lunedì 13 gennaio 2014

BANKITALIA: DENUNCIA DI ADUSBEF PER USURA

13 Gennaio 2014 13:47

BANKITALIA: DENUNCIA DI ADUSBEF PER CONCORSO IN USURA

Scritto da  com/mglhttp://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20140113-bankitalia-denuncia-di-adusbef-per-concorso-in-usura
(AGENPARL) - Roma, 13 gen - Che Bankitalia fosse collusa con le banche adoperandosi con istruzioni posticce per aggirare le norme penali di legge e le sentenze per favorire smaccatamente le sue “carissime socie”, non è più solo un sospetto dell’Adusbef, ma è scritto nero su bianco dalla Corte di Cassazione, la cui sentenza n. 46669/2011 ha smascherato il ruolo che ha svolto nell’affare usura. Recita la sentenza: “Quindi, come peraltro rilevato sia dal Tribunale che dalla Corte territoriale, anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario, tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d'Italia (circolare della Banca d'Italia 30.9.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza di Bankitalia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito”. Non contenta di questa grave censura della Suprema Corte, che ha smascherato dopo un decennio, il colpevole comportamento che ha usurato milioni di utenti, la Banca d’Italia ci riprova con l’ennesima circolare –come al solito privo di firma a riprova che la trasparenza e la legge vigente nella Pubblica Amministrazione non sono di casa a Palazzo Koch- all’indomani della sentenza di Cassazione 350/2013 del giugno scorso che aveva stabilito che: “quando il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurari e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate. La Corte di Cassazione infatti (Presidente Carnevale, Relatore Didone), con tale sentenza n. 350/2013 oltre a permettere il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura, ha stabilito che il mutuo ipotecario può essere annullato se ricorrono alcuni estremi che lo riportino a superare il tasso d’usura e quindi usufruendo di tutte le possibilità previste dalla Legge 108/96, tra cui la restituzione di tutte le somme versate con l’applicazione del articolo 1815, richiamato anche dall’art. 644 CP e dell’art. 4 della L108/96 che in sintesi prevedono la nullità della clausola contrattuale. Recita infatti l’art. 1815 sugli interessi:” Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell'articolo 1284.Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Per determinare il tasso d’usura bisogna inserire tutte le somme addebitate dalla banca tra spese, penali, interessi di mora ecc., e l’ammontare complessivo rappresenterà la quota precisa che dovrà determinare il cosiddetto TEG “tasso effettivo globale ”,se questo è superiore al Tasso Soglia, (quest’ultimo è il tasso oltre il quale si è in regime di usura) il rapporto è in USURA. Tale situazione si verifica specie in presenza di insolvenza o di ritardati pagamenti, con le penali applicate precedentemente pattuite in modo sproporzionato rispetto ai limiti del tasso usura, ed oggi con la nuova sentenza diventa molto più agevolato far valere questo principio. Questa opportunità di poter verificare anche sui mutui i tassi usura, applicando il principio stabilito già per i rapporti di affidamento bancario dalla precedente sentenza della II Sezione Penale della Cassazione n. 12028 di marzo 2010 , diventa un elemento di ulteriore verifica da effettuare per far valere i propri diritti e poter sospendere azioni giudiziali in corso ed illegittime. Nonostante tale ennesima chiara pronuncia contro le banche strozzine, Bankitalia il 3 luglio 2013,emanava ennesima circolare non firmata http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/030713_antiusura.pdf, dove affermava ancora una volta che:” gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del Teg (tasso effettivo globale) perché non sono dovuti dal momento dell’erogazione del credito, ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente”. Poiché anche questa circolare è illegale come le altre censurate dalla Cassazione, che interpretando correttamente la legge 108/96 aveva riaffermato che indipendentemente da quanto stabilito dai banchieri e dalle norme amministrative di Bankitalia, il codice penale, ai sensi del quarto comma dell’art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito, compresa la commissione di massimo scoperto e gli interessi moratori, Adusbef ha depositato gli ennesimi esposti denunce contro la Banca d’Italia, ipotizzando il reato di concorso nell’usura. Per dare voce e tutela ad imprenditori strozzati dagli alti tassi di interesse imposti dalle banche, che non hanno potuto far valere le proprie ragioni in giudizio poichè, anche se i tassi rilevati trimestralmente eccedevano i tassi soglia (di ben 7/8 punti su base annua) stabiliti dal quarto comma dell’art.644 del codice penale, trovavano ostacolo nella circolare di Bankitalia, che impediva il computo della commissione di massimo scoperto a quei corretti conteggi, ribaditi da plurime Sentenza della Suprema Corte.

Ungheria, Budapest: bomba esplode davanti a banca

Ungheria, Budapest: bomba esplode davanti a banca gruppo Intesa



budapest
13 gen. – Un ordigno e’ esploso poco prima dell’alba davanti alla filiale della banca Cib (del gruppo Intesa Sanpaolo) nel centro di Budapest senza causare feriti ma solo danni all’edificio. Lo riferiscono i media locali. Un testimone riferisce di aver visto un uomo su un motocicletta lasciare un pacco davanti all’ingresso della banca poco prima della deflagrazione che ha distrutto la facciata del palazzo.

L’Aquila, si barrica nella sede Bankitalia

L’Aquila, si barrica nella sede Bankitalia: poi parla col prefetto e esce




L’AQUILA – “Ho una tanica di benzina e un accendino”. Celso Cioni, direttore di Confcommercio L’Aquila, si è barricato la mattina del 13 gennaio nella filiale della Banca d’Italia, e ha minacciato di appiccare il fuoco qualora qualcuno avesse forzato le porte del bagno dove si era rinchiuso. Dopo qualche ora ha interrotto la sua protesta, dopo aver parlato con il prefetto dell’Aquila.
Celso Cioni ha abbandonato la Banca d’Italia da una porta secondaria quindi dribblando tutti i giornalisti e non dando ulteriori spiegazioni in riferimento al suo gesto.
Cioni aveva annunciato lo sciopero della fame e della sete e aveva dichiarato di voler lanciare “un grido di dolore dei piccoli commercianti di questa martoriata città” e in una nota diffusa da Abruzzo24ore spiega:
“Lo sto facendo per lanciare grido di dolore dei piccoli commercianti di questa martoriata città che costretti dal terremoto a lasciare i propri negozi senza ottenere alcun sostegno e facendo debiti si sono ricollocati alla meglio e sono disperati e con le banche che li tengono quotidianamente sotto pressione.
Molti sono esasperati e ricorrono a medici e psicologi o a psicofarmaci per sostenere questo stato di cose di cui non hanno colpe. Come sapete ci sono casi di suicidi. Per questo inizio sciopero fame e sete e chiedo che il governo riveda le condizioni del sistema bancario almeno nei paesi del cratere e della città che è ancora militarizzata e domando se qui possono applicar si le stesse regole di luoghi dove non è successo nulla.
Se verranno forzate le porte del bagno dove sono barricato ho con me benzina e accendino. Basta con questa situazione che non meritiamo. Basta”.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e Cioni ha chiesto un colloquio con il prefetto:
“Voglio ottenere qualche iniziativa concreta per uscire da questa situazione. Sono consapevole che rischio l’arresto, ma per un motivo giusto non ho timori. Questa è una giusta causa per migliaia di persone”.
Ai microfoni di SkyTg24 Cioni ha spiegato:
“Siamo stati costretti a respingere finanziamenti di 10mila euro per piccoli imprenditori. L’Aquila in queste condizioni non può ripartire, la ricostruzione non decollerà mai. Pretendiamo di poter esercitare il diritto al lavoro come prevede la Costituzione. Sono molto addolorato per ciò che è accaduto e preoccupato per il futuro. Ma preferisco non parlarne. E’ una pagina dello stesso libro”.

domenica 12 gennaio 2014

Scilipoti con cartello: 'L'Italia si riappropri della sovranità monetaria'.

Ansa
15:57
09-01-14
Dl Imu-Bankitalia: la protesta in Aula di Scilipoti

(ANSA) - ROMA, 9 GEN - Forza Italia vota no al decreto legge
Imu-Bankitalia e il senatore Domenico Scilipoti protesta
nell'aula del Senato prima del voto finale, esponendo un
cartello con su scritto: 'L'Italia si riappropri della sovranità
monetaria'.
"Il nostro Paese - dichiara Scilipoti - si è privato nel 1992
e poi con la nascita dell'euro e della Bce, attraverso la
privatizzazione della Banca d'Italia, della sua sovranità
monetaria. Bankitalia iscrive nei suoi bilanci alla voce
passivo, anziché all'attivo, i circa 130 miliardi di euro di
carta moneta che invece di confluire nelle casse dello Stato
vengono dirottati ai privati che detengono le quote della
Banca". "Noi non vogliamo uscire dall'euro nè cavalcare inutili
populismi antieuropei - osserva - ma vogliamo denunciare con
forza questo scandalo. 130 miliardi all'anno potrebbero essere
utilizzati proficuamente per aiutare il Paese ad uscire dalla
crisi". "Vogliamo quindi - conclude il senatore forzista - che
gli italiani ne siano posti al corrente e che la politica tutta
ne prenda coscienza per porre rimedio a questo perverso
meccanismo".
(ANSA).
BSA
09-GEN-14 15:56 NNNN

La cannibalizzazione della Germania Est

Anschluss

Una colonia unter den Linden

di Luca Cangianti

Vladimiro Giacché, Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa, Imprimatur, 2013, pp. 304, € 18,00
La Repubblica democratica tedesca (Rdt), la Germania Est, era un paese del blocco realsocialista. Alla fine degli anni ottanta del secolo scorso la sua economia era decotta e presto sarebbe fallita sotto il peso dei debiti. La Repubblica federale tedesca (Rft), la Germania Ovest, tese generosamente la mano ai connazionali d’oltre muro con il Trattato d’unione monetaria che entrò in vigore il 1° luglio del 1990, permettendo ai cittadini tedesco-orientali di avere libero accesso alle merci occidentali. Dopo l’unione politica entrata in vigore il 3 ottobre dello stesso anno, il governo della Germania unificata avviò una politica di investimenti per ricostruire e integrare la disastrata economia dell’est.
È questa in sintesi la narrazione corrente e ufficiale dell’unificazione tedesca che Vladimiro Giacché mette radicalmente in discussione in Anschluss basandosi su una vasta documentazione per la maggior parte inaccessibile a chi non conosca il tedesco. Nonostante si tratti di un lavoro di storia economica, il focus del libro è immediatamente rivolto al presente politico. Secondo Giacché, infatti, rileggendo le vicende che portarono alla fine della Rdt si può capire molto di quello che sta avvenendo oggi nell’eurozona. Basta mettere al posto della Germania Est i cosiddetti Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), come del resto ha recentemente fatto la stessa cancelliera Angela Merkel durante una riunione del Consiglio europeo.
Il dispositivo sperimentato nei confronti della Rdt sta oggi lavorando nei paesi periferici dell’Unione europea mediante la spirale del debito, degli inutili e dannosi tentativi di porvi argine, delle privatizzazioni, delle politiche recessive dell’austerità, della distruzione dello stato sociale e del tessuto produttivo. Grazie al vincolo monetario è stato messo all’opera un meccanismo di esproprio che nella Rdt ha svolto le funzioni sia di accumulazione originaria che di creazione di una zona interna di sottosviluppo funzionalizzata alle esigenze di valorizzazione del capitale. Qualcosa di simile avvenne con il Mezzogiorno d’Italia e ora rischia di accadere nuovamente con l’attuale processo di unificazione europea.
Ma veniamo ai fatti. Con l’unione monetaria del 1990 i marchi orientali furono cambiati con un rapporto 1 a 1 con quelli occidentali, mentre il loro rapporto reale era di 4,44 a 1. Ne conseguì un brutale e repentino apprezzamento della valuta usata all’est di quasi il 450%. Ciò fece lievitare surrettiziamente i debiti delle aziende nei confronti dello stato. In verità non si trattava di debiti veri e propri come nella contabilità di un’azienda privata, ma di somme che lo stato socialista riallocava dopo averle ricevute dalle aziende stesse. In quanto proprietario dell’intero patrimonio industriale, nella Rdt lo stato incamerava i profitti per poi “prestarne” una parte alle stesse aziende che li avevano generati.
In soli due anni, inoltre, l’export orientale crollò del 56%, senza che fossero più possibili forme di svalutazione competitiva. Le imprese della Rdt persero immediatamente i mercati dell’Europa dell’est verso i quali si dirigevano gran parte delle loro esportazioni, che prima dell’unione monetaria ammontavano al 50% della produzione nazionale. La caduta del pil non ebbe pari tra gli altri paesi europei del Comecon, con la particolarità che la Rdt era l’economia più sviluppata del gruppo. La disoccupazione, precedentemente assente e vietata per dettato costituzionale, raggiunse nel settembre del 1990 un milione e 800 mila di unità, rimanendo anche nei decenni a seguire tra le più alte dell’intera Unione europea. Il risultato è che ancora oggi il 44% della popolazione tedesco-orientale vive di sussidi, con un pil pro capite inferiore del 27% rispetto a quella dell’ovest. Intere zone industriali sono state riassorbite dalla natura, molti centri urbani si sono spopolati e il tasso di natalità, prima superiore a quello della Rft, è caduto sotto la soglia della pura riproduzione.
Secondo le argomentazioni contenute in Anschluss, insomma, il disastro economico e sociale dell’est tedesco non fu tanto il punto di partenza del processo di unificazione monetaria, quanto il suo risultato. Alla vigilia di tale passaggio la Rdt era sicuramente un’economia affetta da bassa produttività (45-55% di quella della Rft), invecchiamento dei macchinari e insufficienti investimenti infrastrutturali – tutti mali presenti anche nelle altre economie realsocialiste, in particolar modo a partire dagli anni settanta. Nel dopoguerra, inoltre, la Rdt aveva dovuto farsi carico della gran parte del peso dei risarcimenti di guerra senza poter beneficiare del piano Marshall. Ciò nonostante era riuscita a svilupparsi industrialmente in molti settori e alla vigilia dell’unificazione non era certo prossima alla bancarotta. Il valore dei suoi asset industriali era stimato infatti in 600 miliardi di marchi da Detlev Rohwedder, il presidente della Treuhandanstalt, l’agenzia fiduciaria che fu preposta alla privatizzazione del patrimonio pubblico della Rdt. Tale operazione si risolse con un colossale esproprio senza indennizzo ai danni dei cittadini tedesco-orientali e con una distruzione di ricchezza di dimensioni belliche. Gli acquirenti delle imprese della Rdt furono per l’87% a tedeschi dell’ovest, per i 7% stranieri e solo per il 6% a cittadini dell’est. La maggior parte delle aziende furono chiuse, smembrate, trasformate in succursali distributive di imprese dell’ovest o in aziende di subfornitura gerarchicamente subordinate. Il tutto avvenne senza che fossero organizzate aste, ma con trattative private, mentre agli esecutori di tali privatizzazioni fu concessa una garanzia di copertura legale e finanziaria sul loro operato. Gli atti della commissione parlamentare d’inchiesta chiusasi al riguardo nel 1994 sono stati secretati per l’80%.
Vladimiro Giacché riporta una suggestiva descrizione di un etnologo, Wolfang Kaschuba: “Degli stranieri avanzano nel territorio di una cultura indigena, si impossessano delle posizioni chiave di capitribù e stregoni, distruggono le tradizioni locali, annunciano nuovi articoli di fede, fondano nuovi riti. Il paradigma classico di un conflitto interetnico di culture, solo che il suo teatro non è la Papuasia o la Nuova Guinea, ma un luogo così vicino da risultare assolutamente antiesotico: Berlino, Unter den Linden” (p. 178). Lo studioso si riferiva a quanto stava accadendo nel 1993 alla Humbold-Universität, la cui sede si trova per l’appunto nel viale di Unter den Linden, ma l’accostamento tra il processo di unificazione tedesca e il colonialismo sembra assolutamente pertinente. Non a caso un sondaggio Emnid del novembre 1992 in cui si chiedeva ai cittadini dell’ex Rdt di esprimere la proprio opinione riguardo all’affermazione “i tedeschi dell’ovest hanno conquistato l’ex Rdt in stile coloniale”, riceveva le seguenti risposte: 32% “pienamente e del tutto d’accordo”, 28% “abbastanza d’accordo” e 21% “un po’ d’accordo” (il che significa che l’81% era in qualche modo “d’accordo”).
Questi fatti ci riportano al titolo del libro. Anschluss significa annessione, ma in storia contemporanea con questo termine tedesco si indica la specifica inclusione violenta dell’Austria all’interno della Germania hitleriana avvenuta nel 1938. Ebbene l’unificazione del 1990 non è avvenuta mediante un esercito d’invasione, ma con il consenso indiretto degli elettori tedesco-orientali che, forse pensando di trasformarsi d’incanto in benestanti bavaresi, diedero la maggioranza ai partiti favorevoli a questa opzione. Tuttavia i nazisti apportarono al diritto austriaco solo alcune modifiche, anche se estremamente drammatiche (si pensi alle leggi razziali). Di contro alla Rdt sono state estese, praticamente in toto, le leggi della Germania Ovest. Come in un processo di colonizzazione.
Ai margini di questa narrazione mi pongo un interrogativo: come è stato possibile che i cittadini dell’ex Rdt che nel 1992 sentivano di aver subito una sorte di tipo coloniale fossero gli stessi che solo due anni prima votavano per i partiti favorevoli all’annessione? Come è stato possibile che la stragrande maggioranza dei tedeschi dell’est acconsentisse alla propria spoliazione? Una risposta debole è che se le necessarie riforme economiche fossero state effettuate in tempo utile e fossero state introdotte iniezioni di democrazia, il bambino socialista non sarebbe stato gettato con l’acqua sporca burocratica mediante la grande truffa dell’unificazione. Eppure l’implosione dei paesi dell’est europeo è stata di una dimensione e di una profondità tali da non render più credibile e desiderabile un modo di produzione socialista accerchiato dal mare capitalistico. In condizioni simili, le pressioni esterne sono tali da poter essere sopportate, transitoriamente, qualora si riesca a ingenerare un processo espansivo – come quello cui puntavano i rivoluzionari russi nel 1917, senza che furono in grado di conseguirlo, o come quello che oggi, in una situazione molto diversa, sembrano portare avanti alcuni governi progressisti latinoamericani. Di contro laddove si è pensato di stabilizzare il socialismo in un’area con tassi di produttività inferiori rispetto a quelli vigenti nei paesi capitalisti avanzati si è aperta la via a forme di degenerazione che hanno portato a regimi autoritari e a nuove stratificazioni sociali basate sul monopolio del potere politico. Ciò si è prodotto perché la resistenza al perdurante capitalismo egemone al livello planetario ha sottoposto le società postrivoluzionarie a pressioni tali che per esser arginate hanno portato a esercizi di forza e di disciplina defatiganti, mutageni e autodistruttivi.
La storia della Rdt in fondo testimonia proprio questo. Lo scambio neocoporporativo tra il monopolio politico detenuto dall’élite dei funzionari e la garanzia dei diritti sociali assicurata ai cittadini, una volta finito il periodo di emergenza postbellica, ha contribuito al peggioramento dei tassi di produttività e di innovazione tecnologica, con particolare riferimento alla rivoluzione informatica avviata negli anni settanta.  In queste condizioni il pervasivo controllo poliziesco della Stasi nulla ha potuto di fronte allo scintillio delle merci esibite nei grandi magazzini della KaDeWe di Berlino ovest.
In conclusione, l’utilità del libro di Vladimiro Giacché è doppia. Da una parte ci svela con grande chiarezza le modalità dell’esproprio e della “mezzogiornificazione” in corso in Europa attraverso l’esempio storico della Rdt.  Dall’altra aggiunge elementi oggettivi di riflessione per chi si proponga come obiettivo il superamento del capitalismo, dopo la disfatta del socialismo reale.

sabato 11 gennaio 2014

Le piccole imprese non ce la fanno più!

Adusbef, BANCHE: USI, ABUSI ED ORDINARI SOPRUSI

 BANCHE:USI,ABUSI,ORDINARI SOPRUSI,PERPETRATI CON COMPLICITA' BANKITALIA ANNULLATI DAI TRIBUNALI. CLASS ACTION SUI MUTUI CON AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE
                                                                          COMUNICATO STAMPA

 BANCHE: USI,ABUSI ED ORDINARI SOPRUSI, PERPETRATI CON LA COMPLICITA' DI BANKITALIA ANNULLATI DAI TRIBUNALI. NULLI I MUTUI CON AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE, PRIMA GLI INTERESSI POI IL CAPITALE. RACCOLTE CENTINAIA DI ADESIONI ALLA CLASS ACTION, CHE ADUSBEF INTENTERA' CONTRO SISTEMA BANCARIO PREDATORIO, CHE SOTTRAE 10.000 EURO SU OGNI MUTUO DI 100.000.

       Dopo la dura battaglia ventennale vinta contro l'anatocismo (gli interessi sugli interessi ricapitalizzati), i Tribunali accolgono le tesi dell'Adusbef contro ulteriori usi, abusi ed ordinari soprusi delle banche, com'è l'ammortamento alla francese sui mutui fondiari, che impone la restituzione degli interessi prima del capitale. Il Tribunale di Milano, in una sentenza pubblicata il 9 gennaio 2014 (giudice estensore Elena Riva Crugnola), ha annullato le clausole determinative di un contratto di mutuo che prevedeva un piano di ammortamento 'alla francese' perché non soddisfano il requisito della determinatezza o determinabilità del loro oggetto, richiesto dalla disciplina dei contratti ex artt. 1418, 1346 Codice Civile, con la motivazione che " la nullità della clausola di determinazione degli interessi, non comporta la nullità dell'intero contratto, ma la sostituzione di diritto della clausola nulla con la clausola sostitutiva di cui al terzo comma dell'art.1284 c.c., per cui gli interessi saranno dovuti nella misura legale".   Dopo il Tribunale di Bari (sezione distaccata di Rutigliano, giudice Pietro Mastronardi) che aveva pronunciato un sentenza sui mutui basati sull'ammortamento "alla francese", nel quale le rate sono costanti, composte dalla somma di quota capitale (che cresce progressivamente) e quota interessi (che cala al pagamento delle rate) e calcolate con la formula dell'interesse composto (cioé del calcolo di interessi sugli interessi), anche il Tribunale di Larino aveva accolto le richieste di un utente difeso dal un legale Adusbef. Nel primo caso era coinvolta una famiglia di imprenditori pugliesi, difesa dal vicepresidente di Adusbef, avvocato Antonio Tanza del foro di Lecce, che nell'aprile 2001 aveva portato in giudizio il Banco di Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo), per due mutui aperti a gennaio 1988 (da 350 milioni di lire, decennale, rate semestrali, tasso fisso) e a maggio 1989 (da un miliardo, tasso variabile, decennale, rate semestrali).   Il magistrato, accogliendo la richiesta dei clienti del Banco di Napoli, aveva affermato che il calcolo dell'interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell'interesse semplice e non di quello composto utilizzato appunto nell'ammortamento "alla francese". Il Codice Civile richiede il calcolo dell'interesse giorno per giorno (articolo 820/821), non potendosi applicare quello composto se non nei limiti dell'articolo 1.283 che prevede che il patto anatocistico (capitalizzazione composta) sia successivo alla maturazione dell'interesse e mai precedente, come invece accade nell'ammortamento "alla francese".  La banca, che utilizza nel contratto questo tipo di capitalizzazione, viola non solo l'articolo 1.283 del Codice Civile ma anche l'articolo 1.284 che, in caso di mancata determinazione e specificazione o di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al contratto), impone l'applicazione del tasso legale semplice e non quello ultralegale, indeterminato o incerto. I risparmiatori hanno ottenuto l'annullamento parziale dei contratti di mutuo per violazione della buona fede nella conclusione ed esecuzione dei contratti e per difformità tra tasso contrattuale (indicato agli atti) e quello effettivo di ammortamento. I piani di ammortamento sono stati ricalcolati al tasso legale di volta in volta in vigore, con l'eliminazione dell'anatocismo, determinando una quota interessi inferiore a quella pagata. Con l'ammortamento alla francese, invece di un tasso del 13% sul mutuo da 350 milioni di lire, i clienti pagavano un tasso effettivo annuale del 14,276 per cento, un differenziale di 1,276 punti, che incide per circa.   Anche il Tribunale di Larino -Sezione distaccata di Termoli - Giudice Dott.ssa Barbara Previati, ha emesso una importantissima sentenza, la n.119/2012 (la seconda in assoluto emessa da un Giudice Togato del Tribunale) in tema di illegittimità del piano di ammortamento applicato ai contratti di mutuo fondiario. La causa, intrapresa da un imprenditore di Termoli e patrocinata dall'Avv. Carmine de Benedittis del Fòro di Campobasso nell'anno 2009 (anche responsabile dell'Associazione dei Consumatori ADUSBEF di Campobasso), aveva lo scopo di richiedere all'istituto bancario, che aveva acceso il mutuo in favore dell'imprenditore termolese, la restituzione degli interessi pagati in più a causa dell'applicazione del cosiddetto "ammortamento alla francese" alla restituzione rateale del mutuo. Il Giudice Barbara Previati ha dichiarato illegittimo tale sistema di ammortamento poiché, come giustamente sostenuto dall'Adusbef, il tasso di interesse stabilito nel contratto di mutuo non era stato rispettato dall'istituto bancario dal momento che il maggior tasso di interesse pagato veniva nascosto nel piano di ammortamento "alla francese" applicato dalla banca che, con tale piano di ammortamento, aveva illegittimamente capitalizzato l'interesse pattuito. Difatti, la C.T.U. (Consulenza tecnica) predisposta dal Giudice ha accertato che l'attore aveva sborsato ben 15.000,00 Euro circa in più rispetto alla somma che avrebbe dovuto pagare se fosse stato adottato dall'istituto bancario l'ammortamento semplice o "all'italiana", ovvero senza alcuna capitalizzazione con rate costanti di pari quota interessi e pari quota capitale. Il Giudice ha quindi condannato il mutuante al rimborso della suddetta somma, oltre interessi, spese di C.T.U. e spese legali, riconoscendo all'istituto bancario il solo tasso legale in sostituzione del tasso di interesse contrattuale, applicando l'art.1284 del codice civile, poiché l'istituto bancario non aveva rispettato il tasso pattuito applicando, di fatto, l'interesse ultra-legale illegittimo. Adusbef ha calcolato che un muto ventennale di 100.000 euro, con ammortamento "illecito" alla francese, genera un indebito lucro- considerando gli attuali tassi di interesse- di 75 euro al mese, producendo una rata di 791 euro, invece di 716 euro mensili con l'equo rimborso di capitale ed interessi, ossia 900 euro l'anno, che ammontano a 18.000 euro a fine estinzione del prestito. Poiché non è più possibile tollerare oltre gli usi, abusi ed ordinari soprusi del sistema bancario a danno dei consumatori e delle famiglie, taglieggiate da un indebito lucro per il calcolo di restituzione alla francese della quasi totalità dei mutui in essere che ammontano a circa 3,5 milioni, che per un mutuo di 100.000 euro ammonta a 18.000 euro di "taglia", Adusbef proseguirà le sue battaglie con il fac simile di diffida e messa in mora pubblicato dal gennaio 2013 sul sito www.adusbef.it. contro banche protette da Bankitalia, che come una vera e propria "piovra", continuano ad avvolgere nei suoi tentacoli gli utenti dei servizi bancari, strozzati ed asfissiati da norme capestro e clausole contrattuali vessatorie che portano alla rovina.Il consolidamento univoco della giurisprudenza dei Tribunali, offre la possibilità all'Adusbef, che ha già raccolto centinaia di deleghe, di intentare una class action contro un sistema bancario predatorio, che ha scippato dalle tasche di milioni di mutuatari, mediante il sofisticato meccanismo da tempo denunciato con il metodo del rimborso dei prestiti con il sistema alla "francese", almeno 10.000 euro in media (i calcoli dipendono dai tassi applicati) per ogni mutuo ventennale di 100.000 euro.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Elio Lannutti (Presidente Adusbef)
11/01/2014
Documento n.8994
- See more at: http://www.noodls.com/viewNoodl/21601613/adusbef---associazione-difesa-utenti-servizi-bancari-e-finan/bancheusiabusiordinari-soprusiperpetrati-con-complicita#sthash.fCFj9PE0.TzpBAWYX.dpuf

Scilipoti: Sovranità Monetaria, Signoraggio Bancario e Banca d'Italia