NAZIONALIZZATO MONTE PASCHI OGGI!
(come mai nessun giornale o TV che titoli così ?)
http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=123476963#123476963
Per chi non crede alla spiegazione che qui si è data di come funziona la moneta moderna: sei mesi dopo che MontePaschi aveva "aiutato" lo stato comprando circa 20 miliardi di BTP ora lo stato "aiuta" Monte Paschi comprandogli 3.9 miliardi di bonds. Gli stessi miliardi hanno fatto due volte il giro ? Sono a debito e credito presso il Tesoro e MontePaschi ? Cioè la BCE ha prestato 30 miliardi a MontePaschi, questi ne ha usati 20 per comprare BTP e ora il Tesoro usa una parte dei 20 per comprare 4 miliardi di MontePaschi...
Ci credete o no che la moneta moderna è solo un fatto di contabilità, di attivo e passivo che devono pareggiarsi, ma che possono essere dilatati o ridotti a fisarmonica in qualunque momento, arbitrariamente, digitandoli nel computer ? Le chiamano "risorse" finanziarie, ma non sono risorse, sono modi di tenere un conteggio, metti +20 miliardi a passivo e ne metti +20 miliardi all'attivo, tra Banca Centrale, banche e Tesoro. Tutti e tre sono di fatto "statali" e tra di loro si segnano a vicenda questi 20 o 200 miliardi di passivo e attivo come e quando vogliono. Perchè sono solo numeri che digitano in un computer. Non costano niente, non devono prelevarli, non devono tassarli, non devono fare niente se non tenerne una contabilità.... la BCE segna +30 miliardi di attivo e MontePaschi +30 miliardi di passivo, poi MPS segna +20 di attivo e il Tesoro si segna +20 di attivo, poi il Tesoro oggi segna +4 miliardi di attivo e MPS si segna +4 di passivo...
Mps, arriva l'aiuto di Stato
Il Tesoro compra 4 miliardi di bond
MILANO - La toppa al buco di bilancio, la mette lo Stato. Sarà il Tesoro a puntellare le vacillanti fondamenta del Monte dei Paschi di Siena, la storica banca senese, piegata dalla gestione di Giuseppe Mussari, oggi presidente dell'Associazione bancaria italiana, sotto la cui guida è stata acquisita Antonveneta.
Il patrimonio della banca, dilapidato per rilevare l'istituto veneto dal Santander, sarà puntellato attraverso l'emissione di altri 2 miliardi di "Tremonti bond". Il nuovo sostegno pubblico al Monte dei Paschi, infatti, arriverà fino a 2 miliardi "attraverso nuovi strumenti finanziari di patrimonializzazione assimilabili a obbligazioni speciali simili ai Tremonti bond". Lo ha deciso il consiglio dei Ministri in una nota in cui spiega che sottoscriverà nuovi strumenti finanziari emessi dalla banca fino a 3,9 miliardi e saranno contestualmente sostituiti i vecchi Tremonti bond per 1,9mld. La Banca d'Italia ha comunicato che per raggiungere il target di 3,3 miliardi di capitale richiesto dall'Eba entro il 30 giugno la banca senese stima un fabbisogno di capitale di 1,3-1,7 miliardi.
Si tratta di fatto di una nazionalizzazione dell'istituto visto che in Borsa la banca non vale più di 2,5 miliardi di euro. Nel 2007, Mps, spese ben 9 miliardi per comprare i mille sportelli di Antoveneta. L'intervento dello Stato dovrebbe però essere "eccezionale e temporaneo" e solo per consentire alla banca di raggiungere un coefficiente patrimoniale core tier 1 del 9 per
cento, secondo quanto chiesto
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
martedì 26 giugno 2012
lunedì 25 giugno 2012
BORSELLINO E LA TRATTATIVA STATO-BANKENSTEIN
Salvatore Borsellino: “Napolitano si è messo di traverso sulla strada della verità”
- di Lorenzo Lamperti -
Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso a Palermo 20 anni fa, in un’intervista esclusiva ad Affaritaliani.it dice la sua sulla trattativa Stato-mafia: “mancino svolse un ruolo” e attacca il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Credo si sia messo di traverso sulla strada della verità, in una vicenda che rappresenta il peccato originale della Seconda Repubblica. Senza una soluzione di questa storia, la nostra repubblica non sarà mai democratica, ma fondata sul sangue di quelle stragi”.
La celebrazione del ventennale della strage? “Mi risulta che anche per quest’anno non è prevista nessuna visita del capo dello Statoche si è recato, oserei dire furtivamente, in via D’Amelio nel giorno dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone. Se venisse sarebbe accolto come tutti gli altri rappresentanti delle istituzioni, con una contestazione civile e silenziosa”.
La celebrazione del ventennale della strage? “Mi risulta che anche per quest’anno non è prevista nessuna visita del capo dello Statoche si è recato, oserei dire furtivamente, in via D’Amelio nel giorno dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone. Se venisse sarebbe accolto come tutti gli altri rappresentanti delle istituzioni, con una contestazione civile e silenziosa”.
Salvatore Borsellino, a 20 anni dalla morte di Falcone e di suo fratello deve prevalere la commozione o l’indignazione?
La commozione è fuori luogo per una strage della quale non solo non si conoscono i colpevoli ma anche si ostacolano le indagini che la riguardano. Il cammino della giustizia viene ostacolato addirittura dai vertici più alti delle istituzioni. Non è tempo di lacrime, ma ancora e fortemente di rabbia. Da qualche anno, da quando noi del movimento delle agende rosse presidiamo via D’Amelio per evitare che vengano portate delle corone di Stato per una strage che è stata una strage di Stato, le istituzioni non si fanno più vedere. Mi risulta che anche per quest’anno non è prevista nessuna visita del capo dello Stato che si è recato, oserei dire furtivamente, in via D’Amelio nel giorno dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone. E comunque, se dovesse presentarsi, sarebbe accolto come un qualsiasi altro membro delle istituzioni: con una contestazione civile. In silenzio alzeremo le nostre agende rosse che rappresentano la nostra richiesta di verità e di giustizia.
La commozione è fuori luogo per una strage della quale non solo non si conoscono i colpevoli ma anche si ostacolano le indagini che la riguardano. Il cammino della giustizia viene ostacolato addirittura dai vertici più alti delle istituzioni. Non è tempo di lacrime, ma ancora e fortemente di rabbia. Da qualche anno, da quando noi del movimento delle agende rosse presidiamo via D’Amelio per evitare che vengano portate delle corone di Stato per una strage che è stata una strage di Stato, le istituzioni non si fanno più vedere. Mi risulta che anche per quest’anno non è prevista nessuna visita del capo dello Stato che si è recato, oserei dire furtivamente, in via D’Amelio nel giorno dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone. E comunque, se dovesse presentarsi, sarebbe accolto come un qualsiasi altro membro delle istituzioni: con una contestazione civile. In silenzio alzeremo le nostre agende rosse che rappresentano la nostra richiesta di verità e di giustizia.
Pensa che il 23 maggio la ricorrenza di Capaci sia stata celebrata nella maniera giusta?
In queste circostanze io vedo sempre quella che Roberto Scarpinato definisce “retorica di Stato”. Sono anni che non partecipo alla commemorazione per la morte di Falcone. Questi momenti a me non interessano per niente.
In queste circostanze io vedo sempre quella che Roberto Scarpinato definisce “retorica di Stato”. Sono anni che non partecipo alla commemorazione per la morte di Falcone. Questi momenti a me non interessano per niente.
Si aspettava l’omicidio di suo fratello?
Dopo la morte di Falcone, sapevamo che anche Paolo era condannato a morte. Però non pensavo sarebbe successo così presto. Se fosse stata soltanto la mafia a ucciderlo sarebbe passato un periodo molto più lungo.
Dopo la morte di Falcone, sapevamo che anche Paolo era condannato a morte. Però non pensavo sarebbe successo così presto. Se fosse stata soltanto la mafia a ucciderlo sarebbe passato un periodo molto più lungo.
Quale fu la sua prima interpretazione dopo la strage di via D’Amelio?
Dal primo momento mi accorsi che mio fratello non era stato protetto. Il giorno dopo il prefetto di Palermo e il ministro dell’Interno dissero che via D’Amelio non era considerato un obiettivo a rischio. Questo la dice lunga su come era stata preparata quella strage. All’inizio pensavo solo che la strage fosse stata solo favorita. Negli anni successivi invece ho capito che c’era un’effettiva complicità.
Dal primo momento mi accorsi che mio fratello non era stato protetto. Il giorno dopo il prefetto di Palermo e il ministro dell’Interno dissero che via D’Amelio non era considerato un obiettivo a rischio. Questo la dice lunga su come era stata preparata quella strage. All’inizio pensavo solo che la strage fosse stata solo favorita. Negli anni successivi invece ho capito che c’era un’effettiva complicità.
Quali parti dello Stato furono complici?
Questo sta venendo alla luce poco a poco, grazie al coraggio dei magistrati che stanno provando a togliere questo velo nero sopra quello che è successo. Mi riferisco alle procure di Palermo innanzitutto, ma anche a quelle di Caltanissetta e di Firenze. Io da anni avevo un obiettivo perché ero sicuro che mentisse, ed era Nicola Mancino. Sono sicuro che ha partecipato a quella trattativa e non riesco tutt’ora a capire come possa pervicacemente negare un incontro che sicuramente c’è stato. In un’agenda che non è stata sottratta, mio fratello aveva appuntato di un incontro con il ministro. Quello che dicono i pentiti come Brusca è molto chiaro: Riina voleva avere l’assicurazione che dietro Mori e Di Donno ci fosse un rappresentante più in alto a livello istituzionale. E questa figura sono convinto fosse proprio Mancino.
Questo sta venendo alla luce poco a poco, grazie al coraggio dei magistrati che stanno provando a togliere questo velo nero sopra quello che è successo. Mi riferisco alle procure di Palermo innanzitutto, ma anche a quelle di Caltanissetta e di Firenze. Io da anni avevo un obiettivo perché ero sicuro che mentisse, ed era Nicola Mancino. Sono sicuro che ha partecipato a quella trattativa e non riesco tutt’ora a capire come possa pervicacemente negare un incontro che sicuramente c’è stato. In un’agenda che non è stata sottratta, mio fratello aveva appuntato di un incontro con il ministro. Quello che dicono i pentiti come Brusca è molto chiaro: Riina voleva avere l’assicurazione che dietro Mori e Di Donno ci fosse un rappresentante più in alto a livello istituzionale. E questa figura sono convinto fosse proprio Mancino.
Quindi Mancino come vero volto della trattativa?
No, ritengo ci fossero personaggi anche più in alto di Mancino. Oggi finalmente dopo vent’anni le cose stanno cominciando a venire alla luce. Ci sono uomini delle istituzioni che ammettono l’esistenza di questa trattativa, rompendo la congiura del silenzio. Mi chiedo però in che modo questa congiura sia riuscita a mantenersi per così tanto tempo.
No, ritengo ci fossero personaggi anche più in alto di Mancino. Oggi finalmente dopo vent’anni le cose stanno cominciando a venire alla luce. Ci sono uomini delle istituzioni che ammettono l’esistenza di questa trattativa, rompendo la congiura del silenzio. Mi chiedo però in che modo questa congiura sia riuscita a mantenersi per così tanto tempo.
Siamo vicini alla verità?
Potremmo esserlo, ma dobbiamo ricordarci le parole di Antonio Ingroia: “Noi siamo riusciti a socchiudere la porta e siamo riusciti per ora solo a dare uno sguardo dall’altro lato”. Più ci si avvicina alla verità e più le resistenze si fanno forti. Se la porta si dovesse richiudere sarebbe persa l’ultima occasione di aprirla.
Potremmo esserlo, ma dobbiamo ricordarci le parole di Antonio Ingroia: “Noi siamo riusciti a socchiudere la porta e siamo riusciti per ora solo a dare uno sguardo dall’altro lato”. Più ci si avvicina alla verità e più le resistenze si fanno forti. Se la porta si dovesse richiudere sarebbe persa l’ultima occasione di aprirla.
Nella politica e nelle istituzioni vede la voglia di aprirla questa porta?
Purtroppo no, vedo anzi uno stringersi delle complicità attorno al silenzio. A parte qualche voce isolata, come quella di Di Pietro, non vedo la voglia di ricercare la verità. La verità va ricercata a qualsiasi costo e a qualsiasi livello delle istituzioni si debba arrivare. Altrimenti i testimoni poco a poco cominceranno a morire, come Scalfaro e Parisi.
Purtroppo no, vedo anzi uno stringersi delle complicità attorno al silenzio. A parte qualche voce isolata, come quella di Di Pietro, non vedo la voglia di ricercare la verità. La verità va ricercata a qualsiasi costo e a qualsiasi livello delle istituzioni si debba arrivare. Altrimenti i testimoni poco a poco cominceranno a morire, come Scalfaro e Parisi.
Che cosa ne pensa degli ultimi sviluppi sul caso Mancino e le presunte pressioni sulle istituzioni?
Io non le chiamo presunte. Queste pressioni per me ci sono state e sono l’ennesimo ostacolo frapposto sulla strada della verità.
Io non le chiamo presunte. Queste pressioni per me ci sono state e sono l’ennesimo ostacolo frapposto sulla strada della verità.
Sonia Alfano ha richiesto l’impeachment di Napolitano. Lei è d’accordo?
Sonia Alfano è una persona che stimo, è stata espulsa dall’Idv per le sue posizioni coraggiose. Sì, sono d’accordo con lei.
Sonia Alfano è una persona che stimo, è stata espulsa dall’Idv per le sue posizioni coraggiose. Sì, sono d’accordo con lei.
Per quale motivo chiederebbe l’impeachment?
Credo si sia messo di traverso sulla strada della verità, in una vicenda che rappresenta il peccato originale della Seconda Repubblica. Senza una soluzione di questa storia, la nostra repubblica non sarà mai democratica, ma fondata sul sangue di quelle stragi.
Credo si sia messo di traverso sulla strada della verità, in una vicenda che rappresenta il peccato originale della Seconda Repubblica. Senza una soluzione di questa storia, la nostra repubblica non sarà mai democratica, ma fondata sul sangue di quelle stragi.
A un certo punto anche lei si era avvicinato all’Idv.
Sì, ma è stato un errore. Mi ero avvicinato a quel partito perché pensavo che potesse rappresentare in parlamento il movimento dell’agenda rossa. E’ vero solo in parte, perché poi quel partito è andato in una direzione diversa. Poi notai alcuni tentativi di strumentalizzazione, con qualcuno che alzò agende rosse senza averne il diritto. Fu un mio errore di valutazione.
Sì, ma è stato un errore. Mi ero avvicinato a quel partito perché pensavo che potesse rappresentare in parlamento il movimento dell’agenda rossa. E’ vero solo in parte, perché poi quel partito è andato in una direzione diversa. Poi notai alcuni tentativi di strumentalizzazione, con qualcuno che alzò agende rosse senza averne il diritto. Fu un mio errore di valutazione.
Che fine ha fatto l’agenda rossa?
Credo che in via D’Amelio ci fosse qualcuno già pronto a prelevare l’agenda. Uccidere Paolo senza farla sparire non sarebbe servita a niente. Il 25 giugno alla sua ultima uscita pubblica aveva detto di aspettare di essere chiamato per raccontare quello che aveva scoperto su Capaci e sull’assassinio di quello che per lui era veramente come un fratello.
Credo che in via D’Amelio ci fosse qualcuno già pronto a prelevare l’agenda. Uccidere Paolo senza farla sparire non sarebbe servita a niente. Il 25 giugno alla sua ultima uscita pubblica aveva detto di aspettare di essere chiamato per raccontare quello che aveva scoperto su Capaci e sull’assassinio di quello che per lui era veramente come un fratello.
Condivide la richiesta di una commissione d’inchiesta avanzata da Di Pietro?
Penso che prima di tutto bisognerebbe far lavorare la magistratura. Purtroppo ho tristi esperienze delle commissioni di inchiesta nel nostro Paese. Credo che non possa servire neppure ora. Credo anche che unificare le inchieste delle tre procure potrebbe essere deleterio. Io ho grande fiducia nella procura di Palermo e credo che debba continuare a lavorare sulla trattativa così come ha fatto finora.
Penso che prima di tutto bisognerebbe far lavorare la magistratura. Purtroppo ho tristi esperienze delle commissioni di inchiesta nel nostro Paese. Credo che non possa servire neppure ora. Credo anche che unificare le inchieste delle tre procure potrebbe essere deleterio. Io ho grande fiducia nella procura di Palermo e credo che debba continuare a lavorare sulla trattativa così come ha fatto finora.
Qual è la situazione con Ayala?
E’ quella di qualche mese fa. Credo che lui debba ancora chiarire qualcosa e rispondere alle domande che gli ho fatto tempo fa sul suo comportamento quando arrivò in via D’Amelio subito dopo la strage e non sottrarsi dicendo che io ho problemi mentali e che nei confronti di mio fratello sono come Caino.
E’ quella di qualche mese fa. Credo che lui debba ancora chiarire qualcosa e rispondere alle domande che gli ho fatto tempo fa sul suo comportamento quando arrivò in via D’Amelio subito dopo la strage e non sottrarsi dicendo che io ho problemi mentali e che nei confronti di mio fratello sono come Caino.
E’ ottimista o pessimista per il futuro?
Fino a poco tempo ero convinto che non avrei mai conosciuto la verità. Probabilmente sarà così, però sono ottimista perché nei giovani vedo voglia di verità e di giustizia.
Fino a poco tempo ero convinto che non avrei mai conosciuto la verità. Probabilmente sarà così, però sono ottimista perché nei giovani vedo voglia di verità e di giustizia.
Tratto da: Salvatore Borsellino: “Napolitano si è messo di traverso sulla strada della verità” | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/06/23/salvatore-borsellino-napolitano-si-e-messo-di-traverso-sulla-strada-della-verita/#ixzz1yorXsQ3a
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
venerdì 22 giugno 2012
Il debito del paese acchiappa-citrulli
Il debito dal nulla
di Beppe Grillo - 21/06/2012Fonte: Il Blog di Beppe Grillo
Il campo dei miracoli si trova vicino alla città acchiappa-citrulli. Qui Pinocchio viene persuaso a piantare i suoi zecchini d'oro dai due compari, il Gatto e la Volpe. Il campo avrebbe fatto crescere dai denari, in una notte, un albero pieno di monete. Sapete il resto della storia, i due truffatori rubano gli zecchini e fuggono. Collodi fu profetico. Sostituite Pinocchio con gli italiani (ma anche i greci, gli irlandesi, gli spagnoli, i portoghesi), mettete al posto del Gatto e la Volpe, la BCE, Draghi, Monti, Passera e la Merkel. Il campo dei miracoli sono le odierne banche europee e gli zecchini d'oro il debito pubblico. Il debito vale molto di più degli zecchini d'oro. Si crea per magia e tende all'infinito. Ma, allo stesso modo in cui nessun pranzo è gratis, non lo è neppure il debito. Si paga con l'aumento delle tasse, il tracollo dei servizi sociali, la disoccupazione, il taglio degli investimenti, le nuove povertà. Lo Stato che si indebita deve, prima di ogni altra cosa, pagare gli interessi sul debito. Per salvare l'Europa l'idea geniale, degna di una testa di legno, la soluzione definitiva, è quella di sotterrare nel campo dei miracoli, rappresentato dalle banche, enormi quantità di debito. I1.000 miliardi di euro dati dalla BCE alle banche a inizio anno vengono infatti da nuovo debito finanziato attraverso i titoli pubblici, il recente salvagente di 100 miliardi alle banche spagnole è anch'esso nuovo debito. Le banche non danno frutti, però non falliscono, questo in fin dei conti è l'obiettivo. Salteranno prima gli Stati con il default, se li lasceranno fallire, o, in caso contrario, con la miseria generalizzata. Il denaro dal nulla crea onnipotenza. Puoi generarlo come un novello Creatore ogni volta che è necessario. Nel Paese degli acchiappa-citrulli (avete indovinato: è l'Italia) Passera può promettere senza un attimo di esitazione 100 miliardi di euro di investimenti che teneva nel cassetto e Giarda affermare che si possono tagliare subito 100 miliardi di costi e arrivare fino a 300 (allora perchè reintrodurre l'IMU?). Siamo ricchi, straricchi di debito, in pratica degli straccioni inconsapevoli.
giovedì 21 giugno 2012
EURO. SCILIPOTI (MRN): RITORNO ALLA LIRA
EURO. SCILIPOTI (MRN): RITORNO ALLA LIRA AVREBBE I SUOI VANTAGGI
(AGI) - Roma, 21 giu. - "Uscire dall’Euro è un’ipotesi
tutt’altro che peregrina", assicura Domenico Scilipoti che
ritiene "giunto il momento di restituire la sovranità
monetaria all’Italia, restituendo la proprietà della Banca
d' Italia allo Stato". Il leader MRN aggiunge che "troppo spesso
si pensa che uscire dalla moneta unica significhi uscire
dall’Europa, nulla di più sbagliato: esistono Paesi con
un' economia solida, come la Svezia e il Regno Unito, che pur
non avendo adottato la moneta unica fanno parte dell'Unione
Europea ". "Restare in un’Europa dove la Germania e la Bce la
fanno da padroni con posizioni rigide e intransigenti -
conclude l' ex Responsabile - non aiuta certo la ripresa
economica del nostro Paese". “Quindi, tornare alla lira avrebbe
i suoi vantaggi". (AGI)
tutt’altro che peregrina", assicura Domenico Scilipoti che
ritiene "giunto il momento di restituire la sovranità
monetaria all’Italia, restituendo la proprietà della Banca
d' Italia allo Stato". Il leader MRN aggiunge che "troppo spesso
si pensa che uscire dalla moneta unica significhi uscire
dall’Europa, nulla di più sbagliato: esistono Paesi con
un' economia solida, come la Svezia e il Regno Unito, che pur
non avendo adottato la moneta unica fanno parte dell'Unione
Europea ". "Restare in un’Europa dove la Germania e la Bce la
fanno da padroni con posizioni rigide e intransigenti -
conclude l' ex Responsabile - non aiuta certo la ripresa
economica del nostro Paese". “Quindi, tornare alla lira avrebbe
i suoi vantaggi". (AGI)
Mastrapasqua e gli altri, la vera casta
Mastrapasqua e gli altri, la vera casta impossibile da licenziare
Ammesso che il ministro Fornero abbia ragione sui dati sbagliati forniti dall’Inps sugli esodati, Mastrapasqua si dovrebbe dimettere. Licenziarlo non sarebbe impossibile, ma nessuno sa come fare. Le strade sono due: o una sfiducia da parte del Consiglio dei ministri, che però gli ha prolungato il mandato, oppure varare in fretta la riforma della governance del più grande ente previdenziale d’Europa. Un’urgenza rimarcata ogni anno dalla relazione della Corte dei Conti.
Antonio Mastrapasqua, presidente Inps
21 giugno 2012 - 13:19
«È grave l’episodio riguardante l’uscita dei numeri sull’entità degli esodati. Se l’Inps facesse parte di un settore privato, questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici». Ammesso e non concesso che il ministro Fornero, nel pronunciare queste parole, abbia ragione, come si fa a licenziare Mastrapasqua? Il titolare del più grande ente previdenziale europeo per masse gestite, nominato con decreto del Presidente della Repubblica nell’estate 2008, in scadenza quest’anno ma prorogato al 2014 dal decreto Salva Italia, non è impossibile. Il problema è che nessuno sa come fare.
Come si legge sul sito dell’Inps, «il Presidente che ha la legale rappresentanza dell'ente, predispone il bilancio e i piani di spesa e investimento, attua le linee di indirizzo strategico dell’Istituto». La legge finanziaria 122/2010, che tra le altre ha riorganizzato gli enti pubblici non economici, ha successivamente «accentrato nella figura del Presidente le funzioni precedentemente attribuite allo stesso e al Consiglio di Amministrazione». Misura che la Corte dei Conti, nella sua relazione 2011, ha bocciato senza appello, parlando di un consolidamento della catena di comando «che appare più vicino alla logica delle agenzie ministeriali e contrasta con l’autonomia riconosciuta agli enti», e ancora di «inusuale concentrazione dei poteri di indirizzo gestionale in capo al Presidente, che non esclude i rischi – in concreto già verificatisi e potenzialmente riproponibili – di interferenze dirette nella operatività gestionale e quindi di incidenza sulle attribuzioni riservate, innanzitutto, al Direttore generale e, inoltre, alla stessa dirigenza». Il tutto per uno stipendio annuo di 194mila euro per il ruolo di presidente e circa altri 50mila per «i compiti sostitutivi del CdA», per un totale di 265mila euro.
Insomma, per i magistrati contabili Mastrapasqua è il capo incontrastato dell’ente previdenziale, a dispetto degli altri suoi 24 incarichi, dalla casa di produzione cinematografica Fandango a Idea Fimit, oltre alla vicepresidenza di Equitalia, alla presidenza di Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud, al collegio sindacale di Autostrade per l’Italia, Telecom Italia Media, ADR Engineering, Eur Spa, Eur Congressi Roma, Coni servizi, Telecontact Center, Fintecna Immobiliare, eccetera. Poltrone che portano il suo stipendio annuo a 1,2 milioni di euro. Secondo fonti interne, Mastrapasqua è un uomo sempre più solo, che parla con il direttore generale Mauro Nori soltanto in virtù di una “pace armata”. I rapporti tra direttore generale e presidente sono regolati dalla direttiva del 28 aprile 2011 sul funzionamento degli «organi degli enti pubblici non economici», e recita: «Al presidente compete, invece, la valutazione annuale del direttore generale e l’attribuzione ad esso dei premi incentivanti, sulla base della proposta formulata dall’OIV».
L’Oiv, acronimo che sta per Organismo indipendente di valutazione delle performance, introdotto dalla famigerata riforma Brunetta, ha però le armi spuntate, come racconta a Linkiesta il presidente Francesco Varì: «L’Oiv è un organo consulenziale che esprime pareri obbligatori ma non vincolanti, che il presidente può ignorare. In ogni caso, valuta gli organi apicali e non quelli di nomina politica, anche se per via del blocco del turnover dettato dalla riforma Brunetta il nostro parere, legato ai rinnovi contrattuali, ha un raggio d’azione limitato». A livello normativo, i poteri dell’Oiv sono sanciti dall’art. 14 del decreto legislativo 150/2009, mentre la responsabilità dirigenziale nelle amministrazioni pubbliche è regolata dall’art. 21 della legge 165 del 2001, che a sua volta rimanda al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati all’ar.17 della 59/1997. Il quale è piuttosto generico.
Ovviamente, le suddette norme non valgono per i dirigenti di nomina politica. Guido Abbadessa, presidente del Consiglio d’indirizzo e vigilanza dell'Inps, un organo di indirizzo strategico composto da 24 membri prevalentemente di provenienza sindacale, spiega a Linkiesta che, oltre a una moral suasion, nemmeno loro possono farci niente: «Soltanto la Fornero può sfiduciare Mastrapasqua». Ciò significherebbe però ammettere i propri errori, poiché, come detto, è grazie al Salva Italia che l’era del manager vicino a Gianni Letta è stata prolungata al 2014. Elio Lannutti, senatore Idv e presidente dell’Adusbef, che assieme a Marco Perduca (Radicali) e Vincenzo Vita (Pd) ha annunciato l’avvio di una commissione d’inchiesta su Mastrapasqua, dice a Linkiesta: «È il ministro Fornero ad avere la facoltà di chiedere le dimissioni di Mastrapasqua, magari dipendesse dal Parlamento».
Giorgio Jannone (Pdl), presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, la vede diversamente: «L’unico modo per mandare via un manager pubblico è un atto di sfiducia palese da parte del Parlamento, attraverso una mozione. La vera risposta alla domanda se è possibile licenziare Mastrapasqua – spiega ancora Jannone – è nel precedente della Rai: quando è cambiata la metodologia di nomina dei vertici il vecchio cda si è dimesso, quindi è necessario prima intervenire sulla governance».
Qualora non si andasse a votare ad ottobre è probabile che la riforma dell’Inps sia legge entro il 2012. Il che significherebbe l’uscita di Mastrapasqua, a prescindere dagli esodati.
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/fornero-esodati-mastrapasqua-inps-riforma-governance#ixzz1ySLqGUXr
mercoledì 20 giugno 2012
giovedì 14 giugno 2012
Quest'uomo non sta facendo gli interessi della nazione
Quest'uomo non sta facendo gli interessi della nazione. Ci sta svendendo. Ci sta affondando. E lo fa in piena consapevolezza.
di Sergio Di Cori Modigliani
Subdolamente, il sole24ore, ieri mattina, titolava “Schnell frau Merkel!”.
L’idea di base consisteva nel ricordare ai propri lettori, a nome della Confindustria, che la situazione italiana oggi, sarebbe –secondo loro- com’era nell’ottobre del 2011 quando decisero di eliminare Berlusconi.
Ricorderete che, in quei tumultuosi giorni, il quotidiano economico titolò “Fate presto” con anomale lettere cubitali, schiacciando il campanello d’allarme.
Il secondo significato, retrostante questo titolo, consisteva nel fornire un viàtico d’accompagnamento per il ragionier vanesio che stava partendo per Berlino, incitandolo a metter fretta alla Merkel, sapendo che a Berlino, a Wall Street, alla borsa di Londra, ilsole24ore è un giornale che viene letto quotidianamente con la lente d’ingrandimento, con il microscopio e con esperti interpreti di cose italiane, per comprendere che cosa stia accadendo nel nostro paese.
La Merkel ha risposto –ed era fin troppo chiaro che la frase era rivolta all’industria italiana- addirittura di persona. In un breve commento rilasciato a un giornalista di Der Spiegel ha detto: “L’Italia è un paese solido che sta facendo molto bene. E’ un momento delicato e ne siamo consapevoli. Non c’è fretta. Non c’è alcuna fretta”. Fine della trasmissione.
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