L'Argentina è in lutto. Il sottosegretario al commercio, all'uscita da una riunione con il Fondo Monetario, si impicca all'età di 33 anni.
di Sergio Di Cori Modigliani
Tempi duri per i puri, non vi è dubbio.
A Montevideo, Uruguay, ieri notte, il sottosegretario alla presidenza e al commercio nonché l'uomo che sarebbe dovuto essere il prossimo ministro dell’economia della Repubblica Argentina, Ivan Heyn si è impiccato nella sua stanza d’albergo, all’Hotel Radisson.
La notizia, indifferente per noi europei, viene vissuta come una enorme tragedia per tutta l’America Latina e anche in Usa l’evento ha suscitato un forte impatto.
Per diversi motivi. Tra cui, non ultimo, la giovane età dell’economista: 33 anni.
Considerato il padre dell’attuale rivoluzione economica argentina, Ivan Heyn si trovava a Montevideo per una riunione allargata del Mercosur (sarebbe il corrispondente in America Latina della Unione Europea) alla quale erano stati invitati anche i responsabili di Usa e Gran Bretagna. Uscendo da una riunione ristretta con i delegati del Fondo Monetario Internazionale, l’economista ha pronunciato la frase “io questo non lo posso proprio fare”. Da quel momento è sparito e nessuno l’ha più visto.
Dieci ore dopo è stato trovato impiccato nella sua suite dell’albergo.
In Argentina gli stanno tributando un enorme cordoglio. Veniva soprannominato “el economista callejero”, l’economista di strada, perché proveniva da una famiglia povera, e nonostante la sua prestigiosa carriera, aveva scelto di rimanere a vivere nel suo quartiere natìo di Constituciòn, tra i più popolari e poveri della capitale Buenos Aires, dove era riverito e amato dalla gente. Si era laureato in economia a 24 anni e, per un caso fortuito, al bar dell’università, il giorno della laurea, aveva incontrato Maximo, il figlio primogenito della presidenta Christina Kirchner, con il quale condivideva il fatto di essere fidanzati con due gemelle. Attivo militante del gruppo La Càmpora, la frazione più a sinistra del partito peronista al potere, si era specializzato in macro economia e aveva accettato una consulenza al ministero dell’economia, diventando poi consigliere personale della Kirchner. In seguito, lei stessa aveva fortemente spinto per farlo accettare dagli anziani del partito dandogli il sottosegretariato al commercio e indicandolo chiaramente come la figura preminente a cui affidare nel 2012 il dicastero dell’economia.
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
venerdì 23 dicembre 2011
Cassazione anti-Bankenstein (sentenza n. 46669)
Dr. Giovanni Battista Frescura
Consulente Tecnico *
Principi di diritto stabiliti dalla sentenza della Cassazione 19 dicembre 2011 n. 46669
1) l'innalzamento della soglia dell'usura vale solo dal maggio 2011, non è retroattivo, nemmeno ai fini penali;
La portata dell’intervento innovativo sulla determinazione dei criteri di individuazione del tasso
soglia e la mancanza di norme transitorie, certamente non dovuta a disattenzione [del legislatore], denotano che si è voluto dare alla normativa (che ha introdotto un regime maggiormente favorevole agli istituti di credito in relazione al reato di usura) operatività con esclusivo riferimento a condotte poste in essere dopo la sua entrata in vigore, senza produrre effetti su preesistenti situazioni, regolate dalla normativa precedente.
2) le circolari della Banca d'Italia non hanno alcun valore ai fini dell'interpretazione della legge sull'usura;
Le circolari e le istruzioni della Banca d’Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e
nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla
Banca d’Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato di usura sotto il
profilo dell’elemento oggettivo.
Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi [l’usura] di questione nota nell’ambiente del commercio che non presenta in sè particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito.
3) i presidenti o il c.d.a. delle banche sono responsabili dell'usura; fanno eccezione solo i casi relativi ai primi anni 2000, quando nessuno diceva che le banche facevano usura;
E’ ravvisabile in capo al presidente o al consiglio di amministrazione un potere di controllo
gestionale sull’attività della direzione generale o centrale commerciale con specifico riferimento
alla determinazione dei tassi di interesse, anche se a termini statutari tali organismi sottordinati
abbiano autonomia gestionale operativa, con conseguente responsabilità penale concorrente
degli organi apicali ove venga superato il tasso soglia degli interessi in ordine alla erogazione
del credito alla clientela.
Non è scusabile, in linea di principio, da parte di un istituto di credito, l’errore riferibile al calcolo
dell’ammontare degli interessi usurari trattandosi di interpretazione che oltre ad essere nota nell’ambiente bancario non rappresenta in se particolari difficoltà.
In mancanza di un orientamento giurisprudenziale di legittimità, sia civile che penale, all'epoca, che ritenesse illecita la prassi bancaria, sviluppatasi poi successivamente, nessuna censura di mancanza di doverosa prudenza può essere posta a carico dei presidenti delle banche e non può ritenersi violato il dovere di diligenza nella ricostruzione dei criteri applicabili ai fini della individuazione del tasso soglia a carico degli organi di vertici degli istituti bancari.
4) anche se non si individua il colpevole, ma il reato usura esiste, la banca deve rimborsare i danni.
[l’usura è] comunque un illecito avente rilevanza civilistica, non rileva, ai fini risarcitori, che non
sia stato accertato il responsabile penale della condotta illecita, in quanto l’azione risarcitoria
civile ben potrà essere espletata nei confronti degli istituti interessati che rispondono, comunque,
del fatto dei propri dipendenti.
* Direttore Centro servizi peritali (per il controllo dell’usura)
Valdagno (VI) Via Dalmazia 39/A Tel. 0445.412545
Email csvaldagno@assimai.it
G. Frescura – Usura e d anatocismo – La verifica del TAEG nei finanziamenti legali
- 2011
Valdagno (VI) Via Dalmazia 39/A Tel. 0445.412545
Email csvaldagno@assimai.it
G. Frescura – Usura e d anatocismo – La verifica del TAEG nei finanziamenti legali
- 2011
E se i debitori si rifiutassero di pagare?
E se i debitori si rifiutassero di pagare?
22 dicembre 2011 (MoviSol) - Il Vicepresidente del Partito Socialista Portoghese si è appellato alla propria e alle altre nazioni sotto il tallone dell'Unione Europea affinché usino la "bomba del debito" contro i banchieri. Ad una manifestazione di partito il 10 dicembre Pedro Nuno Santos ha dichiarato: "Possediamo una bomba atomica che possiamo puntare contro i tedeschi e i francesi: questa bomba atomica è la decisione che semplicemente non paghiamo. Il debito è la nostra unica arma e dovremmo usarla per imporre migliori condizioni, perché proprio la recessione è ciò che ci impedisce di rispettare gli impegni presi (con la Troika UE-FMI-BCE). Dovremmo far tremare le ginocchia dei banchieri tedeschi".
La "bomba del debito" è un concetto sviluppato dal movimento di LaRouche all'inizio degli anni ottanta, quando la crisi del debito messicano minacciava di esplodere. Recentemente è stata rilanciata da economisti come Loretta Napoleoni, che ha aggiornato la versione e-book del suo Contagio con le seguenti parole: "Il deficit dei paesi a rischio default è una loro grande forza, non un punto di debolezza. Perché i paesi creditori hanno tutto l'interesse di farsi restituire il denaro che hanno prestato".
Santos ha chiesto ai membri periferici dell'Unione Europea di unirsi contro i diktat di Bruxelles e Francoforte. "E' incomprensibile che i paesi periferici non fanno ciò che fanno il Presidente francese e il Cancelliere tedesco. Dovrebbero unirsi".
Santos ha fatto la sua dichiarazione lo stesso giorno in cui migliaia di dimostranti sfilavano lungo le strade di Lisbona protestando contro le misure di austerità, tra cui l'aumento della settimana lavorativa a 42 ore e il taglio del 16% per la fascia alta e dell'8% per la fascia bassa degli stipendi del pubblico impiego.
In tutta Europa sta crescendo un movimento per ripudiare il debito, facendo proseliti soprattutto tra le giovani generazioni indignate per essere private di un futuro mentre le banche centrali prestano centinaia di miliardi di denaro a buon mercato alle banche. Tuttavia, un semplice ripudio del debito non funzionerà.
Il 17 dicembre il segretario generale di MoviSol Andrew Spannaus è intervenuto all'assemblea nazionale del "Comitato No Debito" a Roma il 17 dicembre, organizzazione nata dalla sinistra vicina al sindacalista della Fiom Giorgio Cremaschi, all'insegna dello slogan "contro il governo Monti, contro il governo della BCE, contro la manovra". Davanti ad oltre 500 persone presenti al Teatro Tendastrisce di Roma e collegate al livestream via internet, Spannaus ha esordito affermando: "Sono americano, non sono comunista, ma sono d'accordo con chi si batte contro il governo delle banche". Ha poi detto che "non basta battersi per i diritti, bisogna sapere come siamo arrivati nella situazione di oggi, e avere proposte chiare per uscirne".
Il segretario di MoviSol ha poi tracciato brevemente la trasformazione delle economie industrializzate in società "post-industriali" e i punti salienti della deregulation finanziaria che ha portato alla crisi di oggi. La risposta alla situazione di oggi, in cui vengono creati dei governi antidemocratici per imporre una politica a favore degli interessi della grande finanza internazionale è chiara: riprendersi la sovranità nazionale e riorganizzare il sistema finanziario. Serve la separazione delle funzioni bancarie (Glass-Steagall), e una banca nazionale per finanziare lo sviluppo industriale ed infrastrutturale. In conclusione, Spannaus ha ammonito del pericolo di guerra che si sta creando con le avventure militari dell'occidente nel medio oriente, e specificamente con le minacce di un attacco all'Iran e alla Siria, a cui Cina e Russia hanno già reagito in modo pubblico.
L'intervento di Spannaus è stato apprezzato da molti per la sua chiarezza, e il giornalista Giulietto Chiesa ne ha fatto riferimento nel proprio intervento, preoccupandosi però del fatto che è stato l'unico tra le decine di persone a parlare che ha fatto riferimento al pericolo di guerra in questo momento.
Nel corso dell'assemblea è emersa la varietà di posizioni dei membri del comitato, dal comunismo e il socialismo, alle posizioni più aperte verso persone di altre estrazioni culturali e politiche. La proposta di MoviSol è di lanciare una mobilitazione intorno alla questione della riforma del sistema finanziario internazionale, a partire dal ripristino di Glass-Steagall e la fine del sistema dell'euro.
giovedì 22 dicembre 2011
Nocensura.com aderisce al comitato per l'abolizione delle sei leggi "regala soldi" alle banche
Il progetto del "Comitato per l'abolizione delle 6 leggi "regala-soldi" alle banche e contro il signoraggio" ci è piaciuto sin da subito, tanto che annunciammo la nostra presenza all'evento che si è tenuta il 26 Novembre scorso al Teatro Quirino di Roma sulla nostra pagina Facebook. In quell'occasione si alternarono ai microfoni interlocutori di spessore, come il prof. Nino Galloni, uno dei pochi economisti che dice le cose come stanno, il Pubblico Ministero Paolo Ferraro, posto in aspettativa dal CSM dopo che ha denunciato l'esistenza di una setta satanica in ambito militare, e molti altri. I propositi del comitato ci sembrarono ottimi, ma a placare l'entusiasmo di molte persone presenti, tra cui il nostro, la presenza dell'onorevole Scilipoti, che tra l'altro ha votato, nel corso della sua esperienza di governo, a favore dell'approvazione di alcune leggi che il nuovo comitato si propone di abolire. Quella ingombrante e poco gradita presenza, ci sdegnò al punto da non tornare a parlare del comitato in questione fino ad oggi, che siamo certi del fatto che egli non avrà alcun ruolo nel contesto dello stesso. Nei giorni scorsi, avendo appreso la notizia dell' esposto alla procura della Repubblica che l'Avv. Marra ha proposto nei confronti di Mario Monti e del "gruppo Bilderberg", lo abbiamo contattato, per avere delucidazioni sulla sua iniziativa, e sopratutto, sul coinvolgimento dell'On. Scilipoti nel progetto del Comitato. L'Avv. Marra ci ha assicurato che Scilipoti non fa parte del comitato, e che la sua presenza al Teatro Quirino era dovuta al fatto che anche lui - come altre personalità presenti - ha appoggiato l'iniziativa: questione che la stampa ha subito strumentalizzato, per cercare di delegittimare il comitato e fargli perdere credibilità, legando "a doppio filo" l'iniziativa al "responsabile", alla quale hanno cercato persino di attribuire la paternità del comitato stesso. Scilipoti anziché chiarire la propria posizione, sembra aver cavalcato questo "riflesso mediatico" per avere visibilità personale, ragione per cui l'Avv. Marra ci ha garantito che interverrà personalmente per chiarire la questione e dissipare ogni dubbio: ragione per cui, siamo pronti a fornire a questa iniziativa il nostro totale appoggio.
Che la stampa di regime stia cercando di ostacolare il comitato, che si pone un obiettivo ambizioso quanto scomodo, era fin troppo prevedibile: ciò lo dimostra inequivocabilmente il modo con la quale è stata trattata la vicenda sui mass media. Dell'evento del Teatro Quirino - al quale eravamo presenti - dove sono stati affrontati discorsi molto importanti, da personalità illustri come quelle sopra citate, è stato parlato solo la presenza di Scilipoti e per il "lato B" di Sara Tommasi, che ha messo a disposizione la sua nudità nel celebre video spot dell'evento, per attirare l'attenzione sulla questione del signoraggio bancario: una scelta che inizialmente ha suscitato in noi perplessità, in quanto temevamo che questa "provocazione" potesse in qualche modo banalizzare un tema importante come il signoraggio, tuttavia, dobbiamo dare atto all'Avv. Marra del fatto che la strategia comunicativa che ha scelto, si è dimostrata vincente, riuscendo a far conoscere la parola "signoraggio" a svariati milioni di italiani, molti dei quali non l'avevano mai sentita.
IL PROGETTO: "FERMIAMO LE BANCHE!"
Il comitato, che è nella fase costituente, propone di adoperarsi al fine di promuovere un referendum abrogativo, per abrogare le sei leggi "regala soldi" alle banche, alcune delle quali sono state approvate recentemente, coperte - tanto per cambiare - dall'assoluto silenzio dei mass media e con il beneplacito dei partiti di opposizione: che quando non hanno i numeri per opporsi in parlamento, dovrebbero quantomeno INFORMARE i cittadini delle conseguenze delle leggi che approva la maggioranza. Ma quando si tratta di agevolare i poteri forti economici e finanziari, tutti i partiti sono ben disposti a dare il proprio contributo. Quanti cittadini sono a conoscenza del fatto - per citare un esempio - che nell'ambito del "decreto sviluppo" approvato a Luglio scorso, sono stati aumentati i tassi oltre i quali scatta la soglia dell'usura? Una legge grazie alla quale le banche possono applicare tassi di interesse elevatissimi in modo del tutto legale.
INFORMAZIONE E CONSULENZA LEGALE
Il comitato si propone di offrire consulenza legale ai cittadini e alle aziende vessati dalle banche, che in molti casi avrebbero la possibilità di fargli causa, portando la banca in tribunale e ottenendo un giusto risarcimento, ma nella maggioranza dei casi non sanno di poterlo fare, oppure non lo fanno, scoraggiati dalla lentezza della giustizia, o perché non dispongono delle risorse finanziarie per permettersi di farlo.
Il comitato offrirà consulenza legale gratuita a cittadini e imprese, assumendo l'onore di portare avanti le cause, senza richiedere nessuna somma di denaro in anticipo: lo studio legale del comitato percepirà il proprio compenso, solo quando il processo arriva a sentenza, mediante una percentuale del risarcimento: una formula vantaggiosa: solitamente infatti - come sappiamo bene - prima di sedersi di fronte a un avvocato, è necessario mettere sul tavolo diverse centinaia di euro. Compito e obiettivo del comitato, sarà quello di promuovere informazione e consapevolezza tra i cittadini, contrastando l'ignoranza in materia, terreno fertile per approfittarsi di loro. Il risultato, sarà quello di promuovere centinaia di cause, "scardinando" il sistema alla base. Chi non rispetta le regole, e calpesta i diritti dei cittadini, spesso mettendo in ginocchio commercianti e piccole imprese, deve aspettarsi di essere trascinato in tribunale.
UNA BATTAGLIA DA VINCERE!
Che il percorso intrapreso dal costituendo comitato sia difficile, non abbiamo alcun dubbio. Gli ostacoli saranno molti, i poteri forti, con i loro fidi mass media asserviti, faranno di tutto per delegittimare l'iniziativa, ma noi crediamo che valga la pena lottare: e siamo sicuri che se il comitato riceverà il giusto supporto, non potrà fermarci nessuno! Per vincere è necessario l'aiuto e la collaborazione di tutti, superando le divisioni ideologiche, lottando uniti per questo importantissimo obiettivo.
Sul sito FERMIAMOLEBANCHE.it potete ricevere maggiori informazioni sull'iniziativa, e iscrivervi al comitato, compilando l'apposito modulo, che non comporta l'assunzione di alcun impegno: riceverete via email informazioni sugli eventi e sulle iniziative che verranno programmate: inoltre potete offrire la Vostra candidatura per fare parte del coordinamento del comitato, o come "referente di zona".
staff nocensura.com
Hans Christian Andersen: Una favola da Francoforte
Venticinquesima sera
di Hans Christian Andersen
| Fem og tyvende Aften | |
| Twenty-fifth Evening |
La favola Venticinquesima sera è stata pubblicata la prima volta il giorno 16 Febbraio 1840 .
"Ti darò un'immagine da Francoforte", disse la Luna. "Ho notato un edificio in particolare laggiù. Non era la città natale di Goethe, né era il vecchio municipio, attraverso le cui grate delle finestre si possono ancora vedere i teschi con le corna dei buoi che venivano arrostiti e dati al popolo all 'incoronazione degli imperatori. L'edificio era una casa borghese, dipinta di verde chiaro, e stava in un angolo dello stretto vicolo dell'Ebreo. Era la casa dei Rothschild.
"Ho visto, attraverso la porta aperta, la scala ben illuminata;. c'erano servitori in livrea, con candele di cera in candelabri d'argento massiccio, inchinati davanti ad una donna anziana che era portata giù per le scale con la sua sedia. Il padrone di casa le era vicino, a capo scoperto, e premette un bacio rispettoso sulla mano dell'anziana signora che era sua madre. Lei annuì gentilmente, a lui e ai servi, che poi la riportarono nel buio, attraverso la strada stretta, fino ad una piccola casa. Lei viveva lì e vi aveva partoritoo tutti i suoi figli. Da quel posto era fiorita la loro grande fortuna. Se avesse abbandonato la strada miserevole e la casetta, forse la fortuna li avrebbe abbandonati; questo era quello che lei credeva".
La Luna non disse più niente, la sua visita a me quella sera fu davvero troppo breve. Ma ripensai alla vecchia signora nel suo vicolo miserevole e stretto. Una sola parola da lei, e lei avrebbe potuto avere una magnifica casa sulla riva del Tamigi, una parola da lei, e lei avrebbe potuto avere una villa sul golfo di Napoli. "Se dovessi abbandonare l'umile casa da cui le fortune dei miei figli sono nate, allora forse la fortuna potrebbe abbandonarli!" Si trattava di una superstizione, ma che, per chi conosce la storia e ha visto il quadretto, si può riassumere in due parole dense di senso - una madre.
Banca Antonveneta: ci vogliono i cc per riavere i soldi
Va in banca con i carabinieri per avere soldi
Imprenditore di Vigonza con una sentenza del Tribunale: «Non farò la fine di Schiavon, lotterò per i miei diritti»
di Cristina Salvato
VIGONZA. Non voglio fare la fine di Giovanni Schiavon, che conoscevo da anni perché aveva il capannone di fianco al mio, e lotterò fino alla fine per esigere dalle banche il rispetto dei miei diritti». Mario Bortoletto, impresario edile di Vigonza, ieri ha dovuto far intervenire i carabinieri negli uffici dell’Antonveneta in piazzale Castagnara a Cadoneghe, per esigere soldi e documenti che l’istituto di credito doveva consegnargli.
A nulla è valso avere in mano un decreto ingiuntivo firmato dal tribunale di Padova perché, dopo ore di discussione con i funzionari della banca, solo all’arrivo del comandante della stazione dei carabinieri di Cadoneghe, il maresciallo Fabio Fattore, Bortoletto è riuscito ad ottenere quanto gli spettava. «Da mesi chiedevo gli estratti conto di un’impresa edile di cui ero garante – racconta Mario Bortoletto –. Sono stato costretto a rivolgermi al tribunale e a luglio il giudice ha emanato un decreto ingiuntivo che obbligava Antonveneta a consegnarmi i documenti e anche 1.216 euro come liquidazione delle spese di procedura». Fino a ieri pomeriggio, però, Bortoletto non aveva visto né estratti conto né quattrini. Presentatosi in banca con Alfredo Belluco di Federcontribuenti Veneto, i documenti erano sì pronti, ma la banca esigeva che l’imprenditore pagasse oltre 400 euro per le fotocopie. Quanto ai 1200 euro che invece dovevano versare a lui, neanche l’ombra.
«Non possono farmi pagare quando esiste un decreto ingiuntivo del Tribunale, sono io il creditore» sostiene l’imprenditore. Questa però era la disposizione che aveva lasciato il direttore, ieri assente. Solo con l’intervento del comandante dei carabinieri l’ufficio legale della banca ha rilasciato l’ok per la consegna gratuita degli estratti conto e del denaro. Anche perché l’imprenditore era ben deciso a non schiodarsi dall’ufficio.
Non gli cambieranno la vita quel migliaio di euro, ma si tratta di affermare una «questione di principio»: c’è poi da aggiungere che dall’Antonveneta Bortoletto attenderebbe oltre 800 mila euro. «Ho fatto fare una perizia e ne è risultato che tra usura, commissioni sul massimo scoperto, la capitalizzazione degli interessi sugli interessi e altre spese l’Antonveneta mi deve oltre 819 mila euro – conclude l’imprenditore –. Ho dovuto svendere una casa, la barca e la macchina, perché alcuni anni fa l’istituto di credito diceva di vantarli da me. Ora invece scopro che quei soldi non erano dovuti. Ho presentato quindi denuncia ed è in corso un’azione legale in tribunale per illeciti addebiti e usura nei miei confronti».
Stalinismo capitalistico della giunta Monti
Lo stalinismo capitalistico della giunta Monti
di Costanzo Preve - 21/12/2011Fonte: Arianna Editrice

Una riflessione storica politicamente scorretta
1. Fra le sceneggiate neoliberiste della giunta Monti vi sono scene da vera e propria commedia dell’arte. La protesta delle donne operaie colpite deve essere fatta da una rispettabile e ammirevole deputata operaia leghista, mentre gli eredi di Gramsci e Togliatti inneggiano all’imposizione di un neoliberalismo privatizzatore assoluto. Il tecnocrate orecchione Giarda chiama i deputati “company”, rivelando così plasticamente il disprezzo interiore che nutre per la rappresentanza popolare, chiamata “casta”. E si potrebbe continuare. Ma come professore di storia e filosofia ritengo opportuno fare il mio mestiere, e cioè riflettere spregiudicatamente sulle analogie storiche.
2. L’arroganza neoliberale privatizzatrice della giunta Monti è ormai del tutto svincolata da idee di rappresentanza democratica, non importa se di destra o di sinistra (si ricordi che da tempo io considero obsoleta questa dicotomia, e credo che i fatti mi diano ragione, se appena li si vuole interrogare e interpretare con spregiudicata sincerità). Questo ricorda una analogia storica, la scelta di Stalin nel 1929 di imporre per ragioni ideologiche il suo modello di comunismo. Il 1929 di Stalin e il 2011 di Monti hanno infatti almeno un elemento in comune: in entrambi i casi un insieme di scelte politiche è completamente svincolato da qualunque mandato democratico, ma è legittimato dal riferimento a un universale astratto dispotico, la Storia in un caso (Stalin), l’Economia in un altro (Monti). Paradossale? Certamente. Ma il paradossale è nella storia più frequente dell’influenza invernale. Riflettere per credere.
3. So bene che nel 1929 la decisione di Stalin di nazionalizzare tutto fu dovuta anche a ragioni congiunturali (crisi delle forbici tra prezzi agricoli e industriali, eccetera). Ma la ragione fondamentale delle sue scelte fu un riferimento diretto e non democratico alle presunte Ragioni della Storia, gemelle di quelle Ragioni dell’Economia, cui fa riferimento la giunta Monti e il codazzo di giornalisti corrivi al seguito, fra cui segnalo per particolare impudenza il torinese Gramellini.
Se Stalin avesse sottoposto democraticamente il suo progetto “comunista” nel 1929 al popolo sovietico (quello reale, non quello onirico inventato dai comunisti dell’epoca) certamente esso lo avrebbe democraticamente respinto a maggioranza. Il solo modo di farlo passare era di presentarlo come il destino ineluttabile delle leggi dialettiche della storia, che in quel contesto avevano lo stesso ruolo delle leggi del mercato neoliberale oggi agitate dai pagatissimi mezzibusti televisivi. In questo senso l’università Bocconi di Milano e l’Istituto di Marxismo-Leninismo di Mosca hanno la stessa identica funzione politico-ideologica: si nazionalizza per superiori ragioni storiche, si privatizza per superiori ragioni economiche. In entrambi i casi, non ha senso rivolgersi alle opinioni di ignoranti pecoroni, ignari delle leggi supreme della Storia (Stalin) e dell’Economia (Monti).
Stalin non poteva rifarsi a Marx, perché Marx, morto nel 1883, non poteva prevedere la nuova situazione. Marx aveva previsto che il modo di produzione capitalistico, per la natura illimitata della sua “produzione per la produzione”, si sarebbe esteso all’intero pianeta e avrebbe a poco a poco vinto ogni resistenza (a quei tempi, le resistenze dei modi di produzione precapitalistici; oggi sappiamo anche la resistenza, da Marx assolutamente non prevista, del dispotismo operaio chiamato “socialismo reale”). Ma Marx aveva sbagliato su due punti grandi come la catena delle Alpi: aveva detto che il capitalismo a un certo punto sarebbe stato incapace di sviluppare ulteriormente le forze produttive, laddove invece è esattamente l’opposto, e aveva individuato il soggetto rivoluzionario nella classe operaia, salariata e proletaria, laddove questa classe è nel suo complesso in condizioni normali meno rivoluzionaria dei contadini egizi e sumeri. E quindi il povero Stalin, che non poteva ovviamente ammettere una simile bestemmia, avendo fatto diventare Marx il profeta di riferimento, era costretto a inventarsi “leggi dialettiche della storia”, addirittura tre, totalmente inesistenti, per giustificare la violazione di qualsiasi regola democratica.
La giunta Monti si muove in base alla stessa identica concezione religiosa, con l’Economia al posto della Storia, e con l’università Bocconi al posto dell’Istituto di Marxismo-Leninismo.
4. Mi rendo conto che tutto questo è scandaloso per le anime pie e politicamente corrette, e che per poterlo argomentare con sufficiente precisione dovrei impiegare centinaia di pagine. Ma ve le risparmio, intanto so bene che sarebbero del tutto inutili, perché ormai siamo di fronte a processi di incredibile babbionizzazione, dovuti a decenni di simulazione teatrale Destra/Sinistra, di antifascismo in assenza di fascismo, di anticomunismo in assenza di comunismo, di interventi imperialistici in nome dei diritti umani, di parossismo identitario antiberlusconiano, di polemica contro la cosiddetta “casta”, eccetera. Soprattutto, è incredibile che abbiano cominciato a prendersela con i tassisti, i farmacisti, gli edicolanti, assimilati a corporazioni mafiose e parassitarie, laddove nessuno sembra prendersela con i giganteschi profitti del capitale finanziario speculativo.
Non mi stupisce ovviamente che gli ex comunisti siano in prima fila in questa tragicommedia. Chi ha creduto a inesistenti Leggi della Storia è indubbiamente portato a riconvertirsi e a riciclarsi in credente di altrettanto inesistenti Leggi dell’Economia. Non parlo di personaggi pittoreschi come Franceschini o la Bindi. Costoro sono ex democristiani normalmente riciclati. Parlo dei mercenari ex comunisti alla D’Alema, Bersani e Napolitano, il tipo umano culturalmente predestinato a passare con un doppio salto mortale dall’Istituto di Marxismo-Leninismo all’università Bocconi di Milano.
Se la dialettica hegeliana fosse maggiormente conosciuta , questo passaggio apparirebbe comprensibile e addirittura di facile comprensione. Ma non a caso le facoltà di Filosofia sono state costruite e finanziate per intorbidare le acque con il postmoderno, il pensiero debole, il new realism, la morale astratta kantiana, le inutili dicotomie bobbiane, eccetera. E allora uno dei problemi dialettici più facili del mondo, il passaggio dalle inesistenti Leggi della Storia alle inesistenti Leggi dell’Economia diventa un mistero chiuso da sette sigilli.
Il battage mediatico è asfissiante. Ogni tanto ci sono dissonanze, come le lacrime della tecnocrate Fornero e l’arroganza dell’orecchione Giarda, ma purtroppo manca una cultura che riesca a vedere chiaro in un processo che in realtà è chiarissimo.
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