domenica 27 ottobre 2013

Olivetticidio, Romiti: furono le banche...nel 1963




Signoraggio: la Corte Costituzionale dorme...

25.10.13

TRUFFA DEL SIGNORAGGIO BANCARIO: SENTENZA DI CASSAZIONE



di Gianni Lannes 

Non è in atto alcun complotto, ma va in onda la cruda realtà. Indicibile per chi manovra all'oscuro. L'ecologia ci insegna che fatti ed eventi sono legati,collegati e interconnessi. Infatti. 

A proposito di palesi violazioni costituzionali nell'esercizio della politica monetaria, la Corte costituzionale dopo questa sentenza della Cassazione nel 2006, non si è mai espressa in materia. Strano. Perché? 

Chi pagherà al popolo italiano i danni economici per l'introduzione truffaldina e forzata dell'euro, nonché per il signoraggio bancario in atto? Forse la Germania?

Il popolo italiano non ha contratto alcun debito pubblico. Ne rispondano a titolo personale i politicanti e i burocrati che hanno manovrato tenendo all'oscuro la gente. Ergo: non esiste: si tratta di una gigantesca speculazione.

Non c'è alcuna crisi economica in atto (il messaggio che tentano di inculcare nelle masse), ma solo una strategia della tensione per conquistare definitivamente il mondo ancora apparentemente libero. Non a caso il sistema di potere ha incrementato il sistema di controllo tecnologico. E si è preparato a schiacciare con la violenza ogni tentativo di giusta ribellione, con Eurogendfor, una forza di polizia militare che non risponde alla legge né ai Parlamenti ormai esautorati, ma soltanto alla Nato, in base al Trattato di Velsen, ratificato anche in Italia dalla legge statale 14 maggio 2010 numero 84 (votata in sordina da tutte le forze partitiche).

Anche dal punto di vista squisitamente etimologico, il termine crisi indica un punto di svolta, un cambiamento, qualcosa di positivo.

Allarghiamo l'orizzonte del contesto. La parola d'ordine del nuovo ordine mondiale - che passa anche attraverso le geo-ingegneria ambientale per l'alterazione del clima, il controllo della Natura (per scatenare guerre segrete, non convenzionali) e l'indebolimento degli organismi viventi (alla voce scie chimiche, o meglio: aerosolterapia bellica) - è la globalizzazione della povertà materiale. 






ManDraghi e il Buconero Centrale Europeo, secondo Grillo

Draghi mago Silvan

http://www.beppegrillo.it/2013/10/draghi_mago_silvan.html
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All’inizio ha tirato fuori il coniglio LTRO dal cilindro poi ha estratto due colombe bianche OMT. Così Draghi ha vinto per ora le sue due mani al tavolo dell’Euro. Ma la partita non é ancora finita perché prima o poi il mercato andrà a vedere il suo potenziale bluff. Sono queste due magie, LTRO e OMT, che per ora tengono in vita l’Italia e le sue banche. Per quanto ancora?
Il primo LTRO fu annunciato a Dicembre 2011 seguito dal secondo a marzo 2012. L’obiettivo era fornire liquidità alle nostre banche in cambio di garanzie portate inBCE, visto che le banche del nord Europa non si fidano e non prestano più i soldi alle banche periferiche. Questo in teoria avrebbe consentito di finanziare l’economia reale: io BCE ti presto soldi in cambio di garanzie così che tu li possa girare alle PMI e alle famiglie. In realtà l’economia reale ha visto ben poco dei 250 miliardi di denari LTRO che le banche italiane hanno ottenuto da Draghi. Li hanno infatti reinvestiti quasi tutti in BTP con un rendimento medio del 4.5% dopo averli presi in prestito dalla BCE allo 0.5%. Mal contati si tratta di circa 10 miliardi di profitti gratis all’anno garantiti alle banche italiane in cambio di consentire allo Stato di collocare il suo debito. Di fatto più della metà degli utili annuali del sistema bancario italiano viene da questo giochino: io BCE presto a te banca commerciale e tu banca presti al tuo Stato. Risultato? Negli ultimi due anni il credito ad imprese e famiglie in Italia è diminuito di 70 miliardi di euro e i BTP nella pancia delle banche sono cresciuti di 190 miliardi di euro, raggiungendo ora 411 miliardi di euro (più del 10% di tutte le attività detenute in portafoglio dalle banche italiane).
Scoperto il gioco di prestigio il mercato è tornato all’attacco nell’estate del 2012 mettendo pressione sui nostri BTP: é la banca centrale l’unica istituzione che può garantire il mercato sulla solvibilità degli stati lì dove si impegnasse a comprare titoli di debito stampando moneta. Questo lo statuto della BCE non lo consente, ma Draghi ci é andato molto vicino annunciando nell’estate del 2012 il programma OMT. Contro le resistenze tedesche, Draghi annuncia che la BCE è pronta a comprare sul mercato secondario titoli del debito pubblico con scadenza fino a 3 anni per i Paesi che dovessero trovarsi in difficoltà nel collocare il loro debito. Questo in cambio di rigidi interventi della Troika (Fondo Monetario, Commissione Europea e BCE) nell’imporre riforme in cambio di tali aiuti. Nessuno pensava nell’agosto del 2012 che un tale annuncio di intenzioni sarebbe bastato a placare il mercato. Si discuteva allora dell’opportunità che fosse prima l’Italia della Spagna a fare il passo verso il sostegno OMT. La storia dell’ultimo anno ci dice che Draghi ha vinto e che per ora il mercato si é fidato dell’annuncio senza andare a vedere il suo potenziale bluff dal momento che nessuno Stato periferico ha fatto ricorso al programma OMT. Eh sì, perché di bluff potrebbe trattarsi dal momento che la stessa Corte Costituzionale tedesca non ha ancora deliberato sulla legittimità di tale programma (lo farà a dicembre).
Non c’é nulla di male nel fatto che sia la banca centrale a sottoscrivere debito pubblico. Anzi è diritto di un popolo sovrano e della sua banca centrale ricorrere a tutti gli strumenti di politica economica e monetaria a seconda della fasi del ciclo, incluso il potere di "monetizzare" il debito stampando moneta. Lo fanno da sempre la FED, la Banca d'Inghilterra (BoE) e la Banca del Giappone (BoJ) ma non la BCE. Il suo statuto non le consente di acquistare debito pubblico ma il programma OMT è riuscito con un semi bluff a convincere per ora i mercati che questo potrebbe essere possibile.
Due anni dopo ci ritroviamo un sistema bancario che prende liquidità da Draghi (e non dalle altre banche) per impiegarla in BTP (e non nell’economia reale), creando un circolo perverso in cui la debolezza dello Stato é stata trasferita alle banche e solo l’annuncio OMT ha per ora tenuto la situazione in piedi. Se a questo aggiungiamo 140 miliardi di euro di sofferenze ed 80 miliardi di euro di partite incagliate (quasi sofferenze) nei bilanci delle banche ecco spiegato perché il Fondo Monetario Internazionale nel suo recente rapporto sull’Italia cita le banche come uno dei punti deboli della nostra economia invitando in caso di difficoltà a ricorrere al sostegno europeo. E’ la stessa riflessione di Wolfgang Munchau nel suo recente editoriale sul Financial Times che si conclude con una amara verità: "la decisione della politica italiana di non chiedere aiuto all’Europa, non svalutare internamente e non ristrutturare il debito pubblico non è razionale per il suo popolo". Munchau ha ragione da vendere. Decidere prima possibile in una delle tre direzioni è un dovere della politica per il bene dei nostri figli. Traccheggiare e perdere tempo è l’unica cosa da non fare.
Vogliamo rimanere nell’Euro? Parliamone, visto che sempre più alte si alzano le voci di chi è convinto che solo uscendo dall’Euro potremmo guadagnare il tempo necessario a riformare il Paese, visto che quello di Draghi con OMT è un orologio a tempo che farà "gong" molto presto. Ma se invece vogliamo rimanere nell’Euro possiamo farlo solo riformando da testa a piedi il paese per chiudere il gap di competitività che abbiamo (circa 20% contro la Germania) e che altrimenti non ci permetterà mai di crescere in linea con i nostri vicini.
Non vogliamo ristrutturare il debito? Bene allora che ci si aggrappi al programma OMT almeno ci garantiamo l’acquisto del nostro debito dalla BCE (ammesso che lo possa fare visto il rischio di stop della corte tedesca) e ci facciamo aiutare a fare quelle riforme che Roma non è in grado di fare. Insomma rendiamo esplicito quel commissariamento che già è nei fatti e almeno ci riprendiamo un po’ dei 50 miliardi di euro che abbiamo messo al servizio dell’Europa.
Non vogliamo ristrutturare il debito, siamo troppo orgogliosi per chiedere aiuto e non abbiamo le risorse per finanziare le riforme? Allora si abbia il coraggio di sforare il deficit di almeno 3 punti, arrivando a quel 6% che è già stato concesso a Spagna e Francia. Quei 50 miliardi di euro si mettano ad esempio nel cuneo fiscale. Poi vediamo se l’Italia non inizia a crescere tornando a creare un problema di concorrenza sull’export alle aziende tedesche.
Se nessuna delle tre opzioni qui sopra viene messa sul tavolo vuol dire che l’Europa ha già deciso di far tirare a campare il moribondo paziente Italia per spolparne gli ultimi resti. Draghi è il proprietario del casinò, colui che ha preso tempo fino ad ora nell’interesse dei creditori tedeschi non certo dei produttori italiani. Napolitano è il croupier, colui che ha usato al peggio questo tempo privando i cittadini dell’ultimo loro diritto, quello di un governo scelto da loro. Monti e Letta sono i due bari al tavolo, coloro che fanno vincere il banco dell’Euro a spese dei cittadini. Ma il tempo che è riuscito a prendere Draghi non è infinito: il "gong" della Merkel sul programma OMT arriverà prima o poi e quel giorno ci sarà l’ultimo giro. Gli italiani quel giorno vedranno di essere rimasti in mutande. Forse neanche quelle.

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Istat: italiani disoccupati e sfiduciati, 6 milioni

Istat: italiani disoccupati e sfiduciati, 6 milioni a casa




ROMA – Italiani disoccupati e sfiduciati: sei milioni sono a casa senza un lavoro. Le tabelle Istat sul secondo trimestre 2013 sono impietose per l’economia italiana. Le persone potenzialmente impiegabili sono oltre 6 milioni, se ai 3,07 milioni di disoccupati si sommano i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati sono tra questi), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili.
Nel secondo trimestre 2013 c’erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare (con una percentuale dell’11,4% più che tripla rispetto alla media europea pari al 3,6% nel secondo trimestre 2013). A queste si aggiungono circa 99.000 persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare.
Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone ‘scoraggiate’, ovvero che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro pensando di non poter trovare impiego.
Trovare un lavoro resta una chimera soprattutto alSud e tra i giovani: su 3.075.000 disoccupati segnati nel secondo trimestre 2013 quasi la metà sono al Sud (1.458.000) mentre oltre la metà sono giovani (1.538.000 tra i 15 e i 34 anni, 935.000 se si considera la fascia 25-34 anni).
Se si guarda alle forze lavoro potenziali il Sud fa la parte del leone con 1.888.000 persone sui 2.998.000 inattivi potenzialmente occupabili. Se si guarda alla fascia dei più giovani sono potenzialmente occupabili ma inattivi 538.000 persone tra i 15 e i 24 anni e 720.000 tra i 25 e i 34 anni con una grandissima prevalenza di coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare.
L’Istat infine individua nell’area della ”sotto-occupazione” nel secondo trimestre 2013 circa 650.000 persone mentre oltre 2,5 milioni di persone sono occupati con un ‘part time involontario’, in crescita di oltre 200.000 unita’ rispetto allo stesso periodo del 2012.

sabato 26 ottobre 2013

Esempi di resistenza allo strapotere bancario: la Sardegna

Esempi di resistenza allo strapotere bancario: la Sardegna (Indipendentzia)
Da: Sindacau Pastores Sardos

venerdì 06 febbraio 2004 Olbia e Sassari Pagina 13
L'UNIONE SARDA
Sassari
 
Show indipendentista al processo rinviato
 
Avevano preparato striscioni e bandiere ed erano pronti a far sentire le loro ragioni, ma un difetto di notifica ha fatto slittare il processo al prossimo tre giugno. Per quella data i tredici indipendentisti accusati di aver murato, il 20 dicembre del 2001, l’ingresso del Banco di Sardegna di piazza Castello in segno di protesta, si ripresenteranno a palazzo di giustizia e spiegheranno al giudice Guido Vecchione cosa li spinse a compiere un gesto così clamoroso. Ieri mattina il processo è stato aperto e dopo l’appello degli imputati rinviato. Un po’ di delusione per Gavino Sale, leader del movimento Indipendentzia Repubrica de Sardigna, e per gli altri dodici imputati che ne hanno approfittato per annunciare che in giugno torneranno alla carica con un seguito di sostenitori ancora più numeroso di quello di ieri mattina. Dopo l’aggiornamento dell’udienza gli indipendentisti, accompagnati da diversi pastori del sindacato pastori sardi kuiles, hanno inscenato una forma di protesta sostando alcuni minuti sulle scale dell’ingresso del palazzo di giustizia. Qualche minuto più tardi gli indipendentisti hanno spiegato di essere finiti sul banco degli imputati per un innalzamento dei tassi di interesse dopo un prestito rilasciato dalla banca a ben altre condizioni.
Agenzia Unione <http://agenzia.unioneditoriale.it/> | 20 dicembre 2001 Blitz del movimento Kuiles a Sassari. SASSARI. Blitz del movimento Kuiles davanti all’ingresso dell’agenzia centrale di piazza Castello del Banco di Sardegna. Una trentina di allevatori hanno eretto un muro di blocchetti di cemento alto un metro e mezzo per bloccare l’ingresso dell’istituto di credito. Una protesta contro la Regione, che secondo le indicazioni dell'Ue chiede agli agricoltori e agli allevatori di restituire i mutui erogati in base alla Legge 44 del 1988. Davanti al muretto i militanti del movimento Kuiles hanno srotolato alcuni striscioni con le scritte "Abbiamo ragione" e "Non paghiamo niente". I manifestanti poi hanno bruciato i documenti regionali con la richiesta di restituzione dei mutui. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia e i carabinieri, e il questore Vincenzo Postiglione ha avuto un colloquio con leader della protesta, l'indipendentista Gavino Sale. La manifestazione ha avuto comunque uno svolgimento pacifico e si è conclusa dopo circa mezz’ora. (g.m.ss)
> L'Unione Sarda <http://www.unionesarda.it> | 21 dicembre 2001
Blitz al Banco di Sardegna: con una parete di cemento gli allevatori bloccano l’ingresso della filiale di piazza Castello.
Un muro di rabbia contro la Regione: contributi da restituire, clamorosa protesta del movimento “Kuiles”.
Cinquantotto blocchetti di cemento per chiudere la bocca alla Regione e mandarle un messaggio preciso: i nostri soldi non li avrai. Firmato: gli allevatori del movimento Kuiles, autori ieri mattina di una clamorosa azione di protesta contro la beffa dei contributi concessi e poi richiesti indietro. Con un blitz fulmineo hanno tirato su un muro, di fronte all’ingresso del Banco di Sardegna di piazza Castello, nell’ora in cui arrivavano i dipendenti e i primi clienti. Erano in quaranta, donne comprese, guidati dal leader indipendentista Gavino Sale. In meno di cinque minuti hanno messo in piedi una parete alta un metro e mezzo, bloccando l’ingresso principale agli uffici dell’istituto di credito.
Un modo per dire che il loro denaro non passerà mai attraverso quelle porte, e se la Regione continua a inviare richieste di pagamento sta solo sprecando tempo. Anzi: proprio davanti a quel muro un falò ha distrutto decine di lettere spedite agli imprenditori dall’assessorato regionale all’Agricoltura. «È una rapina», ha tuonato Gavino Sale, «una rapina da sessanta miliardi». A tanto ammontano le somme che le aziende dovrebbero restituire.
Colpa di una legge regionale (la numero 44 del 1988) che ha sedotto e poi tradito 5000 allevatori. Concedeva sostanziosi contributi per abbattere gli interessi sui mutui del Banco di Sardegna. Per l’Unione europea non si poteva: concorrenza sleale. E ha imposto di recuperare quelle somme. Anno 1997, mica ieri. Da allora nessun rimedio da parte della Regione, fino a quando, un mese fa, sono partite le lettere («Oggetto: recupero crediti»).
Ma la risposta è, appunto, il muro contro muro. Il blitz è scattato poco dopo le otto. Piazza Castello era quasi deserta, e in un attimo sono spuntati fuori gli allevatori e il camioncino col materiale: 75 blocchetti (ma ne sono bastati meno di 60), calce, attrezzi da lavoro. Organizzazione perfetta, un cantiere in piena regola, con cartello “lavori in corso” e nastro rosso per delimitare l’area. Alle 8 e 13 hanno iniziato a costruire il muretto, alle 8 e 17 avevano già finito.
I dipendenti della banca hanno accennato una protesta, ma in realtà non si sono vissuti momenti di tensione. Anche perché sia i lavoratori che i clienti potevano entrare dalla porta laterale. Solo qualcuno, dall’interno, ha cercato di spingere il muro ancora fresco, ma ci ha pensato Sale, alla sua maniera (dito sul naso e sguardo severo: «Non fate i maleducati»). Sul cemento, e su trenta bandiere, la scritta “Kuiles” tracciata con lo spray. E uno striscione diceva: «Abbiamo ragione e non paghiamo nulla». Lo ha spiegato Gavino Sale: «L’assessore all’Agricoltura Felicetto Contu ha detto che siamo innocenti ma dobbiamo pagare, e questo è assurdo».
Sono arrivati carabinieri e polizia, ma le forze dell’ordine hanno riconosciuto il carattere pacifico del sit in. Solo per un attimo sembrava che Sale potesse finire in questura, ma poi gli agenti si sono limitati a identificare i manifestanti. Per loro anche una piccola vittoria: hanno potuto parlare col direttore dell’area di Sassari del Banco, Antonello Spano. «Noi non c’entriamo», ha chiarito il dirigente, «anzi, stiamo già venendo incontro alle esigenze degli allevatori. Per esempio con i contributi per i capi uccisi dalla Lingua blu». Per Sale anche un colloquio col questore Vincenzo Postiglione, arrivato insieme a tutto lo stato maggiore di via Coppino.
Alle nove era tutto finito, dopo che i vigili del fuoco hanno dovuto srotolare una pompa per spegnere il braciere in cui arrostivano le lettere della Regione. Poi hanno smontato il muro, ma gli allevatori non hanno potuto riprendersi i blocchetti: sono stati sequestrati come ipotetici corpi del reato (anche se non è chiaro quale contestazione potrà essere mossa al drappello di Kuiles). Con un certo disappunto per i legittimi proprietari: «Passi per i blocchetti - si è lamentato uno - ma c’era anche il livello, lo strumento per mettere a filo il muro… Era così bello, peccato, mi serviva». Articolo di Giuseppe Meloni.
 

Sardegna: iRS contro le banche

venerdì 25 ottobre 2013

TROIKA: Il più grande crimine finanziario della storia ?

Figli di Troika - Piero Ricca intervista il prof. Bruno Amoroso

http://www.beppegrillo.it/2013/10/figli_di_troika.html
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Il FMI ha smentito di aver proposto il prelievo forzoso sui conti correnti dei cittadini europei, ammettemdo semplici "discussioni ed esperienze su ipotesi di prelievo sui capitali una tantum", come metodo per aggredire il debito. Ma la smentita non convince il prof. Bruno Amoroso, economista, prof. emerito all'Università di Roskilde, in Danimarca. "La Troika è di nuovo al lavoro", sostiene. "La BCE e la Commissione stanno preparando il sacco dei risparmi, mentre il FMI fa lo stesso in parallelo specializzandosi su come far pagare ai cittadini il 'debito estero' degli Stati". Piero Ricca
Piero Ricca: Professore, nei giorni scorsi ha fatto discutere l'ipotesi, contenuta in un report del Fmi, di un prelievo una tantum sui conti correnti a livello europeo. Le sembra credibile? E in quale contesto questa ipotesi si colloca?
Bruno Amoroso: L'ipotesi del FMI è parte della seconda fase della strategia di esproprio dei risparmi dei cittadini, avviata durante gli anni ’80 e ’90 e che ha avuto una sua prima prova di successo negli Stati Uniti e nell’Unione Europea con la rapina finanziaria del 2008-2010. Una rapina che ha portato un bottino nelle mani di pochi gruppi pari al 37 % del PIL europeo; cioè aiuti di Stato tra ottobre 2008 e ottobre 2011 a favore degli enti finanziari pari a 4.500 miliardi di euro, a cui si aggiungono 6.500 miliardi di euro, il che ha fatto ovviamente scoppiare il ”debito sovrano” di molti paesi dell’UE, stimato tra i 45 mila e i 65 mila miliardi di euro. Di questa rapina, definita da James K. Galbraith “il più grande crimine finanziario della storia del capitalismo” si conoscono gli autori e gli attori. Basta leggere il testo dell’indagine condotta negli Stati Uniti dalla Financial Crisis Inquiry Commission (Financial Crisis Inquiry report, 2011) che ne illustra i meccanismi e le collusioni politiche. Il Rapporto spiega che tutte le leggi introdotte per legalizzare questa rapina sono in vigore e i responsabili sono ai loro posti e si accingono al secondo girone.
PR: Cioé?
BA: La fase attuale ha avuto inizio a fine 2012 con il rastrellamento dei pochi risparmi ancora in giro mediante l’imposizione del conto in banca anche ai pensionati con 1000 euro al mese; seguito dalla legge che impone il trasferimento delle informazioni su tutti i conto correnti all'Agenzia delle entrate e dalla Direttiva Barnier in corso di approvazione al Parlamento europeo, che introduce a livello europeo la norma sperimentata a Cipro – e cioè che in caso di fallimento bancario sono i risparmiatori a pagare e non più i governi o la BCE. Si prepara a fine anno il fallimento delle maggiori banche europee e quindi il prelievo sui conti dei risparmiatori. Su quello che accadrà poi si è espresso con chiarezza il ministro Saccomanni che ha di nuovo aperto alle “cartolarizzazioni” e ha dichiarato finita l’era delle banche per dare il benvenuto al “sistema finanziario ombra”.
Insomma, la Troika è di nuovo al lavoro. La BCE e la Commissione stanno preparando il sacco dei risparmi, mentre il FMI fa lo stesso in parallelo specializzandosi su come far pagare ai cittadini il “debito estero” degli Stati.
PR: Come giudica in sintesi la politica economica del governo Letta, vede segni di discontinuità rispetto al governo Monti?
BA: Il governo Letta è consapevole di tutto questo. Per questo è stato il governo dei rinvii, in attesa che lo scoppio della crisi e il fallimento degli Stati dell’Europa del sud annulli tutti gli impegni verso i cittadini, inesigibili dentro i parametri europei. La legge finanziaria presentata si muove dentro questa stessa logica per rassicurare i risparmiatori prima del collasso. Più che un’aspirina per combattere il cancro è un sonnifero, ammesso che funzioni.
PR: Proprio Enrico Letta ribadisce l'assoluta necessità della "stabilità" e vede il rischio della crescita del "populismo antieuropeo" alle prossime elezioni europee; dal canto suo Mario Draghi ritiene che l'euro è "irreversibile" e ha recentemente sottolineato i progressi nei bilanci dei paesi membri. Lei cosa risponde?
BA: Entrambi parlano come persone informate dei fatti, che sono cioè consapevoli dei rischi di quello che stanno facendo. Per Letta, e simili, le riforme devono creare un “presidente” forte per reprimere l’inevitabile reazione popolare che verrà a seguito di ciò che stanno preparando. Draghi continua a fare alla BCE quello che ha fatto in Italia al tempo delle privatizzazioni bancarie che sono divenute il veicolo delle speculazioni successive della Goldman Sachs e Co. Ha coperto la crisi del 2008 come Governatore della Banca d’Italia scaricandone i costi sui risparmiatori e i cittadini. Oggi ripete l’esercizio alla BCE. L’uomo giusto al posto giusto. E pochi ricordano che nella sua tesi di laurea svolta con Federico Caffèaffermò, ben prima del disastro, che l’euro non si doveva e non si poteva fare.
PR: Il debito pubblico italiano è una zavorra che ha ampiamente superato i duemila miliardi di euro, mentre la crisi economica sta riducendo in povertà milioni di persone. Vede alternative all'austerità?
BA: I debiti nascono perché qualcuno li chiede – per bisogno o magari inavvertitamente – e qualcuno li concede – per amore degli altri come si fa in famiglia o sperando di trarre vantaggio dalle disgrazie altrui. Quando il meccanismo si inceppa, come nel nostro caso, si rinegozia il tutto e entrambe le parti si accollano la loro parte di responsabilità. Continuare sull’austerità, come si sta facendo, porta ai disastri politici e sociali che conosciamo dalla storia. Cioè a quello a cui stiamo assistendo in questi giorni sulle nostre strade.
PR: Anche nel suo ultimo saggio - "Figli di Troika. Gli artefici della crisi economica" (Castelvecchi) - lei sottopone a severa critica un potere decisionale fuori controllo, nelle mani degli "incappucciati della finanza": chi sono, perché sono diventati così potenti?
BA: Come sottolineo nel mio saggio gli “incappucciati” individuati da Federico Caffè negli anni ’80 oggi si sono tolti il cappuccio e gestiscono in prima persona anche Il potere politico in tutti I paesi europei. Il governo politico italiano ha nei posti di maggiore responsabilità individui che sono espressione diretta di quegli ambienti. Coloro che sino a qualche anno fa erano i controllori “incappucciati” della politica ora ne sono diretti rappresentanti. Una bella riforma costituzionale di fatto già attuata, mentre si fanno campagne per difendere qualcosa che ormai non c’è più. Si tratta semmai di ri-affermare la Costituzione, ma questa non nacque in seguito a qualche corteo o alle elezioni ma a una guerra, anche civile. Se c’è un modo pacifico di farlo va scoperto rapidamente.
PR: E' ancora possibile salvare il progetto di integrazione europea?
BA: Temo che sia troppo tardi per ricucire un rapporto di fiducia tra i cittadini europei e le istituzioni. Tuttavia, per quanti ancora credono che ciò sia possibile, è necessario spazzare via la Triade, dare potere al Parlamento europeo in modo che esprima un governo politico europeo nei limiti delle competenze previste. Per quanto riguarda i paesi dell’Europa del sud, devastati dalla crisi e dalla BCE, si tratta di rinegoziare per intero il funzionamento dell’Eurozona consentendo dentro questa due aree monetarie con margini di maggiore flessibilità e con un meccanismo di solidarietà tra nord e sud. Lo scoglio è rappresentato dalla Germania, quello scoglio che ha affondato oggi l’Euro. O la Germania contribuisce a risollevare la nave oppure è meglio abbandonarla prima che sia troppo tardi. Ma temo che sia già troppo tardi, e i primi ad abbandonarla saranno proprio i tedeschi.

5 giorni a 5 stelle: Democrazia Violata !