La banca presta la moneta che non ha
Enrico Grazzini
L’insegnamento
di Luciano Gallino sulla moneta: «Lo Stato si decida a fare in piccolo
quello che le banche private fanno in grande: creare denaro dal nulla»
Una delle radici più profonde e nascoste della crisi è la moneta/debito, come insegna Luciano Gallino (“
Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti“,
Einaudi, 2015). Il senso del suo insegnamento radicale e controcorrente
si può sintetizzare così: la grande maggioranza della moneta che
utilizziamo viene creata ex nihilo dalle banche private sotto forma di
prestiti, cioè di moneta/debito. Questa è la vera causa dell’esplosione
globale dei debiti privati e pubblici che soffocano l’economia.
La
moneta bancaria aumenta i debiti e sottrae ricchezza all’economia
reale. La moneta dovrebbe invece diventare un bene pubblico, una risorsa
messa a disposizione dallo Stato per produrre ricchezza e benessere
grazie alla piena occupazione e alla svolta ecologica dell’economia. E’
l’unica via d’uscita dalla crisi.
In continuità con gli studi e le
lezioni sulla “moneta endogena” di economisti insigni, come John M.
Keynes e Hyman Minsky e, in Italia, Augusto Graziani, Gallino spiega il
malefico ingranaggio: «Una banca moderna crea denaro quando concede un
credito. La credenza popolare per cui la banca presterebbe ad altri il
denaro già depositato da un altro correntista è infondata».
A
sostegno della sua tesi, lo studioso cita la Banca d’Inghilterra:
«Generalmente si ritiene che le banche agiscano come intermediari dando
prestiti in base ai depositi dei risparmiatori. Ma è falso. Nella realtà
dell’economia moderna le banche commerciali sono le vere creatrici del
denaro depositato. E’ l’atto di prestare che crea i depositi.
Questo
processo è il contrario della sequenza tipicamente descritta nei
manuali». Il potere della democrazia e della politica ne è soverchiato. E
ricorda già ai primi dell’Ottocento il presidente degli Stati uniti
Thomas Jefferson affermava che «le istituzioni bancarie sono più
pericolose per le nostre libertà di un esercito in armi. Il potere di
emettere denaro dovrebbe essere tolto alle banche e restituito al popolo
al quale propriamente appartiene».
La moneta legale, ovvero le
banconote stampate dalla banca centrale, sono solo una parte minoritaria
del denaro che effettivamente circola nell’economia.
Le banconote
con valore legale che ritiriamo dai bancomat, valgono solo per il 5%
del denaro che utilizziamo: il 95% del denaro che usiamo per le
transazioni (stipendi, investimenti, acquisto casa, auto,ecc) è moneta
digitale creata dalle banche.
Le banche hanno in teoria dei
vincoli all’offerta di moneta/prestiti (come per esempio la riserva
obbligatoria): ma in pratica creano moneta a loro piacimento grazie alla
leva monetaria. Per un euro di capitale proprio hanno attività fino a
30-50 euro.
Neppure le banche centrali controllano la massa
monetaria circolante: tentano di manovrare il credito grazie al tasso
principale di interesse, senza riuscirci. Quando c’è il boom economico e
la domanda di denaro è forte, le banche private fanno prestiti, creano
denaro in eccesso; quando scoppia la bolla finanziaria, allora ritirano
il denaro dall’economia e creano recessione (come avviene
nell’eurozona).
La moneta bancaria è pro-ciclica e genera crisi.
Gallino
ci spiega che le grandi banche, dagli anni ’80 in poi, hanno creato
nuova “falsa moneta” con la loro attività finanziaria. Si sono
trasformate in
trader e scommettono (mettendo a rischio i soldi
dei risparmiatori) in ardite operazioni speculative per ottenere
profitti immediati e enormi. Grazie a società-veicolo fuori bilancio le
banche internazionali organizzano un immenso sistema bancario-ombra che,
a sua volta, crea un gigantesco mercato opaco di titoli finanziari
esotici cosiddetti derivati, fuori dai mercati ufficiali e da ogni
regola pubblica.
Il peggio è che i derivati – come i
futures, le opzioni, i
credit default swap
– sono diventati “nudi”, ovvero sono delle pure scommesse nelle quali
il valore sottostante della merce su cui poggia il valore del derivato
non ha alcuna importanza per chi effettua le compravendite.
Il
mercato dei derivati scambiati in questo capitalismo casinò è immenso:
circa 700 triliardi (cioè migliaia di miliardi) di dollari, ovvero circa
dieci volte il Pil mondiale. La moneta privata e sfuggita ad ogni
controllo pubblico.
Ma l’alternativa esiste: le banche devono
ritornare a rispettare vincoli precisi, i movimenti di capitale e il
mercato dei derivati devono essere strettamente disciplinati. La
politica deve ritrovare la sovranità sulla finanza. Nella prospettiva
indicata da Gallino (e da
Positivemoney.org,
che Gallino richiama nel suo libro) la moneta dovrebbe essere emessa
esclusivamente dallo stato e distribuita ai cittadini e alle imprese in
base a decisioni di politica economica prese democraticamente da organi
pubblici.
Gallino è stato l’unico grande intellettuale italiano
che ha avuto il coraggio di promuovere un progetto innovativo come il
fiscal money. La moneta fiscale non è che un titolo pubblico emesso
dallo stato, convertibile in euro – come i Bot e i Btp -, valido per
“pagare le tasse” dopo due anni, da distribuire gratuitamente
(sottolineo: gratuitamente) a cittadini, imprese e amministrazioni
pubbliche. La moneta fiscale emessa dallo stato diventerebbe moneta a
tutti gli effetti, con valore riconosciuto: infatti il fisco costituisce
larga parte (40% circa) dell’economia e un titolo con valore di sconto
fiscale è accettato da tutti.
Nella sua prefazione all’eBook edito
da Micromega nel 2015, “Per una moneta fiscale gratuita” ha spiegato
che si «osa proporre nientemeno che, allo scopo di combattere la
disoccupazione e la stagnazione produttiva in corso, lo stato si decida a
fare in piccolo qualcosa che le banche private fanno da generazioni in
misura immensamente più grande: creare denaro dal nulla».
La moneta fiscale ha tre caratteristiche fondamentali che la rendono alternativa alla moneta bancaria:
- è emessa e distribuita dallo Stato e non dalle banche private;
- è una moneta nazionale e non una moneta prodotta dalle banche internazionali (come l’euro);
- è una moneta-credito (ovvero distribuita gratuitamente) e non una moneta-debito.
Grazie
a questo titolo/moneta, lo stato – disintermediando in parte le banche –
potrebbe combattere l’austerità dell’euro, rilanciare i consumi, gli
investimenti e l’occupazione senza aumentare il debito pubblico (grazie
al moltiplicatore keynesiano). Non a caso anche Mediobanca in un suo
recente report ha scritto che con la moneta fiscale il Pil crescerebbe
del doppio senza squilibrare il bilancio pubblico e la bilancia
commerciale.