Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
mercoledì 24 aprile 2013
Denunciato Il Colpo Di Stato (video)
Ieri 23 Aprile 2013 alle ore 19:30 il Sig. Orazio Fergnani - con al seguito un gruppo di cittadini - si è recato presso la stazione dei Carabinieri di La Storta in Roma e ha esposto formale Querela Denuncia nei confronti di Giorgio Napolitano e tutte le cariche dello Stato per Alto Tradimento e Colpo di Stato appellandosi al divieto costituzionale di Rielezione del Presidente della Repubblica.
Secondo il Sig. Orazio Fergnani - per i padri fondatori della costituzione italiana - era più che evidente il divieto di rielezione del Presidente della Repubblica dopo lo scadere del suo mandato.
La Querela Denuncia fa appello ai verbali dell'assemblea costituente in cui era stata più volte dibattuta la rieleggibilità del Presidente della Repubblica
senza però trovare mai l'approvazione dell'assemblea che si espresse sempre e costantemente con parere negativo.
Tutte le informazioni sulla Querela Denuncia in questione:
http://www.albamediterranea.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=169:querela-contro-giorgio-napolitano-e-parlamento-per-alto-tradimento-e-colpo-di-stato-dovuta-al-divieto-costituzionale-di-rielezione-di-orazio-fergnani&Itemid=113
Sfrattato, si spara
Tragedia in via dei Mille: si uccide con un colpo di pistola dopo aver ricevuto lo sfratto
E' stato lo stesso ufficiale giudiziario a dare l'allarme: ma Alessandro Comani, 59 anni, era già morto, dopo essersi sparato alla testa forse proprio per la disperazione dovuta dalla crisi
E' di Alessandro Comani il corpo senza vita trovato in un appartamento in via dei Mille 12: ucciso da un colpo di fucile che lui stesso si è inferto per farla finita. Le indagini sono in corso, ma dalle prima informazioni pare che avesse ricevuto lo sfratto da poco: è stato infatti proprio l'ufficiale giudiziario e insospettirsi non ricevendo risposta al citofono. L'ufficiale giudiziario avrebbe dato l'allarme ed entrando nell'appartamento, gli agenti si sono trovati di fronte alla tragedia ormai avvenuta.
A trovare il cadavere sono stati il padrone di casa e l'ufficiale giudiziario, entrati prima dell'intervento della polizia, che loro stessi hanno chiamato dopo la scoperta, e che comunque era attesa perché lo sfratto prevedeva l'intervento della forza pubblica. Nessuno dei vicini avrebbe sentito lo sparo o altri rumori sospetti provenire dall'abitazione del 59enne, che viveva da 4 anni al quarto piano dell'elegante edificio di via dei Mille. Secondo alcuni vicini, la vittima e il proprietario dell'appartamento erano conoscenti. A quanto si è appreso, in casa sarebbe stato trovato qualche biglietto, ora all'esame della polizia. Da accertare anche se l'uomo si sia sparato quando l'ufficiale giudiziario ha suonato il campanello, o se fosse già morto. Alessandro Comani era separato da circa 8 anni dalla moglie e aveva due figlie. Era titolare di una piccola società immobiliare con sede in via Saragozza.
martedì 23 aprile 2013
FIORE: Napolitano ha regalato l'Italia a Goldman Sachs
Fiore: "4 maggio in piazza per l'indipendenza nazionale"
https://www.facebook.com/pages/Roberto-Fiore/88329995855?ref=stream

L' On. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito all'elezione di Giorgio Napolitano a presidente della repubblica, comunica: “ ciò cui stiamo assistendo in queste ore non ha nulla a che fare con la tanto sbandierata democrazia parlamentare, ma rappresenta il colpo di coda di un sistema partitocratico che è destinato a soccombere quanto prima.
Giorgio Napolitano non sarà ricordato come il presidente che ha ricevuto, per la prima volta, un secondo mandato né come la figura che ha salvato la patria bensì come il presidente legato alle intercettazioni il cui contenuto non è stato conosciuto e non lo sarà mai, come il presidente che ha voluto fare a tutti i costi la guerra alla Libia strappando un patto che ci legava a quel paese, un presidente che ha regalato l'Italia a Goldman Sachs.
Letta, Amato e lo stesso Monti, tutti papabili per presiedere un nuovo governo non rappresentano nulla di nuovo. Anzi. Sono espressione del vecchio, del marcio, del torbido, della politica corrotta e corrompibile.
Sono espressione di sentimenti antinazionali, anti-italiani e antieuropei.
Sono l'avanguardia italiana, neanche tanto nascosta, del gruppo Bilderberg, della commissione Trilateral e della finanza internazionale.
Forza Nuova comunica fin da ora che sabato 4 maggio nelle principali città italiane, manifesteremo per ridare libertà al popolo italiano, per non morire per mano di banchieri ed usurai, per l'indipendenza nazionale”.
Roberto Fiore
lunedì 22 aprile 2013
COME LE BANCHE DISTRUGGONO LE PMI
ECCO COME LE BANCHE DISTRUGGONO LE PICCOLE IMPRESE
http://finanzanostop.finanza.com/2013/04/22/banche-ecco-come-distruggono-le-piccole-e-medie-imprese/
“Gentile cliente,come Le è noto, di recente, abbiamo provveduto ad effettuare una revisione dei sui affidamenti in essere presso la nostra banca. Dalla documentazione contabile che ci avete reso disponibile, emergono delle incongruenze che non ci consentono di procedere al rinnovo degli affidamenti in essere. Pertanto, La preghiamo di recarsi con cortese sollecitudine presso i nostri uffici per comunicazioni che La riguardano. Cordiali saluti.”
Subito siete presi dal panico e vi chiederete cosa diavolo sta accadendo con la vostra banca, avendo ricevuto questa comunicazione. Sta accadendo che, con un linguaggio più che altro tipico di un diplomatico di qualche ambasciata britannica sparsa per il mondo, la vostra banca vi sta comunicando che è in procinto di chiudere i rubinetti alla vostra azienda: niente più affidamenti, niente più fidipromiscui, niente più anticipo fatture o salvo buon fine. Niente più di niente.
La vostra azienda si ritroverà presto a dover rientrare dai fidi utilizzati e proseguire con le proprie forze, sempre che ci si riesca. Cosa abbastanza remota in questo momento. A meno che, con i vostri capitali (liquidi) e ammesso che ne disponiate, vi sostituiate alla banca.
Ma perché la banca interviene proprio ora che ne avete più bisogno rispetto ad altri periodi? E perché non piace più quello che andava benissimo fino a poco tempo fa?
A questo interrogativo si può rispondere argomentando su due ordini di problemi che, in realtà, costituiscono le due facce della stessa medaglia: la crisi economica.
In realtà, la crisi sta mettendo a dura prova la qualità degli attivi bancari idonei a sostenere la massa di finanziamenti che la banca ha concesso e concede alla propria clientela.
Tanto più gli attivi diminuiscono di valore e qualità, tanto più la banca dovrà ridurre i propri impieghi presso la propria clientela. Il secondo motivo per il quale la banca sta rientrando dalla sua esposizione è che, verosimilmente, vede ancora ben lontana la ripresa economia e teme un ulteriore contrazione dell’attività tale da compromettere la solvibilità delle aziende creditrici. O, in modo molto più semplice, non crede più alla profittabilità del vostro business, ammesso che lo conosca.
Oh, per carità! Apparentemente, nulla di illegittimo da parte della banca che è certamente autonoma e libera di concedere affidamenti a quelle iniziative imprenditoriali e che ritiene siano meritevoli di attenzione dal parte del mondo bancario, ammesso che siano sempre in grado di cogliere la bontà o meno dell’iniziativa imprenditoriale; del che, nutro forti dubbi. Così come non c’è nulla di illegittimo ( o meglio non dovrebbe esserci) se la banca, dopo approfondite analisi, che non possono certamente esaurirsi nella sterile lettura di un bilancio negativo o poco più, decide di rientrare dalla propria esposizione e vi concede gli strumenti e i tempi necessari per poterlo fare.
Ma le cose non procedono sempre in questa direzione e la lettera che state ricevendo è solo l’ultimo atto di un rapporto già compromesso da tempo, e che ha visto la vostra azienda vittima dello strapotere e dell’arroganza bancaria. Al di la del ben più noto tema dell’anatocismo bancario, tema non oggetto di questo articolo, ciò che ci si propone , è analizzare in che modo le banche stanno rientrando delle proprie esposizioni nei confronti delle piccole imprese, e come stanno assumendo garanzie a difesa delle proprie esposizioni. Di solito, lo stato di necessità di un azienda, pone la banca in una posizione di supremazia contrattuale e “comportamentale” che “legittima” in maniera impropria ed inopportuna la banca ad abusare della propria posizione, contravvenendo reiteratamente a numerose regole e leggi, anche di buon senso. Ma come esercitano le banche questo strapotere che si riflette poi sulla vita dell’impresa fino a comprometterne l’esistenza?
Il tema delle condizioni bancarie praticate e del relativo inasprimento, costituisce l’esempio più immediato. Ma questo aspetto, talvolta, oltre a nascondere profili di responsabilità a carico della banca, può essere giustificato da un aumento del costo della raccolta bancaria: se la banca spende di più per attrarre depositi dai risparmiatori, ne consegue che pretenderà interessi via via maggiori per le linee di credito concessi alla propria clientela. Nella crisi attuale, quanto affermato, può essere parzialmente smentito considerando che le banche italiane sono state destinatarie di oltre 200 miliardi di euro di prestiti triennali da parte della BCE al tasso agevolato dell’1%.
E quindi, l’aumento delle condizioni praticate alla clientela non potrebbero essere giustificate da un maggior costo del funding.
Come noto, queste risorse non sono state girate all’economia reale e, pertanto, l’inasprimento delle condizioni bancarie, può trovare giustificazione nella necessità dei bilanci bancari di produrre ricavi via via maggiori per poter mitigare i pessimi risultati di esercizio.
La crisi ha fatto emergere, talvolta in maniera cronica, le difficoltà nella riscossione dei rispettivi crediti commerciali da parte delle aziende. Ecco quindi che trattandosi di crediti talvolta anticipati dal sistema bancario in forma di anticipo fatture o anticipo effetti, ai primi insoluti, le varie banche hanno posto rimedio utilizzando delle pratiche scorrette, a parer di scrive, che hanno finito per compromettere l’esistenza delle aziende o, nella migliore delle ipotesi, ne hanno limitato fortemente la redditività già contratta per effetto della crisi. Quindi il sistema bancario ha avviato in essere una serie di attività e procedure (del tutto censurabili) con il fine di abbattere i rischi creditizi, ma infliggendo così un duro colpo alle aziende più deboli e maggiormente provate da questa crisi. Proviamo a fare qualche esempio.
La crisi ha fatto emergere, talvolta in maniera cronica, le difficoltà nella riscossione dei rispettivi crediti commerciali da parte delle aziende. Ecco quindi che trattandosi di crediti talvolta anticipati dal sistema bancario in forma di anticipo fatture o anticipo effetti, ai primi insoluti, le varie banche hanno posto rimedio utilizzando delle pratiche scorrette, a parer di scrive, che hanno finito per compromettere l’esistenza delle aziende o, nella migliore delle ipotesi, ne hanno limitato fortemente la redditività già contratta per effetto della crisi. Quindi il sistema bancario ha avviato in essere una serie di attività e procedure (del tutto censurabili) con il fine di abbattere i rischi creditizi, ma infliggendo così un duro colpo alle aziende più deboli e maggiormente provate da questa crisi. Proviamo a fare qualche esempio.
Una pratica molto diffusa nel sistema bancario è quella di indurre le aziende ad accantonare una percentuale calcolata sul netto dell’anticipo effetti, in modo da costituire dei fondi facilmente aggredibili in caso di dissesto dell’azienda e, al tempo stesso, determinare una raccolta bancaria remunerata a tassi prossimi allo zero.
Esempio: un anticipo fatture di 100.000 euro, la banca anticipa circa l’80%; sulla parte anticipata calcola una percentuale (magari tra il 3, il 10, 15% o addirittura oltre) e destina questa somma alla costituzione di un fondo, sottraendo tali risorse dalla disponibilità dell’impresa.
Un’altra pratica a molto diffusa è quella di richiedere asset a garanziadelle propria esposizione in forma di iscrizione ipotecarie, pegno di titoli e/o garanzie fidejussorie. In questi ultimi casi, sembra che vada per la maggiore richiedere l’intervento di un garante terzo: un confidi, disponibile a garantire buona parte delle esposizioni bancarie anche in forma di scoperto di conto e/o anticipi fatture ed effetti. In questa ipotesi, l’intervento del confidi consente alla banca di mantenere comunque una massa inalterata di impieghi e quindi, invariati saranno ricavi percepiti in termini di interessi, ma abbattendone notevolmente i rischi che verranno ribaltati sul confidi per effetto dellagaranzia prestata. E’ evidente che questo impatta notevolmente sugli oneri finanziari a carico delle aziende che si troveranno a pagare, oltre gli interessi passivi e le commissioni bancarie già a livelli altissimi, anche gli oneri per il rilascio della garanzia da parte del confidi e, talvolta, anche a costituire dei depositi cauzionali presso questi ultimi.
Ciò non fa altro che comprimere ulteriormente la redditività aziendale e impegnando risorse finanziarie, creano apparenti benefici solo nel breve termine alla gestione finanziaria aziendale grazie ad un apparente aumento di liquidità che ben presto verrà drenata per effetto degli oneri bancari sostenuti.
Nei casi ancor più clamorosi, talvolta, la banca nel concedere finanziamenti, oltre a pretendere la garanzia del confidi, impone all’imprenditore anche la costituzione di pegni su titoli della stessa banca a garanzia dell’esposizione. Così ad esempio se un imprenditore necessita di un finanziamento di 100.000 euro per acquistare un macchinario, la banca si renderà disponibile a concedere addirittura un prestito superiore (magari 150.000) in modo che le risorse eccessive potranno essere messe a garanzia e confluire in nuova raccolta. Esempio: prestito 150 mila euro di cui 50 mila a garanzia con pegno su obbligazioni bancarie della stessa banca, e i restanti 100 garantiti per la metà dall’intervento del confidi. In questo modo la banca potrà avere ricavi maggiori per effetto di maggiori interessi calcolati su un prestito superiore al fabbisogno aziendale, ma con rischi contenuti a 1/3 rispetto alla massa concessa a prestito. Di contro l’imprenditore dovrà corrispondere interessi passivi anche sulla somma di denaro posta a garanzia per la sola compiacenza bancaria. Senza poi trascurare che, in questo caso, la banca potrà contare anche su una raccolta positiva remunerata a bassissimo costo e soprattutto immobilizzata per tutta la durata del prestito.
Ma l’espressione della massima illegalità dell’operatività bancaria, viene posta in essere proprio quando, ad insaputa del cliente, la banca distrae dei fondi operando delle compensazioni tra i diversi rapporti attivi o passivi; mettendo, dall’oggi al domani, sul lastrico le imprese. E’ il caso in cui vengono presentati degli effetti allo sconto e la banca si appropria del netto ricavo magari per ridurre l’esposizione di qualche altro affidamento e/o rapporto di c/c con saldi passivi. In altre parole, in questo caso, commette un vero e proprio abuso che si sostanzia proprio nell’appropriarsi di fondi derivanti da una operazione di sconto, per utilizzarli a riduzione o chiusura di altro rapporto passivo riconducibile all’impresa.
E’ evidente che questo costituisce, talvolta, il colpo di grazia per l’impresa, che si troverà con un deficit improvviso di liquidità che porrà l’azienda in stato di insolvenza nei confronti di fornitori, dipendenti, fisco e, nei casi più disperati, anche del sistema bancario stesso. Si pensi ad esempio allo sconto di effetti con il quale l’imprenditore dovrà provvedere ad utilizzare il netto ricavo per far fronte ai propri impegni. Ne deriverà che i fornitori non potranno essere pagati e quindi, questi ultimi, non saranno più disposti a rifornire l’impresa. Analogo ragionamento può esser osservato per i propri dipendenti e per il fisco. E nella ipotesi di rate di finanziamento in scadenza, anche queste non potranno essere onorate facendo così scattare (nel caso diverse rate sospese) le segnalazioni di rito alle varie CENTRALI RISCHI. Ma in questo caso, la cosa più aberrante e sorprendete è dover constatare che le segnalazioni vengono puntualmente recepite dagli stessi organi deputati al controllo sull’attività bancaria o a sue consociate, che assumono la segnalazione senza neanche porsi il dubbio sull’operato della banca e sulla legittimità che ne ha determinato la segnalazione. In questo caso, di colpo, tutto il sistema bancario si avventerà sull’impresa prosciugandone le disponibilità e condannandola al fallimento.
In conclusione, quello che, talvolta, il sistema bancario pone in essere in queste operazioni, costituisce un vero e proprio abuso di posizione dominante nei confronti della clientela che ne subisce tutte le conseguenza. Nella migliore delle ipotesi, il danno è circoscritto (si fa per dire) a dover sostenere maggiori costi e quindi a subire un abbattimento della competitività e della redditività. In altri casi, tali modus operandi, determinano un vero e proprio dissesto delle imprese e la contestuale morte. L’esperienza empirica emersa in questa crisi, ha fatto emergere molte criticità, problematiche e contraddizioni che affliggono il sistema bancario e i casi appena citati ne costituiscono alcuni esempi clamorosi che dovrebbero imporre delle serie riflessioni e una riformulazione delle regole comportamentali, affinché si possano reprimere ed estirpare simili comportamenti che, oltre a danneggiare la credibilità stessa del sistema bancario, determinano seri rischi per la sopravvivenza del tessuto delle piccole imprese, un tempo spina dorsale dell’economia di questo Paese.
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Jacopo Fo: la verticalizzazione dell'idiozia
Lo stupido è colui che danneggia gli altri senza ricavare vantaggio per se stesso
Il grande economista Carlo Maria Cipolla a un certo punto ha compreso che le dinamiche del mercato sono inspiegabili se si utilizza un modello teorico che vede come “forze trainanti” solo il capitale, il lavoro, il profitto e il potere.
Per disegnare diagrammi dell’evoluzione economica in modo veramente aderente alla realtà era necessario inserire un nuovo “grande attrattore”: la stupidità.
Ha quindi scritto il teorema della stupidità: il malvagio è colui che nuoce agli altri per ottenere un vantaggio.
Lo stupido pur di danneggiare gli altri si procura disastri incommensurabili.
Io aggiungo che durante i processi di decadimento esiste una verticalizzazione dell’idiozia.
Fino ad un certo punto ho osservato le mosse di Bersani e dei vertici del Pd cercando di cogliere una sottile raffinatezza tattica, un disegno magari perverso ma ben studiato.
Ma quel che stiamo ora vedendo è qualche cosa che supera gli angusti confini dell’insensato. Qui c’è un manifesto stato di masochismo organizzato. Una specie di coralità del dissesto autoflagellante.
Se ti interessa riflettere su quel che sta succedendo in questo momento in Italia ti invito a lasciare per un momento da parte le tue eventuali animosità contro la nomenclatura del Pd. Ti invito a far finta di essere uno studioso di logica che vuole analizzare “scientificamente” la natura delle dinamiche sociali. Ecco, distacchiamoci un attimo dal giudizio sul Pd e guardiamo semplicemente i fatti.
Io trovo affascinante dal punto di vista antropologico la semplice successione degli eventi di questi giorni.
Bersani ripete 542 volte, prima delle elezioni e dopo le elezioni: “In nessun caso faremo accordi con Berlusconi”.
Grillo si prepara alle elezioni del presidente interpellando i 40mila iscritti al M5S, per scegliere il candidato.
Bersani non interpella nessuno per scegliere il candidato.
Lo decide in un incontro con Berlusconi.
Poi mercoledì sera si presenta all’assemblea dei suoi e dice: “Ho una bella sorpresa.”
La bella sorpresa è Marini.
Invece di spellarlo vivo, i parlamentari del Pd fanno finta di niente, anzi sembra che votino ok per Marini.
Intanto la base del Pd insorge e sono veramente fuori dalla grazia di Dio. Sono furibondi (e furiBindi). Si occupano le sedi, si bruciano le tessere, si minacciano le zie degli onorevoli del Pd.
Il Pdl e la Lega votano Marini, gran parte del Pd no.
Allora Bersani ripiega su un nome gradito al M5S, presente nella rosa dei candidati del M5S.
Ma non scelgono Rodotà (per non dare soddisfazioni a Grillo?).
Scelgono invece Prodi.
In assemblea votano all’unanimità: ok Prodi.
Ma in aula 100 elettori del Pd non votano Prodi.
Questa sequenza di eventi risponde perfettamente alla legge enunciata da Cipolla: si stanno provocando un danno abissale senza trarne vantaggio alcuno.
Se avessero voluto salvare la poltrona oppure far del bene all’Italia avrebbero dovuto in ogni caso dedicarsi ad altro.
Credo proprio che questo Pd, il vecchio Pd, sia finito.
E mi sembra che l’eccesso di incapacità politica e comunicativa sia un sintomo.
35 anni fa ho visto qualche cosa del genere durante l’ultimo grande scontro con la polizia a Milano. Quel giorno vidi il fior fiore dei servizi d’ordine comunisti fatto a pezzi dalla polizia. Anzi, ci facemmo male da soli. Qualche cosa di simile ai bisonti che si buttano in branco giù dal burrone spaventati da un incendio… Fu un vero macello e io passai la notte a tagliare pelle bruciata e a medicare ustioni in una specie di infermeria di guerra improvvisata. E mentre tagliavo mi facevo domande scomode sulla fine del sogno rivoluzionario e il nostro livello accademico di stupidità militare. La polizia era restata a guardare inorridita l’Armata Rossa che si dava fuoco da sola. Cazzo, non picchiarono nessuno: ci facemmo più di 100 feriti buttandoci addosso le bottiglie molotov. Uno riuscì addirittura a salire in cima a un palazzo e poi buttarsi giù sfondando un lucernario… Come era stato possibile che il miglior esercito ribelle si fosse suicidato a quel modo? (vedi: 7 DICEMBRE 1976. La vera storia dell’assalto alla Scala di Milano.)
Mentre scrivo Eleonora, la mia adoratissima consorte, mi urla: “Si è dimesso Bersani!” Ecco, appunto. Ma cazzo! “Capitano Schettino torna a bordo, CAZZO!”
MA PROPRIO ADESSO TI DIMETTI?
Ma almeno segnare il punto della bandiera! Ma allora facevi meglio a votare Rodotà…
In questo momento quelli del M5S si stanno come minimo facendo delle flebo di barbera direttamente in vena!
Ma neanche nei loro sogni più smodati.
Le balene si spiaggiano da sole!
Bersani, per salvare la propria carriera politica ha messo alla berlina tutto il partito per arrivare alle dimissioni con disonore. Pazzesco!
E adesso che succede?
Cavolo non fai tempo a scrivere un articolo di pacato commento che la cronaca è già andata avanti di 500 metri.
Certamente sono momenti appassionanti.
Dal suicidio dell’ala militare del movimento nel 1977 vennero fuori gli indiani metropolitani.
Dal suicidio della nomenclatura del Pd cosa verrà fuori?
Di sicuro dovrà essere qualche cosa di completamente diverso.
Né un formato D’Alema né un formato Renzi.
Penso alle centinaia di amministratori onesti del Pd che hanno fatto vera innovazione e democrazia diretta nei loro Comuni… Penso ai nuovi eletti al parlamento: facce nuove…
Credo che ci dobbiamo aspettare grosse novità…
Ormai è evidente che deve nascere qualche cosa di innovativo oppure il Pd diventerà insignificante.
I nuovi leader dovranno forse avere un’idea diversa del loro rapporto con gli iscritti, del loro modo di comunicare con la gente… E anche avere un’idea diversa sulle cose più urgenti da fare in questo paese che sta affrontando un momento drammatico.
Sul Fatto on line ho commentato la rivoluzione che si sta svolgendo nel Pd grazie alla rivolta della base. Le dimissioni di Bersani confermano che un cambiamento totale è in corso. Il vecchio Pd è morto.
Jacopo Fo
Per disegnare diagrammi dell’evoluzione economica in modo veramente aderente alla realtà era necessario inserire un nuovo “grande attrattore”: la stupidità.
Ha quindi scritto il teorema della stupidità: il malvagio è colui che nuoce agli altri per ottenere un vantaggio.
Lo stupido pur di danneggiare gli altri si procura disastri incommensurabili.
Io aggiungo che durante i processi di decadimento esiste una verticalizzazione dell’idiozia.
Fino ad un certo punto ho osservato le mosse di Bersani e dei vertici del Pd cercando di cogliere una sottile raffinatezza tattica, un disegno magari perverso ma ben studiato.
Ma quel che stiamo ora vedendo è qualche cosa che supera gli angusti confini dell’insensato. Qui c’è un manifesto stato di masochismo organizzato. Una specie di coralità del dissesto autoflagellante.
Se ti interessa riflettere su quel che sta succedendo in questo momento in Italia ti invito a lasciare per un momento da parte le tue eventuali animosità contro la nomenclatura del Pd. Ti invito a far finta di essere uno studioso di logica che vuole analizzare “scientificamente” la natura delle dinamiche sociali. Ecco, distacchiamoci un attimo dal giudizio sul Pd e guardiamo semplicemente i fatti.
Io trovo affascinante dal punto di vista antropologico la semplice successione degli eventi di questi giorni.
Bersani ripete 542 volte, prima delle elezioni e dopo le elezioni: “In nessun caso faremo accordi con Berlusconi”.
Grillo si prepara alle elezioni del presidente interpellando i 40mila iscritti al M5S, per scegliere il candidato.
Bersani non interpella nessuno per scegliere il candidato.
Lo decide in un incontro con Berlusconi.
Poi mercoledì sera si presenta all’assemblea dei suoi e dice: “Ho una bella sorpresa.”
La bella sorpresa è Marini.
Invece di spellarlo vivo, i parlamentari del Pd fanno finta di niente, anzi sembra che votino ok per Marini.
Intanto la base del Pd insorge e sono veramente fuori dalla grazia di Dio. Sono furibondi (e furiBindi). Si occupano le sedi, si bruciano le tessere, si minacciano le zie degli onorevoli del Pd.
Il Pdl e la Lega votano Marini, gran parte del Pd no.
Allora Bersani ripiega su un nome gradito al M5S, presente nella rosa dei candidati del M5S.
Ma non scelgono Rodotà (per non dare soddisfazioni a Grillo?).
Scelgono invece Prodi.
In assemblea votano all’unanimità: ok Prodi.
Ma in aula 100 elettori del Pd non votano Prodi.
Questa sequenza di eventi risponde perfettamente alla legge enunciata da Cipolla: si stanno provocando un danno abissale senza trarne vantaggio alcuno.
Se avessero voluto salvare la poltrona oppure far del bene all’Italia avrebbero dovuto in ogni caso dedicarsi ad altro.
Credo proprio che questo Pd, il vecchio Pd, sia finito.
E mi sembra che l’eccesso di incapacità politica e comunicativa sia un sintomo.
35 anni fa ho visto qualche cosa del genere durante l’ultimo grande scontro con la polizia a Milano. Quel giorno vidi il fior fiore dei servizi d’ordine comunisti fatto a pezzi dalla polizia. Anzi, ci facemmo male da soli. Qualche cosa di simile ai bisonti che si buttano in branco giù dal burrone spaventati da un incendio… Fu un vero macello e io passai la notte a tagliare pelle bruciata e a medicare ustioni in una specie di infermeria di guerra improvvisata. E mentre tagliavo mi facevo domande scomode sulla fine del sogno rivoluzionario e il nostro livello accademico di stupidità militare. La polizia era restata a guardare inorridita l’Armata Rossa che si dava fuoco da sola. Cazzo, non picchiarono nessuno: ci facemmo più di 100 feriti buttandoci addosso le bottiglie molotov. Uno riuscì addirittura a salire in cima a un palazzo e poi buttarsi giù sfondando un lucernario… Come era stato possibile che il miglior esercito ribelle si fosse suicidato a quel modo? (vedi: 7 DICEMBRE 1976. La vera storia dell’assalto alla Scala di Milano.)
Mentre scrivo Eleonora, la mia adoratissima consorte, mi urla: “Si è dimesso Bersani!” Ecco, appunto. Ma cazzo! “Capitano Schettino torna a bordo, CAZZO!”
MA PROPRIO ADESSO TI DIMETTI?
Ma almeno segnare il punto della bandiera! Ma allora facevi meglio a votare Rodotà…
In questo momento quelli del M5S si stanno come minimo facendo delle flebo di barbera direttamente in vena!
Ma neanche nei loro sogni più smodati.
Le balene si spiaggiano da sole!
Bersani, per salvare la propria carriera politica ha messo alla berlina tutto il partito per arrivare alle dimissioni con disonore. Pazzesco!
E adesso che succede?
Cavolo non fai tempo a scrivere un articolo di pacato commento che la cronaca è già andata avanti di 500 metri.
Certamente sono momenti appassionanti.
Dal suicidio dell’ala militare del movimento nel 1977 vennero fuori gli indiani metropolitani.
Dal suicidio della nomenclatura del Pd cosa verrà fuori?
Di sicuro dovrà essere qualche cosa di completamente diverso.
Né un formato D’Alema né un formato Renzi.
Penso alle centinaia di amministratori onesti del Pd che hanno fatto vera innovazione e democrazia diretta nei loro Comuni… Penso ai nuovi eletti al parlamento: facce nuove…
Credo che ci dobbiamo aspettare grosse novità…
Ormai è evidente che deve nascere qualche cosa di innovativo oppure il Pd diventerà insignificante.
I nuovi leader dovranno forse avere un’idea diversa del loro rapporto con gli iscritti, del loro modo di comunicare con la gente… E anche avere un’idea diversa sulle cose più urgenti da fare in questo paese che sta affrontando un momento drammatico.
Sul Fatto on line ho commentato la rivoluzione che si sta svolgendo nel Pd grazie alla rivolta della base. Le dimissioni di Bersani confermano che un cambiamento totale è in corso. Il vecchio Pd è morto.
Jacopo Fo
Europa: la rivoluzione è possibile
Classi medie e rivoluzione sociale
Sebastiano Isaia
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2718:sebastiano-isaia-classi-medie-e-rivoluzione-sociale&catid=79:analisi-di-classe&Itemid=83
L‘altro ieri il filosofo polacco Marcin Król ha voluto condividere con l’opinione pubblica mondiale una scoperta di portata davvero capitale: «La rivoluzione è possibile». Capite? La rivoluzione è ancora possibile in Occidente! Forse ho capito male, forse sto nutrendo e vendendo false speranze. Meglio continuare nella lettura: «È sbagliato credere che dei giovani arrabbiati contro il sistema, ma privi del linguaggio abituale dei partiti politici e dei movimenti politici organizzati, non siano capaci di portare a termine una rivolta organizzata. La rivoluzione non si è mai fatta in nome di una misura particolare, per esempio un maggiore controllo bancario, ma perché non è più possibile vivere in queste condizioni» (La rivoluzione è possibile, Wprost di Varsavia, 10 aprile 2013).
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