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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 21 ottobre 2017

L'Agenzia delle Entrate non accetta MONETA LEGALE



martedì 17 ottobre 2017

Come il cartello "Banca d'Italia" governa l'Italia


Visione della gestione del potere di Bankitalia al Governo


Ogni Ministro o Sottosegretario ha il potere di nominare i componenti della sua segreteria politica a tempo determinato legato al suo mandato.
La segreteria del Ministro non può avere rapporti con la struttura stabile del Ministero, ha la funzione di tenere i rapporti tra il Ministro e la politica del territorio.
Il Gabinetto del Ministro è l’unico deputato ad avere rapporti con il segretario Generale del Ministero o con i capi Dipartimento per comunicare gli indirizzi del Ministro o del Sottosegretario.
La contabilità finanziaria è regolata per legge con i capitoli di spesa.
I capitoli di spesa sono assegnati e gestiti dai Direttori funzionari pubblici (burocrati) non scelti dalla politica ma vincitori di concorsi e protetti dalle associazioni sindacali, il Ministro può solo chiedere al Capo di Gabinetto di spostare un direttore ad altra direzione motivando la richiesta e il dirigente può fare ricorso alla Corte dei Conti (se è un Ministro capace riesce a fare lo spostamento anche dopo un anno)
L’organizzazione di ogni Ente è regolata per legge, una eventuale modifica dell’organizzazione deve essere fatta con una legge (se un Ministro è bravo può fare una legge per riorganizzare l’ente in 2/3 anni)
Ogni dirigente gestore del capitolo di spesa fa la previsione della necessità basandosi sempre sui bilanci storici, quasi mai vi è una previsione in dettaglio della possibile spesa.
La legge del bilancio e tutte le proposte di legge elaborate dai ministeri sono redatte dall’ufficio legislativo di ogni Ministero. Quasi sempre i componenti dell’ufficio amministrativo sono magistrati della Corte dei conti o del Consiglio di Stato e sono scelti quasi sempre dal Gabinetto del Ministro.
Il Capo di Gabinetto di ogni Ministero è quasi sempre indicato dal Capo di Gabinetto o da un direttore Generale della Presidenza del Consiglio o dal Capo di Gabinetto del Ministero del Tesoro.
La Banca d’Italia ha una grande influenza nella scelta e nomina del Capo di Gabinetto e dei Direttori generali del Ministero del Tesoro e nella Presidenza del Consiglio.
Nella sostanza la Banca d’Italia controlla tutte le nomine chiave dei direttori generali, dei Capi di Gabinetto e dei componenti gli uffici legislativi.
Nelle Regioni questo potere diventa meno forte ma anche qui spesso sono i banchieri che gestiscono la tesoreria e in tutti i casi ci sono già leggi e regolamenti Ministeriali che limitano le decisioni.
Nei Comuni domina la lobby dei Segretari Comunali, sono vincitori di concorso e burocrati, nessuna decisione può essere eseguita senza il parere di legittimità del segretario comunale.
Il sindaco può scegliere un segretario comunale tra quelli disponibili e abilitati ma sono ben organizzati e formati come Burocrati del “non è possibile, è rischioso, è meglio non fare nulla”.

sabato 16 settembre 2017

INTELLIGENCE, APERTE LE ISCRIZIONI ALLA SETTIMA EDIZIONE DEL MASTER

MASTER IN INTELLIGENCE, 7 edizione a.a. 2016/2017

INTELLIGENCE, APERTE LE ISCRIZIONI ALLA SETTIMA EDIZIONE DEL MASTER DELL'UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA.
SCADENZA 30 OTTOBRE 2017.

INTELLIGENCE (15.9.2017) - Aperte le iscrizioni alla settima edizione del Master in Intelligence dell'Universita della Calabria, che rappresenta la prima esperienza di questi studi in un ateneo pubblico italiano e avviato nel 2007 con il sostegno del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Ne dà comunicazione il Direttore del Master Mario Caligiuri che evidenzia come la scadenza per presentare le domande sia prevista per il 30 ottobre 2017 e possa avvenire esclusivamente On-Line sul sito http://www.unical.it/portale/concorsi/view_bando.cfm?Q_BAN_ID=5678&Q_COMM=
L'inizio delle lezioni è previsto per il 25 di novembre 2017 e tutte le attività termineranno entro il mese di dicembre 2018. Possono presentare domande esclusivamente i laureati del vecchio ordinamento (4 anni) e quelli in possesso della laurea magistrale (5 anni), essendo un Master di II livello. La quota di iscrizione è di € 3.000 (tremila), suddivisibili in due rate. Per gli appartenenti alle forze di polizia è prevista una riduzione del 30%. Il master si articolerà il 19 lezioni d'aula, che si svolgeranno di sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30. Sono pure previste, alla fine del ciclo delle lezioni, attività laboratoriali che si terranno in 10 giornate consecutive di due settimane (da lunedì a venerdì). Sono anche possibili assenze in una misura massima del 20 per cento e inoltre vanno svolte 300 ore stages in strutture convenzionate. Come in ogni edizione, i docenti saranno professori universitari ed esperti italiani del settore. Nelle edizioni precedenti sono intervenuti, tra gli altri, i ministri Marco Minniti, Paolo Savona e Giulio Tremonti; i Direttori dei Servizi Franco Gabrielli, Vittorio Stelo, Luigi Ramponi e Nicolò Pollari; i direttori delle scuole dei Servizi Paolo Scotto di Castelbianco, Maurizio Navarra e Mario Maccono; i professori Alberto De Toni, Giorgio Galli, Antonio Baldassarre, Umberto Gori, Roberto Baldoni e Antonio Teti; i prefetti Carlo Mosca e Marco Valentini; i generali Fabio Mini e Carlo Jean; i giornalisti Lucio Caracciolo, Paolo Messa, Massimo Franco e Andrea Cangini; i magistrati Nicola Gratteri, Rosario Priore, Giuseppe Pignatone e Mario Spagnuolo; gli ambasciatori Michele Valensise e Domenico Vecchioni; i funzionari dello Stato Alessandro Ferrara, Adriana Piancastelli e Giuseppe Scandone; i dirigenti della sicurezza di multinazionali Alfio Rapisarda e Alberto Accardi.

Le attività di approfondimento in questa edizione saranno riservate alla cyber intelligence, con lo svolgimento di seminari e laboratori, d'intesa con il Distretto della Cyber Security di Poste Italiane. Per gli studenti sono previste attività di stage che nelle precedenti edizioni si sono svolte presso istituzioni pubbliche e società private, tra le quali ENEL ed IRI. Per qualunque informazione ci si può rivolgere al Direttore del Master ai recapiti 337 980189 oppure mario.caligiuri@unical.it

venerdì 11 agosto 2017

Le società della rete del futuro

Le società della rete ovviamente, non sono geograficamente localizzate


David Orban
Qual è la domanda che dovrei fare?

2017 settimana 31

Le società della rete del futuro

Le società che emergono da un robusto fondamento tecnologico della comunicazione e delle reti economiche globali si svilupperanno in modo molto diverso dalle città e dagli stati nazione di oggi.


Siamo abituati a vedere il potere centralizzato e la delegazione del processo decisionale. Questo sarà integrato da organizzazioni decentrate che assegnano risorse a progetti locali e globali in tutto il mondo. Riconoscere la coopetizione tra le due alternative apre la strada alla creazione di valore sostenibile e alla fioritura delle opportunità ovunque.

Quando l’automobile emerse all’inizio del ventesimo secolo come un nuovo mezzo di trasporto, il carro senza cavalli inizialmente imitava le caratteristiche del suo predecessore. Ci volle un po’ di tempo perché i più si rendessero conto, che era molto più di una sostituzione della carrozza e in questo processo l’automobile ha veramente trasformato il nostro modo di lavorare, il paesaggio urbano e il mondo.

Le nuove piattaforme di comunicazione globale delle reti sociali, delle applicazioni chat eliminano gli ostacoli alla diffusione delle idee. La digitalizzazione ancora più recente del processo decisionale economico attraverso la blockchain consente l’accelerazione della concorrenza dei modelli d’impresa.
La società è l’insieme delle regole che definiscono come vogliamo vivere in una comunità. È ora possibile, attraverso il potere delle tecnologie esponenziali, ripensare a come funziona la società? Quali saranno le implicazioni di progetti radicali ambiziosi che porteranno ad una vera civiltà del XXI secolo?
Allo Startup Societies Summit a San Francisco, dall’11 al 12 agosto 2017, parleremo di questi temi. Discuteremo come ispirare e catalizzare un movimento globale di persone che credono nel potenziale umano e nel potere della tecnologia per soddisfare le nostre ambizioni.
I leader cominciano a capire che il miglior percorso verso un nuovo sistema è quello di creare esempi. Quando i cittadini possono indicare una società funzionale, utilizzando il meglio della tecnologia e del potenziale umano, il movimento delle startup può accelerare i suoi progressi verso un futuro migliore.
Lo Startup Societies Summit è un evento e un laboratorio di due giorni dedicato alla creazione di “startup societies” (piccoli governi sperimentali). Si può pensare alle città intelligenti, alle zone economiche speciali, ai villaggi ecologici, alle città private, agli stati-città, ai micro stati, alimentati dal blockchain e dai principi di organizzazione decentralizzata. Oltre 2 giorni di panel, workshop, demo e altri eventi (con una bella festa in mezzo), il Summit riunisce una collezione di ingegneri, esperti di politica, tecnologi, urbanisti, economisti, imprenditori, costruttori di comunità e investitori, direttamente coinvolti nella progettazione e costruzione di società autonome che sfruttano il meglio della tecnologia decentralizzata e della governance senza fiducia.
Le Startup Societies sono il percorso verso una nuova era di possibilità nel governo, nella tecnologia e nello sviluppo umano!
Utilizza il codice sconto EXITCON per uno sconto del 25% sul prezzo del biglietto.
Il vertice si svolgerà dall’11 al 12 agosto al City College di San Francisco e metterà le basi per il futuro della governance, un futuro che sarà determinato da tutti noi. È il momento di smettere di criticare e di iniziare a creare.

Video – Vita decuplicata

Il mio intervento al Terasem Workshop sulla nanotecnologia geoetica, dove esprimo il punto di vista che la biosfera è un sottoinsieme della tecnosfera e che la tecnologia può aumentare di dieci volte la capacità portante del pianeta.

Eventi Futuri

Dove sarò? Vuoi che ci incontriamo? Fammi sapere

11-12 agosto: Startup Societies Summit, San Francisco
13-15 agosto: SingularityU Global Summit, San Francisco
27-28 settembre: SingularityU Italy Summit, Milano

La conversazione continua

Quali sono gli argomenti per te più interessanti?

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domenica 6 agosto 2017

Politica nelle banche, un indice racconta l’effetto sui bilanci

Politica nelle banche, un indice racconta l’effetto sui bilanci. Con sorpresa
scritto da il 04 Agosto 2017
Co-autrice del post è Ornella Darova, Research Intern per la Stockholm University e master student in Economic and Social Sciences all’Università Bocconi; ha studiato Economia e Statistica (B.A. Hons) all’Università di Torino e al Collegio Carlo Alberto; ha collaborato con Luiss Laps e Istituto Bruno Leoni –
Periodicamente, in Italia, scoppia uno scandalo bancario, con annesso salvataggio a spese dei contribuenti. Di recente è toccato alle venete, prima a Banca Etruria, prima ancora a Monte dei Paschi di Siena. Al di là della questione di moral hazard che questi ripetuti salvataggi creano, è palese che nel nostro paese ci sia un problema di management del sistema bancario, e di legami poco chiari con la politica. In che misura i rapporti con figure politiche, per una banca, provocano performance peggiori, e in che modo? Uno studio di Bergamaschini, Brogi, Caselli e D’Amico ha provato a rispondere a questa domanda, dimostrando in che modo si articolano tali relazioni di influenza e quale sia il loro impatto.
“Les Liaisons Dangereuses. Politically connected directors and the governance of banks” identifica la concessione di credito come lo strumento di contrattazione attraverso il quale dirigenti connessi politicamente possono ottenere obiettivi personali o favori per il loro partito. Detto in parole semplici: dirigenti bancari con una certa storia politica, che hanno già ricoperto o ricopriranno cariche politiche, offrono prestiti a persone e imprese che in realtà non possiedono sufficienti garanzie e collaterali, e che più probabilmente non saranno solventi, in cambio di un ritorno personale o politico. D’altra parte, avere qualche amico in politica significa riuscire a ottenere prestiti scavalcando le giuste considerazioni di rischio che un board dovrebbe condurre. E attraverso questo meccanismo morboso, le banche si ritrovano a fornire prestiti che finanziano progetti con scarsa probabilità di ritorni, ad accumulare crediti che non verranno mai pagati da nessuno, e a rendere il nostro sistema sempre più fragile.
I ricercatori delle Università Bocconi e La Sapienza hanno analizzato i consigli di amministrazione di 103 banche italiane (la quasi totalità) tra il 2000 e il 2015, individuando quali membri avessero ricoperto cariche politiche prima o dopo il loro ingresso nei consigli stessi. Sulla base di questi dati, hanno costruito un indice di connessione politica dei board. Il risultato è molto chiaro: più le banche sono legate a persone che hanno fatto attività politica, più alta sarà la quota di prestiti non performanti (cioè che salvo miracoli non verranno ripagati) che hanno a bilancio.
In testa all’indice di connessione politica troviamo delle modeste banche trentine; poi, moltissime venete, e qualche piemontese. Non manca la Banca popolare dell’Etruria, ma a sorpresa Monte dei Paschi di Siena si posiziona soltanto a metà classifica. Insomma: se pensavate che MPS fosse la peggiore, eravate ottimisti.
graficobitetti
Figura 1. Evoluzione della quota di prestiti non performanti. Dati: World Bank
A partire dalla crisi, la quota di prestiti non performanti sembra essere drasticamente aumentata in Grecia, in Italia, e in misura minore in Spagna: ben oltre la media europea, che resta sotto il 7,5%. L’economia è un fenomeno complesso e le cause sono multivariate, ma sicuramente la corruzione e le influenze politiche possono ricoprire un ruolo da non sottovalutare.
Più specificatamente, sono le banche più piccole e locali a soffrire maggiormente di questa distorsione nell’allocazione delle risorse. Evidentemente, i legami tra le figure di potere nelle città sono più stretti e innescano con maggiore facilità uno scambio di favori più o meno legittimo. E a complicare il quadro, in Italia, contribuisce la presenza delle fondazioni bancarie, che sono soggette al controllo delle amministrazioni locali.
Questo modello non funziona e va superato.
Questa allocazione del credito subottimale, oltre a minare in maniera significativa alla stabilità del sistema bancario italiano, mostra un abuso di potere intollerabile specialmente in un contesto nel quale i contribuenti vengono chiamati a, letteralmente, salvare istituti bancari, com’è accaduto negli ultimi giorni per 4,7 miliardi di euro più 12 miliardi in garanzie nel caso delle banche venete. Sono, di fatto, soldi degli italiani che vanno a coprire buchi lasciati dai non solventi, troppo spesso furbetti, e troppo spesso con qualche strategica amicizia in politica.
L’atteggiamento relativamente conciliante della Commissione Europea e della BCE nei confronti degli aiuti di stato al settore bancario di cui l’Italia ha potuto godere negli ultimi due anni probabilmente ha contribuito a dare un messaggio sbagliato a chi siede nelle posizioni dirigenziali, offrendo in definitiva una scappatoia troppo semplice: i portafogli degli italiani.
Twitter @rmbitetti @ornelladarova

lunedì 31 luglio 2017

Presentazione di EquaCoin



EquaCoin nasce da un'idea di Marco Saba (economista) e di Giovanni Ciallella (esperto ITC) come sintesi di studi, esperimenti empirici e lavori, condotti da vari decenni nell'ambito dei rispettivi settori.

Il sito di EquaCoin: http://equacoin.com
Il collegamento per entrare nel canale EquaCoin su Telegram: https://t.me/EquaCoin
Il collegamento al Meetup di EquaCoin: https://www.meetup.com/EquaCoin-Roma-Meetup/events/242103953/

Per un approccio alla conoscenza dei concetti-chiave che hanno permesso questa versione 3.0 delle valute virtuali, proponiamo alcune letture:

1) Una società senza denaro - di Jacques Maritain, 1973 https://view.publitas.com/p222-14223/una-societa-senza-denaro/
2) The phenomenon of money, by Thomas Crump, 1982 http://libgen.io/ads.php?md5=64693B151002570C486A36CBDA565290
3) Moneta Nostra, di Marco Saba, 2010 http://studimonetari.org/monetanostra.pdf
4) Stress-testing a central bank: the case for scriptural money creation (from October 2016, ongoing): http://facebook.com/monetanostra
5) Il primo articolo che parla di EquaCoin: https://scenarieconomici.it/equacoin-la-nuova-generazione-delle-monete-virtuali-di-marco-saba/
6) La risposta dell'economista Nino Galloni al primo articolo: https://scenarieconomici.it/nino-galloni-interviene-sullarticolo-di-marco-saba-sulla-nuova-generazione-di-monete-virtuali/

sabato 15 luglio 2017

GALLONI SULL’ARTICOLO DI SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE

posted by

NINO GALLONI INTERVIENE SULL’ARTICOLO DI MARCO SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE VIRTUALI

https://scenarieconomici.it/nino-galloni-interviene-sullarticolo-di-marco-saba-sulla-nuova-generazione-di-monete-virtuali/

 

Se non conoscessi e non frequentassi Marco Saba da più di un decennio, penserei che, dietro il citato articolo, si nasconda quanto di meglio e di terribile potrebbero proporre i Rothschild o quelli sopra i Rothschild! Invece so che è tutta farina del suo sacco.
Marco Saba è un genio, è sempre stato un genio, ma ciò non significa che abbia ragione in tutto.
Personalmente condivido ed apprezzo quanto ha scritto dal punto 2 in giù (leggere per credere), ma dissento su un aspetto – importante – della premessa o punto 1: le banche, sì, creano moneta (scritturale e virtuale), ma il processo non finisce lì.
EquaCoin: la nuova generazione delle monete virtuali di Marco Saba
Se non ci fosse il descritto passaggio creativo o credito moderno, l’umanità sarebbe rimasta agli usurai; così, invece, si è finanziato uno sviluppo che ha portato (anche qui, virtualmente, ma non solo) l’umanità – per la prima volta dopo millenni – fuori dalla scarsità (e lo stesso capitalismo avrebbe trovato ostacoli per il suo divenire). Tuttavia, la moneta creata all’inizio del processo produttivo, deve confermarsi come reddito e come moneta effettiva a un certo punto (quando si paga il lavoro): la recente evoluzione (carte di credito, ecc.) ha dissimulato tale circostanza, ma la sostanza non cambia.
Il contributo del credito moderno e delle banche allo sviluppo è stato (e dovrebbe essere) quello di ovviare alla carenza (e alla non necessità) di mezzi monetari accumulati, risparmiati o presenti al momento dell’inizio del ciclo produttivo. Che, poi, le banche vadano oltre – anche grazie a taluni meccanismi che Saba descrive – è patologia che porta a crisi e problematiche…
Dixi et salvavi animam meam!

Nino Galloni

venerdì 7 luglio 2017

Il signoraggio e la Costituzione della Tricolonia Italia

Il signoraggio e la Costituzione della tricolonia Italia
di Marco Saba, 7 luglio 2017

Costituzione art. 45, estratto:

"Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].
 
Wikipedia:
 (..)L'attuale condizione di segretezza in cui permangono numerosi trattati e accordi internazionali stipulati dallo Stato italiano, risulta incompatibile con la disciplina costituzionale e, in particolare, con gli articoli 80 e 87 della Costituzione, che prevedono la ratifica del Capo dello Stato, previa autorizzazione del Parlamento con legge, di diverse tipologie di trattati, tra i quali quelli di natura politica e quelli che comportano modificazioni di leggi. Emblematico è il caso delle basi e installazioni militari NATO e USA presenti in Italia, la cui disciplina è contenuta in accordi e memorandum in gran parte mantenuti riservati.
(...)
Il 22 aprile 2014 Matteo Renzi ha firmato la direttiva che avrebbe dovuto declassificare gli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.[16][17] Fino a dicembre 2016 i fascicoli risultano ancora sotto segreto di stato.


  La domanda più importante ed urgente a cui rispondere è: perché col passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, e poi anche con la Costituzione e il Trattato di Maastricht, il potere sovrano della creazione della moneta è passato direttamente dal Re ai banchieri privati, senza passare dalla casella "Popolo Sovrano" ?

Mi spiego meglio: per adempiere perfettamente, ad esempio, al dettato costituzionale dell'art. 81: (...) Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. (...), in regime di sovranità monetaria, sarebbe facile ordinare al MEF la creazione delle necessarie somme a copertura, lasciando così piena libertà di legiferare al Parlamento. Ma il combinato disposto della trinità dei poteri coloniali sottintesa nel titolo sopra, ovvero USA, BCE e UE, non ce lo consente. E quando questo veto non è opponibile in chiaro con gli strumenti previsti dalla democrazia, che non esistono, allora entrano in funzione i persuasori occulti: terrorismo e criminalità da strada, rapimenti, ricatti etc.

Se uno viene preso di mira da un killer abbastanza intelligente, c'è sempre l'ultima possibilità di offrirgli in denaro il doppio di quanto pagato da chi l'ha mandato, per poter essere risparmiati. Ma, banalmente, se non si ha in mano la cassa...
La perdita, o meglio, il non avere mai avuto concretamente in mano la sovranità monetaria, rappresenta un grave vulnus per il popolo sovrano. Le eccezioni sono solo due: la cartamoneta partigiana e i biglietti di Stato che usava Aldo Moro. Di quest'ultimo si conosce bene la fine: fu l'unico presidente del consiglio assassinato dai terroristi. Sui partigiani, stendiamo un velo pietoso.

Ma come fare per ottenere questa benedetta sovranità oggi ? L'iniziativa Moneta Nostra - che si sostanzia nell'omonima pagina facebook e che è recensita nel sito della "Banca d'Italia" - ha inteso profittare del vuoto normativo rispetto alla creazione di Euro scritturali e mette a disposizione del pubblico un modulo tramite il quale il popolo sovrano può creare denaro fiat per ripagare tutti i debiti. Debito pubblico incluso. Infatti, la qualifica di FIAT è l'imperio del sovrano che può creare "moneta" ed utilizzarla per ripagare i debiti (LEX MONETAE).
 La parola popolo nel suo significato più specifico è un termine giuridico che indica l'insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno Stato tali da essere titolari della sovranità che il più delle volte non viene esercitata in maniera diretta, ma delegata a uno o a più rappresentanti (Treccani).

Nel caso specifico, la sovranità di creare denaro scritturale non risulta delegata ufficialmente a nessuno, e ciò che non è chiaramente delegato rimane ovviamente nel potere del delegante, non è che sparisce nel nulla. Infatti, tra il popolo, i banchieri si erano già attrezzati da tempo in tal senso.

Il problema arriva quando UNA parte del popolo pretende di avere più sovranità di TUTTO il popolo: è lì che nascono i privilegi e le ingiustizie. Il caso della moneta, via via che la crisi si aggrava, diventa sempre più importante, in attesa che "gli illuminati" trasformino il principe italiano in un rospo, baciandolo, come hanno fatto nel caso della Grecia.

La magistratura, da parte sua, non ha ancora capito che non può impunemente decretare l'esistenza di italiani di serie A e di serie B senza incorrere in un ridicolo che potrebbe finire per minarne l'esistenza stessa.

Questa creazione sovrana di  denaro, invisa ai poteri costituiti, che però non si sono ancora doverosamente costituiti davanti a una giuria popolare, potrebbe rappresentare l'unico motore di una ripresa italiana che stenta a decollare davanti a una Banca centrale europea cieca e sorda e muta che si ostina a creare nuovo denaro solo per gli amici degli amici, ignorando, se non disprezzando, la povera plebe proletaria europea.

Nel frattempo il popolo sovrano potrà continuare ad utilizzare il sistema ideato da Moneta Nostra che, se adottato su vasta scala, salverà tutte le banche dalle sofferenze e, di conseguenza, impedirà l'ulteriore salasso della cosa pubblica che, quando le casse sono vuote, viene sempre chiamata a colmare i falsi buchi creati da banchieri che - per usare le parole di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, non sono capaci di redigere un bilancio tenendo conto della creazione di denaro...

lunedì 26 giugno 2017

Quantità di moneta creata dal sistema bancario italiano (1980-2016)

CAMERA DEI DEPUTATI Giovedì 4 maggio 2017
812.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

(...)

ALLEGATO 6
5-11277 Villarosa: Volumi annuali complessivi della moneta creata dalla banca centrale e della moneta creata dal sistema bancario.
TESTO DELLA RISPOSTA
Con l'interrogazione in esame si chiede di conoscere «il volume complessivo, disaggregato anno per anno, della moneta creata dalla banca centrale italiana ed europea (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi ed il volume complessivo disaggregato anno per anno della moneta creata dal sistema bancario mediante gli strumenti monetari e di pagamento, c.d. moneta bancaria (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi».
  Al riguardo, la Banca d'Italia, sentita in proposito, ha fornito le tabelle riportate in allegato alla presente risposta.
  Nella tabella 1, per il periodo 1981-1998, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in lire, della base monetaria creata dalla Banca d'Italia e delle componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 2, per il periodo 1998-2016, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in euro, del contributo della Banca d'Italia alla Base monetaria dell'Eurosistema e le componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 3, si riportano, inoltre, i medesimi dati per l'area dell'euro (Eurosistema e sistema bancario dell'area dell'euro).
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giovedì 15 giugno 2017

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

Nell'800 le banche creavano proprie banconote come oggi creano denaro nei depositi della clientela. Il pubblico era legato al loro corso forzoso così come oggi è tenuto ad usare denaro bancario per pagare le tasse nonché assolutamente obbligato per pagamenti oltre i 3.000 Euro. Alla Camera era in discussione lo schema di legge per disposizioni sulla circolazione cartacea durante il corso forzoso.
  Nella seduta alla Camera dei Deputati del 7 febbraio 1874, a proposito del privilegio bancario del corso forzoso, interviene l'economista Salvatore Majorana-Calatabiano (nonno del fisico Ettore Majorana):

"...Il partito, a cui mi onoro di appartenere, vide sempre i guai inenarrabili, che sfuggono ad ogni maniera di statistica, e che dipendevano, o erano inseparabili, dal corso forzoso. Esso vedeva come, innanzitutto, veniva offeso il ben inteso interesse di tutto il paese. La finanza, a favore di cui apparentemente questo vieto espediente fu creato, è quella che ne risente danno maggiore.

E la produzione ? Insieme alla finanza, per effetto della finanza, come causa anche del danno delle finanze, la produzione ne soffre seriamente, senza attendere alle velleità di alcune contrade, di alcuni industriali, i quali credono che l'eccitamento della carta possa produrre qualche cosa di veramente buono. Ci sarebbero altri eccitanti immensamente meno nocivi, se, per forza di eccitanti e non per legge naturale, la produzione si potesse e si dovesse svolgere! (Bravo !)

La distribuzione! Ma l'attentato maggiore che si fa col corso forzoso è alla distribuzione della ricchezza ; e quel medesimo effimero vantaggio dell'artificiale eccitamento di alcune industrie e delle speculazioni non è che la consacrazione del gravissimo danno dei più col non giusto guadagno dei pochi.

La consumazione ! Ma chi è che non rileva l'incalcolabile danno nell'ordine dei consumi, sotto forma di difficoltà di approvigionamenti, di caro delle cose godevoli, di ostacoli alla riproduzione ?

Qual è la classe della società che ne è poco, o troppo meno, danneggiata? Insomma era, e ognora è più, di tutta evidenza che il corso forzato riesce fatale all'ordine economico.

Che diremo poi dell'attentato al principio di diritto ? Ma obbligazioni, ma doveri per legge, antecedenti convenzioni, giudicati passati, presenti e futuri, i quali si devono eseguire in date misure, in date quantità, in dati valori effettivi, per le leggi del corso forzato, con quanto danno non debbono sottostare alle perdite dello svilimento, della fluttuazione del valore della carta ?

E se codesto male giuridicamente si può apportare, che ne sarà di un diritto che danneggia l'economia o il ben inteso interesse, che attenta, che distrugge la sanzione etica interiore, la sanzione dell'onorabilità, della dignità umana, che consacra un attentato di ordine morale ? I rapporti dei consociati possono così andar sempre bene ? Non ne viene un grandissimo attentato, un pervertimento nelle relazioni sociali ?

E la politica ? Ma tutte le classi, le quali vedono questa discordanza d'indirizzi, else vedono questa specie di furto legale, non se ne scandalizzano ? Non germogliano tutte quelle cause di malcontento, di demoralizzazione, da cui finalmente vengono le catastrofi sociali?

E la libertà economica rispetto agli strumenti di scambio, ai segni rappresentativi, ai surrogati, agli scambi, alle contrattazioni, al credito, ai Banchi, alla circolazione, dove se ne va col corso forzato ?

Si parla dell'attentato alla libertà di emissione.  Ma a ben altro che alla sola libertà di emissione! Molte e diverse libertà col corso forzato vengono conculcate!

E l'eguaglianza, non quella obbiettiva o soltanto dei socialisti, ma solo la giuridica, l'eguaglianza ben intesa può coesistere col monopolio del corso forzato e col privilegio del corso legale di alcuni istituti, colle leggi di libertà per altri istituti contestata, negata, riuscita giovevole agli audaci, agli speculatori, ai contravventori, aggravantesi contro i modesti produttori ed industriali ?

E la sicurezza ? Ma io dico che ciò che si possiede diviene mal sicuro, perchè non può sempre e utilmente restare nelle mani dei possessori; è materia d'industria, è materia di trasformazione, è materia di commercio ; e la legge del corso forzato ne minaccia sempre l'integrità.
...
Versiamo invero in durissime condizioni, nè solo rispetto agli ostacoli e al difetto di mezzi per la soppressione dei corso forzoso, ma fino per le gravissime difficoltà di rintracciare nuove entrate, le quali valgano, almeno, a liberare la finanza dagli oneri che il corso forzoso continuamente e progressivamente accumula contro il bilancio dello Stato ; non parliamo più dell'industria, della giustizia, della libertà nell'interesse generale della nazione: a monte tutto questo ; suprema, unica legge sia quella dello Stato, anzi quella della finanza. Ma ripareremo una volta almeno a ciò ? ..."

E, sempre nella stessa seduta:

"Fate il conto e troverete che fra armamento, materiale mobile ed accessorii occorse spendere all'estero per un valsente almeno 70.000 lire per ogni chilometro di ferrovia costrutta." 
- On. Avv. Casimiro Favale, Camera dei Deputati, 7 febbraio 1874

A fronte di 35 euro nel 1874, oggi ce ne vogliono in media 70 milioni di euro per chilometro:
http://www.eunews.it/2014/02/03/tav-in-italia-costa-61-milioni-al-chilometro-in-spagna-10-e-in-giappone-9/12344

Due milioni di volte di più. C'è bisogno di aggiungere altro ?

mercoledì 14 giugno 2017

Il racket delle banche tassa lo Stato: quanto ? 50 o 80 miliardi l'anno ?

 C.5/11501    da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra...
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11501presentato daPESCO Danieletesto diMartedì 6 giugno 2017, seduta n. 809    PESCO, SIBILIA, ALBERTI, VILLAROSA, RUOCCO, PISANO e FICO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra «Palazzo Chigi» ed Unicredit che «non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose DTA»;
   lo stesso articolo rileva che le deferred tax asset (DTA) dei 15 maggiori istituti di credito italiani nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   la normativa delle DTA è da tempo oggetto di attenzione del Governo. Si rammenta la decisione di escludere gli istituti di credito dalla riduzione dell'IRES dal 27,5 per cento al 24 per cento, che li avrebbe penalizzati riducendo il valore delle DTA iscrivibili al bilancio. Analoga incidenza sulle DTA, ma in positivo, si è verificata a seguito della modifica dell'ACE, da ultimo introdotta con il decreto-legge n. 50 del 2017;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, i crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale;
   al riguardo, appare necessario conoscere i seguenti dati:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a DTA residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo DTA pagabili e importo DTA detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 del 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti;
    c) l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti –:
   se il Ministro interrogato intenda fornire i dati indicati in premessa. (5-11501)



CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 6 giugno 2017
Finanze (VI)
5-11501 Pesco: Dati concernenti i deferred tax asset (DTA) delle banche e i relativi crediti di imposta.
Daniele PESCO (M5S) illustra la propria interrogazione, la quale prende avvio dalle notizie pubblicate dagli organi di stampa circa le DTA (deferred tax asset) che, per le banche, si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali. Al riguardo, nel sottolineare l'importanza della questione sottesa alla propria interrogazione, rileva come, di recente, il fenomeno abbia assunto proporzioni rilevanti, posto le banche hanno effettuato ingenti svalutazioni e cessioni di crediti in sofferenza e che le DTA detenute dagli istituti bancari ammonterebbero a una somma quantificabile tra 50 e 80 miliardi di euro. In tale quadro l'interrogazione chiede al Governo di fornire dati dettagliati e analitici relativi alla quantificazione dell'ammontare delle DTA maturate e utilizzate dal sistema bancario, nonché la stima delle stesse per i prossimi anni. 
Il Viceministro Luigi CASERO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5). Si riserva inoltre di integrare la risposta con i dati relativi ai profili di competenza dell'Agenzia delle entrate.
Daniele PESCO (M5S) prende atto della risposta fornita dal Viceministro.
Paolo PETRINI, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.10.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
Con il question time in esame gli Onorevoli Interroganti nel rilevare che secondo fonti di stampa le DTA (defferred tax asset), ovvero imposte anticipate che per le banche si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali, generando minori entrate per l'Erario, consentirebbero alle banche di recuperare parte delle svalutazioni operate sui crediti non più esigibili, chiedono, in particolare, di fornire i dati relativi a: «la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia... al 31 dicembre 2016...»; «la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti»; «l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» nel medesimo periodo, nonché la relativa stima per gli anni dal 2017 e seguenti.
Al riguardo, sentita la Banca d'Italia si riferisce quanto segue.
Preliminarmente, occorre far presente che il regime di trasformazione delle DTA in crediti di imposta è previsto solo per le DTA relative a svalutazioni crediti, avviamenti e immobilizzazioni immateriali.
L'ammontare di DTA è cresciuto significativamente per le banche italiane durante il periodo della crisi economica per effetto soprattutto delle maggiori rettifiche di valore su crediti registrate in quella fase, tenuto conto del fatto che il regime fiscale in vigore fino al 2015 consentiva una deducibilità solo parziale di tali svalutazioni nell'anno in cui si manifestavano. La trasformazione delle DTA ha consentito, pertanto, di compensare un effetto distorsivo che si sarebbe creato per le banche italiane a seguito dell'entrata in vigore di Basilea 3, che prevede una deduzione dai fondi propri delle DTA che dipendono dalla redditività futura.
Con specifico riferimento al primo quesito, relativo alla quantificazione dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia al 31 dicembre 2016, l'istituto ha fatto presente che a tale data lo stock di DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della legge n. 214 del 2011 – e pertanto trasformabili in credito d'imposta al verificarsi delle condizioni ivi previste – ammontava a circa 40 miliardi di euro.
In ordine alla consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016, la Banca d'Italia ha fornito la serie storica delle DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della citata legge, a partire da dicembre 2012 (data di inizio della segnalazione), con cadenza semestrale.
DATA Stock DTA (mln euro)
31 Dicembre 2012 32.173
30 Giugno 2013 32.113
31 Dicembre 2013 43.270
30 Giugno 2014 36.995
31 Dicembre 2014 45.175
30 Giugno 2015 41.452
31 Dicembre 2015 41.645
30 Giugno 2016 40.363
31 Dicembre 2016 39.858
Riguardo alle possibili dinamiche future, la Banca d'Italia ha evidenziato che per effetto delle innovazioni normative introdotte con il DL 83/2015, convertito dalla legge 132/2015 – che hanno modificato il regime di deducibilità delle rettifiche di valore su crediti e latrasformabilità in crediti d'imposta delle DTA relative ad avviamenti e altre attività immateriali – lo stock di DTA trasformabili è destinato a ridursi progressivamente negli anni futuri.
Per quanto concerne, infine, la richiesta di informazioni concernenti l'ammontare di DTA «utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti, l'Agenzia delle Entrate riferisce che i dati relativi alle DTA sono in via generale desumibili dai bilanci civilistici delle banche, che non sono nella disponibilità dell'Anagrafe tributaria.
I dati che possono essere forniti dalla Agenzia delle entrate sono quelli relativi alle DTA trasformate in crediti d'imposta nell'anno, che possono essere fruiti o in compensazione o a rimborso.
Al riguardo, l'Agenzia segnala che, comunque, gli anzidetti dati, desumibili dalle dichiarazioni dei redditi, non sono immediatamente disponibili, in quanto per la loro estrazione è necessaria una più complessa attività che richiede il supporto del partner tecnologico.
Per questi motivi non è possibile ottenere, nei tempi stretti richiesti dagli Interroganti tali informazioni.
 
[RITIRATA] C.5/11455    il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei...
Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11455presentato daPESCO Danieletesto diVenerdì 26 maggio 2017, seduta n. 804    PESCO, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, ZOLEZZI, VILLAROSA, ALBERTI, BATTELLI, VACCA e DE LORENZIS. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei giorni scorsi il Fatto ha raccontato il gelo tra Unicredit e Palazzo Chigi seguito alla risposta negativa dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni alla richiesta di Maria Elena Boschi di salvare la Popolare dell'Etruria. Dopo il no dell'allora ad (inizi 2015), Unicredit non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose Dta (deferred tax asset), in sostanza svalutazioni e perdite che si possono trasformare in crediti d'imposta. Unicredit ne ha una mole gigantesca. La storia delle Dta è vecchia: nel 2010 l'Eba, l'Autorità bancaria europea impose alle banche italiane di avere un capitale di rischio pari all'8 per cento degli impieghi. Apriti cielo. Per evitare un'ondata di aumenti di capitale, la lobby bancaria ottenne dal governo una soluzione ingegnosa (oltre a Bankitalia e Consob che si giravano dall'altra parte mentre venivano piazzate le obbligazioni subordinate alle famiglie): rendere le Dta trasformabili in crediti d'imposta, che quindi contribuiscono a costituire il patrimonio di rischio su cui si concentra la vigilanza bancaria. Oggi le Dta sono di due tipi: rimborsabili o da usare in detrazione per imposte future sugli utili. Con i governi Berlusconi, Monti e Renzi la normativa si è spostata sempre più sul primo tipo (le altre, per evitare una sanzione europea, si possono mantenere pagando un canone)...»;
   dal quotidiano si apprende anche che le dta (deferred tax asset) dei 15 maggiori istituti di credito italiani, nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale –:
   se intenda fornire:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a Dta residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo Dta pagabili e importo Dta detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle Dta utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 in avanti. (5-11455)

UBI: SI ALLARGA l’INCHIESTA PENALE SULLA GESTIONE FRAUDOLENTA


UBI: SI ALLARGA l’INCHIESTA PENALE SULLA GESTIONE 

FRAUDOLENTA DEL CREDITO. PERCHE’ BANKITALIA HA REGALATO 3 

BANCHE PER 1 EURO AD UBI BANCA?

(OPi – 12.6.2017) Mentre Bankitalia dormiva sonni tranquilli sulla gestione fraudolenta del credito e del risparmio di Banca UBI, alla quale l’ossequioso governatore Ignazio Visco ha addirittura regalato, per la somma di 1 euro, ben 3 delle 4 banche in risoluzione (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti) come premio fedeltà, si allargano le inchieste della magistratura per vederci più chiaro su operazioni illegittime, stavolta di riciclaggio internazionale, come segnalato dalle denunce di Adusbef e dell’associazione piccoli azionisti di Giorgio Jannone.
Dopo le denunce e gli esposti di Adusbef (fine 2012), dei 5 consiglieri di minoranza (luglio 2013) e del presidente dei piccoli azionisti di Ubi Giorgio Jannone, la Procura di Bergamo ha attivato una robusta inchiesta riguardante 39 soggetti più Ubi stessa a carico di banchieri come Emilio Zanetti, Andrea Moltrasio, Giampiero Pesenti, Giovanni Bazoli e la figlia Francesca, l’ad di Ubi Victor Massiah ed il vicepresidente Mario Cera, la procura di Brescia ha aperto un ulteriore filone per riciclaggio.
Roberto Peroni già responsabile dell’ufficio antiriciclaggio, finanziamento al terrorismo, segnalazioni sospette e indagini penali di Ubi, denunciò operazioni sospette, movimentazioni milionarie con società già finite nei guai, rimpatri di ingentissime quantità di denaro su conti scudati, con nomi e cognomi dei vertici Ubi, raccolte in una decina di cartelle (su quasi 50 mila pagine della maxi inchiesta Ubi) messe a verbale dai Carabinieri a cui si rivolse a fine maggio 2014.
La Guardia di Finanza su mandato della Procura di Brescia, ha acquisito e sequestrato tutta la documentazione informatica e cartacea utile alle indagini, dove ci sarebbero segnalazioni di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio ed agli obblighi di adeguata verifica della clientela su un correntista che avrebbe fatto rientrare ingenti capitali dall’estero, in particolare una ferriera di Brescia riconducibile all’ex presidente del consiglio di gestione Ubi, utilizzando la succursale Ubi in Lussemburgo, la Ubi Banca International.
Di fronte a questi ulteriori elementi, messi nero su bianco negli esposti denunce di Adusbef e piccoli azionisti Ubi, è doveroso chiedere – afferma Elio Lannutti - cosa abbia fatto l’ufficio di vigilanza di Bankitalia in merito alla gestione fraudolenta del credito e del risparmio di questi signori, e quale compito abbia svolto l’Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia (UIF), per prevenire fenomeni di riciclaggio, come quelli denunciati da Roberto Peroni e forse imboscati, per non disturbare gli affari dei ‘banchieri amici’.