mercoledì 14 ottobre 2015

Le euro-oligarchie provocheranno la guerra civile?

Le euro-oligarchie provocheranno la guerra civile?

Saranno 45 mila, ha subito detto la polizia. Forse 100 mila, hanno valutato gli organizzatori. A Berlino, sabato scorso, a scendere in strada per manifestare contro il TTIP, il trattato euro-americano cosiddetto di libero commercio concepito in segreto fra eurocrati globalisti e multinazionali Usa, sono stati 250 mila. “Una delle più grandi manifestazioni nella storia recente di Berlino”, secondo Christoph Bautz di Campact, una delle organizzazioni di base che hanno promosso la manifestazione. Gli altri gruppi promotori erano Verdi, Attac, Greenpeace, partiti di sinistra, i primi a non aspettarsi tanta partecipazione. Il fatto è che ad essere scesa in piazza con loro è stata la classe media, quella che vota – o votava – CDU.
Una manifestazione simile è avvenuta ad Amsterdam. Impressionante per violenza la reazione dei media mainstream: non potendo sminuire la manifestazione, la Faz ha deriso i manifestanti e i loro sloga; Der Spiegel ha collegato la crescita del movimento contro il trattato di libero commercio o TTIP alla “crescita del bruno-merda di Pegida (il partito tedesco anti-islamico), Marine Le Pen e Donald Trump”. Un amalgama – chi è contro il TTIP è un nazista di m. – dettato da rabbia e panico. Ed ostinazione a negare legittimità alla protesta.

berlino contro ttip
“Mai visto diffamare, e trattare come il male assoluto, una manifestazione che ha raccolto così tante sigle”, ha notato Ulric Schneider di Paritaetische (un’associazione di movimenti sociali “Impegnati a promuovere la giustizia sociale”).
Solo pochi giorni prima la Commissione Europea aveva ricevuto 3,2 milioni di firme di cittadini che esigono il blocco immediato del Trattato. Per “normativa”, ogni cittadino può partecipare all’elaborazione delle politiche della Commissione presentando un progetto di legge agli oligarchi: deve raccogliere però un milione di firme, dice la “normativa”. Nel 2014, una formale iniziativa in questo senso era già stata rifiutata dalla Commissione. Questa raccolta di firme non avrà forse destino migliore, perché “fuori dal quadro legale europeo”.
Le oligarchie che hanno occupato il potere hanno deliberatamente dichiarato guerra alla volontà popolare. “ È possibile che le pecore pretendano di   guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore?”, ha dichiarato Mario Monti ex commissario, Trilateral, Bilderberg: “Ci si può addirittura chiedere se la democrazia come noi la conosciamo e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili”.
E’ impossibile essere più chiari – e più insultanti. La democrazia è incompatibile col mondialismo, dice il parassita.  
In Francia le pecore però  stan cominciando a mordere? I capintesta di Air France costretti a fuggire con le camice strappate da lavoratori minacciati di licenziamento hanno suscitato in Hollande una tipica reazione da oligarca: cose del genere, ha detto, “intaccano l’immagine della Francia all’estero”, intendendo che allontanano i famosi investimenti esteri che la globalizzazione porterà ai paesi europei, se si rendono competitivi. “Venendo da uno che ha compromesso l’affidabilità della Francia come partner industriale annullando il contratto  di vendita dei due Mistral alla Russia, è senza dubbio un caso di amnesia”, ha ironizzato l’economista e storico Jacques Sapir.
http://russeurope.hypotheses.org/4352
Jacques Sapir
Jacques Sapir
Sapir è il primo ad evocare la parola proibita: “guerra civile”. Questo ottuso senso di onnipotenza delle elites, questa volontaria sordità delle oligarchie verso le basi sociali, la convinzione che non devono più rispondere ai cittadini, è indurre la guerra civile europea.
Non è una soluzione che Sapir auspica, anzi lo giudica uno sviluppo patologico della crisi che infuria, e che le oligarchie non vogliono vedere. Le violenze all’Air France? Ma è violenza peggiore annunciare il licenziamento di 2900 dipendenti in una società che soffre disoccupazione di massa da otto anni, senza alcuno scrupolo da parte dei dirigenti e nessuna vibrazione da parte del governo.
 Vuol dire non vedere “il senso di spossessione di ogni potere che soffrono ormai milioni, anzi la maggioranza dei francesi”, che si vedono “sequestrati gli strumenti di controllo sulle proprie esistenze” da mondializzazione e “costruzione europea” – dove sempre più chiaramente, quello che eufemisticamente chiamano ‘deficit di democrazia ‘ si manifesta per quello che è: negazione di democrazia”. Rifiuto deliberato di dare ascolto al “popolo”. Lo smantellamento delle istituzioni in nome del “ci pensa l’Europa”. Lo svuotamento della politica, lo scivolamento dello Stato verso uno Stato collusivo”. L’anomia generale,  dimostrata da ricchezze così eccessive da essere odiose e dalla pretesa di “diritti” dei gay. Tutti i disordini, il senso di essere spossessati del controllo sulle proprie vite,  le  crisi austeritarie e perdita di orientamento pubblico e privato hanno tutti una causa, in fondo: la perdita della sovranità.
Piaccia o no, solo all’interno di stati sovrani si applica il diritto, e le istituzioni sono legittime. Oggi siamo sotto leggi (meglio: direttive e normative) imposte e escogitate da poteri che non hanno, né cercano di avere, alcuna legittimità. Essi puntano ad un vero totalitarismo arbitrario.

Quale è l’ideologia di questo totalitarismo oligarchico? Attenzione, denuncia Sapir: “è quella tragicamente semplificata dei liberisti e libertari di tutte le risme”. E’ l’ideologia della Tatcher: non esistono le società (come non esistono “idee platoniche”) , la sola realtà sono gli individui che la compongono.. . Ciò equivale a dire che la sola realtà morale collettiva è “il mercato”, perché che la società non ha diritti; titolari di diritti sono solo gli individui, oggi lanciati nella conquista di “diritti narcisistici”.
Questa ideologia è fallace, ha buon gioco a dimostrare Sapir:
“In realtà gli individui sono il prodotto della società, e la costruzione della società è simultanea alla costruzione degli individui”.
Cari lettori, se questa asserzione vi sembra scandalosa, statalista-comunista (o bruno-merda, se siete “di sinistra”) è perché vi hanno imbevuto della ideologia “tragicamente semplificata”, liberista e libertaria, oggi imposta come pensiero unico.
In realtà, basta riflettere quanto sia infantile l’illusione che gli individui pre-esistano alla società e la creino loro, con loro decisioni coscienti individuali. In realtà, basta pensare alla lingua nazionale materna che gli individui parlano: è qualcosa che hanno ricevuto dalla società e dalla sua storia, altrimenti non potrebbero nemmeno parlarsi. E ciò vale per tutto: religione, quadro economico, cultura condivisa, la massima parte delle “idee” e della visione del mondo che gli individui hanno, non è stata pensata da loro originalmente, ma l’hanno ricevuta dalla società. Dalla società ricevono anche il “mercato” in cui speculano, anzi – attraverso le istituzioni – il diritto di essere “individui”.
Naturalmente non si nega con ciò che gli individui influiscano sulla società. “Tra l’individuo e il collettivo si stabiliscono legami complessi – dice Sapir -che sono irriducibili” alla visione tragicamente semplificata dei liberisti. I liberisti-libertari quando vedono un muro, ci vedono i mattoni. Ma non riescono a riconoscere che tra un mucchio di mattoni e un muro di mattoni c’è un salto qualitativo essenziale.
“Volerlo negare, pretendere che ci siano dei fogli bianchi su cui gli spiriti forti scrivono la storia senza tener conto della storia passata, è la ricetta che conduce a drammi orribili, di cui il peggiore è la guerra civile. Tuttavia è a quello che tendono le istituzioni europee e l’ideologia europeista”, in ciò alleato all’individualismo ideologico liberista: unito all’eurocrazia nello smantellare lo Stato, dichiararlo corrotto e quindi da esautorare, e deridere o demonizzare la Nazione e la sua storia, insultare ogni credenza collettiva come “tabù da superare”. Le due forze congiurano nell’abolire “la politica” – ossia il luogo dove gli individui e la società interagiscono, lo Stato. L’abolizione della sovranità, voluta fortemente dalle multinazionali come dai libertari vogliosi di esporre tutti i loro narcisismi (vedi gay pride), è l’abolizione della democrazia. “Perché ci possono essere degli stati sovrani che non sono democratici; ma non s’è mai visto uno stato democratico che non sia sovrano”.
Liberté
Perché questo non sbocchi nella guerra civile europea (la lotta di tutti contro tutti, che darebbe agli euro-oligarchi il pretesto per perfezionare la loro dittatura illegittima), si impone un compito: “la ricostruzione dell’ordine democratico”, attraverso la riconquista della sovranità, l’uscita dall’euro , la deflagrazione e ricomposizione dei partiti attuali, che sono comitati d’affari…e come?
Interessante constatare che Sapir (benché di sinistra) non condivida affatto la demonizzazione del populismo del mainstream progressista: “La rifondazione della democrazia può imporre o implicare elementi di populismo”.
E perché? Risposta: “Per combattere la tendenza delle burocrazie a produrre delle leggi senza curarsi della loro legittimità, il ricorso ad elementi di legittimità carismatica si impone”, è un antidoto. Come lo è il ricorso al referendum, che partecipa a questa legittimità carismatica.

La dittatura è democratica

E non si contenta di rivalutare il “populismo”, Sapir: “Soprattutto, bisogna ricordare che i poteri dittatoriali fanno parte dell’ordine democratico”. Naturalmente non pensa al senso volgare che oggi ha assunto il termine; pensa alla dittatura romana, che fu istituzione repubblicana, e probabilmente alle sue incarnazioni francesi: Robespierre, Napoleone, la Commune, il fronte popolare…dittature rivoluzionarie. “Bisognerà che la nostra mano non tremi, – scrive – che l’azione non sia interrotta, quando si porrà la questione dell’abrogazione di leggi varate in condizioni certo legali, ma interamente illegittime”. Quando la “legalità” è occupata da un potere illegittimo, la dittatura è la cura: dittatura rivoluzionaria.
Vi sembra un isolato un po’ delirante? Guardate meglio, sapendo quanto in Francia sono importanti gli intellettuali politici. Attualmente, un numero sempre più inquietante di intellettuali e maitres à penser che la sinistra credeva guadagnati per sempre alle sue schiere, stanno rivoltandosi. Un po’ sulla linea dell’ex comunista Alain Soral (“Sinistra del lavoro, destra dei valori”) contestano il politicamente corretto e la censura del pensiero che impone, l’immigrazione senza limiti, contro l’euro, contro l’europeismo, difendono l’identità nazionale contro l’inondazione musulmana. Sono personalità diverse, molti ebrei, molti atei , e adesso “fanno il gioco del Front National”. Le cose sono arrivate al punto che Libération, il giornale storico della gauche, se n’è uscito con un attacco a in piena regola contro questi “polemisti reazionari” (réacs) che “si dicono ostracizzati mentre sono onnipresenti” (nel talk shows), che impongono “Nei media” i loro temi “demagogici” (essenzialmente: contro l’immigrazione e contro la UE) e lo fanno “facendo a pezzi il politicamente corretto”.
E lo ha fatto, Libération, con una copertina così:


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“Sì, siamo benpensanti; e allora?”.
Inaudito. Il giornale di tutte le sinistre radical chic, fra trotzkismo e anarchismo, fra sessantottismo e trasgressione (ma di proprietà Rotschild) , si dichiara “benpensante”. Pensate solo se apparisse un titolo del genere, poniamo, sul nostro Manifesto. Siamo qui ad un rovesciamento comico di posizioni: la gauche frou frou si schiera dalla parte di ciò che è sensato, moderato ed assennato contro quei sovversivi anticonformisti di reazionari senza rispetto per i tabù della sinistra. Il punto è che questi spaccatutto, quando vanno in tv a fare a pezzi il pensiero unico, piacciono al pubblico – il pubblico che al 25 per cento voterà Marine Le Pen. Da qui l’accusa da parte di Libération agli intellettuali non-conformisti di “fare il gioco del Front National”, credendo con ciò di squalificarli. Il che ha indotto Régis Debray, un grande vecchio della cultura, non certo di destra, a dichiararsi disgustato dal fatto di “screditare moralmente un avversario intellettuale col piccolo gioco stalinista o maccarthista di ‘fare il gioco di’”.
Questo rovesciamento di posizioni per cui è la sinistra a difendere il perbenismo contro “i reazionari” che sono però trasgressivi e popolari, non è, in Francia, un gioco senza effetto di letterati. E’ il covare di una Révolution.
Siccome in Italia uno scontro e un rovesciamento simili non sono neppure immaginabili, riprendo qui di seguito – a futura memoria –  le motivazioni che il movimento “Stop TTIP” dà della sua iniziativa:
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Perché Stop TTIP



TTIP, l’accordo di libero scambio prevista tra l’UE e gli Stati Uniti (conosciuto anche con la sigla TAFTA) non servirà gli interessi dei cittadini ma a quelli delle imprese multinazionali:
TTIP mina la democrazia e lo Stato di diritto: le multinazionali straniere possono chiedere cifre esorbitanti, presentando una denuncia contro gli Stati, se gli Stati adottano leggi che riducono i profitti attesi. La causa sarà discussa non da magistrati pubblici, ma da tribunali arbitrali privati
TTIP apre la porta alla privatizzazione dei servizi pubblici: l’accordo privilegia i profitti delle multinazionali, a danno della comunità, sui servizi di distribuzione dell’acqua, della salute e dell’istruzione.     TTIP minaccia la nostra salute e il nostro ambiente: ciò che è consentito negli Stati Uniti, sarebbe anche diventata legale in Europa – la via sarebbe aperta per il fracking (shale gas), gli OGM e le carni gonfiate agli ormoni. L’agricoltura contadina sarebbe ulteriormente marginalizzata, mentre crescerebbe ancora il potere dell’agro-industria.
TTIP riduce la libertà: gli utenti di Internet possono essere soggetti a vigilanza e di controllo ancora più gravosi di oggi. Eccessiva protezione del diritto d’autore ostacoleranno l’accesso alla cultura, all’educazione e alla scienza.
TTIP è praticamente irreversibile: una volta votato, il trattato non sarà più modificabile dai politici eletti, in quanto è necessario il consenso di tutti i contraenti per qualsiasi cambiamento. Nessuno Stato membro potrà più recedere dal contratto in quanto è l’Unione europea che lo avrà concluso.

venerdì 9 ottobre 2015

VICE PRESIDENTE UNICREDIT INDAGATO

Palenzona si dimettera' ?

BANCHE: UN ALTRO BANCHIERE VICE PRESIDENTE UNICREDIT INDAGATO.

BANKITALIA DIFENDERA' ANCORA UNA VOLTA I REQUISITI DI ONORABILITA' DEI BANCHIERI INDAGATI ?
http://www.agi.it/repository/struttura-sito/la-voce-dei-consumatori/adusbef/notizie/palenzona-si-dimettera-br-/br-

Dopo gli arresti di Giovanni Berneschi, ex vice presidente Abi e padre padrone di Carige, le indagini per usura su alcuni importanti banchieri, l'ultimo scandalo della Banca Popolare di Vicenza di Giovanni Zonin, oggi le indagini  sul Vice Presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, accusato di reati finanziari aggravati dal favoreggiamento a Cosa nostra, nell'inchiesta dell'antimafia sui presunti fiancheggiatori del super latitante Matteo Messina Denaro.

Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit nonche' deus ex machina delle piu' importanti partite finanziarie italiane degli ultimi decenni, ha subito perquisizione degli uffici da parte dei carabinieri del nucleo speciale dei Ros, che ne hanno ricevuto incarico dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che indagano su alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale.

La perquisizione, uno dei tasselli di una piu' ampia operazione antimafia condotta dai carabinieri del Ros che riguarda una presunta rete di fiancheggiatori che potrebbero anche avere collegamenti piu' o meno diretti con la latitanza del boss Matteo Messina Denaro, dovrebbe indurre la Banca d'Italia a chiedere le dimissioni di Palenzona, dalla Vice-presidenza di Unicredit, qualora non dovesse offrire spontanee dimissioni.

Elio Lannutti 

8 ottobre 2015

martedì 6 ottobre 2015

Creazione di denaro in Svizzera

Curia Vista - Atti parlamentari

http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20123305

http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20123305

12.3305 – Interpellanza

Creazione di denaro in Svizzera (1)

Depositato da
Data del deposito
16.03.2012
Depositato in
Consiglio nazionale
Stato delle deliberazioni
Liquidato
 

Testo depositato

In ragione della crisi dell'euro e dell'indebitamento, invito il Consiglio federale a esprimere un parere in merito al processo di creazione di denaro in Svizzera. Le teorie macroeconomiche concordano nel sostenere che la parte preponderante della massa monetaria M1 non è creata dalla Banca nazionale svizzera (BNS) bensì dalle banche d'affari per mezzo di estensioni del bilancio. Il metodo della creazione di denaro contabile è confermato anche dalla BNS, che nella sua pubblicazione "Die Nationalbank und das liebe Geld" (pag. 19) sostiene che, concedendo crediti, le banche creano nuovo denaro.
Sulla scorta di queste considerazioni, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:
1. Conformemente alla legge federale sull'unità monetaria e i mezzi di pagamento (LUMP) sono mezzi legali di pagamento esclusivamente le monete, i biglietti di banca e i depositi a vista presso la BNS. Su quale base legale si fonda la prassi corrente (seguita anche dalle autorità), secondo cui i depositi a vista presso le banche sono considerati alla stregua di mezzi legali di pagamento, sebbene costituiscano soltanto crediti che le banche saranno disposte a onorare o meno in funzione della loro solvibilità?
2. Come si concilia la creazione di denaro privata, non contante da parte delle banche con il principio formulato nell'articolo 99 della Costituzione secondo cui il settore monetario compete alla Confederazione?
3. Come osserva il Consiglio federale nel messaggio del 26 maggio 1999 sulla LUMP, "Gli averi depositati presso una grande banca, cantonale o regionale, o addirittura presso un istituto di carte di credito sono del tutto diversi da quelli in deposito presso la BNS, unica istituzione del Paese ... autorizzata a creare moneta autonomamente." Lo Stato non potrebbe dunque "... dichiarare mezzo legale di pagamento la moneta scritturale ..." (FF 1999 6215). In considerazione della parità di trattamento di fatto tra denaro contabile delle banche e mezzi legali di pagamento, come valuta il Consiglio federale la necessità di precisare questa distinzione a livello di legge? La maggioranza della popolazione continua infatti a credere che i mezzi di pagamento espressi in franchi svizzeri siano messi in circolazione esclusivamente dalla BNS e garantiti da quest'ultima.
4. Come giustifica il Consiglio federale il diritto speciale delle banche private di creare denaro, senza un capitale di copertura integrale, operando estensioni di bilancio per mezzo di crediti, mentre un privato può concedere un prestito a terzi soltanto se dispone dell'importo necessario su un conto?

Risposta del Consiglio federale del 25.04.2012

1. Non vi è parità di trattamento tra mezzi legali e mezzi effettivi di pagamento. I mezzi legali di pagamento sono enumerati esaustivamente all'articolo 2 della legge federale sull'unità monetaria e i mezzi di pagamento (LUMP). A causa delle differenze di solvibilità tra gli istituti che gestiscono i conti, gli averi presso le banche non possiedono le caratteristiche di standardizzazione e fungibilità tipiche della moneta scritturale detenuta dalla banca centrale.
Contrariamente ai mezzi legali di pagamento, l'obbligo di accettare moneta scritturale delle banche sussiste soltanto se per contratto è stato concordato il pagamento in moneta scritturale, se si impone alla luce delle circostanze (usi commerciali) o se è previsto da particolari norme legali.
2. Il monopolio della Confederazione sul diritto di battere moneta ed emettere banconote (art. 99 cpv. 1 della Costituzione) comporta diverse facoltà, tra cui quella di determinare l'unità monetaria e di designare i mezzi legali di pagamento. L'articolo 2 LUMP dispone che i mezzi legali di pagamento sono le monete emesse dalla Confederazione, i biglietti di banca emessi dalla Banca nazionale svizzera (BNS) e i depositi a vista in franchi presso la BNS. La definizione costituzionale di moneta non comprende la moneta scritturale delle banche, la quale, contrariamente ai depositi presso la BNS, è soggetta a rischio di insolvenza. La Costituzione lascia al mercato il compito di sviluppare surrogati della moneta contante. La Confederazione ha comunque la possibilità, nel quadro della sua competenza a legiferare, di intervenire per contrastare gli sviluppi che potrebbero compromettere il controllo del processo di creazione di denaro da parte della BNS o minare in altro modo la fiducia nella moneta statale. Il legislatore ha limitato le possibilità che si offrono alle banche di creare moneta scritturale con l'adozione delle disposizioni in materia di riserve minime e delle prescrizioni in materia di mezzi propri e di liquidità contemplate nella legge sulle banche.
3. Si rimanda alle risposte fornite ai punti 1 e 2. L'articolo 2 LUMP stabilisce inequivocabilmente quali sono i mezzi legali di pagamento. Come emerso dalle discussioni sulla garanzia dei depositi sorte in seguito alla crisi finanziaria, l'opinione pubblica è consapevole che gli averi bancari in franchi non sono garantiti dalla BNS.
4. Secondo il concetto costituzionale di economia privata, spetta al mercato sviluppare eventuali surrogati della moneta contante. Accettando gli averi dei clienti e accordando crediti le banche adempiono alla loro funzione, centrale e importante per l'economia nazionale, quali mediatrici tra risparmiatori e beneficiari di crediti. In virtù della propria competenza a legiferare, la Confederazione ha la possibilità di limitare e regolamentare le possibilità che si offrono alle banche di creare moneta (cfr. punto 2). Il legislatore ha emanato in tal senso diverse prescrizioni dettagliate (p. es. sui mezzi propri, sulla liquidità e sulle riserve minime).
 
 

Cronologia / verbali

Data Consiglio  
15.06.2012CNLa discussione è differita.
21.03.2014
Tolto dal ruolo poiché pendente da più di due anni.
 
 

lunedì 5 ottobre 2015

L’economia è cosa loro

labottegadelbarbieri

L’economia è cosa loro

http://cvh0047.ergonet.it/articoli-brevi/5795-raffaele-k-salinari-l-economia-e-cosa-loro.html

Raffaele K. Salinari

Recensione di «I Rothschild e gli altri» di Pietro Ratto

«Il denaro fa la guerra» si usa dire, e certo il vecchio proverbio viene continuamente ribadito nella sua attualità contemporanea, per cui dietro ogni conflitto, anche quelli di tipo religioso o nazionalistico, ricompare sempre e immancabilmente lo spettro del soldo, da cui non a caso deriva anche la parola “soldato”. E così, ovviamente, possiamo dire anche il contrario cioè che è la guerra a fare il denaro, come dimostrano le plusvalenze dei venditori di armi e il fatto che ogni nazione, anche a fronte di problemi socialmente significativi come la fame, il sottosviluppo, le malattie, trovi sempre i finanziamenti per gli armamenti e difficilmente quelli per risolvere altri problemi. Ma, più in generale, è proprio la preponderanza dell’economia, specie di quella finanziaria, che configura la cifra portante del nostro tempo, in cui solo le compatibilità economiche sembrano in grado di stabilire le leggi su cui è possibile orientare le scelte politiche. Lo studioso della Tradizione René Guénon, in un suo celebre libro, «Il regno della quantità», dedica a questa degenerazione nell’uso del denaro, oramai assurto all’unica divinità realmente immanente, un’abissale riflessione in cui delinea quanto ci si è oramai scostati da un uso strumentale del danaro per farlo diventare il metro di ogni cosa, assimilando le qualità, anche degli esseri umani, alle loro quantità. Ma se tutto questo è vero, allora chi «fa» il denaro, chi lo fa girare, chi decide come e dove investirlo, le guerre da finanziare, i governi da sostenere o quelli da far cadere, chi alla fine decide il nostro stile di vita, quelli che possono e cosa possono consumare e quelli che invece sono esclusi dal supermercato globale? Il libro di Pietro Ratto «I Rothschild e gli altri» disegna la complessa geografia del potere economico finanziario che domina il nostro presente partendo dal passato, tutto sommato recente, di una famiglia di banchieri, e non solo, che coincide con la nascita stessa del capitalismo. Muovendo da una constatazione di ordine religioso, la possibilità negata ai cristiani ma permessa agli ebrei di dare danaro ad usura, che ha antecedenti importanti quali la riflessione di Max Weber sulle relazioni fra protestantesimo e capitale, l’autore dipana nel tempo e nello spazio, prima europeo poi globale, la storia di una dinastia ebrea e delle sue successive guerre e alleanze familiari ed economiche, per arrivare a tracciare una mappa intricatissima di una parte consistente dei poteri economico-finanziari che ancora dominano il nostro tempo. Si parte del capostipite della casata, Meyer, nato nel 1744 a Francoforte, per arrivare ai giorni nostri, risalendo il filo delle vicende storiche che sono la trama e l’ordito stesso di quegli avvenimenti che hanno portato, prima l’Europa, poi gli Stati Uniti, a essere quelle potenze globali che si sono affermate negli ultimi due secoli. Da Napoleone a Hitler, da Truman ad Agnelli, una galleria di personaggi noti e meno noti scorre nelle pagine documentate come in un film in costume, ricostruendo lati oscuri di avvenimenti che hanno marcato il passato del nostro presente. Un libro ricco dunque non solo di date e di dati, retroscena e intrecci spesso poco o niente affatto studiati sul come si sono sviluppati gli interessi e gli affari della casata, cronache del tempo e profili di singoli personaggi storici componenti la famiglia e le sue relazioni, ma anche un saggio sui flussi e sull’evoluzione del capitalismo globalizzato e sulla sua finanziarizzazione, le sue logiche, i suoi arcani, i suoi ideali e pulsioni, letto attraverso una genealogia familiare fra le più emblematiche, per storia e complessità. Essere solo dalla parte di se stessi, fedeli al proprio motto, prosperare con ogni mezzo: questo sembra essere l’unico vero imperativo dei Rothschild e dei suoi simili. Non c’è nessuna contraddizione tra finanziare lo schiavismo e al contempo far parte di una società che ne chiese l’abolizione, appoggiare la Francia contro l’Inghilterra mentre un altro ramo della famiglia è impegnata a fare il contrario, accumulare opere d’arte ed essere mecenati. Tutte queste antinomie si fondono al calore degli interessi di famiglia, nel crogiolo del denaro e della sua potenza. Forse proprio per questo fra le righe del libro emerge chiaramente anche l’opinione dell’autore, non un mero cronachista dunque ma un critico osservatore delle vite della potente famiglia e dei suoi, di volta in volta, nemici o alleati, antagonisti o sodali, che sulla base dei dati storici non sospende il giudizio ma inserisce tra gli elementi fattuali le sue critiche e le sue interpretazioni soggettive, trasformando così un saggio storico – nel quale si spiega, a esempio, la nascita del debito pubblico, oggi tanto presente nelle nostre vite – in un piccolo trattato di economia politica, come si conviene a un filosofo del nostro tempo, impegnato a fornire non solo dati oggettivi, seppure questi possano mai esistere, ma anche impegnato nel trasformarli in strumenti di ricerca attiva, orientata dalla necessità di aiutare chi legge a districarsi in quella rete di rapporti fra politica, affari, economia e finanza, che oggi tutti ci avvolge. Dunque un testo utile, non solo alla chiarezza storica di un fenomeno globale, quello del capitalismo e delle sue regole attraverso la vicenda di una famiglia e di altre genealogie che con essa hanno avuto un ruolo centrale in questa parte delle storia contemporanea, ma anche un manuale a uso di ognuno di noi, di quanti ogni giorno cercano le ragioni per trasformare il mondo e ristabilire il giusto equilibrio fra interesse collettivo e avidità di pochi.
Pietro Ratto
«I Rothschild e gli altri» (Dal governo del mondo all’indebitamento delle nazioni, i segreti delle famiglie più potenti del mondo)
150 pagine per 9,80 euri
Arianna editrice

mercoledì 30 settembre 2015

Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu


Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu 


http://www.vvox.it/2015/09/29/fondo-offshore-per-bpvi-advisor-e-treu/

Il vicentino ex ministro del Lavoro è il consulente del lussemburghese Optimum, una delle società in cui la Popolare vicentina ha investito in tutto 350 milioni

Treu<
Sulle azioni BpVi con garanzia di riacquisto – secondo l’indagine in corso, un affaraccio d’aggiotaggio che vede cinquanta soci coperti da lettere di garanzia ergersi sopra 117 mila soci figli di un dio minore – la vicentinità non è data solo dal nome di Vicenza della Banca Popolare con 300 milioni di apposito fondo per i “furbetti della letterina” (a fronte di un ultimo aumento di capitale di 974 milioni di euro). C’é un altro nome che imprime un marchio tutto berico a questa specie di assicurazione privilegiata. Ed è un nome di persona. Molto famosa.
Prima di svelarvelo, ricapitoliamo la vicenda. Secondo i sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi della Procura di Vicenza, fra i beneficiari dell’impegno scritto di ricomprare le azioni finanziate con soldi della banca ci sono tre fondi d’investimento esteri: Athena Capital Fund, Optimum Multistrategy I e Optimum Multistrategy II. Questi ultimi due avrebbero come cliente pressocché unico la banca vicentina e farebbero capo alla società Optimum Asset Management, con base in Lussemburgo. Il cui amministratore delegato é Alberto Matta, considerato molto vicino al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini (la cui azienda Imvest figurerebbe nell’elenco delle missive), e in cui, secondo l’Espresso, sarebbe coinvolto Girolamo Stabile, vicepresidente della holding romana Methorios che ha effettuato diverse operazioni con la Popolare di Vicenza. La BpVi avrebbe riempito i forzieri di questi fondi per un valore totale di 350 milioni così ripartiti: a fine 2012, 100 milioni nel fondo Optimum Multistrategy I; sempre a fine di quell’anno, 100 milioni in Athena Capital Fund; nell’agosto del 2013, 150 milioni in Optimum Multistrategy II. E’ oltre la metà di tutto quanto la Popolare berica ha investito in fondi di ogni tipo. Interessante come i 350 milioni complessivi concentrati in tali fondi quasi sia sovrapponibile ai 300 milioni per garantire il gruppo di “iper-garantiti”.
Dando un’occhiata al management di Optimum, si scopre che il “senior advisor” (il consulente “anziano”) è Tiziano Treu. Compagno di scuola di Romano Prodi, passato alla storia come ministro del Lavoro per il “pacchetto” di leggi sulla flessiblità che nel 1997 anticiparono dal centrosinistra la centrodestrorsa Legge Biagi-Maroni del 2001, più volte parlamentare, di recente commissario dell’Inps, Treu è un vicentino purosangue, classe 1939. E guarda un po’ dove lo trovi: nella società offshore legata a doppio filo alla Banca Popolare di Vicenza. Il richiamo del famoso “territorio”?

BPVi: anche i ricchi piangono


BPVi: anche i ricchi piangono
di Alessandro Ballardin, 30 settembre 2015

Ah bei tempi andati... Sembra un secolo e invece sono passati scarsi due lustri. Era il 2007 quando la gloriosa Banca Popolare di Vicenza era oggetto del contendere in una lotta tutta interna all'Assindustria berica. In quell'assemblea (che poi ebbe anche strascichi giudiziari tutt'ora in corso) si fronteggiarono due cordate. Il segnale di inizio ostilità lo diede don Nicola Amenduni, (così, con deferente rispetto, viene chiamato il patron delle Acciaierie Valbruna in città) dimettendosi dalla presidenza del collegio dei probiviri della BPVi. Fu un colpo basso a Gianni Zonin e alla sua credibilità che veniva implicitamente accusato di una gestione troppo personalizzata dell'istituto di credito berico. La cronaca del tempo racconta che alla richiesta della famiglia Amenduni forte del 2 per cento posseduto nella Banca Popolare di Vicenza di avere un posto in CDA ottene come tutta risposta il «no» di Zonin. Di qui la reazione stizzita culminata con le dimissioni del patron della Valbruna. A coloro che non abitano all'ombra dei berici vale la pena ricordare che da queste parti vige una legge non scritta, ma rispettata da tutti: "fai quello che vuoi, purché non si sappia in giro". Facile dunque inferire come la provocazione della famiglia Amenduni abbia provocato uno sconquasso generale nelle sempre ovattate stanze del potere vicentino. Ora sarebbe semplicistico ricondurre tutto ad una battaglia interna per il controllo della BPVi perché il tutto deve essere inserito in un quadro almeno regionale a cominciare dall'impasse determinatasi all'interno della stessa Assindustria Vicenza incapace di eleggere il successore di Calearo. Di certo una bella grana per l'organizzazione di categoria, va ricordato, tra le più potenti d'Italia. C'era poi a Verona la questione del buco di Banca Italease, a Padova l'arrivo di MPS attraverso l'operazione Antonveneta, a Venezia si litigava un giorno sì e l'altro anche, sulla nomina del DG di Veneto Sviluppo che è la finanziaria della Regione Veneto. In scadenza di mandato anche la presidente dell' Autostrada Padova-Brescia ed ex presidente della Provincia di Vicenza, la leghista Manuela Dal Lago, che era in lotta fratricida con l'ex socialista e allora eurodeputata di Forza Italia, Amalia Sartori per la corsa a sindaco del capoluogo berico. Alla fine fu scelta quest'ultima e vinse il "terzo incomodo" Variati. Insomma un bel guazzabuglio. 
Le recenti notizie di cronaca e le indagini della magistratura sulla BPVi ci porterebbero a pensare che oggi sicuramente non ci sarebbe tutta questa "fregola" per un posto al sole nel CDA della banca. L'istituto che negli ultimi due anni, per usare un eufemismo, ha prodotto bilanci non proprio floridi, sembra ormai destinato ad essere acquisito. Chi va a dire in giro che tutto quello che sta accadendo sia il "redde rationem" nei confronti di Zonin da parte dell'azionariato di minoranza, si sbaglia di grosso.
Innanzitutto perché il primo danno immediato della faida sarebbe una ulteriore svalutazione del valore delle azioni da loro possedute e si sa che non solo gli Amenduni, ma un po' tutta l'imprenditoria vicentina è più o meno impegnata finanziariamente nell'istituto. Ora, siccome come dice un vecchio adagio: "la parte più sensibile del corpo umano è il portafoglio" è razionalmente sensato prima di andare in guerra chiedersi "qui prodest"?

Se andiamo a guardare chi tra vicentini e veneti siano i maggiori possessori di azioni emerge questo quadro al dicembre 2014.

fonte: gli articoli di Alessio Mannino pubblicati sul magazine online VVox


Maria Gresele, moglie di Nicola Amenduni per un equivalente di quasi 90 milioni di euro 1,6% delle azioni,
Silvano Ravazzolo, quasi 88 milioni di euro 1,5% delle azioni della Confrav 
Giuseppe Dalla Rovere, 63 milioni di euro (1,08%)
Cattolica Assicurazidi cui la BpVi è primo azionista con il 15%), che detiene 54 milioni con lo 0,9%,
Assicurazioni Generali (48 milioni, ovvero lo 0,8%)
In decima posizione Luca Morato, della Morato Pane, con più di 36 milioni di euro e lo 0,6%
Fondazione Roi (presieduta da Gianni Zonin) 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
Luca Ferrarini: 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
René Caovilla (scarpe femminili d’alta moda) si posiziona quattordicesimo con 25 milioni di euro (0,4%), 
Il fondo giapponese Nomura (24,5 milioni) (0,4%)
Famiglia Zonin e le imprese ad essa riconducibili detenevano circa 21 milioni di euro (0,3%). 
Elio Marioni della Askoll (5,7 milioni, lo 0,09%)
Rino Mastrotto (3,5 milioni, lo 0,06%)
Maltauro (3,5 milioni)
Lumar Srl, Luca Marzotto (3,3 milioni, lo 0,5%)
Il vicepresidente della banca, Andrea Monorchio, presiede anche la Micoperi Srl, impresa che possiede 6 milioni di euro, lo 0,1 per cento.

I valori attuali di possesso delle azioni potrebbero aver subito delle variazioni. I sopraccitati possessori, infatti, avrebbero potuto teoricamente vendere le proprie quote. Ma il dubbio riguarda un altro “se”: quanti, e per quanto, abbiano sottoscritto gli aumenti di capitale degli ultimi due anni. Magari a debito.

Resta indubbio che a situazione invariata la svalutazione del prezzo delle azioni da 62,50 € a 48,00 €/az. ha prodotto una perdita (virtuale) del 23% sul controvalore il che rende poco verosimile addurre alla volontà di indebolire Zonin tutto quello che sta accadendo e che le cronache riportano con dovizia di particolari.

In secondo luogo c'è la questione del credito: in questi anni di crisi gli unici istituti che, in contro tendenza rispetto ai "big players" del mercato del credito, hanno allargato i cordoni della borsa sono state proprio le popolari e le casse rurali. Secondo voi vale la pena farsi scippare un istituto che, al di la delle responsabilità civili e penali sulle presunte scorrettezze perpetrate dai vertici dell'istituto e su cui sta indagando il pm Luigi Salvadori, in questi anni di vacche magre è sempre rimasto saldamente legato al territorio sostenendo imprese e famiglie quando nessuno lo faceva?
Cosa c'è veramente dietro questa operazione? Quali azioni è opportuno che intraprendano gli azionisti, soprattutto ex dipendenti che hanno investito risparmi e parte delle liquidazioni per tutelarsi? Ma poi siamo sicuri che la BPVi e con lei tutte le banche italiane, abbiano bilanci che dal punto di vista dei risultati siano così striminziti?
A queste e a altre domande proveremo dare risposta nei prossimi articoli.


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J.K.Galbraith Capire come funziona l'economia significa capire la parte maggiore della nostra vita

martedì 29 settembre 2015

Contro tutti i Banksters del mondo

Contro tutti i Banksters del mondo.

Di Luciano Garofoli
http://www.maurizioblondet.it/contro-tutti-i-banksters-del-mondo/#_ftn2

Jail the bankster$! Galera per i bankster$!!!
E’ lo slogan di Occupy the Banks, movimento di natura popolare nato di recente e che prende una posizione netta nei confronti dei grandi gruppi bancari sovranazionali. Ne denuncia, in maniera aperta e chiara, gli abusi, le frodi, i sotterfugi e le rapine che essi perpetrano quotidianamente contro gli ignari “clienti”, contro la società civile, contro il mondo finanziario ed economico in tutto il pianeta.
Come potete vedere la s finale della parola è quella del simbolo del dollaro e ciò non a caso, in quanto lo si voglia o no il centro pulsante del sistema bancario mondiale, mondializzato e mondialista ha la sua sede a Wall Street negli Stati Uniti ed a Square Mile in Inghilterra.[1] La moneta di riferimento, in questo ambito economico ristrettissimo, è ovviamente soltanto il dollaro amerikano.
Il termine Bankster fu coniato e lanciato, per la prima volta, da Léon Degrelle il 27 febbraio 1944 durante un’oceanica manifestazione tenutasi al Palazzo dello Sport di Bruxelles. Nel suo discorso il capo dei Rexisti belgi, parlando di lotta contro l’usurocrazia dichiarò:
“Nous sommes contre toutes le banksters du monde” (Noi siamo schierati contro tutti i banksters del mondo!)
Sembra che nel mondo il numero di persone che stia diventando sensibile a questi temi sia in netto aumento e sempre di più sono coloro i quali sono disponibili ad impegnarsi per porre fine ai privilegi, agli abusi ed alla corruzione che questa casta di usurai senza scrupoli e senza patria sta seminando nel mondo, con il solo scopo di poter continuare a prosperare sulle spalle della gente spinta sempre di più verso uno stato di indigenza, di povertà e di fame.
Rowan Bosworth Davies[2] in un suo recente articolo intitolato The banking criminals exposed ci fornisce alcune important informazioni circa il clima che si sta formando intorno ai banchieri : la cosa monta piano piano senza tante luci della ribalta accese sulla specifica situazione: questi sono, in effetti, ambienti in cui prevale la diplomazia e la più completa riservatezza.
Innanzitutto Bosworth Davies ribadisce la voce tutt’altro che peregrina, di una nuova crisi economica gravissima che i banksters stanno pilotando ed inducendo e che dovrebbe scoppiare in autunno. Questo è ormai sulla bocca di tantissimi analisti di fama internazionale. In effetti i “buchi neri” di bilancio di alcune grandissime banche internazionali, non possono ormai essere più nascosti e devono venire al pettine.
La Finanza creativa ormai miete in continuazione vittime di ogni nazionalità ed in ogni stato e grado di settore dell’economia mondiale. Ma questa volta sarà molto difficile poter gestire la situazione gravissima che si verificherà e, dal basso, nascerà (in maniera più o meno pilotata secondo i progetti massonici di un Ordo ab Chao) “spintaneamente” la richiesta di incarcerare questi criminali. In realtà saranno le vittime sacrificali immolate sull’altare del Governo Mondiale: la galera li preserverà dal linciaggio e poi, magari passata la buriana e dopo un processo più o meno farsa, se la caveranno con poco o niente!
Forse è utile ricordare che al processo di Norimberga Hjalmar Schacht, l’ex Ministro della Reichsbank dal 1934 al 1937. Era, Insomma, il banchieri di Hitler: fu processato ed …. assolto clamorosamente; poi fu anche processato dalle nuove autorità tedesche ed assolto ancora una volta, forse su suggerimento di quegli ambienti dell’Alta Finanza internazionale che aveva tanto da perdere, anche in “immagine”, da una testimonianza così autorevole e di primissima mano. Schacht fondò una sua piccola banca privata e fece consulenze ad una marea di paesi del terzo mondo, con ottimi risultati.
In effetti Bosworth Davies non fa altro che riportare i risultati del 33° Simposio internazionale sulla criminalità economica  organizzato dal Jesus College di Cambridge, il più importante convegno del mondo sulla criminalità economica. Ad esso prendono parte 500 relatori ed al dibattito danno il loro contributo illustri studiosi internazionali.
Questo Simposio, infatti, è diventato un punto di riferimento per gli incontri internazionali dello stesso tipo e nel corso degli anni, ha dimostrato di essere di grande influenza nella gestione e sviluppo della politica internazionale nella lotta contro la criminalità finanziaria ed economica mondiale.
Quello che è emerso in maniera plateale è stata la sensazione di disgusto profondo e viscerale e della sempre crescente repulsione nei confronti del settore bancario globalizzato, dove ormai impera l’anarchia ed anche un grado altissimo e crescente di criminalità e di assoluto disprezzo ed insofferenza per qualsiasi tipo di legge o regolamento gli stati cerchino, sebbene molto timidamente, di imporre per arginare questa marea nera montante.
Un sempre crescente numero di accademici, di agenzie specializzate delle forze dell’ordine ed anche di consulenti e gestori di settori finanziari si stanno unendo cercando di creare un fronte comune nella denuncia e nella condanna totale di specifici settori del sistema bancario internazionalizzato, proprio per la loro costante e sistematica attività criminale organizzata. Molte banche sono ormai ampiamente identificate, sia da istituzioni finanziarie ancora oneste, che da moltissime organizzazioni imprenditoriali, come totalmente impegnate in una diffusa pratica delinquenziale attraverso un costante comportamento rutinario di carattere criminale.
Il bello è che le stesse banche si permettono di minacciare ritorsioni davanti ad eventuali secessioni di regioni come la Scozia e la Catalogna dai rispettivi stati nazionali. Sono loro i veri padroni e la politica è diventata soltanto una loro fedele servitrice. I governi non governano più, si limitano a svolgere soltanto un’azione di carattere meramente amministrativo seguendo un’agenda dettata loro dai banksters dell’Alta Finanza apolide.
Forse che voi credete che la crisi della Volkswagen in qualche modo non si risolverà in una bolla di sapone? Sembra che il governo tedesco stia già esercitando forti pressioni sulla Commissione Europea per far diventare vincolanti, in tutte le nazioni della UE, i nuovi test di accertamento delle emissioni di CO2 svolti su strada e non più in laboratorio, soltanto nel 2021!! Credete forse che la cosa sia solo una decisione politica presa autonomamente dalla Cancelliera Mer(k)del per salvare l’industria automobilistica tedesaca ed il buon nome del IV Reich, o sia stata imposta su pressione della Volkswagen e della lobby dell’automobile, la quale in campagna elettorale ha abbondantemente foraggiato la CDU, partito della Cancelliera?
La loro presa di posizione nel caso delle regioni secessioniste è nettissima: chiuderemo ogni nostra filiale e faremo in modo da stroncare qualsiasi attività economica della regione provocando guasti irreparabili a tutti. Ovviamente i poteri centrali si servono di questi grimaldelli per dissuadere dalla tentazione della secessione tali regioni floride ed economicamente molto produttive.
E’ già successo alla vigilia del referendum sulla secessione della Scozia, quando la HSBC non ha lesinato mezzi e minacce. Eppure questa istituzione è ampiamente fallimentare ed è dovuta ricorrere pesantemente all’aiuto pubblico dopo lo scandalo che l’aveva travolta. In Catalogna sia il Banesto che il Sant’Ander, due colossi bancari spagnoli, continuano a minacciare ritorsioni pesanti se la regione si separerà dal resto della Spagna. Anche qui i sistemi sono sempre i medesimi: chiusura di tutti gli sportelli bancari dei due istituti, sospensione di qualsiasi forma di aiuto finanziario alle aziende operanti sul territorio e creazione di un fronte unitario che coinvolga tutti gli istituti bancari di ogni ordine e grado. In pratica lo strangolamento economico e la riduzione alla fame dell’intera area.
Tutti sappiamo benissimo quali quantità di titoli tossici questi istituti abbiano in pancia e quali omissioni, artifici, sotterfugi e falsi operino sia sui bilanci che nel loro agire quotidiano: ma un società ànoma può permettere a certi criminali di prosperare e di continuare la loro attività banditesca, con quasi totale impunità
Faccio un altro esempio, quello della Deutusche Bank, prestigioso istituto di credito della grande e fortissima economia tedesca. Essa è stata sottoposta ad un’inchiesta dalla SEC americana la quale ovviamente è strabicamente orientata nel proteggere il proprio sistema nazionale e poi a chiudere dieci occhi davanti a delittuosi comportamenti di banche come la Goldman & Sachs, o la Lehman Brothers (fallite entrambe nel 2008), salvate, alla faccia del liberismo economico, con soldi pubblici sborsati dai contribuenti americani.
L’ente americano di sorveglianza già nel 2012 denunciò l’istituto per un buco di 12 miliardi di dollari occultato truccando i conti con operazioni finanziarie creative. Nel 2014 durante gli” stress test” ordinati dalla BCE, la Deutusche Bank risultò essere non idonea in quanto esposta per ben 75 mila miliardi di dollari nel settore dei derivati. Una cifra mostruosa: cinque volte maggiore del Pil della UE. Eppure, grazie ad un massiccio intervento politico posto in essere dal governo federale tedesco la banca passò positivamente gli stress test della BCE. La Cancelliera “Mer(k)del” provvide ad un’iniezione di ben 250 miliardi di euro di liquidità, senza che minimamente la Commissione Europea intervenisse per impedire aiuti di stato nei confronti degli istituti germanici. Alla Germania è permesso di barare impunemente!!
Ma non basta!
La primavera scorsa varie inchieste penali internazionali hanno riconosciuto l’istituto bancario colpevole di aver manipolato i tassi Libor, Eurolibor e Tibor, parametri di riferimento sia per la concessione di mutui, sia per i tassi interbancari. Bene invece che chiedere l’incriminazione dei vertici responsabili della politica finanziaria della Deutusche Bank tutto si è risolto con la comminazione di una fortissima multa alla banca tedesca. La somma è di 2,5 miliardi di dollari di multa che va ad aggiungersi ai 1,7 miliardi euro inflitti da Bruxelles per la manipolazione illecita dei tassi con il fine di lucrare guadagni illeciti.
Per essere precisi fino in fondo la banca ha dovuto anche spendere, negli ultimi tre anni, ben 9 miliardi di dollari di parcelle per dirimere controversie legali.
Nell’aprile 2014 la Deutusche è costretta ad aumentare il suo capitale sociale di 1,5 miliardi di dollari per cercare di rafforzare il grado di liquidità, mentre il mese seguente vende ben 8 milioni di azioni con uno sconto del 30% sul loro prezzo, nel frattempo il valore delle azioni alla Borsa di Francoforte, passa da 50$ ad azione a 29$.
A questo punto scatta un piano “lagrime e sangue” e l’istituto pensa di liberarsi di ben 23 mila dipendenti, un quarto del totale dei suoi addetti. Questo è uno dei primissimi provvedimenti che adotta il nuovo amministratore delegato John Cryan appena nominato ed investito di maggiori poteri decisionali: si sta ripetendo quello stesso clichet già seguito dalla Lehman Brothers prima del suo fallimento.
Piove sempre sul bagnato ed il 9 giugno 2015 l’agenzia di rating S & P declassa la Deutusche Bank a BBB + solo tre tacche sopra “spazzatura”. Tra l’altro, BBB + è lo stesso livello dato, dalla stessa agenzia, alla Lehman, tre mesi prima del suo crollo.
In simili sanzioni è anche incorsa la prestigiosa UBS svizzera: citata in giudizio per frode e favoreggiamento all’evasione fiscale dalla giustizia americana, la più grande banca svizzera, se l’è cavata con la comminazione solo una multa dei 750 milioni di dollari, ma addirittura patteggiata con la magistratura americana: una vera vergogna!. L’UBS è anche spessissimo chiamata in giudizio per favoreggiamento e riciclaggio di denaro sporco proveniente da narcotraffico e da commercio di armi clandestino: miliardi di dollari ogni anno.
Ma si sa la Svizzera lava più bianco!! Ed il resto la fa la potenza dirompente dei signori del denaro che tutto possono e tutti corrompono.
Questo in presenza di una crisi economica di una gravità unica che ha ridotto alla miseria, se non alla fame, milioni di persone nel mondo: non dimentichiamo che il Dipartimento dell’Agricoltura USA attesta che ben 11 milioni di persone ogni anno, negli opulenti USA, muoiono di fame!!
Riecheggiano, davanti a tanta rivoltante ingiustizia ed a tanta sicumera e arroganza le profetiche parole del professor Giacinto Auriti che, qualche decina di anni fa, così si esprimeva:
“Questi giganti della malavita preparano e programmano per l’umanità una rarefazione monetaria circolante senza precedenti: vedrete che per le generazioni future l’alternativa sarà tra la disperazione ed il suicidio!”

E pensare che l’allora Prefetto della Congregazione della Fede, Cardinale Ratzinger era venuto a conoscenza delle teorie monetarie del professor Auriti ed aveva partecipato ad un convegno internazionale sulla moneta organizzato dall’Università di Teramo al quale intervennero eminenti economisti come il Premio Nobel Maurice Allais. Ci fu un impegno preso verbalmente di fare del tutto per inserire la teoria auritiana nella dottrina sociale della Chiesa. Peccato che, una volta diventato pontefice, Benedetto XVI preferì invocare la costituzione di un organismo governativo sovranazionale mondiale che con il suo impegno potesse risolvere i problemi del pianeta: come dire fare Dracula presidente dell’Avis.
Tornando al simposio organizzato dal Jesus College possiamo aggiungere che la maggior parte dei relatori si è detta preoccupata per il crescente ricorso delle banche ad un sempre crescente livello di attività criminali: falso in bilancio, manipolazione di operazioni attraverso sistemi illegali o proibiti come l’aggiotaggio o l’insider trading, riciclaggio di denaro sporco proveniente dalle attività criminali della malavita organizzata o dai vari cartelli della droga. Le cifre si misurano in migliaia di miliardi di dollari annui un sommerso immenso che circola attraverso le filiali delle banche di tutto il mondo e che, ripulito, affluisce sui mercati mondiali del credito e degli investimenti.
Qualche anno fa il Sole 24 ore si chiedeva se forse non fosse stato meglio far emergere questa immensa massa di ricchezza annuale e magari tassarla adeguatamente, con grande beneficio degli esangui bilanci statali.
Da una parte è stato rivelato il sempre più crescente e genuino senso di smarrimento, dell’opinione pubblica davanti al sempre crescente aumento delle attività criminali del mondo bancario e finanziario, dall’altro questo stato iniziale di choc può degenerare in un momento di reazione violento ed irrazionale tale da far presagire la richiesta di un severo intervento da parte delle autorità politiche dei vari stati.
Bosworth Davies scrive:
“Per la prima volta, mi sono reso conto che tutti i delegati intervenuti al simposio erano d’accordo nel ritenere che il settore bancario sia diventato sinonimo di criminalità organizzata.
Anche i partecipanti più conservatori hanno espresso la loro profonda preoccupazione ed anche il loro disgusto per il modo in cui molti degli istituti bancari più noti e prestigiosi si comportano oggi.
Questo rende difficile credere che le banche possano continuare a contare sul consueto supporto che hanno tradizionalmente goduto tra la popolazione e molti esperti.
Il tutto si sta riflettendo anche nella politica stessa.
Nel Regno Unito, ad esempio, la scelta di Jeremy Corbyn a guidare il partito laburista britannico, significa che la criminalità bancaria e la frode finanziaria sono ormai diventati una questione elettorale di primo ordine.”
Lo si voglia o no, sottotraccia, il clima politico sta cambiando in molti paesi e stanno nascendo tutta una nuova serie di opzioni politiche alternative alcune genuine altre manipolate che affrontano in maniera molto diretta questa gravissima situazione.
Se dovesse, come molti seri analisti stanno preconizzando, verificarsi una grande e generale nuova crisi economica, l’arresto di molti banchieri, membri e guru della vecchia guardia finanziaria diventerebbe inevitabile. Quello che mi preme sottolineare è come tutto questo scenario forse sia parte di un più vasto piano per aumentare il caos e rendere sempre più potente la spinta dal basso, affinché si intervenga a livello politico per porre rimedio a questa soluzione.
Ma gli ambienti dell’Alta Finanza apolide e del cerchio magico delle grandissime Banche Centrali e di credito commerciale, stanno imponendo questa drammatica situazione con il fine preciso di offrire, come soluzione finale, la creazione di un nuovo e ferreo ordine gerarchico selettivo mondiale, che cancelli ogni tipo di libertà e concentri ancor di più la ricchezza in pochissime e fidate mani forti e sicure.
Perseguire e incarcerare alcuni banchieri corrotti, sarà il contentino per placare gli spiriti ardenti della popolazione e fare una finta che sia l’inizio di una trasformazione sociale verso un mondo più giusto ed equilibrato.
Quindi, se il momento, come sembra che stia per arrivare, in cui molti banchieri finiscano in carcere, nessuno si lasci ingannare … dobbiamo raddoppiare la vigilanza e l’attenzione non lasciandoci sviare da fals flags o da apparenti cambiamenti verso una giusta soluzione dei problemi dell’umanità.
luciano garofoli


[1] Square Mile sarebbe la misura di superficie (1,12 sq. mi. pari a 2,90 km quadrati) in cui si sviluppa la famosa City finanziaria di Londra, centro di tutti i più importanti affari finanziari del mondo, di qualsiasi natura essi siano. Esso è diventato il nomignolo identificativo di questo dorato quartiere londinese. 

[2] Rowan Bosworth Davies è un esperto nel campo delle frodi e del riciclaggio di denaro. Svolge un’intensa attività come consulente per grandi istituzioni finanziarie, forze dell’ordine e governi. E’ anche istruttore ed insegnante per la formazione di esperti nel settore delle frodi finanziarie, nonché studioso di scenari e previsioni nel campo dei servizi finanziari ed obiettivi di conformità legale nel settore bancario e finanziario. Ha svolto una continuativa attività di consulenza nelle materie specifiche di frodi finanziarie, riciclaggio e reati bancari presso Scotland Yard a Londra.