Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
lunedì 17 novembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
Tassare i patrimoni “sommersi” delle banche
Tassare i patrimoni “sommersi” delle banche: il piano di Nino Galloni per rilanciare l'economia
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=9400
"Condizione essenziale: ripristinare la sovranità monetaria in capo agli Stati"
di Francesca Morandi
L’economista Antonino Galloni indica una via alternativa alla politica di austerità: “Con il mio piano 50% in meno di pressione fiscale dell’intero sistema”.
“Per rilanciare veramente l’economia italiana è possibile tassare le
enormi ricchezze che le banche detengono senza metterle in attivo di
bilancio. Si otterrebbero così massicci flussi di denaro che
affluirebbero nelle casse dello Stato che potrebbe utilizzarli per
dimezzare la pressione fiscale dell’intero sistema”.
Lo afferma l’economista Antonino Galloni, già direttore generale al ministero del Lavoro e funzionario presso il ministero del Bilancio, che nel suo ultimo libro “Il futuro della Banca”, (edizioni Eurilink, tradotto anche in inglese “The future of banking”) delinea una teoria bancaria e finanziaria rivoluzionaria, che offre un’alternativa alle attuali politiche di austerità, i cui costi sociali sono altissimi e gli effetti ben poco utili a fronte di crescenti masse di disoccupati e una produzione ai minimi storici. “E’ in atto un attacco ai soldi, alla liquidità dei privati, ma anche alle loro proprietà - spiega Galloni, oggi membro del Collegio dei Sindaci dell’INPS. Basta osservare come il valore degli immobili sia sceso a tal punto che valga meno del mutuo che tanti cittadini stanno pagando. Oggi coloro che si sono indebitati per comprare una casa non hanno neppure la possibilità di vendere il proprio immobile senza svenderlo. Lo stesso accadrà, se non si cambia strada, per i patrimoni pubblici”.
Lo afferma l’economista Antonino Galloni, già direttore generale al ministero del Lavoro e funzionario presso il ministero del Bilancio, che nel suo ultimo libro “Il futuro della Banca”, (edizioni Eurilink, tradotto anche in inglese “The future of banking”) delinea una teoria bancaria e finanziaria rivoluzionaria, che offre un’alternativa alle attuali politiche di austerità, i cui costi sociali sono altissimi e gli effetti ben poco utili a fronte di crescenti masse di disoccupati e una produzione ai minimi storici. “E’ in atto un attacco ai soldi, alla liquidità dei privati, ma anche alle loro proprietà - spiega Galloni, oggi membro del Collegio dei Sindaci dell’INPS. Basta osservare come il valore degli immobili sia sceso a tal punto che valga meno del mutuo che tanti cittadini stanno pagando. Oggi coloro che si sono indebitati per comprare una casa non hanno neppure la possibilità di vendere il proprio immobile senza svenderlo. Lo stesso accadrà, se non si cambia strada, per i patrimoni pubblici”.
- Professor Galloni, negli ultimi anni abbiamo assistito ai
fallimenti delle banche, primo fra tutti il crac della Lehman Brothers
nel 2008, anno in cui è iniziata la crisi finanziaria globale. Oggi,
invece, lei afferma che le banche possiedono ricchezze “nascoste”. Ci
spieghi…
“E’ una bugia affermare che i soldi per la ripresa economica non ci sono.
In realtà è in atto una corsa volta ad accaparrarsi i soldi, la
liquidità dei privati che oggi va verso le banche internazionali che la
usano anche per attività speculative. Tali attività possono portare
enormi guadagni, di cui beneficiano gli istituti di credito, ma anche
enormi perdite, che, con il sistema attuale, ricadono su Stati e
cittadini. Bisogna cambiare questo sistema, così come le politiche di
austerità e le spending review che peggiorano i conti dello Stato
anziché migliorarli”.
- Vuole dire che la banche stanno sottraendo soldi ai cittadini?
“Negli ultimi decenni le banche hanno creduto di guadagnare di più
attraverso l’attività finanziaria piuttosto che tramite quella
creditizia, finalizzata ad alimentare l’economia reale. Ne è seguita una moltiplicazione degli strumenti finanziari che ha portato ad abusi
e ha prodotto crediti inesegibili e indebitamento elevato. Nella sua
funzione creditizia la banca non fornisce soldi veri, ma indebita i suoi
clienti, e, al contempo, si incredita. Tuttavia, nei meccanismi di
bilancio accade qualcosa di anomalo. Le banche, infatti, segnano i
depositi e i conti correnti al passivo. Ma questo è assurdo, le banche
non registrano in contabilità la voragine di attivo determinata da un
enorme margine operativo lordo tra gli impieghi con i loro interessi -
da una parte - ed i soli costi di funzionamento con gli interessi sui
depositi, dall’altra. Il margine operativo sarebbe superiore al 90%. Una
quantità impressionante di denaro non tassato”.
- Com’è possibile una tale anomalia?
“Tutto fa pensare a un meccanismo fatto per occultare il reale funzionamento delle banche stesse.
E’ come se il gestore di un garage iscrivesse al passivo le automobili
parcheggiate… è assurdo! Oggi la banca registra il prestito di denaro
come passivo ma nel mio sistema deve figurare come “mancato
arricchimento”, e quindi nell’attivo della bilancia contabile”.
- E’ dunque possibile tassare questo patrimonio bancario con una
legge dello Stato che imponga alle banche di registrare in bilancio
quell’attivo enorme oggi invisibile?
“Sì. E’ necessario, innanzitutto, il ripristino della netta separazione tra gli istituti di credito e i soggetti che operano sui mercati speculativi.
Le banche devono poi accettare il pagamento di tasse sulla differenza
tra crediti non in sofferenza e costi di funzionamento, al netto degli
interessi. Ho calcolato che un’aliquota compresa tra il 20 e il 25%
consentirebbe di dimezzare la pressione fiscale dell’intero sistema. Con
vantaggi evidenti per imprese e cittadini”.
- Vuole dire che decine di miliardi di euro affluirebbero nelle
casse pubbliche e lo Stato potrebbe utilizzarli per abbassare le tasse?
“Sì. Ma non solo. Nel mio studio affermo l’urgenza di cambiamento dell’attuale modello economico
che deve avere come base fondante la massimizzazione della produzione
interna e non le esportazioni. Ribaltando la concezione del commercio
internazionale bisogna passare dalla logica attuale che dà priorità alle
esportazioni a quella che pone alla base la domanda interna”.
- Significherebbe concentrare le risorse nelle mani di cittadini e imprese nazionali?
”Sì. Auspicherei poi lo sviluppo a livello globale di nuove istituzioni
finanziarie con rapporti più equi con quelle esistenti, facenti capo
agli Usa e ai loro più stretti alleati”.
- Ma oggi l’Europa sta andando nella direzione opposta, verso
l’Unione Bancaria Europea (UBE), che lei considera anti-democratica e
dannosa. Ce ne parli…
“L’Unione Bancaria Europa si basa sul principio del “bail in”, il
prelievo forzoso. In base al funzionamento dell’Unione Bancaria Europea
in futuro le perdite conseguenti a default bancari saranno sostenute dai
finanziatori privati e non dagli Stati che non potranno operare
salvataggi a carico delle casse pubbliche. Le conseguenze più rilevanti colpiranno invece gli obbligazionisti e i correntisti, e quindi, i privati cittadini.
Se oggi i conti garantiti sono quelli al di sotto dei 100mila euro, in
futuro questa soglia potrebbe scendere a 50mila euro. Basterebbe una
legge europea”.
- Un sistema quasi “poliziesco” che farebbe ricadere ancor più di oggi, tutti i rischi sui cittadini privati?
“Gli stessi banchieri hanno interesse a una diversa evoluzione del sistema bancario perché con l’Unione Bancaria Europea le
banche, fino a qualche anno fa principali dominatrici della finanza e
dell’economia, si troveranno alla mercé dei centri della grande
speculazione internazionale, da Wall Street all’Arabia Saudita.
Il progetto di UBE completerebbe il controllo dei flussi di liquidità a
favore delle grandi concentrazioni finanziarie. L’opinione pubblica
deve essere consapevole di questi meccanismi che si ripercuotono sui
loro averi, ma anche i banchieri sono coinvolti in questa evoluzione dei
sistemi creditizi e finanziari globali e non sempre essi sono
consapevoli di come moneta e finanzia siano usati in maniera distorta.
L’evoluzione del sistema attuale potrebbe portare alla chiusura di molte
banche nazionali. Obiettivo della mia teoria è inoltre proporre
l’utilizzo dei mezzi monetari e finanziari al servizio di una comunità
per favorirne lo sviluppo”.
- Per attuare la totalità di questi cambiamenti rivoluzionari è necessario che l’Italia esca dall’euro?
“Sì, ripristinare la sovranità monetaria in capo agli Stati è una condizione essenziale e auspicabile. La governance della politica sull’economia è un principio indispensabile perché introduce regole e etica nel libero mercato”.
mercoledì 12 novembre 2014
Banche, super multa a 5 big per manipolazione
Banche, super multa a 5 big per manipolazione dei cambi
Inflitte da autorità Usa-Gb-Svizzera sanzioni per complessivi 3,3 miliardi di dollari
© ANSA
In particolare le sanzioni sono frutto di patteggiamenti fra le banche coinvolte e le autorità di vigilanza. Ubs dovrà pagare circa 800 milioni di dollari, Citigroup 668 milioni, Jp Morgan 662 milioni, Royal Bank of Scotland 634 e Hsbc 618 milioni. Secondo le indagini i trader delle grandi banche avevano costituito una sorta di 'cartello' occulto e si scambiavano le informazioni riservate attraverso delle chat room per manipolare a loro piacimento il mercato delle valute, che movimenta ogni giorno 5300 miliardi di dollari, e in particolare gli indici sui tassi dei cambi utilizzati dai fondi e derivati. "Nel mondo privati e aziende contano su questi tassi per i loro contratti finanziari - ha spiegato l'autorità di vigilanza Usa Cftc - basandosi sulla fiducia nella fondamentale integrità di questi indici. Il mercato funziona solo se si ha fiducia che il processo di costituzione di questi indici è equo, non corrotto dalla manipolazione di alcune delle principali banche al mondo".
martedì 11 novembre 2014
lunedì 10 novembre 2014
Il lavoro rinasce con moneta sovrana
Macché patrimoniale, il lavoro rinasce con moneta sovrana
http://www.libreidee.org/2014/11/macche-patrimoniale-il-lavoro-rinasce-con-moneta-sovrana/
Scritto il 10/11/14 • nella Categoria:
idee
Finanziare
la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due
volte. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili
e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa
rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro:
per uscire dalla crisi,
infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno
dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra
sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran
parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione
necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale,
parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene
creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali
profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel
è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato,
senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici,
cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e
con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo
Marco Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario,
cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi:
autorizzando le banche
a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo
ai mercati finanziari di ricattare gli Stati mediante l’acquisto del
debito pubblico, nel momento in cui – in Italia dagli anni ‘80 – si è
vietato alla banca centrale di continuare a finanziare il governo, cioè i
cittadini, emettendo moneta a costo zero. Ora, con l’euro, siamo
all’incubo elevato a sistema. A tutto questo siamo giunti con l’inganno:
«Celare all’opinione pubblica questi semplici termini del problema,
fare in modo che non capisca o fraintenda ciò che si sta facendo, così
da prevenire resistenze organizzate e poter continuare in questo
processo di accaparramento della ricchezza, è un bisogno primario delle
classi dominanti che lo hanno costruito e ne stanno beneficiando». Il
nuovo compito della politica? Assicurarsi che le pecore siano tosate all’infinito, senza protestare.
Menzogne,
disinformazione, minaccia, psicologia sociale della paura: «I mezzi a
disposizione di una classe dominante per far accettare alle classi
inferiori le crescenti diseguaglianze di ricchezza e di diritti
sono molteplici». Primo: «Nascondere le diseguaglianze o le loro
cause», e poi «farle sentire giustificate (dal merito, dalle leggi del
mercato, dalla competitività, dalle capacità». Se non basta, si può
«reprimere la protesta sociale attraverso strumenti giuridici e
polizieschi». E poi «indurre paura, allarme, conflitti (shock economy,
divide et impera». Si arriva così a «impiantare un paradigma
divide-et-impera, in cui ognuno è imprenditore di se stesso e in
competizione con gli altri», un ambiente nel quale «non può nascere
consapevolezza di classe e di conflitto». Si tratta di «abituare la
gente, gradualmente, a nuove condizioni peggiorative». Il nuovo
standard, la diseguaglianza “fisiologica”, «ha già prodotto riforme che
la sanciscono e recepiscono anche sul piano formale e giuridico in
termini di sottoposizione, mediante trattati internazionali e riforme
interne, dalla sfera politica, pubblica, partecipativa a quella finanziaria, privata, capitalistica».
Estinto
l’interesse pubblico, resta solo quello affaristico privato. Un
risultato politico epocale, al quale si è arrivati grazie a una poderosa
pedagogia della menzogna, attraverso cui depistare l’opinione pubblica
dalle vere cause della crisi.
L’economia reale soffre per mancanza di credito e liquidità? Anziché
emettere l’ossigeno della valuta, le autorità monetarie hanno inculcato
la fobia delle bolle finanziarie come alibi per chiudere i rubinetti. I
soldi – tanti, a tassi bassissimi – li hanno dati solo alle banche,
per le speculazioni finanziarie e l’acquisto di derivati. E’ lo schema
del “quantitative easing” angloamericano e della Ltro, “long term
refinancing operation”, della Bce. «Il risultato voluto era prevedibile,
previsto, ed è puntualmente arrivato: praticamente pochi o nulli
benefici per l’economia reale». Tutti colpevoli, dai ministri delle
finanze al Fmi, dai banchieri centrali all’Ue: perché si rifiutano di
creare moneta destinata all’economia produttiva? «Ovvio: perché
quest’operazione da un lato avrebbe successo, farebbe ripartire
l’economia, e si capirebbe che tutto gira intorno a chi ha il potere esclusivo di creare moneta». Il sostegno monetario all’economia reale toglierebbe ai banchieri «il loro potere
monopolistico sulle società, smascherando al contempo il loro
comportamento essenzialmente distorsivo, antisociale e parassitario».
Questo è il disastro da cui discende la cosiddetta crisi.
E invece «si è raccontato alla gente che è la spesa pubblica, la spesa
per il settore pubblico, ciò che costituisce il problema, il male
dell’economia, e che quindi bisogna tagliare servizi pubblici,
privatizzare, vendere i beni collettivi, licenziare i pubblici
dipendenti, aumentare le tasse cioè fare la cosiddetta austerità,
nascondendo così la vera causa del dissesto dei conti pubblici». In
realtà sono stati i banchieri che «hanno usato i conti pubblici, cioè i
governi, per chiudere i buchi da loro stessi scavati a fini di profitto
privato». In Italia è successo col Monte dei Paschi di Siena. Ma la
tragedia a monte è la progressiva scarsità di moneta a partire dal 1981,
storico divorzio fra Tesoro e Bankitalia. Da allora, «i detentori del
debito pubblico italiano sono principalmente soggetti finanziari». Nuove
tasse? Ci provò Monti, tagliando le gambe al settore immobiliare
provocandone il crollo, determinante per la cronicizzazione della
recessione. E oggi sono i sindacati che chiedono altre tasse per uscire
dal tunnel?
L’atteggiamento
della sinistra sindacale, benché giustamente motivato dalla rabbia
sociale contro le palesi diseguaglianze alimentate dal governo Renzi,
non aiuta a risolvere il problema. «Tutto questo insieme di menzogne e
di false rappresentazioni della realtà, somministrato in modo
martellante al popolo, serve a fargli accettare una politica
tributaria e finanziaria che consente di trasferire sempre più denaro
dal contribuente e dalla spesa per la società alle tasche di banchieri e
finanzieri attraverso sia gli interessi sul debito pubblico, che gli
aiuti di Stato alle banche, che gli stanziamenti multimiliardari in favore di organismi di sostegno alle banche
come il Mes», conclude Della Luna. «In sostanza, quindi, lo schema
politico è il seguente: compiere operazioni che generano profitto e
instabilità; alimentare l’instabilità e usarla per creare allarme
sociale; dare di questa situazione una falsa spiegazione alla gente, che
la disponga ad accettare non solo i peggioramenti avvenuti, ma anche
ulteriori sacrifici in termini sia economici che di diritti
anche politici, come necessari per evitare il disastro; usare questi
sacrifici per arricchirsi ulteriormente». Ecco perché l’oligarchia si
oppone all’unica possibile soluzione democratica: libera emissione di
moneta pubblica per sostenere il sistema economico, aziende e posti di
lavoro.
Finanziare la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due volte, protesta Marco Della Luna. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro: per uscire dalla crisi, infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale, parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato, senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici, cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario, cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi: autorizzando le banche a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo ai mercati
OMT: la grande guerra fra stati e mercati
La grande guerra fra stati e mercati
Pubblicato 10 novembre 2014 - 15.09 - Da Claudio Messora
di Lidia Undiemi
In un sistema economico e finanziario fortemente globalizzato, si governa con i trattati internazionali. Quella che stiamo vivendo è una vera e propria guerra fra Stati e mercati, ovvero il capitale internazionale. Per comprenderne la portata, basta ragionare sul nuovo strumento messo in campo dalla BCE per far fronte alla crisi dell’Eurozona, ossia l’OMT.
L'OMT (Outright monetary transactions) è un piano di acquisto illimitato sul mercato secondario dei titoli pubblici degli stati in difficoltà, nato con lo scopo di ridurre le pressioni dei mercati che si manifestano attraverso l’aumento dello spread. Per questa ragione, tale strumento è stato anche definito “piano anti spread” oppure “piano salva euro”, proprio perché venne preannunciato nel 2012 da Mario Draghi, quando disse: “farò di tutto per salvare l’euro”.
Guarda l’intervista a Lidia Undiemi che spiega il MES (12.05.2012)
Ecco un esempio di come i circuiti finanziari,
mediante un accordo-trattato internazionale quale è il MES, riescano a
governare un paese scavalcando qualsiasi barriera democratica.
Aspettiamoci presto un’altra lettera con le riforme dettate dai mercati.
Leggi Il Ricatto dei Mercati, di Lidia Undiemi 
Se vuoi comprendere a fondo come i meccanismi democratici siano stati soppiantati dagli interessi delle élite finanziarie, leggi “Il Ricatto dei Mercati”, di Lidia Undiemi, appena uscito nelle librerie e sul Kindle.
Se vuoi comprendere a fondo come i meccanismi democratici siano stati soppiantati dagli interessi delle élite finanziarie, leggi “Il Ricatto dei Mercati”, di Lidia Undiemi, appena uscito nelle librerie e sul Kindle.
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domenica 9 novembre 2014
Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI UBI BANCA
Ricevuto da Lannutti: Banche
& Paradisi fiscali: lo scandalo Ubi-Banca ! Bankitalia, che predica
bene per bocca di Visco, razzola male, facendo da palo alle frodi
fiscali-societarie Pubblico il Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI
UBI BANCA
(comunicato stampa diffuso dopo la chiusura delle trattazioni di Borsa)
Secondo quanto riportato dai media nazionali ed internazionali riguardo lo scandalo di trecentoquaranta multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, ancora una volta, UBI Banca risulta purtroppo tra i protagonisti assoluti. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratti al fisco italiano e ad altri Paesi europei, anche da parte di istituti di credito che hanno avuto in questi anni l’ardire di vantarsi della trasparenza dei propri bilanci, nel caso di UBI Banca, professandosi addirittura paladini dei valori e delle tradizioni cattoliche.
Ci chiediamo ora in quali scaffali della Banca verrà riposto il recente premio al Consigliere Delegato, quale “banchiere più trasparente”. Il nostro consiglio, consentiteci la battuta, è di collocarlo, proteggendolo con cura vicino a qualche media (magari di matrice cattolica), che ha fino ad oggi edulcorato, per usare un eufemismo, quanto è accaduto in questi anni in UBI Banca.
E’ bene riepilogare quanto lo scrivente ha da tempo comunicato alle Istituzioni di Vigilanza, CONSOB e BANKITALIA, in merito alla struttura estera del Gruppo UBI, struttura che si estrinseca anche in numerosissime società con sedi in paradisi fiscali o paesi a fiscalità agevolata.
UBI Banca purtroppo primeggia, come da elenco sotto riportato, per società con sedi in Paesi quali Cina, Singapore, ben sedici società con sede in Lussemburgo e otto con sede in Delaware (USA), (stato noto alla cronaca in quanto ultima destinazione conosciuta del mitico aereo di Lele Mora, venduto ad una società locale per la capiente cifra di circa € 60.000), quattro in Svizzera e ancora nel Baliato di Jersey, a Dublino, a Madrid, a Bruxelles e a Cracovia.
OVVIAMENTE I NOSTRI ELENCHI NON POSSONO CHE ESSERE PARZIALI (in difetto)
Di che cosa si occupano, o si sono occupate, tutte queste società con sedi estere, anche in paradisi fiscali o Paesi a fiscalità agevolata?
(comunicato stampa diffuso dopo la chiusura delle trattazioni di Borsa)
Secondo quanto riportato dai media nazionali ed internazionali riguardo lo scandalo di trecentoquaranta multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, ancora una volta, UBI Banca risulta purtroppo tra i protagonisti assoluti. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratti al fisco italiano e ad altri Paesi europei, anche da parte di istituti di credito che hanno avuto in questi anni l’ardire di vantarsi della trasparenza dei propri bilanci, nel caso di UBI Banca, professandosi addirittura paladini dei valori e delle tradizioni cattoliche.
Ci chiediamo ora in quali scaffali della Banca verrà riposto il recente premio al Consigliere Delegato, quale “banchiere più trasparente”. Il nostro consiglio, consentiteci la battuta, è di collocarlo, proteggendolo con cura vicino a qualche media (magari di matrice cattolica), che ha fino ad oggi edulcorato, per usare un eufemismo, quanto è accaduto in questi anni in UBI Banca.
E’ bene riepilogare quanto lo scrivente ha da tempo comunicato alle Istituzioni di Vigilanza, CONSOB e BANKITALIA, in merito alla struttura estera del Gruppo UBI, struttura che si estrinseca anche in numerosissime società con sedi in paradisi fiscali o paesi a fiscalità agevolata.
UBI Banca purtroppo primeggia, come da elenco sotto riportato, per società con sedi in Paesi quali Cina, Singapore, ben sedici società con sede in Lussemburgo e otto con sede in Delaware (USA), (stato noto alla cronaca in quanto ultima destinazione conosciuta del mitico aereo di Lele Mora, venduto ad una società locale per la capiente cifra di circa € 60.000), quattro in Svizzera e ancora nel Baliato di Jersey, a Dublino, a Madrid, a Bruxelles e a Cracovia.
OVVIAMENTE I NOSTRI ELENCHI NON POSSONO CHE ESSERE PARZIALI (in difetto)
Di che cosa si occupano, o si sono occupate, tutte queste società con sedi estere, anche in paradisi fiscali o Paesi a fiscalità agevolata?
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