Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
sabato 24 ottobre 2015
Discorso insensato di Mattarella all'incontro con la Spectre a Roma
(Nota per il lettore: le parti del discorso che non hanno relazione con la realtà le abbiamo evidenziate in grassetto e commentate sotto)
Intervento del Presidente Mattarella in occasione dell’incontro con una delegazione di membri dell’IIEB –Institut International d’Etudes Bancaires, partecipanti al 129° meeting dell’Organizzazione
http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=123
Mattarella e il presidente di Banca Sella, Maurizio Sella
Palazzo del Quirinale, 23/10/2015
Molto del nostro futuro dipende dall'Europa, perché molte delle nostre debolezze sono dovute alla carenza di Europa, agli squilibri interni, al ritardo della sua piena integrazione, alle visioni anguste che riemergono di fronte alle difficoltà.
Occorre che ognuno svolga la sua parte, e abbia coscienza della propria responsabilità, nella costruzione di una società europea più robusta e dunque solidale, più aperta e dunque più competitiva, insomma all'altezza della sfida mondiale.
Voi siete parte di questa sfida. E del processo di innovazione a cui siamo tutti chiamati. Il vostro Istituto è nato agli albori della costruzione europea.
Il contesto in cui operano oggi le banche è in profonda evoluzione. L'esigenza di rendere il sistema bancario in grado di resistere agli shock, di evitare gli effetti devastanti sulla collettività che si sono verificati nel corso della crisi finanziaria, si è tradotta in un complesso di riforme di ampia portata.
(NdR: E' la società europea che deve essere difesa dagli shock pianificati a tavolino dalla spectre bancaria per manipolare l'azione dei governi)
In Europa, alle regole identificate dagli organismi internazionali, e recepite con Direttive e Regolamenti, si è affiancato l'avvio dell'Unione bancaria. Possiamo dire che, a livello europeo, il settore bancario è tra quelli che hanno visto i maggiori progressi in termini di armonizzazione: è importante ora completare questo processo.
Le nuove regole si propongono di raggiungere, nel medio e nel lungo periodo, condizioni più solide per gli intermediari, e di conseguenza una maggiore stabilità e un maggior equilibrio degli stessi sistemi economici.
(NdR: Le nuove regole, vedi il BAIL IN, tendono a riversare sui correntisti e gli azionisti delle banche le conseguenze devastanti delle scelte contabili scellerate del management bancario che viòlano i principi IAS-IFRS)
Tuttavia la transizione non è facile. Le richieste regolamentari in termini di liquidità e di patrimonio possono avere effetti sulla redditività e, soprattutto, sulle stesse dimensioni dell'offerta del credito. E dunque pongono problemi inediti, come è bene a conoscenza della Banca Centrale Europea.
(NdR: Completamente falso. La creazione di moneta da parte delle banche NON è per niente condizionata da requisiti patrimoniali o di riserva che sono facilmente manipolabili dalle banche stesse EX POST. Vedi: Werner, Settembre 2015: Do banks really create money out of nothing? Another empirical test of the three theories of banking )
E' essenziale che, anche in questa fase di transizione, il sistema bancario non perda di vista la sua ragion d'essere, il suo ruolo fondamentale, quello di assicurare una efficiente allocazione del credito al sistema economico e sociale, contribuendo così allo sviluppo e alla distribuzione equa delle risorse.
E' questa una funzione centrale in tutte le economie, un ruolo a cui le banche non possono sottrarsi. In particolar modo in questa fase, in cui si comincia a intravedere una ripresa economica.
(NdR: la ripresa economica è direttamente condizionata dall'azione concertata delle banche e non viceversa)
Un ruolo più attivo delle banche e del credito a sostegno dello sviluppo è ancora più rilevante in alcuni Paesi, come l'Italia, dove il contributo al sistema da parte del finanziamento bancario è assolutamente prevalente.
Le sfide poste dalla nuova regolamentazione, che richiede di superare le fragilità mostrate in passato e di valorizzare i punti di forza, dovranno considerare l'obiettivo di una finanza inclusiva e orientata a sostenere la crescita. I bassi tassi presenti sul mercato sono occasione preziosa per un rilancio degli investimenti.
(NdR: I tassi non influenzano in alcun modo il potere delle banche di creare denaro dal nulla, semmai influenzano la presa di beneficio che queste ultime hanno sul resto della società.)
Sarà necessario un sempre più attento bilanciamento dell'obiettivo di tutelare il risparmio affidato alle banche, e quindi di una adeguata valutazione dei rischi, con quello di impiegarlo a supporto di scelte di investimento, di sviluppo del sistema produttivo, di finanziamento alle scelte delle famiglie.
(NdR: Mattarella ignora completamente il fatto che le banche non utilizzano i risparmi per gli investimenti ma creano denaro dal nulla ogni volta che debbono investire, e per di più senza contabilizzare adeguatamente questa funzione. Povera Italia !)
Non è questa l'unica esigenza di cui deve farsi carico oggi il sistema finanziario. La lunga crisi, e ancora prima le evidenze dell'imperfezione dei mercati, di condotte azzardate di alcuni intermediari, hanno generato una caduta della fiducia nelle banche.
Hanno, in alcuni casi, minato la convinzione che le stesse regole siano in grado di contenere comportamenti poco virtuosi di intermediari e di loro dirigenti.
La fiducia è componente essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari: lo sapete meglio di chiunque altro. Per recuperarla si impone una sempre maggiore attenzione alla trasparenza e alla correttezza sostanziale dei comportamenti. Si impone inoltre la ricerca di soluzioni orientate alle reali esigenze di famiglie e di imprese.
Non è soltanto una questione etica: si tratta della ragione sociale, strategica, del sistema del credito e del suo legame con gli attori concreti dello sviluppo. E' questa una responsabilità che grava ovviamente in misura ancora maggiore sui principali intermediari europei, come quelli rappresentati nell'Institut International d'Etudes Bancaires.
L'attività di studio e confronto svolta dall'Istituto, come ha osservato lei, presidente Sella, può rappresentare un contributo fondamentale anche per identificare buone prassi, comportamenti virtuosi, da condividere.
(NdR: E come fa a saperlo Mattarella visto che si tratta di attività segrete ?)
E' con questo spirito che rivolgo a voi il mio saluto e il migliore augurio di buon lavoro, convinto come sono che un sistema bancario efficiente, stabile, inclusivo - su cui, nel nostro Paese, si esercita la preziosa e fondamentale azione di vigilanza della Banca d'Italia - rappresenti una componente essenziale per lo sviluppo sostenibile dei nostri Paesi e dell'Unione europea nel suo insieme.
(NdR: Mattarella avrebbe dovuto chiedere che le minute degli incontri segreti del cartello bancario che decide i nostri destini siano pubblicate e sottoposte allo scrutinio democratico. Per quanto riguarda l'azione della vigilanza della Banca d'Italia, basta leggere le cronache degli ultimi anni o l'ultimo libro di Lannutti "La BANDA d'Italia". La vigilanza, inoltre, non ha impedito che per decenni le banche creassero denaro per migliaia di miliardi senza imputarlo all'attivo contabile. Mattarella avrebbe fatto bene a suggerire un maggior controllo da parte della società civile sul cartello bancario che prende decisioni in segreto attraverso organismi quali questo IIEB)
Ulteriori link sull'attività della "P2 dei banchieri":
Mattarella in remarks to IIEB delegates
http://www.ansa.it/english/news/business/2015/10/23/mattarella-in-remarks-to-iieb-delegates_c7d7ea23-61b9-437e-adf6-a3b1b0dcc69b.html
Big Bad Banksters Meeting in Sweden
http://www.democraticunderground.com/discuss/duboard.php?az=view_all&address=114x79005
Europe's financial elite quietly meet in Vienna (Reuters):
http://www.reuters.com/article/2011/10/21/europe-banks-vienna-idUSL5E7LL3R220111021
Swedish top banker boycotts secret meeting
http://www.swedishwire.com/component/content/article/1:companies/4622:swedish-top-banker-boycotts-secret-meeting
SUICIDI BANCARI: L'AD DI BANCA SELLA
http://www.ilnord.it/c-3167_LA_LETTERA_DI_MARCO_SABA__SUICIDI_BANCARI_QUESTA_VOLTA_TOCCA_ALLAMMINISTRATORE_DELEGATO_DI_BANCA_SELLA
Alcuni membri dell'IIEB:
Josef Ackermann, CEO Deutsche Bank
Klaus-Peter Müller, chairman Commerzbank
Frédéric Oudéa, chairman and CEO Société Générale
Baron David de Rothschild, senior partner Rothschild & Cie Banque
Peter Straarup, CEO Danske Bank
Pier Francesco Saviotti, CEO Banco Popolare
Federico Ghizzoni, UniCredit Chief Executive
Maurizio Sella, Banca Sella President
Marcus Agius, chairman Barclays Bank
Urs Rohner, Credit Suisse Chairman
Martin Blessing, Commerzbank Chief Executive
Michel Pébereau, BNP Paribas President
giovedì 22 ottobre 2015
UNICREDIT: MONTEZEMOLO AVVISÒ LO SCEICCO ASSIEME A RENZI
1. IL 6 OTTOBRE, A FIRENZE, IL SAPIENTE MONTEZEMOLO
AVVISÒ LO SCEICCO DI ABU DHABI, PRIMO AZIONISTA DI UNICREDIT, CHE UNA
TEMPESTA ERA IN ARRIVO SULLA BANCA. RENZI ERA PRESENTE E ANNUIVA.
QUATTRO GIORNI DOPO, LE PERQUISIZIONI AL VICEPRESIDENTE PALENZONA E AL
“SUO” MERCURI, PER MOLTI DIRIGENTI “L’AD OMBRA DELLA BANCA”
2. IL NON-DIPENDENTE ROBERTO MERCURI AVEVA UFFICI E SEGRETARIE A ROMA E A
MILANO. PARTECIPAVA AI COMITATI CREDITI E METTEVA BOCCA NELLE NOMINE
DEI DIRIGENTI E NEI RAPPORTI CON I GRANDI CLIENTI. COMPRESO QUEL
BULGARELLA IN ODOR DI MAFIA
3. GHIZZONI SI GIOCA LA POLTRONA IL 13 NOVEMBRE, ALLA PRESENTAZIONE DEL
PIANO INDUSTRIALE CHE PREVEDEREBBE TAGLI AL SANGUE. LA DURA LETTERA DI
PAOLO BIASI, A CAPO DELLA FONDAZIONE C. R. DI VERONA, PER FAR FUORI
GHIZZONI E IL ‘SISTEMA PALENZONA’
4. CHE DIRÀ DEL CASO PALENZONA-MERCURI IL SEVERO CONSIGLIERE LUCREZIA
REICHLIN, DRAGHIANA DI FERRO? E DA FRANCOFORTE CHE ISTRUZIONI LE
ARRIVERANNO? DRAGHI METTERÀ LA MANO SUL COPERCHIO DELLA PENTOLA O
LASCERÀ ESPLODERE IL BUBBONE UNICREDIT?
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matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 8
DAGOREPORT
Qualcuno
se lo sentiva che la tempesta in Unicredit era in arrivo. Il 6 ottobre,
a Firenze, Matteo Renzi ha sconvolto la sua agenda per incontrare
nuovamente lo sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, principe ereditario
degli Emirati Arabi. L’uomo che ha in mano investimenti importanti anche
in Italia, come quello di Etihad in Alitalia e quello del fondo Aabar
in Unicredit, della quale gli arabi sono i primi soci.
matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 3
In
quella occasione ovviamente c’era anche Luca Cordero di Montezemolo,
presidente dell’ex compagnia di bandiera e vicepresidente della banca,
sempre per conto dello sceicco. Una volta rimasti senza testimoni,
Monteprezzemolo ha fatto uno strano discorso, rivolto ad Al Nahyan:
“Unicredit necessita di stabilizzazione, perché qualcuno sta cercando di
screditare il management”. E Renzi annuiva.
mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo
Quattro
giorni dopo è arrivata la bomba dell’avviso di garanzia a Fabrizio
Palenzona, potente vicepresidente di Unicredit, con tanto di
perquisizioni e accuse di favoreggiamento alla mafia.
Il management si è chiuso a riccio, confermando l’impressione di Montezemolo: attacco in corso.
Francesco Palenzona
Ma
venerdì scorso non è stata una bella idea, per Federico Ghizzoni,
tentare di chiudere subito il caso Palenzona con un audit interno
portato in cda che garantiva che sulla gestione del cliente Andrea
Bulgarella “tutte le procedure interne di Unicredt sono state
rispettate”. Non è stata una bella idea perché gli inquirenti fiorentini
invece sostengono che le procedure sono state “aggirate” per favorire
l’imprenditore ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. E per
aggirarle si sono mossi Palenzona (due incontri con Bulgarella e i suoi
soci) e il suo braccio destro, Roberto Mercuri.
GHIZZONI MONTEZEMOLO
Anzi,
vista dall’interno della banca, forse si dovrebbe parlare più
correttamente di un “caso Mercuri”. E’ lui l’amico di Bulgarella, è lui
che lo presenta a Palenzona per farlo aiutare, è lui che preme su
dirigenti e funzionari dell’istituto per toglierlo dai guai. Certo, lo
fa con l’alea di onnipotenza che gli arriva dal fatto di essere il
portaordini del vicepresidente, che a sua volta è uno dei grandi
azionisti che ha salvato la cadrega a Ghizzoni. Ma lo fa anche in
proprio, per tutelare un Bulgarella che è innanzitutto un amico suo.
FLAVIO VALERI
Secondo
quanto risulta a Dagospia da più fonti, Mercuri non solo aveva un
ufficio al trentesimo piano della sede Unicredit di Milano, a fianco del
suo mentore Palenzona, ma ha anche un punto d’appoggio a Roma in via
degli Specchi, con tanto di segretarie a disposizione. E soprattutto, le
fonti raccontano che partecipava molto spesso ai comitati crediti della
banca, pur non avendone alcun titolo. Il tutto per il solo fatto del
“mi manda Palenzona”. Un particolare che, se confermato dalle indagini,
metterebbe in grandissimo imbarazzo l’ad Ghizzoni.
Premio Guido Carli Romana Liuzzo con Monica e Federico Ghizzoni
Non
solo, da molti manager interni Mercuri era considerato una sorta di
“amministratore delegato ombra”. Una persona che si muove(va?) in banca a
proprio piacimento e nei confronti del quale Ghizzoni non aveva alcun
potere.
Chi non
per nulla gradito lo scandalo Mercuri-Palenzona è Calta-riccone, grande
azionista di Unicredit proprio su suggerimento di Corsico e
Palenzona. Fabio Corsico, responsabile delle relazioni istituzionali del
gruppo Caltagirone, è molto vicino a Palenzona al punto che lo ha fatto
nominare consigliere della C. R. di Torino.
CALTAGIRONE PALENZONA VEGAS
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpeg
Ma
tornando al cda di Unicredit che la scorsa settimana ha liquidato in
fretta il caso, difendendo Palenzona e i suoi manager, tutti sono
curiosi delle prossime mosse della severa Lucrezia Reichlin, che
notoriamente risponde a Mario Draghi.
Fabio Corsico Fabrizio Palenzona Paolo Messa
La
Reichlin pare non abbia detto una parola sullo scandalo. Aspetta le
carte. E del resto è anche nel comitato Rischi. Farà sentire la sua
vocina nelle prossime riunioni? E da Francoforte che istruzioni le
arriveranno? Draghi metterà la mano sul coperchio della pentola oppure
lascerà esplodere il bubbone?
SERVIZIEVOLE PALENZONA PER CALTAGIRONE
Dopo
lo scandalo, Ghizzoni è comunque corso ai ripari e ha deciso che, al
fine di rendere più trasparenti i rapporti tra il consiglio di
amministrazione e la banca, i membri del cda d’ora in poi potranno
parlare solo con le prime linee del management (quelle che riportano
direttamente all’ad) e per questi contatti saranno “supportati”
(controllati?) da assistenti di direzione nominati dalla banca.
LUCREZIA REICHLIN f af e b ccdd a e kp H U uiG x LaStampa it
Sempre
sull’onda del clamore per l’inchiesta toscana, al cda sarebbe arrivata
una dura lettera di Paolo Biasi, il grande sconfitto dell’ultima
assemblea, con la quale si contesta l’operato dei vertici aziendali nel
caso Bulgarella-Palenzona. Biasi ovviamente è pronto ad allearsi con i
soci stranieri (arabi, americani e norvegesi) per far fuori Palenzona e
Ghizzoni.
draghi contestato con i coriandoli 3
Insomma,
il presidente Giuseppe Vita e Federico Ghizzoni sono di nuovo nel
mirino, anche perché i risultati della banca non sono buoni e i
confronti con il competitor Intesa sono umilianti. Gli americani di
Blackrock, secondo azionista, come amministratore delegato vorrebbero
Flavio Valeri (Deutsche Bank). Mentre risulta anche che altri soci
stranieri, compresi gli arabi di Aabar, premano per un manager
straniero. Pur di portare a casa il risultato, sarebbero pronti a
sostenere la “promozione” di Ghizzoni alla presidenza.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E FEDERICO GHIZZONI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSAGGERO FOTO OLYCOM
Poco
prima che scoppiasse lo scandalo, si erano mossi anche i soci italiani,
ovvero le fondazioni. La presidenza della banca, in un summit
riservatissimo, è stata offerta all’ex ministro Domenico Siniscalco, che
però ha rifiutato. Adesso in Unicredit c’è chi dice che Siniscalco
avesse fiutato l’aria avvelenata. O più semplicemente, si vuole giocare
le sue carte per la presidenza di Intesa.
fassino siniscalco
C’è dunque grossa pressione sui vertici per il caso Mercuri e per la situazione della banca.
L’altro
vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, che fino a ieri ha fatto
asse con Palenzona, ha subito preso le distanze dal “Camionista”
sostenendo che la giustizia “deve fare il suo corso”. E in caso di
ribaltone totale rischia pure di fare il presidente. Ma sotto sotto
difende Palenzona e farà di tutto per aiutarlo, fino all’ultimo.
La
partita si gioca tutta, aule giudiziarie a parte, a metà novembre. Il
13 novembre Ghizzoni deve presentare il nuovo piano industriale e si
vocifera di tagli lacrime & sangue.
Federico Ghizzoni Unicredit
E del resto Ghizzoni deve pur fare cassa, perché se prova a chiedere ai soci un aumento di capitale lo cacciano in un minuto.
Tra
parentesi, Ghizzoni deve anche giustificare una serie di nomine. Ad
esempio, quando ad agosto è uscito dalla vicedirezione Jean Pierre
Mustier, il manager piacentino mise il veto sull’ingaggio di Gaetano
Miccichè da Intesa, che gli avrebbe fatto sicuramente ombra (per la
cronaca Miccichè faceva ombra anche a Claudio Costamagna, che per Cdp ha
preferito Fabio Gallia)
GAETANO MICCICHE E SIGNORA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA
Ma
attenzione, e qui torniamo, al “caso Mercuri”. L’uomo di Palenzona
avrebbe messo becco anche nell’ultima tornata di nomine ai vertici di
Unicredit, quella andata in scena poco prima dell’estate. E molti
manager promossi lo hanno ringraziato. Quanto è possibile scaricare
dall’oggi al domani un personaggio così ingombrante, che teneva rapporti
di alto livello anche nella Capitale, amico di tutti i principali
lobbisti e conosciuto da un buon numero di politici?
TORRE UNICREDIT
Ultima
notazione: dalle prime carte dell’inchiesta emerge che i telefoni di
Mercuri sono stati intercettati per quattro mesi. E lo stesso vale per
Palenzona. A parte i potenziali veleni, nelle prossime settimane, al
primo arresto, può uscire uno spaccato illuminante sul sistema di potere
che gravita intorno a Palenzona. Uno che è andato d’accordo con tutti i
governi, Renzi compreso.
mercoledì 21 ottobre 2015
martedì 20 ottobre 2015
Bankitalia: governatore Visco indagato per corruzione, truffa, abuso e infedeltà
Inchiesta Bps: atti Procura Spoleto, Visco indagato
Dal 28 gennaio 2015 per corruzione, truffa, abuso e infedeltà
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/10/20/visco-indagato-dalla-procura-di-spoleto_b58fbe89-5bce-46e4-a8f3-9f1bd11a74ef.html
L'iscrizione nel registro degli indagati di Ignazio Visco è
confermata da atti della procura di Spoleto. Da un certificato di
"comunicazione d'iscrizione a registro" di una parte offesa, di cui
l'ANSA ha copia, emerge che Visco è indagato dal 28 gennaio 2015 per
concorso in corruzione, abuso d'ufficio e truffa, e "infedeltà a seguito
dazione o promessa di utilità".
Sono complessivamente otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla procura umbra, tutti per le stesse ipotesi di reato contestate a Visco. Oltre al governatore, gli iscritti sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. L'esposto che ha portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte irregolari nel passaggio a Banca Desio. In particolare, sempre secondo l'esposto dei vecchi soci, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la 'Nit Holding', superiore di 100 milioni di euro rispetto a quella avanzata da Banca Desio. Offerta alla quale, dicono oggi i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione chiara.

LA NOTIZIA SUL FATTO QUOTIDIANO
Il commissariamento era stato confermato da Mef - Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto e della controllante Spoleto Crediti e Servizi - vicende oggetto dell'inchiesta della magistratura di Spoleto che, secondo il Fatto Quotidiano, coinvolge, tra gli altri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - era stato confermato dal Ministero dell'Economia dopo l'annullamento da parte del Consiglio di Stato. Alla luce delle pronunce del giudice amministrativo e dell'esigenza di evitare qualsiasi incertezza sulla stabilità dei rapporti della clientela, la Banca d'Italia aveva reiterato "ora per allora" le proposte al ministero dell'Economia di amministrazione straordinaria. Con i provvedimenti 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati su proposta dell'Istituto centrale, il Mef aveva reiterato i decreti ministeriali di amministrazione straordinaria con effetto a partire dall'8 febbraio 2013, quando era cominciato il commissariamento.
Ex amministratori già del mirino del pm - Già prima del commissariamento della Banca, avvenuto nel febbraio 2013, la popolare di Spoleto - ora al centro di una inchiesta che coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - è finito nel mirino della Procura. I pm hanno indagato alcuni ex amministratori - tra i quali l'ex presidente Giovannino Antonini - funzionari dell'istituto e imprenditori dell'area umbra. Il procedimento, definito dalla Procura sulla base delle risultanze delle indagini svolte dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, è in attesa dell'udienza preliminare. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi. Fatti commessi a Spoleto e in altri luoghi dal 30 settembre del 2007 al 24 aprile 2012 - avevano precisato gli inquirenti - "ai danni della Banca popolare di Spoleto e altri soggetti".
Bankitalia, non a conoscenza indagine - ''Con riferimento alla notizia comparsa oggi sulla stampa relativa alle vicende della Banca Popolare di Spoleto, la Banca d'Italia non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria''. Lo riferiscono fonti della stessa Banca d'Italia.
Sono complessivamente otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla procura umbra, tutti per le stesse ipotesi di reato contestate a Visco. Oltre al governatore, gli iscritti sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. L'esposto che ha portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte irregolari nel passaggio a Banca Desio. In particolare, sempre secondo l'esposto dei vecchi soci, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la 'Nit Holding', superiore di 100 milioni di euro rispetto a quella avanzata da Banca Desio. Offerta alla quale, dicono oggi i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione chiara.
LA NOTIZIA SUL FATTO QUOTIDIANO
Il commissariamento era stato confermato da Mef - Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto e della controllante Spoleto Crediti e Servizi - vicende oggetto dell'inchiesta della magistratura di Spoleto che, secondo il Fatto Quotidiano, coinvolge, tra gli altri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - era stato confermato dal Ministero dell'Economia dopo l'annullamento da parte del Consiglio di Stato. Alla luce delle pronunce del giudice amministrativo e dell'esigenza di evitare qualsiasi incertezza sulla stabilità dei rapporti della clientela, la Banca d'Italia aveva reiterato "ora per allora" le proposte al ministero dell'Economia di amministrazione straordinaria. Con i provvedimenti 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati su proposta dell'Istituto centrale, il Mef aveva reiterato i decreti ministeriali di amministrazione straordinaria con effetto a partire dall'8 febbraio 2013, quando era cominciato il commissariamento.
Ex amministratori già del mirino del pm - Già prima del commissariamento della Banca, avvenuto nel febbraio 2013, la popolare di Spoleto - ora al centro di una inchiesta che coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - è finito nel mirino della Procura. I pm hanno indagato alcuni ex amministratori - tra i quali l'ex presidente Giovannino Antonini - funzionari dell'istituto e imprenditori dell'area umbra. Il procedimento, definito dalla Procura sulla base delle risultanze delle indagini svolte dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, è in attesa dell'udienza preliminare. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi. Fatti commessi a Spoleto e in altri luoghi dal 30 settembre del 2007 al 24 aprile 2012 - avevano precisato gli inquirenti - "ai danni della Banca popolare di Spoleto e altri soggetti".
Bankitalia, non a conoscenza indagine - ''Con riferimento alla notizia comparsa oggi sulla stampa relativa alle vicende della Banca Popolare di Spoleto, la Banca d'Italia non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria''. Lo riferiscono fonti della stessa Banca d'Italia.
Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati
Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati
by "The Money Doctor"
Il denaro prestato o speso dalla banca per acquistare beni immobili o mobili, essendo creato dalla banca stessa, esce "in nero" poiché viene versato direttamente nel conto del fruitore senza che ne sia tracciabile l'origine. Ovvero, non esiste un accredito precedente in cassa a favore dell'istituto emittente. Così come esce in nero, rientra in nero poiché - alla restituzione - sembra sparire contabilmente.
Questo denaro "nero", ovvero senza certificato di nascita o di origine controllata e garantita, è paragonabile ad un immobile non accatastato. La cessione di questo denaro da parte della banca non viene giustificata da una precedente proprietà contabilizzata da parte della banca del denaro stesso.
Si interrompe quella che viene chiamata la "catena di titolarità" legittima del denaro in oggetto.
La banca segna una uscita di cassa senza prima aver segnato una entrata. Il paradosso di spendere col portafoglio vuoto.
Quando il denaro prestato rientra, sparisce contabilmente ma rimane di fatto in mano alla banca. Non viene distrutto. E' facile accertarsene con l'uso dei contanti materiali, è più difficile quando il rientro avviene tramite denaro elettronico che viene versato nel conto accentrato della banca.
Il fatto che il denaro - elettronico o contante - non sia più visibile contabilmente - ovvero che sia un "oggetto contante non identificato" - non impedisce però alla banca di disporne. Anche qui, è facile capirlo per le banconote e monetine, è più difficile capirlo per il denaro elettronico poiché occorre conoscere il funzionamento empirico delle società interbancarie di compensazione.
Il risultato è che di M1 - quello dichiarato dalla BCE - non si conosce un proprietario originario legittimo.
Ma il risultato pratico più eclatante è che la misura di M1 nella realtà è di parecchio superiore a quanto dichiarato. Un esperto in materia ha ipotizzato che si tratterebbe di circa mille volte la misura ufficiale.
La spiegazione è semplice: in M1 troviamo il denaro aggregato come risulta ufficialmente nei depositi desunti dai bilanci bancari, ma non troviamo traccia di tutto quel denaro clandestino, rientrato in banca e scomparso contabilmente, di cui vengono (definitivamente?) smarrite le tracce.
Diventa denaro fantasma ("shadow money").
Bibliografia:
- SOLDI - Il libro nero della finanza internazionale, di Denis Robert, Ernest Backes, Nuovi Mondi Media, 2004
http://www.amazon.it/Soldi-libro-della-finanza-internazionale/dp/8889091061
- Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070
- Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434
- Werner, R.A., Do banks really create money out of nothing?
Another empirical test of the three theories of banking, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477
by "The Money Doctor"
Il denaro prestato o speso dalla banca per acquistare beni immobili o mobili, essendo creato dalla banca stessa, esce "in nero" poiché viene versato direttamente nel conto del fruitore senza che ne sia tracciabile l'origine. Ovvero, non esiste un accredito precedente in cassa a favore dell'istituto emittente. Così come esce in nero, rientra in nero poiché - alla restituzione - sembra sparire contabilmente.
Questo denaro "nero", ovvero senza certificato di nascita o di origine controllata e garantita, è paragonabile ad un immobile non accatastato. La cessione di questo denaro da parte della banca non viene giustificata da una precedente proprietà contabilizzata da parte della banca del denaro stesso.
Si interrompe quella che viene chiamata la "catena di titolarità" legittima del denaro in oggetto.
La banca segna una uscita di cassa senza prima aver segnato una entrata. Il paradosso di spendere col portafoglio vuoto.
Quando il denaro prestato rientra, sparisce contabilmente ma rimane di fatto in mano alla banca. Non viene distrutto. E' facile accertarsene con l'uso dei contanti materiali, è più difficile quando il rientro avviene tramite denaro elettronico che viene versato nel conto accentrato della banca.
Il fatto che il denaro - elettronico o contante - non sia più visibile contabilmente - ovvero che sia un "oggetto contante non identificato" - non impedisce però alla banca di disporne. Anche qui, è facile capirlo per le banconote e monetine, è più difficile capirlo per il denaro elettronico poiché occorre conoscere il funzionamento empirico delle società interbancarie di compensazione.
Il risultato è che di M1 - quello dichiarato dalla BCE - non si conosce un proprietario originario legittimo.
Ma il risultato pratico più eclatante è che la misura di M1 nella realtà è di parecchio superiore a quanto dichiarato. Un esperto in materia ha ipotizzato che si tratterebbe di circa mille volte la misura ufficiale.
La spiegazione è semplice: in M1 troviamo il denaro aggregato come risulta ufficialmente nei depositi desunti dai bilanci bancari, ma non troviamo traccia di tutto quel denaro clandestino, rientrato in banca e scomparso contabilmente, di cui vengono (definitivamente?) smarrite le tracce.
Diventa denaro fantasma ("shadow money").
Bibliografia:
- SOLDI - Il libro nero della finanza internazionale, di Denis Robert, Ernest Backes, Nuovi Mondi Media, 2004
http://www.amazon.it/Soldi-libro-della-finanza-internazionale/dp/8889091061
- Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070
- Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434
- Werner, R.A., Do banks really create money out of nothing?
Another empirical test of the three theories of banking, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477
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