, veniva dedicato proprio ai capolavori di palazzo Koch. Si partiva dagli scenari internazionali, dove l’istituto di vigilanza aveva taroccato le carte per gettare acqua sul fuoco: “le parole degli irresponsabili oligarchi delle banche centrali, compresa Bankitalia, che da almeno tre anni (dal 2007, ndr) mentono ai mercati per salvaguardare gli esclusivi interessi dei banchieri, hanno provocato una crisi irreversibile che costerà sudore e sangue a milioni di europei”. Poi il paragrafo “Banda d’Italia”, una sfilza di numeri, carte, documenti, incroci, complicità da brividi, come potete leggere cliccando in basso sul link del capitolo di “Bankster”.
Ma tra le ovattate stanze – e d’ora in poi visitabili dal popolo bue – a quanto pare rischia di esplodere un altro caso. Fino ad oggi tenuto ben nascosto, avvolto nella più totale privacy finanziaria. E’ il giallo targato CSR, niente a vedere con Cristiano Ronaldo, bensì l’acronimo di Cassa di Sovvenzioni e Risparmio, la cassaforte che racchiude un bel po’ di privilegi fra il personale di Bankitalia. Ecco cosa dettaglia un report titolato “CSR: Riserva di caccia dei notabili di Banca d’Italia”. CSR – è l’incipit – “negli ultimi anni si trova a fronteggiare carenze di reddidività che – pur nel perdurare della crisi globale – non trovano giustificazione, se si considera che dei suoi costi operativi si fa carico la Banca d’Italia. La causa di tale squilibrio è da ricondurre all’ostinazione con la quale i vertici perseguono una politica mirata ad accrescere le rendite dei soci più facoltosi, nonostante il ristagno generalizzato dei tassi d’interesse. Obiettivo portato avanti introducendo strumenti di raccolta inappropriati al contesto aziendale ed espandendo ingiustificatamente l’emissione di azioni sociali”.

DENTRO LO SCRIGNO DELLA SUPER CASSA
Così continua l’analisi che potrà di sicuro suscitare l’interesse di qualche magistrato avvezzo a districarsi tra i labirinti dei reati finanziari: “Al fine di ridurre l’impatto sui conti di tale agire, il consiglio ha segmentato la clientela in base a censo e status, delineando due canali: uno ordinario alla portata della generalità dei correntisti e dei soci, con tassi contenuti e in continuo calo; l’altro elitario, le cui opportunità si rivelano davvero tali solo per i soci affluenti. Nel primo i rendimenti sono ormai al lumicino, nel secondo invece – grazie al nuovo sistema escogitato per la negoziazione interna delle azioni sociali – le prospettive di espandere i profitti non sono mai state tanto promettenti; a scapito, però, della stabilità della Cassa e dei principi mutualistici sanciti nello statuto. Il tutto nell’incuria del direttorio, silente di fronte ad un uso disinvolto di risorse fornite della Banca d’Italia”.

Uno scandalo fino ad oggi passato sotto coltri di silenzio, solo il Fatto on line ne ha scritto a fine febbraio. Il report prosegue dettagliando in modo minuzioso i meccanismi dell’operazione, che crea – attraverso complessi marchingegni – una sorta di “tasso di classe”, gerarchizzando le sue truppe, tra una massa che vivacchia comunque bene, poi generali e non solo strabordanti d’ori zecchini.
Lo scalone di Palazzo Koch
Lo scalone di Palazzo Koch

A proposito di questi ultimi, ecco un passaggio: “prospettive da nababbi dunque per i soci affluenti. Ma – grazie all’azzeramento dell’interesse di conguaglio – i benefici vanno ben oltre: per incamerare i proventi sopra esemplificati, infatti, sono sufficienti solo pochi giorni di possesso l’anno a cavallo del fine esercizio, dopo di che le azioni vengono sbolognate alla Cassa e il controvalore fatto ulteriormente fruttificare per tutto il resto dell’anno. Con tali scenari di crescita esponenziale dei profitti, lo spirito mutualistico dell’articolo 3 dello statuto è fragorosamente rinnegato e rimpiazzato da quello dell’arricchimento a qualunque costo. (…) Il fine dell’iniziativa è semplicemente quello di gonfiare di profitti i consistenti patrimoni gravitanti in ambito CSR. Un paradosso che testimonia della fuga da qualsiasi criterio di buon senso e decenza”.

In modo ancora più esplicito, al pari di quanto è successo per tante finanziare di casa nostra esplose dopo acrobatiche operazioni come questa: “Ciò che viene messo in piedi, in realtà, non è altro che una sorta di ‘Catena di Sant’Antonio': all’inizio forse potrà passare inosservato lo squilibrio tra gli elevati esborsi per dividendi e i modesti ritorni dall’investimento degli introiti azionari. Ma, come le richieste di rimborso eccederanno quelle di nuove azioni, la crisi finanziaria diverrà sempre più evidente e alla fine più di qualcuno vedrà svanire i propri risparmi, e nel frattempo le condizioni dei più deboli e della Cassa saranno notevolmente peggiorate”.

Lo stesso copione andato in scena con le banche venete e toscane… Vip e big a contare i dobloni, risparmiatori con le pacche nell’acqua. Ma stavolta succede proprio a palazzo Kock !
L'inchiesta della Voce di gennaio 2006
L’inchiesta della Voce di gennaio 2006

Così conclude il report: “Sarà improbo sostenere che in Banca d’Italia non si sapeva cosa era in corso, che si ignorava l’utilizzo che viene fatto di risorse pubbliche elargite dalla banca centrale. E questo perchè ciò che è noto in CSR è noto in Banca d’Italia, condividendo esse personale e ambiti operativi. Fino a poco tempo fa era convinzione diffusa che la Cassa fosse stabile. Ma alla luce del nuovo scenario, una tale convinzione non trova più fondamento: l’ingiustificato ricorso a pronti contro-termine ed espansione azionaria è suscettibile, infatti, di produrre seri scompensi. La deriva speculativa, poi, ha cancellato l’originaria vocazione mutualistica della CSR, rendendo ingiustificabile qualunque sostegno pubblico. Poichè la fiducia data non è risultata ben riposta, forse non sarebbe male che i soci si riappropriassero di ciò che è loro, la CSR, reindirizzandone l’operato nel genuino rispetto di quei principi mutualistici”.
E non sarebbe male una sbirciatina della procura romana, competente per territorio, su quei conti.
Visto, tra l’altro, che la Vigilanza difficilmente può Vigilare su se stessa…

LEGGI ANCHE
LA STIRPE DEI DRAGHI – Voce gennaio 2006
art. Voce gennaio 2006

BANKSTER! Scarica gratis

BANKITALIA: LA FARSA DELL’EDUCAZIONE FINANZIARIA – 21 febbraio 2017
Ennesima prepotenza di Bankitalia. Si vada al commissariamento! – 7 dicembre 2016

domenica 2 aprile 2017

Appuntamento a Bolzano, il primo Aprile 2017

Conferenza a Bolzano, il primo aprile 2017 alle ore 15

Sabato, 01. Aprile 2017 - ore 15 presso il FOUR POINTS Sheraton, in Via Bruno Buozzi, 35, Bolzano-Bozen, 39100, Italy - Prenotazioni: info@ihrc-sm.com

IL CSM INDAGHERA’ SU MICHELE RUGGIERO: HANNO PAURA

IL CSM INDAGHERA’ SU MICHELE RUGGIERO: HANNO PAURA

 https://albertomicalizzi1.wordpress.com/2017/04/01/il-csm-indaga-su-michele-ruggiero-hanno-paura/

piovra
Dunque hanno paura. Anche ai non esperti risulta evidente che il dispositivo della sentenza di Trani che ha assolto in primo grado i funzionari di Standard&Poor’s perché “il fatto non costituisce reato” è robusto quanto una vetrina di cristallo.
Ecco allora che ieri il consigliere del Csm Pierantonio Zanettin ha annunciato che Lunedi chiederà al Comitato di Presidenza del CSM l’apertura di una pratica in Prima commissione contro Michele Ruggiero “per valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale e/o funzionale” (Fonte: ANSA).
Uno dei passaggi chiave e più toccanti del post di Facebook con il quale Michele Ruggiero ha commentato la sentenza e che ha dato la stura al CSM è questo: “ho detto solitudine: un sentimento che mi assaliva non solo durante le udienze ma anche al termine di esse; ed era proprio alla fine di quelle maratone dibattimentali che quel sentimento si faceva più forte: forse perché lo Stato, tecnicamente parte lesa da quei reati e perciò legittimato a costituirsi parte civile per azionare una pretesa risarcitoria nei confronti degli imputati, non era sceso in campo a lottare a fianco del Pubblico Ministero?
Ebbene il PM ha descritto esattamente la geometria dell’aula di Tribunale che ho visto con i miei occhi nelle tante udienze degli ultimi anni. Guardando il Giudice, nella parte destra dell’aula sedeva la difesa, i migliori avvocati penalisti nazionali, gli studi legali internazionali, gli imputati della City di Londra, i banchieri, il gotha dell’oligarchia finanziaria e dei suoi professionisti. Nella metà di sinistra dell’aula c’era invece Michele Ruggiero, pochi giovani e validi collaboratori ed un paio di associazioni costituitesi parte civile. Basta….
Banchi vuoti alle spalle della Procura, quei banchi che avrebbero dovuto essere occupati dallo Stato, dal Ministro dell’Economia e delle Finanze per rappresentare 60 milioni di italiani ingannati e per rivendicare quel danno erariale che la stessa Corte dei Conti ha stimato in oltre 100 miliardi di euro. Un danno che su basi civilistiche avremmo potuto tentare di escutere sin da oggi in quanto se è vero che la sentenza del 30/3 ha negato la portata dolosa e quindi penale dei fatti non ha negato i fatti stessi e questo in sé poteva dare spazio alle parti civili di ricorrere su basi civilistiche.  Ma grazie al Ministro Padoan che ha deciso per tutti, noi questa possibilità oggi non l’abbiamo.
Oggettive e coraggiose, dunque, le parole di Michele Ruggiero che riecheggiano un’assenza dello Stato di altri drammatici momenti storici che questo Paese ha vissuto…
Chi è Zanattin? Non un giudice ma un componente laico del CSM, espressione di Forza Italia, per chi volesse appuntarselo in vista delle prossime elezioni politiche. Un politico, dunque, che come Ezra Pound ci ricorda assolve alla perfezione al suo ruolo di “cameriere dei banchieri”, di servitore dei potenti, di apparato nervoso del sistema di potere che capta i pericoli ed interviene come un globulo bianco a ricucire la ferita…a prevenire la possibilità che un ricorso in appello sancisca l’unica verità possibile e cioè che i fatti costituiscono reato, dato che il dolo è sancito – non da ultimo – dal tentativo di alcuni funzionari della stessa Standard&Poor’s di fermare la pubblicazione dei report incriminati. Dunque, quei dati oggettivamente sbagliati non sono stati pubblicati per errore, ma sulla base di una precisa volontà! (Vedi mio articolo: “La Procura di Trani graffia la City di Londra“).
Con molta probabilità tenteranno dunque di trasferire Michele Ruggiero o di togliergli il caso di mano affidandolo ad un docile servitore che magari desista dal ricorso in appello o magari si presenti con motivazioni futili in modo da essere battuto.
Ma questo non mi preoccupa anzi mi dice che stiamo muovendoci nella direzione giusta. Solo gli sciocchi vengono ignorati, gli uomini pericolosi vengono osteggiati. Potranno fare quello che vogliono, potranno trasferire Michele Ruggiero, potranno arrestare ciascuno di noi, screditarci come usano fare attraverso i media main-stream ma ormai è troppo tardi!
Abbiamo in mano le prove di questa ed altre manipolazioni di rating, abbiamo in mano la copia dei contratti derivati che il Tesoro ha siglato per oltre 20 anni con le banche d’affari internazionali e che ha tentato strenuamente di secretare (vedi mio articolo Emorragia da derivati), abbiamo i dati sulla manipolazione dei tassi interbancari, (vedi mio articolo sui tassi interbancari) abbiamo evidenza di migliaia di casi di usura bancaria che hanno piegato famiglie ed imprese, abbiamo capito come opera la piovra finanziaria, ne conosciamo la micro-fisica, i meccanismi operativi e le connivenze con una certa classe politica (vedi mio articolo “La matrice che ci imprigiona“).
Abbiamo maturato una lettura disincantata e non-emotiva dell’Eurosistema, abbiamo compreso che si tratta di una gigantesca operazione di indebitamento disegnata per appropriarsi di risorse pubbliche e private e le condotte illecite che stanno venendo a galla attraverso i derivati, il rating, l’usura non sono altro che la prova che tali strumenti traggono alimento dal debito per perpetrare il meccanismo di appropriazione di risorse (vedi mio articolo: “Da modelli di sviluppo a meccanismi di appropriazione”).
Dunque è tardi per fermarci. Mentre voi, camerieri, bisticciate per servire al meglio i vostri padroni come mezzadri del potere noi stiamo organizzandoci. La crepa è stata procurata. Ci sono ormai centinaia di associazioni, di professionisti, di esperti che stanno lavorando sul territorio nazionale per attivare virus positivi e costituire un’enorme rete di responsabilità nazionale.
Non vi daremo scampo, saremo presenti in ogni Procura, in ogni vicolo, in ogni vicenda che riguarda il bene pubblico e privato per smascherarvi e riprenderci passo dopo passo la gestione della comunità politica nazionale.
Alberto Micalizzi

giovedì 2 marzo 2017

Firenze: il banchiere Verdini condannato a nove anni

Processo Credito Fiorentino, Denis Verdini condannato a nove anni

Processo Credito Fiorentino, Denis Verdini condannato a nove anni
Giustizia & Impunità
 
I pubblici ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione lo scorso 12 gennaio, dopo una requisitoria andata avanti per cinque udienze, avevano chiesto per il senatore di Ala, imputato tra l’altro per bancarotta e truffa ai danni dello Stato, la condanna a 11 anni
Il Tribunale di Firenze ha condannato Denis Verdini a 9 anni per il crac del Credito cooperativo fiorentino. La pena è stata decisa dal collegio presieduto dal giudice Mario Profeta. I pubblici ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione lo scorso 12 gennaio, dopo una requisitoria andata avanti per cinque udienze, avevano chiesto per il senatore di Ala, imputato tra l’altro per bancarotta e truffa ai danni dello Stato, la condanna a 11 anni. Condanne a 9 anni ciascuno pure per i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, mentre per il deputato di Ala, Massimo Parisi la richiesta era stata di 6 anni. Pene fra 5 e 6 anni, invece, per la governance del Ccf di cui Verdini, per 20 anni e fino al luglio 2010, era presidente. Tra questi anche l’allora direttore generale Piero Italo Biagini. Richieste di pena, a vario titolo, fra uno e 4 anni di reclusione per ulteriori imputati con posizioni minori. Verdini, che ha partecipato a diverse udienze, non era in aula. Il collegio era entrato in camera di consiglio venerdì scorso.
L’accusa: “Banca come bancomat”, la difesa: “Fatto non sussiste”
Per l’accusa il parlamentare era il dominus della banca (che usava come “un bancomat”) e di tutte le attività le attività editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici e nei confronti degli “amici di affari”. Tutte accuse che i difensori del senatore, gli avvocati Franco Coppi e Ester Molinaro, hanno poi respinto con forza nelle loro arringhe. In particolare, spiegò Coppi, “i pm hanno travisato la sua personalità” definendolo “assetato di potere e di denaro. Una rappresentazione che non corrisponde a quello che Verdini già era in quegli anni, ossia un politico di spicco e un uomo senza problemi di denaro”. Assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste”, era stata chiesta anche dai difensori di Parisi e degli altri imputati, compresi quelli degli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei.
L’indagine, pm: “Finanziamenti senza garanzie”
Denis Verdini era stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato il 15 luglio del 2014. Secondo l’accusa finanziamenti e crediti milionari sarebbero stati concessi senza “garanzie”, sulla base di contratti preliminari di compravendite ritenute fittizie. Soldi che, per la Procura di Firenze venivano dati a “persone ritenute vicine” a Verdini stesso sulla base di “documentazione carente e in assenza di adeguata istruttoria”. In totale, secondo la magistratura il volume d’affari, ricostruito dai carabinieri dei Ros di Firenze, sarebbe stato pari a “un importo di circa 100 milioni di euro” di finanziamenti deliberati dal cda del Credito i cui membri, secondo la notifica della chiusura indagini “partecipavano all’associazione svolgendo il loro ruolo di consiglieri quali meri esecutori delle determinazioni del Verdini”. In sintesi secondo l’accusa, Verdini decideva a chi dare, e quanto, mentre gli altri si limitavano a ratificare “senza sollevare alcuna obiezione”. A dare il via all’indagine indagine, la relazione dei commissari di Bankitalia che in 1.500 pagine, allegati compresi, avevano riassunto lo stato di salute della banca di Verdini. E le anomalie riscontrate. Altro capitolo quello dei fondi per l’editoria, che secondo la Procura di Firenze, avrebbe percepito illegittimamente per la pubblicazione di “Il Giornale della Toscana”.

Gli incappucciati della finanza, fratelli di magistrati ?

#Massoneria: se nelle liste dei fratelli muratori, ci dovessero essere i magistrati affiliati, si possono ricusare ?
Massoneria: prof. Sales, magistrati non dovrebbero aderirvi
"Doppia fedeltà non dà garanzie, nè ispira fiducia"

(ANSA) - ROMA, 2 MAR - "Chi è sottoposto ad una doppia fedeltà non dà fiducia nè garanzie, dovremmo avere rispetto per un solo ordinamento. E' quindi strano che tanti magistrati abbiano aderito alla massoneria e si è dimostrato che l'impunità di molti mafiosi veniva garantita grazie a questi rapporti". Lo ha detto lo studioso Isaia Sales, in audizione in Commissione Antimafia, rispondendo ad una domanda del vicepresidente Claudio Fava. "La segretezza che viene imposta non dà nessuna fiducia, se uomini delle istituzioni hanno un obbligo di segretezza verso una organizzazione, non danno poi fiducia sulla fedeltà all'ordinamento statuale. Io non ritengo che la massoneria sia organizzazione a delinquere, ci mancherebbe, ma se richiede un vincolo di segretezza non vi possono aderire altri che hanno vincolo di fedeltà allo Stato", ha concluso il professor Sales. (ANSA).
VR/ S0A QBXB