mercoledì 12 agosto 2015

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti, il missino che odiava le banche

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti, il missino che odiava le banche




Quando il professor Giacinto Auriti iniziò a parlare di signoraggio bancario, di moneta, di sistema bancario, erano gli anni Settanta, nessuno ne parlava, nessuno sapeva cos’erano. Oggi che l’argomento è diventato di pubblico dominio, grazie alla destra, alla Lega e anche a Beppe Grillo, le teorie economiche del missino Auriti vengono rivalutate. Giacinto Auriti, abruzzese doc, professore universitario (fu cofondatore dell’università di Teramo), economista, scrittore, saggista, imprenditore e molto altro ancora, è un poundiano di ritorno, perché partendo dalle considerazioni del grande economista e poeta Ezra Pound ha elaborato una teoria tesa a privare le banche centrali della proprietà della moneta che – secondo Auriti – andrebbe restituita ai cittadini. Ma negli anni Settanta e Ottanta l’Europa andava a gonfie vele, l’economia tirava, e Auriti era considerato solo un eccentrico professore che diceva fastidiose cose alternative; in più, era missino convinto, e pertanto a priori non andava ascoltato né valorizzato: su di lui c’era l’anatema dell’intellighenzia antifascista, da lui non poteva venire nulla di buono. Se Auriti fosse stato un economista e docente universitario schierato a sinistra, nel gregge, sicuramente oggi le sue idee sarebbero state messe in pratica,  probabilmente l’Italia e la Ue  sarebbero in condizioni diverse. Ma così non è andata: la miopia del pensiero omogeneo unico e del politicamente corretto l’hanno avuta vinta sulle idee vincenti e rivoluzionarie di Auriti, e gli unici a ricordare le sue battaglie ei suoi ammonimenti sono la Lega e Casapound, peraltro inascoltati dal sistema come lo fu lui ai suoi tempi.

Auriti fu docente universitario e scrittore

Eppure in un’intervista del 1999 Auriti dichiarò che un giovane comico, Beppe Grillo, lesse i suoi libri sulla moneta, se ne innamorò, andò a conoscerlo e strinsero un ottimo rapporto: vero o non vero, è però una realtà che da allora in poi Beppe Grillo nei suoi seguitissimi spettacoli iniziò a parlare di signoraggio bancario, di truffa delle banche centrali nei confronti degli Stati sovrani, di moneta e quant’altro, peraltro riscuotendo sempre grandissimi successi. Non sappiamo in realtà se Beppe Grillo fu un vero  e proprio discepolo di Giacinto Auriti, come il professore dichiarò, però è certo che il comico genovese ha fatto delle teorie di Auriti il suo cavallo – vincente –  di battaglia, e si potrebbe addirittura pensare che la discesa in campo di Grillo sia l’onda lunga del desiderio di combattere il sistema bancario così come teorizzava il professore di Guardiagrele. Auriti era nato infatti in quel comune abruzzese in provincia di Chieti nel 1923, e scomparve a Roma l’11 agosto del 2006. Elaborò la sua famosa Teoria del valore indotto della moneta negli anni Settanta: nel 1977 diede alle stampe il libretto Principi e orientamenti per una moneta europea, in cui descriveva le linee guida per una eventuale adesione a una valuta comune europea, e si tenga presente che allora di euro non si parlava, al massimo si pensava all’Ecu, che però non fu mai realizzato. Nel 1993 fondò, e ne diventò preside, l’università di Teramo, dove organizzava convegni anche internazionali sulla moneta; successivamente fondò la scuola di Teramo di diritto monetario. Secondo Auriti, in definitiva, le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla emissione di cartamoneta, cosa che influisce non poco anche sul vertiginoso aumento del debito pubblico. Auriti fu protagonista di denunce contro la Banca d’Italia per una serie di accuse, portò davanti al giudice la questione del signoreggio bancario, avviò l’esperimento rivoluzionario del Simec nel suo paese natale, con l’emissione di moneta, esperimento che fu interrotto dalla Guardia di Finanza. Oggi però, le sue idee sono germogliate: il web è pieno di articoli e tesi riguardanti il signoraggio, il sistema bancario, la truffa della moneta, insomma tutte quelle teorie che Auriti aveva elaborato denunciando le storture dell’intero sistema economico mondiale. Se ne parla sui giornali, in internet, nei partiti, ne discutono gli economisti, sono studiate dai giovani. Le idee di Pound e di Giacinto Auriti, insomma, oggi camminano con altre gambe. Ma camminano.

lunedì 10 agosto 2015

La politica non deve disporre della sovranità monetaria ?

La politica non deve disporre della sovranità perché corrotta?

Avv. Marco Mori 

http://scenarieconomici.it/la-politica-non-deve-disporre-della-sovranita-monetaria-perche-corrotta/

images78965
Parliamo della dottrina della banca centrale indipendente. Trattasi della tesi codificata e resa vincolante dal TFUE (Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea) secondo la quale la banca centrale, che detiene la sovranità assoluta sulle politiche monetarie, non può neppure prendere consigli dai singoli Stati membri dell’UEM e neppure può prenderli dalle istituzioni europee.
Ora si è più volte detto che tale opzione è contraria alla nostra Costituzione. Ciò vale sia perché si tratta di una cessione di sovranità e non già di una mera limitazione della medesima (con violazione degli artt. 1 ed 11 Cost.) ma anche perché sempre la nostra Costituzione dispone che la Repubblica debba controllare, coordinare e disciplinare il credito (art. 47 Cost.).
Ovvio che una banca centrale indipendente non è una controllata ma è il controllore e che se essa è indipendente gli Stati non lo sono. Ma non voglio fermarmi al diritto ed andare direttamente alle ragioni pratiche che molti pongono a fondamento di questa scelta. Si dice che la classe politica sia clientelare e corrotta e che dunque userebbe la moneta per i suoi comodi. Allora se la moneta è in mano ad un terzo indipendente tale rischio verrebbe a cessare immediatamente.
Ma davvero qualcuno ritiene razionale questo argomento? Dov’è la logica? Perché un terzo, a cui è ceduta la sovranità monetaria, dovrebbe essere moralmente più elevato della classe politica? Perché dobbiamo dare per scontato che agirebbe in funzione dell’interesse pubblico e non secondo le sue pulsioni?
Sono domande a cui nessuno può rispondere poiché la natura umana è intrinsecamente propensa all’egoismo e dunque il rischio di deviazioni dal percorso dell’interesse pubblico sono analoghe in entrambe le opzioni. L’egoismo non è una prerogativa specifica della politica.
La scelta di una banca centrale indipendente, ferma la sua incostituzionalità, ha poi anche un altro contro evidente. La parola democrazia vi dice nulla? Ebbene un politico italiano per quanto corrotto è soggetto sia al controllo della nostra magistratura (BCE anche per ragioni di competenza territoriale non è sotto il pieno controllo della nostra magistratura) che a quello degli elettori. Il controllo democratico dunque è per definizione uno strumento di vigilanza sull’utilizzo dei poteri d’imperio che si delegano alle Istituzioni attraverso il diritto di voto.
La banca centrale invece è avulsa a tutto questo e non è soggetta ad alcun vaglio democratico. Un potere così vasto darebbe alla testa a molti se non a tutti.
Pertanto o riteniamo che, guardando semplicemente in viso Mario Draghi, possiamo dirci assolutamente certi che esso sia un grande benefattore dell’umanità e che mai anteporrebbe al bene comune gli interessi personali, oppure dobbiamo prendere atto che, stante la natura umana, potrebbe anche non essere affatto così ed allora la nostra scelta sarebbe stata demenziale. Infatti, mentre possiamo mandare a casa un politico corrotto, non possiamo fare nulla per limitare o dirigere i poteri della banca centrale poiché essa è sovrana ed indipendente.
In sostanza con la banca centrale europea ci è stato fatto passare il concetto che per limitare sprechi o corruzione è necessario rinunciare alla democrazia. Insomma sarebbe come dire che in caso di diffusione di un’alta criminalità debba ritenersi giustificabile abolire i diritti inalienabili dell’uomo per ripristinare l’ordine. Si tratta di un punto di vista davvero pericoloso. La libertà ha indubbiamente un costo ma è la più alta conquista della nostra civiltà e nessuno deve poterci convincere che una situazione di emergenza possa giustificare la sua menomazione.
La politica monetaria deve tornare sotto il controllo democratico e sotto la sovranità popolare. Se poi verrà usata male pazienza, la democrazia è anche questa. Meglio perire che rinunciarvi.

giovedì 6 agosto 2015

Massoneria, banchieri e società segrete

Zitti zitti, ecco la norma che salva i banchieri dalla galera

Zitti zitti, ecco la norma che salva i banchieri dalla galera

Con il sole di ferragosto e mentre i giornali esultano perché un italiano su due va al mare, arriva il consueto colpetto del Governo, che ieri nel disinteresse generale ha fatto passare il Comma Salva-Banchieri. Una nuova norma che depenalizza il falso in bilancio. Eccola qui: (scritta come sempre perché non ci capiate nulla):

“l-bis. Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali.”

Insomma, basterà che a fronte di documenti contabili eccessivamente creativi ci si giustifichi sostenendo di essersi ispirati al manuale delle Giovani Marmotte. Curiosamente, la norma arriva proprio quando a Londra i primi banchieri finiscono in galera, nel silenzio generale dei media. L’analisi di Marco Saba su Byoblu.com, nel video.

mercoledì 5 agosto 2015

Scandalo Libor, 14 anni per un ex-dipendente UBS e Citigroup

Scandalo Libor, 14 anni per un ex-dipendente UBS e Citigroup

Esploso nel 2012 ma relativo al quinquennio 2006-2010, per lo scandalo LIBOR è giunto il momento della prima condanna. Tom Hayes, ex dipendente di UBS e Citigroup, è stato condannato a 14 anni di reclusione da un tribunale inglese
Cominciano ad avere dei responsabili certificati le manipolazioni del London Inter Bank Offered Rate (LIBOR); uno di questi è Tom Hayes, matematico inglese di 35 anni che rivedrà la libertà quando di anni ne avrà 49. L’ex trader di UBS e Citibank è stato riconosciuto colpevole di avere corretto in modo fraudolento il LIBOR, così come dimostrato dall’SFO (Serious Fraud Office) di Sua Maestà. Sentenza che da’ spessore al tribunale britannico e a tutto il sistema inglese ma che per il momento lascia fuori i vertici delle banche, difficilmente ignare di quanto stesse accadendo.
Ma cos’è il LIBOR e come impatta sulla vita delle persone? È il tasso di prestito interbancario, ossia l’indice che misura il costo del denaro applicato dalle banche quando si prestano liquidità. I tassi LIBOR sono fissati ogni giorno con un procedimento certificato (male) dalla BBA (British Bankers Association). Dal LIBOR dipendono i tassi di interesse di una lunga lista di prodotti e servizi tra i quali i mutui a tasso variabile, le carte di credito, i leasing e parte del credito al consumo. Se l’indice LIBOR sale salgono anche i tassi d’interesse a questo associati e, al contrario, questi scendono con il diminuire del tasso LIBOR.
Il meccanismo con cui veniva manipolato è in realtà facile – e questo la dice lunga sul sistema di controllo della BBA e sulla facilità con cui le banche si muovono tra le crepe del sistema – e trova un effetto massimo quando più Istituti vi collaborano, annunciando tassi di interesse più alti di quelli che in realtà vengono applicati loro. Il LIBOR è una media tra tutti i tassi di interesse annunciati dalle banche (con eccezione del valore minimo e di quello massimo, che vengono esclusi dal calcolo).
Lo scandalo ha fatto vittime illustri nel 2012, a partire dalla Deutsche Bank che fino ad oggi ha pagato multe per 2,5 miliardi di dollari fino ad UBS che ha versato 1,5 miliardi, passando per RBS, Crédit Agricole, JP Morgan e HSBC che, insieme, hanno collezionato poco meno di un miliardo di euro di multe comminate dalla Commissione Europea. Sempre nel 2012 la Barclays Bank, oltre a pagare una multa di 360 milioni di euro, è stata completamente decapitata dei vertici; hanno infatti lasciato le rispettive poltrone il direttore generale Jerry Del Missier e l’amministratore delegato Bob Diamond.
Multe pesanti, certo, ma in realtà il denaro accantonato dagli Istituti di credito è stato tolto all’economia. Le parole di Joaquin Almunia, Commissario europeo per la Concorrenza dal 2010 al 2014, sono rivelatrici: “quello che è scioccante non è solo la manipolazione degli indici, ma anche la collusione tra banche che si suppone siano concorrenti”. I trader di diversi Istituti di credito, coperti da nick name, stabilivano tra loro il tasso di diversi prodotti finanziari, verità ribadita anche Tom Hayes che sostiene di essere solo un capro espiatorio e di essere stato scaricato dai suoi precedenti datori di lavoro, aziende troppo potenti per essere contrastate da un uomo solo. Hayes ha collaborato con l’SFO per poi ritrattare tutto, sostenendo di avere mentito per evitare l’estradizione negli USA, laddove avrebbe rischiato una pena più pesante dei 14 anni di reclusione inflitti. Durante i numerosi interrogatori l’uomo aveva ammesso di essere stato molto attivo nelle manipolazioni dell’indice e che il management degli Istituti di credito per cui lavorava era al corrente.
Il singolo è stato punito, ed è necessario che ciò avvenisse. Ora le condanne devono entrare nei piani alti delle banche ed è possibile che ciò accadrà l’anno prossimo, con l’apertura di altre due inchieste da parte delle Autorità britanniche. Anche i tribunali USA sono chini sulla questione LIBOR.
L’attendibilità del sistema bancario continua la sua discesa: era il 2008 quando Jerôme Kerviel, ex trader della banca francese Societé Générale, è stato condannato a 5 anni di reclusione per avere fatto perdere all’Istituto di credito 4,9 miliardi di euro, un caso eclatante secondo solo a quello che ha visto protagonista Nick Leeson il quale, con una serie di speculazioni tanto rischiose quanto fallimentari, ha fatto chiudere la Barings Bank per la quale lavorava. Nel 2012 Kweku Adoboli, ex trader di UBS a Londra, è stato condannato a sette anni di reclusione per frode, dopo avere cagionato perdite per circa 2 miliardi di dollari alla banca. In tutti questi casi le banche erano all’oscuro delle operazioni fatte dai propri dipendenti. Così davvero fosse, il sistema di verifica delle operazioni va rivisto.
Il passato recente è storia: le banche in difficoltà vengono serialmente salvate dai Governi che iniettano miliardi di euro (o dollari) nei caveau.

lunedì 3 agosto 2015

Juncker: “Le strade di Atene saranno occupate dai carri armati”

“Le strade di Atene saranno occupate dai carri armati”

Kathimerini rivela il Libro nero della Grexit
Tyler Durden Zerohedge 19/07/2015
tsipras_juncker 

Nei sei mesi di dolorose tornata su tornate di duri negoziati tra Grecia e creditori sono nate ogni sorta di speculazioni su ciò che effettivamente comporta la “Grexit“. Senza alcun precedente cui orientarsi, la valutazione delle implicazioni dell’uscita dal blocco valutario era (ed è tuttora) un compito praticamente impossibile, ma gli sforzi collettivi di media mainstream ed analisti politici ed economisti hanno prodotto un vero e proprio buffet di diagrammi ed organigrammi, schemi e diagrammi di flusso nel futile tentativo di mappare la complessa interazione dei problemi finanziari, politici ed economici che invariabilmente seguirebbero se Atene decidesse di rompere finalmente la sua sfortunata relazione con Bruxelles. E non erano solo osservatori emarginati a stendere i piani della Grexit. Nonostante i funzionari dell’UE negassero l’esistenza di un “piano B”, come il piano dell”uscita dolce’ del ministro tedesco Wolfgang Schaeuble “trapelato” lo scorso fine settimana, nessuno degli educati eurocrati fingeva che l’uscita della Grecia non fosse contemplata, ed infatti Yanis Varoufakis sostiene che Atene fu minacciata di controlli sui capitali come a febbraio, se non acconsentiva alle richieste dei creditori. Ora, con ciò che è forse la rivelazione più sconvolgente su ciò che i funzionari dell’UE davvero pensavano accada nel caso la Grecia uscisse dall’EMU e senza tante cerimonie reintroducesse la dracma, Kathimerini tira fuori la descrizione di quello che chiama “Libro nero della Grexit“, presumibilmente contenente il suggerimento che una guerra civile esploderebbe in Grecia nel caso il Paese venisse spinto ad abbandonare il blocco valutario.
Qui altro: “Al 13° piano dell’edificio Verlaymont di Bruxelles, a pochi metri dall’ufficio del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, conservato in una stanza speciale della sicurezza c’è il piano di uscita della Grecia dall’eurozona. Lì, in un volume scritto in meno di un mese da un team di 15 membri della Commissione europea, si risponde alle domande su come affrontare tale uscita tra cui, per scioccante possa sembrare, anche la possibilità di uscita del Paese dal trattato di Schengen, oltre all’espulsione anche dall’UE. Secondo un funzionario europeo, i vertici della Commissione europea avevano già il voluminoso documento che descriveva al primo ministro greco, dallo stesso Juncker prima dell’inizio della sessione, tutti i dettagli della Grexit, facendogli comprendere il contesto giuridico e politico di tale decisione. Nel documento, secondo il funzionario europeo che ne conosce il contenuto, ci sono le risposte a 200 domande che sorgerebbero nel caso della Grexit. Queste domande, come spiega il funzionario, sono collegate a come un’uscita dall’euro creerebbe una serie di eventi che si svilupperebbe in breve tempo. La dracmatizzazione dell’economia imporrebbe i controlli dei cambi esteri del Paese portando infine all’uscita della Grecia dal trattato di Schengen. Gli autori del progetto, secondo il funzionario europeo, operarono in assoluta segretezza. Un gruppo speciale di 15 persone della Commissione europea iniziò a preparalo in contatto diretto con la Grecia ed anche con numerosi alti funzionari e direttori generali della Commissione europea di aree specifiche. Il documento fu iniziato quando la data di scadenza del programma (fine giugno) si avvicinava, così la Commissione si preparava ad ogni evenienza, e quando il referendum fu annunciato il 26 giugno, il relativo lavoro fu accelerato. Il weekend del referendum il lavoro s’intensificò e così a due giorni dall’incontro il progetto fu concluso. Secondo una fonte bene informata, chi lavorava al piano “soffriva le pene” in genere descrivendosi come “K” e “sopraffatto”, perché non poteva credere ciò che avevano concluso a quel punto, e la maggior parte di loro fu direttamente coinvolta nei programmi di salvataggio della Grecia. La Commissione europea inoltre sperava fino all’ultimo minuto che una soluzione si sarebbe trovata, mentre il gruppo conosceva meglio di chiunque altro le conseguenze dell’uscita della Grecia dall’eurozona e il costo di tale decisione. Uno dei partecipanti collegato direttamente alla realtà greca nella fase cruciale della redazione, disse al resto del gruppo che se “attuato il piano, le strade di Atene saranno invase dai carri armati”.”
Alla cieca, non è del tutto chiaro cosa intendesse per “sferragliare di carri armati”, e diamo per scontato il suggerimento che UE e Stati membri non cercassero in qualche modo di orchestrare un cambio di regime militare in Grecia, nel caso Atene prendesse la decisione ‘sbagliata’ sull’appartenenza all’EMU. Piuttosto, il suggerimento sembra essere, ed anche questo è semplicemente un’interpretazione sulla base delle informazioni presentate da Kathimerini, che Bruxelles fosse del parere che i risultati del referendum assieme alla contrapposta retorica sul tradimento dei deputati di destra ed estrema sinistra, che il popolo greco fosse profondamente diviso. Anche se le concessioni di Tsipras avranno indubbiamente implicazioni di vasta portata per la politica e la società greca in generale, sembra che Bruxelles tema che il malessere economico che risulti dalla ridenominazione possa innescare un diffuso malessere sociale che, infine, verrebbe controllato dall’esercito greco. Lasciamo ai lettori decidere l’accuratezza della nostra interpretazione e quanto il suddetto documento “segreto” del “pensatoio” sia una valutazione accurata della situazione o l’ennesimo tentativo di far capitolare Tsipras, ma una cosa è certa, anche menzionare la possibilità che “le strade di Atene” siano occupate dai militari non sembra qualcosa che un “partner” direbbe a un altro.133213433Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

martedì 28 luglio 2015

Claudio Messora intervista Marco Saba

La creazione del denaro – Marco Saba vs Giovanni Zibordi

http://www.byoblu.com/post/2015/07/28/la-creazione-del-denaro-marco-saba-vs-giovanni-zibordi.aspx

NON PERDETEVI MARCO SABA,OGGI, SU BYOBLU.COM

Oggi pomeriggio su Byoblu.com videointervista esclusiva con Marco Saba, presidente dello IASSEM (Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria). Parleremo di BCE, della fine che ha fatto il Quantitative Easing di Mario Draghi e ci chiederemo se le banche dovrebbero pagare le tasse sulla creazione del denaro.

Parte dell'intervista sarà in diretta su Periscope (seguite il profilo Twitter @byoblu).

Se avete delle domande per Marco, potete iniziare a scriverle qui, tra i commenti. Marco ne prenderà nota e cercheremo di rispondere nei limiti del possibile.

venerdì 10 luglio 2015

Gli euroinomani del ‘ci vuole più Europa’

Gli euroinomani del ‘ci vuole più Europa’

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/09/gli-euroinomani-del-ci-vuole-piu-europa/1856858/

Gli euroinomani del ‘ci vuole più Europa’

Filosofo
E poi vi sono gli ‘euroinomani’. Sono coloro i quali non riescono a vivere senza l’euro, l’Unione Europea e la Banca Centrale. Nell’odierno scenario di genocidio finanziario e di usurocrazia bancaria, gli euroinomani continuano a ripetere il mantra del ‘ci vuole più Europa’, che è l’analogo del ‘ne voglio ancora’ tipico dei tossicodipendenti. Se il male è – difficile negarlo – l’Europa dell’euro e delle banche (cioè l’unica Europa oggi esistente!), dire ‘ci vuole più Europa’ è, in effetti, l’equivalente del dire, di fronte alle tragedie del tossico, ‘ci vuole più droga’.
La definizione di ‘euroinomani‘ la devo a un amico vero, il coraggioso giornalista Alessandro Montanari. Discutere con gli euroinomani è impossibile: non tanto in nome dell’adagio scolastico per cui ‘contra negantem principia non est disputandum’, quanto piuttosto per il fatto che, in ragione della loro assuefazione, essi non riescono a concepire un mondo senza l’euro e senza la Banca Centrale. Ne segue un paradosso evidente, che è sotto gli occhi di tutti: le tragedie annunciate dagli euroinomani come inevitabili qualora si uscisse dall’euro (miseria, impoverimento, conflitti, violenza, ecc.), si stanno tutte puntualmente realizzando permanendo nel sistema eurocratico. La Grecia ne è un esempio, un tragicissimo esempio.

Così com’è, l’Europa esiste unicamente come asservimento dei popoli e come dittatura della finanza: e questo nel quadro di un perverso sistema in cui a decidere non sono parlamenti e popoli sovrani, ma banchieri e finanza, in una oscena oligarchia che non pensa ma solo calcola, ai danni del pianeta e dei popoli. Il sogno di Kant è sostituito dall’incubo dell’eurocrazia: pensare di pervenire al primo senza uscire dal secondo è un errore clamoroso, purtroppo largamente egemonico nell’odierno panorama culturale e politico.
Per imporre la schiavitù, il sistema moderno – scriveva il poeta Ezra Pound – utilizza il debito: il debitore finisce per essere asservito al creditore, secondo un nesso di schiavitù puramente economico-finanziario. L’usura ‘offende divina bontade’, scrive Dante nella Commedia (“Inferno”, XI, vv. 95-96). E la Grecia si sta ribellando contro l’usura del capitale finanziario.
Contro l’usura furono Dante e Aristotele, Tommaso e Marx, Platone e Pound. E noi dovremmo accettare l’usura perché ‘ce lo chiede l’Europa’ e lo vuole la signora Merkel?
Per tornare alla metaforica della droga e degli euroinomani, si tratta di eliminare la droga (non di intensificare le dosi col “ci vuole più Europa”!), nel nostro caso di uscire dal folle progetto eurocratico, tornare alla sovranità nazionale democratica (la Grecia di Tsipras ci sta arrivando?) e, da lì, perseguire forme di comunità alternative, sempre basate sul riconoscimento tra liberi e uguali. La vera Europa realizzata sarebbe quella in cui la Grecia e la Germania stessero tra loro come soggetti liberi e uguali e non, come oggi avviene, come un servo (la Grecia) e un signore (la Germania), secondo una asimmetria fondata su nessi economici.
La vera Europa – di cui l’odierna è la perversa negazione – è un’Europa plurale, di popoli liberi e sovrani, con le loro lingue e le loro tradizioni, in cui a decidere sia il popolo e non l’economia, gli uomini in carne e ossa e non le entità ‘sensibilmente sovrasensibili’ – avrebbe detto Marx – del mercato e della finanza.
L’euro, del resto, non è stato un ‘errore': è stato il compimento di un esiziale processo di spoliticizzazione dell’economia avviatosi nel 1989. Come ho cercato di spiegare nel mio ‘Il futuro è nostro’ (Bompiani, 2014), l’euro e l’Unione Europea sono, infatti, il compimento di un ‘capitalismo assoluto’, in cui sovrani sono solo il mercato e quelle realtà ‘piene di capricci teologici’ (Marx) come la Banca Centrale, che nessuno ha democraticamente eletto e che, non di meno, decidono della vita dei popoli.
Per questo, la lotta contro il capitale e in difesa del lavoro e dei popoli deve essere oggi, anzitutto, lotta contro l’euro e la dittatura finanziaria pudicamente chiamata “Unione Europea”. Tramite il colpo di Stato eurocratico, si è instaurato un vero e proprio cesarismo finanziario, in forza del quale si sono trasferiti i poteri dei governi democratici a istanze prive di rappresentatività, non soggette ad alcun controllo da parte del popolo. Si è instaurata la sovranità assoluta dei mercati finanziari e si è prodotta un’autentica deriva oligarchica della democrazia. È ora di disintossicarsi, prima che arrivi inesorabilmente l’“overdose”.