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martedì 14 febbraio 2017
domenica 12 febbraio 2017
I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi
I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi di chi non ha restituito i soldi
di redazione -
La Commissione Finanze del Senato, su richiesta di governo e Pd, ha deciso di non rendere pubblici i nomi di chi ha avuto milioni di euro in prestito dalle Banche e non li ha restituiti. In attesa che qualcuno chiarisca il telegiornale di La7 ha rilanciato, rivelando una lista di 50 nomi che non avrebbero saldato i loro debiti con Banca Marche: l’elenco contiene nomi e aziende insolventi per cifre che vanno da un massimo di 126 milioni a gli 11 milioni di Società sportiva romana, quella di Diego Anemone.
L’impresa più esposta, secondo quanto si legge nei documenti pubblicati dal telegiornale di Mentana, è Fortezza srl, la società del gruppo Lanari. Una vicenda, questa, che si intreccia ovviamente con le note vicende dell’istituto di credito marchigiano da tempo molto esposto con le società legate all’imprenditore anconetano. Scorrendo l’elenco, si nota anche la presenza di la Novafin Spa, da poco dopo fallita, appartenente a Vincenzo Angelini, il “re delle cliniche” abruzzesi, il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. Interessante anche il riferimento alla società Capo Caccia resort srl, per il quale è in corso un processo nel tribunale di Sassari per il reato di bancarotta in concorso. Somme importanti anche quelle attribuite al Gruppo Santarelli (110 milioni di euro), ai Minardi (130), ai Ciccolella (80), la famiglia pugliese che con i suoi vivai ha subito lo scorso anno un crac finanziario, Vittorio Casale (70) e Davide De Gennaro (70).
I primi 17 insolventi di Banca Marche:
Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo – aveva scritto – nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell’Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 – in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati – ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”.
Altri dieci inadempienti:
Uno schiaffo, per l’ex rottamatore Matteo Renzi, i vertici del Pd, inclusi Gentiloni e i ministri hanno deciso che gli italiani devono pagare il crac di Monte Paschi di Siena e delle altre banche, ma senza sapere, senza aver il diritto di conoscere, i nomi dei debitori responsabili del buco. Fra le tante dichiarazioni rilasciate in queste ultime ore dai politici sull’amara vicenda delle Banche, qualcosa in più parrebbero contenere le uscite di Roberto Calderoli, in genere ben informato sui movimenti dei maneggioni di professione.
Un altro gruppo:
La bocciatura, ha detto l’ex ministro per la Semplificazione Normativa nel governo Berlusconi IV, è avvenuta in commissione Finanze al Senato, “con il mio emendamento al decreto ‘salva-risparmio’ – prosegue – chiedevo di derogare eccezionalmente alla legge 196/2003 sulla privacy ‘nei casi di ricapitalizzazione mediante intervento statale di qualsiasi istituto di credito operante sul territorio nazionale’ e di obbligare la Banca d’Italia e la Presidenza del Consiglio a pubblicare, sui propri siti istituzionali, ‘l’elenco dei debitori insolventi per i crediti concessi dai medesimi istituti‘ e di indicare ‘i nominativi delle persone fisiche e giuridiche insolventi per debiti superiori a 1 milione di euro’ e di indicare ‘i nominativi dei partiti politici e delle fondazioni e associazioni loro collegate, insolventi per debiti di qualsiasi importo”. Insomma, non c’è bisogno di fare particolari collegamenti, per Calderoli, fra gli insolventi potrebbero esserci anche partiti politici e movimenti a loro collegati. E che per questo si tenta di zittire la stampa. Dal cilindro delle banche potrebbe venire fuori qualcos’altro di inatteso.
Derivati segreti: una operazione completamente cannata...
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Pubblichiamo per la prima volta i contratti con la banca americana Morgan Stanley che nel 2013 ci sono costati più di tre miliardi di euro. Sull'Espresso in edicola domenica 12 l'inchiesta integrale
di Luca Piana
sabato 11 febbraio 2017
venerdì 10 febbraio 2017
giovedì 9 febbraio 2017
11 febbraio: Conferenza a Carpi (MO) di Moneta Nostra
Sabato 11 febbraio alle 15, in via Terrazzieri 2. a Carpi (MO), si terrà una conferenza dedicata al progetto Moneta Nostra, Saranno presenti avvocati e vittime delle banche.
Relatori: Avv. Marco Della Luna (Centro Studi Monetari) e Marco Saba (presidente IASSEM)
Relatori: Avv. Marco Della Luna (Centro Studi Monetari) e Marco Saba (presidente IASSEM)
La risposta della Banca d'Italia all'On. Villarosa (M5S)
L’On.Villarosa
sembra riferirsi a un intervento del deputato avv. Patrick Dimier al Grand Conseil del Cantone di Ginevra, nel quale propone di tassare la
creazione di moneta da parte del sistema bancario. Il deputato
rammenta che la creazione di moneta non è solo quella della banca
centrale, ma avviene a opera di tutte le banche mediante la moneta
scritturale e si chiede perché, a differenza del signoraggio, su
tale creazione di moneta non sia applicato alcun prelievo a favore
delle finanze pubbliche. Una tale tassazione, sostiene, potrebbe dare
un gettito consistente; egli calcola che, se la Banque Cantonale de
Genève fosse tassata sui 2.700 miliardi di Franchi svizzeri di
moneta scritturale creata nel 2015, vi sarebbe un incasso tributario
di 475 milioni di Franchi svizzeri.
Il punto è che le
banche già sono sottoposte ovunque a una tassazione dei guadagni che
esse traggono dal fornire mezzi di pagamento, insieme a quelli che
ricavano dalle altre attività. Circa la possibile introduzione di
una nuova imposta sulla creazione di depositi (che rappresentano la
quasi totalità del denaro bancario), è probabile che i maggiori
costi determinati dall’imposta, pur se formalmente in capo al
sistema bancario, sarebbero comunque traslati sui clienti delle
banche, per esempio sui costi di apertura di conto corrente. La
traslazione dell’importo potrebbe non essere piena in funzione, per
esempio, del grado di concorrenzialità del mercato del settore
bancario e di caratteristiche della domanda di depositi; tuttavia, in
ultima analisi, sarebbe la collettività a contribuire al pagamento
di parte, o dell’intero ammontare, dell’imposta.
Si ha ben presente
che in un’economia basata sul sistema di riserva frazionario
coesistono la moneta creata dalla banca centrale, moneta fiat, e gli
strumenti monetari creati dal sistema bancario, denominati anche
moneta bancaria e costituiti in larga parte dai conti di deposito. La
banca centrale controlla direttamente la creazione di moneta fiat
e, attraverso strumenti quali i tassi ufficiali e l’obbligo di
riserva, influenza indirettamente anche la creazione di strumenti
monetari da parte del sistema bancario, Nell’area dell’euro la
moneta fiat, banconote e monete in circolazione più riserve
di banca centrale, costituisce il 15,8% della massa monetaria,
considerata nella sua accezione che comprende strumenti più simili
alla moneta, M1, cioè la somma di circolante e depositi in conto
corrente (dati aggiornati a novembre 2016).
Per maggiori
dettagli si veda il Supplemento al Bollettino statistico pubblicato
dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche”
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf
in particolare Tavola 1.2.a.
giovedì 2 febbraio 2017
Napolitano intercettato al telefono col banchiere inquisito
Le trame di Re Giorgio intercettato al telefono col banchiere inquisito
Ubi Banca, scoop di Panorama: Napolitano garantì a Bazoli: ti farò incontrare Mattarella
Ubi Banca, scoop di Panorama: Napolitano garantì a Bazoli: ti farò incontrare Mattarella
Luca Fazzo
- Gio, 02/02/2017 - 08:07
Se
qualcuno ancora pensava che Giorgio Napolitano fosse stato arbitro e
garante imparziale della vita democratica del paese, la smentita -
persino brutale nella sua chiarezza - arriva da una raffica di
intercettazioni della Guardia di finanza.
La voce di Napolitano è nei file audio, le sue
parole trascritte nei brogliacci. E questa volta non potranno venire
distrutte o cancellate, come Napolitano pretese e ottenne quando a
intercettarlo furono i pm palermitani dell'inchiesta sulla trattativa
tra Stato e mafia.
Nessuna immunità, stavolta: uno scoop di Panorama rende di pubblico dominio quanto senza clamori era stato depositato agli atti di una inchiesta. E che inchiesta: l'indagine della Procura di Bergamo sui trucchi e le bugie che Giovanni Bazoli, il più importante banchiere italiano, presidente emerito di Banca Intesa, avrebbe messo in atto per indirizzare a suo piacimento la vita di Ubi Banca, il gruppo bancario nato dagli accordi tra finanza bresciana e bergamasca. Di queste manovre si è parlato ampiamente nel novembre scorso, quando i pm bergamaschi hanno comunicato a Bazoli e altri 38 indagati la chiusura delle indagini per ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e illecita influenza sull'assemblea.
Ora Panorama scopre che Bazoli è stato intercettato a lungo dalla Guardia di finanza, e che quelle telefonate raccontano di una rete impressionante di rapporti politici e istituzionali gestiti dal grande banchiere cattolico: Bazoli parla con gli uomini di Enrico Letta e con quelli di Renzi, con direttori di giornali e con ministri, determina o ostacola a suo piacimento nomine e scelte cruciali del governo. In questo instancabile (a dispetto degli 84 anni suonati) attivismo, Bazoli ha un punto di riferimento costante: Giorgio Napolitano.
L'intercettazione Bazoli-Napolitano depositata agli atti porta la data del 19 marzo 2015, quando l'ex leader della destra Pci ha lasciato il Quirinale da poco più di un mese. Ma il rapporto tra i due, tra il vecchio comunista e il banchiere cattolico, è di ben più antica data. Secondo quanto risulta al Giornale, telefonate tra Bazoli e Napolitano sono state intercettate anche mentre il secondo era Presidente della Repubblica, ma non sono state registrate in ossequio alle prerogative della massima carica dello Stato. Poi il 3 febbraio Sergio Mattarella entra al Quirinale, e da quel momento le chiacchiere di Napolitano non sono più inviolabili.
Ed ecco, il brogliaccio delle «fiamme gialle», che racconta come Napolitano si adoperi per creare un asse anche tra Bazoli e il suo successore, Mattarella. «Napolitano specifica di avere fatto riferimento (parlando con Mattarella) anche al dialogo di questi anni tra loro, e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto, schietto, informativo e di consiglio. Bazoli dice che lo cercherà per canali ufficiali nei prossimi giorni, Napolitano dice speriamo bene anche perché ha sentito fare un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum della 7». È un chiaro riferimento a Urbano Cairo, che punta in quei giorni a conquistare il Corriere della Sera, di cui la banca di Bazoli è azionista: la scalata riuscirà, nonostante l'opposizione di Napolitano, ma intanto Bazoli ha ottenuto che Napolitano gli aprisse un canale anche con il suo successore: il 27 marzo Bazoli, che in quel momento è già indagato, viene accolto da Mattarella al Quirinale con tutti gli onori.
Nessuna immunità, stavolta: uno scoop di Panorama rende di pubblico dominio quanto senza clamori era stato depositato agli atti di una inchiesta. E che inchiesta: l'indagine della Procura di Bergamo sui trucchi e le bugie che Giovanni Bazoli, il più importante banchiere italiano, presidente emerito di Banca Intesa, avrebbe messo in atto per indirizzare a suo piacimento la vita di Ubi Banca, il gruppo bancario nato dagli accordi tra finanza bresciana e bergamasca. Di queste manovre si è parlato ampiamente nel novembre scorso, quando i pm bergamaschi hanno comunicato a Bazoli e altri 38 indagati la chiusura delle indagini per ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e illecita influenza sull'assemblea.
Ora Panorama scopre che Bazoli è stato intercettato a lungo dalla Guardia di finanza, e che quelle telefonate raccontano di una rete impressionante di rapporti politici e istituzionali gestiti dal grande banchiere cattolico: Bazoli parla con gli uomini di Enrico Letta e con quelli di Renzi, con direttori di giornali e con ministri, determina o ostacola a suo piacimento nomine e scelte cruciali del governo. In questo instancabile (a dispetto degli 84 anni suonati) attivismo, Bazoli ha un punto di riferimento costante: Giorgio Napolitano.
L'intercettazione Bazoli-Napolitano depositata agli atti porta la data del 19 marzo 2015, quando l'ex leader della destra Pci ha lasciato il Quirinale da poco più di un mese. Ma il rapporto tra i due, tra il vecchio comunista e il banchiere cattolico, è di ben più antica data. Secondo quanto risulta al Giornale, telefonate tra Bazoli e Napolitano sono state intercettate anche mentre il secondo era Presidente della Repubblica, ma non sono state registrate in ossequio alle prerogative della massima carica dello Stato. Poi il 3 febbraio Sergio Mattarella entra al Quirinale, e da quel momento le chiacchiere di Napolitano non sono più inviolabili.
Ed ecco, il brogliaccio delle «fiamme gialle», che racconta come Napolitano si adoperi per creare un asse anche tra Bazoli e il suo successore, Mattarella. «Napolitano specifica di avere fatto riferimento (parlando con Mattarella) anche al dialogo di questi anni tra loro, e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto, schietto, informativo e di consiglio. Bazoli dice che lo cercherà per canali ufficiali nei prossimi giorni, Napolitano dice speriamo bene anche perché ha sentito fare un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum della 7». È un chiaro riferimento a Urbano Cairo, che punta in quei giorni a conquistare il Corriere della Sera, di cui la banca di Bazoli è azionista: la scalata riuscirà, nonostante l'opposizione di Napolitano, ma intanto Bazoli ha ottenuto che Napolitano gli aprisse un canale anche con il suo successore: il 27 marzo Bazoli, che in quel momento è già indagato, viene accolto da Mattarella al Quirinale con tutti gli onori.
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Si tratta di quattro famiglie di derivati molto complessi, che l'istituto ebbe la facoltà di terminare in largo anticipo rispetto alla data di scadenza prevista, per effetto di una discussa clausola di chiusura anticipata prevista in un vecchio accordo del 1994, mai esercitata in precedenza.
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