sabato 14 novembre 2015

Tabellini, già rettore della Bocconi, sul reddito di cittadinanza...

Il nemico dell’inflazione zero

 
Nell’intervista di ieri a questo giornale, il presidente Draghi ha sottolineato che la Bce è determinata a centrare il suo obiettivo di un’inflazione nel medio termine poco sotto il 2%. È importante che lo sia.È dal 2013 che l’inflazione si è allontanata dall’obiettivo, ed è ormai più di un anno che l’area euro convive con un’inflazione intorno a zero. Un’inflazione così bassa ostacola il rientro dal debito e il recupero di competitività dei Paesi del Sud Europa (perché prezzi e salari sono rigidi verso il basso), e ha molti altri inconvenienti.
Eppure, questi costi non sono sempre evidenti all’opinione pubblica. Quando l’inflazione è troppo alta, i cittadini se ne accorgono subito, perché l’effetto sul costo della vita è immediatamente visibile. Un’inflazione prossima a zero è altrettanto dannosa, ma più subdola. Vi è il rischio di essere troppo compiacenti, accettando di restare a lungo in questa situazione. Pertanto ha fatto bene Mario Draghi a ribadire la sua determinazione.
Nell’intervista, il presidente della Bce ha anche ricordato che nella riunione di dicembre sarà discussa l’efficacia relativa delle varie opzioni disponibili alla banca centrale. Speriamo che siano davvero considerate tutte le opzioni, e non solo l’estensione dell’acquisto di titoli o un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse. Vi sono azioni anche più radicali con cui la banca centrale può stimolare la domanda aggregata e far salire i prezzi e le aspettative di inflazione.
I trattati europei impediscono alla banca centrale di finanziare direttamente un’espansione fiscale. Ma alcuni degli effetti positivi sulla domanda aggregata potrebbero essere ottenuti con misure analoghe dal punto di vista economico. Ad esempio, anziché finanziare con moneta un taglio delle imposte, la Bce potrebbe decidere di stampare più moneta, versandola direttamente sui depositi e sui conti correnti postali dei cittadini. Una parte di questo incremento di ricchezza nominale sarebbe risparmiato, ma una parte verrebbe speso (soprattutto dai consumatori a più basso reddito o con minori possibilità di accedere al credito). Oppure, la Bce potrebbe acquistare titoli perpetui (cioè con scadenza illimitata) appositamente emessi dalla Bei per contribuire a finanziare investimenti pubblici con esternalità positive ma che non producono flussi di cassa futuri (ad esempio, l’edilizia scolastica) - e che quindi difficilmente potrebbero trovare finanziamenti sui mercati.
Senza violare né la sostanza né la forma dei trattati europei, inoltre, la Bce potrebbe cambiare le regole che si è data nella conduzione della politica monetaria. Oggi l’obiettivo della Bce è un tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo - un obiettivo piuttosto vago, che come vediamo consente di tollerare lunghi periodi con l’inflazione intorno a zero, e soprattutto che potrà indurre a rialzare i tassi non appena l’inflazione prevista tornerà ad alzarsi, per evitare di sforare il tetto del 2%. Un’alternativa, suggerita da diversi economisti, è di porsi come obiettivo un sentiero di crescita del livello generale dei prezzi (o meglio ancora del reddito nominale), anziché per il tasso di inflazione. Ciò costringerebbe automaticamente la politica monetaria ad alzare temporaneamente il suo obiettivo d’inflazione tutte le volte che i prezzi scendessero sotto il sentiero prestabilito. Ad esempio, a fine 2015 i prezzi dell’area euro saranno di circa il 4% più bassi di quanto sarebbero stati se dal 2013 in poi la Bce avesse centrato il suo obiettivo. Per riportare i prezzi sul sentiero di crescita desiderato, quindi, l’inflazione cumulata nei prossimi tre anni dovrebbe essere di altrettanto più alta rispetto al tetto del 2%, dando spazio alla banca centrale per continuare più a lungo una politica monetaria espansiva.
O ancora più semplicemente, e come suggerito da economisti come Paul Krugman e Olivier Blanchard, l’obiettivo di inflazione potrebbe essere alzato sopra il 2%, per segnalare maggiore determinazione nel combattere la stagnazione dei prezzi ed evitare in futuro le trappole deflazionistiche. Queste modifiche alle regole di politica monetaria sarebbero perfettamente compatibili con i vincoli europei, e potrebbero avere un effetto immediato di stimolo alla domanda aggregata, sia attraverso una svalutazione del tasso di cambio che agendo direttamente sulle aspettative di una maggiore inflazione futura.
Non sappiamo se anche queste opzioni radicali saranno prese in considerazione nelle prossime riunioni della Bce. E se lo saranno, quasi certamente verranno scartate perché troppo azzardate dal punto di vista giuridico o troppo controverse dal punto di vista politico. Eppure, dal punto di vista economico, si tratterebbe di innovazioni probabilmente più efficaci e meno rischiose rispetto all’inazione. Oltre ai danni prodotti da un’inflazione troppo bassa, infatti, anche la liquidità immessa sui mercati attraverso l’acquisto di titoli non è priva di inconvenienti, perché alimenta bolle speculative o l’assunzione di rischi eccessivi.
Come dimostra l’esperienza del Giappone, una volta che si è caduti nella trappola di un’inflazione prossima a zero, non è facile uscirne. Ma le difficoltà non sono solo tecniche. Anche i vincoli istituzionali e l’atteggiamento conservatore dei banchieri centrali sono parte del problema. Speriamo che, quando discuteranno delle opzioni future, i banchieri centrali europei abbiano un atteggiamento aperto, e siano altrettanto consapevoli di quanto lo è il presidente Draghi dell’urgenza di far risalire l’inflazione.

giovedì 12 novembre 2015

Il testamento di Luciano Gallino: Costruire le fabbriche del dissenso

manifesto

Luciano Gallino, costruire le fabbriche del dissenso

Roberto Ciccarelli

Addio al grande socio­logo Luciano Gal­lino, scom­parso a 88 anni. Ritratto di un intel­let­tuale poli­tico costruito in anni di inter­vi­ste al telefono. Perché al tele­fono il pen­siero viene messo al lavoro. A una domanda, può cor­ri­spon­dere una rispo­sta impre­ve­di­bile al ritmo del presente
gallinoLuciano Gallino è morto a 88 anni. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono, per un’intervista, era ai primi di luglio 2015. Ci eravamo lasciati con un appuntamento in autunno, quando sarebbe uscito il suo nuovo libro Il denaro, il debito e la doppia crisi, una lunga lettera ai suoi nipoti, più che un testamento uno strumento di battaglia contro l’austerità. Pensavamo a un’altra intervista, per discutere del libro. Mi disse: “Sa sono stato male, ma ho continuato a lavorare al libro. Adesso sto correggendo le bozze”.Era pieno di energia, mi disse. Lo richiamato più volte, nelle ultime settimane. Non è stato possibile parlarci.

Il ticchettìo dell’Olivetti
Era diventata un’abitudine, questa lunga frequentazione telefonica iniziata, credo, nel 2009.
Il nostro metodo di lavoro era improvvisato, ma era sempre preciso, infallibile. Lo chiamavo al mattino, prospettavo l’argomento dell’intervista: una dichiarazione del governo di turno, un avvenimento politico europeo di primo piano, un movimento degli studenti, una legge finanziaria, l’ultimo libro pubblicato. Mi rispondeva cortese, sembrava prendere appunti a mente, mi chiedeva sempre di richiamarlo al pomeriggio. Prendeva molto sul serio l’argomento, sembrava volerlo studiare a fondo. Lo richiamavo e, alla prima domanda, iniziava a parlare con un filo di voce, con calma, a raffica. Faticavo a stargli dietro.

Durante un dialogo avvenuto a fine 2012, per una lunga intervista pubblicata a fine anno su Il Manifesto, si interruppe. Mi chiese: “Ma lei sta scrivendo mentre parlo?”. “Sì, professore”. “Ah che bello, mi ricorda l’Olivetti, questo ticchettìo continuo”.
Gallino ha coltivato a lungo l’esperienza di vita, e di lavoro, per il grande industriale di Ivrea. La sua collaborazione con “l’impresa responsabile” dell’ingegnere (a cui ha dedicato uno dei suoi ultimi libri) iniziò nel 1956, all’Ufficio Studi Relazioni Sociali, una struttura di ricerca aziendale all’avanguardia per i tempi, qualcosa che oggi appare fantascienza per gli italiani. Per gli undici anni successivi, fino al 1971, ha diretto il Servizio di Ricerche Sociologiche e di Studi sull’organizzazione (SRSSO) sempre all’Olivetti, negli stessi anni iniziava a Stanford una carriera scientifico che lo avrebbe portato a diventare uno dei sociologi del lavoro, dell’industria, della teoria sociale riconosciuti in tutto il mondo. Per capire Gallino, e la sua tensione verso l’innovazione e diritti dei lavoratori, bisogna capire con chi lavorava a Ivrea. Il suo dirigente era Paolo Volponi, lo scrittore di “Corporale” o de “Le Mosche del Capitale” che molto raccontò dell’esperienza di fabbrica da parte degli intellettuali marxisti, e non, divisi tra la visione autoritaria della Fiat e quella illuministica, razionale e neo-comunitaria di Olivetti.
Il ticchettìo della tastiera del mio computer, mi disse, gli ricordò quella stagione a cui è rimasto fortemente legato: la stagione degli scrittori e poeti in fabbrica: Giudici, Fortini, Volponi, Sinisgalli, Pampaloni. Ma anche di intellettuali di grande respiro europeo come Sergio Bologna. Tutta una generazione formata allo studio concreto, materiale dell’organizzazione dell’impresa intrecciata con la vita al lavoro dei lavoratori. A contatto con i circuiti della produzione, con le asprezze della mediazione sindacale e politica, con l’esigenza di portare l’impresa nel territorio, o nella città, e non di sussumere il territorio e la vita nell’impresa. Gallino conosceva la tecnica dall’interno e la pensava con un doppio cervello: la scienza dell’organizzazione americana e la teoria critica della scuola di Francoforte.

Al telefono
Ho conosciuto Gallino dai suoi libri, non come studente, o come collega. Il dizionario di sociologia, Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione, Il costo umano della flessibilità,Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, La lotta di classe dopo la lotta di classe, Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa, tra i tantissimi. E l’ho conosciuto al telefono. Uno strumento che permette di mantenere una strana intimità pur restando dei perfetti estranei. Il telefono permette di mantenere la giusta distanza dalle cose, in un equilibrio tra ciò che si sa e lo sconosciuto.
Perché, al telefono, il pensiero viene messo al lavoro. A una domanda, può corrispondere una risposta imprevedibile. Ad esempio, nel 2009: in un’intervista sul precariato dell’università, che molto ha preoccupato Gallino, il professore emerito mi sorprese, spingendo a cambiare completamente il senso dell’intervista. Iniziò a parlare di reddito di base per tutti, una prospettiva — mi disse — non proprio convergente “con la mia formazione di sociologo dell’industria”. Continuavo a scrivere, provando a non perdere una parola. Gallino, dopo una breve riflessione, era pronto a rovesciare le sue casematte e stare all’altezza del problema. La prospettiva non lo convinceva, ma andava sino in fondo alla questione, con una decisione che nel tempo sarebbe diventata un vero stile politico. Ecco cosa mi disse:
“Una delle posizioni etico-politiche del reddito di base è rendere gli individui maggiormente liberi dinanzi alle scelte lavorative e, si può presumere, anche alle scelte nel percorso universitario e post-universitario. Se una persona è a reddito zero, cioè se non ha mai avuto un lavoro normalmente retribuito o è un giovane in cerca di una prima occupazione, accetterà qualunque tipo di lavoro. Se, invece, avesse un reddito di base, il cui scopo è tenere le persone al di sopra della soglia di povertà, sarebbe più libero di compiere le sue scelte. Non cercherebbe a tutti i costi uno sbocco lavorativo redditizio. È un po’ tutto da sperimentare, ma ritengo che questo carattere del reddito di base, cioè la costruzione di maggiori spazi di libertà fuori dall’assillo del bilancio quotidiano, potrebbe avere effetti positivi anche sulla ricerca e sui percorsi universitari in genere. Chi è pregiudizialmente ostile al reddito di base troverà infinite ragioni per opporsi. Vi sono molti pro e molti contro. Per ragionare in concreto, il reddito dovrebbe assorbire tutte le spese che vengono erogate sotto la forma di ammortizzatori sociali e assimilati. Se si mette insieme il costo della cassa integrazione ordinaria, cassa straordinaria, cassa integrazione in deroga, liste di mobilità, prepensionamenti, assistenza ai pensionati sotto la soglia di povertà e altre forme di assistenza, sono miliardi di euro. In altre parole, bisogna pensare ad una generale trasformazione delle politiche sociali. I calcoli che si fanno stabiliscono che per stare al di sopra di una soglia della povertà una famiglia avrebbe bisogno di 1.500 euro o giù di lì, 5 o 600 euro per due familiari, la metà per uno o due figli. Ci sarebbe comunque un margine non coperto, però la trasformazione degli ammortizzatori sociali come — per fare un gioco di parole — base per il reddito di base potrebbe far fare un grande passo in avanti. Il reddito di base non è condizionato dal fatto di avere avuto un lavoro. La cosa paradossale oggi è che per avere un sussidio di disoccupazione bisogna avere versato almeno 52 settimane di contributi”.

La lotta di classe dall’alto
Sin dalla fine degli anni Novanta, Gallino ha esplicitato la tensione etico-politica, comune a molti intellettuali torinesi, che lo ha portato a intervenire nel presente con una ricchezza di posizioni tutte ispirate a un rinnovato senso della radicalità. Radicale, lo era Gallino sia nell’impietosa e spesso disperante analisi del dominio capitalistico, sia nell’evocazione degli strumenti della resistenza e dell’alternativa.
L’approccio di Gallino non si limitava all’analisi delle diseguaglianze, oggi piuttosto in voga da quando Thomas Piketty ha avuto successo con un libro pretenziosamente intitolato “Il capitale del XXI secolo”. La gigantesca espropriazione della ricchezza  del lavoro avvenuta a partire dalla fine degli anni Settanta ad oggi, Gallino la chiamava “Lotta di classe”. Coniando — già dal titolo di un libro intervista — la fortunata formula di “lotta di classe dall’alto”.
In una lunga serie di volumi militanti,in cui non mancava certo il rigore inflessibile dello scienziato sociale, questa violentissima asimmetria del potere dei ricchi contro un lavoro sempre più debole e vulnerabile è stata squadernata con una perizia costante. Nel tempo Gallino ha affilato lo stile di intervento politico giungendo a rendere il suo ultimo libro Il denaro, il debito e la doppia crisi una mordace operazione di combattimento dialettico contro l’oligarchia al potere. Spietato il suo giudizio contro i “quattro governi del disastro” che hanno gestito i primi anni della crisi italiana: Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Sono l’espressione di un “colpo di stato delle banche e dei governi”:
“Si può parlare di colpo di stato quando una parte dello stato stesso si attribuisce poteri che non gli spettano per svuotare il processo democratico — mi disse Gallino in un’altra intervista del 2013 — Oggi decisioni di fondamentale importanza vengono prese da gruppi ristretti: il direttorio composto dalla Commissione Ue, la Bce, l’Fmi. I parlamenti sono svuotati e hanno delegato le decisioni ai governi. I governi li hanno passati al direttorio. Se questa non è la fine della democrazia, è certamente una ferita grave. Pensiamo al patto fiscale, un enorme impegno economico e sociale con una valenza politica rilevantissima di cui nessuno praticamente ha discusso. I parlamenti hanno sbattuto i tacchi e hanno votato alla cieca perché ce lo chiedeva l’Europa. Non esistono alternative, ci è stato detto. Questa espressione è un corollario del colpo di stato in atto”.

L’orologio a cucù
«La concezione dell’essere umano perseguita con drammatica efficacia dal pensiero neoliberale — ha scritto Gallino — ha lo spessore morale e intellettuale di un orologio a cucù». Ne emerge il ritratto della stupidità delle nuove classi dominanti. La stupidità è il risultato morale e intellettuale di chi ha assunto acriticamente l’idea della funzione governamentale della finanza e delle banche; del verbo divino di teorie economiche smentite dalla violenza della crisi nel 2008; della morale della «casalinga sveva» Angela Merkel che «spende soltanto quel che incassa e non fa debiti».
Inflessibile è stato il suo schierarsi a fianco dei subalterni, facendo appello alle forze per la trasformazione politica in un continente disperato come l’Europa. Mai Gallino ha mancato di riflettere sul nesso con la produzione: una trasformazione è politica quando cambia il modo di produzione.
“Cambiare paradigma produttivo non implica solo cambiare indicatori, comporta una trasformazione politica. In questa fase mancano le premesse politiche per realizzarla. I discorsi che i governi europei fanno sull’economia, in Italia come in Germania, sono di un’ottusità incomparabile. Vanno tutti in direzione contraria a quello che bisogna fare, e di certo non servono per riformare la finanza, mutare il modello produttivo e operare una transizione di milioni di lavoratori verso nuovi settori ad alta intensità di lavoro. La crisi deve essere affrontata in tutti gli aspetti e non solo su quello finanziario e produttivo. Purtroppo la discussione pubblica è a zero”.

Costruire le fabbriche del dissenso
La trilogia composta dal denaro, il debito e la doppia crisi, Finanzcapitalismo e Il colpo di Stato di banche e governi, da leggere insieme a libri come Attacco allo stato sociale e Vite rinviate, lo scandalo del lavoro precario, ha trovato un compimento nell’ultimo libro con la definizione dei lineamenti del «pensiero critico», oscurato e rimosso dalle riforme della scuola e dell’università Moratti-Gelmini e imbastite da quel concentrato di idiozie mercantilistiche della legge «di sinistra» Berlinguer.
Bisogna costruire, per tutta la prossima generazione, le «fabbriche del dissenso» ha scritto Gallino. Le idee ci sono, ispirate a un «socialismo ecologico» o a un «socialismo democratico», lo definisce Gallino: riforma della finanza, rottura con il centrismo neoliberale che unisce destra e sinistra, riuso intelligente del neokeynesismo per il popolo, e non per la finanza. «Non sarà un superamento totale del capitalismo, come forse sarebbe necessario – conclude Gallino – ma un modo realistico per tentare una volta ancora di sottoporlo a un grado ragionevole di controllo democratico». Resta da capire se la ragionevolezza basterà per resistere alla sfida mortale di questo capitalismo.
“Oggi siamo ad un bivio — mi disse in un’altra intervista del 2013 sul ruolo del sindacato, a cui non risparmiò critiche — da un lato c’è la demo­cra­zia, dall’altro il capi­ta­li­smo. È pos­si­bile avere l’una senza l’altro? È pos­si­bile un qual­che tipo di accet­ta­bile con­ci­lia­zione tra i due come nel tren­ten­nio dopo la seconda guerra mon­diale? Lo sarà solo se alcuni milioni di per­sone si sve­glie­ranno, insieme ai par­titi poli­tici. Oggi, pro­ba­bil­mente, una qual­che solu­zione è pos­si­bile. Altri­menti andremo verso un capi­ta­li­smo senza demo­cra­zia o con forme dav­vero povere di democrazia”.
“Considerate questo piccolo libro un modesto tentativo volto a aiutarvi a coltivare una fiammella di pensiero critico nell’età della sua scomparsa - ha scritto Gallino - Da noi la cultura di sinistra, quale cultura diffusa di ampie formazioni politiche, è morta, insieme con i partiti che la divulgavano. Appartiene alle sconfitte da cui sono partito. Ma nessuno è veramente sconfitto se riesce a tenere viva in se stesso l’idea che tutto ciò che è può essere diversamente, e si adopera per essere fedele a tale ideale”.

domenica 8 novembre 2015

MONETA POSITIVA ITALIA sulla contabilizzazione della moneta bancaria

MONETA POSITIVA ITALIA sulla contabilizzazione della moneta bancaria

Quando l'utopia si mette d'accordo con la realtà dell'evasione fiscale

L'ing.Fabio Conditi scrive a Carlo Sibilia:

Caro Carlo,

questo argomento ci interessa e riteniamo fondamentale evitare di fare disinformazione su un argomento, quello monetario, dove ce n’è già molta e dobbiamo evitare di farne anche noi, oltre al fatto che si farebbe un enorme regalo alle banche e non mi sembra il caso (nei suoi interventi alle assemblee lo dice anche Marco Saba che gli azionisti della banca guadagnerebbero molto di più!).

[Nota: Marco Saba chiede che la banca contabilizzi nei suoi bilanci la creazione di nuovo denaro effettuata durante l'esercizio  in modo che i benefici risultanti siano condivisi anche dall'erario (IRES + IRAP) e poi dall'azionariato. Non contabilizzando tale creazione di moneta, la banca sottostima le attività e simula costantemente una  situazione contabile molto diversa della realtà]

Il tuo intervento di ieri alla Camera mi era enormemente piaciuto quando hai parlato del referendum svizzero, indetto da Moneta Intera sulla scia delle teorie di Positive Money che noi sosteniamo avendo fondato l’Associazione Moneta Positiva in Italia, ma poi sei scivolato sull'evasione fiscale delle banche, dimostrando, secondo me e molti altri che studiamo questo tema, una scarsa conoscenza tecnica di come funziona il sistema bancario e soprattutto di non conoscere la proposta svizzera.

[Nota: Conditi insinua che Sibilia abbia una scarsa conoscenza tecnica della materia dimenticando che l'interrogazione di Sibilia alla Camera, sul tema del signoraggio, giace NON risposta dal governo dal 21 maggio 2013. Sibilia quindi ha dimostrato che chi è in difficoltà nella materia, semmai, è proprio il governo italiano...Ma le illazioni di Conditi arrivano ad affermare che Sibilia non conoscerebbe nemmeno la proposta svizzera, la quale invece va proprio nella direzione di far percepire alla Confederazione i benefici derivanti dalla creazione del denaro che oggi vanno alle banche]

L'art. 1834 del nostro Codice Civile dice espressamente che "Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, … a richiesta del depositante, …”, per cui la moneta bancaria, essendo un debito della banca nei confronti del cliente, deve essere messa al passivo di bilancio ed annullata quando il prestito viene restituito, altrimenti la banca ci rimette il suo capitale.

[Nota: Conditi fa confusione e qui parla dei versamenti effettuati dai clienti alla banca, e non già del passo precedente, ovvero della creazione iniziale del denaro che la banca versa poi nel conto del cliente. Sono evidentemente fattispecie diverse e la sua considerazione si riferisce ad un periodo successivo all'azione di cui si contesta la mancata contabilizzazione]

Le banche non possono e non devono iscrivere la moneta creata dal nulla all'attivo, altrimenti si approprierebbero del signoraggio relativo, con enormi vantaggi per le banche stesse.

[Nota: qui casca l'asino. Infatti, contabilizzando la creazione di denaro all'attivo, la banca si approprierebbe anche contabilmente del signoraggio di cui già si appropria coi fatti, cioè ne renderebbe palese tale appropriazione e dovrebbe risponderne fiscalmente, oltreché redistribuirne i relativi dividendi agli azionisti. Rendendo palese l'appropriazione del signoraggio, la banca avrebbe a risponderne fiscalmente e questo, secondo l'ingegnere, sarebbe un enorme vantaggio per la banca. In realtà il vantaggio sarebbe solo di restaurare l'immagine di correttezza della banca stessa agli occhi del pubblico e di regolarizzare la sua funzione di creatrice di moneta a corso legale di fatto. I profitti relativi ne sarebbero diminuiti dal conseguente pagamento delle tasse.]

La soluzione di tassare il denaro creato dal nulla dalle banche, mettendolo all’attivo di bilancio, è equivalente ad uno Stato che facesse pagare le tasse ai falsari di banconote, permettendogli di iscrivere le banconote create nel loro attivo di bilancio. Una follia!

[Nota: la funzione di contabilizzare quello che nella realtà avviene davvero non ha niente a che vedere con la legalizzazione di produzione di denaro falso, come invece insinua l'ingegnere. Lo Stato senz'altro chiede ai falsari di restituire il maltolto, ovvero sequestra i frutti del reato, niente a che vedere con il concetto di tassazione. Si insinua forse che le banche commettano reato creando moneta falsa e che tutta questa moneta elettronica dovrebbe essere sequestrata dallo Stato ?]

Se volete approfondire l'argomento tecnico, oltre al libro che ho scritto, c'è questo mio articolo dettagliato per capire come funziona la moneta bancaria:
http://moneta5stelle.blogspot.it/.../la-moneta-bancaria.html

[Nota: e qui si fa capire chiaramenhte cosa si intendeva per disinformazione...]

Vi rimando anche la stesura definitiva della puntuale contestazione del discorso fatto da Marco Saba all’assemblea del Credito Emiliano con la tua delega, e pregherei sia te che Alessio di avviare un confronto con noi su questo tema, in modo da arrivare ad una posizione condivisa, che penso sia possibile perchè il tema è tecnico e non politico e se ci dimostrate tecnicamente che avete ragione, non abbiamo problemi a cambiare idea, ma vi posso assicurare che abbiamo sviscerato il problema in tanti e facciamo fatica a comprendere questa tesi “dell’evasione fiscale” ed ancora meno la soluzione di tassare proposta.

[Nota: la contestazione al discorso di Marco Saba viene presentata a terzi senza nemmeno informare o coinvolgere direttamente l'interessato in modo da sfuggire al diritto di replica dello stesso. Si teme il confronto e lo si chiede a terze parti senza coinvolgere l'autore dell'intervento nell'assemblea bancaria. L'ingegnere fa fatica a capire la questione poiché non ha la preparazione necessaria per capirla, quindi la vuole insegnare a Sibilia e Villarosa, divertente!]

I problemi del sistema bancario sono altri, sono il fatto che quasi tutta la moneta che usiamo (93%) è creata dalle banche in questo modo percependo interessi sia dallo Stato, attraverso il Debito Pubblico, che dai privati, attraverso il Debito Privati, per un ammontare complessivo di più di 200 mld di euro all’anno (il 12% del PIL). Negli 15 anni dell’euro hanno lucrato qualcosa come 3.000 mld di euro legalmente. Queste sono le cifre vere e dimostrabili che dobbiamo andare a contestare, impedendo alle banche private la creazione di denaro dal nulla e non certo reagolarizzando questa loro pratica con la tassazione.

[Nota: qui si ripete tra le righe la storiella che viene raccontata al pubblico, ovvero che le banche guadagnerebbero non dalla creazione stessa del capitale, ma dagli interessi che successivamente riuscirebbero a lucrare sopra. Come se un falsario non guadagnasse dalla spesa in circolazione del denaro falso creato dal nulla, ma solo dagli eventuali interessi che riuscisse a lucrare...]

Spero che tu comprenda che non è un fatto personale e che la nostra insistenza è motivata solamente dalla volontà davvero di cambiare questo sistema e di aiutare il Movimento 5 Stelle a farlo nel modo giusto e migliore.

[Nota: altra dichiarazione falsa di Conditi. Marco Saba era entrato nella lista di Moneta Positiva Italia, ma ne è stato espulso alla chetichella dal Conditi dopo che aveva fatto rilevare l'importanza di rettificare la contabilizzazione della creazione di denaro da parte delle banche. In Svizzera invece, Saba compare nella pagina degli scienziati sostenitori dell'iniziativa MONETA INTERA e la sua tesi viene pubblicata assieme alla foto. Qui: http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/scienziati/

Come vi ho sempre detto, siamo disponibili a venire a Roma a parlarne personalmente con voi, considerato che ciò che diciamo ha prodotto un libro con una proposta, sottoscritto da n.23 gruppi certificati e meetup del M5S di tutta Italia.

[Nota: si chiede un incontro privato e personale quando l'intera questione dovrebbe essere pubblicizzata al massimo se non addirittura oggeto di una apposita commissione parlamentare d'inchiesta, complimenti !]

Se non volete incontrarci a Roma potete venire da noi che organizziamo un incontro-dibattito su questo tema, come ne abbiamo il 6 novembre a Castelfranco Emilia in provincia di Modena ed un altro il 9 novembre a Rimini. 
Siamo disposti a cambiare opinione se ci dimostrate che la vostra posizione è corretta e condivisibile per il bene dei cittadini.

[Nota: non è vero che loro sono disposti a cambiare opinione di fronte ad una dimostrazione, anzi, come nel caso di Marco Saba ed altri, espellono dalla loro organizzazione chi non si alllinea alla loro proposta. Vediamola: Moneta Positiva propone una riforma dove, senza cambiare minimamente la pratica di non contabilizzare la creazione di denaro, tutto il potere di creare nuovo denaro elettronico viene sottratto alle 600 banche italiane e attribuito gratis  direttamente a... la privata BANCA CENTRALE EUROPEA ! E tutte le tasse evase sinora con la creazione di euro dal nulla non contabilizzata? Questo sì che è un regalo enorme al cartello bancario privato !]

Scusate l’insistenza e la lunghezza, ma riteniamo questa sia una questione cruciale per il M5S.

[Nota: questa è una questione cruciale per il PAESE. Nel tempo che occorrerà per discutere ed attuare la LUNGIMIRANTE riforma di attribuire tutto il potere di creazione di denaro esentasse alla banca centrale privata, le banche continueranno a falsare i bilanci e a non pagare le tasse, che ammontano ad oggi a qualcosa come 600 miliardi di euro di tasse evase all'anno ! No comment.]

Ciao
Fabio  

sabato 7 novembre 2015

IASSEM: Messaggio a Marco Scurria sulla risposta di Draghi

IASSEM: Messaggio a Marco Scurria sulla risposta di Draghi

Salve, 

ho letto la risposta di Draghi alla Sua interrogazione: "...il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che le passività associate al valore totale dei biglietti in euro emessi sono attribuite alla BCE e alle banche centrali nazionali in base allo schema di distribuzione delle banconote"

Vedi: 
http://www.marcoscurria.eu/wp-content/uploads/2013/07/risposta-draghi-a-scurria.pdf


E' importante perché tale decisione contabile viene stabilita NON da organismi contabili internazionali, ma per così dire "in casa".

 La postazione al passivo del controvalore facciale delle banconote ha senso solo se la tesoreria del corpo sovrano, dall'altra parte, posta una voce all'attivo del tipo: "Signoraggio sull'emissione monetaria della banca centrale" CHE DEVE CORRISPONDERE alla voce passiva della banca centrale, ma ciò non avviene.

Altrimenti, come evidenziato da Wilelm Buiter (2007) si tratta di false passività a cui evidentemente corrispondono profitti occultati.

Vedi:
Seigniorage, Willem H. Buiter, NBER Working Paper No. 12919, February 2007, JEL No. E4,E5,E6,H6

Nella fattispecie, tali profitti occultati da parte di Bankitalia sull'emissione di banconote in euro assommano ad oggi a 170 miliardi di euro (170.306.028.370 al 30 settembre 2015)

Vedi:
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=195.BKN.M.U2.NC10.B.ALLD.AS.S.E

Cordialmente, 

Marco Saba, Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria - Via Bartolomeo Eustachi 31 20129 Milano Tel +3902 868 801 Cell. 331 334 1239
  

venerdì 6 novembre 2015

Anche LA STAMPA è per il reddito di cittadinanza

Dopo il QE arriverà il 'denaro dall'elicottero'?

newsletter


maria grazia bruzzone      @mar__bru

In questi giorni in Italia i dati Istat sul PIL, sulla fiducia di consumatori e imprese, sugli occupati perfino, suscitano un’improvvisa, provvidenziale ventata di ottimismo sulla ‘ripresa’ in atto - aiutata dalla BCE, dai bassi tassi di interesse e dal crollo dei prezzi energetici, ci viene spiegato. Una coincidenza di fattori che Draghi non si stanca di sottolineare, invitando i governi ad approfittarne per varare riforme strutturali serie.

Ma su fogli e blog finanziari, anche italiani, si leggono analisi meno rosee sull’Italia e, soprattutto, sull’Europa e sull’economia mondo, che non sta affatto bene malgrado i giganteschi sforzi espansivi delle banche centrali, le cui armi monetarie “sarebbero ormai spuntate”.
 
E si arriva a prospettare soluzioni estreme, finora solo teorizzate dagli economisti mainstream, e peraltro già lanciate da eretici come Ellen Brown, la propugnatrice delle banche pubbliche; come il professore/blogger australiano Bill Mitchell; o come Jeremy Corbyn, il neo-segretario dei laburisti britannici. Ma prospettate ormai anche dal ‘re degli hedge fund’ d’Europa Paul Marshall ( Sole24Ore), da Etsuro Honda, consigliere economico del premier giapponese Abe ( Zerohedge), dall’economista Marcello Minenna  ( Corriere della sera Economia), da analisti di Citigroup e   da ultimo da Guido Tabellini, docente e già rettore della Bocconi ( Sole24Ore), per citarne alcuni.

Davanti al controverso esito per non dire al fallimento delle politiche di Quantitative Easing (QE) nel rilanciare economia e occupazione e nel far lievitare l’inflazione, non resterebbe che l’ opzione nucleare, come la chiama Brown: un PQE, PeopleQE, per la gente,  secondo Corbyn.   OMF, Overt Money Financing, per il prof. Mitchell : soldi dall’elicottero, nella metafora tutta teorica di Milton Friedman tornata in voga.
In sostanza: denaro fresco non più dato alle banche ma iniettato direttamente nell’economia reale, in varie forme . Un’eresia scandalosa, fino a qualche tempo fa.
Sintetizziamo qua e là.

ORIGINE DEI QE . Ormai sette anni fa, all’apice della ‘crisi finanziaria’ del 2008 provocata dallo scoppio della bolla americana dei mutui subprime, le banche centrali, a cominciare dalla Federal Reserve americana, hanno lanciato una politica monetaria espansiva. Anziché affrontare gli eccessi della finanza che avevano portato alla crisi (lanciando riforme serie della finanza stessa, per es nella direzione di una separazione tra banche tradizionali e banche di investimento, la cui abolizione era stata una delle principali cause  della deriva speculativa sfociata nella crisi), hanno preferito da un lato portare a zero i tassi di interesse, dall’altro iniettare molte migliaia di miliardi nel sistema bancario (attraverso l'acquisizione di Titoli di Stato), dove la liquidità si era prosciugata. Con l’obiettivo primo di ‘salvare le banche’ stesse e quindi di rilanciare l’economia. 
“Toppe inadeguate utilizzate per tentare di uscire dalla crisi finanziaria mondiale che era scaturita dallo scoppio della bolla Usa” ( qui Sole24Ore ) .
“In sette anni la Fed ha varato tre piani di QE e continua a tenere a zero i tassi, una cosa affatto normale , un ‘ribaltamento della finanza’ “(ib).

Con forte ritardo la BCE ha prima portato i tassi a zero (sett 2014) poi ha varato anch’essa un piano di Quantitative Easing che è in pratica l’arma di ultima istanza per una banca centrale, quando non può più agire sulla leva dei tassi, innescando con ciò   la reazione di altre banche europee di paesi non euro.

LE NOBILI MOTIVAZIONI E I SEMPRE PIU CONTROVERSI RISULTATI DEI QE, che fanno sentire i loro effetti molto sulla finanza (e sui portafogli dei più facoltosi) ma molto meno sull’economia reale (e sui portafogli dei meno abbienti). Li ha clamorosamente denunciati il “re degli hedge fund” europei Paul Marshall , in una lettera al Financial Times ripresa dal Sole.
  Oltre a essere talvolta del tutto inutili, come nel caso del Giappone, che dopo aver stampato montagne di denaro si ritrova in deflazione e recessione.

  Nobili, appunto, le motivazioni: ridare fiato all’economia mantenendo solida l’offerta di moneta destinata al sistema bancario, in  modo da evitare una contrazione del credito simile a quella degli anni Trenta.
  “Ma la realtà, molto più prosaica, è che l’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche centrali fa lievitare tutti gli altri asset, dalle azioni all’immobiliare. In questo modo a beneficiare dei vari QE è il mondo finanziario: banchieri, gestori degli hedge funds, immobiliare (in questo l’Italia vive un altro film)”.

DISCORSO A PARTE IL QE DI DRAGHI, che secondo Marshall “rappresenta un colossale ‘schema Ponzi’ architettato per distorcere il mercato obbligazionario europeo a vantaggio degli indebitatissimi e stagnanti paesi euro-periferici”. Come l’Italia, viene adombrato.

Infatti a gioire sono stati soprattutto paesi come Portogallo, Grecia e  Spagna. Oltre al nostro, che ha visto precipitare lo spread fra BTP e Bund tedeschi da 537 punti (luglio 2012) a poco più di 100 (settembre 2015).  Favorendo tuttavia in modo trasversale le classi più abbienti d’Europa che avevano soldi da investire in Borsa – sottolineava a fine settembre un’analisi (di Enrico Marro) sul Sole pur vantando i soldi risparmiati dall'Italia grazie alla cura Draghi.


LE ARMI SPUNTATE DELLE BANCHE CENTRALI. Oltre ad arricchire i ricchi, “ la droga monetaria delle banche centrali ha creato dipendenza”. Portando a tre effetti collaterali poco desiderabili – secondo uno studio di Royal Bank of Scotland citato: una pessima distribuzione della ricchezza, una minor produttività, e una serie crescenti di bolle finanziarie difficili da gestire.  Basti dire che in sei anni l’indice S&P 500 [il valore in Borsa delle prime aziende quotate] è triplicato.  
“Come uscirne? Con riforme impopolari o con un altro bel QE nuovo di zecca” ( qui).


E si va avanti.   Mentre la Fed continua a rinviare l’aumento dei tassi di interesse, col timore di far scoppiare le nuove bolle,  a cominciare da quella delle Borse.
Dall’inizio della crisi le aziende quotate in Borsa hanno aumentato molto di più il rapporto fra prezzi delle loro azioni e utili degli utili stessi. A Wall Street questi sono aumentati del 52,1%, i primi dell’82%, similmente in Europa (dove i profitti reali sono caduti ma il rapporto prezzi/utili è cresciuto del 114%, idem in Giappone). “Ennesimo segnale che la liquidità è rimasta lì, nei mercati”.
In altre parole, i soldi dei QE non vengono investiti nell’economia reale ma nella speculazione finanziaria ovvero,   in una pratica spesso criticata [ buyback] che consiste nel vendere e ricomprare le proprie azioni per tenerne alto il prezzo.

Oggi Bank of Japan potrebbe aumentare il suo QE da 80mila a 100mila yen/anno, etc. In due settimane ben 5 banche centrali potrebbero lanciare ulteriori messaggi espansivi.
“L’obiettivo delle banche centrali è far ripartire l’economia e una sana inflazione”, come al solito, racconta il Sole in un articolo di fine ottobre dal titolo “ Le armi spuntate delle Banche Centrali” .

“Fino a oggi però a uno sforzo così poderoso ha corrisposto un risultato minimo: l’inflazione resta globalmente bassa, il mercato del lavoro si mantiene squilibrato con salari bassi, anche nei paesi dove la disoccupazione è bassa come in Usa e Germania [sui dati reali della disoccupazione Usa, che non considera chi ha rinunciato a cercare lavoro, vedi Underblog] e la crescita mondiale rallenta”. 

Sempre più numerosi sono così le analisi di economisti che dubitano sulla bontà della cura.

MEGLIO FARE BONIFICI DI 8MILA EURO A TUTTI? E’ la ‘provocazione’ lanciata da Marshall re alla fine della sua lettera al FT:   “Sarebbe meglio iniettare il denaro fresco di stampa su grandi progetti infrastrutturali. Oppure – arriva a dire il finanziere britannico - fare un nuovo tipo di QE: un bel bonifico direttamente nei conti correnti di ogni singolo cittadino. Per il Regno Unito si tratterebbe di 5800 sterline (quasi 8mila euro) a persona, neonati compresi. Funzionerebbe? Non sia, ma almeno sarebbe più giusto”.

Alla stessa provocatoria conclusione arriva Minenna sul Corriere Eco (“ Mille miliardi sul tavolo, chi li ha visti?”, ripreso da ItaliaOggi ). “In Italia continua a non esserci inflazione, esordisce (-0,4% a settembre, +0,2% nel 2015), nell’ UE va anche peggio (-0,1%).  Che le misure approntate finora siano servite a poco in termini di inflazione non è più un mistero”.

“Il problema infatti è la persistente difficoltà a erogare nuovo credito. Nell’ultimo anno una valanga di liquidità ha sommerso le banche ma ben poco è arrivato a imprese e famiglie: da inizio anno i prestiti bancari sono scesi dello 0,5%”.  Malgrado i miliardi – 1000- erogati dalla BCE già a fine 2011-inizio 2012 (col meccanismo del Ltro)che le banche avevano usato per gestire i loro rischi  e i successivi 400 miliardi (100 alle banche italiane) del Tltro che tentava di obbligare le banche a prestare,  e  quelli del vero e proprio QE partito un ano fa.

“Che fare?Raddoppiare il QE servirebbe a poco. Per far ripartire la domanda i soldi devono arrivare a consumi e investimenti. Cosicché anche l’inflazione abbia qualche chance di risollevarsi. Una possibilità sarebbe modificare regole - e sanzioni alle banche che non prestano.  In alternativa si rischia di dover bypassare le banche e, come predica Jeremy Corbyn, in Inghilterra, dover ricorrere all’estremo: lanciare banconote dagli elicotteri. Sperando che non sia troppo tardi”.

Corbyn, il nuovo leader laburista di estrema sinistra che è stato tra i primi a infrangere il tabù, aveva proposto di dare alla Bank of England un nuovo mandato per rilanciare l’economia investendo su larga scala in case, energia, trasporti e progetti digitali. L’ha chiamato PQE- QE for the People, vale a dire per la gente, contrapponendolo al QE per la finanza e per i ricchi, elargito fino ad oggi. Gli investimenti verrebbero fatti attraverso la Banca Nazionale degli Investimenti.

DENARO DALL’ELICOTTERO SULL’ECONOMIA. E’ ormai il tema.
“Draghi ha accennato a una serie di strumenti ancora a disposizione ( vedi qui). Si parla anche di una misura mai messa in pratica ma suggerita a suo tempo da Milton Friedman [il padre del liberismo economico]: mettere il denaro direttamente nei conti correnti dei cittadini, a patto che li spendano. E’ il cosiddetto Helicopter Drop, denaro gettato sull’economia” conclude a sua volta un altro articolo del Corriere Eco.
 
Zerohedge ne aveva parlato esplicitamente già a settembre 2013: “L’elicottero di Bernanke scalda i motori”, titolava, citando sia un saggio del 2002 dell’allora governatore della Fed, sia Larry Summers che già criticava la politica dei QE.



E’ ancora Zerohedgea raccontare il 10 ottobre scorso l’ipotesi di un People-QE avanzata da Honda, il consigliere del premier del Giappone Abe, davanti al fallimento dell’Abenomics (la cura nipponica base di QE), ben documentato qui.

“ Si comincia: la maggiore banca di investimenti dell’Australia dice che il ‘denaro dall’Elicottero’ arriverà fra 12-18 mesi”, titola a settembre di quest’anno Zerohedge , citato da Ellen Brown in un suo post titolato “ E’ tempo per l’opzione nucleare:  dare denaro a Main Street” – ai cittadini.

“Oggi tutto il denaro in circolazione virtualmente viene creato come debito delle banche ma la gente [e l’economia reale] non può più sobbarcarsi più debito. Il QE cerca di rigonfiare la quantità di moneta circolante fornendo denaro alle banche per creare nuovo debito, ma questa politica è fallita. E’ tempo di fornire un po’ di moneta libera dal debito all’economia reale”.

La predizione di Zerohedge si basa su un’analisi di Macquire, la maggior banca di investimento australiana che, constatato che le politiche attuali non funzionano, si chiede se “il settore pubblico non possa riuscire là dove il settore privato è incapace di far circolare il denaro in modo soddisfacente. In sostanza: invece di agire attraverso i mercati delle obbligazioni e il settore bancario, perché il settore pubblico non potrebbe bypassare i mercati tutti e iniettare stimoli direttamente nel flusso sanguigno dei paesi? Avrebbe di sicuro un impatto maggiore”.

Del resto, a raccomandare il ‘denaro dall’elicottero’ è persino il capo degli economisti’ globali’ di Citygroup, una delle maggiori banche americane. Allo scopo di evitare una recessione globale imminente.

Lo scenario previsto dagli economisti della megabanca Usa prevede che nel 2016 inizi una recessione globale a partire dalla Cina. “L’incertezza resta, ma una risposta politica tempista ed efficace può aiutare a diminuire il rischio… Soldi dall’elicottero in Cina, area euro, Usa e Regno Unito unita a una ristrutturazione dei debiti può mitigare l’impatto e, se fatto subito, prevenire la recessione nei prossimi due anni”.

Mitchell, docente e blogger australiano, concorda.  Ma propone di chiamarlo non PQE ma OMF- Overt Money Financing, finanziamento monetario aperto, o palese. "Denaro iniettato direttamente nell’economia, un tabù per gli economisti mainstream". 

"Apparentemente perché produrrebbe inflazione. In realtà per due ragioni:
taglierebbe fuorii traders privati dalla loro dose di corporate welfare, benefici che, a differenza di quelli per malati e disoccupati li hanno arricchiti all’estremo;
spazzerebbe viala ‘scimmia del debito’ usata per massacrare i governi alle prese coi deficit fiscali".
Banche, finanza e grandi corporations sono insomma i maggiori oppositori. Negli Usa come in Europa.

LA PROPOSTA E’ STATA GIA’ POSTA SUL TAVOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO, per iniziativa del Comitato per gli affari economici e monetari della BCE, nella  bozza del report annuale 2012 – ricorda il prof. Mitchell. E ne cita due paragrafi, il 9 e il 10.

Nel primo si riconosce come gli strumenti di politica monetaria messi in campo dall’inizio della crisi abbiano mostrato i loro limiti nello stimolare la crescita e migliorare la situazione del mercato del lavoro; e si afferma che la BCE potrebbe esplorare nuove misure non convenzionali al fine di partecipare a un vasto programma UE per la crescita, compreso l’uso della Emergency Liquidity Assistance – un fondo speciale di cui la BCE dispone – per un ‘finanziamento monetario palese’ del debito governativo per finanziare tagli di tasse delle famiglie a basso reddito e/o nuovi programmi di spesa focalizzati sugli obiettivi di Europa 2020.
Nel secondo si considera la necessità di rivedere i Trattati UE e gli statuti della BCE così da stabilire la stabilità dei prezzi e il pieno impiego come gli obiettivi della politica monetaria dell’eurozona. 

“Questi paragrafi sono stati espunti dal report, in gran parte a causa della paranoia sull’iper-inflazione della Germania”, scrive il professore. Convinto che il Finanziamento Monetario Aperto sarebbe il miglior modo per venire a capo della crisi dell’Eurozona senza buttar giù l’UE. Questi i vantaggi:

1 La BCE direbbe agli Stati membri che metterebbe a disposizione gli euro per permettere spese in deficit per accrescere produzione e impiego. 2 Non verrebbe prodotto nuovo debito. 3 Non verrebbero alzate le tasse. 4 Gli interessi non salirebbero. 5 Una Garanzia del Lavoro verrebbe subito introdotto. 6 La Troika potrebbe ritirarsi – non più salvataggi. 7 Quando si arrivasse alla crescita, cambiamenti strutturali – migliori servizi, migliori scuole, un miglior sistema sanitario - potrebbero essere implementati.

DRAGHI HA DI NUOVO PARLATO DI MISURE NON CONVENZIONALI. "IL QE PUO' CAMBIARE.
Il professor Tabellini domenica scorsa (1/11) prende sul serio le parole di Draghi e avanza proposte che ne precisano l’idea, pur senza citare l’elicottero.

“I Trattati europei impediscono alla banca centrale di finanziare direttamente un’espansione fiscale. Ma, anziché finanziare un taglio delle imposte, la BCE potrebbe decidere di stampare più moneta versandola direttamente sui depositi e sui conti correnti postali dei cittadini… Oppure la BCE potrebbe acquistare titoli perpetui (con scadenza illimitata) per contribuire a finanziare investimenti pubblici…Inoltre potrebbe cambiare le regole che si è data nella conduzione della politica monetaria…alzando temporaneamente il suo obiettivo di inflazione tutte le volte che i prezzi scendessero sotto il sentiero prestabilito.

Le idee non mancano, insomma. Quanto ai rischi di iper-inflazione, il post di Ellen Brown li minimizza.
“Il problema oggi non è l’inflazione, ma la deflazione.  E aggiungere denaro nell’economia non farebbe alzare i prezzi fino a che la domanda non è saturata e la produzione non raggiunge la sua piena capacità” .

“Se poi il PQE /OMF andasse oltre la capacità produttiva, il governo non avrebbe bisogno di rapportarsi alla banca centrale per ritirare il denaro in eccesso dalla circolazione . Lo potrebbe fare attraverso le tasse (che negli Usa rappresentano il 24% per PIL). E ci sono altri sistemi che il Tesoro potrebbe utilizzare: per esempio chiudendo le scappatoie fiscali, tassando i $21.000 miliardi nei paradisi fiscali, e aprendo banche pubbliche che riporterebbero al governo gli interessi sui prestiti.  L’interesse netto delle banche Usa nel 2014 ammontava a $423 miliardi – ricorda Brown, americana e grande propugnatrice delle banche pubbliche.

Il fatto è che, se non scarseggiano le idee, non mancano neppure le resistenze di banche, finanza e corporations . Negli Usa come nell’ UE.  Dove un recentissimo articolo del Financial Times ha rilanciato il tema dei conflitti di interesse della stessa BCE, che intrattiene rapporti con finanzieri, spesso informati alla vigilia di importanti decisioni della banca, come accaduto lo scorso maggio. Del resto azionisti della BCE sono le banche centrali, solo alcune delle quali sono pubbliche. Non lo è per es Banca d’Italia, quarta azionista BCE, terza dell’Eurozona. Ma non lo è nemmeno la Fed, la Federal Reserve americana, i cui azionisti sono le grandi banche 

domenica 1 novembre 2015

Svizzera, Moneta Intera: si andrà a votare

Domenica 1 novembre 2015
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Iniziativa Moneta Intera: si andrà a votare

http://www.cdt.ch/svizzera/politica/142112/iniziativa-moneta-intera-si-andr%C3%A0-a-votare

L'associazione Modernizzazione Monetaria (MoMo) ha annunciato di essere riuscita a raccogliere le 100'000 firme necessarie

Keystone
31
ottobre
2015
 
BERNA - Il popolo sarà probabilmente chiamato ad esprimersi sull'iniziativa popolare federale "Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale! (Iniziativa Moneta intera)". L'associazione Modernizzazione Monetaria (MoMo) all'origine del testo ha infatti annunciato oggi di essere riuscita a raccogliere le 100'000 firme necessarie. Le firme saranno consegnate alla Cancelleria federale il 1° dicembre, due giorni prima del termine per la loro raccolta. 
 
L'iniziativa
Con la sua iniziativa popolare, MoMo vuole vietare alle società di credito di stampare - virtualmente - denaro dal nulla. Per l'associazione il denaro appartiene al popolo, non alle banche, ed è giusto che a crearlo sia la Banca nazionale svizzera (BNS), non i singoli istituti, come invece sempre più spesso avviene. Secondo MoMo, l'iniziativa popolare vuole semplicemente completare un mandato costituzionale esistente da oltre un secolo. Più di cento anni fa è infatti stato vietato alle banche di stampare soldi di carta: la proposta di MoMo aspira ad estendere il divieto anche alla moneta scritturale, vale a dire quella che esiste solo nelle registrazioni contabili e che oggi è elettronica.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, infatti, i soldi non provengono tutti dalla BNS: l'istituto centrale - spiegano i promotori - crea solo il denaro contante, che costituisce però unicamente il 10% di quello esistente. Il rimanente 90% è moneta bancaria, sui conti degli istituti: sono le stesse banche a crearla, attraverso l'erogazione di crediti che vengono concessi senza che a monte vi sia un risparmiatore. Si dà in tal modo vita a soldi dal nulla, senza che prima esistessero. L'iniziativa - sottolineano i promotori, che hanno tempo sino al 3 dicembre per raccogliere le 100'000 firme necessarie - non vuole statalizzare le banche: al contrario, il privilegio che si arrogano di creare denaro è contrario al concetto di libero mercato. Con la "moneta intera" - cioè moneta a pieno titolo, garantita dalla legge e creata dalla BNS - lo stato non sarà più ostaggio delle società troppo grandi per fallire. La Confederazione si assicurerà i redditi della produzione di moneta, pari a 300 miliardi di franchi: denaro che potrebbe essere utilizzato per estinguere il debito dello stato, facendo della Svizzera il primo paese al mondo senza debiti.
La "moneta intera" renderebbe inoltre il franco più sicuro. Il traffico dei pagamenti rimarrebbe separato dal bilancio delle banche: gli istituti amministrerebbero il denaro esattamente come i depositi di cartevalori. Anche se una banca dovesse fallire non sarebbe grave, perché il denaro depositatovi non rientrerebbe più nella massa fallimentare. Oggi per contro vi è una garanzia di 100'000 franchi: ma sono a disposizione riserve per soli 6 miliardi, contro gli 870 miliardi di depositi e risparmi.

Svizzera: al via il referendum sulla moneta bancaria