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giovedì 23 febbraio 2017
mercoledì 22 febbraio 2017
Carige chiede i danni a Berneschi, Castelbarco e Montani
Carige chiede i danni a Berneschi, Castelbarco e Montani
All'assemblea del 28 marzo il voto sull'azione di responsabilità verso gli ex amministratori
Truffa Carige, condannato Berneschi 8 anni e due mesi
La truffa delle assicurazioni
22 febbraio 2017
Truffa Carige, condannato Berneschi
8 anni e due mesi all’ex presidente
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2017/02/22/AS13zVMG-sentenza_berneschi_carige.shtml
Marco Grasso e Matteo Indice (Videoservizio Alberto Maria Vedova)
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Processo Carige, 8 anni per Berneschi: «Ci mancava l’ergastolo»
«Ci mancava mi dessero l’ergastolo e la fucilazione» è stata la prima reazione a caldo dell’ex vertice Carige, dopo la lettura del dispositivo della sentenzaApprofondimenti
Ferdinando Menconi (ex capo delle assicurazioni Carige) 7 anni
Sandro Maria Calloni, faccendiere, 9 anni e 2 mesi
Ernesto Cavallini, immobiliarista, 8 anni e 6 mesi (con libertà vigilata)
Andrea Vallebuona, commercialista, 5 anni e 8 mesi
Alfredo Averna, commercialista, 1 anno e 2 mesi
Piermaurizio Priori, commercialista, 1 anno e 1 mese
Ippolito Giorgi di Vistarino, avvocato, 1 anno e 2 mesi
La tesi dell’accusa
Ricordiamo: secondo la Procura, che li accusa di associazione a delinquere, truffa e riciclaggio, Berneschi e l’ex capo delle assicurazioni Ferdinando Menconi facevano comprare a cifre spropositate quote e società dall’immobiliarista Ernesto Cavallini, di cui erano in realtà complici. Poi si spartivano la plusvalenza e la reinvestivano in Svizzera attraverso varie aziende-schermo, create con la regia del commercialista Andrea Vallebuona, la collaborazione del mediatore svizzero Davide Enderlin - processato a Milano - e di prestanome, fra i quali Francesca Amisano (nuora di Berneschi) e il faccendiere Sandro Maria Calloni.
Carige, comincia il processo per Berneschi (Foto)
Contestazioni minori erano invece mosse ai commercialisti Piermaurizio Priori e Alfredo Averna, e all’avvocato Ippolito Giorgi di Vistarino (chiesto un anno di condanna per ciascuno): rispondono di falso, avendo agli occhi di chi indaga retrodatato il verbale di un’assemblea societaria.
Francesca Amisano, nuora di Berneschi, aveva patteggiato la pena a 2 anni e 3 mesi oltre alla confisca di beni per un totale di 1,3 milioni di euro.
La Procura ha infine ottenuto la confisca di 26 milioni di euro per Berneschi e Calloni, 30 milioni ciascuno per Menconi e Cavallini, 5 milioni per Vallebuona, un milione ciascuno per Priori, Averna e Giorgi di Vistarino.
I legali di Berneschi: «Stupiti da questa pronuncia»
«Siamo molto stupiti di questa pronuncia. Nessuno dei difensori, e credo nemmeno il pubblico ministero, si aspettava una sentenza così particolare. Comunque le sentenze non si commentano, si criticano solo in atto d’appello». Lo ha detto l’avvocato Maurizio Anglesio, difensore dell’ex presidente Carige Giovanni Berneschi, lasciando il palazzo di giustizia genovese dove il tribunale ha condannato il suo assistito a 8 anni e due mesi di reclusione per la maxitruffa ai danni del ramo assicurativo dell’istituto bancario. «Aspettiamo le motivazioni per capire come abbiano potuto pervenire a un simile risultato» ha detto Anglesio a chi gli chiedeva una considerazione sull’aumento di due anni e due mesi rispetto alla pena chiesta dal pm Franz. Poi ha ribadito: «questa sentenza richiederà un approfondimento in appello».
Il procuratore capo Cozzi: «Orgogliosi del lavoro fatto»
«È stato un grosso processo, un peso notevole del nostro ufficio che è stato portato a compimento e ne sono molto orgoglioso». Così il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, dopo la lettura della sentenza del processo sulla presunta truffa ai danni di Carige Vita Nuova, il ramo assicurativo dell’istituto di credito che ha visto oggi la condanna dell’ex presidente Berneschi e di altri 7 imputati. In alcuni casi le condanne hanno superato le richieste del pm, come nel caso dello stesso Berneschi, per cui l’accusa aveva chiesto 6 anni, mentre la condanna è stata di 8 anni e 2 mesi. «L’importante è che ci sia stata la conferma dell’impostazione dell’accusa, che siano state riconosciute completamente le ipotesi di reato contestate e anche dal punto di vista patrimoniale siano state accolte integralmente le richieste della Procura» dice Cozzi. «Per quanto riguarda l’entità della pena - aggiunge - è una valutazione che deve fare il giudice e quindi c’è stato in alcuni casi una coincidenza e, in alcuni casi, una pena ancora più grave. Significa che il tribunale di Genova ha perfettamente interpretato la questione», conclude il procuratore.
Banca d'Italia: il DG Rossi si contraddice in diretta su LA7
Banca d'Italia: il DG Rossi si contraddice in diretta su LA7
Dimartedì (LA7) 21 Febbraio 2017
Collegamento
all’inizio dell’intervento video che è trascritto sotto:
Giovanni Floris, il
conduttore: “Allora, una opportunità rarissima, intervistare il
direttore generale della Banca d’Italia. Buonasera, benvenuto,.
Grazie di essere con noi a Salvatore Rossi. Allora, è appena uscito
il suo libro scritto con Anna Giunta “Che cosa fare per l’Italia”,
edito da Laterza I proventi vanno a “Save the children”, quindi
siamo particolarmente contenti di farvelo conoscere. Che cosa sa fare
l’Italia. Allora, abbiamo avuto una serata complessa, la politica
che mostra di essere in difficoltà in molti casi, le soluzioni anche
molto radicali io non le chiederò naturalmente posizioni politiche
ma le chiederò innanzitutto a cosa serve bankitalia, così ci
chiariamo le idee.”
Salvatore Rossi,
direttore generale di Banca d’Italia: “Allora, facciamo il gioco
contrario, Supponiamo di avere una bacchetta magica e di far sparire
la Banca d’Italia, puff, in un secondo. Che succede ?”
GF: “ Che succede”
SR:”Succedono
tante cose ma ne dico una sola. Non possiamo pagare più nulla in
nessun modo: banconote di carta, assegni, carte di credito, bancomat,
tutto sparito”
GF:”Perché
gestite tutto voi”
SR: “Perché,
diciamo, noi camminiamo su un pavimento e non ci accorgiamo di nulla,
ma sotto quel pavimento c’è un intrico di cavi che è la
piattaforma tecnologica che consente tutti quei pagamenti, che
consente agli assegni di circolare, ai bonifici di muoversi da una
banca all’altra e quella piattaforma tecnologica è gestita dalla
Banca d’Italia, è gestita da tutte le banche centrali per tutti i
paesi avanzati del mondo con una aggiunta che in Europa l’intera
piattaforma europea è gestita da bankitalia e da Bundesbank, che è
la banca centrale tedesca insieme. Questo tanto per fare un
esempio...”
GF: “Quindi
funzionali siete funzionali. Allora mi dica un’altra cosa
importante però, di chi siete ? Siete degli italiani, di alcune
banche, di chi siete”
SR: “Siamo degli
italiani, non c’è dubbio su questo. Nel senso che siamo un ente
pubblico. Poi, il nostro capitale, per ragioni storiche
fondamentalmente ma come accade ad altre banche centrali nel mondo, a
quella americana, a quella giapponese, il nostro capitale è diviso
in quote che sono nelle mani di soggetti privati finanziari: banche,
assicurazioni che assolutamente non decidono chi è il direttore
generale, il governatore. Lo decide il presidente della Repubblica
sentito il governo.”
GF: “Quindi una
cosa è la proprietà e una cosa è la corporate, una cosa è chi la
gestisce, Allora, è una leggenda tutto quello che abbiamo detto.
Cosa significa per l'Italia l'uscita dall'euro e cosa comporterebbe
l'uscita dall'euro ?”
SR: “Guardi qui
possiamo fare ragionamenti molto sofisticati da economisti. Ma io ne
faccio uno molto semplice: terra terra, di nuovo, i pagamenti.
Allora, abbiam detto prima che i pagamenti sono una cosa molto
complicata in un paese avanzato, Si decide di cambiare segno
monetario, quindi di passare dall'euro a una lira nuova. Si fa
istantaneamente ? No, ci vogliono mesi e mesi per adattare questa
piattaforma tecnologica complicatissima al cambio di segno monetario.
In quei mesi che succede. In quei mesi i cittadini che fanno. I
cittadini sanno per certo che i loro risparmi che sono denominati in
euro, poi saranno convertiti in lire nuove, facciamo il caso. Queste
lire nuove saranno ovviamente svalutate perchè l'Italia è un paese
svalutazionista, di tradizioni e storie inflazionistiche. Quindi è
chiaro che la...”
GF: “Cioè perde
necessariamente valore... che vuol dire storicamente Potrebbe essere
una novità, invece: arriva la lira ed è più forte dell'euro.”
SR: “No, perché
sono i mercati che lo decidono il valore delle monete, ovviamente.”
GF: “Quindi se tu
te ne stai andando, ovviamente… Allora uno dice: arriverà la nuova
moneta che varrà meno di quella che io ho in banca, Lei dice, uno
corre in banca e se la prende.”
SR: “Magari fosse
così semplice. In realtà così semplice non è. Perché... se la
prende per farne che...Per portarla dove, per fare che cosa ? Lo
abbiamo visto quasi succedere in Grecia. L'economia greca si è quasi
fermata perché hanno chiuso le banche, hanno chiuso i bancomat. “
GF: “Quindi cosa
succederebbe ai mutui che dobbiamo ancora pagare. Io ho preso una
casa la sto pagando con un mutuo in euro, compare la lira. Che
succede al mutuo ?”
SR: “Allora, chi
ha un debito è ovviamente favorito se c'è un cambio di segno
monetario e una svalutazione della nuova moneta. Quindi, chi ha un
mutuo paga meno. “
GF: “Perché ho
preso I soldi in euro e li rendo in una valuta che vale meno. “
SR: “La banca no,
ci rimette, ovviamente.”
GF: “I risparmi ?
Ci guadagnano o ci rimettono ?”
SR: “I risparmi,
l'abbiamo detto prima, ci rimettono sempre e in ogni caso, se si
svaluta.”
GF: “Se si svaluta
tu perdi in ogni caso. Allora, mettiamola al contrario, cosa ci
stiamo guadagnando a rimanere nell'euro ?”
SR: “Premesso che
l'Europa vive un momento difficilissimo, che è il più difficile
dalla fine della guerra, fondamentalmente. A partire dal quale è
cominciato un procedimento di integrazione che seppure con alti e
bassi è andato avanti per decenni. Adesso viviamo in un momento
molto difficile. Fare l'euro, cioè fare una moneta comune, senza
avere lo stato unitario ancorché federale fu un gettare il cuore
oltre l'ostacolo. Personalmente, per quel che conta, io ci ho creduto
un sacco. Un sacco di europei ci hanno creduto. Molti non-europei
erano scettici, a cominciare dagli americani. Sta di fatto che questa
idea ha funzionato per più di dieci anni , ha funzionato bene ...”
GF: “Ma ci è
convenuta ?”
SR: “Sì, perché
per esempio i tassi d'interesse in un paese come l'Italia che come
prima dicevo è inflazionistico, sono crollati ai livelli tedeschi.
Questo ha recato, tanto per cominciare, un enorme beneficio al
bilancio pubblico ma anche a chiunque abbia appunto dei debiti.”
GF: “Cioè noi
quando chiedevamo i soldi in prestito pagavamo di meno perché
facevamo parte di una famiglia piuttosto fortunata. Allora, andiamo
ora alle banche, l'avevamo anticipato prima. Tira una brutta aria.
Si metta nei panni di chi ascolta questa intervista. Allora, MPS
salvato, quattro banche salvate. Banche venete forse anche loro da
salvare con i soldi dello stato. Quanto rischiano i risparmi degli
italiani ?”
SR: “I risparmi dei tedeschi hanno rischiato e lo stato tedesco ha
pagato 230 miliardi. 230 miliardi. In Italia si parla di 20 miliardi
che sembra una cifra enorme e che è in realtà, a confronto di
quella spesa in Germania, ma anche in Francia, ma anche in Spagna, ma
anche in Olanda, ma anche in Irlanda, una cifra molto piccola. Detto
questo, per mettere le cose nelle loro proporzioni giuste,
ovviamente, diciamo, chi investe in azioni o in obbligazioni di
qualunque impresa, fosse pure una banca, qualcosa rischia. Se investe
in obbligazioni o azioni di una banca rischia meno che se facesse la
stessa operazione con una impresa qualunque industriale, ma comunque
rischia. Se ha un deposito o un conto corrente, fino a 100.000 euro,
che è una cifra consistente, non rischia niente. “
GF: “Non rischia
nulla. Però ci sono due questioni. La prima, come mai se scoprite
così in ritardo che queste banche non funzionano, là dovete
vigilare voi. E seconda questione come mai tante persone che non
sapevano di rischiare i propri risparmi sono stati convinte dalle
banche a rischiarli ?”
SR: “Giusto.
Giuste domande. Allora, domanda numero uno, Noi ce ne siamo accorti
in tempo, non è vero che ce ne siamo accorti in ritardo. Ce ne
siamo accorti in tempo con i mezzi a nostra disposizione perché
spesso si pensa che la Banca d’Italia, che è l’organo di
vigilanza, sia onnipotente. Così non è, non abbiamo i poteri della
magistratura o della polizia, per fortuna, aggiungo, in un paese
democratico. In nessun paese democratico...
GF: “Certo. Sennò
ne andrebbe della privacy di tutti noi...”
SR: “...sennò
saremmo dittatoriali. Quindi, con i mezzi, con le leggi vigenti, con
i mezzi a nostra disposizione noi abbiamo fatto il possibile. Quando
abbiamo avuto sospetti abbiamo interessato la magistratura in
silenzio. Perché noi siamo tenuti al silenzio e al segreto dalla
legge, la legge votata dal Parlamento.”
GF: “Come mai chi
non sapeva di rischiare ci ha rimesso”
SR: “Questa è
un’altrra questione importante. Su questo un po’ si deve
lavorare, si devono aggiustare un po’ di cose. Intanto sono
cambiate le regole in tutta Europa, quindi questo è il dato di fatto
da cui partire e questo ha spostato un po’ non dico le convenienze
ma diciamo le consapevolezze della gente. Rimane il fatto che se una
banca piazza dei titoli, delle obbligazioni subordinate, come si dice
in gergo, ormai l’abbiamo imparato tutti che vuol dire, subordinate
vuol dire che sono delle quasi azioni. Non sono obbligazioni vere, ma
non sono neanche azioni ma sono una via di mezzo. “
GF: “E qui il
risparmiatore spesso si perde e la banca malevola s’inserisce”
SR: “Allora lì se
la banca dice guarda comprale, perché sono sicure e il risparmiatore
se le compra, qualcuno ha sbagliato. O il risparmiatore, o la banca,
o tutt’e due, forse la banca ha imbrogliato.”
GF: “A chi sta,
alla magistratura o a bankitalia in questo caso stabilire...”
SR: “Sta alla
magistratura. Noi in molti casi abbiamo avvertito la magistratura,
che ha i suoi tempi, ovviamente. In molti casi è intervenuta.”
GR: “Però c’è
la consapevolezza insomma che… le ho da fare solo due domande
perché siamo andati oltre tempo massimo. La prima è vale la pena
salvare le banche ? Cioè quando c’è denaro pubblico che finisce
poi al Monte dei Paschi piuttosto che alle altre banche uno dice ma
perché devo dare soldi a loro che sono ricchi, perché il banchiere
è ricco. Ci spiega qual’è il mistero ?
SR: “Perché si
confondono le banche con I banchieri. Questo è il punto
fondamentale. Allora, le banche sono fatte da che cosa, da chi. Da
chi mette i suoi risparmi in banca e da quelle persone che prendono
soldi in prestito dalla banca che sono famiglie, che sono imprese.
Non dai banchieri che le amministrano e che le gestiscono. Quando una
banca va in crisi, il salvataggio pubblico va al pubblico, al
risparmio, non ai banchieri.”
GF: “che
dovrebbero magari finire in galera ma quello è un altro discorso.
Vale la pena fare la manovra per rispettare le indicazioni europee ?”
SR: “Domanda
difficile, eh eh eh... Domanda molto difficile. Io personalmente
penso che sì, che valga la pena, perché, per una ragione
fondamentale – mi faccia spendere 30 secondi per dire che è vero,
è ben vero che dopo anni e anni di recessione c’è un crollo della
fiducia nei consumatori negli incvestitori quindi tutti I manuali di
economia insegnano che in questi casi è il settore pubblico che deve
compensare e questo giustificava le richieste di flessibilità
all’Europa, alla Commissione Europea etc. però lo sviluppo
economico nel medio lungo termine non si fa col debito pubblico, non
c’è niente da fare la storia ce lo insegna in modo conclamato e
quindi il rigore fiscale quando non – ripeto – non uccide il
paziente, il rigore fiscale è necessario.”
VEDERE ANCHE: Bankitalia: le banche non pagano tasse sulla creazione di denaro dal nulla
domenica 19 febbraio 2017
Le interferenze dei Servizi Segreti nell’inchiesta Mani Pulite
http://www.antoniodipietro.it/2017/02/le-interferenze-dei-servizi-segreti-nellinchiesta-mani-pulite-relazioni-copasir-1995-1996
Sì, sono passati 25 anni dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” e nulla sembra sia cambiato.
Il motivo è molto semplice: le indagini giudiziarie portate avanti da quell’inchiesta sono state fermate anzitempo con metodi illegittimi ed anche illeciti da parte di alcuni appartenenti ai Servizi Segreti su ordine di altre Autorità dello Stato.
A causa di quelle indebite interferenze non è stato possibile scoprire tutto il marciume che aveva invaso le Istituzioni, con il risultato che molti dei personaggi coinvolti sono rimasti ancora al loro posto a spadroneggiare a loro piacimento.
Non lo dico solo io ma ciò – oltre a risultare da diverse sentenze dell’Autorità giudiziaria – è documentato da almeno 2 Relazioni adottate a suo tempo dal COPASIR, ovvero dal Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza dello Stato (organismo composto da Deputati e Senatori ed operante all’interno del Parlamento).
Vale la pena al riguardo rileggere un passo fondamentale di quelle Relazioni che così recita: “…dai dati seppure parziali che il Comitato ha potuto ricostruire, risulta una illegittimità di comportamenti. Le Autorità di Governo ne avevano la percezione? Erano al corrente di quelle note riservate? Non è possibile rispondere con sicurezza. Tuttavia quelle Autorità devono considerarsi politicamente responsabili delle condizioni di illegittimità, di lottizzazione, di inefficienza in cui lavorava allora il SISDE e che le audizioni hanno confermato…”
Purtroppo quell’indagine parlamentare esplorativa, avviata nel 1995, si è bloccata nel 1996 per interruzione della legislatura e poi – inspiegabilmente o troppo spiegabilmente – non è mai stata più ripresa.
Ora, a distanza di 25 anni, sarebbe cosa buona e giusta operare una rivisitazione storica di quegli avvenimenti quanto meno al fine di fornire una corretta informazione all’opinione pubblica.
Mi domando: c’è la volontà politica-istituzionale di farla?
Non lo so ma voglio sperarlo e per questa ragione – nel dichiarare la mia disponibilità a raccontare la mia versione dei fatti – pubblico qui di seguito le due Relazioni del Copasir a cui ho fatto sopra riferimento e precisamente:
1 – Relazione Copasir 26.10.1995 – Sugli atti trasmessi dalla Procura di Milano
2 – Relazione Copasir 05.03.1996 – Sull’acquisizione illegittima di informazioni riservate
Chi ha voglia e tempo, provi a leggerle e poi dica cosa ne pensa!
Antonio Di Pietro
Sì, sono passati 25 anni dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” e nulla sembra sia cambiato.
Il motivo è molto semplice: le indagini giudiziarie portate avanti da quell’inchiesta sono state fermate anzitempo con metodi illegittimi ed anche illeciti da parte di alcuni appartenenti ai Servizi Segreti su ordine di altre Autorità dello Stato.
A causa di quelle indebite interferenze non è stato possibile scoprire tutto il marciume che aveva invaso le Istituzioni, con il risultato che molti dei personaggi coinvolti sono rimasti ancora al loro posto a spadroneggiare a loro piacimento.
Non lo dico solo io ma ciò – oltre a risultare da diverse sentenze dell’Autorità giudiziaria – è documentato da almeno 2 Relazioni adottate a suo tempo dal COPASIR, ovvero dal Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza dello Stato (organismo composto da Deputati e Senatori ed operante all’interno del Parlamento).
Vale la pena al riguardo rileggere un passo fondamentale di quelle Relazioni che così recita: “…dai dati seppure parziali che il Comitato ha potuto ricostruire, risulta una illegittimità di comportamenti. Le Autorità di Governo ne avevano la percezione? Erano al corrente di quelle note riservate? Non è possibile rispondere con sicurezza. Tuttavia quelle Autorità devono considerarsi politicamente responsabili delle condizioni di illegittimità, di lottizzazione, di inefficienza in cui lavorava allora il SISDE e che le audizioni hanno confermato…”
Purtroppo quell’indagine parlamentare esplorativa, avviata nel 1995, si è bloccata nel 1996 per interruzione della legislatura e poi – inspiegabilmente o troppo spiegabilmente – non è mai stata più ripresa.
Ora, a distanza di 25 anni, sarebbe cosa buona e giusta operare una rivisitazione storica di quegli avvenimenti quanto meno al fine di fornire una corretta informazione all’opinione pubblica.
Mi domando: c’è la volontà politica-istituzionale di farla?
Non lo so ma voglio sperarlo e per questa ragione – nel dichiarare la mia disponibilità a raccontare la mia versione dei fatti – pubblico qui di seguito le due Relazioni del Copasir a cui ho fatto sopra riferimento e precisamente:
1 – Relazione Copasir 26.10.1995 – Sugli atti trasmessi dalla Procura di Milano
2 – Relazione Copasir 05.03.1996 – Sull’acquisizione illegittima di informazioni riservate
Chi ha voglia e tempo, provi a leggerle e poi dica cosa ne pensa!
Antonio Di Pietro
martedì 14 febbraio 2017
domenica 12 febbraio 2017
I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi
I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi di chi non ha restituito i soldi
di redazione -
La Commissione Finanze del Senato, su richiesta di governo e Pd, ha deciso di non rendere pubblici i nomi di chi ha avuto milioni di euro in prestito dalle Banche e non li ha restituiti. In attesa che qualcuno chiarisca il telegiornale di La7 ha rilanciato, rivelando una lista di 50 nomi che non avrebbero saldato i loro debiti con Banca Marche: l’elenco contiene nomi e aziende insolventi per cifre che vanno da un massimo di 126 milioni a gli 11 milioni di Società sportiva romana, quella di Diego Anemone.
L’impresa più esposta, secondo quanto si legge nei documenti pubblicati dal telegiornale di Mentana, è Fortezza srl, la società del gruppo Lanari. Una vicenda, questa, che si intreccia ovviamente con le note vicende dell’istituto di credito marchigiano da tempo molto esposto con le società legate all’imprenditore anconetano. Scorrendo l’elenco, si nota anche la presenza di la Novafin Spa, da poco dopo fallita, appartenente a Vincenzo Angelini, il “re delle cliniche” abruzzesi, il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. Interessante anche il riferimento alla società Capo Caccia resort srl, per il quale è in corso un processo nel tribunale di Sassari per il reato di bancarotta in concorso. Somme importanti anche quelle attribuite al Gruppo Santarelli (110 milioni di euro), ai Minardi (130), ai Ciccolella (80), la famiglia pugliese che con i suoi vivai ha subito lo scorso anno un crac finanziario, Vittorio Casale (70) e Davide De Gennaro (70).
I primi 17 insolventi di Banca Marche:
Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo – aveva scritto – nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell’Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 – in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati – ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”.
Altri dieci inadempienti:
Uno schiaffo, per l’ex rottamatore Matteo Renzi, i vertici del Pd, inclusi Gentiloni e i ministri hanno deciso che gli italiani devono pagare il crac di Monte Paschi di Siena e delle altre banche, ma senza sapere, senza aver il diritto di conoscere, i nomi dei debitori responsabili del buco. Fra le tante dichiarazioni rilasciate in queste ultime ore dai politici sull’amara vicenda delle Banche, qualcosa in più parrebbero contenere le uscite di Roberto Calderoli, in genere ben informato sui movimenti dei maneggioni di professione.
Un altro gruppo:
La bocciatura, ha detto l’ex ministro per la Semplificazione Normativa nel governo Berlusconi IV, è avvenuta in commissione Finanze al Senato, “con il mio emendamento al decreto ‘salva-risparmio’ – prosegue – chiedevo di derogare eccezionalmente alla legge 196/2003 sulla privacy ‘nei casi di ricapitalizzazione mediante intervento statale di qualsiasi istituto di credito operante sul territorio nazionale’ e di obbligare la Banca d’Italia e la Presidenza del Consiglio a pubblicare, sui propri siti istituzionali, ‘l’elenco dei debitori insolventi per i crediti concessi dai medesimi istituti‘ e di indicare ‘i nominativi delle persone fisiche e giuridiche insolventi per debiti superiori a 1 milione di euro’ e di indicare ‘i nominativi dei partiti politici e delle fondazioni e associazioni loro collegate, insolventi per debiti di qualsiasi importo”. Insomma, non c’è bisogno di fare particolari collegamenti, per Calderoli, fra gli insolventi potrebbero esserci anche partiti politici e movimenti a loro collegati. E che per questo si tenta di zittire la stampa. Dal cilindro delle banche potrebbe venire fuori qualcos’altro di inatteso.
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