giovedì 12 gennaio 2012

L’UNGHERIA SI PIEGA ?


 L’UNGHERIA SI PIEGA, PRONTA A CAMBIARE LE SUE LEGGI
 EuropaPER RICEVERE I SOLDI DI SALVATAGGIO DALL'EUROPA

FONTE: Zero Hedge
Se ci fosse una conferma più vivida delle parole di Mayer Rothschild "Lasciatemi emettere e controllare la moneta di una nazione e non dovrò preoccuparmi di chi scrive le leggi”, allora dobbiamo ancora trovarla. Oggi l’Ungheria, che ha “valorosamente” sfidato l’Europa e il FMI ignorando le pressioni per rendere la propria banca centrale più "malleabile" alla fine si è piegata dopo la recente esplosione dei rendimenti delle sue obbligazioni, un incremento dei CDS a livelli record e un collasso della sua divisa.

Il governo ungherese sta prendendo in considerazione la modifica delle leggi contestate se la Commissione Europea lo ritenesse necessario, ha affermato il Ministro degli Esteri Janos Martonyi all’esecutivo e ai partner dell’Unione Europea. ‘Rispettiamo totalmente l’autorità della Commissione Europea, il guardiano dei trattati dell’UE", ha scritto Martonyi in una lettera datata 6 gennaio e pubblicata giovedì dal suo ministero. ‘Ci teniamo pronti a prendere in considerazione una modifica alle leggi, se fosse necessario!" Come Rothschild aveva previsto con efficacia più di 200 anni fa, per svendere la tua sovranità ci vogliono solo pochi pezzi di argento (di carta.
Ancora:
L’Ungheria, che vuole assicurarsi un accordo di finanziamento multimiliardario con il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea, è bloccata in una disputa legale con la Banca Centrale Europea e Bruxelles su una nuova legge per la banca centrale.
Lo scorso mese la Commissione Europea ha richiesto l’abrogazione della legge, è preoccupata perché comprometterebbe la sua ’indipendenza'.
Martonyi ha detto che il governo era pronto a dialogare con chiunque abbia argomenti concreti. 
L’Ungheria è il primo caso di studio su come avverrà a breve l’annessione dei paesi che non sono dell’eurozona, una volta che sarà chiarito che chi non sta con il fallito esperimento europeo, è contro.
**********************************************
10.01.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Così Monti promuove saldi di energia e difesa


Così Monti promuove saldi di energia e difesa: il direttorio ringrazia
di Gianandrea Gaiani * - 11/01/2012

Fonte: Il Foglio
 
   Potrebbero cominciare presto i saldi al "discount Italia", il grande centro commerciale gestito oggi da un "consiglio d`amministrazione" che sembra rispondere ad azionisti stranieri che ci si ostina a chiamare partner invece che concorrenti e rivali. Non c`è bisogno di aderire a teorie complottistiche per notare le forti sponsorizzazioni esterne del governo Monti. Ha fatto scalpore la notizia resa nota dal Wall Street Journal della telefonata tra Angela Merkel e il presidente Giorgio Napolitano, ma pochi ricordano i contatti tra Napolitano e Barack Obama durante la messa a punto del governo tecnico e dai quali sarebbero emersi i nomi dei ministri di Esteri e Difesa: l`ambasciatore negli Stati Uniti, Giulio Terzi, e il presidente del Comitato militare della Nato, l`ammiraglio Giampaolo Di Paola. Uomini che garantiscono alla Casa Bianca l`assoluta fedeltà dell`Italia. 

Sull`applicazione di nuove sanzioni a Teheran, Terzi ha detto già un mese fa che "l`Italia sostiene con piena convinzione il piano di sanzioni economiche annunciato dall`Amministrazione americana". Monti ha dichiarato che l`Italia sarebbe "pronta a partecipare a tutte le nuove sanzioni imposte dall`Europa" nonostante l`Italia importi da Teheran il 13 per cento del suo greggio (la Francia solo il tre). Il ministro Di Paola ha blindato le missioni all`estero con uno stanziamento da 1,4 miliardi di euro che coprirà il 2012 mettendole così al riparo da eventuali crisi dell`esecutivo. Nessuna riduzione delle truppe in Afghanistan e più soldati in Kosovo. Conti alla mano molto di più di quanto possiamo permetterci ma esattamente quello che vogliono da noi Nato e America. 

Sul piano economico le "potenze occupanti euroamericane" sembrano determinate a eliminare l`Italia dalla lista dei concorrenti sui mercati internazionali. La manovra del governo tutta tasse e zero sviluppo ci affosserà per anni tra recessione ed elevata inflazione mentre il crollo in Borsa di grandi aziende italiane ne facilita l`acquisto da parte dei gruppi stranieri. 

Finmeccanica ha oggi una capitalizzazione di appena due miliardi di euro a fronte di un valore almeno doppio soltanto contando i beni immobiliari e l`unico argine alla scalata al gruppo (in testa i franco-tedeschi di Eads e Thales, quest`ultima interessata a Wass e Oto Melara) è la golden share, l`azione privilegiata con la quale il Tesoro controlla anche Enel, Snam rete gas, Eni e Telecom. Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, e persino i vertici della Ue Van Rompuy e Barroso hanno imposto a Monti l`abrogazione della "golden share" entro un mese, pena pesanti sanzioni. 

Il mese sta per scadere ed è certo che l`argomento verrà discusso nel tour che il premier ha iniziato in un`Europa che non sembra aver fretta però di demolire meccanismi simili presenti in Germania e Francia per impedire scalate straniere. Lo shopping al discount Italia è già cominciato. La settimana scorsa la francese Edf ha acquisito l`81 per cento di Edison mentre Eads ha comprato il 67 per cento dell`italiana Space Engineering specializzata in tecnologie radar e telecomunicazioni. Abrogata la golden share, senza una nuova legge a protezione dei nostri asset pregiati, cominceranno i saldi. Con il rischio che non siano quelli di fine stagione ma quelli per "cessata attività". 



*Nato nel 1963 a Bologna dove si è laureato in Storia Contemporanea, si occupa dal 1988 di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. E' un "fogliante" dal 1997 (sua la rubrica Militaria) ma scrive anche sui quotidiani Il Sole 24 Ore e Libero e sui settimanali Panorama e Gente. E' opinionista sui temi di Difesa e Sicurezza del Giornale Radio RAI e Radio Capital e dal gennaio 2000 dirige il mensile web Analisi Difesa. A partire dal 1991 ha realizzato reportage da numerose aree di crisi e ha seguito sul campo le operazioni militari condotte dalle Forze Armate Italiane in Kurdistan, Somalia, Mozambico, Albania, Croazia, Bosnia, Macedonia, Kosovo, Afghanistan, Sinai e Iraq. Dal 1999 collabora con l'Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia (ISMM) e ha insegnato all'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI) a Roma. E' autore di diverse pubblicazioni tra le quali "Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane" uscito nel 2008.

Gioventù castrata


Gioventù castrata
di Mariavittoria Orsolato - 11/01/2012

Fonte: Altrenotizie

  
“Non studio, non lavoro, non guardo la tv” cantava Giovanni Lindo Ferretti prima della sua crisi mistica con conseguente trasmutazione in hooligan di Giuliano Ferrara. Era il 1985, al governo c'era Craxi, al Quirinale arrivava Cossiga e il disagio sociale giovanile aveva a che fare soprattutto con le pere. Anche allora l'Italia era il fanalino di coda westeuropeo quanto a disoccupazione ma alla fine, vuoi il parente, vuoi la conoscenza, vuoi il partito, un posto “a 'sti poveri ragazzi” lo si trovava sempre.
Forse allora i CCCP non lo immaginavano - o forse si dato il background socialista - ma la loro “Io sto bene”, da cui è tratta la strofa sopra riportata, è diventata una sorta di inno generazionale dei giovani italiani degli anni zero, quelli sfigati s'intende.
Li chiamano NEET - acronimo che in inglese sta per "not in education, employment or training” e che nella nostra lingua può essere tradotto come “nè, nè” -  sono giovani tra i 16 e i 29 anni che non hanno un'occupazione, non vanno all'Università e non seguono corsi di formazione. Una nuova categoria sociale coniata in tempi non ancora sospetti - era il 1999 - dal report della task force anti-esclusione sociale del governo britannico e che nel 2010 comprendeva ben 2,2 milioni di giovani italiani.
I numeri, com'è ovvio, sono però destinati a crescere: l'Istat ha già lanciato l'allarme, indicando che tra gli under 25 la disoccupazione è al 30,1% e che il 72% delle giovani donne rinuncia a trovare un'occupazione nel breve periodo per dedicarsi alla casa e alla famiglia.
Bamboccioni spesso loro malgrado, i NEET sono persone che non hanno titoli di studio sufficienti o che al contrario hanno fin troppe lauree e specializzazioni, pronte ad inserirsi nel mercato del lavoro ma invano, perché intrappolati nel vicolo cieco della crisi e delle innumerevoli porte sbattute in faccia. Ragazzi che non vanno né avanti né indietro ma fluttuano in un mortificante limbo, con la terribile sensazione di non saper far nulla, di essere inutili. Il risultato è che in molti vengono svuotati a tal punto da questa condizione imposta da arrendersi alla disoccupazione, rinunciando a immaginare il futuro prospettatogli dai genitori quando i tempi erano migliori.
Stando al rapporto di Bankitalia sull’economia delle regioni italiane il nostro paese è il secondo in Europa per popolazione NEET, con un 24,2% di “nullafacenti”, ma gli esimi censori non tengono in debito conto che in questo particolare momento storico “cercare lavoro” è a tutti gli effetti un lavoro, full time e non retribuito tanto quanto i cosiddetti stage o tirocini formativi che l'istruzione propone agli studenti e che le aziende sfruttano come manodopera a costo zero.
Eurostat nel dossier “Methods Used for Seeking Work” ha rilevato come in Italia oltre due persone su tre in cerca di lavoro si affidano a un intermediario che può essere un parente o anche un sindacato, mentre le agenzie interinali e gli annunci sul web vengono snobbati in quanto “contatti a distanza”.
I dati riguardano il secondo trimestre del 2011 ma evidentemente non sono aggiornati. Basta andare in qualsiasi agenzia di collocamento, privata o pubblica che sia, per rendersene conto. Fino a poco tempo fa queste, soprattutto quelle private, scontavano la fama di essere fabbriche di precari malpagati con contratti al limite della legalità ed erano frequentate per lo più da immigrati o studenti alla ricerca del lavoretto per pagarsi i vizi: il 18% della popolazione secondo Eurostat.
Ora invece a compilare moduli e a consegnare curricula ci sono distinte signore, giovani italianissimi e soprattutto c'è un affollamento tale che spesso sulla porta compaiono cartelli in cui ci si scusa per il disagio ma “la consegna di cv è momentaneamente sospesa per eccesso di candidature e conseguente impossibilità di gestione”.
Delle due l'una: o le agenzie hanno degli archivi veramente striminziti oppure le persone non sanno davvero più a che santo votarsi pur di lavorare. Sempre secondo Eurostat la seconda via scelta per trovare un'occupazione consiste nel chiedere direttamente al datore di lavoro, stando alle tabelle del sondaggio oltre sei persone su dieci in cerca di occupazione si rivolge al principale.
Dato il “nanismo imprenditoriale” italiano, è normale che da Bruxelles considerino molto più semplice arrivare direttamente al capo, ma anche in questo caso la crisi, e soprattutto le cosiddette “manovre a contrasto”, hanno imposto le loro condizioni e per quanto sia facile presentarsi al datore di lavoro il passo successivo, ovvero farsi assumere in un qualche modo, è reso quasi impossibile.
Eppure l’eterogeneo popolo dei NEET costituisce un'immensa forza lavoro sprecata che, in congiunture economiche come quelle in cui sta affondando l’Italia, sarebbe fondamentale per uscire dalla crisi, ma si preferisce abbandonare questa forza a se stessa o peggio ancora la si convince, come provano a fare Ichino e Boeri, che la colpa sia di quelli che il lavoro già ce l'hanno e non vogliono rinunciare al tanto discusso articolo 18 che in realtà i lavoratori li tutela tutti, sia quelli di oggi che quelli che verranno.
Una gioventù castrata, disarmata e imbelle di fronte al sovvertimento di quella normalità generazionale che vorrebbe i figli vivere meglio dei loro padri. “Io sto bene, io sto male, io non so come stare” cantava nell'85 Ferretti. Sempre attuale.

INCONTRO A ROMA SABATO 4 FEBBRAIO

INCONTRO OPERATIVO, SABATO 4 FEBBRAIO 2012, ORE 11.30, ROMA, TEATRO QUIRINO, VIA DELLE VERGINI 7

mercoledì 11 gennaio 2012

FN impicca manichino davanti all’AdE

Forza Nuova impicca manichino davanti all’Agenzia delle Entrate a Macerata

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/forza-nuova-impicca-manichino-davanti-allagenzia-delle-entrate-a-macerata-1076750/

MACERATA – Alcuni militanti di Forza Nuova hanno affisso la scorsa notte davanti all'Agenzia delle Entrate di Macerata uno striscione con la scritta ''Il debito pubblico e' una truffa. Stop signoraggio'', impiccando inoltre un manichino davanti ai cancelli d'ingresso ''per dare voce agli italiani afflitti da pignoramenti, licenziamenti, precariato, pensioni che scompaiono e aumenti dei prezzi''.
''Un'iniziativa – si legge in una nota del movimento di ultradestra – per combattere la disinformazione sulla crisi economica in atto e protestare contro la manovra 'lacrime e sangue' imposta del governo del bankster Monti''. Secondo i forzanovisti, ''il debito pubblico e' un debito che abbiamo contratto con l'ormai privatizzata Banca d'Italia, che crea denaro dal nulla e lo presta allo Stato e ai cittadini. Questo meccanismo, chiamato signoraggio bancario, genera un debito inestinguibile, che affama il popolo e lo rende succube al potere finanziario del Fondo Monetario Internazionale''.
Per Fn ''l'unica soluzione per uscire dalla crisi'' starebbe nel non pagare il debito e nazionalizzare le banche; lo Stato dovrebbe riappropriarsi della sovranita' monetaria, varare misure coercitive verso i ''gruppi finanziari che stanno speculando sull'Italia e sull'Europa'' e interpellare i cittadini attraverso referendum sulle decisioni da prendere in ambito economico e finanziario.
11 gennaio 2012 | 12:04

Parte Napo, il buono per rilanciare il commercio


COMUNE DI NAPOLI 


Parte Napo, il buono per rilanciare il commercio

Inizia il countdown per l’introduzione della prima banconota firmata da Luigi de Magistris che il Comune di Napoli utilizzerà nell’ambito di un piano di rilancio delle botteghe cittadine, elaborato dall’assessorato al Commercio. Si di un premio riconosciuto a chi rispetta le regole dell’amministrazione.
GLI ARTIGIANI
“E’il primo passo verso la ripartenza dell’economia cittadina. Gli artigiani e gli esercenti che accumuleranno questa moneta – spiega l’assessore al Lavoro e al Commercio Marco Esposito – potranno poi unirsi e chiedere al Comune interventi migliorativi di arredo urbano. Creeremo convenzioni con botteghe partenopee e i cittadini potranno spendere lì i propri. Ad esempio – coupon – continua Esposito – un prodotto costa 30 euro? Faremo in modo che costi 27 euro e 3 Napo”.
CONFESERCENTI
E’la risposta concreta del Comune di Napoli alle richieste di Confesercenti, ieri ribadite dal presidente provinciale Vincenzo Schiavo, nel corso dell’incontro con il primo cittadino Luigi de Magistris: “Due sono le ‘pretese’ che mi sento di avanzare nei confrontio del Sindaco in rappresentanza dei nostri iscritti: in primo luogo l’attivazione di tutte le procedure per sbloccare i pagamenti previsti dal Comune di Napoli verso i fornitori in modo da rimettere in moto le economie in grosse difficoltà; e in secondo luogo il rilancio immediato – prosegue Schiavo – e condiviso di un progetto che faccia decollare la vocazione turistica del territorio, attraverso la promozione delle tipicità e delle eccellenze produttive e commerciali del territorio. Ciò non toglie – conclude Schiavo – che la Giunta sono ad ora ha fatto un ottimo lavoro ed è per questo che avanzo la legittima richiesta di mettere tutti noi nelle condizioni di godere delle stesse opportunità degli esercenti del resto d’Italia e d’Europa; d’altronde noi siamo precisi e rispettosi delle regole e di conseguenza è giusto che la nostra voce venga ascoltata”.
LA COMUNICAZIONE 
Il sindaco ha le idee chiare sullo strumento da adottare in tal senso: “La comunicazione – esordisce de Magistris – è la chiave di volta. Bisogna gridare a squarciagola tutte le cose buone e belle che si fanno a Napoli. Esempio concreto? Napoli non è la città più pericolosa d’Italia, anzi, a dirla tutta – prosegue facendo riferimento – è al terzo posto dopo, pensate, Milano e Roma. Bisogna comunicare a tutti questi dati in modo da poter riattivare quei meccanismi che come conseguenza finale hanno sicuramente anche il rilancio dell’economia. E non bisogna dimenticare – conclude – che la crisi rifiuti è finalmente risolta; questo non potrà che ridare lustro alla città e anche al commercio”.
I DEBITI DELL’ENTE 
A questo punto l’attenzione si sposta sui debiti che il Comune di Napoli registra nei confronti di diverse imprese che sono circa 2.100 per un totale di 1.100.000.000 di euro, ci si chiede quando ed in che modo verranno pagate. Il sindaco replica senza indugi: “Alzare le tasse permetterebbe al Comune di agevolarsi nei confronti delle imprese creditrici, ma io ho ‘promesso’ che non alzerò le tasse e spero di poter mantenere la parola data; ecco perché – incalza – i soldi cercheremo di prenderli altrove magari da quelli provenienti dai benefici economici di cui la città godrà grazie alle migliorie apportate ed a cui si affaccerà anche nel immediato futuro
Sono 2.100 le imprese in attesa di essere pagate
• Debiti verso imprese fornitrici: 1.100.000.000 di euro
• Debiti per spesa corrente: 1.600.000.000 di euro
• Imprese in attesa di pagamento: 2.100 circa
• Tempo medio di attesa per pagamento: 3 anni
• Debiti delle società partecipate: 1.320.000.000 di euro
Il Comune di Napoli registra debiti per 1,1 mld nei confronti di circa 2.100 imprese fornitrici

Beppe GRILLO: Jeremy RIFKIN, economista

Spagna: il ritorno della peseta


Spagna: il ritorno delle pesetas
di Sara Santolini - 10/01/2012

Fonte: il ribelle 
La vecchia moneta nazionale come rifugio dalla crisi economica. È questo che dal primo ottobre dello scorso anno, e sicuramente fino alla fine di gennaio, stanno sperimentando a Salvaterra de Miño, in Galizia, dove è possibile fare compere in pesetas, piuttosto che in euro, beneficiando dello stesso tasso di cambio utilizzato al momento dell’introduzione della moneta unica.
A dieci anni dalla sua nascita, l’euro traballa a tal punto che il suo salvataggio è al centro di tutta una serie di proposte e controproposte finanziarie che mettono in difficoltà i rapporti tra gli Stati membri dell’Ue. Eppure la moneta unica non gode affatto della simpatia degli europei. Che l’introduzione dell’euro non abbia portato alcun beneficio alla popolazione lo pensa infatti buona parte dei cittadini. Anche e soprattutto gli spagnoli (per il 70%). L’aumento dei prezzi, molto più forte di quello dei salari, ha eroso il reddito mettendo a dura prova la tenuta economica e sociale e adesso, che la crisi sta diventando ancora più aspra, qualsiasi modo per recuperare il valore della moneta è ben accetto. Così si spiega il grande affluire di clienti a Salvaterra dove una cinquantina di commercianti hanno deciso di aderire alla “operazione peseta” e di accettare la vecchia moneta nazionale.
Solo pochi anni fa questa località prometteva bene, in termini economici. Oggi invece rappresenta il classico esempio delle previsioni di sviluppo che non si avverano. Si prefigurava la realizzazione di un “pentagono industriale”, che avrebbe attratto aziende del calibro di Mitsubishi e Psa Peugeot Citroën, e nel contempo si costruiva a tutto spiano per i lavoratori che sarebbero “necessariamente” arrivati. Poi è sopravvenuta la crisi e il progetto è rimasto tale. Tanto per ribadire che lo sviluppo infinito non è possibile - cosa che dovrebbero ricordare tutti i costruttori e similari, primi tra tutti i sostenitori della Tav che prevedono (Dio sa come) che in un non meglio precisato futuro lacrescita renderà necessaria l’Alta Velocità.
In questa atmosfera di recessione la vecchia peseta è diventata una vera e propria manna. Qui, infatti, l’iniziativa è più che ben riuscita. I piccoli esercizi commerciali, che soffrono la concorrenza della vicina cittadina portoghese di Monçào, hanno visto affluire denaro contante nelle loro casse mentre i clienti, provenienti da tutto il Paese, hanno avuto la possibilità di tirare fuori dal cassetto le vecchie banconote, e godere del vecchio tasso di cambio che ne ha reso conveniente l’uso. I negozi, che danno il resto ai clienti in euro e trattengono le pesetas per poi versarle alla Banca di Spagna, finora ne hanno accumulate già un milione, che sono tante ma che rappresentano poca cosa se si pensa che in giro per il Paese ce ne sono, sulla base del vecchio controvalore di 166,386, almeno per 1,7 miliardi di euro.
Il successo dell’iniziativa, la cui conclusione viene continuamente rimandata, solleva una serie di domande sull’opportunità di tornare alla moneta nazionale per le economie europee in maggiore difficoltà economica. Ameijeira Rivas, uno dei commercianti coinvolti nell’iniziativa, ha però dichiarato: «La nostra intenzione era quella di stimolare le vendite, e non far credere che tornare alla peseta sia bello e facile». Certo che non lo è. Ma non bisogna dimenticare che, ad esempio, il 10 novembre scorso l'economista Nouriel Roubini, uno dei pochi ad aver previsto la crisi, ha dichiarato al Financial Times che la vera medicina per l'Italia sarebbe quella di uscire dall'unione monetaria. E di ripartire dalla vecchia lira.