dei cittadini per la sovranità monetaria
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domenica 6 novembre 2011
Sara Tommasi completamente nuda
Sara Tommasi completamente nuda per il video “Fermiamo le banche”
Sara Tommasi torna a far parlare di sé. Dopo il bunga bunga e la nuova storia d’amore con un conte, la Tommasi si spoglierà per il nuovo video di Alfonso Luigi Marra “Fermiamo le banche”. L’annuncio è stato dato direttamente da Marra, filosofo e giurista. Il video servirà per invitare i dissidenti d’Italia, il 26 novembre alle 10.30 a Roma al teatro Quirino, all’incontro costitutivo del Comitato Promotore del Referendum per l’abrogazione delle 6 leggi “regala-soldi” alle banche nonché della lotta per l’eliminazione del signoraggio.
Mahmoud Jibril e il progetto di ridistribuzione della ricchezza di Gheddafi
Fonte: http://dissidentvoice.org/2011/10/mahmoud-jibril-and-gaddafi%E2%80%99s-wealth-redistribution-project/
28.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRA BALDELLI
Il Colonnello Muammar Gheddafi simboleggia molte cose per molte differenti persone nel mondo. Che si ami o si odi il leader libico, sotto di lui la Libia si è trasformata da uno dei paesi più poveri sulla faccia della terra al paese con i migliori standard di vita in Africa. Per usare le parole del professor Henri Habibi:
Quando la Libia ottenne la sua indipendenza dalle Nazioni Unite il 24 dicembre 1951, fu descritta come una delle nazioni più povere e maggiormente arretrate del mondo. La popolazione all’epoca non superava 1,5 milioni di abitanti, era analfabeta per oltre il 90% e non aveva esperienza politica o di know-how. Non c’erano università e solo un numero limitato di scuole secondarie che erano state istituite sette anni prima dell’indipendenza (1).
Gheddafi aveva molti grandi progetti. Molti di questi erano di natura pan-africana, inclusa la formazione degli Stati Uniti d’Africa.
Il Progetto pan-africano di Gheddafi
Il Colonnello Gheddafi iniziò la costruzione del Grande Fiume Fatto dall’Uomo. Si tratta di un imponente progetto per trasformare il deserto del Sahara e invertire il processo di desertificazione in Africa. Il Grande Fiume, con i suoi piani di irrigazione, fu pensato anche per aiutare il settore agricolo in altre parti dell’Africa. Questo progetto è stato uno degli obbiettivi vittime degli attacchi NATO in Libia.
Gheddafi aveva anche previsto istituzioni finanziarie pan-africane indipendenti. La Libyan Investment Authority e la Libyan Foreign Bank sono stati attori importanti nella creazione di queste istituzioni. Attraverso di esse, Gheddafi è stato determinante nel creare la prima rete satellitare dell’Africa, la RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization) per ridurre la dipendenza africana da poteri esterni (2).
Si pensa che il suo coronamento sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti di Africa. Questa entità sopranazionale sarebbe stata creata attraverso l’African Investment Bank, l’African Monetary Fund e, infine, l’African Central Bank. Tutte queste istituzioni erano viste con ostilità dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal FMI e dalla Banca Mondiale.
Il progetto di redistribuzione della ricchezza di Gheddafi
Gheddafi aveva un progetto di redistribuzione della ricchezza all’interno della Libia. Fonti del Congresso americano in un rapporto al Congresso lo confermano. Il 18 febbraio 2011, nel rapporto si legge:
Nel marzo del 2008 (il Colonnello Gheddafi) aveva annunciato l’intenzione di sciogliere la maggior parte degli organi amministrativi e di istituire il Programma di Distribuzione della Ricchezza per cui i proventi del petrolio sarebbero stati erogati ai cittadini con cadenza mensile per permettergli di amministrarli personalmente, in collaborazione e tramite i comitati locali. Citando le critiche del popolo riguardo gli assolvimenti del governo in un lungo discorso a tutto il paese, (egli) ha affermato ripetutamente che lo Stato tradizionale sarebbe presto “morto” in Libia e che il controllo diretto dei cittadini sarebbe stato realizzato attraverso la distribuzione dei proventi derivati dal petrolio. (Esercito), affari esteri, sicurezza e modalità di produzione del petrolio, ha riferito, sarebbero rimasti sotto la responsabilità del governo nazionale, mentre altri settori sarebbero stati eliminati. Nei primi mesi del 2009 i Congressi Popolari di Base Libici hanno analizzato gli emendamenti variazioni alle proposte e il Congresso Generale del Popolo ha votato per prorogare gli adempimenti (3).
Il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza, insieme alla creazione di un sistema politico anarchico, fu visto come una vera e propria minaccia dagli USA e dall’UE e da un gruppo di funzionari libici corrotti. In caso di successo avrebbe creato disordini politici nelle popolazioni di tutto il mondo. All’interno, molti funzionali libici erano al lavoro per ritardare il progetto.
Perché Mahmoud Jibril ha aderito al Consiglio di Transizione
Tra i funzionari libici che si sono opposti a questo progetto e lo hanno guardato con orrore c’è Mahmoud Jibril. Jibril era stato posto in carica da Saif Al-Islam Gheddafi. A causa della forte influenza e dei suggerimenti di Stati Uniti e Unione Europea, Saif Al-Islam ha scelto Jibril per trasformare l’economia libica e imporre riforme economiche neoliberiste.
Jibril sarebbe diventato il capo di due istituzioni della Jamahiriya Araba Libica, il Consiglio Nazionale di Pianificazione della Libia e il Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico. Mentre quest’ultimo era un ministero normale, il primo avrebbe effettivamente messo Jibril in una posizione superiore a quella del Primo Ministro – l’Ufficio del Segretario Generale del Comitato Popolare della Libia. Jibril, a tutti gli effetti, è stato una delle forze che hanno spalancato le porte alla privatizzazione e alla povertà in Libia.
Circa sei mesi prima dell’inizio dei conflitti in Libia, Mahmoud Jibril incontrò Bernard-Henry Lévy in Australia per discutere la formazione del Consiglio di Transizione con lo scopo di rimuovere Gheddafi (4). Descrisse il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi come “folle” nei rapporti e nei documenti del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico della Jamahiriya Araba Libica (5). Jibril era convinto che le masse non erano adatte a governare sé stesse e che un’élite avrebbe dovuto avere il controllo del destino e della ricchezza di ogni nazione. Ciò che Jibril aveva in mente era ridimensionare il governo e licenziare una larga parte del settore pubblico, in cambio di un aumento dei regolamenti governativi in Libia. Citava sempre Singapore come perfetto esempio di stato neo-liberista. È probabile che incontrerà Bernard-Henry Lévy anche a Singapore, dove aveva l’abitudine di recarsi regolarmente.
Quando i problemi sono scoppiati a Bengasi, Mahmoud Jibril è andato al Cairo, in Egitto. Ha detto ai suoi colleghi che sarebbe ritornato presto a Tripoli, ma non aveva intenzione di ritornare. In realtà è andato al Cairo per incontrare i dirigenti del Consiglio Nazionale siriano e Lévy. Lo stavano tutti aspettando per coordinare gli eventi in Libia e in Siria. Questa è una delle ragioni per cui il Consiglio di Transizione ha riconosciuto il Consiglio Nazionale siriano come legittimo governo della Siria.
Mahmoud Jibril è oggi Primo Ministro del Consiglio di Transizione libico. L’opposizione di Jibril al Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi e il suo atteggiamento elitario sono tra le ragioni della sua cospirazione nei confronti di Gheddafi e del suo contributo alla formazione del Consiglio di Transizione. Questo funzionario dell’ex regime, che è stato sempre un aperto sostenitore dei dittatori arabi nel Golfo Persico, è davvero un rappresentante del popolo?
Note:
1. Henri Pierre Habib, Politics and Government of Revolutionary Libya (Montmagny, Québec: Le Cercle de Livre de France Ltée, 1975), p. 1.
2. Regional African Satellite Communication Organization, “Launch of the Pan African Satellite,” 26 luglio 2010.
3. Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya: Background and U.S. Relations,” Congressional Research Service, 28 febbraio 2011,” Congressional Research Service, 18 febbraio 2011, p. 22.
4. Discussioni private avute con i collaboratori di Mahmoud Jiribil in Libia e all’estero..
5. Documenti interni privati del National Economic Development Board.
Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California.
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Fonte: Mahmoud Jibril and Gaddafi’s Wealth Redistribution Project
28.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRA BALDELLI
28.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRA BALDELLI
Il Colonnello Muammar Gheddafi simboleggia molte cose per molte differenti persone nel mondo. Che si ami o si odi il leader libico, sotto di lui la Libia si è trasformata da uno dei paesi più poveri sulla faccia della terra al paese con i migliori standard di vita in Africa. Per usare le parole del professor Henri Habibi:
Quando la Libia ottenne la sua indipendenza dalle Nazioni Unite il 24 dicembre 1951, fu descritta come una delle nazioni più povere e maggiormente arretrate del mondo. La popolazione all’epoca non superava 1,5 milioni di abitanti, era analfabeta per oltre il 90% e non aveva esperienza politica o di know-how. Non c’erano università e solo un numero limitato di scuole secondarie che erano state istituite sette anni prima dell’indipendenza (1).
Gheddafi aveva molti grandi progetti. Molti di questi erano di natura pan-africana, inclusa la formazione degli Stati Uniti d’Africa.
Il Progetto pan-africano di Gheddafi
Il Colonnello Gheddafi iniziò la costruzione del Grande Fiume Fatto dall’Uomo. Si tratta di un imponente progetto per trasformare il deserto del Sahara e invertire il processo di desertificazione in Africa. Il Grande Fiume, con i suoi piani di irrigazione, fu pensato anche per aiutare il settore agricolo in altre parti dell’Africa. Questo progetto è stato uno degli obbiettivi vittime degli attacchi NATO in Libia.
Gheddafi aveva anche previsto istituzioni finanziarie pan-africane indipendenti. La Libyan Investment Authority e la Libyan Foreign Bank sono stati attori importanti nella creazione di queste istituzioni. Attraverso di esse, Gheddafi è stato determinante nel creare la prima rete satellitare dell’Africa, la RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization) per ridurre la dipendenza africana da poteri esterni (2).
Si pensa che il suo coronamento sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti di Africa. Questa entità sopranazionale sarebbe stata creata attraverso l’African Investment Bank, l’African Monetary Fund e, infine, l’African Central Bank. Tutte queste istituzioni erano viste con ostilità dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal FMI e dalla Banca Mondiale.
Il progetto di redistribuzione della ricchezza di Gheddafi
Gheddafi aveva un progetto di redistribuzione della ricchezza all’interno della Libia. Fonti del Congresso americano in un rapporto al Congresso lo confermano. Il 18 febbraio 2011, nel rapporto si legge:
Nel marzo del 2008 (il Colonnello Gheddafi) aveva annunciato l’intenzione di sciogliere la maggior parte degli organi amministrativi e di istituire il Programma di Distribuzione della Ricchezza per cui i proventi del petrolio sarebbero stati erogati ai cittadini con cadenza mensile per permettergli di amministrarli personalmente, in collaborazione e tramite i comitati locali. Citando le critiche del popolo riguardo gli assolvimenti del governo in un lungo discorso a tutto il paese, (egli) ha affermato ripetutamente che lo Stato tradizionale sarebbe presto “morto” in Libia e che il controllo diretto dei cittadini sarebbe stato realizzato attraverso la distribuzione dei proventi derivati dal petrolio. (Esercito), affari esteri, sicurezza e modalità di produzione del petrolio, ha riferito, sarebbero rimasti sotto la responsabilità del governo nazionale, mentre altri settori sarebbero stati eliminati. Nei primi mesi del 2009 i Congressi Popolari di Base Libici hanno analizzato gli emendamenti variazioni alle proposte e il Congresso Generale del Popolo ha votato per prorogare gli adempimenti (3).
Il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza, insieme alla creazione di un sistema politico anarchico, fu visto come una vera e propria minaccia dagli USA e dall’UE e da un gruppo di funzionari libici corrotti. In caso di successo avrebbe creato disordini politici nelle popolazioni di tutto il mondo. All’interno, molti funzionali libici erano al lavoro per ritardare il progetto.
Perché Mahmoud Jibril ha aderito al Consiglio di Transizione
Tra i funzionari libici che si sono opposti a questo progetto e lo hanno guardato con orrore c’è Mahmoud Jibril. Jibril era stato posto in carica da Saif Al-Islam Gheddafi. A causa della forte influenza e dei suggerimenti di Stati Uniti e Unione Europea, Saif Al-Islam ha scelto Jibril per trasformare l’economia libica e imporre riforme economiche neoliberiste.
Jibril sarebbe diventato il capo di due istituzioni della Jamahiriya Araba Libica, il Consiglio Nazionale di Pianificazione della Libia e il Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico. Mentre quest’ultimo era un ministero normale, il primo avrebbe effettivamente messo Jibril in una posizione superiore a quella del Primo Ministro – l’Ufficio del Segretario Generale del Comitato Popolare della Libia. Jibril, a tutti gli effetti, è stato una delle forze che hanno spalancato le porte alla privatizzazione e alla povertà in Libia.
Circa sei mesi prima dell’inizio dei conflitti in Libia, Mahmoud Jibril incontrò Bernard-Henry Lévy in Australia per discutere la formazione del Consiglio di Transizione con lo scopo di rimuovere Gheddafi (4). Descrisse il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi come “folle” nei rapporti e nei documenti del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico della Jamahiriya Araba Libica (5). Jibril era convinto che le masse non erano adatte a governare sé stesse e che un’élite avrebbe dovuto avere il controllo del destino e della ricchezza di ogni nazione. Ciò che Jibril aveva in mente era ridimensionare il governo e licenziare una larga parte del settore pubblico, in cambio di un aumento dei regolamenti governativi in Libia. Citava sempre Singapore come perfetto esempio di stato neo-liberista. È probabile che incontrerà Bernard-Henry Lévy anche a Singapore, dove aveva l’abitudine di recarsi regolarmente.
Quando i problemi sono scoppiati a Bengasi, Mahmoud Jibril è andato al Cairo, in Egitto. Ha detto ai suoi colleghi che sarebbe ritornato presto a Tripoli, ma non aveva intenzione di ritornare. In realtà è andato al Cairo per incontrare i dirigenti del Consiglio Nazionale siriano e Lévy. Lo stavano tutti aspettando per coordinare gli eventi in Libia e in Siria. Questa è una delle ragioni per cui il Consiglio di Transizione ha riconosciuto il Consiglio Nazionale siriano come legittimo governo della Siria.
Mahmoud Jibril è oggi Primo Ministro del Consiglio di Transizione libico. L’opposizione di Jibril al Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi e il suo atteggiamento elitario sono tra le ragioni della sua cospirazione nei confronti di Gheddafi e del suo contributo alla formazione del Consiglio di Transizione. Questo funzionario dell’ex regime, che è stato sempre un aperto sostenitore dei dittatori arabi nel Golfo Persico, è davvero un rappresentante del popolo?
Note:
1. Henri Pierre Habib, Politics and Government of Revolutionary Libya (Montmagny, Québec: Le Cercle de Livre de France Ltée, 1975), p. 1.
2. Regional African Satellite Communication Organization, “Launch of the Pan African Satellite,” 26 luglio 2010.
3. Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya: Background and U.S. Relations,” Congressional Research Service, 28 febbraio 2011,” Congressional Research Service, 18 febbraio 2011, p. 22.
4. Discussioni private avute con i collaboratori di Mahmoud Jiribil in Libia e all’estero..
5. Documenti interni privati del National Economic Development Board.
Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California.
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Fonte: Mahmoud Jibril and Gaddafi’s Wealth Redistribution Project
28.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRA BALDELLI
Italia rapinata dai bankster
Una vera e propria dittatura si abbatte sulle spoglie di una Nazione già defraudata delle maggiori ricchezze
Di Monia Benini, Rinascita
"Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono (…) il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell’area euro”.
Questa frase, inserita nella lettera inviata dal presidente del Consiglio italiano all’Ue, fotografa con linguaggio diplomatico la situazione nel vecchio continente. La corrispondenza, inaugurata da Trichet lo scorso 5 agosto, verso l’Italia non può certo essere descritta come una foscoliana corrispondenza di amorosi sensi. Innanzitutto perché manca il caro estinto: il governo Berlusconi, nonostante il fuoco incrociato interno ed estero, sta per ora reggendo. In secondo luogo, l’atteggiamento di Francia, Germania e più in generale dell’Europa nei confronti del nostro Paese non può certo essere definito come compassionevole e affettuoso.
Al di là delle risatine di Sarkozy (non per nulla legato al mondo sionista), premier di quel paese - la Francia - che ha maggiormente attinto ai prestiti della Bce negli ultimi mesi, e senza soffermarsi sulla rabbia di larga parte dei cittadini italiani, emerge con forza il potere della Banca Centrale Europea rispetto ad uno stato che, sulla carta, dovrebbe intendersi sovrano. Ma così non è.
I provvedimenti richiesti con la missiva di Trichet, in parte accolti con la manovra ferragostana di Tremonti e ora esauditi con la lettera di Berlusconi, rappresentano una piena ingerenza nelle politiche interne italiane: la vendita dei beni pubblici a privati, la privatizzazione dei servizi pubblici, i licenziamenti facili per motivi economici (sic!), l’innalzamento dell’età pensionabile, sono alcune delle misure “imposte” e immediatamente recepite.<!--more-->
A scanso di equivoci, è utile entrare nel merito dei provvedimenti, ad esempio spiegando che in base ai dati del Corriere della Sera, gli uomini in Italia vanno mediamente in pensione a 61,5 anni mentre in Germania a 61,6; le donne italiane terminano di lavorare a 60 anni, rispetto ai 59,9 della Germania. Il dato francese invece attesta a 58,8 anni l’età della quiescenza per entrambi i sessi. Quindi tutta la campagna allestita in merito all’arretratezza dell’Italia rispetto ai parametri europei è del tutto infondata. Non solo: il meccanismo di aggancio delle pensioni alle aspettative di vita, da tempo concretizzato dal governo Berlusconi, ha fatto sì che la soglia del pensionamento sia già stata innalzata. Non c’era dunque bisogno di utilizzare quest’arma, a meno che non si mirasse ad impiegarla per minare lo stesso governo. Ne è riprova il fatto che tutta l’opposizione, la stampa italiana e internazionale tifavano per misure ancor più draconiane da parte dell’Europa, in modo che Berlusconi non potesse riuscire a… saltare l’asticella.
Se si accettasse di mettere da parte qualunque tipo di partigianeria ideologica, si potrebbe agilmente vedere come le misure assunte dai vari governi nazionali che si sono avvicendati in Italia abbiano sempre e comunque teso ad assecondare l’ingordigia del sistema bancario internazionale e della grande finanza.
E’ lo stesso Massimo D’Alema a dichiarare bellamente alcuni giorni fa in una trasmissione televisiva che è stato il centro sinistra ad adottare l’Euro, a imporre severe misure di rientro del debito pubblico, a dare il via alle maggiori privatizzazioni che hanno sin’ora interessato il nostro paese. E’ il governo Prodi a rifiutare, in totale assenza di un reddito minimo di cittadinanza, la proposta dell’allora senatore Fernando Rossi di raddoppiare un “bonus” per la popolazione povera previsto inizialmente di 40 centesimi al giorno per persona, mentre nell’ambito della stessa seduta al Senato, a distanza di circa tre quarti d’ora, il medesimo governo stanzia la cifra di 2 miliardi e 700 milioni per sgravi al sistema bancario e assicurativo.
Come sostiene l’avv. Marco Della Luna, scrittore ed esperto di economia, qualunque misura drastica sia intrapresa da qualsivoglia governo potrà al limite alleviare temporaneamente la morsa europea, ma non potrà dare quelle risorse che sono continuamente richieste da un monopolio finanziario e monetario gestito dalla grande finanza internazionale. Una sorta di dittatura che si abbatte su scala mondiale sui vari paesi, che decide quando stringere il cappio attorno alle nazioni e che si “protegge”, accettando fra i propri vertici solo persone che garantiscano il perpetuarsi del sistema.
E’ il caso di Mario Draghi, designato presidente della Banca Centrale Europea lo scorso 24 giugno (ruolo operativo a partire dal 1 novembre). La sua carriera lo rende l’uomo giusto nel posto giusto per salvaguardare gli interessi delle banche: direttore esecutivo della Banca Mondiale dal 1984 al 1990, componente del consiglio di amministrazione di diverse banche ed aziende (ENI, IRI, BNL, IMI), artefice delle maggiori privatizzazioni italiane nel periodo 1993-2001, vicepresidente dal 2002 al 2005 della Goldman Sachs e governatore della Banca d’Italia a partire dal 2006. Inoltre, come si legge sul web, Draghi presiede da cinque anni il Financial Stability Board che riunisce rappresentanti dei governi, di istituzioni finanziarie internazionali, di associazioni internazionali di autorità di regolamentazione, esponenti delle banche centrali e delle autorità nazionali di vigilanza sulle istituzioni e sui mercati finanziari, di comitati di esperti di banche centrali. Tutti insieme appassionatamente: controllori e controllati.
L’autorità attribuita alla BCE con il trattato di Maastricht e con quello di Lisbona è tale da permettergli di imporsi su ogni stato membro e di sfuggire nel contempo a qualunque tipo di procedura democratica che risponda ai popoli delle varie nazioni europee. L’unico mostro effettivamente costruito, in barba all’ideale europeo, è un Europa dei mercati e della finanza, devota al Dio denaro, che comanda e impera sugli stati sovrani.
Questo appare evidente se si considera l’accordo sulle banche, che prevede che le queste debbano iscrivere i titoli di stato ai valori di mercato e ricapitalizzare, ma qualora queste non ce la facciano, sono gli stati a dover intervenire con soldi pubblici. Il testo parla chiaro: deve essere garantito il finanziamento a medio termine delle banche.
Non paga di questo, l’Europa si inventa una nuova entità, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Questo trattato, è giunto come emendamento al Consiglio Europeo il 25 marzo e l’11 luglio era già pronto per la ratifica degli stati membri che, pare, sarà anticipata al 2012. Utilizzando il paravento del non ampliamento delle competenze dell’UE, il monopolio finanziario è anche riuscito anche ad evitare le prove referendarie in vari paesi membri. Questa struttura, governata da 17 ministri delle finanze, avrà privilegi ed immunità in tutti i paesi membri, potrà adire le vie legali, ma non potrà essere citata in giudizio da nessuno. Tutte le proprietà del MES sono esenti da confisca e requisizione e il Meccanismo è esente da qualunque tipo di tassazione. Tutte le persone che sono coinvolte nel MES sono coperte da immunità e sono tenute al segreto professionale. La cosa più paradossale resta però lo sforzo che viene richiesto ai vari stati per la compartecipazione: l’Italia vi partecipa con una quota del 17,91% il che significa che dovrà versare, suddiviso in 5 tranches, un importo di oltre 125 miliardi di euro.
125 miliardi di euro: mentre l’Italia affoga nel debito, l’Europa le impone un versamento di questa portata. Il falso bersaglio della riduzione del debito pubblico si trasforma dunque in un aumento del debito pubblico per sostenere le banche. L’Italia si trova così spogliata della propria sovranità, con una popolazione frammentata in assurde tifoserie politiche, con una situazione sociale spaventosa, con un debito pubblico stellare, frutto di scelte politiche irresponsabili e delle spese clientelari del sistema partitocratico che dalle istituzioni dà l’assalto al denaro pubblico, ma causato ed alimentato costantemente anche dal signoraggio. In sintesi, attraverso lo shock creato dall’allarmismo finanziario, usciremo da questa crisi ancor più schiavi del sistema bancario.
*Monia Benini è la coordinatrice nazionale del movimento Per il Bene Comune (PBC), lista civica nazionale, fondata l’8 febbraio2008. Del movimento è portavoce l’ex senatore Fernando Rossi, entrambi fuoriusciti dai Comunisti Italiani.
sabato 5 novembre 2011
Imperia: blitz alla "Banca d'Italia"
POLITICA | sabato 05 novembre 2011, 10:13
Imperia: blitz dei giovani de
La Destra alla
Banca d'Italia, "No all'ICI!"
Bankitalia vuole reintrodurre una tassa odiosa come l'Ici? Nulla di nuovo sotto il sole, è tipico del sistema malato e criminale delle banche vivere sulle spalle di cittadini soffocati da ingiustizie e soprusi. È ora che i sacrifici li inizi a fare il sistema bancario, a partite proprio dalla "nostra" Banca d'Italia: per questo motivo nella nottata i ragazzi di Gioventù Italiana, movimento giovanile de La Destra, hanno provocatoriamente affisso uno striscione davanti all'ex sede imperiese della Banca d'Italia, accompagnato da alcuni volantini esplicativi.
Analoga azione dimostrativa è stata contestualmente compiuta dal movimento in numerose città Italiane. Forse non molti sanno che, di fatto, la Banca Centrale Italiana - così come tantissime altre banche centrali europee, BCE compresa – non è affatto pubblica (nonostante il nome ingannevole) ma è assolutamente privata, con la conseguenza di un inevitabile conflitto tra interessi pubblici e privati. Il risultato di questa incredibile situazione è l'abnorme debito pubblico accumulato negli anni dallo Stato italiano (circa 1.900.000 miliardi di Euro); in pratica ogni bambino che nasce oggi in Italia ha già qualcosa come 31.000 Euro di debito a proprio carico!
Un'altra causa fisiologica dell'aumento del debito pubblico è sicuramente il signoraggio bancario: sono le Banche Centrali a stampare le banconote e non lo Stato, quest'ultimo è costretto quindi a prenderle in prestito oneroso dalle banche ad un valore di gran lunga maggiore del loro effettivo costo di produzione; la differenza tra il costo che le banche affrontano per la produzione del denaro ed il valore nominale e di facciata che esso andrà poi ad assumere è chiamato signoraggio. L'effetto principale di questo sistema iniquo ed usurocratico che riduce i popoli alla fame è l'inestinguibilità del debito pubblico; questo potrà essere estinto solo con la riappropriazione da parte dello Stato della sovranità monetaria, ossia con il ritorno di questo a battere moneta propria. È venuto il momento di alzare la testa e di aprire gli occhi, non ci faremo strozzare dal cappio dell'usura!
Chiediamo più sacrifici per le banche e meno tasse sui cittadini! A pagare siano i veri colpevoli della crisi economica, ovvero banche private ed alta finanza!
Sara Tommasi nuda contro lo strapotere delle banche
Sara Tommasi nuda contro lo strapotere delle banche
sabato 5 novembre 2011
Dal Bunga Bunga al video del giurista Marra che sarà presentato il 26 novembre a Roma
ROMA - Sara Tommasi si spoglia. Sai che novità, direte voi. E invece no, perché questa volta una delle protagoniste del Bunga Bunga, la donna che messaggiava il premier con sms del tipo "Spero k krepi kon le tue Troie" si lascia alle spalle tutto e offre il suo corpo per combattere lo strapotere delle banche. Sarà una Sara Tommasi completamente nuda la protagonista del nuovo video del filosofo e giurista Alfonso Luigi Marra, un invito ai dissidenti italiani a "FermareLeBanche". Il video hot è stato montato in occasione dell'incontro costitutivo del Comitato Promotore del Referendum per l'abrogazione delle sei leggi "regala-soldi" alle banche nonché della lotta per l'eliminazione del signoraggio, organizzato per il 26 novembre al Teatro Quirino di Roma.
Emergenza: i semi della banca del germoplasma di Bari a rischio di estinzione per usurocrazia
Questo è quello che succede quando un paese si lascia ricattare dalla balla del debito pubblico sovrano: cessione del paese e delle sue ricchezze ai nostri creditori, in questo caso la nostra biodiversità sementifera, di cui multinazionali e banche hanno interesse a creare la scarsità artificiale per potere poi brevettare i semi in un secondo tempo, avendoli messi in... in banca...
NF
Fohte: stampalibera.com
LETTERA APERTA
E’ un’emergenza: la Banca del Germoplasma di Bari è ad altissimo rischio!
I semi di 84.000 campioni di piante agrarie ed affini d’inestimabile valore stanno morendo
I semi di 84.000 campioni di piante agrarie ed affini d’inestimabile valore stanno morendo
La Banca del Germoplasma del CNR di Bari, fondata nel 1970, si trova in una condizione di altissimo rischio. È l’unica in Italia, la seconda in Europa e tra le prime dieci nel mondo su un totale di 1470. Conserva 84.000 accessioni (campioni) di germoplasma, appartenenti a più di 60 generi e più di 600 specie di piante coltivate e specie selvatiche affini (parenti strette di quelle coltivate), minacciate da erosione genetica e/o estinzione. Lo scopo di questa lettera è di evidenziare l’importanza del germoplasma per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente, e conseguentemente di far comprendere perché sono nate le banche del germoplasma, perché la Banca del Germoplasma di Bari è ad altissimo rischio e perché bisogna intervenire per salvarla.
Germoplasma, rivoluzione verde, sistemi agricoli e perdita di agrobiodiversità
Il germoplasma vegetale conservato nelle banche di germoplasma è costituito principalmente da semi di vecchie varietà di cereali, leguminose, ortive, foraggiere e piante medicinali. Questo patrimonio genetico è stato reperito in tutto il mondo,
Sara Tommasi nuda contro le banche
Sara Tommasi nuda contro le banche
VENERDÌ 04 NOVEMBRE 2011 16:53
di Andrea Paparella
Che il nostro Paese stia attraversando un periodo decisamente complesso è cosa nota a tutti. Quello che forse gli italiani non si meritavano è vedere Sara Tommasi ergersi a paladina della lotta contro le banche e quella finanza colpevole di aver trascinato l'Occidente nel pantano dal quale sta cercando faticosamente di tirarsi fuori. Proprio lei, l'ex "paperetta" di Paperissima e "schedina" di Quelli che il calcio, tornata prepotentemente sulla cresta dell'onda mediatica l'anno scorso, quando il suo nome uscì tra quelli delle frequentatrici delle feste a tema di Arcore. Pare ora che la bella Sara apparirà addirittura senza veli per promuovere l'iniziativa organizzata dall'avvocato Alfonso Marra e dalla sua associazione dall'emblematico nome: "Fermiamo le banche & le tasse". L'annuncio del forte gesto della Tommasi è arrivato direttamente dal sito ufficiale di Marra: "Sarà Sara Tommasi, nuda in un nuovo video del filosofo e giurista Alfonso Luigi Marra a invitare i "dissidenti" d'Italia, il 26 novembre alle 10.30 a Roma al teatro Quirino, all'incontro costitutivo del Comitato Promotore del Referendum per l'abrogazione delle sei leggi "regala-soldi" alle banche nonché della lotta per l'eliminazione del signoraggio. Sara Tommasi, che è stata resa da Marra, assieme a Rossy de Palma e Ruby Rubacuori, icona e simbolo della lotta contro le banche, inviterà in questo nuovo e sconvolgente video il "popolo degli intelligenti" a non farsi distogliere dai contenuti e contribuirà, attraverso la sua integrale nudità, alla lotta contro gli abusi del potere bancario". Avete sentito bene: Marra ha reso Sara Tommasi e Ruby Rubacuori alfieri della lotta contro i poteri finanziari. Saranno loro a guidare il "popolo degli intelligenti", definizione per la verità un po' generica, neanche si trattasse del nuovo partito di Silvio Berlusconi.
Con buona pace degli Indignados e dei Draghi Ribelli, non resta che riflettere sulle nuova guida della rivolta popolare contro la crisi. Marra, divenuto popolare per l'improbabile spot di un suo libro in cui faceva da testimonial Manuela Arcuri (ricordate l'indimenticabile "strategggismo sentimentale"?), ha trovato ora il supporto della giovane soubrette Tommasi, che non più tardi di qualche mese fa denunciava di essere finita «nel mirino di alcune sette sataniche e dei servizi segreti». Chissà che l'annuncio dell'iniziativa non riesca a far scendere il livello dello spread.
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