martedì 16 maggio 2017

Politici, imprese, banche corrotte: stanno svendendosi l'Italia

Nazionalizzare o svendere. L'economia italiana in mano ai migliori offerenti

28/04/2017 09:53 CEST | Aggiornato 28/04/2017 11:00 CEST
Huffington Post 
 
Se l'amministratore di un'impresa privata decidesse di regalare beni aziendali e poi regalasse soldi a chi accettasse di appropriarsene, questo amministratore difficilmente riuscirebbe ad evitare il confronto col codice civile e penale.
Invece i nostri governanti, amministratori dei beni di tutti, così si comportano con le nostre proprietà e con quelle altrui che finanziano. Per lo stato nell'economia debbono valere regole di svantaggio rispetto a qualsiasi grande azienda privata, così vuole l'Unione Europea e così i governanti che ad essa ubbidiscono. Ovviamente con la massima soddisfazione degli imprenditori privati, che si vedono regalate le aziende e che quando le mandano in malora possono fuggire e scaricare di nuovo tutto sullo stato.

Con quanti nostri soldi lo Stato italiano ha finanziato le privatizzazioni? Decine e decine, forse centinaia sono i miliardi spesi per privatizzare il patrimonio produttivo pubblico, nel nome della riduzione di un debito che non si è mai realizzata e di un maggiore efficienza mai ottenuta. Quanti miliardi sono stati regalati a imprenditori e multinazionali che poi hanno sfasciato le aziende? Questa cifra non viene mai fornita ad una opinione pubblica martellata dalla compagna a favore delle svendite. Svendite come quella delle acciaierie di Piombino, che dopo una lunga trafila di fallimenti imprenditoriali, da Lucchini ai magnati russi, sono state regalate ad un imprenditore algerino che non si è mai fatto vedere.
Quella che oggi è l'Ilva è stata regalata alla famiglia Riva dal governo e dall'Iri di Prodi. I Riva hanno accumulato per anni miliardi, poi sono crollati sotto il peso della crisi e dei danni ambientali. Lo Stato da allora finanzia l'azienda a fondo perduto, in attesa di svenderla a qualche multinazionale che saccheggerà ciò che è rimasto, farà un'ecatombe di licenziamenti e lascerà tutti i danni ambientali a carico della comunità e della spesa pubblica.

Mentre fallivano in Ilva, i Riva venivano chiamati da Berlusconi a salvare l'Alitalia, assieme a Colaninno, Marcegaglia, Montezemolo e tanti altri bei nomi, tutti coordinati da Passera allora a capo di Banca Intesa. Tutta la crema della imprenditorialità e della finanza italiana ha mostrato il suo reale valore nella gestione della compagnia aerea. E il fallimento è stato totale, come quello del quotidiano che ufficialmente la rappresenta, il Sole24Ore.

Le poche grandi privatizzazioni che, per ora, non sono fallite hanno consegnato le eccellenze del sistema produttivo italiano, dalla Telecom all'Ansaldo, alle multinazionali. Multinazionali a cui si affidano le aziende private medie, non appena i loro vecchi titolari pensino al futuro, Luxottica insegna. La Fiat della famiglia Agnelli è un'azienda americana con sede legale in Olanda, mentre l'Olivetti non esiste più, è stata sacrificata da De Benedetti per realizzare l'Omnitel, che oggi appartiene alla Vodafone. Le banche, che in gran parte erano pubbliche, o sono già in possesso o sono in attesa di un compratore estero, partner si dice nel mondo bene.

Quel sistema industriale e finanziario che era stato in grado di collocare il nostro paese tra quelli più sviluppati, e che si reggeva proprio per il peso ed il ruolo del sistema pubblico, è stato smantellato e svenduto pezzo dopo pezzo. E dopo il fallimento indecoroso della classe imprenditoriale italiana, quel sistema è ora terreno di caccia per tutti i venditori di Colosseo che parlino inglese.
Il vice di Renzi, Martina, ha sfacciatamente confessato che il governo non può nazionalizzare Alitalia, altrimenti dovrebbe fare altrettanto con tutte le aziende che dovessero chiudere. Che evidentemente sono tante per l'ingenuo ministro, che smentisce in tal modo l'ottimismo ufficiale del palazzo.

Così, grazie alla fermezza autolesionista del governo, Lufthansa può far sapere di non essere interessata alla nostra compagnia aerea: deve solo aspettare la catastrofe finale dell'azienda e poi raccoglierne gratis i cocci. Lo stesso faranno le multinazionali dell'acciaio interessate all'Ilva: anch'esse devono solo attendere il disastro.

Le privatizzazioni sono solo svendita di beni di tutti, una svendita pagata coi soldi di tutti. Non c'è nulla di più falso e in malafede che affermare che lo stato non può più spendere i soldi dei cittadini per finanziare aziende in crisi. Perché la realtà dimostra che regalare le aziende pubbliche ai privati alla fine costa molto di più. Costa di più sul piano produttivo perché le aziende vanno peggio. Costa di più sul piano sociale per i nuovi disoccupati che si aggiungono ai tanti altri già esistenti. E costa di più perché il conto, per la spesa pubblica che deve riparare ai guasti del privato, è più alto oggi di quando le aziende erano in mano pubblica. Se l'amministratore di un condominio ruba si caccia lui, ma non si butta giù la casa. Le privatizzazioni han buttato giù la casa.

Gli articoli 41e 42 della nostra Costituzione hanno definito i vincoli a cui sono sottoposte la proprietà e l'iniziativa privata e gli spazi riservato all'intervento pubblico. Decenni di politiche liberiste sotto dettatura della Unione Europea hanno rovesciato nel loro opposto questi e tanti altri articoli della nostra Carta. Il privato deve avere tutto e il pubblico lo deve finanziare a fondo perduto.

Si regalano 20 miliardi alle banche perché i loro futuri acquirenti non trovino troppe sofferenze, se ne sono versati altri 60 in sede europea per lo stesso scopo. Gentiloni promette a Trump di pagare la bolletta NATO, ma salvare Alitalia, Ilva, Piombino non si può, lì o ci pensa il mercato o si chiude. L'ideologia liberista è già insopportabile in sé, quando poi diventa la giustificazione per lo spreco dei soldi pubblici e per la distruzione del patrimonio industriale diventa un costo insostenibile.

Dobbiamo ringraziare i lavoratori Alitalia che con il loro No hanno respinto l'ennesimo regalo ai privati, questa volta concesso agli sceicchi di Etihad, che non sono certo privi di mezzi propri.

La nazionalizzazione di Alitalia, dell'Ilva, delle altre aziende strategiche in crisi è la sola via realistica per sottrarsi ai danni dell'incapacità imprenditoriale nazionale e della rapina multinazionale. Il resto è solo servilismo verso i poteri e gli interessi che vogliono il nostro paese in vendita. Low cost.

sabato 6 maggio 2017

Banche: anche a S.Marino ci sarà commissione d'inchiesta

Banche, Pdcs: “Pronto progetto di legge per commissione d’inchiesta”

http://www.dire.it/04-05-2017/119419-banche-pdcs-pronto-progetto-legge-commissione-dinchiesta/

SAN MARINO – Il Pdcs non molla e rilancia la commissione di inchiesta sul sistema bancario con la presentazione di un progetto di legge per istituirla. Dalla sede di via delle Scalette, il segretario Gian Carlo Venturini, il capogruppo Alessandro Cardelli e i consiglieri Teodoro Lonfernini e Pasquale Valentini convocano la stampa per annunciare la prossima iniziativa parlamentare e politica del partito che porta avanti l’azione iniziata con l’esposto consegnato alla Reggenza nell’ultimo Consiglio grande e generale. Dopo la sua diffusione e la bocciatura dell’ordine del giorno per l’istituzione di una commissione di inchiesta che facesse luce sugli interrogativi sollevati nell’esposto, “visto che i chiarimenti richiesti non sono arrivati nelle sedi istituzionali, né da governo, né dalla maggioranza- spiega Venturini- anzi, nelle ultime settimane dubbi e perplessità si sono aggiunti, abbiamo deciso di depositare nei prossimi giorni un progetto di legge che chiede l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare responsabilità politiche e amministrative legate alle recenti vicende che hanno coinvolto il sistema bancario sammmarinese, con particolare riferimento alle vicende Carisp e Asset”.
Gian Carlo Venturini
Il segretario del Pdcs chiarisce poi quali siano gli ulteriori dubbi emersi dopo l’ultima sessione consiliare: “Il 19 aprile scorso- spiega- il segretario di Stato per le Finanze ha consegnato all’Aula il testo della lettera di dimissioni di Nicolino Romito, neo presidente di Cassa di Risparmio”. Eppure “nonostante le dimissioni- prosegue- sembra stia presiedendo le riunioni del Cda dell’istituto“. Se ciò corrisponde al vero, che significato hanno le dimissioni presentate al Consiglio grande e generale?”. E perchè Romito continua a svolgere questo ruolo senza i requisiti ed essendo dimissionario?”. Tutto ciò appare “una presa in giro” del Consiglio grande e generale, ma non solo: “Il bilancio di Cassa di risparmio sembra non sia stato ancora approvato o discusso” e ciò rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione perchè “non è possibile lasciare senza bilancio approvato un istituto importante come Cassa di risparmio”.
Ma il problema non è solo Crrsm, anche Asset rispetto cui il Pdcs si interroga sulle prospettive. Il capogruppo Cardelli ribadisce l’importanza della commissione di inchiesta per fare luce sui tanti elementi da chiarire e sfida il governo sul terreno della trasparenza e della legalità. Inoltre, “non abbiamo problemi ad estendere l’inchiesta a quanto successo anche in passato- manda a dire- ma è importante farla su fatti recenti”. In particolare sul commissariamento di Asset e sulle “fantomatiche dimissioni” del presidente di Crrsm. E su tutta una serie di domande sollevate dall’esposto presentato alla Reggenza: “Tutti i membri di governo ci possono confermare di non aver mai contatti in questi mesi con l’imprenditore Marino Grandoni e i fratelli Confuorti della società Advantage Financial?”. Altro punto su cui si chiedono risposte è quale saranno le soluzioni del governo nel “post Aqr”, le emissioni dei titoli di Stato o prestiti agli organismi internazionali: “Un eventuale intervento del Fmi- stigmatizza il capogruppo- potrebbe essere grave per il sistema, equivarrebbe a commissariare e a mettere in discussione il nostro Stato”. Cardelli conferma infine il deposito del progetto di legge scudocrociato in prima lettura: “Sarà aperto al confronto- assicura- e chiederemo anche ai partiti di maggioranza di poter appoggiare una iniziativa che riteniamo doverosa”.
Pasquale Valentini
Prende quindi la parola Valentini per sottolineare l’importanza del confronto con tutte le forze politiche sulle scelte sul sistema bancario e sulla sostenibilità economica del Paese. “Queste decisioni che si stanno compiendo- manda a dire- purtroppo hanno delle tali conseguenze sulla vita economica e anche sul sistema democratico che non possono non nascere nella condivisione più ampia possibile”. Di fronte alla chiusura di governo e maggioranza, “proponiamo la commissione di inchiesta- prosegue- perchè viene da pensare che le scelte che si andranno a fare non hanno elementi di imparzialità”. Valentini cita poi due fatti “gravi” compiuti dai vertici Bcsm: l’iniziativa con cui hanno segnalato ad Fmi presunte criticità nella ricapitalizzazione di Crrsm, dopo che la delegazione dell’organismo aveva già concluso il suo rapporto. “Ma per chi sta lavorando Banca centrale?”, si chiede il consigliere. Poi le dichiarazioni rilasciare da Wafik Grais, presidente, alla stampa nazionale italiana a Washington sulla centrale rischi e sulla volontà di “bypassare” il modello italiano ed europeo, quando invece “è necessario ricercare la condivisione con Banca d’Italia– rimarca Valentini- e si sta portando avanti un negoziato con l’Ue per essere considerati Paese equivalente”.
Teodoro Lonfernini
Chiude il cerchio Teodoro Lonfernini che chiede conto della delibera del congresso sugli interventi a garanzia dei fondi pensione in Asset e denuncia come siano state usate due misure diverse rispetto a Euro Commercial Bank-Cis. “Perchè- chiede- in quel caso Banca centrale non ha posto il commissariamento?”. Infine marca le distanze da iniziative di altre forze di minoranza: “Non vogliamo ricorrere al tribunale– conclude- vogliamo risposte politiche perché crediamo nella politica“. Qualche risposta alle domande odierne potranno forse arrivare ai consiglieri del Pdcs domani pomeriggio: il segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, ha infatti convocato tutti i gruppi di minoranza in un incontro per discutere proprio del sistema bancario e finanziario.
04 maggio 2017

giovedì 4 maggio 2017

Banche, ok Commissione Finanze Camera alla bicamerale d'inchiesta

Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201705041606308988
 Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

Via libera della Commissione Finanze della Camera al ddl di istituzione della bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario. Il testo resta immutato rispetto a quello licenziato dal Senato. L'approdo in Aula è previsto per il 22 maggio ma dalla presidenza della commissione Finanze è partita la richiesta di anticipare l'esame dell'Assemblea.
I contenuti sono dunque rimasti quelli già definiti a Palazzo Madama e si prevede un orizzonte molto ampio da verificare: "gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell'aggravamento del debito sovrano"; la "gestione degli istituti bancari che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione"; l'efficacia delle "attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti"; "l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie".
La commissione d'inchiesta dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione.

mercoledì 3 maggio 2017

Ammissioni interessanti della banca centrale norvegese...

Oslo, 25 aprile 2017: discorso di Jon Nicolaisen, vice-governatore della banca centrale norvegese, all'Accademia delle Scienze e delle Lettere:

"Quando prendi in prestito da una banca, la banca accredita il tuo conto bancario. Il deposito - il denaro - è creato dalla banca nel momento in cui emette il prestito. La banca non trasferisce il denaro da un conto bancario di qualcun altro o da una cassaforte piena di denaro. I soldi prestati dalla banca sono stati creati dalla banca - dal nulla: fiat - "così sia". Il denaro creato dalla banca non scompare quando lascia il tuo conto. Se lo usi per effettuare un pagamento, viene trasferito al conto del destinatario. (...) I soldi dei depositi sono ridotti (...) quando i clienti prelevano contante. Tuttavia, poiché il contante è parte dell'offerta di moneta, l'offerta totale di denaro nell'economia non cambia."

Originale inglese:

When you borrow from a bank, the bank credits your bank account. The deposit –the money – is created by the bank the moment it issues the loan. The bank doesnot transfer the money from someone else’s bank account or from a vault full ofmoney. The money lent to you by the bank has been created by the bank itself –out of nothing: fiat – let it become.The money created by the bank does not disappear when it leaves your account. Ifyou use it to make a payment, it is just transferred to the recipient’s account. (...) Deposit money is (...) reduced when customers withdraw cash. However, since cash is part of the money supply, the total money supply in theeconomy does not change.

https://www.bis.org/review/r170426d.pdf