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lunedì 9 febbraio 2015
giovedì 5 febbraio 2015
lunedì 2 febbraio 2015
Autoriciclaggio e capitali all’estero, rivoluzione copernicana
Autoriciclaggio e capitali all’estero, rivoluzione copernicana
ROMA – Con scarso risalto sulla stampa, all’interno della Legge titolata “Emersione e rientro di capitali detenuti all’estero” (del 14 dicembre 2014 n. 186 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre) è stato introdotto il delitto di autoriciclaggio,
previsto dall’ art. 648 ter del codice penale (singolarmente inserito
“dopo – il precedente – art. 648 ter che configura il delitto di impiego
di beni o utilità di provenienza illecita).
La norma espressamente dispone la pena della reclusione da due ad otto anni e la multa da 5.000 a 25.000 euro per l’autore od il concorrente nel delitto
che, con lo scopo di ostacolare l’identificazione dell’origine
delittuosa del profitto, impieghi, sostituisca o trasferisca, in
attività finanziarie, economiche o speculative, il denaro, i beni o le
altre attività provento di altro delitto in modo da ostacolare
concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
La pena, invece, è minore: da 1 a 4 anni di reclusione, e alla multa da 2.500 euro a 12.500 euro, se il denaro o i beni provengono dalla commissione di un delitto non colposo
punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Non sono
invece punibili le condotte di coloro che hanno destinato il denaro, i
beni e le altre utilità alla mera utilizzazione e al godimento
personale.
Si tratta di una rivoluzione copernicana, perché sinora, l’autore del
reato da cui era derivato il profitto da riciclare rispondeva soltanto
per il primo reato (antefatto) e non concorreva nel riciclaggio, per cui
venivano puniti gli autori delle condotte di occultamento o reimpiego.
Per di più, il legislatore attuale non ha soppresso le clausole di
salvaguardia contenute in esordio delle previgenti norme, secondo le
quali: della ricettazione e del riciclaggio non rispondeva chi aveva
concorso nel reato precedente. Rimane, dunque, nel sistema una stridente
contraddizione fra la formula dei reati originali ed il nuovo
antiriciclaggio.
Si comprende che il nuovo sia ritenuto un ulteriore deterrente al
mascheramento dei capitali illeciti, in quanto duplica la responsabilità
del loro titolare. Sennonché, la sua introduzione rompe un dogma da
lungo tempo esistente: che l’autore del reato presupposto (quello da cui
derivano i proventi illeciti) non possa rispondere dei reati successivi
riguardanti l’impiego dei beni. E’ stato così per la ricettazione ad esempio, delitto conosciuto da tempo immemorabile. Era previsto altrettanto anche per il riciclaggio (stanti le sue evidenti affinità con il reato di ricettazione).
La speranza sottostante la nuova incriminazione è di diminuire od
eliminare la circolazione del profitto di delitti. Due notazioni
meritano di essere svolte. La prima è che la pena, durante il dibattito
parlamentare, era stata ritenuta troppo lieve per l’autoriciclaggio
di beni derivanti da delitti puniti fino a cinque anni di pena (in
questo novero sono compresi diversi reati tributari, il falso in
bilancio e, ad esempio, l’abuso di ufficio).
Il secondo: sembra un’anomalia aver sottratto alla punibilità il riutilizzo di capitali per godimento personale.
Orbene, l’unica giustificazione che si può rinvenire al differente
trattamento previsto per il riutilizzo in attività economiche e il
godimento personale trova le sue radici in ragioni di politica
economica.
L’uso di beni di provenienza illecita in attività
economico-finanziarie altera l’ambito dei rapporti economici e vizia
l’andamento del mercato, creando un ingiustificato privilegio per i
criminali ed inquinando la concorrenza. L’impiego dei proventi illeciti
per il semplice godimento personale consente, invece, di immettere in
circolazione denaro ed in qualche modo di favorire l’economia.
Una volontà appartenuta al Governo è quella di incentivare anche l’uso dei risparmi per rilanciare gli acquisti
e tale disposizione appare in linea con tale finalità. Infatti, la
messa in circolazione del denaro o delle utilità provento del delitto
per fini di godimento personale avvantaggerebbe le imprese e le attività
commerciali virtuose. La distinzione tra le due ipotesi può risultare
complessa, in quanto anche chi investa in borsa i proventi delittuosi
può farlo per godere degli ulteriori profitti, tuttavia sembra che tale
attività rientri fra quelle punibili. A prima vista, ritengo che la
norma intenda per godimento personale soltanto le spese voluttuarie.
La distinzione, tuttavia, non risulta semplice, perché (ad esempio)
l’acquisto di un’opera d’arte può essere finalizzato al mero godimento
personale, ma al contempo può rappresentare un investimento. In questo
caso, perciò, potrebbe arrivarsi all’assurdo che il reato si configuri
soltanto al momento della vendita dell’opera, quando si rivela
indubbiamente il reale intento che sorreggeva l’acquisto.
Le condotte del nuovo reato sono tre: l’impiego (ossia
l’utilizzazione), la sostituzione (che rappresenta una forma di
occultamento, in quanto rende altri apparenti titolari dei beni
riciclati) ed il trasferimento (idest, qualsiasi atto che comporti
l’occultamento dei beni e la loro titolarità); infine, sono le stesse
condotte del riciclaggio ordinario. Spetterà alla giurisprudenza ed alla
dottrina tracciare la differenza fra le due ipotesi, materia delicata
perché comporta la non punibilità di una.
Il reato di autoriciclaggio è inserito fra i delitti contro il patrimonio,
tuttavia pare piuttosto sorretto da un interesse di natura superiore e
diversa, che coincide con la trasparenza dell’economia, pur non essendo
necessario che ne sia alterato l’andamento.
domenica 1 febbraio 2015
Il Presidente Mattarella e il caso Banca dell'Etruria
L’ON. SERGIO MATTARELLA,
NUOVO PRESIDENTE ITALIANO
Descritto da tutti come
persona integerrima, priva di macchia, se non di essere stato figlio
e ministro della vecchia D.C. La povera gente del nostro paese, i
disoccupati, i senza casa, gli astensionisti, giovani e vecchi,
insieme attendono da lui una risposta netta e imparziale,
diversamente sarebbe un burattino, lui già giudice costituzionale di
nomina parlamentare, del presidente del consiglio, Matteo Renzi.
Iniziamo col chiedergli una
importante verifica: lui sa, come politico e giudice costituzionale,
che Renzi, il 20 gennaio di quest’anno, prende, senza chiedere
alcun parere, l’articolo sul voto capitario e lo inserisce
segretamente nel decreto (per nulla necessario) “Investment
Compact”, che trasforma le banche popolari in S.p.a.
La banca più beneficiata è
la banca dell’Etruria e del Lazio, che esce fuori da un lungo
percorso di sofferenza, ed è salvata grazie alla speculazione
finanziaria che si avvale del provvedimento di Renzi sugli assetti
societari degli istituti di credito. La banca dell’Etruria, con
questa operazione finanziaria, molto gradita a Renzi, sale del 66%
nei 5 giorni che precedono la votazione del decreto: è questo un
miracolo economico? O non è, invece, una manovra finanziaria ben
architettata, o una truffa speculativa? E chi ci guadagnerebbe con
questa manovra se non il papà della bella ministra per le riforme,
amica di Renzi, on. Boschi, che è il vicedirettore di questa banca,
e il fratello della ministra, Emanuele Boschi, che lavora, anche lui,
nella stessa banca, e la ministra stessa che è direttore generale
open di questo istituto bancario? La ministra si è dichiarata non
responsabile, perché dice di non essere stata presente alla
votazione del decreto, in quanto a “tutt’altre faccende
affaccendata”. E, sapendo che, nel nostro paese, non si fa nulla
per nulla, cosa ci guadagna, da tutto questo, il presidente Renzi?
Questo ce lo dovrà far sapere il nuovo presidente Mattarella, ex
giudice costituzionale, che ci deve pure far conoscere, con le dovute
indagini, qual’è la collusione tra questi e Algebris di Davide
Serra e il fondo speculativo dell’ex manager londinese Morgan
Stanley (banca d’affari) , iniziando dal fatto che la direzione
generale open ha ricevuto da Serra, negli ultimi anni, 150.000 euro.
Caro presidente, ci possiamo contare, noi poveri cittadini mortali?
Roma 31-01-2015 (il giorno
delle elezioni) prof. Antonio
Vento.
venerdì 30 gennaio 2015
mercoledì 28 gennaio 2015
I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dell’economia di rendita
I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dei profitti per l’Elite finanziaria mondiale
di Luciano Lago - 27/01/2015Fonte: controinformazione
ARIANNA
I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dell’economia di rendita che assicura gli elevati profitti per l’Elite finanziaria mondiale
Molto si sta parlando e si discute in questi giorni circa l’intervento fatto da Mario Draghi ed il suo programma di massiccio Quantitative Easing per immettere liquidità sul mercato e contrastare la deflazione dell’area euro.
A noi interessa rilevare anche un altro aspetto della questione: la straordinaria ascesa a posizioni di potere da parte dei personaggi come Draghi e gli altri governatori delle Banche Centrali.
In conformità alla logica dell’ideologia neoliberista dominante, la moneta risulta elevata ad una sorta di icona sacra e di conseguenza bisognosa di un “guardiano” indipendente da ogni potere politico. I governatori delle banche centrali sono quindi divenuti signori assoluti della gestione monetaria e della potenza finanziaria al di fuori del controllo degli Stati e di qualsiasi altra istituzione , senza alcun contropotere che possa bilanciare questa loro funzione. Tanto meno potrebbero essi rispondere ai governi ed ai rappresentanti politici democraticamente eletti. Al contrario questa possibilità viene del tutto esclusa.
Questo avviene perchè l’ideologia neoliberista imperante ha imposto il principio che sarebbe nocivo ogni intervento dei governi nella gestione della moneta e nel funzionamento dei mercati.
Si tratta, più che di un principio, di una sorta di dogma che non può essere oggetto di critiche o di valutazioni difformi.
Elevati a signori della gestione monetaria, i governatori delle Banche Centrali hanno favorito di fatto la deregulation dei sistemi bancari e si sono trasformati in agenti delle lobby bancarie che sono ormai ritenuti gli attori chiave della crescita economica. Nelle loro funzioni essenziali i governatori si sono assunti il compito di combattere l’inflazione e di vegliare sulla prosperità degli istituti finanziari con le sole armi a loro disposizione, quali l’intervento sui tassi di interesse e le operazioni di acquisto e vendita dei titoli di Stato o con l’eventuale sostegno alle banche mediante finanziamenti a breve termine.
Se facciamo una analisi nella Storia recente, vediamo che la politica seguita dai governatori delle principali Banche Centrali ha di fatto seguito una linea che appare coordinata verso obiettivi comuni quali la fluttuazione dei tassi di interesse, che fu inaugurata ai suoi inizi da Paul Volker, il governatore della Federal Reserve (Fed) dal 1979 al 1987 , il quale fece salire i tassi di interesse fino al livello record del 22% nei primi anni ’80 per poi calare successivamente intorno al 10% alla fine del decennio, seguita a ruota dalla Banca d’Inghilterra con la sterlina ed a cui si erano accodati gli altri governatori delle Banche Centrali che provvidero ad adeguarsi con l’aumentare a loro volta i tassi dei rispettivi paesi.
Questa ascesa dei tassi di interesse aveva provocato grandi disastri con indebitamento oltre misura di Stati del Terzo Mondo e di paesi in via di sviluppo, forte aumento del potere contrattuale di organismi sovranazionali quali FMI e Banca Mondiale, intervenuti nel finanziamento degli Stati dietro vincolanti condizioni di politica economica imposte ai governi che essenzialmente consistevano in privatizzazioni e vendita sul mercato delle risorse nazionali (miniere o pozzi di petrolio), riduzione della spesa pubblica e taglio dei salari e delle spese sociali.
Vedi: La storia del debito estero nei paesi in via di sviluppo
La politica di quello che si può tranquillamente definire un “cartello bancario”, costituito dalla Banche Centrali ha provocato negli anni recenti un terremoto economico a livello mondiale da cui è derivata essenzialmente una concentrazione di ricchezza e di rendita finanziaria nelle mani di una elite e di organismi sovranazionali.
Negli anni ’90 si era registrato un sostanziale cambiamento quando l’attenzione dei mercati finanziari mondializzati era passata dai tassi d’interesse ai profitti trimestrali delle grandi multinazionali quotate in borsa e saranno questi a determinare le tendenze oltre all’evoluzione dei tassi di interesse.
L’altro grande personaggio artefice della finanza mondiale fu Alan Greespan, successore di Paul Volcker alla FED nel 1987 , con una gestione durata diciotto anni, fu lui a portare a termine la deregulation dei mercati finanziari ed in particolare si devono a Greenspan le pressioni che indussero il Congresso USA ad annullare l’elemento legislativo fondamentale nella regolamentazione bancaria: la separazione fra attività di investimento ad alto rischio (fondi e derivati) da quelle classiche della banca commerciale e di deposito- la famosa legge Glass-Steagall.
Greespan ebbe delle gravi responsabilità nello scoppio della crisi finanziaria del 2008 che iniziò con il fallimento della Lehman Brothers ma è sempre stato coperto dalle autorità e nessuna colpa gli è stata attribuita, anzi era stato lodato ed incensato come “grande manager della moneta”. In realtà fu proprio lui, Greespam, a creare la liquidità in surplus in un lungo periodo di lassista politica monetaria, durante il primo decennio del XXI secolo, alimentando il cosiddetto gioco monetario delle banche d’affari, che è stato inconsistente con le leggi della vera domanda. Una tale politica e un tale amministrazione della Riserva Federale e del Tesoro sono state le cause principali della bolla scoppiata poi nel 2008. Vedi: “Un autorevole economista giapponese parla della legge Glass-Steagall e accusa l’establishment anglo-americano di aver provocato la Nuova Grande Depressione”. Movisol.org
Stessa cosa anche per il successore di Greespam alla FED, Ben Bernanke, un personaggio annoverato dalla rivista” Foreign Policy” fra i maggiori cento pensatori del mondo mentre la rivista “Time” lo aveva consacrato come personalità dell’anno 2009.
I governatori dell Banche centrali sono divenuti i personaggi pubblici più potenti ed influenti, quali icone della impostazione monetarista e neoliberista.
la BCE, la cui creazione risale al 1998, ha seguto la stessa linea ed ha fatto di meglio. Sotto l’influenza della Germania, ha continuato a far pagare il prezzo dell’unificazione tedesca a tutta l’Europa, attuando una politica di tassi di interesse troppo alti, così come l’aveva praticata la Bundesbank, ossessionata dalla stabilità finanziaria e dalla lotta all’inflazione.
In pratica nel corso degli ultimi anni, la Banche Centrali, incluso la BCE, hanno perso la loro connotazione originaria che le vedeva assicurare la loro funzione primaria nella regolamentazione monetaria e finanziaria per assicurare la crescita ed il pieno impiego, con l’approvvigionamento di liquidità dell’economia. Sotto la spinta di imprecisate centrali finanziarie sovranazionali, le banche centrali si sono trasformate in guardiane dei giganteschi profitti bancari consentiti dalla deregulation selvaggia che le stesse B. Centrali hanno incoraggiato. Di fatto, queste sono le vere sentinelle dell’economia di rendita creata dal sistema del capitalismo finanziario realizzato dalla ondata neoliberista.
Per quanto riguarda la BCE e gli ultimi provvedimenti di Q.E., varati da Mario Draghi, più volte si è ricorsi all’utilizzo di immissione monetarie illimitate da parte delle banche centrali per contenere gli effetti combinati della rarefazione del credito e della deflazione dell’economia. Un’operazione questa che non ha sortito gli effetti desiderati, perché quella liquidità, non è servita e non servirà a sostenere le imprese e le famiglie, ma è piuttosto è andata a sostenere le grandi banche e i centri finanziari; tantomeno ne hanno beneficiato gli Stati nazionali.
Niente ci fa credere che questa volta la manovra avrà degli effetti diversi. Con l’aggravante che la manovra, di per se determinata dalla necessità di fronteggiare la deflazione ed il fallimento dell’euro nelle economie dei paesi europei, determinerà un ritorno alla copertura dei rischi da parte delle singole banche centrali (per l’80%) con la subordinazione alle esigenze della Germania che ancora una volta si nega alla condivisione del debito e si riserva di dettare le regole agli altri paesi in posizione subordinata rispetto a Bonn.
Draghi evidentemente ritiene che una svalutazione dell’€uro, come effetto collaterale dell’operazione Q.E., possa smuovere le acque stagnanti e portare crescita e inflazione positiva in tutta la UE.
In pratica Draghi, come operazione disperata, secondo vari analisti, si è giocato l’ultima carta possibile. La stessa credibilità della BCE e della UE appare fortemente a rischio dopo una tale operazione di “facciata” e se questa non dovesse avere gli effetti sperati, con l’export e l’inflazione positiva che dovessero rimanere al palo, allora la rottura dell’€uro, nonché della stessa UE, sarebbe cosa quasi certa.
domenica 25 gennaio 2015
Anatocismo: 2 miliardi l'anno. Ma alle banche non basta.
Interessi su interessi, per le banche 2 miliardi di guadagni. Ma i conti soffrono
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/24/interessi-interessi-per-banche-2-miliardi-guadagni-i-conti-soffrono/1353489/
Lobby
di Mauro Del Corno | 24 gennaio 2015
Due miliardi di euro intascati dalle banche prelevandoli da conti correnti finiti in rosso. In modo illegittimo secondo il Movimento Consumatori, che in base ai dati storici e ai tassi passivi attualmente praticati ha stimato in questo ammontare i proventi dell’anatocismo nel 2014. L’anatocismo non è altro che l’inclusione di interessi già maturati nel calcolo dei nuovi interessi da versare. Un esempio concreto chiarisce il meccanismo: se sono in rosso di 1.000 euro sul conto pago interessi passivi di circa il 10% annuo (vale sempre la pena ricordare che quelli attivi ammontano a pochi decimali). Se non rientro, dopo un anno sono quindi in debito verso la banca di 1.100 euro. Con il divieto di anatocismo, l’anno successivo la banca dovrà applicare gli interessi solo al capitale originario, ossia sempre 1.000 euro, senza includere gli interessi passivi maturati nel frattempo. Il risultato è che dopo due anni dovrò restituire alla banca altri 100 euro, in tutto 1.200 euro. Invece le banche monitorate applicano il 10% ai 1.100 euro, facendo crescere il debito di 110 euro e non 100. Così il cliente si trova a dover ripagare un debito di 1.210 euro invece che 1.200. In realtà il conteggio degli interessi passivi avviene in genere su base trimestrale, ma il meccanismo non cambia. All’inizio può trattarsi di pochi euro ma è facile capire che più gli interessi si accumulano nel tempo più la pratica diventa onerosa per il debitore.
L’anatocismo, almeno in teoria, è vietato: la legge di Stabilità 2014 lo ha esplicitamente proibito – dopo che il legislatore nel 1999 lo aveva ripristinato – disponendo l’inderogabilità dell’articolo 1283 del codice civile che vieta, appunto, l’applicazione di interessi su interessi. La legge demanda però al comitato interministeriale credito e risparmio il compito di emanare una delibera che regoli complessivamente la questione degli interessi alla luce delle nuove norme. Secondo il Movimento consumatori, in attesa di questa delibera e nonostante le pronunce contrarie dei tribunali e della Cassazione, tutti gli oltre 30 gruppi bancari monitorati continuano a praticare l’anatocismo. Peraltro non ha giovato una certa confusione normativa, che ha lasciato ampio spazio a interpretazioni di segno opposto, e l’atteggiamento passivo di Banca d’Italia, che secondo il Movimento consumatori non ha preso posizione sulla questione e, dopo la riforma del 2014, non ha avviato la necessaria attività di vigilanza sulle banche. Per di più quest’estate l’anatocismo stava per essere reso di nuovo legale attraverso un emendamento al decreto Competitività, prima della precipitosa marcia indietro seguita alle proteste delle associazioni consumatori.
Fonti bancarie fanno notare come, considerata la complessità della materia, sia molto difficile intervenire mentre la normativa è ancora in evoluzione. Una tesi discutibile, secondo l’avvocato Paolo Fiorio del Movimento consumatori, visto che in ogni caso non ci sono dubbi interpretativi su questo punto. Del resto lo stesso il Tribunale di Milano che in una sentenza dello scorso febbraio ha chiarito che “al di là delle espressioni contraddittorie usate è indubbia l’intenzione legislativa di abolire l’anatocismo dai contratti bancari”. Pochi giorni fa lo stesso tribunale di Milano ha però respinto l’azione inibitoria avviata dal Movimento contro Ing, Deutsche Bank e Bpm. La motivazione, spiega Fiorio che annuncia ricorso, riguarda tuttavia la legittimazione e non il merito della questione. I giudici hanno infatti ritenuto che non fosse possibile un’azione collettiva su questo tema poiché è regolato dal Testo unico bancario e non dallo Statuto dei consumatori.
Per i conti dell’intero sistema bancario italiano, 2 miliardi di euro sono una cifra relativamente modesta. Ma sono entrate che possono fare comodo in un momento in cui l’intero sistema è alle prese con sofferenze in continua crescita che zavorrano i bilanci e affossano la capacità di creare valore degli istituti di credito. L’ultima tornata di trimestrali è stata caratterizzata in molti casi da una riduzione delle svalutazioni sui crediti deteriorati, quei prestiti che rischiano di non poter essere recuperati integralmente. In pratica si tratta di una scommessa su una prossima ripresa economica che dovrebbe innescare (di solito con un ritardo di 12/18 mesi) un miglioramento della situazione del credito. Purtroppo per ora i dati continuano a dire il contrario. Secondo via Nazionale lo scorso novembre le sofferenze sono aumentate rispetto all’anno prima del 18,4% in valore lordo (cioè senza considerare le svalutazioni già messe a bilancio). Un leggero rallentamento rispetto al +19% di ottobre, ma non certo un’inversione di tendenza.
In valore assoluti lo stock di crediti deteriorati lordi sfiora ormai i 180 miliardi di euro. I bilanci annuali che inizieranno a essere pubblicati a marzo fotograferanno meglio il reale stato delle cose. Nei giorni scorsi era circolata anche l’ipotesi che il governo stesse lavorando a un piano per alleggerire i bilanci bancari di una parte delle sofferenze sfruttando il piano di acquisto di titoli Abs (asset backed securities) avviato dalla Banca centrale europea. Un’operazione che avrebbe potuto comportare perdite per le casse dello Stato e alla fine è stata espunta del decreto su sistema bancario e investimenti varato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio. Nel frattempo altre misure messe in campo dalla Banca centrale europea sembrano iniziare a dare qualche timidissimo risultato. Le aste di liquidità Tltro (targeted long term refinancing operation) permettono alle banche della zona euro di finanziarsi a tassi irrisori ma, almeno in teoria, con il vincolo di utilizzare i fondi per erogare prestiti a famiglie e imprese. Le banche italiane hanno attinto a questo “bancomat” poco meno di 50 miliardi di euro, e questo spiegherebbe la modestissima (+0,1% su base annua) ripresa dei prestiti registrata dall’Associazione bancaria italiana in dicembre. Primo segno più, comunque, dall’aprile del 2012.
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