venerdì 22 giugno 2012

Il debito del paese acchiappa-citrulli


Il debito dal nulla
di Beppe Grillo - 21/06/2012
Fonte: Il Blog di Beppe Grillo
Il campo dei miracoli si trova vicino alla città acchiappa-citrulli. Qui Pinocchio viene persuaso a piantare i suoi zecchini d'oro dai due compari, il Gatto e la Volpe. Il campo avrebbe fatto crescere dai denari, in una notte, un albero pieno di monete. Sapete il resto della storia, i due truffatori rubano gli zecchini e fuggono. Collodi fu profetico. Sostituite Pinocchio con gli italiani (ma anche i greci, gli irlandesi, gli spagnoli, i portoghesi), mettete al posto del Gatto e la Volpe, la BCE, Draghi, Monti, Passera e la Merkel. Il campo dei miracoli sono le odierne banche europee e gli zecchini d'oro il debito pubblico. Il debito vale molto di più degli zecchini d'oro. Si crea per magia e tende all'infinito. Ma, allo stesso modo in cui nessun pranzo è gratis, non lo è neppure il debito. Si paga con l'aumento delle tasse, il tracollo dei servizi sociali, la disoccupazione, il taglio degli investimenti, le nuove povertà. Lo Stato che si indebita deve, prima di ogni altra cosa, pagare gli interessi sul debito. Per salvare l'Europa l'idea geniale, degna di una testa di legno, la soluzione definitiva, è quella di sotterrare nel campo dei miracoli, rappresentato dalle banche, enormi quantità di debito. I1.000 miliardi di euro dati dalla BCE alle banche a inizio anno vengono infatti da nuovo debito finanziato attraverso i titoli pubblici, il recente salvagente di 100 miliardi alle banche spagnole è anch'esso nuovo debito. Le banche non danno frutti, però non falliscono, questo in fin dei conti è l'obiettivo. Salteranno prima gli Stati con il default, se li lasceranno fallire, o, in caso contrario, con la miseria generalizzata. Il denaro dal nulla crea onnipotenza. Puoi generarlo come un novello Creatore ogni volta che è necessario. Nel Paese degli acchiappa-citrulli (avete indovinato: è l'Italia) Passera può promettere senza un attimo di esitazione 100 miliardi di euro di investimenti che teneva nel cassetto e Giarda affermare che si possono tagliare subito 100 miliardi di costi e arrivare fino a 300 (allora perchè reintrodurre l'IMU?). Siamo ricchi, straricchi di debito, in pratica degli straccioni inconsapevoli.

giovedì 21 giugno 2012

EURO. SCILIPOTI (MRN): RITORNO ALLA LIRA


EURO. SCILIPOTI (MRN): RITORNO ALLA LIRA AVREBBE I SUOI VANTAGGI

(AGI) - Roma, 21 giu. - "Uscire dall’Euro è un’ipotesi
tutt’altro che peregrina", assicura Domenico Scilipoti che
ritiene "giunto il momento di restituire la sovranità
monetaria all’Italia, restituendo la proprietà della Banca
d' Italia allo Stato". Il leader MRN aggiunge che "troppo spesso
si pensa che uscire dalla moneta unica significhi uscire
dall’Europa, nulla di più sbagliato: esistono Paesi con
un' economia solida, come la Svezia e il Regno Unito, che pur
non avendo adottato la moneta unica fanno parte dell'Unione
Europea ". "Restare in un’Europa dove la Germania e la Bce la
fanno da padroni con posizioni rigide e intransigenti -
conclude l' ex Responsabile -  non aiuta certo la ripresa
economica del nostro Paese". “Quindi, tornare alla lira avrebbe
i suoi vantaggi". (AGI)

Mastrapasqua e gli altri, la vera casta


Mastrapasqua e gli altri, la vera casta impossibile da licenziare

Ammesso che il ministro Fornero abbia ragione sui dati sbagliati forniti dall’Inps sugli esodati, Mastrapasqua si dovrebbe dimettere. Licenziarlo non sarebbe impossibile, ma nessuno sa come fare. Le strade sono due: o una sfiducia da parte del Consiglio dei ministri, che però gli ha prolungato il mandato, oppure varare in fretta la riforma della governance del più grande ente previdenziale d’Europa. Un’urgenza rimarcata ogni anno dalla relazione della Corte dei Conti. 
Antonio Mastrapasqua, presidente Inps
Antonio Mastrapasqua, presidente Inps
«È grave l’episodio riguardante l’uscita dei numeri sull’entità degli esodati. Se l’Inps facesse parte di un settore privato, questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici». Ammesso e non concesso che il ministro Fornero, nel pronunciare queste parole, abbia ragione, come si fa a licenziare Mastrapasqua? Il titolare del più grande ente previdenziale europeo per masse gestite, nominato con decreto del Presidente della Repubblica nell’estate 2008, in scadenza quest’anno ma prorogato al 2014 dal decreto Salva Italia, non è impossibile. Il problema è che nessuno sa come fare. 
Come si legge sul sito dell’Inps, «il Presidente che ha la legale rappresentanza dell'ente, predispone il bilancio e i piani di spesa e investimento, attua le linee di indirizzo strategico dell’Istituto». La legge finanziaria 122/2010, che tra le altre ha riorganizzato gli enti pubblici non economici, ha successivamente «accentrato nella figura del Presidente le funzioni precedentemente attribuite allo stesso e al Consiglio di Amministrazione». Misura che la Corte dei Conti, nella sua relazione 2011, ha bocciato senza appello, parlando di un consolidamento della catena di comando «che appare più vicino alla logica delle agenzie ministeriali e contrasta con l’autonomia riconosciuta agli enti», e ancora di «inusuale concentrazione dei poteri di indirizzo gestionale in capo al Presidente, che non esclude i rischi – in concreto già verificatisi e potenzialmente riproponibili – di interferenze dirette nella operatività gestionale e quindi di incidenza sulle attribuzioni riservate, innanzitutto, al Direttore generale e, inoltre, alla stessa dirigenza». Il tutto per uno stipendio annuo di 194mila euro per il ruolo di presidente e circa altri 50mila per «i compiti sostitutivi del CdA», per un totale di 265mila euro.
Insomma, per i magistrati contabili Mastrapasqua è il capo incontrastato dell’ente previdenziale, a dispetto degli altri suoi 24 incarichi, dalla casa di produzione cinematografica Fandango a Idea Fimit, oltre alla vicepresidenza di Equitalia, alla presidenza di Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud, al collegio sindacale di Autostrade per l’Italia, Telecom Italia Media, ADR Engineering, Eur Spa, Eur Congressi Roma, Coni servizi, Telecontact Center, Fintecna Immobiliare, eccetera. Poltrone che portano il suo stipendio annuo a 1,2 milioni di euro. Secondo fonti interne, Mastrapasqua è un uomo sempre più solo, che parla con il direttore generale Mauro Nori soltanto in virtù di una “pace armata”. I rapporti tra direttore generale e presidente sono regolati dalla direttiva del 28 aprile 2011 sul funzionamento degli «organi degli enti pubblici non economici», e recita: «Al presidente compete, invece, la valutazione annuale del direttore generale e l’attribuzione ad esso dei premi incentivanti, sulla base della proposta formulata dall’OIV». 
L’Oiv, acronimo che sta per Organismo indipendente di valutazione delle performance, introdotto dalla famigerata riforma Brunetta, ha però le armi spuntate, come racconta a Linkiesta il presidente Francesco Varì: «L’Oiv è un organo consulenziale che esprime pareri obbligatori ma non vincolanti, che il presidente può ignorare. In ogni caso, valuta gli organi apicali e non quelli di nomina politica, anche se per via del blocco del turnover dettato dalla riforma Brunetta il nostro parere, legato ai rinnovi contrattuali, ha un raggio d’azione limitato». A livello normativo, i poteri dell’Oiv sono sanciti dall’art. 14 del decreto legislativo 150/2009, mentre la responsabilità dirigenziale nelle amministrazioni pubbliche è regolata dall’art. 21 della legge 165 del 2001, che a sua volta rimanda al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati all’ar.17 della 59/1997. Il quale è piuttosto generico. 
Ovviamente, le suddette norme non valgono per i dirigenti di nomina politica. Guido Abbadessa, presidente del Consiglio d’indirizzo e vigilanza dell'Inps, un organo di indirizzo strategico composto da 24 membri prevalentemente di provenienza sindacale, spiega a Linkiesta che, oltre a una moral suasion, nemmeno loro possono farci niente: «Soltanto la Fornero può sfiduciare Mastrapasqua». Ciò significherebbe però ammettere i propri errori, poiché, come detto, è grazie al Salva Italia che l’era del manager vicino a Gianni Letta è stata prolungata al 2014. Elio Lannutti, senatore Idv e presidente dell’Adusbef, che assieme a Marco Perduca (Radicali) e Vincenzo Vita (Pd) ha annunciato l’avvio di una commissione d’inchiesta su Mastrapasqua, dice a Linkiesta: «È il ministro Fornero ad avere la facoltà di chiedere le dimissioni di Mastrapasqua, magari dipendesse dal Parlamento». 
Giorgio Jannone (Pdl), presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, la vede diversamente: «L’unico modo per mandare via un manager pubblico è un atto di sfiducia palese da parte del Parlamento, attraverso una mozione. La vera risposta alla domanda se è possibile licenziare Mastrapasqua – spiega ancora Jannone – è nel precedente della Rai: quando è cambiata la metodologia di nomina dei vertici il vecchio cda si è dimesso, quindi è necessario prima intervenire sulla governance».
Qualora non si andasse a votare ad ottobre è probabile che la riforma dell’Inps sia legge entro il 2012. Il che significherebbe l’uscita di Mastrapasqua, a prescindere dagli esodati. 


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/fornero-esodati-mastrapasqua-inps-riforma-governance#ixzz1ySLqGUXr

giovedì 14 giugno 2012

Italia e Grecia: Stessa BCE , stessa macelleria

Quest'uomo non sta facendo gli interessi della nazione


Quest'uomo non sta facendo gli interessi della nazione. Ci sta svendendo. Ci sta affondando. E lo fa in piena consapevolezza.



di Sergio Di Cori Modigliani
Subdolamente, il sole24ore, ieri mattina, titolava “Schnell frau Merkel!”.
L’idea di base consisteva nel ricordare ai propri lettori, a nome della Confindustria, che la situazione italiana oggi, sarebbe –secondo loro- com’era nell’ottobre del 2011 quando decisero di eliminare Berlusconi.
Ricorderete che, in quei tumultuosi giorni, il quotidiano economico titolò “Fate presto” con anomale lettere cubitali, schiacciando il campanello d’allarme.
Il secondo significato, retrostante questo titolo, consisteva nel fornire un viàtico d’accompagnamento per il ragionier vanesio che stava partendo per Berlino, incitandolo a metter fretta alla Merkel, sapendo che a Berlino, a Wall Street, alla borsa di Londra, ilsole24ore è un giornale che viene letto quotidianamente con la lente d’ingrandimento, con il microscopio e con esperti interpreti di cose italiane, per comprendere che cosa stia accadendo nel nostro paese.
La Merkel ha risposto –ed era fin troppo chiaro che la frase era rivolta all’industria italiana- addirittura di persona. In un breve commento rilasciato a un giornalista di Der Spiegel ha detto: “L’Italia è un paese solido che sta facendo molto bene. E’ un momento delicato e ne siamo consapevoli. Non c’è fretta. Non c’è alcuna fretta”. Fine della trasmissione.

FARAGE: Col salvataggio della Spagna fallisce l'Italia



Grazie a Byoblu per la trascrizione:

Per salvare la Spagna, indebitate del doppio l'Italia

 Strasburgo - 13 giugno 2012 - L'intervento di Nigel Farage al Parlamento Europeo.

 Questo accordo non migliora le cose: le peggiora. Cento miliardi di euro sono stati accordati al sistema bancario spagnolo, e il 20% di quei soldi deve venire dall'Italia. L'accordo prevede che gli italiani debbano prestare soldi alle banche spagnole al 3 per cento, ma per trovare quei soldi, devono indebitarsi sui mercati al 7 per cento. E' veramente geniale, non trovate? Veramente brillante!

 Insomma, quello che stiamo facendo con questo accordo è che stiamo accompagnando paesi come l'Italia all'esigenza di salvarsi da soli. In aggiunta, ricarichiamo con un ulteriore 10 per cento il debito pubblico spagnolo e vi dico una cosa, che ogni analista bancario vi direbbe: cento miliardi non risolvono il problema bancario della Spagna: dovrebbero essere oltre quattrocento! E con la Grecia che barcolla in bilico sull'orlo dell'uscita dall'Euro, il vero elefante nella stanza è che quando la Grecia se ne va, la BCE, la Banca Centrale Europea, falisce. Andata!

 Ha 444 miliardi di euro di esposizione verso i paese salvati e per sistemare la situazione dovreste chiedere immediata liquidità all'Irlanda, alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia e all'Italia. Non ce la potete fare, no! E' un fallimento totale ed assoluto. Questa nave, l'Euro Titanic, ha impattato contro l'iceberg ed è triste ma, semplicemente, non ci sono abbastanza scialuppe di salvataggio.

Mario Monti c'ha la mamma troika


La troika è lui, uno e trino.

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 Mario Monti ha parlato questa mattina alla Camera. Dopo la riunione di ieri sera, in cui ha chiesto ad Alfano, a Bersani e a Casini di avere pieno supporto sul processo di cessione di sovranità nazionale (come se la mozione di fine gennaio non fosse sufficiente), questa mattina ha detto che tutto sommato possiamo stare tranquilli, perché da noi la troika non è stata necessaria: abbiamo fatto da soli, evitando il commissariamento.


 Del resto, quand'è che mamma e papà ti lasciano fare da solo? Quando dimostri di essere un bambino responsabile, ovvero di fare ciò che ti viene detto di fare senza neppure bisogno di essere sgridato. Ed è indiscutibile che noi, a differenza della Grecia, ci siamo messi subito, diligentemente a fare i compiti. Ma sarà così vero, poi, che nonostante le apparenze la troika da noi non sia intervenuta?

 Vediamo un po'. La Troika, in gergo, è il trio composto dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Se grattiamo un po' la vernice sotto alla carta patinata, è risaputo che Mario Monti in Commissione Europea è di casa, essendo stato commissario per decenni, tanto da essere definito il vero burocrate europeo per eccellenza (tra l'altro, essendo anche stato costretto alle dimissioni per l'affare Santer). Nel Fondo Monetario Internazionale, invece, è direttamente membro del board di governatori, per cui è libero di esercitare la sua influenza così come di subirla dall'attuale presidenza di Christine Lagarde. Alla Banca Centrale Europea, per finire, c'è Mario Draghi, vicepresidente e managing director di Goldman Sachs fino al 2005, anno in cui Monti è diventato International Advisor della grande banca d'affari (qualche anno prima che ci finisse poi anche suo figlio). Negli stessi anni, Goldman Sachs aveva fatto sparire come per incanto il debito greco dai bilanci, semplicemente ridenominandolo in euro, si era presa i 300 milioni di cachet e aveva lasciato la Grecia pronta per essere travolta dalla crisi, che poi sarebbe stata gestita dal suo vicepresidente, Draghi, una volta divenuto presidente della BCE. Ma per non farsi mancare niente, Monti e Draghi sono anche colleghi al Gruppo Bilderberg e, indirettamente, compartecipi di strani rimpasti di potere. Collega banchiere di Draghi era Lucas Papademos, ex vicepresidente BCE, membro della Trilaterale e messo a capo del governo greco al posto del povero Papandreou (che aveva osato persino indire un referendum). Ma collega banchiere di Draghi era anche il predecessore di Draghi alla presidenza della BCE, il quale ora sostituisce lo stesso Monti a capo dell'area europea della Trilaterale: tale Jean Claude Trichet. Non si può dire dunque che, con tali e tante parentele, il nostro presidente del Consiglio sia poi così estraneo anche alla BCE stessa. E non ci stupiremmo che il suo prossimo incarico possa essere proprio all'Eurotower. Se l'hanno fatto senatore in meno di 48 ore, del resto, tutto è possibile.

 Quindi, se ad avere imposto le misure di austerity in Italia ci abbia pensato la troika composta dalla Commissione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea mediante commissariamento formale, o se invece ci abbia pensato un commissario unico che li rappresenta tutti e tre, piazzato con secco e magistrale colpo da biliardo dagli stessi che ora spingono per l'accelerazione del progetto degli Stati Uniti d'Europa, farà forse una differenza un po' ipocrita sul piano formale, ma sostanzialmente, qualcuno vuole davvero sostenere che cambi davvero qualcosa?