martedì 4 aprile 2017

BANDA D’ITALIA / TUTTI GLI ERRORI, ORRORI & OMISSIONI

BANDA D’ITALIA / TUTTI GLI ERRORI, ORRORI & OMISSIONI. E ORA ANCHE LO SCANDALO DELLA “SUA” CASSA

3 aprile 2017 autore: Andrea Cinquegrani mont bankitalia visco
Mentre cominciano a venire finalmente a galla – con anni di ritardo – errori, orrori & omissioni degli organismi di vigilanza, in prima fila Bankitalia e Consob, spettatori e a volte complici di crac e disastri bancari, ecco che lorsignori si danno alla pazza gioia, come se nulla fosse. E’ del giorno di San Valentino, il 14 febbraio, l’inaugurazione di un nuovo portale che consentirà a tutti i cittadini di entrare tra le bellezze di Bankitalia, di conoscere finalmente tutto quel ben di Dio custodito a palazzo Koch. Per la serie: il popolo bue che abbiamo fregato centomila volte, quei risparmiatori frodati e beffeggiati altrettante centomila volte ora potranno farci visita, e osservare quei luogi dove i loro carnefici continuano a razzolare. Dopo i colossali danni, anche le beffe più atroci.

CORNUTI E MAZZIATI IN VISITA A PALAZZO KOCH
Procediamo con ordine e partiamo proprio dall’ultima chicca, dalla novità contenuta nell’Uovo di Pasqua confezionato da Ignazio Visco & C., caso mai su ricetta dei predecessori, tra cui in pole position il super capo della Bce e per anni inquilino dorato della Vigilanza, Mario Draghi.
Mario Draghi. In apertura Ignazio Visco e sullo sfondo l'ingresso di Palazzo Koch
Mario Draghi. In apertura Ignazio Visco e sullo sfondo l’ingresso di Palazzo Koch

Ecco il succo del comunicato: “Palazzo Koch apre ai cittadini una volta al mese. Da oggi è online il nuovo portale per la prenotazione delle visite gratuite. Da febbraio, di norma l’ultimo sabato di ogni mese, Palazzo Koch a Roma apre le porte ai cittadini che avranno così l’opportunità di visitare la sede della Banca d’Italia, un luogo che è stato partecipe di importanti momenti della storia economica del nostro Paese”. Avviso ai naviganti: non siamo su Scherzi a parte.
Commenta un dirigente che ne ha viste di tutti i colori, soprattutto in questi ultimi anni, e che si sta avviando alla pensione: “non avendo più nulla da fare e quel poco fatto è stato fatto male, adesso facciamo educazione finanziaria. Apriamo il palazzo e facciamo concorrenza al FAI con le visite guidate. Direttori che guadagnano 25 mila euro al mese vengono pagati per fare le guide turistiche o promuovere l’educazione finanziaria”.

E continua: “questi vivono in un altro mondo. Mentre i braccianti muoiono di fatica in Puglia a 30 euro al giorno per 14 ore di lavoro, questi signori di Bankitalia pensano all’antistress. Facendo concorrenza alle guide turistiche per le visite a Palazzo, o agli insegnanti che guadagnano 1.400 euro al mese, come ‘maestri di vita’ per l’educazione finanziaria. I movimenti di personale sono continui, vacanze tutto l’anno, missioni, trasferimenti, assegnazioni, incarichi, ispezioni, ovviamente solo ai furbetti dell’omertà. Occorre valutare lo stress correlato al lavoro, se è vero che l’unico lavoro svolto con stress è stato quello delle ispezioni di vigilanza. Poveri ispettori, con tutte quelle banche da ispezionare… sono stati sottoposti ad uno stress non indifferente, per fortuna è stato un servizio utile alla collettività e a quei bifolchi dei risparmiatori. Per gli altri sarebbe stato utile effettuare una valutazione dello stress correlato all’utilizzo di internet tutto il giorno. Per questo motivo si aprono i portoni che sono stati sempre chiusi per fare le visite al museo, perchè il personale è stufo di guardare internet tutto il giorno…”.

E proprio a proposito di stress da ispezioni, di overdose da vigilanza, è fresco come una sfogliatella un reportage firmato da Massimo Giannini per “Affari & Finanza”, dal titolo che lascia poco spazio agli equivoci, “Banche, processo alla Vigilanza”. Così lancia il servizio Reppubblica: “Non è colpa solo della Grande Recessione se l’Italia con il suo 18 per cento di crediti deteriorati lordi rispetto agli impieghi del sistema bancario resta la maglia nera d’Europa. Giannini ripercorre errori, omissioni, lentezze e scontri che mettono Banca d’Italia e Consob, ma anche il governo e le forze politiche tra gli imputati del disastro bancario. Il ‘processo alla vigilanza’ parte dallo scarso controllo dei manager degli istituti, fino alle informazioni fuorvianti fornite a soci e obbligazionisti. ‘Se dopo 30 miliardi di ricapitalizzazioni dilapidati solo per quella sporca dozzina (di banche ‘salvate’, ndr) – spiega Giannini – e uno scudo da 20 miliardi creato a fine 2016, gli analisti stimano un ulteriore fabbisogno di capitali tra 40 e 55 miliardi, vuol dire che nella politica qualcosa non ha funzionato”.

Riflettori puntati, of course, sulla patata più cara e più bollente, Monte dei Paschi di Siena. “Ad esempio su Mps, caso principale del disastro del credito, la Banca d’Italia e i vari governatori che si sono succeduti da Antonio Fazio a Mario Draghi hanno permesso prima le acquisizioni di Banca 121 e Antonveneta, poi la Consob non si è accorta che il bilancio della banca veniva progressivamente ‘intossicato’ da contratti derivati insostenibili”. Meglio tardi che mai.

DENUNCE NEL DESERTO
Una voce nel deserto, con esposti e denunce al calor bianco, quella di Elio Lannutti, lo storico presidente e animatore di Adusbef, la sigla messa in campo per tutelare i risparmaitori non solo da chi ha cercato di rapinarli con più o meno destrezza, ma anche da chi ha fatto finta di controllare e invece s’è rivelato complice o colluso. E’ Lannutti, per citare un solo caso, a puntare in tempi non sospetti l’indice sull’operazione Antonveneta, l’inizio dell’inarrestabile crollo di Monte Paschi: operazione voluta, avallata e controfirmata del dio dei banchieri di tutta Europa, super Mario Draghi, al quale la Voce anni fa dedicò una cover story, “La Stirpe dei Draghi”, che potete leggere cliccando sul link in basso. Possibile mai – sorge spontanea la domanda – che chi ha pilotato i crac non solo non sia stato preso a calci e messo sotto inchiesta, ma promosso direttore d’orchestra a livello europeo?
Elio Lannutti
Elio Lannutti

Una vita a denunciare con largo, larghissimo anticipo, quella di Lannutti. Due anni fa autore di un attualissimo “La Banda d’Italia” e sette anni fa, primavera 2010, di un ancor più profetico “Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”, in cui un corposo capitolo dal titolo anche stavolta non poco esplicito, “Le Grandi Cupole: Bankitalia”, veniva dedicato proprio ai capolavori di palazzo Koch. Si partiva dagli scenari internazionali, dove l’istituto di vigilanza aveva taroccato le carte per gettare acqua sul fuoco: “le parole degli irresponsabili oligarchi delle banche centrali, compresa Bankitalia, che da almeno tre anni (dal 2007, ndr) mentono ai mercati per salvaguardare gli esclusivi interessi dei banchieri, hanno provocato una crisi irreversibile che costerà sudore e sangue a milioni di europei”. Poi il paragrafo “Banda d’Italia”, una sfilza di numeri, carte, documenti, incroci, complicità da brividi, come potete leggere cliccando in basso sul link del capitolo di “Bankster”.
Ma tra le ovattate stanze – e d’ora in poi visitabili dal popolo bue – a quanto pare rischia di esplodere un altro caso. Fino ad oggi tenuto ben nascosto, avvolto nella più totale privacy finanziaria. E’ il giallo targato CSR, niente a vedere con Cristiano Ronaldo, bensì l’acronimo di Cassa di Sovvenzioni e Risparmio, la cassaforte che racchiude un bel po’ di privilegi fra il personale di Bankitalia. Ecco cosa dettaglia un report titolato “CSR: Riserva di caccia dei notabili di Banca d’Italia”. CSR – è l’incipit – “negli ultimi anni si trova a fronteggiare carenze di reddidività che – pur nel perdurare della crisi globale – non trovano giustificazione, se si considera che dei suoi costi operativi si fa carico la Banca d’Italia. La causa di tale squilibrio è da ricondurre all’ostinazione con la quale i vertici perseguono una politica mirata ad accrescere le rendite dei soci più facoltosi, nonostante il ristagno generalizzato dei tassi d’interesse. Obiettivo portato avanti introducendo strumenti di raccolta inappropriati al contesto aziendale ed espandendo ingiustificatamente l’emissione di azioni sociali”.

DENTRO LO SCRIGNO DELLA SUPER CASSA
Così continua l’analisi che potrà di sicuro suscitare l’interesse di qualche magistrato avvezzo a districarsi tra i labirinti dei reati finanziari: “Al fine di ridurre l’impatto sui conti di tale agire, il consiglio ha segmentato la clientela in base a censo e status, delineando due canali: uno ordinario alla portata della generalità dei correntisti e dei soci, con tassi contenuti e in continuo calo; l’altro elitario, le cui opportunità si rivelano davvero tali solo per i soci affluenti. Nel primo i rendimenti sono ormai al lumicino, nel secondo invece – grazie al nuovo sistema escogitato per la negoziazione interna delle azioni sociali – le prospettive di espandere i profitti non sono mai state tanto promettenti; a scapito, però, della stabilità della Cassa e dei principi mutualistici sanciti nello statuto. Il tutto nell’incuria del direttorio, silente di fronte ad un uso disinvolto di risorse fornite della Banca d’Italia”.

Uno scandalo fino ad oggi passato sotto coltri di silenzio, solo il Fatto on line ne ha scritto a fine febbraio. Il report prosegue dettagliando in modo minuzioso i meccanismi dell’operazione, che crea – attraverso complessi marchingegni – una sorta di “tasso di classe”, gerarchizzando le sue truppe, tra una massa che vivacchia comunque bene, poi generali e non solo strabordanti d’ori zecchini.
Lo scalone di Palazzo Koch
Lo scalone di Palazzo Koch

A proposito di questi ultimi, ecco un passaggio: “prospettive da nababbi dunque per i soci affluenti. Ma – grazie all’azzeramento dell’interesse di conguaglio – i benefici vanno ben oltre: per incamerare i proventi sopra esemplificati, infatti, sono sufficienti solo pochi giorni di possesso l’anno a cavallo del fine esercizio, dopo di che le azioni vengono sbolognate alla Cassa e il controvalore fatto ulteriormente fruttificare per tutto il resto dell’anno. Con tali scenari di crescita esponenziale dei profitti, lo spirito mutualistico dell’articolo 3 dello statuto è fragorosamente rinnegato e rimpiazzato da quello dell’arricchimento a qualunque costo. (…) Il fine dell’iniziativa è semplicemente quello di gonfiare di profitti i consistenti patrimoni gravitanti in ambito CSR. Un paradosso che testimonia della fuga da qualsiasi criterio di buon senso e decenza”.

In modo ancora più esplicito, al pari di quanto è successo per tante finanziare di casa nostra esplose dopo acrobatiche operazioni come questa: “Ciò che viene messo in piedi, in realtà, non è altro che una sorta di ‘Catena di Sant’Antonio': all’inizio forse potrà passare inosservato lo squilibrio tra gli elevati esborsi per dividendi e i modesti ritorni dall’investimento degli introiti azionari. Ma, come le richieste di rimborso eccederanno quelle di nuove azioni, la crisi finanziaria diverrà sempre più evidente e alla fine più di qualcuno vedrà svanire i propri risparmi, e nel frattempo le condizioni dei più deboli e della Cassa saranno notevolmente peggiorate”.

Lo stesso copione andato in scena con le banche venete e toscane… Vip e big a contare i dobloni, risparmiatori con le pacche nell’acqua. Ma stavolta succede proprio a palazzo Kock !
L'inchiesta della Voce di gennaio 2006
L’inchiesta della Voce di gennaio 2006

Così conclude il report: “Sarà improbo sostenere che in Banca d’Italia non si sapeva cosa era in corso, che si ignorava l’utilizzo che viene fatto di risorse pubbliche elargite dalla banca centrale. E questo perchè ciò che è noto in CSR è noto in Banca d’Italia, condividendo esse personale e ambiti operativi. Fino a poco tempo fa era convinzione diffusa che la Cassa fosse stabile. Ma alla luce del nuovo scenario, una tale convinzione non trova più fondamento: l’ingiustificato ricorso a pronti contro-termine ed espansione azionaria è suscettibile, infatti, di produrre seri scompensi. La deriva speculativa, poi, ha cancellato l’originaria vocazione mutualistica della CSR, rendendo ingiustificabile qualunque sostegno pubblico. Poichè la fiducia data non è risultata ben riposta, forse non sarebbe male che i soci si riappropriassero di ciò che è loro, la CSR, reindirizzandone l’operato nel genuino rispetto di quei principi mutualistici”.
E non sarebbe male una sbirciatina della procura romana, competente per territorio, su quei conti.
Visto, tra l’altro, che la Vigilanza difficilmente può Vigilare su se stessa…

LEGGI ANCHE
LA STIRPE DEI DRAGHI – Voce gennaio 2006
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BANKITALIA: LA FARSA DELL’EDUCAZIONE FINANZIARIA – 21 febbraio 2017
Ennesima prepotenza di Bankitalia. Si vada al commissariamento! – 7 dicembre 2016

domenica 2 aprile 2017

Appuntamento a Bolzano, il primo Aprile 2017

Conferenza a Bolzano, il primo aprile 2017 alle ore 15

Sabato, 01. Aprile 2017 - ore 15 presso il FOUR POINTS Sheraton, in Via Bruno Buozzi, 35, Bolzano-Bozen, 39100, Italy - Prenotazioni: info@ihrc-sm.com

IL CSM INDAGHERA’ SU MICHELE RUGGIERO: HANNO PAURA

IL CSM INDAGHERA’ SU MICHELE RUGGIERO: HANNO PAURA

 https://albertomicalizzi1.wordpress.com/2017/04/01/il-csm-indaga-su-michele-ruggiero-hanno-paura/

piovra
Dunque hanno paura. Anche ai non esperti risulta evidente che il dispositivo della sentenza di Trani che ha assolto in primo grado i funzionari di Standard&Poor’s perché “il fatto non costituisce reato” è robusto quanto una vetrina di cristallo.
Ecco allora che ieri il consigliere del Csm Pierantonio Zanettin ha annunciato che Lunedi chiederà al Comitato di Presidenza del CSM l’apertura di una pratica in Prima commissione contro Michele Ruggiero “per valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale e/o funzionale” (Fonte: ANSA).
Uno dei passaggi chiave e più toccanti del post di Facebook con il quale Michele Ruggiero ha commentato la sentenza e che ha dato la stura al CSM è questo: “ho detto solitudine: un sentimento che mi assaliva non solo durante le udienze ma anche al termine di esse; ed era proprio alla fine di quelle maratone dibattimentali che quel sentimento si faceva più forte: forse perché lo Stato, tecnicamente parte lesa da quei reati e perciò legittimato a costituirsi parte civile per azionare una pretesa risarcitoria nei confronti degli imputati, non era sceso in campo a lottare a fianco del Pubblico Ministero?”
Ebbene il PM ha descritto esattamente la geometria dell’aula di Tribunale che ho visto con i miei occhi nelle tante udienze degli ultimi anni. Guardando il Giudice, nella parte destra dell’aula sedeva la difesa, i migliori avvocati penalisti nazionali, gli studi legali internazionali, gli imputati della City di Londra, i banchieri, il gotha dell’oligarchia finanziaria e dei suoi professionisti. Nella metà di sinistra dell’aula c’era invece Michele Ruggiero, pochi giovani e validi collaboratori ed un paio di associazioni costituitesi parte civile. Basta….
Banchi vuoti alle spalle della Procura, quei banchi che avrebbero dovuto essere occupati dallo Stato, dal Ministro dell’Economia e delle Finanze per rappresentare 60 milioni di italiani ingannati e per rivendicare quel danno erariale che la stessa Corte dei Conti ha stimato in oltre 100 miliardi di euro. Un danno che su basi civilistiche avremmo potuto tentare di escutere sin da oggi in quanto se è vero che la sentenza del 30/3 ha negato la portata dolosa e quindi penale dei fatti non ha negato i fatti stessi e questo in sé poteva dare spazio alle parti civili di ricorrere su basi civilistiche.  Ma grazie al Ministro Padoan che ha deciso per tutti, noi questa possibilità oggi non l’abbiamo.
Oggettive e coraggiose, dunque, le parole di Michele Ruggiero che riecheggiano un’assenza dello Stato di altri drammatici momenti storici che questo Paese ha vissuto…
Chi è Zanattin? Non un giudice ma un componente laico del CSM, espressione di Forza Italia, per chi volesse appuntarselo in vista delle prossime elezioni politiche. Un politico, dunque, che come Ezra Pound ci ricorda assolve alla perfezione al suo ruolo di “cameriere dei banchieri”, di servitore dei potenti, di apparato nervoso del sistema di potere che capta i pericoli ed interviene come un globulo bianco a ricucire la ferita…a prevenire la possibilità che un ricorso in appello sancisca l’unica verità possibile e cioè che i fatti costituiscono reato, dato che il dolo è sancito – non da ultimo – dal tentativo di alcuni funzionari della stessa Standard&Poor’s di fermare la pubblicazione dei report incriminati. Dunque, quei dati oggettivamente sbagliati non sono stati pubblicati per errore, ma sulla base di una precisa volontà! (Vedi mio articolo: “La Procura di Trani graffia la City di Londra“).
Con molta probabilità tenteranno dunque di trasferire Michele Ruggiero o di togliergli il caso di mano affidandolo ad un docile servitore che magari desista dal ricorso in appello o magari si presenti con motivazioni futili in modo da essere battuto.
Ma questo non mi preoccupa anzi mi dice che stiamo muovendoci nella direzione giusta. Solo gli sciocchi vengono ignorati, gli uomini pericolosi vengono osteggiati. Potranno fare quello che vogliono, potranno trasferire Michele Ruggiero, potranno arrestare ciascuno di noi, screditarci come usano fare attraverso i media main-stream ma ormai è troppo tardi!
Abbiamo in mano le prove di questa ed altre manipolazioni di rating, abbiamo in mano la copia dei contratti derivati che il Tesoro ha siglato per oltre 20 anni con le banche d’affari internazionali e che ha tentato strenuamente di secretare (vedi mio articolo Emorragia da derivati), abbiamo i dati sulla manipolazione dei tassi interbancari, (vedi mio articolo sui tassi interbancari) abbiamo evidenza di migliaia di casi di usura bancaria che hanno piegato famiglie ed imprese, abbiamo capito come opera la piovra finanziaria, ne conosciamo la micro-fisica, i meccanismi operativi e le connivenze con una certa classe politica (vedi mio articolo “La matrice che ci imprigiona“).
Abbiamo maturato una lettura disincantata e non-emotiva dell’Eurosistema, abbiamo compreso che si tratta di una gigantesca operazione di indebitamento disegnata per appropriarsi di risorse pubbliche e private e le condotte illecite che stanno venendo a galla attraverso i derivati, il rating, l’usura non sono altro che la prova che tali strumenti traggono alimento dal debito per perpetrare il meccanismo di appropriazione di risorse (vedi mio articolo: “Da modelli di sviluppo a meccanismi di appropriazione”).
Dunque è tardi per fermarci. Mentre voi, camerieri, bisticciate per servire al meglio i vostri padroni come mezzadri del potere noi stiamo organizzandoci. La crepa è stata procurata. Ci sono ormai centinaia di associazioni, di professionisti, di esperti che stanno lavorando sul territorio nazionale per attivare virus positivi e costituire un’enorme rete di responsabilità nazionale.
Non vi daremo scampo, saremo presenti in ogni Procura, in ogni vicolo, in ogni vicenda che riguarda il bene pubblico e privato per smascherarvi e riprenderci passo dopo passo la gestione della comunità politica nazionale.
Alberto Micalizzi