giovedì 16 maggio 2013

Basta coi trattati segreti antidemocratici !




Materiali per una riflessione
Maria Pilar Buzzetti, Giacomo Gabellini, Ali Reza Jalali, Matteo Pistilli, Andrea Turi
In un quadro globale ed europeo economico e geopolitico in forte cambiamento è necessario iniziare alcuni percorsi di riflessione su tematiche cristallizzate e rimaste ferme a contesti ormai lontani nel tempo. L’Alleanza del Nord Atlantico rappresentando una sistemazione geopolitica legata alla fine della seconda guerra mondiale è l’istituzionalizzazione di ideologie ed equilibri forse oggi controproducenti. E’ opportuno rilanciare quindi il dibattito accademico sia da un punto di vista geopolitico che relativamente ai costi, partendo dal significato della Nato e dalle conseguenze che produce.

La Fed fomenta una guerra valutaria globale

www.resistenze.org - osservatorio - economia - 09-05-13 - n. 453

Le farneticazioni di Stockman
 
Zoltan Zigedy | zzs-blg.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
21/04/2013
 
Capita ogni tanto che, appaia un articolo sulla stampa di larga diffusione che offre un'analisi più profonda, più riflessiva degli affari umani, un documento in cui c'è un accenno o una traccia di una verità taciuta al di là della poltiglia servitaci dalla stampa prezzolata. Una tale occasione è stata la pubblicazione su The New York Times di un'analisi intitolata "Lo stato naufragato: la corruzione del capitalismo in America" (31 marzo 2013) scritta da David Stockman, Direttore dell'Ufficio del Bilancio sotto Reagan.
 
Stockman ora si ribella al repubblicanesimo corporativo e crede veramente negli antichi principi enunciati da Adam Smith e da altri pensatori capitalistici classici. Nonostante i repubblicani corporativi cerchino di ingraziarsi la frangia turpe e fascista del loro partito, finiscono sempre per dividere il letto con i ricchi e i potenti. Stockman, invece, abbraccia le virtù mitiche dell'impresa a conduzione familiare e la democrazia partecipativa. In termini marxisti classici, egli rappresenta l'ideologia della piccola borghesia.
 
Nella palude occupata dai politicanti democratici e repubblicani - il terreno fertile da cui nasce la politica convenzionale - opinioni come le sue sono sgradite. I politici di sani principi di destra e di sinistra, sono egualmente estranei ai serpenti e ai topi: predatori delle persone cognitivamente deboli e sprovvedute.
 
Stockman è nel panico perché vede al di là dell'euforia dei mercati azionari e dei commenti da inguaribili ottimisti che hanno prodotto i deliri di massa degli ultimi mesi. E ciò che vede lo fa arrabbiare.
 
Stockman costruisce un atto di accusa, una lista di accuse contro l'attuale economia degli Stati Uniti: la crescita della produzione è del tutto inadeguata; i posti di lavoro sono sia indecentemente scarsi che mal retribuiti; i redditi e i patrimoni netti dei cittadini "medi" sono in calo mentre la povertà è in aumento. Chiunque voglia comprendere quello che sta realmente accadendo, questi non sono segni di una reale ripresa economica o di un successo sistemico. Egli osserva che "per quanto riguarda le politiche monetarie e fiscali abbiamo avuto otto decenni di attivismo sempre più frenetico finalizzato a contrastare le cicliche crisi del libero mercato e la sua presunta tendenza a sottoprodurre posti di lavoro e rendimento economico. Il conto è stato pesante". Eppure immaginate il conto se non fosse stato preso alcun provvedimento! Sicuramente, questa critica non intenzionale a 80 anni di governo monopolistico di Stato equivale a un devastante atto di accusa contro il capitalismo moderno. Se l'era del capitalismo monopolistico di Stato non può fare di meglio che produrre la triste situazione delineata da Stockman, è decisamente un fallimento.
 
Stockman osa pronunciare una verità che sconforta profondamente i liberali e i socialdemocratici: "[La Seconda Guerra Mondiale] ha fatto molto di più per porre fine alla depressione di quanto ha fatto il New Deal", anche se loda erroneamente gli anni di Eisenhower per la sua "efficace rettitudine fiscale e monetaria". Forse è troppo giovane per ricordare i massicci aumenti della spesa militare, l'ambizioso sistema autostradale interstatale e l'enorme crescita della spesa pubblica causata dalla guerra fredda e il panico creato dallo Sputnik. In ogni caso, la dose di socialismo di guerra e il "... frenetico attivismo" del capitalismo monopolistico di Stato hanno tenuto a galla la nave capitalista, anche se con sempre meno ricompense per la maggioranza dei cittadini degli Stati Uniti.
 
Stockman vede correttamente che negli Stati Uniti i rimedi perseguiti dal capitalismo monopolistico di Stato hanno indirizzato negli ultimi decenni quantità sempre maggiori del lubrificante dei fondi pubblici verso il settore finanziario: la politica monetaria seguita dalla Federal Reserve Bank dal 1987 al 2000 ("the Greenspan Put"), il salvataggio a lungo termine del capitale di gestione, l'estensione di tassi di interesse bassissimi, TARP, gli acquisti da parte della Federal Reserve di obbligazioni spazzatura dalle banche, il sostegno ai prezzi delle obbligazioni federali e il supporto dei mercati azionari. Egli chiama questo, non a torto, "keynesismo per i ricchi".
 
E questo è un punto saliente. È un luogo comune descrivere le differenze tra i politici democratici e repubblicani dopo gli anni Reagan come pro e anti-keynesismo. Ma questo è sbagliato. Ironia della sorte, è stato solo sotto l'amministrazione Clinton, che la crescita della spesa pubblica è stata in qualche modo ridotta e l'espansione fiscale e monetaria oggi rimane uno strumento di cui dispone la classe dirigente ben dopo la partenza di Reagan. Certamente l'idea keynesiana che debba essere il governo che rimette in moto l'economia ha assunto forme nuove e in evoluzione nel corso dei decenni: la creazione di posti di lavoro diretti, le spese militari, programmi spaziali massici, progetti infrastrutturali, partnership pubblico-privato, salvataggio di istituzioni finanziarie e la stimolazione della domanda finanziaria. Mentre l'uno o l'altro possono essere strumenti per rimettere in moto l'economia privilegiando chi è dominante in un dato momento, è di gran lunga più importante distinguere le somiglianze tra le forme che le loro differenze. L'intervento dello Stato nei mercati continua ad essere al centro del capitalismo monopolistico di Stato contemporaneo. Stockman capisce questo, altri no.
 
Nel racconto di Stockman, l'attivatore della ripresa economica in tutte le sue forme è stato il debito. Prendere in prestito o stampare valuta è il mezzo per continuare la cura di "frenetico attivismo della politica fiscale e monetaria". Ma, a suo avviso, questa cura sta perdendo la sua efficacia. "Il futuro è tetro". E "La Fed ha fomentato una guerra valutaria globale (il Giappone ha appena firmato, i brasiliani e i cinesi sono arrabbiati e la zona euro dominata dai tedeschi si sta sgretolando) che presto la sopraffarà..."
 
Un quadro davvero desolante, ma radicato nella realtà.
 
Quindi, se il capitalismo moderno - nella sua forma monopolistico di Stato - è un disastro, questo significa che Stockman abbraccia il socialismo?
 
Sicuramente no. Punta invece su un nostalgico ritorno al sistema monometallico aureo. Evitando ciò che egli chiama "metastasi finale", "necessiterebbe un radicale divorzio tra lo Stato e l'economia di mercato [il rifiuto in blocco del capitalismo monopolistico di Stato! ZZ]. Ci vorrebbe una rinuncia del capitalismo clientelare e del suo cugino di primo grado: l'economia keynesiana in tutte le sue forme. Lo Stato dovrebbe rinunciare alla tracotanza imperiale, allo stimolo economico e alla previdenza sociale e spostare la sua attenzione alla gestione e al finanziamento di un'efficace e non dispendiosa rete di sicurezza sociale basata su accertamenti del reddito".
 
In breve, Stockman evoca un tempo idilliaco prima del capitalismo monopolistico di Stato, un tempo che appare nell'immaginario della piccola borghesia come sana concorrenza, imprenditorialità, e opportunità. Per lui, l'età dell'oro del capitalismo sarebbe l'epoca prima della Grande Depressione quando gli Stati Uniti erano una nazione di piccole cittadine, aziende a conduzione familiare, l'industria vivace ed espansiva e una politica estera isolazionista. Naturalmente ogni pretesa di continuità o di vitalità di quel periodo è stata distrutta dalla Grande Depressione. In realtà, le politiche deplorate da Stockman, servivano per invertire temporaneamente l'ulteriore contrazione del sistema capitalistico prodotto da quell'era fantastica.
 
Stockman può desiderare un ritorno a un'era del passato come altri potrebbero desiderare di viaggiare nel tempo alla corte di Luigi XIV, ma ciò non può avverarsi. Il capitalismo, come ogni organismo, ha una propria durata di vita, la propria storia. Salvato da una malattia critica, il capitalismo è passato dal suo periodo liberistico a un periodo di intensificazione degli interventi e intromissione nella gestione da parte dello Stato. Ora, anche quella fase di sviluppo del capitalismo (il capitalismo monopolistico di Stato) è gravemente malata. Non mi permetto di predire la morte imminente del capitalismo, ma so di certo non sarà rianimato rivivendo il suo passato, come fantastica Stockman.
 
In un'epoca in cui liberali e conservatori litigano in modo pietoso sul giusto mix di austerità e stimoli, Stockman è un benvenuto tradizionale araldo della profonda crisi che colpisce il capitalismo globale. La sua ansia e rabbia riflettono una più profonda comprensione delle contraddizioni del momento. La sua farneticazione, con l'aggiunta di sarcasmo e vetriolo, è in netta contrapposizione al compiacimento degli "esperti" opinionisti tirapiedi.
 
Krugman sale sul ring
 
Lo sproloquio di Stockman ha generato una tempesta in opposizione. I progressisti e la sinistra nebulosa e spappolata sono stati particolarmente offesi. A differenza di Stockman, vorrebbero mandare l'orologio indietro ai primi anni Settanta: un altro presunto tempo "idilliaco", quando il sindacalismo aziendale stava generando buoni contratti, i programmi della "Great Society" erano in fiore e la guerra in Vietnam volgeva alla fine (almeno per i combattenti degli Stati Uniti). I frutti delle lotte per i diritti civili e le rivolte urbane si sono concretizzati nella creazione di programmi, burocrazie, e altri agenti tampone contro l'insurrezione in patria. Posti di lavoro a servizio della Grande Società hanno generato uno strato di social-liberali che sono diventati la base di una sinistra socialdemocratica dentro e fuori il Partito Democratico. Per loro, il mondo è diventato malvagio e minaccioso con la "rivoluzione" reaganiana, un movimento che chiamano neo-liberismo.
 
Nella sua zuffa con Stockman, Paul Krugman, editorialista del New York Times, ha assunto il ruolo di salvatore e protettore dei loro interessi e delle loro prospettive. Krugman, il beniamino della sinistra "rispettabile", ha attaccato Stockman per la sua critica audace dei risultati ottenuti dagli interventi dello Stato nell'economia capitalistica. Chiunque segua Krugman sa che la sua risposta alla crisi è una soluzione semplice: spendere fondi pubblici e spendere liberamente fino a quando un bel giorno torna un nuovo periodo di crescita. La sinistra light trova questa una soluzione gradevole perché promette di salvare il capitalismo (e prevenire il socialismo!) mentre crea una base materiale potenziale per i programmi di welfare che gli stanno più al cuore. E' semplicemente la fantasia di un altro New Deal. E non importa che Krugman non condivida la fantasia!
 
A quanto pare, la battaglia Stockman-Krugman ha meritato un'importante comparsa mediatica alla presenza dei chiacchieroni della domenica mattina, il grande palcoscenico che i nostri media spacciano per programmi intellettuali. Se non ho avuto lo stomaco di guardare il combattimento tra i due, arbitrata da artisti del calibro di Huffington, Van Sustern e Will, vorrei raccomandare un resoconto divertente dell'incontro scritto da Mike Whitney e pubblicato su Counterpunch ("Krugman vs Stockman", 11 aprile 2013).
 
Il merito del racconto di Stockman è che egli è giustamente indignato con un sistema economico che ha portato al fallimento la grande maggioranza delle persone e inflitto grande dolore e incertezza. Va al di là della retorica dominante del "siamo tutti sulla stessa barca" e "siamo tutti responsabili" di non trovare l'origine del marciume sistemico nel capitalismo. Stockman correttamente trova che l'origine del marciume è da imputare al capitalismo monopolistico di Stato, lo stadio del capitalismo evoluto per salvare il sistema dalle contraddizioni accumulate dal capitalismo liberistico, contraddizioni emerse durante la Grande Depressione. Ma non può andare dove la logica lo porterebbe. Non è capace di prendere in considerazione opzioni che trascendono il capitalismo. Così, egli si rassegna a una patetica nostalgia per un'epoca passata in cui le contraddizioni del capitalismo non sembravano così evidenti. Mentre estende i confini del pensiero convenzionale, non riesce a vedere al di là dei mercati e della proprietà privata, non scorge il socialismo.
 
Krugman e la maggior parte della sinistra statunitense sono pienamente convenzionali nel loro pensiero: offrono una gestione più "illuminata" del sistema economico e un capitalismo allegro con un volto umano anche se hanno difficoltà a individuare un periodo in cui il capitalismo ha veramente indossato un volto umano. Ciò nonostante, sono irriducibili davanti a una crescente ondata di interesse nell'opzione socialista e risoluti nella loro paura e nel rifiuto del vero socialismo.
 
Assillati da cinque anni di incessante crisi economica e l'aumento di segni di favore verso il socialismo, in particolare tra i giovani, la nostra inetta sinistra offre un piatto freddo di slogan vuoti di localismo, anti-consumismo, insulsa democrazia "partecipativa", cooperative e una vacua "new" economy. Come se queste potessero essere le risposte al sistema delle multinazionali statunitensi con i suoi 17.000 miliardi di dollari, mastodonte del capitale monopolistico. In verità, si tratta di semplici evasioni e dissimulazioni.
 
Se Stockman ha ragione e il capitalismo è "naufragato", allora è il momento di lasciare il relitto e passare al socialismo.

Intervista di Ballaro' ad Alfonso Luigi Marra

mercoledì 15 maggio 2013

NO-EURO: cosa rappresenta il “signoraggio” del sistema bancario

INTERVISTA CON NINO GERVASIO, PRESIDENTE NAZIONALE DEL MOVIMENTO POLITICO "NO EURO" IN VACANZA A MILAZZO PER QUALCHE GIORNO
Sabato 04 Maggio 2013 14:42
 foto di Nino Gervasio.
(Foto: Nino Gervasio)
 Ag. Agim - Contenuti per i media
Umberto Strianese - No Euro è un movimento politico italiano fondato a Torino il 28 ottobre 2003 da un gruppo di persone convinte che, a diversi anni di distanza dalla sua introduzione, la moneta unica europea non avesse prodotto effetti benefici per l'economia e per le famiglie italiane.  “NO EURO – dice in premessa Gervasio – in linea di massima non è contro l’Ue, se l’adesione fosse scaturita da un referendum popolare. Siamo contrari a questa Unione in quanto gestita da banchieri e massoni per l’esclusivo fine di lucro ad uso personale a discapito di alcune centinaia di milioni di cittadini europei. NO EURO non condivide l’uso dell’euro per ovvi motivi: cambio iniziale di 1,00= a £ 1936,27 quando in realtà il rapporto giusto doveva essere di 1, 00 euro= £ 1350. Fatta l’iniziale frittata, le conseguenze ora sono sotto gli occhi di tutti: aumenti indiscriminati di prezzi su beni di prima necessità, calo dell’esportazione dei nostri prodotti perché non più competitivi ecc…ecc…; l’argomento però non può essere trattato in poche righe e mi riservo di approfondirlo in un eventuale incontro con i cittadini di Milazzo che spero avverrà quanto prima”.
D.: quanti eravate all’incirca quando venne fondato il movimento? R.: 18 persone
D.: il Segretario nazionale è sempre Renzo Rabellino?  R.: sì è stato rieletto al Congresso del 2011 ed è tuttora in carica.
D.: siete presenti in tutte le Regioni italiane?  R.: Come Istituzioni in 3 Regioni grosse: Piemonte, Lombardia e Veneto; poi abbiamo punti di riferimento in 300 località della Penisola.
D. : su quali basi fondate la convinzione che la moneta europea sia completamente privata?
R.: che sia in mano ai privati è un dato di fatto. Non si può lasciare a costoro la gestione della moneta, strumento vitale per la sopravvivenza umana e la crescita dell’economia. Secondo noi deve essere lo Stato il coniatore e il programmatore del destino dei propri cittadini.
D.: cosa rappresenta il “signoraggio” del sistema bancario e perché secondo voi va abolito?
R.: il signoraggio è il cappio al collo di tutti i cittadini bisognosi di liquidità. Il conio da parte dello Stato l’abolirebbe automaticamente.
D.: alle ultime elezioni politiche eravate coalizzati o avete corso da soli?
R.: non abbiamo partecipato per mancanza di autenticatori necessari alla raccolta delle firme.
D.: quanti voti avete totalizzato alle ultime elezioni in cui eravate presenti?
R.: abbiamo preso circa 300 mila voti, lo 0,7% in 12 circoscrizioni.  
D.: da ciò che risulta la vostra idea è quella di far circolare la vecchia lira in Italia e l’euro a livello europeo? O ambedue potrebbero essere utilizzate da noi e ovunque?
R.: la doppia circolazione è già in atto in Romania. La nostra intenzione e proposta è far circolare la vecchia lira come moneta interna complementare e l’euro per scambi internazionali.

D.: pensa davvero che utilizzando due monete nel nostro Paese possa essere conveniente per i cittadini?
R.: la convenienza si noterebbe al primo acchitto con l’abolizione del signoraggio, e questo è già un ottimo inizio per risolvere i problemi del nostro Paese.

 - Il programma di NO EURO è fondato, come si evince dall’intervista, dall’abolizione del signoraggio del sistema bancario privato e avere una moneta di proprietà pubblica nazionale.
Il movimento si presenta per la prima volta agli elettori in occasione delle elezioni europee del 2004 soltanto nella circoscrizione nord-ovest, raccogliendo 70.179 voti (lo 0,8% a livello circoscrizionale). Intanto cercando di consolidarsi, convoca il suo primo congresso nazionale l’1 e il 2 ottobre 2005 a Milano, dove viene eletto Renzo Rabellino come segretario nazionale.
Presenta il suo simbolo anche per le elezioni politiche del 2006, alleandosi con la Casa delle Libertà e modificando lo slogan in: "No Euro Iniquo". A queste elezioni raccoglie 58.757 voti (pari allo 0,15%) alla Camera e 30.515 voti (pari allo 0,09%) al Senato. Sempre nel 2006 alle Elezioni Amministrative ottiene 8 Consiglieri di Circoscrizione a Torino ed 1 Consigliere Comunale ad Odalengo Grande, in provincia di Alessandria.
Alle Elezioni amministrative 2007 il movimento si presenta al di fuori delle due coalizioni principali e all'interno della lista No Euro - Alternativa dei cittadini, esso presenta candidati sindaco in 18 comuni tra cui Cuneo, e alla fine, oltre a vari consiglieri comunali riesce a insediare il suo primo sindaco, Massimo Calleri, nel comune di Sambuco.
Per le Elezioni politiche italiane del 2008 il movimento si presenta nella lista No Euro - Lista dei grilli parlanti, la quale accorpa anche i seguenti movimenti:
Alle elezioni europee del 2009, il movimento propone una consultazione on-line promuovendo candidature di singoli cittadini che si riconoscano nel programma di "No euro" ed abbiano un certificato penale pulito. Non si presenta, tuttavia, con una propria lista ma a sostegno della Fiamma Tricolore - Destra Sociale.
Alle elezioni regionali del 2010, in Piemonte, il candidato Renzo Rabellino ottenne 36.999 voti, pari all'1,68% delle preferenze, mentre la lista Grilli Parlanti-No Euroraccolse 13.186 voti, pari allo 0,70% delle preferenze. In quell'occasione il candidato presidente si presentò con una coalizione formata da 9 liste tra cui Forza Nuova,Popolari Udeur, Fiamma Tricolore, Lega Padana e altre formazioni minori. La listaNadia Cota - Liberali venne esclusa dalla competizione elettorale piemontese in quanto il nome appariva troppo confondibile con quello del candidato presidente dellaLega Nord Roberto Cota.
Nel 2011, la lista No Euro si presentò alle elezioni comunali di Torino, ottenendo l'1,01%, pari a 4.033 voti, all'interno di una coalizione di 6 liste a sostegno del candidato Domenico Coppola, omonimo di Michele Coppola, candidato sindaco delPdL. Allora fece la sua comparsa anche un'altra lista dal nome analogo, la lista "Cosima Coppola", a sostegno del candidato sindaco del Terzo Polo Alberto Musy. Domenico Coppola, ottenendo il 3,57 % delle preferenze, pari a 16.089 voti, venne eletto consigliere comunale, ma purtroppo morì quattro giorni dopo l'elezione e venne sostituito da Denis Stefano Martucci detto Coppola.
 Fonti: informazioni tratte da Wikipedia

Strategia della tensione economica


Le santarelline dei Bankster e la strategia della tensione

http://felicitaannozero.altervista.org/bankster/le-santarelline-dei-bankster-e-la-strategia-della-tensione#.UZOvdqAdHFJ
 Ognuno di noi principalmente dovrebbe chiedersi: "Per quale motivo degli esseri umani, che hanno vissuto per migliaia di anni nei loro paesi, oggi dovrebbero abbandonarli per venire a vivere in Italia? A chi fra voi piacerebbe andare a vivere per necessità in un altro paese?"
Ebbene se veramente queste donne fossero cosi sensibili nei confronti degli stranieri, lotterebbero per far cancellare i debiti truffa dei loro paesi di origine e ne denuncerebbero l'illegittimità.
Denuncerebbero i meccanismi con cui le banche e le multinazionali hanno letteralmente rubato loro i terreni agricoli, le risorse minerarie, quelle petrolifere, etc.
Se fossero donne intellettualmente oneste e sensibili, come vorrebbero farci credere, denuncerebbero quelle industrie farmaceutiche che hanno sfruttato migliaia di bambini in Africa per per testare farmaci (tra cui vaccini altamente tossici) e gli altri affari sporchi delle fabbriche di armi (tra cui la Beretta) che sono causa di morte e distruzione.
Queste donne cosi attive nel sociale, hanno mai, per esempio,  reso noto il discorso di Thomas Sankara che fece all'ONU e per il quale è stato ucciso? 
Vedi video: http://www.youtube.com/watch?v=ZV9O4xoPvUE

Certamente una piccola percentuale di stupidi razzisti ci saranno pure, ma sono convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini nutre un ragionevole sentimento di rabbia e non di razzismo nei confronti degli immigrati, ma ciò accade soprattutto per i disagi economici che viviamo attualmente.
Sono sicuro che se tutti avessimo un reddito minimo garantito, non si lamenterebbe nessuno della presenza degli stranieri, anzi, sarebbe l'opportunità di condividere culture diverse.

Queste donne dicono di essere contro il razzismo e per le pari opportunità, ma sono state messe al governo per favorire gli obiettivi illuminati dei nuovi architetti del sociale, per istigare il popolo all'odio e alla violenza, con lo scopo di condurci alla realizzazione degli Stati Uniti d'Europa, quindi al NWO.

Se cosi non fosse, non dovrebbero farsi complici di quei governi che consentono:
- l'immigrazione di stranieri e l'emigrazione dei ricercatori italiani;
- l'importazione di quei beni a basso costo dai paesi poveri che sfruttano mano d'opera infantile degradando il nostro made in Italy;
- di dare 3 €uro al giorno ai terremotati per sopravvivere di stenti e di darne 35 agli immigrati, più vitto e alloggio;
- di dare le case popolari agli zingari e contemporaneamente sfrattare gli italiani;
- di privare gli operai della cassa integrazione e contemporaneamente dare un reddito mensile agli extracomunitari;
- di togliere il crocifisso dalle scuole perché ritenuto (da alcuni esponenti musulmani) pornografia ;
- di definire disagio sociale quando uno straniero accoltella un italiano, al contrario diventa odio razzista;
- di vietare agli uomini l'ingresso negli ospedali se nella stanza ci sono donne musulmane ricoverate;
- e cosi via, la lista continua.

Tutto questo genera rabbia, tanta rabbia, che ha poco a che fare con il razzismo ma molto con la strategia della tensione che è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag!
Angelo Tirone

INCREDIBILE: Olli Rehn spiega il signoraggio ma nessuno lo capisce!




INCREDIBILE: Olli Rehn spiega il signoraggio ma nessuno lo capisce!

- di Maurizio Elia Spezia - http://www.losai.eu/incredibile-olli-rehn-spiega-il-signoraggio-ma-nessuno-lo-capisce/ 15 maggio 2013

La notizia sta già cominciando a girare per il web ma nessuno la sta trattando nella maniera corretta, ovvero Olli Rehn vuole eliminare ulteriore sovranità agli Stati membri attraverso l’eliminazione delle monetine da 1 e 2 centesimi.
Cosa significa?
Come abbiamo già ampiamente specificato nell’articolo: “Moneta: convenzione o valore? [2]”   la proprietà della rendita da signoraggio (ovvero la differenza tra il valore di produzione e il valore nominale) sulle monete appartiene allo Stato che le EMETTE, già perchè, per chi ancora non ne è a conoscenza le monete Euro appartengono agli Stati che le emettono, infatti ogni stato ha la propria monetina mentre le banconote sono di proprietàESCLUSIVA della BCE che le emette e le PRESTA agli stati membri.
Ci siamo già tolti un interrogativo quindi, quello sulla sovranità economica nazionale che dovrebbe venire meno togliendo  dalla circolazione le monetine da 1 e 2 centesimi.
Ma a cosa serve questa mossa?
Già questa mossa ci lascia un pochino stupefatti perchè l’elevato costo di produzione della moneta (che non è carta e quindi la materia prima è più costosa) non è solo sui centesimi ma possiamo azzardarci a dire  che lo Stato guadagna dai 50 centesimi in su, quindi le monete non erano un ricavo per gli Stati ma un COSTO.
Dopo più di 10 anni Olli Rehn se ne accorge?
E’ evidente che questo passo può solo farci pensare che la BCE insieme alla Commissione europea responsabile per gli Affari economici e monetari  stanno mettendo in atto della mosse  per eliminare l’ultimo spiraglio di sovranità che appartiene agli Stati, la moneta in ferro.
Dopo le nuove 5 Euro ci regaleranno dei biglietti da 50 centesimi o elimineranno tutte le monete per dare spazio alla moneta elettronica [3]?
Ricordiamo infine a tutti la vicenda “Cosentino” riportata in questo articolo: “Cosentino si dimette. Il signoraggio colpisce ancora? [4]”  e vi alleghiamo anche la risposta scritta: “ Interrogazione a risposta scritta 4/00932 [5]“.
Buona lettura.

Alla ricerca della liquidità perduta

Marco Della Luna: "Alla ricerca della liquidità perduta"


Il sistema-paese soffre di arretratezza tecnologica e infrastrutturale, di inefficienza e dispendiosità della macchina amministrativa, di lentezza e corruzione di quella giudiziaria, di costi elevati di una politica e di una burocrazia ampiamente parassitarie, per non parlare dell’influenza istituzionale della criminalità organizzata e, ovviamente, della insostenibile pressione fiscale.

Il male di fondo, quello che toglie i mezzi anche per affrontare gli altri mali, e da cui direttamente dipendono insolvenze, fallimenti, licenziamenti, crollo di speranza, investimenti e consumi, è però un altro, ossia la carenza di mezzi monetari, il costo eccessivo (rispetto ai paesi competitori) del denaro, le difficoltà ad ottenere credito. Una carenza crescente, sempre crescente, che, attraverso la deflazione, rende sempre più oneroso, difficile o impossibile, il pagamento degli interessi e dei debiti. E delle imposte. E dei contributi. Non dimenticate che la Corte dei Conti ha rilevato che molti enti pubblici sono morosi di parecchi miliardi di versamenti contributivi all’Inpdap-Inps. Corre voce, probabilmente gonfiata, che questa mina esploderà presto.

Immaginiamo una pozza in cui l’acqua stia calando lentamente progressivamente. I pesci rossi, gialli e verdi boccheggiano. Perché cala l’acqua nella pozza? In parte evapora, in parte defluisce seguendo rigagnoli, in parte – la parte maggiore – si raccoglie in una cavità nascosta sotto il fondo dello stagno.


I pesci non hanno più lo strumento della creazione di liquido e non possono usarlo per compensare l’acqua che se ne va. Hanno ancora lo strumento fiscale, con cui possono distribuire l’acqua diversamente tra pesci rossi, gialli, verdi – ossia, tra settore pubblico e privato, tra nord e sud – ma non possono trattenerla né rabboccarla. Anzi, le misure fiscali tendono a far aumentare la fuga dei liquidi e scoraggiano gli investimenti stranieri. La gente comune non ha ben chiaro che i soldi che lo Stato prende con imposte e con la lotta all’evasione sono soldi che semplicemente si spostano all’interno della pozza, ma non aumentano la quantità di liquidi disponibile, quindi non alzano il livello dell’acqua nella pozza, ma semmai accelerano il suo deflusso.

L’acqua che evapora sono quei capitali – miliardi di Euro – che si spostano all’estero e vengono investiti in modi tali da sottrarsi al fisco nazionale (vedi scandalo Offshore-Leaks: 32.000 miliardi di dollari scoperti sinora, ovviamente in ambito globale). L’acqua che defluisce nei rigagnoli sono i liquidi che vanno all’estero come pagamenti di interessi e capitali (disavanzo commerciale), come rimesse degli immigrati (pensiamo particolarmente ai cinesi), come trasferimenti netti a favore di UE, MES, etc.

Su queste perdite di liquidi si può intervenire, ma solo marginalmente e non certo risolutivamente, anche perché per attrarre liquidità dall’estero mediante saldi attivi della bilancia commerciale, turismo e investimenti, dovremmo svalutare rispetto ai partners, ma questa opzione è preclusa dall’Euro, dalla cessone del controllo sui cambi. Il calo del livello dell’acqua continuerà inevitabilmente e mortalmente. Possiamo ritardare il calo, guadagnare qualche mese, ma non fermarlo, non cambiare l’esito, e l’esito è che i pesci moriranno uno dopo l’altro, sempre più velocemente. Lo stanno già facendo.

Diversamente dai pesci della pozza USA e della pozza del Sol Levante, noi non possiamo creare acqua per ristabilire il livello vitale, poiché anche questo potere l’abbiamo trasferito alla BCE, la quale, per statuto, non può fare interventi di questo tipo, che invece fanno la Fed con Obama e la BoJ con Shinzo Abe. La BCE e altri istituti internazionali ed esteri intervengono abbassando i tassi e dando denaro fresco alle banche e al settore finanziario, però questa liquidità non arriva, sostanzialmente alla pozza, ai pesci, all’economia reale – rimane dei circuiti finanziari, in impieghi che non pagano tasse nel Paese, perché le banche usano quei soldi non per prestiti all’economia reale, ma per chiudere buchi di bilancio (contenzioso sommerso) e per investimenti speculativi, più redditizi e sicuri in un’epoca di depressione con outlook sfavorevole. Anche i tassi rimangono alti e handicappanti nella competizione internazionale.

In conclusione, le possibilità di intervento sono scarse, marginali e nessuna è idonea a risanare la situazione e a rilanciare l’economia. Il dibattito attuale è quindi improduttivo.

Rimane l’acqua nascosta nella caverna sotto il fondo dello stagno. E la falla attraverso cui quell’acqua è finita nella caverna. E’ una falla causata da principi contabili errati, cioè non corrispondenti alla realtà economica, in materia monetaria e creditizia. Il concetto è estremamente semplice – così semplice, da risultare sfuggente, ma è oggettivo e verificabile. Si tratta di riuscire a riflettere sull’ovvio. Se si chiude la falla, migliorano drasticamente i bilanci delle banche commerciali, sia come conto economico, sia come stato patrimoniale; inoltre la erogazione dei crediti diventa molto più leggera patrimonialmente. Do per scontato che tutti sia noto che il sistema bancario opera attraverso un moltiplicatore, che gli consente di prestare un multiplo della raccolta – le banche non sono soltanto intermediari del credito, non si limitano a prestare la raccolta applicando una forbice sui tassi, ma creano liquidità – ecco perché il credit crunch è anche un liquidity crunch.

La falla consiste nel mancato rilevamento contabile, in conto di ricavo della banca, di una realtà economica oggettiva e fondamentale, ossia dell’acquisizione di potere d’acquisto (valore) da parte dei mezzi monetari – denaro primario e denaro creditizio, come assegni circolari, bonifici, lettere di credito, saldi attivi di conti correnti. I mezzi monetari non hanno un valore intrinseco non essendo fatti di metalli pregiati, né sono convertibili in metalli pregiati. Il loro valore, cioè il potere d’acquisto, non è prodotto dalla banca, ovviamente, la quale non produce beni reali; esso deriva dalla loro accettazione da parte del mercato, dal fatto che il mercato è disponibile a dare beni o servizi reali in cambio di essi, sebbene essi non siano beni reali. Essi quindi, nel momento in cui la banca li emette sotto forma di erogazione di credito o di acquisto diretto di titoli finanziari, assorbono o ricevono dall’esterno il valore, il potere di acquisto, e cessano di essere meri pezzi di carta o impulsi elettronici per divenire moneta. La banca preleva dal mercato, dalla generalità dei soggetti, un potere d’acquisto che essa non crea, e lo presta a un soggetto determinato, percependo da questo soggetto un interesse. 

Orbene, questa trasformazione, questa acquisizione di valore, è un fatto economico reale, esattamente un ricavo della banca che emette la moneta primaria o quella creditizia. Un ricavo che, con i principi contabili vigenti, non viene contabilizzato. Conseguentemente abbiamo che la banca, quando eroga 100, dovrebbe, nel conto economico, registrare, a scalare:

ricavo da acquisizione di potere d’acquisto: + 100

costo da erogazione di potere d’acquisto: – 100

ricavo da acquisizione di credito: + 100

SALDO OPERAZIONE: + 100

Sotto gli attuali principi contabili, la prima registrazione non avviene, quindi il ricavo di 100 “sparisce” nella caverna sotterranea, non viene tassato, non si traduce in attivo patrimoniale, in possibilità di credito. Le sorti di questi ricavi non contabilizzati dovrebbero essere indagati. Probabilmente prendono la via di paradisi fiscali, dove riaffiorano, carsicamente, e sono impiegabili in operazioni speculative o in vantaggiosi investimenti reali.

Con questo concludo, ritenendo di aver perlomeno indicato in linee generali dove bisogna metter mano, se non si vuole sprofondare domani o fra una settimana nel buco nero dell’indebitamento. E di aver anche dimostrato la sostanziale impotenza, o il valore meramente dilatorio, delle altre opzioni sul tavolo. Da politici che non hanno le leve macroeconomiche non ha senso aspettarsi soluzioni.

Un’ultima osservazione: nel mondo l’aggregato del debito soggetto a interesse è di almeno 2 milioni di miliardi di Dollari, e l’aggregato degli interessi da pagare sicuramente supera i 100.000 miliardi, mentre il prodotto lordo globale arriva a 74.000 miliardi. Il servizio del debito esistente viene quindi pagato contraendo nuovo debito. Il mondo è un grande schema Ponzi, e non vedo altre vie che la riforma contabile suddetta, per prevenire che questo schema Ponzi scoppi in un global meltdown.


Marco Della Luna 

Fonte: http://marcodellaluna.info/sito/2013/05/12/alla-ricerca-della-liquidita-perduta/