Barbara Spinelli su Repubblica:
"Inizialmente il populismo sorge come risposta democratica alle oligarchie. Un laccio stringe il capo al suo popolo, e questo laccio, simbolo della sovranità popolare, comanda su tutto, non tollerando né istituzioni intermedie né autorità sovranazionali. Il populismo semplifica, quando per uscire dalla crisi urge complicare, differenziare i poteri."
Marco Saba su Signoraggio.it:
"Inizialmente il banchismo sorge come risposta oligarchica alle democrazie. Un laccio stringe il capo al suo popolo, e questo laccio, simbolo della sovranità monetaria privatizzata, comanda su tutto, non tollerando né istituzioni popolari né autorità democratiche. Il banchismo complica, quando per uscire dalla crisi urge semplificare, controllando democraticamente i poteri."
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
giovedì 6 ottobre 2011
Appello a Beppe Grillo per i referendum anti-usura
Vedere dal minuto 9 in poi l'appello a Beppe Grillo
Segreti di Stati - Cap.15 - Soldi falsi e destabilizzazione
(Segreti di Stati - torna all'indice)
Capitolo
XV - Soldi falsi e destabilizzazione
Qualcuno
si chiederà perché gli euro, distribuiti a piene mani nei balcani,
vengono stampati in Romania, visto che questo paese non fa parte
ancora della UE e non è autorizzato, almeno ufficialmente, a
stampare la moneta europea. Qualcun altro si chiederà, ancora più
malizioso, come mai sono sorti come funghi, sempre nei balcani,
sportelli della Deutsche Bank, specialmente alla luce del
coinvolgimento di questa grande banca europea (ma in realtà
londinese) in clamorosi casi di "insider trading"
precedenti gli attentati dell'11 settembre 2001...Eppure sarebbe
lecito chiedersi, ad esempio, dove vengono depositati gli euro falsi
"rumeni". Almeno per quanto riguarda i balcani. Cerchiamo
di descrivere il business delle banconote false.
Quando
due soci-compari litigano, assomiglia ai litigi all'interno delle
coppie.Ci si rinfaccia di tutto: ognuno accusa l'altro di aver
commesso qualche ingiustizia. Si accusano di tradimento, di essersi
rubati i gioielli di famiglia, e chi più ne ha, più ne metta. Se
afferrate questa dinamica, sarete in grado di capire come stanno
interagendo tra loro George Herbert Walker Bush (Bush papà, per
intendersi) e Saddam Hussein.Sicuramente uno dei due è il diavolo,
così dice l'altro.
Bush
padre era già un personaggio importante, per la CIA, alla nascita
della ZAPATA PETROLEUM COMPANY, oggi "ZAPATA OFFSHORE". La
società aveva centinaia di soci sparsi per il mondo. Si dice che
l'attività più importante di questa impresa, dal nome che pare
rubato ai film di Zorro, fosse di assistere vari servizi segreti per
le loro operazioni "coperte", ma non solo, che acquisisse
informazioni riservate un po' dappertutto. Investigatori americani
insinuano che, attraverso le proprie piattaforme petrolifere
offshore, al di la' delle frontiere americane, la società facesse da
base per consegne clandestine di merci proibite. Ad esempio, che
servissero da "hub" per trasferimenti di droga. Gli
elicotteri, che erano adibiti al rifornimento delle piattaforme, pare
non facessero il viaggio di ritorno a mani vuote. Caricavano
narcotici per importarli negli USA. La Reuters, anni fa, studiò il
problema confermandone il meccanismo. Ma pare che la storia sia
finita in un buco nero dell'informazione. Per intendersi: del tipo di
quelli creati ad arte, a suo tempo, da un inquilino dell'Hotel
Excelsior di Roma, che invece di dormire, di notte, leggeva le veline
degli articoli che sarebbero dovuti uscire, o meno, il giorno dopo,
sui principali quotidiani italiani. Possibile che Bush padre non
fosse al corrente di quello che accadeva sulle piattaforme della
ZAPATA? Poteva NON sapere? Un libro molto circostanziato spiega come
la fortuna dei Bush sia stata sponsorizzata dalla famiglia reale
inglese (The Unauthorized Biography of George Bush, Webster Tarpley
ed altri, 1992). In un documento dell'FBI, datato 29 novembre 1963,
si legge che: "George Bush della CIA" ha giocato un ruolo
determinante nel coprire i dettagli dell'assassinio di John
Fitzgerald Kennedy. "JFK" aveva commesso un errore
imperdonabile, anzi due: non aveva fatto passare la proposta del
Joint Chiefs of Staff ed aveva firmato il trattato per proibire i
test nucleari di superficie. Infatti sua moglie, Jacqueline, aveva
abortito poco prima a causa della contaminazione radioattiva subita
durante una visita ad una fabbrica di materiale nucleare. Questo
aveva spinto JFK a contrastare la contaminazione dovuta alla ricaduta
radioativa causata dai test nucleari. La folle proposta del Joint
Chiefs of Staff (JCS), quelli che si erano inventati i Gladiatori di
Stay-Behind, per intenderci, era di commettere atti terroristici in
territorio americano, di addebitarli a Fidel Castro e quindi, per
"ritorsione", di invadere Cuba. In Italia, ad esempio
durante l'Operazione Delfino, vennero lanciate bombe contro la sede
di un partito nel nord del paese. La solita destabilizzazione per
"stabilizzare", contro il pericolo, sempre presente
(secondo qualcuno), della piena realizzazione della democrazia. La
JCS e la NSA (National - o Nuclear - Security Agency) non gradirono
l'opposizione di JFK.
Ma
torniamo a Bush padre, che quindi come detto era attivo nella
comunità dell'intelligence (chiamamola così, magari porta bene)
americana molto prima del 1976, quando divenne capo della CIA. Bush
fu attivo anche dopo, quando alla fine degli anni '70, attraverso la
pratica degli assassini politici, installò Saddam Hussein a capo
dell'Iraq. Negli anni '80, Bush padre era infatti il socio privato di
Saddam Hussein. A Chicago stanno ancora ridendo perché la società
incaricata della sicurezza dell'aeroporto della città è di
proprietà proprio del duo Saddam-Bush. Questi personaggi, proprio
come si dice che facciano le famiglie mafiose, in cambio di laute
"stecche", proteggevano i business petroliferi di corrotti
sceiccati arabi. I soci americani di Bush padre, negli anni '80,
fornivano a Saddam gli strumenti per fabbricare le cosiddette "armi
di distruzione di massa". Recentemente la cosa è venuta fuori
perché Bush figliuolo ha fatto sequestrare il rapporto iracheno alle
Nazioni Unite: per censurarne le parti compromettenti. Per purgarlo
delle informazioni che, sì, avrebbero tolto smalto alla figura del
padre: ma ci avrebbero anche dato un'immagine più chiara delle
connessioni tra i terroristi internazionali dai bianchi colletti.
Vedi l'articolo: "Annan Criticizes Handling of Iraqi Files",
New York Times, 11 dicembre 2002.
La
prima guerra del Golfo non fu altro che un litigio tra due "ex-soci":
Bush padre e Saddam Hussein. Nel 1991, periodo in cui ricevetti da un
funzionario della BNL una banconota falsa da 100 dollari da me
allegata ad una denuncia presentata ai carabinieri, Bush padre rubò
miliardi e miliardi di dollari che appartenevano al suo ex socio.
Questi beni vennero trasferiti in 25 conti segreti, depositati in
giro per il mondo ed intestati alla "famiglia" Bush. Una
delle transazioni, di cui sono disponibili gli estratti conto, mostra
100 miliardi di dollari trasferiti su un conto che Bush papà aveva
con la regina d'Inghilterra, nella di lei banca privata "Coutts
Bank of London". Dopo il bonifico, la regina spostò il
direttore di tale banca, Andrew Fisher, presso il "Carlyle
Group", la società che segue gli interessi dei mercanti
americani delle armi e dove era/è socia la famiglia Bin Laden. Il
capo della Carlyle sembra uscito dall'epopea della mafia americana
degli anni '30: si chiama "Frank Carlucci". Ma torniamo
alle banconote false. Usando la CIA, Bush papà cercò di rovesciare
il regime di Bagdad attraverso la perfusione di banconote false: un
sistema efficace molto più delle bombe, quando si tratta di
rovesciare i governi. Una squadra di falsari, esperti, produsse le
matrici per la contraffazione dei dollari (la moneta che, espropriata
al popolo americano, viene stampata "ad libitum" dalla
banca privata Federal Reserve. Vedere in proposito: G.Auriti, "Il
valore del diritto" e "L'ordinamento internazionale del
sistema monetario", edizioni Edigrafitel, Teramo, 1993). Bush
padre, attraverso varie transazioni, alcune riguardanti macchinari
per l'estrazione petrolifera, riempì l'Iraq di dollari falsi
sottoforma di banconote da 100 dollari l'una. Erano stampate così
bene che passavano tranquillamente attraverso le macchinette
contabanconote della Banca Centrale USA (Nota Bene: una recente
disposizione della Banca Centrale Europea impone di usare macchinette
simili per controllare la validità degli euro). C'era un precedente:
la stessa squadra di falsari, impiegata presso una divisione segreta
del ministero USA del Tesoro e della CIA, aveva affogato l'Unione
Sovietica con rubli falsi di qualità superiore. Qualcuno addebita a
questo fatto il crollo dell'ex-Urss. Bush padre assieme alla sua
banda di criminali avevano appoggiato Yeltsin, e poi Putin, con
qualcosa come 800 miliardi di dollari falsi. Putin alla fine capì il
trucco e cominciò a rimandarli indietro acquistando oro. Ma perché
tutto ciò sta venendo fuori, ora? Perché la "famiglia"
Bush ha dimenticato di pagare la banda dei falsari che ora stanno
divulgando, attraverso dei giornalisti indipendenti, i dettagli delle
varie operazioni.
La
storia cominciò a Chicago, nella parte ovest della città. Era nel
periodo della guerra in Corea. C'era un'impresa gestita da alcuni
fratelli, una tipografia. Le altre tipografie vicine erano rimaste
colpite da alcuni dettagli che avevano notato: gli impiegati della
tipografia non lavoravano molte ore, cosa strana in un periodo in cui
c'era parecchio lavoro. I fratelli non erano preoccupati per la
penuria di carta durante il periodo bellico. Lavoravano solo qualche
ora, di notte. Guidavano automobili lussuose e sembravano pieni di
soldi.Ma cosa stampavano alla fine e solo per due o tre ore di notte?
Era il periodo in cui alcuni professionisti di lusso usavano carta da
lettere stampata all'antica, con logotipi in rilievo: avvocati e
commercialisti, perlopiù. Il sistema di stampa dei fratelli
tipografi rappresentava un passo in avanti rispetto al foto-offset,
che era comunque criticato già dai concorrenti che preferivano il
sistema all'antica. Dopo un paio d'anni, il segreto poteva essee
letto su tutti i giornali: i fratelli avevano perfezionato un sistema
di stampa che poteva produrre buoni del Tesoro americani di qualità
superiore, che al tempo erano chiamati "U.S.
Treasury Savings Bonds - Serie H". Quelli che compravano buoni
del Tesoro sapevano che ve ne erano due serie: la serie E e la serie
H. I fratelli stampavano grandi quantità di titoli della serie H. Ma
non li stampavano per conto del Tesoro, erano dei falsari e finirono
presto in prigione. Mentre erano arrestati, divennero consulenti del
Tesoro USA che ambiva a produrre titoli della serie H con il sistema
più perfezionato e veloce usato da loro. Il loro metodo era così
perfezionato che pochissimi avrebbero potuto riconoscere i titoli
falsi da quelli veri. Stampando titoli o soldi falsi di un governo
straniero, nemico, se ne può destabilizzare il sistema. Durante la
seconda guerra mondiale i nazisti producevano una serie raffinata di
banconote da cinque sterline inglesi. I tedeschi avevano un doppio
progetto: da una parte bombardare Londra ed il suo governo,
dall'altra invadere il paese, ed il mondo, con valuta inglese
contraffatta. Se conosctete ex agenti dei servizi americani, potrete
imparare parecchie cose sulla contraffazione e chi ne tira i fili,
nel retroscena. Il governo USA ha un'unità speciale di operatori che
si occupano di contraffazione di valuta. Non si tratta di romantici
patrioti. Si tratta di falsari che sono arrestati sommariamente da un
giudice federale ricattabile. Il tutto per poi convincerli a lavorare
per il governo o per altri. Uno di questi falsari, uscito presto di
prigione, aprì un negozio di parrucchiere nella periferia di
Chicago. Gli agenti dei servizi USA glielo fecero saltare in aria per
convincerlo a collaborare con loro. Volevano produrre valuta
contraffatta di paesi "nemici", come ad esempio del sud-est
asiatico. Negli anni '70 a Chicago vennero eliminati sei di questi
falsari perché avevano parlato troppo. Il fatto che il Tesoro USA
sia organizzato per produrre valuta contraffatta è un segreto
abbastanza ben conservato. I giornalisti non ne parlano per varie
ragioni: Per esempio per non perdere il loro nulla-osta rilasciato
dai servizi e che gli permette di intervistare i pubblici ufficiali
USA. Perderebbero le credenziali e quindi il lavoro nel monopolio
della stampa americana. Nell'ottobre 1980, Bush padre che era
candidato alla vicepresidenza degli USA, fece un accordo da alto
tradimento con gli iraniani che detenevano 52 ostaggi dell'ambasciata
americana di Teheran. Durante un incontro a Parigi, gli iraniani
accettarono di tenere gli ostaggi fino all'elezione del duo
Reagan-Bush alla Casa Bianca. Il presidente uscente Carter perse la
rielezione proprio perché agli occhi dell'opinione pubblica non era
riuscito a risolvere la crisi di Teheran. Bush offrì ai terroristi
soldi ed armi che vennero consegnate attraverso il Portogallo e poi
Israele. In seguito, fece uccidere il primo ministro portoghese,
simulando un incidente aereo, per cancellare le tracce (quello che si
chiama in gergo: modulo Kennedy). Israele ha conoscenza di tutta la
storia e l'ha usata per ricattare Bush padre, poi Clinton ed ora Bush
figlio. Una parte meno nota dell'accordo con gli iraniani riguardava
la promessa da parte dell'amministrazione USA, di non intervenire se
avessero stampato valuta falsa, INCLUSA la stessa valuta americana.
Così gli iraniani comprarono in Germania la macchina per stampare le
banconote false da 100 dollari. La carta venne fornita direttamente
dagli USA. Ne vennero stampate per più di 800 miliardi di dollari.
Una parte delle banconote veniva spacciata dagli iraniani, un'altra
attraverso un accordo tra mafiosi russi (ex agenti del KGB) e una
fazione del cartello colombiano della droga. Un'altra parte, le spie
la spacciano direttamente negli USA. Sull'intesa Bush-cartello della
droga colombiano, ne parliamo in un altro capitolo. Negli USA ci sono
cinque maestri falsari ed uno in Colombia. Ogni tanto vengono
"beccati" dagli agenti federali per impedirgli di smettere
di fare questo lavoro sporco per il governo. In un libro ("Thieves
World The Threat of the New Global Network of Organized Crime",
by Claire Sterling, Simon & Schuster, N.Y., 1994) si descrive
l'operazione della manipolazione del rublo che cominciò nel 1990,
sempre organizzata da Bush in combutta con agenti corrotti dei
servizi. Il libro era scritto da Claire Sterling, una giornalista
americana che scrive per l'edizione romana del "The Daily
American", un giornale sponsorizzato dalla CIA. Ma la scrittrice
non scrive nel libro che la manipolazione del rublo avvenne
attraverso la stampa massiccia di valuta sovietica contraffatta. Si
parla solo di "manipolazione della valuta da parte di banche
mondiali occidentali". Ai falsari venne promessa una fetta della
torta derivante da quest'operazione che portò ad una situazione
quale quella che oggi conosciamo nell'ex-URSS. Accade spesso, quasi
mensilmente, che "banchieri" che si rifiutano di
collaborare per la mafia russa, nel riciclaggio dei proventi di
imprese criminali, vengano assassinati. I falsari, principalmente
europei che risiedono negli USA ed altri paesi, "avanzano"
dal Tesoro USA mille miliardi di dollari, promessi loro in cambio
della caduta del regime di Mosca. Per cercare di ottenere il loro
compenso, hanno ricattato gli ultimi tre presidenti USA minacciando
d'informare le autorità Russe e di creare uno scandalo finanziario
internazionale. Alcuni di questi falsari, a seguito della caduta del
maresciallo Tito in Yugoslavia, hanno operato a Belgrado per la
caduta del governo di Milosevic. L'operazione venne organizzata dal
tedesco Henry Kissinger, da alcuni denunciato come criminale
internazionale (fu lo stesso che "consigliò" la BNL
durante lo scandalo di Atlanta, poi messo a tacere perché il
condirettore della BNL di New York era Claudio Ciampi). Vedere ad
esempio: "The Trial of Henry Kissinger", di Christopher
Hitchens, paperback, Verso, 2002. La Federal Reserve, la Banca
Centrale americana (una banca privata posseduta da banchieri
londinesi) , non dice niente di questi 800 miliardi di dollari falsi
in giro per il mondo, alcuni dei quali poi rientrano negli USA. Una
parte di questi dollari falsi viene usata infatti per sorreggere
artificialmente le Borse americane, per impedire un crollo totale del
sistema finanziario. Lo stesso motivo per cui l'aristocrazia USA ha
impedito indagini serie sugli attentati dell'11 settembre 2001, di
cui avevano conoscenza prima. Bernanke, uno dei sette governatori
della Federal Reserve, insiste a dire che possono invadere il mondo
di quanti dollari vogliono ad un costo praticamente zero. Vedi:
"Federal Officials Say Policy Isn't Limited by Low Rates",
New York Times, 22 novembre 2002. La domanda è: può l'altamente
corrotta e cospiratrice Federal Reserve pompare il mercato americano
utilizzando dollari falsi stampati dal Ministero del Tesoro USA?
E' forse anche per questo che, adesso, "qualcuno" sta
riempiendo i balcani di euro falsi? Per riequilibrare la situazione
che si viene a creare con l'emissione dei dollari falsi, o meglio:
geopolitici? Perché dobbiamo rimetterci, noi europei, in questa
guerra fra cosche?
Intanto
i falsari ingannati dal presidente hanno sporto una causa per danni,
in Florida, contro Bush padre, Bush figlio, il ministero del Tesoro
ed altri. Aspettiamo la decisione del Giudice Federale.
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Addendum: a questo capitolo del 2003, occorre aggiungere la destabilizzazione delle forze "alleate tra loro" che hanno occupato e comprato l'Italia negli anni 1940 con le false (AM)Lire (146 miliardi del 1943):
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Addendum: a questo capitolo del 2003, occorre aggiungere la destabilizzazione delle forze "alleate tra loro" che hanno occupato e comprato l'Italia negli anni 1940 con le false (AM)Lire (146 miliardi del 1943):
The Finance of European Liberation
mercoledì 5 ottobre 2011
Wall Street: Sale la protesta
Sale la protesta contro le speculazioni dell’Alta Finanza
di Filippo Ghira - 04/10/2011Fonte: Rinascita
Gli oltre settecento arresti di manifestanti che a New York avevano bloccato il ponte di Brooklyn e che sono seguiti a quelli di altre decine di persone che avevano occupato la zona antistante alla Borsa di Wall Street, sono state accolte con un misto di stupore e di fastidio dai giornali e dalle televisioni americane ed europee. I manifestanti, hanno cercato di spiegare i media, manifestavano contro la crisi e contro l’incertezza di un futuro che si percepisce come ancora più nero di adesso.
Si tratta soprattutto di giovani, era la spiegazione data, che, come i loro colleghi di sventura europei, tipo gli “indignados” spagnoli, protestavano contro l’incapacità del governo di creare le condizioni per favorire lo sviluppo e l’occupazione.
In realtà, a ben vedere i cartelli che venivano alzati nelle manifestazioni che nei giorni scorsi hanno avuto ripetutamente come teatro le vie della Grande Mela, i bersagli dell’indignazione generale erano e sono le banche che con le loro speculazioni hanno innescato la crisi finanziaria del 2007-2008 e la conseguente recessione globale. Ma sotto tiro, si è trovata anche l’amministrazione democratica di Barack Obama accusata di fare gli interessi delle banche di Wall Street invece di preoccuparsi di tutelare il futuro di tutti quei milioni di cittadini che, senza colpa, si sono ritrovati senza casa, senza lavoro e con i propri risparmi andati in fumo. Non per niente la protesta era stata denominata “antibanks day”.
E’ apparentemente paradossale che l’ex candidato nero approdato alla Casa Bianca sull’onda dell’indignazione popolare contro l’amministrazione repubblicana di Bush junior, accusata di essere collusa con l’Alta Finanza responsabile della crisi, si sia poi legato mani e piedi agli stessi ambienti finanziari. Ne fa fede il prestito di 7,5 miliardi di dollari versato da Obama alla Goldman Sachs che gli aveva gentilmente finanziato la campagna elettorale per le presidenziali. Soldi evidentemente spesi beni da parte della banca d’affari che il cittadino medio americano associa alla più odiosa speculazione e che invece in Italia resta nel cuore “bipartisan” dei vari Mario Draghi, Mario Monti, Romano Prodi, Gianni Letta come era in quello del non compianto (da noi) Tommaso Padoa Schioppa. In Italia i giornali contigui ai cosiddetti poteri forti e quelli apertamente schierati con il PD (tipo la Repubblica) da tempo cercano disperatamente di fare i necessari distinguo tra repubblicani e democratici all’insegna delle commistioni dei primi non solo con l’industria degli armamenti, condizionando quindi le velleità imperiali e militariste di Washington, ma anche con i grandi gruppi finanziari. In realtà, se può essere vero il primo punto, lo stesso non si può dire per il secondo. Anzi. Anche i legami dei democratici con Wall Street sono stati infatti sempre strettissimi e l’aiuto del maggiordomo Obama ai suoi amici della Goldman Sachs ne è solo uno degli esempi più evidenti. Il fatto che non si deve dimenticare, e che purtroppo molti fingono di non vedere, è che la politica della Casa Bianca, sia che ci sia un presidente democratico o repubblicano, non può prescindere dagli interessi del sistema finanziario e industriale nazionale e nella sua azione mirata a mantenere il predominio militare, politico, economico e finanziario degli Stati Uniti. Tutto il resto sono chiacchiere. Come sono chiacchiere di facciata quelle su una pretesa differenza tra il multilateralismo democratico e l’unilateralismo repubblicano. Basti ricordare che gli Usa sono entrati in guerra con i democratici Wilson (1917), con Roosevelt (1941), con Truman (1950 in Corea), con Kennedy (1962 in Vietnam) e con Clinton (nei Balcani).
Ma soprattutto nel campo dell’economia e della finanza le differenze tra democratici e repubblicani sono inesistenti. Ne fa fede l’accordo tra i parlamentari dei due gruppi per alzare il livello “legale” del debito pubblico federale che è ormai al 100% del Prodotto interno lordo (14.300 miliardi di lettore), e che sale al 130% con il debito degli enti locali. Accordo fatto poter continuare a vivere sulle spalle del resto del mondo che deve fare i conti anche con l’enorme debito commerciale statunitense (650 miliardi di dollari). Appare quindi incredibile che il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, abbia avuto la faccia di bronzo di dichiarare che l’Unione Europea non faccia abbastanza per abbattere il proprio debito pubblico. Affermazione doppiata da quella del primo ministro inglese, David Cameron, che ha manifestato tutta la sua preoccupazione per la crisi del debito dei Paesi dell’euro, per i pericoli di un conseguente crollo della moneta unica alla quale Londra non partecipa, pur essendo la City la prima piazza finanziaria mondiale nella quale vengono trattate le obbligazioni in euro e pur essendo i 17 Paesi dell’Eurogruppo i destinatari del 40% delle esportazioni britanniche. Peraltro con un debito pubblico britannico di quasi l’80% che sale al 200% considerando quello del sistema Paese (famiglie, imprese e sistema finanziario) il signor Cameron dovrebbe avere il buongusto di stare zitto. Non è un caso infatti che anche per colpire l’euro e salvare di riflesso dollaro e sterlina proprio da Wall Street e dalla City siano arrivate le più massicce speculazioni contro i Paesi europei a rischio di bancarotta del debito. Di conseguenza, il fatto che oggi negli Usa stia montando un movimento di massa contro il sistema finanziario e i suoi servi alla Casa Bianca, un movimento non nel sistema ma contro il sistema, deve essere accolto con favore perché testimonia che pure oltre Atlantico la misura è ormai colma e che i cittadini non accettano più di essere derubati dai gangsters di Wall Street e di essere presi in giro dai loro complici politici.
Si tratta soprattutto di giovani, era la spiegazione data, che, come i loro colleghi di sventura europei, tipo gli “indignados” spagnoli, protestavano contro l’incapacità del governo di creare le condizioni per favorire lo sviluppo e l’occupazione.
In realtà, a ben vedere i cartelli che venivano alzati nelle manifestazioni che nei giorni scorsi hanno avuto ripetutamente come teatro le vie della Grande Mela, i bersagli dell’indignazione generale erano e sono le banche che con le loro speculazioni hanno innescato la crisi finanziaria del 2007-2008 e la conseguente recessione globale. Ma sotto tiro, si è trovata anche l’amministrazione democratica di Barack Obama accusata di fare gli interessi delle banche di Wall Street invece di preoccuparsi di tutelare il futuro di tutti quei milioni di cittadini che, senza colpa, si sono ritrovati senza casa, senza lavoro e con i propri risparmi andati in fumo. Non per niente la protesta era stata denominata “antibanks day”.
E’ apparentemente paradossale che l’ex candidato nero approdato alla Casa Bianca sull’onda dell’indignazione popolare contro l’amministrazione repubblicana di Bush junior, accusata di essere collusa con l’Alta Finanza responsabile della crisi, si sia poi legato mani e piedi agli stessi ambienti finanziari. Ne fa fede il prestito di 7,5 miliardi di dollari versato da Obama alla Goldman Sachs che gli aveva gentilmente finanziato la campagna elettorale per le presidenziali. Soldi evidentemente spesi beni da parte della banca d’affari che il cittadino medio americano associa alla più odiosa speculazione e che invece in Italia resta nel cuore “bipartisan” dei vari Mario Draghi, Mario Monti, Romano Prodi, Gianni Letta come era in quello del non compianto (da noi) Tommaso Padoa Schioppa. In Italia i giornali contigui ai cosiddetti poteri forti e quelli apertamente schierati con il PD (tipo la Repubblica) da tempo cercano disperatamente di fare i necessari distinguo tra repubblicani e democratici all’insegna delle commistioni dei primi non solo con l’industria degli armamenti, condizionando quindi le velleità imperiali e militariste di Washington, ma anche con i grandi gruppi finanziari. In realtà, se può essere vero il primo punto, lo stesso non si può dire per il secondo. Anzi. Anche i legami dei democratici con Wall Street sono stati infatti sempre strettissimi e l’aiuto del maggiordomo Obama ai suoi amici della Goldman Sachs ne è solo uno degli esempi più evidenti. Il fatto che non si deve dimenticare, e che purtroppo molti fingono di non vedere, è che la politica della Casa Bianca, sia che ci sia un presidente democratico o repubblicano, non può prescindere dagli interessi del sistema finanziario e industriale nazionale e nella sua azione mirata a mantenere il predominio militare, politico, economico e finanziario degli Stati Uniti. Tutto il resto sono chiacchiere. Come sono chiacchiere di facciata quelle su una pretesa differenza tra il multilateralismo democratico e l’unilateralismo repubblicano. Basti ricordare che gli Usa sono entrati in guerra con i democratici Wilson (1917), con Roosevelt (1941), con Truman (1950 in Corea), con Kennedy (1962 in Vietnam) e con Clinton (nei Balcani).
Ma soprattutto nel campo dell’economia e della finanza le differenze tra democratici e repubblicani sono inesistenti. Ne fa fede l’accordo tra i parlamentari dei due gruppi per alzare il livello “legale” del debito pubblico federale che è ormai al 100% del Prodotto interno lordo (14.300 miliardi di lettore), e che sale al 130% con il debito degli enti locali. Accordo fatto poter continuare a vivere sulle spalle del resto del mondo che deve fare i conti anche con l’enorme debito commerciale statunitense (650 miliardi di dollari). Appare quindi incredibile che il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, abbia avuto la faccia di bronzo di dichiarare che l’Unione Europea non faccia abbastanza per abbattere il proprio debito pubblico. Affermazione doppiata da quella del primo ministro inglese, David Cameron, che ha manifestato tutta la sua preoccupazione per la crisi del debito dei Paesi dell’euro, per i pericoli di un conseguente crollo della moneta unica alla quale Londra non partecipa, pur essendo la City la prima piazza finanziaria mondiale nella quale vengono trattate le obbligazioni in euro e pur essendo i 17 Paesi dell’Eurogruppo i destinatari del 40% delle esportazioni britanniche. Peraltro con un debito pubblico britannico di quasi l’80% che sale al 200% considerando quello del sistema Paese (famiglie, imprese e sistema finanziario) il signor Cameron dovrebbe avere il buongusto di stare zitto. Non è un caso infatti che anche per colpire l’euro e salvare di riflesso dollaro e sterlina proprio da Wall Street e dalla City siano arrivate le più massicce speculazioni contro i Paesi europei a rischio di bancarotta del debito. Di conseguenza, il fatto che oggi negli Usa stia montando un movimento di massa contro il sistema finanziario e i suoi servi alla Casa Bianca, un movimento non nel sistema ma contro il sistema, deve essere accolto con favore perché testimonia che pure oltre Atlantico la misura è ormai colma e che i cittadini non accettano più di essere derubati dai gangsters di Wall Street e di essere presi in giro dai loro complici politici.
Rivoluzione in diretta da Wall Street
Watch live streaming video from globalrevolution at livestream.com
"Io tra gli indignati di Liberty Plaza
Vi imbrogliano, ora diciamo basta"
Vi imbrogliano, ora diciamo basta"
Michael Moore
l racconto di Michael Moore: "Ho deciso di impegnarmi. Questa adesso è la nostra missione, impegnarci". L'esempio di New York: otto milioni di abitanti, un milione vive in povertà. E' una vergogna e la gente non ne può più.
NEW York ha otto milioni di persone: e un milione vive in povertà. È una vergogna. Eppure il sistema non si ferma qui. Non importa quanta vergogna possiamo provare: la macchina va avanti - per fare altri soldi. Per trovare nuovi modi di imbrogliare la gente che lavora. Nuovi modi per accaparrarsi le pensioni: di rubare ancora di più.Ma qualcosa sta succedendo a Liberty Plaza.
Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L'altra notte il sindacato dei ferrotranvieri - gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana - ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea - soprattutto United e Continental - hanno marciato su Wall Street. Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com'è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi - le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c'è una ragione per cui "loro" vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo.
Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L'altra notte il sindacato dei ferrotranvieri - gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana - ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea - soprattutto United e Continental - hanno marciato su Wall Street. Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com'è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi - le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c'è una ragione per cui "loro" vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo.
Martedì ci sarà una nuova manifestazione: anche gli autisti di autobus e della metropolitana marceranno su Wall Street. E ho già sentito dire che l'Uaw (il sindacato degli operai dell'automobile) sta pensando a qualcosa del genere. Pensate: il loro incubo peggiore diventa realtà. Gli hippy e gli operai dell'auto che marciano insieme! Ma vedete: la gente ha capito. E tutta questa storia sulle divisioni interne e questo e quell'altro: alla gente non gliene importa più niente. Perché stavolta si tratta dei propri figli: che rischiano di non poter più andare al college. Stavolta si rischia di restare senza un tetto. Questo è quello che è davvero in gioco.
Ma quello che mi sembra più strano e bizzarro, dei ricchi, è come abbiano deciso di strafare fino a tanto. Voglio dire: gli stava andando tutto così bene. No: per loro non era abbastanza. Per i nuovi ricchi non era abbastanza. I nuovi ricchi che hanno fatto quattrini non grazie a buona idea. Non a un'invenzione. Non con il loro sudore. Non con il loro lavoro. I nuovi ricchi che si sono arricchiti con i soldi degli altri: con cui hanno giocato come se fossero al casinò. Soldi su soldi. E adesso ci ritroviamo con una generazione di ragazzi per cui gli eroi da seguire sono quelli dei canali tv di business: quelli che si sono arricchiti facendo soldi su quelli che fanno soldi su quelli che fanno i soldi... Ma quanto bisogno avremmo di giovani che si mettessero al lavoro per salvare questo pianeta? Per trovare le cure a tutti questi mali. Per trovare un modo di portare acqua e servizi igienici ai miliardi di persone su questa Terra che non ne hanno.
Questo è ciò che ci vorrebbe. E invece le 400 persone più ricche di questo paese oggi hanno più ricchezza che 150 milioni di americani messi tutti insieme. Dicevano: oh, sarà uno di quei numeri che Michael Moore butta giù. Beh, è una statistica vera: verificata da Forbes e da PolitiFact. Le 400 persone più ricche di questo paese hanno più ricchezza che 150 milioni di persone messe insieme! Ma questa non si può chiamare democrazia. La democrazia implica una qualche sorta di eguaglianza: una qualche sorta di egalitarismo. Io non dico che ogni pezzo della torta dev'essere della stessa misura: però non siamo andati ormai oltre?
Ma ora c'è questa buona notizia. Perché fino a quando avremo qualcuno che pone delle sfide alla nostra democrazia - fino a che la Costituzione resterà intatta - vorrà dire che ciascuno di noi avrà lo stesso diritto di voto dei signori di Wall Street: una persona vota per una persona. E loro potranno pure comprare tutti i candidati che vogliono: ma la loro mano non guiderà la nostra mano quando saremo in cabina.
Questo è il messaggio da gridare forte: da fare arrivare a quei milioni di persone che si sono arresi - o che sono stati convinti e fuorviati per ignoranza. Ecco: se riusciremo a far arrivare il nostro messaggio, beh, per quei 400 sarà il peggiore degli incubi. Perché l'unica cosa che sanno fare bene sono i conti. E sanno che noi siamo un fottìo più di loro. Dipende solo da noi. Basta svegliarsi al mattino e dire ok, adesso basta, fine. Ho deciso di impegnarmi. E ho deciso di coinvolgere 10 persone tra i miei vicini. Questa adesso è la nostra missione: impegnarci. Per questo vi dico: sostenete la protesta di Liberty Plaza.
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(testo raccolto da Angelo Aquaro durante la presentazione dell'ultimo libro di Moore al St. Mark's Bookstore,
la storica libreria indipendente di New York che sta lottando per non chiudere)
(testo raccolto da Angelo Aquaro durante la presentazione dell'ultimo libro di Moore al St. Mark's Bookstore,
la storica libreria indipendente di New York che sta lottando per non chiudere)
Bancocrazia totalitaria
Bancocrazia
dal Blog di Beppe Grillo
C'erano una volta i parlamenti, i governi federali e nazionali, i pubblici dibattiti sul futuro delle nazioni. C'era persino l'ONU che non funzionava un granché, ma era pur sempre uno straccio di organo rappresentativo. Tutto questo è memoria, cenere di democratica parvenza, polvere del passato. Non conta più nulla. Altri organismi li hanno superati con sigle misteriose per la gente: WTO, BCE, FMI. Il nostro destino è nelle loro mani, ma non sappiamo chi li dirige, chi ne decide gli obiettivi. Nessuno ne ha eletto i rappresentanti, ma da loro dipendono le nostre vite. La BCE, una banca, può inviare, senza che nessuno più si scandalizzi, una lettera a un governo in carica dettandogli le condizioni e minacciandolo di licenziamento. Il WTO può decidere di sconquassare il mondo con la libera economia, una parodia del libero amore dei figli dei fiori trasformati in figli delle banche. La produzione può essere affidata dalle multinazionali a bambini indiani o a lavoratori cinesi senza alcun diritto sindacale. Trasferita da Stati con norme severissime sull'ambiente, alle quali le aziende devono attenersi pena la loro chiusura, a Stati dove tutto è permesso. Di che competizione globale stiamo parlando? La competizione esiste a parità di regole, di diritti. E' più corretto parlare di sfruttamento globale, di abbassamento generale dei salari nelle nazioni industrializzate, della perdita di conquiste sociali e sindacali frutto delle lotte delle generazioni precedenti. Chi ha deciso tutto questo? Il WTO. E in nome in di chi? Il FMI internazionale ricorda gli avvoltoi. I suoi rappresentanti arrivano quando uno Stato sta tirando le cuoia per proteggere interessi internazionali. La Grecia non può andare subito in default. Se fallisse, potrebbero fallire le banche francesi che detengono il suo debito. Quindi prima deve vendere il suo patrimonio nazionale e salvare le banche. Il mondo è bancocentrico e di politica sociale non si discute nemmeno più. La UE è stata sostituita dalla BCE, l'ONU dal WTO, i governi dal FMI. Le stesse guerre hanno ormai solo finalità economiche, non più ideologiche, religiose o territoriali come ha dimostrato la guerra in Libia. Le banche finanziano le guerre che a loro volta finanziano le banche. In albergo ti chiedono la carta di credito al posto della carta di identità. Alla nascita ti attribuiscono il codice fiscale, insieme alla quota personale di debito pubblico, prima di assegnarti un pediatra. I politici sono i camerieri dei banchieri e noi paghiamo il conto.
martedì 4 ottobre 2011
Intervista di Selvaggia Lucarelli a Marra
Obama un pagliaccio, un cretino, un idiota che ha venduto l'America alle banche
UE: cittadini vs. banche -- risposta incredibile!
Wow! Oltre 330.000 firmatari in soli 3 giorni. Raggiungiamo le 500.000 firme prima dell'incontro dei ministri delle finanze della prossima settimana. Firma la petizione sotto!
Cari amici in Europa,
Incredibile, lo stanno facendo di nuovo: i nostri governi stanno riempiendo con i soldi nostri le tasche delle banche!
Dobbiamo dare il via libera al fondo salva-stati il prima possibile per salvare la Grecia e l'Europa. Tuttavia l'attuale fondo salva-stati fa sì che siamo noi contribuenti a rimborsare le banche del 90% dei loro investimenti forsennati. I greci non vedranno nemmeno un euro di tutti i soldi che stiamo per destinare ai ricchi banchieri. Peggio ancora: il 30% dei nostri soldi andrà agli speculatori, che faranno profitti enormi dalla speculazione sul fondo salva-stati!
Come può essere che i nostri governi abbiano siglato il fondo salva-stati, che ricopre d'oro banche e speculatori e lascia la Grecia in mutande? La risposta è semplice: i governi hanno chiesto anche ai banchieri di firmare il patto. Fra qualche giorno i nostri ministri delle finanze decideranno del piano: lanciamo un appello enorme a loro e ai nostri parlamenti per tornare al tavolo delle trattative per salvare la Grecia e non le banche:
http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl
In un momento in cui ovunque c'è una grossa stretta sul credito e fette importanti della nostra spesa sociale vengono tagliate con l'accetta, i governi cedono davanti all'altare della lobby dei banchieri. Si giustificano dicendo che sono preoccupati che alcune banche non saranno in grado di assorbire la perdita degli investimenti in Grecia, e che senza gli aiuti fallirebbero. Ma se siamo noi ad avere bisogno di aiuto, e di conseguenza ci rivolgiamo alle banche, non riceviamo soldi gratuitamente, bensì prestiti. Ora le banche sono in difficoltà e si sono rivolte a noi: perché dovremmo trattarle diversamente da come fanno loro? Anziché dare via i nostri soldi gratuitamente, facciamo prestiti o investimenti nelle banche, e chiediamo che ci vengano restituiti a un buon tasso d'interesse!
Questo è quello che hanno fatto Gordon Brown nel Regno Unito e Barack Obama negli Stati Uniti: quando le banche stavano per fallire, non le hanno salvate con finanziamenti a tasso zero, ma con prestiti e investimenti. E nel giro di un anno i contribuenti ci hanno persino guadagnato!
Questo accordo è corruzione pura e semplice. Non c'è ragione alcuna legata all'interesse pubblico per fare questo regalo a banche e speculatori, mentre ci sono miliardi di buoni motivi per provare a proteggere i conti pubblici. Invece di dare via quei soldi, possiamo investirli in Grecia e nella capacità delle nostre società di uscire dalla crisi finanziaria e cominciare nuovamente a crescere. E' arrivato il momento per i nostri politici di non nascondersi più dietro argomentazioni complicate scritte dai banchieri: questo gioco è finito. Urliamo il nostro no a questo scandaloso fondo salva-stati e chiediamo un nuovo patto:
http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl
Troppo spesso ormai il futuro dell'economia e dei nostri bambini viene deciso nelle segrete stanze da interessi corrotti che vogliono solo fare profitto. I cittadini sono totalmente tagliati fuori: è ora di dire basta. I banchieri e i politici ritengono che tutto questo sia troppo complicato perché le persone possano capire o interessarsene. Dimostriamo loro quanto si sbagliano.
Con speranza,
Alex, Iain, Antonia, Emma, Alice, Maria Paz, Pascal e il resto del team di Avaaz
Più informazioni:
Corriere della Sera - Gli hedge fund faranno profitti sul recupero dei bond greci
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Crisi-hedge-fund-scommettono-recupero-bond-greci/29-09-2011/1-A_000253602.shtml
Il Fatto quotidiano - Crisi greca, alunni a scuola senza libri. E un dipendente pubblico su 5 resterà a casa
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/crisi-grecia-alunni-a-scuola-senza-libri-e-un-dipendente-pubblico-su-5-restera-a-casa/157383/
Corriere tv - Austerità e crescita: un binomio difficile
http://video.corriere.it/austerita-crescita-binomio-difficile/748508fa-e4fa-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf
La Repubblica - G20: maxi piano da tremila miliardi
 per la ricapitalizzazione delle banche
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/09/25/news/g20_maxi_piano_da_3mila_miliardi_per_il_ricapitalizzare_le_banche-22212245/

CHI SIAMO
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Cari amici in Europa,
Incredibile, lo stanno facendo di nuovo: i nostri governi stanno riempiendo con i soldi nostri le tasche delle banche!
Dobbiamo dare il via libera al fondo salva-stati il prima possibile per salvare la Grecia e l'Europa. Tuttavia l'attuale fondo salva-stati fa sì che siamo noi contribuenti a rimborsare le banche del 90% dei loro investimenti forsennati. I greci non vedranno nemmeno un euro di tutti i soldi che stiamo per destinare ai ricchi banchieri. Peggio ancora: il 30% dei nostri soldi andrà agli speculatori, che faranno profitti enormi dalla speculazione sul fondo salva-stati!
Come può essere che i nostri governi abbiano siglato il fondo salva-stati, che ricopre d'oro banche e speculatori e lascia la Grecia in mutande? La risposta è semplice: i governi hanno chiesto anche ai banchieri di firmare il patto. Fra qualche giorno i nostri ministri delle finanze decideranno del piano: lanciamo un appello enorme a loro e ai nostri parlamenti per tornare al tavolo delle trattative per salvare la Grecia e non le banche:
http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl
In un momento in cui ovunque c'è una grossa stretta sul credito e fette importanti della nostra spesa sociale vengono tagliate con l'accetta, i governi cedono davanti all'altare della lobby dei banchieri. Si giustificano dicendo che sono preoccupati che alcune banche non saranno in grado di assorbire la perdita degli investimenti in Grecia, e che senza gli aiuti fallirebbero. Ma se siamo noi ad avere bisogno di aiuto, e di conseguenza ci rivolgiamo alle banche, non riceviamo soldi gratuitamente, bensì prestiti. Ora le banche sono in difficoltà e si sono rivolte a noi: perché dovremmo trattarle diversamente da come fanno loro? Anziché dare via i nostri soldi gratuitamente, facciamo prestiti o investimenti nelle banche, e chiediamo che ci vengano restituiti a un buon tasso d'interesse!
Questo è quello che hanno fatto Gordon Brown nel Regno Unito e Barack Obama negli Stati Uniti: quando le banche stavano per fallire, non le hanno salvate con finanziamenti a tasso zero, ma con prestiti e investimenti. E nel giro di un anno i contribuenti ci hanno persino guadagnato!
Questo accordo è corruzione pura e semplice. Non c'è ragione alcuna legata all'interesse pubblico per fare questo regalo a banche e speculatori, mentre ci sono miliardi di buoni motivi per provare a proteggere i conti pubblici. Invece di dare via quei soldi, possiamo investirli in Grecia e nella capacità delle nostre società di uscire dalla crisi finanziaria e cominciare nuovamente a crescere. E' arrivato il momento per i nostri politici di non nascondersi più dietro argomentazioni complicate scritte dai banchieri: questo gioco è finito. Urliamo il nostro no a questo scandaloso fondo salva-stati e chiediamo un nuovo patto:
http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl
Troppo spesso ormai il futuro dell'economia e dei nostri bambini viene deciso nelle segrete stanze da interessi corrotti che vogliono solo fare profitto. I cittadini sono totalmente tagliati fuori: è ora di dire basta. I banchieri e i politici ritengono che tutto questo sia troppo complicato perché le persone possano capire o interessarsene. Dimostriamo loro quanto si sbagliano.
Con speranza,
Alex, Iain, Antonia, Emma, Alice, Maria Paz, Pascal e il resto del team di Avaaz
Più informazioni:
Corriere della Sera - Gli hedge fund faranno profitti sul recupero dei bond greci
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Crisi-hedge-fund-scommettono-recupero-bond-greci/29-09-2011/1-A_000253602.shtml
Il Fatto quotidiano - Crisi greca, alunni a scuola senza libri. E un dipendente pubblico su 5 resterà a casa
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/crisi-grecia-alunni-a-scuola-senza-libri-e-un-dipendente-pubblico-su-5-restera-a-casa/157383/
Corriere tv - Austerità e crescita: un binomio difficile
http://video.corriere.it/austerita-crescita-binomio-difficile/748508fa-e4fa-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf
La Repubblica - G20: maxi piano da tremila miliardi
 per la ricapitalizzazione delle banche
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/09/25/news/g20_maxi_piano_da_3mila_miliardi_per_il_ricapitalizzare_le_banche-22212245/
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