giovedì 6 novembre 2014

La (finta) indipendenza tra Banche centrali e governi

La (finta) indipendenza tra Banche centrali e governi. A parte una
di Vito Lops - 05/11/2014

Fonte: Il Sole24ore

Come è stato raggiunto questo obiettivo? Spingendo i governi a staccarsi dalla rispettiva banca centrale. In Francia il divorzio tra la il ministero del Tesoro e la banca centrale risale al 1979, in Italia al 1981, e così via

A fine anni ’70 il movimento iper-liberista ha ottenuto uno degli obiettivi del suo “programma”: porre gli Stati nelle stesse condizioni di una famiglia o un’impresa. Così come una famiglia e un’azienda devono fare molta attenzione alle entrate e alle uscite (cercando di bilanciarle) anche lo Stato non può eccedere nelle spese e deve far quadrare i conti. Perché se non lo fa rischia di creare un’elevata inflazione. Come è stato raggiunto questo obiettivo? Spingendo i governi a staccarsi dalla rispettiva banca centrale. In Francia il divorzio tra la il ministero del Tesoro e la banca centrale risale al 1979, in Italia al 1981, e così via.
Prima di allora i Paesi potevano tecnicamente fabbricare denaro a costo zero (perché dopo lo sganciamento della convertibilità oro-dollaro decisa dal presidente Richiard Nixon nel 1971 la moneta è diventata puramente fiduciaria, cioè basata sulla fiducia dei cittadini nei confronti del governo che la emette) o comunque al tasso di interesse stabilito a priori dallo stesso governo (si offriva un tasso nelle aste di titoli di Stato e in caso di invenduto per mancanza di offerta interveniva la Banca centrale bloccando così la risalita dei tassi). La Banca d’Italia lo ha fatto per anni innescando una repressione finanziaria (il tasso pagato sui titoli di Stato era inferiore all’andamento dell’inflazione). E’ questo il vero motivo per cui fino ad allora il debito pubblico in rapporto al Pil era sotto controllo ed è invece raddoppiato negli anni ’80 dopo il divorzio che ha posto il debito italiano totalmente al giudizio dei mercati. A quel punto è cambiato il paradigma: da allora sono stati gli investitori e non più il governo a scegliere il tasso di interesse che lo Stato doveva pagare sul debito pubblico. Agli investitori, si sa, la repressione finanziaria non piace e quindi hanno chiesto un tasso di interesse nominale più alto dell’inflazione per riportare il tasso reale in territorio positivo.

mercoledì 5 novembre 2014

DRAGHI RISCHIA UNA RIVOLTA DENTRO LA BCE

DRAGHI RISCHIA UNA RIVOLTA DENTRO LA BCE

 

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: ''DRAGHI RISCHIA UNA RIVOLTA DENTRO LA BCE CONTRO DI LUI, FINO A SPINGERLO A DIMETTERSI''

IL NORD, mercoledì 5 novembre 2014
http://www.ilnord.it/imgbank/05/3/9/ar_image_3731_l.jpg

BERLINO- All'inizio del suo quarto anno al vertice della Banca Centrale Europea (Bce), Mario Draghi rischia una rivolta di palazzo dentro la Bce e la cacciata: secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung", alcuni governatori delle banche d'emissione nazionali - probabilmente la maggioranza - vorrebbero confrontarsi con Draghi in uno scontro aperto. E l'obbiettivo è esautorarlo e sostituirlo con un altro governatore.
La loro critica? Principalmente, la sua gestione troppo riservata e la sua comunicazione imprevedibile. Per Draghi questa potrebbe diventare una situazione molto pericolosa, perche' i nervosismi all'interno del Consiglio direttivo della Bce, in cui i governatori delle banche centrali dei 18 Stati dell'euro detengono la maggioranza, potrebbero limitare fortemente il suo margine di decisione. Fino a ridurlo all'impotenza e quindi alle dimissioni.
E' vero che, diversamente dal suo predecessore Jean-Claude Trichet, dopo la sua entrata in carica nel novembre 2011 Draghi ha portato aria fresca all'interno della Bce, sostengono anche i suoi avversari, ma il banchiere italiano riserva le decisioni davvero importanti a se' stesso o al massimo a una ristretta cerchia di fedelissimi: i bene informati parlano addirittura di una "squadra di consulenti" formata dall'economista capo della Bce Peter Praet e dal "ministro degli Esteri" di Draghi, Benoit Coeure.
"Mario e' riservato, poco cooperativo. I governatori delle banche centrali si sentono a volte esclusi, all'oscuro di tutto", lamenta un membro del Consiglio della Bce.
"Jean-Claude ha lavorato molto per creare consenso: ha discusso molto e ha comunicato di piu'", lamenta un altro insider della Bce in merito al vertice della banca.
Perfino i sei membri del direttivo della Bce sarebbero in gran parte all'oscuro delle mosse di Draghi, e sarebbero stati colti alla sprovvista della promessa del presidente di "agire con tutti i mezzi possibili" contro lo spettro di una deflazione cosi' come della volonta' della Bce di gonfiare il suo bilancio "ai livelli dei primi mesi del 2012".
Il più importante quotidiano tedesco, quindi, annuncia che Draghi potrebbe evere i giorni contati.
Redazione Milano.

B.CA INTESA: PAURA PER DRAGHI

mercoledì 5 novembre 2014

Sarebbe ''preoccupante'' se il presidente della Bce, Mario Draghi, venisse messo in discussione. E' l'opinione dell'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, interpellato sui rumors riguardo a presunte spaccature in seno al direttivo dell'Eurotower. ''Non sono al corrente di quanto accade all'interno del comitato direttivo della Bce. Indubbiamente, l'azione di Draghi si puo' definire l'unica che ha contribuito a fare in modo che l'eurozona si stabilizzasse'', ha dichiarato Messina a margine della presentazione della partnership di Intesa Sanpaolo con Expo Milano 2015. ''Quindi - ha aggiunto - se viene messo in discussione l'unico pilastro della gestione della complessita' della crisi nell'eurozona potrebbe essere particolarmente preoccupante. Io - ha affermato Messina - non credo che succedera' in alcun modo perché e' riconosciuto da tutti gli interlocutori che Draghi e' la persona chiave nella gestione di una fase molto complicata''.

 

La BCE punisce le banche che sostengono le PMI

lunedì 3 novembre 2014

Un sistema zombie: così il capitalismo è uscito dai binari

traduzione dall'inglese by Francesco Levanto

Costi pubblici del signoraggio bancario

Costi pubblici del signoraggio bancario

Pubblicato il novembre 1, 2014 da: Redazione
 http://appuntiitaliani.com/costi-pubblici-del-signoraggio-bancario/


Costi pubblici del signoraggio bancario

Lo Stato Italiano (e gran parte degli altri Stati Sovrani nel Mondo) ha abdicato alla propria Sovranità Monetaria a favore della Banca Centrale (prima Banca d’Italia, ora Banca Centrale Europea).
Questi “Fantasmi Giuridici” sono privati, appartengono a Banche Private di Banchieri Privati, e quindi rispetto al Cittadino (ignaro, ignorante, indifeso e spesso indifferente) adoperano la logica del ‘servirsi’ e non del ‘servire’, unico comportamento etico (v. Giacinto Auriti).
Come tutte le Corporation, le Banche non sono orientate all’Etica ma al Profitto (v. Domenico De Simone).
I politici sono “camerieri dei banchieri” per quei personaggi che hanno saputo ‘vedere’ al di là della cortina di fumo e menzogna che cela la vera realtà del sistema bancario e finanziario dell’Italia e di tutto il Mondo e che si chiama Usurocrazia (v. Ezra Pound).
Se lo Stato stampasse la propria moneta, come conia le proprie monetine, si estinguerebbe di colpo il mostruoso Debito Pubblico che grava su tutti Noi, i Nostri Figli e quindi il Nostro Futuro.
Si spezza così la catena della schiavitù della moneta-bancaria, catena forgiata dalla creazione dal nulla della moneta-debito (‘ex nihilo’ – v. Maurice Allais).
Il Popolo, di nuovo padrone della propria Sovranità Monetaria, tornerebbe a Vivere.
Lo Stato tipografo
Facciamo un esempio: lo Stato paga un Dipendente Pubblico 1.400 euro, che in contanti equivale ad un mazzetto di 14 banconote da 100 euro nominali (valore nominale = di facciata, quanto stampato sulla carta-moneta).
Attualmente ogni banconota costa allo Stato 100 euro, più gli interessi (mettiamo che il Tasso di Sconto, che è il costo del denaro tra Banca Centrale e Banche Locali, è al 2,5% e che si applichi anche allo Stato).
Al Banchiere la stessa Banconota costa 3 centesimi di euro (3 eurocent = 0,03 euro = valore intrinseco = costo di produzione = costo medio della carta, inchiostro, tecniche anticontraffazione ecc…).
Il Banchiere ricava 1.435 euro (100 x 2,5% x 14).
Il Banchiere spende 0,42 euro (14 x 0,03).
Il Banchiere guadagna 1.434,58 euro (1.435 – 0,42) e questo è il signoraggio sullo stipendio di un singolo dipendente.
Quanti sono i Dipendenti Pubblici? 3 milioni? Quant’è lo stipendio medio? Quello indicato? Un po’ meno, un po’ di più? Fate voi gli aggiustamenti…
Uno stipendio di 1.400 euro ‘costa’ allo Stato 1.435 euro.
Lo stesso meccanismo per una strada, un ospedale, un ponte, un carroarmato, un telefono…
E queste spese dello Stato vanno saldate, con le Tasse.
Calcoliamo, da Bar dello Sport, la Tassa che tutti i cittadini devono pagare per saldare 1.435 euro x 3 milioni di dipendenti pubblici.
Non facciamoci distrarre e lasciamo ai politici giocare sul fatto se i Dipendenti pubblici sono tanti o pochi o il giusto, e se i ponti servono o non servono, se gli Ospedali e le scuole vanno privatizzate o no.
Noi ormai abbiamo capito che anche UN SOLO dipendente costerà sempre più di quanto il poverino intasca.
Facciamo due conti:
1.435 x 3.000.000 = 4.305.000.000 euro !
4,3 miliardi di euro al mese ! e poi ci sono le strade, gli Ospedali ecc…
E se lo Stato stampasse i propri soldi?
Stampare un mazzetto di banconote che valgano 1.400 euro costa 0,42 euro, ricordiamolo…
0,42 x 3.000.000 = 1.260.000 euro !
Il Pubblico Impiego allo Stato costerebbe 1,6 milioni di euro al mese !
E’ assurdo?!?! 4,3 miliardi di euro contro 1,6 milioni di euro?
Quanti contribuenti ci sono in Italia ? Facciamo pagare anche i gatti? Diciamo 30 milioni?
Trovate Voi i dati precisi. ..
4,3 miliardi di euro / 30 milioni di tassati = 143 euro!
1,6 milioni di euro / 30 milioni di tassati = 0,05 euro!
Con il signoraggio del Banchiere, il Pubblico Impiego costa al Contribuente (attualmente) 143 euro al mese, senza signoraggio invece, solo 0,05 euro al mese.
E gli impiegati non perderebbero Potere d’Acquisto perché le banconote sarebbero garantite dallo Stato, quindi dalla comunità tutta, per semplice convenzione, perché la banconota avrebbe il valore che tale convenzione ‘induce’ nella carta.
E’ il Popolo che accettando la carta-moneta (per convenzione tra i Cittadini stessi di una Società) ne crea il valore, con il principio dell’induzione, scoperto dal Prof. G. Auriti.
Non serve neanche la riserva aurea (in ogni caso e di fatto già assente dal 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, per volere di Nixon e la chiusura della Gold Window).
Stesso discorso per le strade, pensionati, ospedali…
Lo Stato pagherebbe le Ditte che fanno le Grandi Opere con moneta propria, non carica di Usura Bancaria.
La realizzazione di Servizi e Lavori Pubblici saranno discussioni squisitamente politiche e non economiche.
Sarà il consenso popolare a determinare investimenti, senza dipendere da Usurai.
Se il Popolo ritiene necessario un ponte, lo Stato stampa i soldi necessari per fare quel ponte.
Così non si avrà inflazione perché, a costo zero (spese tipografiche), si crea il bene-moneta per realizzare il ponte, ossia il suo equivalente Bene Reale (concetto base del Credito Sociale. v. L’Isola dei Naufraghi, di Louis Even).
Da qui si può partire per creare il Reddito di Cittadinanza, perno concettuale e pratico per slegare il Popolo dalle angherie e ricatti dei Detentori del Potere di Emettere Moneta.
Anonimo Pontino
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giovedì 30 ottobre 2014

Assemblea Mediobanca: Intervento di Marco Saba

Milano, 28 ottobre 2014 - Assemblea degli azionisti di Mediobanca
 
"Saluto innanzitutto i presenti che ringrazio per avermi dato l'opportunità di intervenire. Sono l'azionista Marco Saba, ricercatore del Centro Studi Monetari, ed intervengo per motivare la mia mancata approvazione del bilancio 2013-2014 così come presentato all'assemblea, facendo mie le dichiarazioni dell'On. Sibilia qui presente: manca nel bilancio la voce maggiore e più importante per stabilire la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società MEDIOBANCA, ovvero la quantità di denaro creata durante l'esercizio. 
  Che il denaro creato da MEDIOBANCA sia denaro legale è evidente perché tale denaro viene correntemente accettato dallo Stato nella riscossione dei tributi. Nell'ipotesi contraria che tale denaro fosse da considerarsi denaro falso, e per questo non registrabile come valore positivo nel bilancio, allora avverrebbe un miracolo degno della Madonna dei Debitori: tutti i crediti oggi vantati dalla banca, a seguito di precedenti impieghi della medesima, sarebbero illegali, nulli e vuoti. E' da notare che tale situazione sarebbe identica anche per tutte le altre banche sul territorio, sicché la conseguenza della dichiarazione di falsità del denaro bancario sarebbe la remissione di tutti i debiti, almeno verso le banche. E' ovvio che tale denaro è vero e in quanto tale ne va dichiarata l'origine bancaria altrimenti il guadagno da reddito monetario verrebbe nascosto all'erario ed agli azionisti, oltreché al resto della società, come ora avviene. Questo problema è davvero cruciale per i  presenti, sia per gli amministratori che per gli azionisti. Continuare ad ignorarlo o cercare di nasconderlo sarebbe quantomai inutile: a soli 100 km da qui, in Svizzera, stanno già raccogliendo le firme per un referendum sull'iniziativa MONETA INTERA, di cui accenno solo i tre punti principali per capire la gravità della situazione che potrebbe poi venire a crearsi qui in Italia: 
"1-Solo la BNS (Banca Nazionale Svizzera) emette, in futuro, moneta bancaria quale mezzo di pagamento legale. 2 - Le banche non possono più creare moneta bancaria propria, ma solamente prestare i soldi che vengono messi a loro disposizione dai risparmiatori, dagli investitori e dalla BNS. 3 - Nuova moneta intera viene di norma messa in circolazione attraverso pagamenti senza debito della BNS allo stato, ai cantoni, o ai cittadini e le cittadine." 
Poiché hanno tempo fino a dicembre 2015 per raccogliere le firme necessarie, è possibile che l'argomento travalicando i confini elvetici diventi un tormentone a livello europeo. Prima che quindi la consapevolezza del fenomeno porti a cambiamenti operativi tali da svuotare completamente la fonte maggiore di reddito della banca, sarebbe il caso di valutare seriamente l'ipotesi di legalizzare di fatto questo guadagno dichiarandolo e pagandoci sopra le tasse. Si rischia altrimenti di fare la figura della famiglia fiorentina dei Bischeri che, nel Medioevo, di fronte alla congrua offerta d'indennizzo da parte del Comune di Firenze per acquistare il loro palazzo che andava demolito per costruire il Duomo, rifiutarono l'offerta e se lo videro espropriare in toto senza indennizzo alcuno.
Siccome credo di trovarmi di fronte all'intellighenzia non solo bancaria, ma anche industriale del paese, concentrata in questa banca, non mi soffermerò ad analizzare punto per punto, uno per uno, gli effetti negativi nefasti che potrebbero conseguire, civilmente e penalmente, dal continuare ad ignorare l'elefante nel salotto. Un antico proverbio indiano dice che, se vedi tutto grigio, forse è giunta l'ora di spostare l'elefante ! La dichiarazione del reddito reale nel bilancio della banca, attuabile rettificando il bilancio ora presentato, potrà scongiurare, se tempestivamente adottata, spiacevoli risvolti per l'attività bancaria futura in Italia. Il fatto che a promuoverla sia Mediobanca, come consigliamo, assumendosene quindi la primazia, non può che aumentare il prestigio nazionale ed internazionale dell'istituto, con ovvi vantaggi per tutti. Gli altri istituti cui abbiamo contestato la stessa perversione attuale dei principi contabili, laddove l'articolo 2423 del codice civile è preciso nel merito dove dice che: "Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato.", hanno finora ignorato la nostra raccomandazione in merito attaccandosi al fatto che avrebbero seguito scrupolosamente le regole contabili. Le hanno seguite sì, tutte, fuorché quella fondamentale che indicava di non seguirle se avessero prodotto risultati incongruenti. Mi aspetto da questo consesso che nasca un confronto positivo che porti al ristabilimento della legalità ed onorabilità dell'attività della banca in modo da non realizzare la funesta profezia di Cuccia che diceva che: "Se è caduto l'impero romano, non si vede perché non dovrebbe cadere Mediobanca". 
 
Grazie a tutti per la cortese attenzione.

mercoledì 29 ottobre 2014

Marco della Luna: il quadro dell’idiozia totale è perfetto

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CREAZIONE MONETARIA FUNZIONALE E INFLAZIONE
Una serenata a Leopolda
Sempre più spesso si parla della possibilità od opportunità di una monetazione funzionale, ossia che lo Stato si metta a creare direttamente, o a far creare dalla banca centrale di emissione (assumendone il governo) tutto il denaro necessario a fare gli investimenti pubblici diretti che producano/inducano occupazione, domanda interna, adeguamento infrastrutturale, innovazione scientifico-tecnologica, assicurando al contempo l’impossibilità del default – cioè per fare quelle cose che appaiono indispensabili per uscire dall’attuale recessione-deflazione, dopo il fallimento ormai visibile delle ricette dell’austerità e del quantitative easing, difese oramai soltanto da soggetti in mala fede e per interesse.
Quando si parla di questa possibilità od opportunità di ricorrere all’uso funzionale della creazione monetaria, vengono sollevate obiezioni aventi il seguente concetto-base: “Non si può immettere moneta a piacimento nell’economia, perché ci deve essere un rapporto tra quantità di moneta e quantità di beni, altrimenti la moneta si svaluta e/o si generano bolle speculative mobiliari e/o immobiliari, e si è visto che ciò effettivamente accade.”
Alcune repliche sono ovvie e le ho già più volte formulate: 1)Se la moneta aggiuntiva viene usata per aumentare la produzione, quindi l’offerta, di beni e servizi, allora non vi sarà, di principio, inflazione monetaria, ossia aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi, mentre vi sarà un aumento della ricchezza prodotta e del reddito oltreché dell’occupazione; certo bisogna spenderla bene, e una classe dirigente avida e idiota, come tale selezionata, non lo può fare. 2)Se la moneta aggiuntiva viene usata per comperare titoli finanziari e immobili, allora vi sarà una salita dei valori delle borse e degli immobili, e questo fa piacere a tutti gli investitori mobiliari e immobiliari. 3)Se anche, come conseguenza dell’immissione monetaria, vi fosse, magari solo inizialmente, una certa inflazione, questa aiuterebbe i debitori (cioè gli Stati, molte imprese, molti privati…) e danneggerebbe i creditori non indicizzati all’inflazione, mentre stimolerebbe le spese  che oggi vengono differite perché si prevede un calo o una costanza dei prezzi, il che alimenta la deflazione; quindi complessivamente, dopo la presente deflazione, una certa inflazione o reflazione sarebbe benefica.
Qui vorrei aggiungere, circa il rapporto tra offerta di moneta e quantità di beni disponibili: Bisogna distinguere tra generi di beni, tra due settori dell’economia. Il grosso dell’offerta monetaria è assorbito, oggi, dal settore finanziario-speculativo, ossia da “prodotti” finanziari non aventi correlato reale (cioè senza rapporto con la fruizione da parte degli umani) e producibili a go go, senza limiti o costi effettivi, se non il limite posto dalla saturazione del mercato, cioè dalla abilità di collocarli, di rifilarli o sbolognarli ai clienti ingenui allorquando si presente che una bolla sta per scoppiare. Se questo settore dell’economia col suo genere di “beni” assorbe, come assorbe, il grosso dell’offerta monetaria, lasciando a secco della fisiologica liquidità il mercato dei beni-servizi reali e degli investimenti per produrli, si ottiene la paradossale situazione che noi oggi viviamo, connotata, da un lato, da un’esorbitante creazione-offerta di moneta, che le banche centrali creano e mettono a disposizione, in quantità enormi, non dell’economia reale ma delle banche universali per le loro speculazioni finanziarie, improduttive anzi distruttive; e, dall’altro lato, da una carestia di moneta nell’economia reale, cui le medesime banche (in Italia) fanno sempre meno credito, con conseguente declino-insufficienza di domanda solvibile e di possibilità di investimento e occupazione – onde la deflazione.
In altre parole: l’offerta di moneta non si può dire che sia eccessiva o insufficiente, perché essa è eccessiva per il settore finanziario, a cui viene continuamente alimentata; mentre è gravemente insufficiente per quello reale, a cui viene continuamente ridotta. Quindi quando si parla di rapporto tra offerta monetaria (liquidità disponibile) e quantità di beni disponibili, bisogna introdurre la predetta distinzione dei due settori. E bisognerebbe al contempo introdurre il tema dell’opportunità non solo di separare le banche di credito e risparmio da quelle speculative, bensì anche di fare in modo che la liquidità del settore produttivo, dell’economia reale (quello da cui dipendono gli stipendi, il cibo, i servizi etc.), sia assicurata e protetta dalle interferenze e distrazioni del settore finanziario, molto più grosso e turbolento.
L’anemizzazione monetaria dell’economia reale, soprattutto in Italia, è oggi aggravata da ulteriori fattori strutturali, quali a)le rimesse verso l’estero degli emigrati; b)la preferenza dei detentori di liquidità per la tesaurizzazione e gli investimenti monetari o finanziari magari all’estero; c)i trasferimenti al finanziamento del Meccanismo Europeo di Stabilità di denaro tolto al Paese mediante le tasse; d)la realizzazione forzata di avanzi primari del bilancio pubblico e il pagamento di alti interessi a detentori esteri di titoli del debito pubblico.
In una situazione di recessione interna e fuga verso l’estero di imprenditori, lavoratori qualificati e capitali, che cosa potrebbe essere più demenziale che imporre tasse al Paese per sostenere il debito pubblico di paesi in crisi (Spagna, Grecia…) al fine puntellare una valuta, l’Euro, che ostacola le esportazioni e induce la deindustrializzazione del Paese? Eppure gli italiani hanno dato fiducia persino a chi ha fatto questo.
Si aggiunga, infine, a questo museo degli orrori dell’imbecillità politica, o dell’alto tradimento istituzionale – se preferite – il fatto che la deprivazione-anemizzazione monetaria del paese, di cui sopra, fa sì che gli assets produttivi migliori – industria, commercio, finanza, alberghi, terreni agricoli pregiati – si deprezzino e vengano massicciamente comperati da soggetti-capitali finanziari stranieri, e che quindi il reddito generato da questi assets esca dal reddito nazionale italiano divenendo reddito dei paesi che li comperano. Quindi magari il prodotto interno lordo, per effetto di questa campagna di acquisti (investimenti esteri), non cambia oppure aumenta, ma il reddito nazionale cala sensibilmente, cioè la nazione si impoverisce, anche se dal pil ciò non appare. Dal che si capisce che il pil è un indicatore molto parziale, quindi inidoneo per valutare l’andamento dell’economia.
Se pensiamo che la anemia, la auto-privazione monetaria che produce tutti questi mali, è semplicemente la auto-privazione di qualcosa, della moneta cioè, che è solo un simbolo e non ha costi o limiti di produzione intrinseci, e che i paesi stranieri che comperano i nostri assets migliori lo possono  fare appunto perché fanno la scelta opposta all’auto-privazione monetaria, ossia perché scelgono di produrre a costo zero grandi masse di moneta-simbolo, allora il quadro dell’idiozia totale è perfetto. Non resta che ringraziare i nostri governanti nazionali ed europei e le nostre banche centrali, e lusingarci per tutti i consensi, i voti, le tasse e gli onori, che continuiamo tributare loro. 24.10.14
24.10.14 Marco Della Luna