lunedì 2 gennaio 2012

Attentati dinamitardi contro Equitalia e CPI

FOGGIA, lunedì 2 gennaio 2012 - ORE 12.12

Attentati Equitalia e CPI: nessuna rivendicazione


Un capodanno nato sotto il peggiore degli auspici. A Foggia, è stato colpito nella notte di San Silvestro il cuore pulsante dell'economia del lavoro. Attentati dinamitardi prima contro la sede di Equitalia, poi contro il Centro per l'Impiego. Ma andiamo con ordine. E' da poco scoccata la mezzanotte quando si sente un fortissimo boato che supera quello dei festeggiamenti di fine anno. Lo hanno udito tutti i residenti della macchia gialla a Foggia, capendo si da subito che non si trattava di un semplice petardo. Così è stato. Un potente ordigno rudimentale è stato fatto esplodere davanti alla sede foggiana di Equitalia, società pubblica incaricata della riscossione dei tributi per conto dello Stato. La deflagrazione è stata violentissima, la saracinesca è balzata via per una decina di metri. Ingenti i danni anche all'interno della struttura. Una svolta nelle indagini potrebbe giungere dai filmati della videosorveglianza, già al vaglio degli agenti della Digos. Nessuna rivendicazione è giunta, fino a questo momento, alle forze dell'ordine; potrebbe però esserci un nesso tra gli attentati ai danni di Equitalia in altre zone d'Italia: prima il pacco bomba a Roma dello scorso 9 dicembre, che ha ferito il direttore generale Marco Cuccagna, quello del 26 dicembre contro la sede di Olbia, poi quello avvenuto nella notte del 30 dicembre a Modena, dove è stato appiccato un incendio. Avvertimenti che - secondo gli inquirenti - celerebbero una matrice anarchica. Per non parlare dei cinque grossi petardi fatti esplodere dinnanzi la sede di via San Severo del Centro per l'Impiego. Ordigni esplosivi posti in prossimità di 4 saracinesche e della porta d'ingresso. L'esplosione ha provocato danni alle pareti esterne della struttura. A dare l'allarme  un dipendente che passava casualmente in via San Severo alla periferia di Foggia. Intanto per alcuni giorni l'attività del CPI avverrà con funzionalità ridotta. Gli uffici saranno dunque in funzione - negli usuali orari di sportello - esclusivamente per il rilascio di certificazioni urgenti ai fini delle assunzioni.

Tatiana Bellizzi 

Fermiamo i falsari, insieme si può !


L'ostacolo al cambiamento non sono le banche o il potere in generale, bensì la grande negligenza di cambiare della gente. Il potere è oggi rappresentato, in Italia, da non più di 20.000 - 30.000 persone che, dai loro vari ruoli, controllano i media, ma anche i media sono condizionati dal consenso popolare. La gente, in sostanza, resa viziosa, oppone ora i suoi vizi al cambiamento, ed è proprio contro il conservatorismo della gente che dobbiamo lottare se vogliamo sconfiggere l'illiceità bancaria, perché il motivo per il quale non riusciamo a sconfiggerla è che la gente la difende. Gino Marra

domenica 1 gennaio 2012

Solange Manfredi: il Nuovo Leviatano

Solange Manfredi: Questa è la legge from censuratixcaso on Vimeo.

Gioco di ombre. Salvare l’Europa ?


Gioco di ombre. Salvate l’Europa per favore.

What do you see?  - Sherlock: Everything. That is my curse. Cosa vedi? – Sherlock: Tutto. E’ la mia maledizione.
Who are you?  -   Sherlock: Concerned Citizens.
Chi siete? – Sherlock: Cittadini che vogliono essere coinvolti.
Sherlock Holmes 2, Gioco di ombre.
Voi sapete che in questo momento i 17 Paesi dell’euro più altri Paesi (non il Regno Unito) dell’Unione Europea hanno deciso dopo il vertice di Marsiglia del 9 dicembre di aggiungere al trattato un Patto Fiscale (Fiscal Compact)? Penso di sì anche se la stampa non è che se ne stia occupando molto in questi giorni di feste.
Sapete anche cosa comporterà nei dettagli? Certamente no perché nulla circola. Qualcosa trovate sul sito del Consiglio Europeo.   Ma non tutto. Per esempio non trovate qualcosa che apparentemente ci sarà, la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade).
Per capirci ancora meglio, la cosa sarebbe addirittura più dura di quel pareggio di bilancio che con il nostro appello a Monti abbiamo cercato di scongiurare. 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.
Insomma, questo patto fiscale è una rivoluzione vera e propria, se dovesse essere approvato con questi contenuti. Molti di noi, io per primo, sarebbero contrari perché aggrava la recessione e ci spinge a privatizzare non perché ci abbiamo ragionato sopra ma perché obbligati dalla fretta, come avvenne nei primi anni 90, una mossa rivelatasi col senno di poi disastrosa, visto che non solo non ha portato grande crescita, ma ha anche impedito di fare quello che più conta per i consumatori, le liberalizzazioni del settore (settori che, una volta privatizzati, erano in mano a privati che non ebbero nessuna intenzione di avallare liberalizzazioni che, introducendo maggiore concorrenza  e minori profitti, le avrebbero danneggiate. E così è andata). Molti di noi dunque vorrebbero esprimere un parere su di ciò, come giusto che sia in ogni democrazia.
Ed in effetti, come è corretto, pare (l’ho saputo da una fonte, mica perché è informazione pubblica) che i governi nazionali possono esprimere il proprio parere al riguardo presentando degli emendamenti. Ottimo, direte. Certo.
C’è un problema. Piccolo piccolo. La scadenza per consegnare gli emendamenti, mi dice sempre la mia fonte, è questo 29 dicembre, tra 3 giorni. Nessuno lo sapeva, vero? Già. La stampa o non lo sapeva o come a volte accade, non si rende conto dell’importanza della cosa. Oppure, lo sa bene, ma preferisce commentare a posteriori, quando è troppo tardi. Comunque sia è difficile essere come lo Sherlock Holmes del film, capaci di vedere tutto. Ma Dio sa se ce n’è bisogno. Ma torniamo a noi: che si può dire in 3 giorni nel dibattito per aiutare il nostro Governo a decidere per bene quali emendamenti meglio rappresentano i nostri interessi nazionali? Poco. Ma c’è di peggio.
La mia fonte mi ha detto un’ultima cosa. Che al Ministero dell’Economia, dove stanno studiando gli emendamenti da proporre, gira la voce che non se ne debba assolutamente parlare con l’esterno. L’esterno. Cioè noi. Noi cittadini.
Badate bene, non è questione se c’è o se non c’è la regola devastante del ventesimo ogni anno di debito PIL da ridurre. Anche se non ci fosse qui siamo alle prese con un problema non indifferente  di democrazia. Certo se ci fosse anche la clausola del ventesimo di debito e noi non ne sapessimo nulla potremmo certamente parlare di un gravissimo errore di questo Governo, se di errore involontario si tratta. Altrimenti di vero e proprio aggiramento del Parlamento.
Avete 3 giorni per manifestare e per richiedere di conoscere quali emendamenti il nostro Governo presenterà riguardo alla proposta di nuovo Trattato dell’Unione. Trovate voi i mezzi, io faccio fatica a fare appelli ogni 3 giorni. Ma il momento è cruciale e se di Europa trattasi deve trattarsi  di una Europa dei popoli e democratica e non di stanze chiuse e piene d’ombra anche se illuminate. Altrimenti addio Europa.
Elementare Watson.

Marra intervistato da Giovanna Canzano (video)

Beppe Grillo: Messaggio di fine anno 2011

In Spagna torna la peseta

In Spagna torna la peseta e fa la fortuna di un villaggio galiziano

http://it.euronews.net/ Nei cassetti degli spagnoli restano ancora più di 284 miliardi di vecchie pesetas, per un controvalore di 1,7 miliardi di euro.

Lo sanno bene nel piccolo comune di Salvaterra de Miño, un villaggio della Galizia al confine con il Portogallo.

Dal mese d'ottobre la locale Camera di Commercio ha deciso di far accettare la vecchia moneta nei negozi.

Era meglio col fascismo ?


Oggi, col progresso Tecno-Pluto-Demo-Cratico:
http://www.ilgiornale.it/interni/la_denuncia_camussorischio_tensioni_socialimonti_sia_piu_coraggioso/crisi-pensioni-articolo_18-susanna_camusso-occupazione-lavoro-mario_monti-crescita-sindacati-cgil/01-01-2012/articolo-id=564926-page=0-comments=1

Crisi, i sindacati avvertono il governo: "Rischio tensioni sociali? Dipende da Monti"

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso avverte: "C'è il rischio di conflitto sociale nei prossimi mesi". Poi ammonisce Monti: "E' meglio che abbia più coraggio e apra un confronto su crescita e occupazione". Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "L’inasprirsi del conflitto sociale dipenderà soltanto dal governo. Noi non accetteremo pacchetti preconfezionati". Il segretario Uil, Luigi Angeletti: "Non è nostra intenzione fare del conflitto sociale la nostra regola, ma è chiaro che il governo si illude se pensa che possiamo sopportare un 2012 carico di disoccupati"

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Da un lato c'è il premier Mario Monti, sicuro che non ci saranno "grosse" tensioni sociali, dall'altro c'è il leader della Cgil, Susanna Camusso che ravvisa un "rischio reale". Il segretario del maggior sindacato d'Italia ha iniziato l'anno come l'ha finito: pressando l'esecutivo e facendo la voce grossa.
I sindacati
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Per la Camusso, nei prossimi mesi il rischio reale di tensioni sociali sarà crescente e "va contrastato con un piano per il lavoro". "La recessione avrà un impatto duro sull’occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza è reale", ha sottolineato la Camusso a TMNews, lanciando poi un avviso al governo: "E' meglio che abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell’occupazione. Noi vogliamo confrontarci sulla crescita del Paese, e per noi crescita vuol dire creare nuove occasioni di lavoro per giovani e donne e lavori meno instabili e precari per tutti".
E in tema di lavoro, il segretario Cgil ha proposto ancora una volta la sua ricetta, non lesinando un attacco nei confronti del precedente esecutivo: "Proponiamo un nuovo Piano del lavoro. Crediamo sia indispensabile ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi".
"Bisognerà anche riformare gli ammortizzatori sociali per tutelare maggiormente chi perde il lavoro, senza rinunciare agli interventi urgenti che si proporranno nei prossimi mesi. Fare queste due operazioni a parità di spesa 2011 ci sembra molto difficile", ha spiegato la Camusso.
Susanna Camusso, segretario Cgil
Che sul tema previdenziale è tornata poi a ribadire come quello dellepensioni sia un capitolo tutt'altro che chiuso: "Ci sono delle ingiustizie e delle discriminazioni che gridano vendetta e vanno risolte. Penso soprattutto a coloro che hanno perso e perderanno il lavoro e a chi stava maturando il diritto di andare in pensione che si vede di colpo allungato il lavoro di 5 anni. Questo non è giusto e non è accettabile".
Infine, permane l'ostilità nei confronti di una modifica dell’articolo 18 che, per la Camusso resta in ogni caso intoccabile perché "non c’entra niente con i problemi della crescita e della riforma del mercato del lavoro. Lo dicono molti economisti, giuristi e molte imprese, non solo i sindacati. Quindi per noi è fuori discussione. L’idea poi che togliendo una salvaguardia a chi ce l’ha aumenti il grado di tutela per tutti è ridicola e penosa insieme. Sarebbe come dire che abbassare i salari dei livelli professionali più alti faccia crescere l’eguaglianza di reddito fra i lavoratori. Quello sull’articolo 18 è un accanimento ideologico sollevato da persone che spesso non sanno di cosa parlano e di quanto poco ricorso se ne faccia nella realtà".
Ma la Camusso non è l'unica dei sindacati a suonare la carica. Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, l’inasprirsi del conflitto sociale nei prossimi mesi di recessione "dipenderà soltanto dal governo". "La Cisl chiede una concertazione vera su tutti i temi economici e sociali. La necessaria rapidità delle decisioni non può divenire un alibi per evitare il confronto con il sindacato. Non accetteremo pacchetti prefeconfezionati o ispirati da altri", ha aggiunto Bonanni.
"Finora il governo ha voluto fare da solo e infatti la reazione del sindacato è stata la diretta conseguenza di questa scelta. Verificheremo nei prossimi giorni se ci sarà un cambiamento nella linea del governo e se alle parole del presidente Monti corrisponderanno i fatti", ha concluso il segretario Cisl.
E al coro si è aggiunto anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, il quale ha ribadito il concetto: "Non è nostra intenzione fare del conflitto sociale la nostra regola, ma è chiaro che il governo si illude se pensa che possiamo sopportare un 2012 carico di disoccupati. La combinazione di pensioni più basse, redditi reali decrescenti e minore occupazione non è un buon viatico per la pace sociale".

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Insomma, il governo Monti è guardato a vista dai sindacati. E dai suoi comportanti deriverà una loro reazione.