martedì 13 settembre 2011

Piazza Pulita per uscire dalla crisi

Chieti,13 Settembre ’11, Martedì, S. Maurillo - Anno XXX n. 306 - www.abruzzopress.info - abruzzopress@yahoo.it - Tr. Ch 1/81 Nuovo ABRUZZOpress >>> Nazionale Servizio Stampa - CF 93030590694 - Tel. 0871 63210 - Fax 0871 404798 - Cell. 333. 2577547 - Dir. Resp. Marino Solfanelli Ap –

 Economia 
 Piazza Pulita, per uscire dalla crisi 
 di Savino Frigiola

 E' stata varata la prima manovra economica di 54 miliardi voluta dai "poteri forti" (prelevati in grandissima parte dalle tasche degli italiani). Insieme all'altra ancora in corso, produce la riduzione della circolazione monetaria sul mercato pari alla somma delle due manovre ed insieme all'aumento dell'IVA un'ulteriore contrazione dei consumi interni e, quindi, un diffuso incremento della povertà per tutti. La manovra, almeno questa è la versione ufficiale, serve per ridurre il mastodontico debito pubblico. Tutti sanno che non sarà l'ultima (hanno già cominciato a prepararci in tal senso), e tutti continuano a ballare allegramente al suono dell'orchestrina delle menzogne, come sul ponte del Titanic mentre stava affondando. Gli analisti in buona fede concordano nell'attribuire all'emissione monetaria, ad opera dei banchieri privati, Banca d'Italia prima e BCE dopo, la causa e la fabbrica del debito pubblico. Il significato del titolo del libro, da me pubblicato nel 1997, "La Fabbrica del Debito, dell'Usura e della Disoccupazione", ritenuto all'inizio incomprensibile, lo stanno appalesando gli accadimenti. In tanti anni non è pervenuta nessuna contestazione ne denunce di vario tipo dagli ambienti economici, bancari e monetari, ma solo prudente ed omertoso silenzio. I fatti oggi stanno impietosamente a dimostrare quanto tempo si è perso e quanti disastri si sarebbero potuti evitare solo se la "politica" avesse svolto la sua legittima e doverosa funzione di controllo, prevenzione e d'indirizzo nei confronti del sistema bancario-monetario a favore dei cittadini e dei propri elettori. La prova che la "politica" continua irresponsabilmente ad ubbidire ai diktat che giungono dagli ambienti bancari-monetari a proprio vantaggio ed a danno dei cittadini, la si ricava proprio dall'impostazione di questa ultima manovra economica. Anche i più sprovveduti sanno che prima, o nella più drammatica delle ipotesi durante lo sgottamento dell'acqua che sta imbarcando il bastimento, bisogna accanirsi a tamponare la falla mediante la quale la nave rischia di affondare. Ciò è indispensabile per impedire che gli addetti allo sgottamento debbano continuare ad espellere l'acqua all'infinito. Ci vengono richiesti 54 miliardi senza farci capire a che titolo e per cosa farne, se servono per abbattere il debito o ancor peggio per pagare gli interessi sul debito pubblico che stanno crescendo a dismisura. Di tamponare la falla che continua a produrre il debito, nessuno ne parla né è dato sapere se rientra nei piani di una qualunque compagine partitica. E' del tutto insensato continuare ad emettere i titoli di debito nazionali, sui quali paghiamo subito gli interessi ai signori banchieri privati, scontarli presso la BCE ed utilizzare il netto ricavo per pagare i titoli di debito in scadenza. Tutti comprendono che se non si blocca questo meccanismo diabolico il debito pubblico non può che continuare a crescere e l'inevitabile strangolo che ne deriva diventa sempre più soffocante. Per interrompere questa spirale malefica è sufficiente che lo Stato smetta di emettere propri titoli di debito e ritorni ad emettere titoli monetari come ha saputo fare benissimo per cento anni dal 1874 al 1975. Alle immancabili perplessità dei soliti "economisti di sistema", ricordiamo loro che il "valore convenzionale della moneta" enunciato da Auriti, nell'interesse dei cittadini lo impone, e per quanto concerne i trattati europei, troppo frettolosamente firmati, e sufficiente un piccolo strappo sulla scia dei numerosi già effettuati anche da Paesi più blasonati di noi. Gli ultimi due, proprio attinenti all'argomento, riguardano quelli della Grecia e dell'Irlanda avvenuti addirittura con la benedizione della Ela (Emergency liliquidity assistance) - BCE. Le banche di questi due Paesi emettono direttamente Euro in proprio. I soliti pateracchi dei banchieri privati e della "Commissione Europea" si evince dalla risposta all'interpellanza del parlamentare greco Kostantinos Poupakis, che chiedeva lumi sull'accaduto: «la commissione europea non detiene statistiche sulle varie operazioni Ela... Mentre è la BCE che cura questi aspetti.» I fatti sono ineludibili; non è più possibile che la politica tutta permetta che lo Stato italiano così maldestramente continui ad indebitarsi nei confronti dei banchieri privati. Lo Stato, in nome e per conto dei propri cittadini, deve ritornare ad emettere la propria moneta. La deve acquisire a titolo originario e registrarla all'attivo del proprio bilancio al valore corrispondente al signoraggio. L'attività così conseguita dovrà essere utilizzata per le proprie spese istituzionali, per dimostrare che le istituzioni sono al servizio del cittadino e non viceversa. Su queste posizioni bisogna che i cittadini realizzino un fronte comune capace di fare piazza pulita, trasversale ai vecchi apparati partitici a difesa degli interessi nazionali e quindi di tutti. Lasciare agli altri la difesa dei banchieri, delle losche attività finanziarie e dei poteri forti. La nuova linea di demarcazione della politica separa quelli che intendono operare per il benessere dei cittadini da quelli a tutela dei banchieri & C. Solo così sarà possibile rilanciare l'economia e l'occupazione, e ciò che più conta la speranza nel prossimo futuro. Per quanto riguarda il debito pregresso, tra i tanti suggerimenti che ci sono giunti registriamo anche quello del prof. Bruno Amoroso (economista italiano che insegna in una università in Danimarca) che sostiene non solo di "non pagare un debito illegittimo" ma addirittura "chiede i danni" per il mal tolto. Abbiamo tempo per decidere su tutto ciò, intanto pensiamo all'Islanda. Mai come oggi; o con i cittadini o con i banchieri. S. F.

Crisi: Tremonti vara il piano Britannia-2 - E' vero: lo dicono i "mainstream"...

Questo è un titolo dei media mainstream
Per chi ancora non sapesse che cosa è il Britannia 1 - accordo a suo tempo abbastanza censurato dai media -  rimandiamo all'articolo: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2008/09/svendita-italia-labc-panfilo-britannia.html


ROMA (MF-DJ)--Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha annunciato
ieri che entro fine mese ci sara' un incontro con investitori nazionali e
esteri per cedere immobili, concessioni e Spa locali; il varo, quindi, di
un vero e proprio Britannia-2. In questo incontro, secondo quanto
riportato dal Sole 24 Ore, saranno passati in rassegna gli asset pubblici
che possono essere valorizzati o alienati , partendo dal patrimonio
immobiliare fino alle quotazioni azionarie possedute dal Tesoro.

Il maxi evento raccogliera' a Roma praticamente tutte le principali
banche, compagnie d'assicurazione, fondi di investimento, fondi sovrani e
fondi immobiliari, con un occhio particolare rivolto ai Brics. L'obiettivo
e' quello di arrivare a decisioni concrete e quindi operative per il
processo di privatizzazione.

Gli incassi delle dismissioni, di regola, vengono destinati
all'abbattimento dello stock del debito: questa potrebbe diventare
un'azione complementare all'abbattimento del deficit e dell'avanzo
primario per velocizzare la discesa del debito/Pil verso quota 100%.
red/adm

(fine)

MF-DJ NEWS

Per la Grecia, è l'ora del riscatto

Articolo del 17/02/2010
Nicoletta Forcheri

Crisi in Grecia: lettera aperta al Ministro di Stato Haris Pamboukis

Caro Ministro,

il signoraggio (in greco: χωροδεσποτεία) preteso sulla moneta europea da parte della Banca Centrale Europea, sta emergendo come scandalo grazie alla pubblicità data su internet del meccanismo truffaldino della creazione monetaria (fiat money) esercitato da parte di organismi privati anarchici esclusi dal controllo democratico [1].

Secondo commentatori islamici, nella crisi monetaria che sta avvenendo verranno trascinati tutti quei governi occidentali collusi con la mafia del cartello usuraio internazionale [2].

Un consulente del Gruppo Rohatyn aveva già previsto un meccanismo di difesa – adottabile da parte degli stati aderenti a Maastricht – per uscire dal ricatto dei fantasmi che infestano l’Eurotower di Francoforte [3].

Marco Saba [4] ha tradotto per l’Italia questa soluzione in due capitoli del suo libro inedito Moneta Nostra [5].

E’ ora di leggere ed adattare alla situazione peculiare della Grecia questi due capitoli, prevedendo la NeoDracma come ultimo strumento sovrano aristocratico per liberare il Paese dall’aggressione criminale del neocartello pseudo-democratico del credito.

Un politico italiano, Gianmario Ferramonti [6], arriva addirittura a prospettare una nuova moneta dei popoli del mediterraneo adottabile da una nuova Banca Centrale del Mediterraneo, sul modello dell’ALBA e del Sucre latino-americano [7].

Ida Magli spiega bene come altrimenti gli Stati dovranno arrendersi ai nuovi padroni [8].

Ministro!

Per la Grecia, è l’ora del riscatto.

Note:

1] Quasi-criminal behaviour of some financial institution
http://studimonetari.org/documenti/quasicriminal.doc
Petizione per l’audit della BCE:
http://www.petitiononline.com/auditecb/petition.html

2] The Collapse of the Terrorist Dialectic
http://www.shaykhabdalqadir.com/content/articles/Art104_07022010.html

3] Julian D. A. Wiseman, The end of EMU: How Germany might leave
Abstract: A country in the eurozone can, without being in breach of the Maastricht Treaty, create a new central bank controlling the monetary policy of a new currency. This loophole in the Maastricht Treaty is not widely known
http://www.jdawiseman.com/papers/finmkts/deutsche-zentralbank.html

4] Marco Saba è un ricercatore del Centro Studi Monetari
http://studimonetari.org

5] Moneta Nostra, capitoli B2 e B5:
http://www.scribd.com/doc/20265666/Moneta-Nostra

6] Sito di Gianmario Ferramonti:http://www.ferramonti.it/menu.htm

7] Sistema Único de Compensación Regional
http://en.wikipedia.org/wiki/SUCRE_(currency)

8] I padroni degli Stati – di Ida Magli, Italiani Liberi, 11/01/2010
http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche1701.html

Unicredit, Intesa… Capitali in fuga


Unicredit, Intesa…Capitali in fuga, troppo piccole per crescere

Blitz, 13 settembre 2011
MILANO – Lo spettro che aleggia è sempre lo stesso, da almeno tre anni: da quel crack improvviso di Lehaman Brothers che se non altro ha insegnato come sia praticamente impossibile percepire segnali premonitori. O quando ci sono valutarne la giusta portata. Il crollo delle banche, oggi quelle francesi, viene a più riprese non considerato evento possibile. Tutti gli indicatori, solidità patrimoniale, attivi sul rischio, informative trasparenti, ripetuti stress test, escludono smottamenti. Ma allora perché i mercati non ci credono? Sono settimane che gli istituti bancari preferiscono mettere i propri soldi nella Bce, a tassi irrisori, piuttosto che prestarli al resto del sistema a tassi più convenienti.
L’epoca Lehman è stata contrassegnata da un eccesso di indebitamento rispetto al capitale posseduto come leva privilegiata per operare sui mercati. Ci si indebitava cioè fino al collo per aumentare le proprie quotazioni, favorendo però quelle colossali bolle finanziarie che sappiamo. Oggi, al contrario, la difficoltà ad ottenere credito e la minore propensione – meglio dire una vera e propria allergia – al rischio, costringe gli investitori ad “alleggerirsi”, ovvero a vendere beni detenuti, come le azioni, facendo scendere le quotazioni.
Il problema italiano, al di là delle congiunture legate ai titoli spazzatura di Atene che intossicano soprattutto banche francesi e tedesche (un terzo del totale è nella loro pancia), è legato a capitalizzazioni davvero insufficienti. Il Banco Popolare, che lunedì ha perso il 3% vale 1,7 miliardi di euro: solo a gennaio aveva affrontato un aumento di capitale da 2 miliardi. Banca Mps capitalizza 3,9 miliardi di euro, nemmeno il doppio dell’aumento di capitale da oltre 2 miliardi concluso a luglio. Intesa vale 13,4 miliardi pur avendo incassato in primavera 5 miliardi dai soci. Unicredit non ha lanciato operazioni sul capitale nel 2011, ma le voci insistenti dell’imminenza di un aumento di capitale le stanno procurando uno scivolone appresso all’altro. Siamo agli antipodi del famigerato concetto “too big to fail” (troppo grandi per fallire)?
Da inizio anno l’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha accusato una perdita secca del 33,2%. La peggiore performance dei mercati europei. Le banche italiane non riescono a drenare capitale dal mercato, con grave danno per la redditività. Sono troppo piccole, non hanno affrontato le indifferibili riforme strutturali per contenere costi e inefficienze. Hanno perso un po’ meno nei primi sei mesi dell’anno ma l’outlook, le aspettative, è negativo a fronte di una situazione borsistica in cui la volatilità è diventata la norma.
La decisione di Moody’s di mettere sotto osservazione i rating di 13 banche italiane a giugno aveva seguito di una settimana la comunicazione di porre il rating dell’Italia Aa2 sotto esame in vista di una possibile riduzione del giudizio. Nella lista degli osservati speciali di Moody’s comparivano: Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Banca Cr Firenze, Banca Mps, Banco Popolare, Bnl, Cariparma, Banca Popolare Friuladria, Carige, Banca Sella, Cassa di Risparmio di Bolzano-Sudtirol, Cassa di Risparmio di Cesena, Banca Padovana Credito Cooperativo, Cassa Centrale Banca, Cassa Centrale Raiffeisen e Istituto Servizi Mercato Agroalimentare.

Le dimissioni di Stark e l'euro-fallimento

Zepp-LaRouche: le dimissioni di Stark confermano il fallimento dell'esperimento Euro

Da: EIR utive Intelligence Review anno 20 n. 37 - 15 settembre 2011 Strategic Alert - Edizione Italiana
 
Il Movimento Solidarietà tedesco (BueSo), con la sua lista di 20 candidati alle elezioni della città di Berlino il 18 settembre, è entrato nell'ultima settimana di campagna elettorale. Il 10 settembre il partito ha tenuto un incontro elettorale con un videomessaggio della Presidente Helga Zepp-LaRouche, un discorso introduttivo del capolista Stefan Tolksdorf ed altri candidati del partito. La signora LaRouche ha esordito ricordando le spettacolari dimissioni dell'economista capo della Banca Centrale Europea Juergen Stark, forte oppositore all'acquisto di titoli di stato degli stati dell'Eurozona in difficoltà. "C'era chiaramente un conflitto tra il presidente della BCE Trichet, che agisce chiaramente nell'interesse dell'Impero britannico (col quale intendiamo l'oligarchia finanziaria delle banche) e coloro che prendono ancora sul serio lo statuto della BCE, secondo il quale l'unico mandato dell'istituto di Francoforte è quello di garantire la stabilità dell'Euro. "Con le lotte interne alla BCE e la cacofonia nell'Unione Europea, possiamo trarre solo una conclusione: l'esperimento dell'Euro è fallito", ha affermato la signora LaRouche, che ha chiesto alla Germania di lasciare l'Eurozona e di ritirarsi da tutti i trattati dell'UE. Il fallimento della politica di austerità dell'UE è evidente in Grecia, che è sull'orlo di un'esplosione sociale per via dei criminali tagli al bilancio. Eppure "Lo zar energetico dell'UE Oettinger ha fatto l'assurda proposta di mandare in Grecia una sorta di esercito di burocrati con gli elmetti blu" ovvero una forza internazionale di amministratori che supervisioni le privatizzazioni dei beni di stato e raccolga le tasse. Questo non farà che fomentare altri conflitti in Europa. Quanto sia grave la situazione è evidenziato dalla scenata di sette minuti fatta da Trichet durante la sua conferenza stampa dell'8 settembre, quando un giornalista del Boersenzeitung ha chiesto se la BCE diventerà una bad bank, e che cosa ne pensasse del numero crescenti di esperti che dicono che la Germania dovrebbe tornare al marco nel proprio interesse. In effetti, ha commentato la signora LaRouche "le dimissioni di Juergen Stark hanno provocato un vero e proprio shock: l'indice DAX è crollato del 4%, perché la Germania è diventata l'ultima vacca da mungere nella fallimentare politica dell'Euro. Ora Joerg Asmussen dovrebbe sostituire Stark, e questo equivale a mettere una faina a fare la guardia del pollaio". In effetti Asmussen è stato tra i protagonisti della sfrenata deregulation nel 2004, quando c'era la coalizione rosso-verde, ed è uno degli autori del fondo salva-Euro. La politica della BCE, ha ammonito la signora LaRouche, sta portando all'iperinflazione. E "la signora Merkel ha portato la Germania sull'orlo dell'abisso, con la sua politica sull'Euro e sull'energia. Ora chiede un cambiamento dei trattati UE per consentire all'Europa di diventare un'unione fiscale", ha concluso la signora LaRouche, invitando i tedeschi ad aiutare il BueSo a cambiare questa politica.

lunedì 12 settembre 2011

La propaganda dei banchieri in azione in Libia

Islanda, l'isola che non ci dev'essere

cronachelaiche.it http://www.cronachelaiche.it/2011/09/islanda-l%E2%80%99isola-che-non-ci-deve-essere/
Islanda, l’isola che non ci deve essere

Nelle gelide acque del mare del nord, appena ritemprate dalla corrente del golfo, c’è un’isola di 103.125 km quadrati con 320.136 abitanti (censimento luglio 2010) che ha lo spettrale nome di Islanda (Iceland, terra del ghiaccio). In realtà quest’isola è quasi completamente verdeggiante nonostante le rigide temperature; dicono che il suo nome sia dovuto a uno “scherzetto” dei vichinghi che per camuffare le loro rotte invertirono i nomi dell’Islanda, appunto, e della Groenlandia (Greenland, terra verde), quasi completamente coperta dai ghiacci in ogni stagione.

Negli anni 2008- 2009 l’Islanda attirò su di se l’interesse della cronaca e ogni giorno non c’era telegiornale che non ragguagliasse sulla situazione dell’isola. Di cosa si parlava? Non del fatto che è uno dei pochi paesi al mondo senza un esercito; non della sua peculiarità di usare al 99,9% fonti di energia rinnovabili; non della bellezza dei suoi paesaggi. Bensì del fatto che la crisi economica avesse costretto il paese, alla fine del 2008, a dichiarare bancarotta a causa della dissennata politica economica delle sue banche che avevano offerto rendimenti altissimi a investitori stranieri. La corona islandese perse l’85% del suo valore, e il Fondo monetariinternazionale accordò un prestito di 2,5 miliardi di dollari in cambio della consueta richiesta di misure economiche drastiche volte a costringere il governo islandese a farsi carico del debito bancario spalmandolo sulla popolazione.

Il governo in carica eletto nel 2009 con consultazioni anticipate in seguito alla crisi, era di centrosinistra e criticava le politiche liberiste del precedente governo, tuttavia non aveva gli attributi per opporsi al FMI e alle pressioni di quegli stati, come l’Inghilterra e l’Olanda, che prima avevano rimborsato gli investimenti dei propri cittadini in Islanda, poi chiedevano il conto al governo dell’isola. Perciò accettò di riversare il debito sulla popolazione proponendo una manovra di salvataggio che avrebbe costretto ogni islandese a pagare 100 euro al mese per quindici anni. Il tutto per saldare un debito contratto da privati nei confronti di altri privati.

Fu qui che successe l’irreparabile. Il misfatto che ha portato i nostri mass media nazionali a smettere immediatamente di parlare dell’isola nordica cancellandola dalle carte geografiche. Gli islandesi il debito non l’hanno pagato! Il capo dello Stato si rifiutò, in seguito alle proteste, di firmare l’attuazione del piano di salvataggio e indisse un referendum popolare per la sua accettazione. Questo referendum, svoltosi all’inizio del 2010, si concluse con una schiacciante vittoria di chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini; e questo nonostante le pressioni internazionali del FMI e degli altri paesi creditori che minacciavano di far diventare l’Islanda la “Cuba del nord” se fosse uscita vincente quella linea politica. Una volta vinto il referendum, il debito è stato addossato a chi l’aveva creato, ovvero ai direttori delle banche che con politiche scellerate avevano concesso interessi insostenibili e ai politici che non avevano vigilato sul loro operato.

Ma la rivoluzione sull’isola non si è fermata qui. Visto che c’era, il movimento islandese ha sancito l’indipendenza dalle politiche economiche delle banche con una nuova Costituzione, scritta da un’assemblea costituente di venticinque cittadini (il cui requisito primario era che non dovessero essere iscritti ad alcun partito), a cui chiunque poteva dare il suo contributo. I lavori erano online in tempo reale e tutti gli islandesi potevano dire cosa era di loro gradimento e cosa no. Per la prima volta nella storia la Costituzione di un paese non è stata scritta in stanze chiuse con accordi e intrallazzi politici fra i partiti ma sotto agli occhi di tutti e con il contributo di tutti.

E oggi? Tutto bene grazie. L’economia è in crescita (+2,5% nel 2011 e previsto un + 3,1% per il 2012), le sirene catastrofiste del FMI sono state azzittite, il welfare non è stato toccato, i servizi sociali neanche e le banche sono state nazionalizzate. L’isola che non c’è… o l’isola che qualcuno non vorrebbe che esistesse? Funzionerebbe tutto ciò in un paese che di abitanti ne ha decine di milioni e non 320mila? Non lo sappiamo, non abbiamo la sfera di cristallo né la pretesa di avere le verità (economiche) assolute. Ma la vera domanda da porsi è: perché non se ne può parlare? Perché i vari Minzolini di turno non danno queste notizie? Un paese che disobbedisce al FMI e torna a crescere economicamente fa cosi tanta paura? O forse fa paura il fatto che, come diceva Alan Moore nel suo “V for Vendetta”, «Non sono i popoli che devono avere paura dei governi ma i governi che devono avere paura dei popoli»?

L’Islanda non è solo il vulcano che blocca i cieli europei con le sue eruzioni, è anche l’esempio che le linee economiche del FMI non sono dogmi e che forse, davvero, un altro mondo è possibile.

Alessandro Chiometti

DEUTSCHE BANK e 11 settembre, TANTA FINANZA E POCO FUTURO

9/11: Deutsche Bank, tanta FINANZA & poco FUTURO...
Cosa stanno facendo il tenente Salerno Sergio, il Maresciallo Gusmai Maurizio ed il maresciallo Liberto Rosario? Sembra una domanda retorica ma non lo è. Nel libro "Banche armate alla guerra", edizioni Fratelli Frilli 2003, nelle pagine 114 e 115 si legge quanto segue: "N.d.A.: Dopo la pubblicazione di questa inchiesta, Marco Saba il 1 agosto 2002 è stato "intervistato" dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della GdF che in quell'occasione gli disse che, se anche fossero state effettuate speculazioni dalla Deutsche Assets Management di Milano, la DeAm, la SIM italiana di Deutsche Bank, siccome avrebbero impiegato un programma internazionale di compravendita titoli, mancava la territorialità italiana per effettuare delle indagini. Inutile ribadire come sia molto sospetta questa versione dato l'impatto globale che hanno avuto gli attentati del 11 settembre. Nessuno vuole indagare. (Tratto da "Torri gemelle: molta Finanza e poco Futuro", luglio 2002)". La territorialità per la GdF non c'è, però possiamo tranquillamente mandare allo sbaraglio i corpi speciali dei carabinieri nell'Iraq radioattivo. Tempo dopo, venni reintervistato da altri ufficiali della GdF, questa volta - mi dissero - inviati dal procuratore Gherardo Colombo. Raccontai l'episodio, l'intero colloquio venne registrato. Qualche giorno dopo, per telefono, mi dissero: "Lei ci fa solo perdere tempo!" Erano il maresciallo Arbus ed il maresciallo Baldinu. Se "qualcuno" avesse veramente voluto sapere chi aveva ordinato gli attacchi dell'11 settembre, sarebbe stato sufficiente risalire, tramite i gestori dei fondi della Deutsche Bank [cominciando da Michele Gessi], a chi aveva dato gli ordini per le speculazioni sui titoli United Airlines e American Airlines !!! "Cherchez l'argent":