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martedì 10 gennaio 2017
Banche: cifre e nomi dei grandi debitori (e insolventi)
Marcegaglia, Caltagirone, il socio di Verdini, De Benedetti e le coop rosse. Tutte le cifre e nomi dei grandi debitori di Mps e delle altre banche
Tra i cattivi pagatori ci sono anche le società della famiglia Fusi, Terme Chianciano, Acea, Metro C, Atac Roma, Alfio Marchini e la famiglia Fusillo
http://notizie.tiscali.it/economia/articoli/i-grandi-debitori-di-mps-e-altre/
Carlo De Benedetti, Emma Marcegaglia, Alfio Marchini
di
pso
Camera e Senato discuteranno la richiesta che viene
dalle opposizioni (M5s a Palazzo Madama e Forza Italia a Montecitorio)
di accelerare sull'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia
chiarezza sulle crisi bancarie e sulle vicende che hanno portato al
salvataggio pubblico di Mps mentre la stessa banca si dice pronta, se le
norme lo permettono, a pubblicare la lista dei suoi principali debitori
insolventi. Al momento ci sarebbero infatti ostacoli normativi che
riguardano tutti gli istituti di credito a dare seguito al suggerimento
arrivato dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che già aveva
scatenato ampio dibattito. Intanto la direzione risorse umane di Mps,
proprio mentre aumenta il pressing per avere la lista dei debitori, ha
ricordato ai dipendenti gli obblighi di condotta, legati anche a
normative, per garantire uniformità e correttezza nella diffusione di
informazioni.
I nomi degli insolventi e le cifre
Se l’istituto di credito e una parte del nostro mondo politico tentenna, la stampa italiana è da tempo alla ricerca di nomi e cifre. Libero e La Verità sono in prima linea in questa caccia all’uomo. E proprio queste testate hanno cominciato a fare i primi nomi eccellenti e le cifre che costoro non avrebbero ai restituito non solo a Mps, ma anche a Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare Etruria, Banca delle Marche e Unicredit. I primi nomi li aveva fatti Libero il 28 dicembre scorso in un articolo firmato Giuliano Zulin. Stando ai dati diffusi dal giornale diretto da Vittorio Feltri, il 70% dei cattivi debitori di Mps non sarebbero commercianti o artigiani, ma grandi gruppi industriali. Tra questi si distinguono la Sorgenia della famiglia De Benedetti e i Marcegaglia. La “prima tessera del Pd” ha chiesto e ottenuto senza mai restituirli 650 milioni di euro. I secondi, lo scorso marzo hanno beneficiato di un nuovo finanziamento da circa 500 milioni nonostante abbiano già debiti per 1,5 miliardi di euro. Nella stessa situazione si trovano altri importanti gruppi industriali del nostro Paese.Il soldi prestati e mai restituiti
Uno dei casi più significativi si insolvenza è stato quello del gruppo Sansedoni Siena spa, cui Mps, spiega Libero, che proprio grazie ai soldi non restituiti è divenuto “parte correlata” della Mps. La banca ha infatti trasformato il credito vantato, 25.9 milioni, nei confronti della capogruppo nel 21.75 del capitale. La stessa cosa, ha spiegato il giornalista Franco Bechis, è accaduto per le società controllate a valle: Marinella Spa che non ha mai restituito 26,9 milioni. Lo stesso è accaduto con le controllate della Sansedoni: alla Sviluppo e Interventi è stata congelata la cifra di 48.4 milioni di euro. Lo stesso trattamento era stato riservato alle Robinie Spa, diventata proprio per questo proprietà Mps. Altre risorse, 20 milioni di euro, sono state inghiottite dalla fallita NewColle srl. Così è andata anche con gli 11,3 milioni prestati al gruppo Fenice della famiglia Fusi e alle relative controllate come Una spa, quella degli hotel, Euro srl e Il Forte spa. Non si sa neppure che fine faranno i soldi prestati a Menarini, per il quale è in corso un'inchiesta.Il settore pubblico non è da meno di quello privato
Il settore pubblico non è da meno di quello privato. A non restituire il maltolto, fra le insolventi ci sono infatti le municipalizzate e società regionali toscane: la Fidi Toscana spa, che lo scorso agosto ha ricevuto un altro prestito da 98 milioni di euro, con Mps già al 27,46% del capitale. Nella lista le Terme di Chianciano, esposte per 10 milioni, e i 4,8 dell'Interporto Toscano A. Vespucci spa. Negli elenchi spuntano anche i nomi delle romane Atac e Metro C. Nei confronti della società di trasporto locale il Montepaschi, che nel 2013 aveva partecipato ad un pool di banche che concessero un finanziamento per oltre 200 milioni, poi rischedulato a 163 milioni, rischia circa 30 milioni. Altri nomi eccellenti li ha fatti La Verità. Colpiscono in particolare i nomi della Tassara di Romain Zalenski (un buco di 200 milioni), il Sole 24 Ore, i costruttori romani Toto, Luigi Zunino.Ecco le altre banche frodate
La Verità ha anche fatto i nomi degli insolventi delle altre banche in crisi. La Popolare di Vicenza, che ha bruciato dall’oggi al domani ben 6 miliardi e mezzo, si era fidata delle imprese di Alfio Marchini che ai vicentini aveva chiesto 76 milioni di euro. Cinquanta non li ha invece restituiti il gruppo pugliese Fusillo, che ha anche un debito di 120 milioni con la Popolare di Bari. La Degennaro costruttori avrebbe dovuto restituire 27.5 milioni. La Veneto Banca ha, d’altro canto, sbagliato a fidarsi di Antonio Casale, l’immobiliarista bolognese ha incassato 78 milioni. Altri 50 milioni li ha introitati Francesco Bellavista Caltagirone. Somme importanti sono finite nelle tasche dei cementifici Federici e nelle finanziarie dei fratelli Landi (crac Eutelia). La Banca delle Marche piange i soldi versati a Davide De Gennaro (70 milioni), il gruppo costruzioni Lanari (110 milioni), Minardi (130), Ciccolella (80). Il capitolo Unicredit si apre con i nomi di Rcs (54.4 milioni), Alitalia (20), Tassara (119), i costruttori Parnasi (650 milioni di debiti). Il governo Gentiloni ha una bella gatta da pelare.sabato 7 gennaio 2017
Banche: eludono il fisco e lo Stato le salva...
Banche in paradiso, contribuenti all'inferno: salvate dallo Stato eludono il fisco
Dall’istituto di Siena a Intesa, da Unicredit a Mediolanum: ecco come i grandi gruppi del credito eludono il fisco italiano attraverso le loro controllate in Lussemburgo, a Bermuda e nelle Cayman. Ma quando le cose vanno male, lo Stato deve intervenire con miliardi di soldi pubblici
di Stefano Vergine
| http://espresso.repubblica.it/affari/2017/01/04/news/banche-in-paradiso-contribuenti-all-inferno-salvate-dallo-stato-eludono-il-fisco-1.292316 |
Premessa. La tendenza a fatturare offshore non è una specificità tricolore. Lo fanno un po’ tutte le banche d’Europa. Per dire: l’anno scorso la francese Bnp Paribas ha incassato in nazioni a fiscalità agevolata o nulla il 12 per cento dei suoi utili, la tedesca Deutsche Bank è arrivata a un quarto del totale. Per l’Italia, però, la questione è oggi decisamente più rilevante. Il Fondo Atlante, finanziato in parte con i soldi della Cassa depositi e prestiti, è infatti diventato proprietario della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. E dalle casse dello Stato arrivano direttamente anche i 20 miliardi di euro messi recentemente a disposizione dal governo di Paolo Gentiloni per salvare le altre a rischio, prima fra tutte Mps. Con il conseguente aumento del debito pubblico nazionale, già altissimo rispetto a quello dei concorrenti europei. Ecco perché è importante sapere se finora le banche hanno pagato le tasse in Italia, soprattutto quelle che resteranno in piedi grazie al denaro dei contribuenti.
I dati emergono da un’analisi dei bilanci condotta da l’Espresso. Un’inchiesta possibile grazie all’obbligo, imposto dall’Unione europea a partire dal 2015, di pubblicare il rendiconto dei principali dati finanziari relativi a tutti i Paesi in cui l’istituto ha delle attività. Novità assoluta a livello mondiale, il cui scopo è proprio quello di limitare il trasferimento di utili verso Paesi dove la pressione fiscale è più bassa. Contrastare l’elusione fiscale, insomma, fenomeno che toglie alle finanze pubbliche del Vecchio Continente dai 50 ai 70 miliardi di euro ogni anno, secondo le stime della stessa Commissione.
I risultati dell’indagine dell’Espresso dimostrano che l’obbligo di trasparenza ha portato alla chiusura di alcune filiali offshore, ma il ricorso ai paradisi fiscali rimane fondamentale per i protagonisti della finanza nostrana. «Una situazione preoccupante soprattutto adesso che vengono usati soldi pubblici per aiutare le banche», sottolinea Tommaso Faccio, esperto di fiscalità internazionale e docente di Economia aziendale alla Nottingham University Business School, in Inghilterra. Il timore del professore «è che questi fondi possano essere spostati all’estero invece che tornare nelle casse dello Stato, tramite utili tassati in Italia, una volta che le banche si saranno rimesse in carreggiata».
Partiamo da Mps, la grande malata d’Europa. I bilanci dimostrano che fra il 2014 e il 2015 il gruppo ha chiuso due società in Irlanda e una in Olanda. Offshore, però, ne rimangono aperte ancora parecchie: due controllate in Lussemburgo, una in Irlanda e ben otto nel Delaware, rifugio tax-free a stelle e strisce. Risultato? Gli utili pre-tasse registrati in paradisi fiscali l’anno scorso sono stati 107 milioni di euro. Equivalenti a quasi un terzo del totale: il 27,9 per cento. Che una grande azienda abbia filiali in tutto il mondo, e paghi perciò una fetta delle imposte all’estero, è più che normale. A sorprendere, però, è la sproporzione fra attività economica e numero di lavoratori. Prendiamo la Mps Preferred Capital I Llc, società del gruppo con base fiscale nel Delaware. L’anno scorso ha fatto 44,9 milioni di euro di utili. Con zero dipendenti. Praticamente un miracolo.
Più limitato il ricorso ai paradisi da parte della Popolare di Vicenza. L’istituto per anni presieduto da Gianni Zonin, ora finito sotto il cappello del Fondo Atlante, a fine 2015 aveva una sola filiale all’estero, in Irlanda. È la Bpv Finance International Plc, cinque impiegati in tutto. Dopo aver macinato utili per anni, ha chiuso l’ultimo bilancio con un rosso di 99,8 milioni di euro. «Cesserà di esistere definitivamente all’inizio del 2017», assicurano da Vicenza. Clamoroso il caso dell’altro istituto salvato dal Fondo Atlante: Veneto Banca. A differenza dei cugini vicentini, l’istituto guidato per anni da Vincenzo Consoli ha aperto filiali in diverse nazioni. Albania, Croazia, Romania, Moldavia. Un tentativo di allargarsi nei promettenti mercati nell’Est Europa, dove sono state assunte oltre 600 persone. Al contempo sono state aperte succursali anche in mercati non proprio emergenti: Svizzera e Irlanda. E dalla patria di James Joyce sono arrivati gli unici guadagni consistenti incamerati negli ultimi due anni: 103 milioni di euro in totale, incassati grazie ai soli sei dipendenti della filiale. Gli irlandesi, evidentemente, sono dei gran lavoratori.
A fatturare offshore sono però soprattutto i grandi istituti italiani, quelli più in salute. Le prime tre banche commerciali convogliano nei paradisi fiscali quote dei loro guadagni che variano da un sesto fino alla metà del totale. Per un totale, nel solo 2015, di quasi 2 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo, il principale istituto del nostro Paese per capitalizzazione di Borsa, ha registrato in Paesi a fiscalità agevolata il 23 per cento degli utili pre-tasse del gruppo. Eppure in quei posti è impiegato solo lo 0,5 per cento dei dipendenti totali. Emblematico il caso di Dubai. Nell’Emirato più famoso al mondo, il gruppo guidato da Carlo Messina ha fatturato 49 milioni di euro (senza versare un euro di tasse) con solo 18 dipendenti. Una produttività da record. Significa che ogni lavoratore in media ha fatto incassare alla banca 2,7 milioni. In Italia, per capirci, la media fatturata da ogni impiegato è di 315 mila euro. Quasi nove volte meno.
Ancora più evidente la sproporzione in casa Unicredit. Le controllate di Bermuda, Cayman e Jersey non hanno nemmeno un dipendente all’attivo. Stesso discorso per le succursali domiciliate a Malta e nel Regno Unito, altre nazioni in cui il carico fiscale per le imprese può arrivare a livelli minimi. A cosa servono allora delle società in quei luoghi? Attività finanziarie, è la generica spiegazione fornita nel documento ufficiale. Di certo c’è un dato. Nei Paesi a fiscalità agevolata Unicredit ha incassato l’anno scorso circa il 15 per cento dei suoi utili pre-tasse. La fetta più grande appartiene a Irlanda e Lussemburgo, paradisi nel cuore del Vecchio Continente. Una tendenza valida per quasi tutte le banche italiane, comprese Ubi e Banca Generali, che nei due Stati europei piazzano spesso le società che gestiscono obbligazioni e fondi comuni.
Proprio cavalcando questo fenomeno Mediolanum è diventata già da anni, come raccontato più volte dall’Espresso, la regina italiana dell’offshore. Il gruppo controllato da Ennio Doris e Silvio Berlusconi non ha filiali a Panama o alle British Virgin Islands. La “banca costruita intorno a te”, come si presenta negli spot pubblicitari, punta tutto sugli evergreen europei: Irlanda e Lussemburgo, appunto. Da qui l’anno scorso è arrivato infatti il 52,5 per cento degli utili pre-tasse del gruppo. Vuol dire che oltre la metà dei guadagni di Mediolanum non è stato tassato in Italia. Come succede all’irlandese Mediolanum International Funds Ltd, che si occupa di gestione di fondi d’investimento ed è la vera gallina dalle uova d’oro del gruppo. Con soli 26 lavoratori a tempo pieno, la succursale di Dublino ha un fatturato di 531 milioni di euro e un utile pre imposte di 527 milioni. Nessun costo, in pratica. E grazie al regime fiscale locale, che tassa normalmente le imprese al 12,5 per cento contro il 30 per cento italiano, la finanziaria dei Doris a fine anno ha guadagnato 461,9 milioni di euro netti. Una redditività da record. Con tanti saluti all’Agenzia delle Entrate.
martedì 20 dicembre 2016
giovedì 15 dicembre 2016
Mps: M5S, David Rossi è stato ucciso
Mps: M5S, David Rossi è stato ucciso
Grazie alla vedova e a noi si sono riaperte le indagini
Non dico il Pd sia responsabile ma era alla guida scellerata della banca che ha portato alla morte". Lo afferma Daniele Pesco, deputato M5s in conferenza stampa alla Camera.
venerdì 25 novembre 2016
MPS: rivelazioni dall'inchiesta del magistrato Rosanìa
Vergogna MPS: espropriata dalla solita decina di hedge fund speculatori anglo-americani e caucasici . Ipotesi di reato commesso da soggetti esteri.
numero 650 milioni di azioni presenti all' assemblea del 24 Novembre di MPS.
Il
97% degli azionisti presenti ha votato Si all'aumento del capitale di
MPS di 5 miliardi di euro . Sembrerebbe pertanto che l'unanimità degli
azionisti di MPS abbai votato Sì, che ossia i milioni di piccoli
azionisti di MPS , persone spesso costrette dal 2007 a sottoscrivere
azioni o obbligazioni MPS pur di avere un prestito, siano stati
d'accordo a votare Si all'aumento di capitale
.
La
famiglia xxxxi per esempio aveva avuto bisogno nel 2007 -2008 di un
prestito di 10 mila euro per tirare avanti. La banca gliene propone 15
mila euro , ma 5 mila devono essere destinate a sottoscrivere azioni o
obbligazioni MPS: gli azionisti occulti di MPS , il cd capitale
fluttuante , ha già predestinato la banca .
La
famiglia Rossi come circa un altro milione di famiglie italiane si fa
convincere: l'azione MPS nel 2007 è quotata 87 euro , pompata a 87 euro
dopo circa un anno di acquisti allo scoperto effettuati dagli stessi
hedge fund. Tutta la vogliono,dice il funzionario bancario che ha
ricevuto direttive , dal CDA della banca , che ha ricevuto direttive dal
Presidente della banca, che ha ricevuto direttive dagli azionisti
occulti ," l'azione MPS salirà ancora , i fondamentali di MPS vedete
sono buoni, guardate i bilanci" . I crediti in sofferenza di MPS nel
2007 sono la metà degli attuali, l'azione è liquida, ossia vendibile.
Gli
ignari sottoscrittori pertanto ci credono cosi come credono alla
sottoscrizione dell' obbligazioni 2008-2016 , ora classificate come
tranche junior , ossia quelle che vengono rimborsate dopo che sono state
rimborsate tutte le altre, se residuasse qualcosa .
Un
milione di famiglie italiane vengono costrette a firmare queste
obbligazioni che ora vengono convertite in azioni, in numero X di
azioni che non valgono più 87 euro per azione, ma 0,21 centesimi .
X azioni che con il voto quasi all'unanimità di ieri , 97% ha detto SI , vengono accorpate in una azione ogni 100.
Se
il Sig. Rossi nella conversione delle sue obbligazioni in azioni avesse
ora n. 600 azioni, con l'accorpamento di una azione ogni 100 azioni ,
votato ieri all'umanità ieri, si ritrova con 6 azioni da 0,21
centesimi=1,26 euro .
Si ritrova con 1,26 euro.
La
banca gli aveva fatto investire nel 2007, indebitandolo con un
prestito per poterle sottoscrivere , cinque mila euro in obbligazioni
2008-2016.
La banca o gli azionisti
occulti della banca lo avevano costretto a far sottoscrivere 5 mila
euro di obbligazioni che ora VALGONO MENO DI UN ROTOLO DI CARTA
IGIENICA. Il Sig. Rossi dovrebbe oggi aggiungere almeno altri 0,40
centesimi se volesse pulirsi il posteriore con quei 5 mila euro che era
stato " invogliato" a sottoscrivere nel 2007.
Siamo
in quattro. Ci si presenta ieri 24 novembre all'assemblea MPS come
azionisti per delega di azionisti dell'ex Banca Mediterranea, capitanati
da un Giudice Onorario avv. Elman Rosanìa. Ciascuno di noi ha circa un azione
MPS che ci permette di partecipare all'Assemblea MPS e di intervenire.
Rappresentiamo quelli che il Giudice Onorario avv. R. definisce
simpaticamente gli "straccioni del Mezzogiorno", banca prima assorbita
da Unicredit e poi in ultimo da MPS con un carico spaventoso di crediti
in sofferenza. Un po la storia di Antoveneta assorbita da MPS col suo
carico spaventoso di crediti in sofferenza (oltre il 60% dei crediti
concessi da Antonveneta erano già in sofferenza quando Antonveneta fu
assorbita da MPS, pagandola oltretutto un sproposito , una decina e più
di miliardi di euro ).
MPS
non è per gli hedge fund una banca strategica perche fuori dalla
maggioranza decisionale di Bankitalia Spa . Maggioranza decisionale in
Bankitalia spa , fatti tutti gli sbarramenti al voto, 265 voti su 529 ,
detenuta da Intesa Unicredit , Carisbo, Carige e dalla caucasica BNL
Paribas. Intesa Unicredit , Carisbo Carige attraverso interposte
persone fisiche in realtà studi legali risultano partecipate per oltre
l'80% da una decina di hedge fund speculatori in gran parte caucasici
(vanguard , state street, fidelity , Black rock e Black stone ) e
qualcuno misto anglo-americano e caucasico (Jp Morgan Trust , Northern
Trust). Compare tra i fondi nel capitale delle cinque suddette banche
italiane anche Norges bank , il fondo sovrano di Svezia e Norvegia ,
che partecipa dal 1992 al business mondiale della finanza speculatrice
in cambio del silenzio .
Dopo che
nel 1973 con l'accordo di libero scambio furono privatizzate le banche
commerciali azioniste delle Banche centrali di Svezia e Norvegia ,
introdotto nel 1973 in Svezia e Norvegia il circuito Visa e Mastercard
ed il pc ed internet necessari perche il circuito funzioni, abolita la
separazione tra banche di prestito e banche speculative per cui in
Svezia e Norvegia le banche commerciali iniziarono dal 1973 a creare
l'importo dei mutui ipotecari con un clic portando ad un livello
spaventoso i crediti in sofferenza, , dopo circa vent'anni di
prosciugamento delle loro economie, nel 1991 un partito populista salì
al governo in entrambi gli Stati , nazionalizzando nel 1991 le banche
commerciali e reintroducendo la separazione tra banche di prestito e
banche speculative.
Oggi Svezia e
Norvegia partecipano col loro fondo sovrano Norges bank al business
mondiale della finanza in cambio del silenzio .
Subito entrati chiediamo al Presidente di MPS, dr Tononi, l'elenco dei delegati presenti .
In
una precedente assemblea di MPS, in cui aveva partecipato solo il 30%
del capitale sociale di MPS e di cui si era riusciti ad avere l'elenco
dei delegati compariva che una persona fisica , certo LAZZI GUIDO, fosse
il delegato di 350 entità finanziarie straniere .
Visionando l'allegato elenco dei deleganti, si scoprì che erano tutti trust stranieri , ossia hegde fund .
Gli
hedge fund sono gli unici fondi al mondo autorizzati a compiere
operazioni allo scoperto ossia senza possedere i titoli ossia eseguono
operazioni su titoli che in realtà gli hedge fund non possiedono ma che
prendono in prestito da altre banche o dalle piattaforme di trading on
line che sono di proprietà degli stessi hedge fund come la piattaforma
FINECO , piattaforme che attraggono ignari risparmiatori invitandoli a
sottoscrivere azioni per esempio di MPS, UNICREDIT, INTESA, CARIGE
"perchè sono basse, si alzeranno, valgono meno di 2 euro, sono destinate
ad alzarsi " . Titoli azionari che poi le stesse piattaforme on line,
nella notte , sfruttando la differenza di fuso orario tra borse,
prestano agli stessi hedge fund per venderle .E' sufficiente che quattro
cinque hedge fund si coordino ( si coordinano in tempo reale attraverso
un sito delle isole vergini britanniche www.investing .com /futures ) e
vendano allo scoperto per esempio numero un miliardo di azioni MPS ,
che il giorno dopo il titolo MPS ovviamente crolla . Gli hedge fund che
hanno partecipato a questa antisociale attività guadagnano anche il 700%
di quanto puntano e lo realizzano in qualche notte, ossia il tempo per
riacquistare nei giorni successivi sulla borsa di Milano al prezzo
crollato il numero (un miliardo) di azioni che deve essere restituito ai
soggetti che li aveva prestati. SE a prestarli era stata una banca
amica e non ignari piccoli risparmiatori attirati nella trappola, le due
entita finanziarie (la banca che ha prestato i titoli e l'hegde fund
che ha ricevuto il prestito di titoli) si dividono il guadagno . Un
meccanismo infernale , un ipotizzata criminale truffa commessa da
soggetti esteri che distrugge progressivamente le società italiane
(bancarie e non ) quotate in borsa .
Viene chiesto al dr. TONONI Presidente di MPS se conosce LAZZI GUIDO. " Non lo conosco", risponde.
Da
ricerche effettuate risulta che LAZZI GUIDO, sia un avvocato di Siena,
la solita interposta persona fisica in realtà studio legale che
rappresenta al voto gli hedge fund speculatori che entrando ed uscendo
dalla banca si mangiano ( previo pompaggio delle azioni e successive
vendite allo scoperto delle stesse), la banca .
E
' l' occulta parte finanziaria che dal 1992 in italia si mangia ogni
circa sette anni la parte bancaria e con essa si è mangiata ad ogni
settennale crollo della borsa di Milano (1994, 2001, 2008, e già due
volte nel 2016) complessivamente circa 15 milioni di piccoli azionisti
ed obbligazionisti, impoverendo progressivamente, dal 1992, la nazione:
13 % di tasso di disoccupazione , 48 % dei giovani sotto i 25 anni
senza lavoro , 6 milioni di italiani residenti in povertà assoluta,
produzione artigianale quasi azzerata..
Viene
chiesto al Presidente dr Tononi se vi siano altri delegati. Il
Presidente ci dice di rivolgerci all'attigua segreteria che ci
fornisce il nome di un altro delegato : si va a colpo sicuro si chiede
se è presente CARDARELLI o TREVISAN , quelli che ci troviamo come
delegati in Intesa ed Unicredit .
E'
infatti presente l'avv. TREVISAN DARIO, dello studio TREVISAN di
MILANO di viale Maino, lo stesso a cui appartiene anche l'avv.
CARDARELLI ANGELO.
Anche
l'avv. TREVISAN DARIO è il delegato, nell'assemblea MPS di ieri 24
Novembre 2016, di circa 400 entità finanziarie straniere presenti in
assemblea, Sono tutti hedge fund .
I
due , LAZZI GUIDO e TREVISAN DARIO rappresentano da soli il 97% del
capitale di MPS presentatosi ieri in assemblea e con diritto di voto. Su
numero 650 milioni di azioni presenti ieri nell' assemblea MPS , ben
numero 643 milioni di azioni sono risultate detenute da sole due
persone che rappresentano hedge fund speculatori stranieri .
All'assemblea
MPS di Ieri si è presentato il 22% del capitale MPS, il quorum minimo
necessario per far approvare l'aumento di capitale, per far approvare la
conversione delle obbligazioni in azioni e per far approvare
l'accorpamento di 100 azioni in un'azione..
I
giornali oggi , 25 novembre titolano: "approvato quasi all'unanimità l'
aumento di capitale e la conversione delle obbligazioni in azioni".
La gente ovviamente pensa che i circa un milione di piccoli azionisti ed obbligazionisti italiani fossero d'accordo .
Questo
di 5 miliardi di euro è il terzo aumento di capitale che è stato
votato ieri dopo che i due precedenti aumenti di capitale di 2 e 3
miliardi di euro in MPS dal 2007 , erano già stati mangiati da
continue vendite allo scoperto effettuate da questi hedge fund che
entrano ed escono dal capitale della banca .
Hedge
fund speculatori che costituiscono pertanto un capitale "fluttuante",
purtroppo, ora ci si è resi conti delle maggiori banche commerciali
italiane . .
Viene chiesto dal Dr Tononi che sia esibito anche il restante 78% dei delegati e deleganti non presente ieri in assemblea MPS.
Il
sospetto è che anche questo 78% del capitale di MPS sia rappresentato
dallo studio TREVISAN di Milano che , rappresenta in UNICREDIT ed
INTESA , 1991 entità finanziarie straniere , in realtà concentrate in
una decina di hegde fund speculatori stranieri.
Il
sospetto è quindi che il sistema del credito italiano sia caduto in
mano ad una decina di fondi speculatori stranieri che guadagnano sul
crollo della banca , che
a)impediscono
dal 1992, alla , a tutti gli effetti loro controllata Bankitalia Spa ,
di vigilare su comportamenti vessatori subiti dalla clientela italiana
quali anatocismo nei conti correnti , nei mutui e nei leasing, quali
usura , quali truffa su derivati sul tasso con clausola killer banca
vince che tasso cala ,
b)
che costringono l'inconsapevole Governatore di Bankitalia Spa dal 1992 a
variare di suo pungo il tasso al ribasso, così consentendo una
vincita già certa alla stipula sui derivati alle banche d'affari di
cui detti hedge fund sono azionisti piazzati al tesoro dello Stato, a
900 enti locali italiani ed 100 mila imprese pubbliche e private,
provocando 500 miliardi di euro di perdite dal 1992 già addebitate sui
loro conti correnti. .
MPS
dal 2007 sembra quindi essere stata scelta dagli hedge fund come banca
dove buttare, tramite acquisizioni bancarie , le sofferenze bancarie
accumulatasi in altre banche. Essendo banca non strategica per il
controllo di bankitalia spa potrebbe pertanto oggi anche essere
dichiarata fallita per poi essere comprata a meno di un euro per azione
dagli stessi hedge fund dal fallimento, azzerando in un colpo 25 mila
dipendenti . Gli hedge fund potrebbero addirittura comprare a prezzi
stracciati la good bank di MPS costituita il giorno prima del
fallimento a Londra , come fecero con Lehman brothers domenica 15
Settembre 2008.
I
precedenti aumenti di capitale di MPS sono stati azzerati anche da
scellerati dividendi che i probabili azionisti occulti di MPS, hanno
voluto comunque corrispondersi malgrado vi fosse un livello di crediti
in sofferenza tali (ereditati da antoveneta ) che se svalutati
adeguatamente e non tenuti al valore nominale , non avrebbe consentito
la distribuzione di alcun dividendo.
Dal
1992 questa decina di hedge fund ha stravolto la contabilità
bancaria in italia facendo in sostanza redigere i bilanci al
contrario : prima vengono decisi ex -ante i miliardari dividendi che
tali hegde fund azionisti occulti al 80% delle suddette banche si
vogliono corrispondere, poi vengono redatti i bilanci e deciso il
livello di quanti crediti concedere alla clientela per ottenere tale
livello di dividendi, cosi spingendo i funzionari bancari a concedere
prestiti comunque ed a chiunque pur di rispettare il budget di
dividendo.
Le
banche commerciali dal 1992 in Italia guadagnano il 100% dell'importo
delle rate dei prestiti e guadagnano dal rientro di fidi
auto-liquidanti (fido sbf e fido anticipo fatture ) creati con un clic,
ma ampliati a dismisura dal 1992 con lo sconto della stessa fattura in
piu istituti . La stessa fattura pur presentata più volte allo sconto ,
viene pagata una sola volta ovviamente dal cliente Quando gli hedge
fund azionisti occulti decidono di tramutare questi fidi autoliquidanti
creati con un clic in beni del cliente , semplicemente non rinnovano lo
sconto di fatture , facendole ritornare insoluti .Ma le garanzie poste a
collaterale dei fidi auto liquidanti sono nulle o quasi , in quanto
appunto dovrebbero essere auto-liquidanti , ossia dovrebbero
auto-estinguersi col pagamento della fattura da parte del cliente . i
crediti sono pertanto irrecuperabili , non valgono il 10% del loro
valore nominale. gli hedge fund lo sanno, ma hanno continuato a farsi
corrispondere miliardari dividendi decisi ex ante.
In
un corretta contabilità, i dividendi dovrebbe invece scaturire dalla
differenza tra ricavi realizzati e costi sostenuti . Non invece decisi
ex ante.
Viene
chiesto al dr Tononi che sia esibito il libro gironale di MPS che
potrebbe dimostrare che anche MPS abbia illegittimamente creato con un
clic anche l'importo dei mutui ipotecari ed abbia fatto la scrittura di
partita doppia in pari data e di pari importo ad ogni mutuo concesso
"crediti alla clientela a debiti della clientela" , cosi facendo
confluire le quote capitali via via pagate dai mutuatari , negli hedge
fund azionisti occulti della banca che poi le usano, entrando ed uscendo
dal capitale della banca, per far cadere la quotazione della banca
stessa .
Questa decina di hedge fund dal 2007 ad oggi ha
infatti incassato per ogni azione MPS , con continue vendite allo
scoperto, circa 87 euro per azione.
Il milione di piccoli
azionisti ed obbligazionisti , in gran parte famiglie ed imprese
italiane ,anche indebitatati per sottoscriverle, ha perso circa 87 euro
per azione, ossia ha perso tutto il capitale . Anche assicurazione
Generali che aveva sottoscritto numero 400 milioni di obbligazioni MPS,
ieri convertite in azioni che valgono 0,21 centesimi , perderà tutto il
capitale investito, mettendo a rischio il sistema assicurativo italiano
.
Per questo la borsa è esattamente un gioco a
somma zero: il guadagno dell'hedge fund corrisponde esattamente alla
perdita che l'hedge fund riesce a provocare ad un altro soggetto od ad
una platea di molti altri soggetti . Cosi ovviamente l'economia non
cresce .
Per questo gli Stati Uniti ed il Regno Unito hanno
inibito totalmente dal 2008 l'azione degli hedge fund (reintroducendo la
separazione tra banche di prestito e banche speculative, impedendo con
la regola del TICK UP le vendite allo scoperto su titoli di società
quotate statunitensi e britanniche, nazionalizzando le compagnie
assicurative e le principali banche USA e del regno unito ) e le loro
economie dal 2008 hanno ripreso a crescere.
Il dr Tononi HA CONCESSO LA VISIONE del LIBRO GIORNALE di MPS.
Assicurazioni
Generali sta conseguendo dividendi cosi elevati in quanto dal 2009 le
hanno fatto sottoscrivere miliardi di euro di CDS , ossia al prossimo
imminente crollo della Borsa di Milano quando verrà scoperto che nei
fondi di categoria dove i dipendenti italiani hanno investito il proprio
TFR, ci ha messo miliardi di euro di mutui non pagati dagli
statunitensi e dai britannici nel periodo 1998-2008 impacchettati in CDO
ossia in prodotti ad alto rendimento ma con sottostante marcio e
pertanto i dipendenti pubblici e privati italiani potrebbero perdere il
proprio TFR, interverrà Ass. Generali , avendo essa sottoscritto CDS
con cui garantisce i CDO.
Assicurazioni
Generali non può fallire in quanto assicurazione. Pagherà allora lo
Stato Italiano , ossia i cittadini italiani e la vessazione finanziaria
perpetrata da questa decina di hedge fund speculatori stranieri che
dominano l'Italia dal 1992, continua .
Dal 1992,
Italiani= carne da macello.
STATO
ITALIANO= pattumiera della finanza speculatrice internazionale , dove
ossia può essere distribuito dal 1992 qualsiasi genere di schifezza
finanziaria (prestiti non pagati cartolarizzati , derivati sul tasso con
clausola killer banca vince se tasso cala in uno scenario pre-ordinato
di tasso al ribasso pre-ordinato inconsapevolmente dallo stesso
Governatore della controllata Bankitalia Spa che ha sempre variato di
suo pugno il tasso al ribasso dal 1992 portandolo dal 15% ad oggi che è
lo 0,05%; obbligazioni emesse da società inesistenti o già fallite o
convertite in azioni di banche la cui quotazione è crollata da 87 euro
a 21 centesimi di euro ) su cui Bankitalia spa e CONSOB , non possono
vigilare in quanto controllate, rispettivamente , indirettamente o
direttamente dagli stessi hedge fund che hanno confezionano le schifezze
ed in quanto nel loro Statuto hanno limitati o nulli poteri ispettivi.
Si
scopre dall'assemblea di MPS di ieri che Bankitalia spa non avesse
fatto la due dilegence su Antoveneta prima che MPS l'acquistasse , ossia
Bankitalia Spa non aveva controllato quanti crediti in sofferenza
avesse già Antoveneta , oltre il 60%.
MPS scelta dal 2007 come pattumiera della finanza speculatrice internazionale.
La
finanza speculatrice internazionale ha sempre bisogno di pattumiere
dove scaricare le schifezze finanziarie che crea e che l'arricchisce in
modo spropositato a danno di molti
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