lunedì 26 ottobre 2015

L'onanismo di Bankitalia: i controlli interni

Bankitalia, i nuovi strumenti di contrasto alla corruzione interna e tutte quelle denunce che sono cadute nel vuoto

Bankitalia, i nuovi strumenti di contrasto alla corruzione interna e tutte quelle denunce che sono cadute nel vuoto
Lobby
L'analisi di
Mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco incassava il plauso e il sostegno del presidente della Repubblica, alla Camera Magda Bianco, capo del Servizio Tutela dei Clienti e Antiriciclaggio di Via Nazionale spiegava i passi compiuti da Bankitalia per contrastare e prevenire la corruzione al suo interno. Passi evidentemente non sufficienti dato che si stanno “valutando ulteriori strumenti e misure” nell’ambito “dell’attuazione degli orientamenti della Bce in materia di Quadro etico nell’ambito dell’Eurosistema e del Meccanismo di sorveglianza unico”. Gli strumenti che ci sono, sono stati introdotti in seguito all’entrata in vigore della legge anticorruzione del 2012 sistematizzando in un’organica strategia di prevenzione i diversi presidi di carattere normativo, organizzativo e procedurale adottati nel tempo. La Bianco ha spiegato anche che sono state introdotte nuove misure di prevenzione per i procedimenti amministrativi, con la previsione dell’obbligo di astensione dei dipendenti in caso di conflitti di interessi e, ancora più importante, sono stati avviati i lavori “per l’introduzione di un sistema di segnalazione delle condotte illecite”.
Un meccanismo, quello del whistleblowing, che quando verrà finalmente implementato varrà per il futuro e non certo per il passato. Ancora oggi il dipendente della Banca d’Italia che volesse segnalare fatti e circostanze a lui note che coinvolgono colleghi e superiori, lo dovrebbe fare a proprio rischio, esattamente come ai tempi in cui a capo della Vigilanza, e poi addirittura in posizione di Vicedirettore generale, c’era Anna Maria Tarantola, pupilla dell’ex governatore Antonio Fazio e grande amica di Gianpiero Fiorani. In quegli anni Brescia ha rappresentato uno spaccato perfetto del “sistema Bankitalia”. Un sistema che – è bene chiarire subito – è stato oggetto di denunce, di decine di interrogazioni parlamentari, di articoli, di inchieste e che ad oggi non è stato minimamente scalfito. Vicende sulle quali si vorrebbe mettere la sordina: le denunce paiono cadute nel vuoto, le interrogazioni sono rimaste tutte senza risposta. Funzionari e dirigenti coinvolti sono stati invece promossi, come da miglior tradizione italiana.
E che dire delle centinaia di esposti presentati dai clienti delle banche, privati e imprenditori, per denunziare illeciti gravissimi quali l’usura bancaria? Esposti lasciati cadere sistematicamente nel vuoto come testimoniano tanti, troppo casi. Al riguardo, la titolare del Servizio Tutela dei Clienti e Antiriciclaggio di Bankitalia non ha detto una parola, ma è chiaro che se la Banca d’Italia non farà trasparenza su questi fatti e non avvierà una seria opera di pulizia al suo interno, qualunque strumento venga introdotto per contrastare la corruzione risulterà ben poco credibile. Senza scomodare il commissariamento della Banca popolare di Spoleto che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del governatore Visco, il recente caso della Banca popolare di Vicenza mette in evidenza lo strabismo dell’Autorità di vigilanza che si è mossa con grave ritardo e solo a crisi conclamata, mentre in questi anni alcuni dei suoi dirigenti si sono trasferiti alla corte di Zonin, contribuendo così ad alimentare il sospetto che su Vicenza Bankitalia usasse un occhio di riguardo. E’ proprio questo meccanismo delle porte girevoli, dei tanti ispettori che sono poi andati a lavorare presso le banche grandi e piccole che ispezionavano, assieme agli scambi di favori (fu proprio la popolare di Zonin, ad esempio, ad acquistare la sede di Vicenza della Banca d’Italia a un prezzo fuori mercato) a minare alla radice la fiducia nell’istituzione. Non solo “i baci sulla fronte” che Fiorani avrebbe voluto dare a Fazio, ma anche e forse ancor di più la protervia utilizzata nei confronti dei piccoli, di chi non ha appoggi potenti, come ad esempio lo scandaloso caso del commissariamento di Bene Banca, i cui fondi sono stati dirottati dal commissario nelle casse della Popolare di Vicenza in crisi di liquidità.
La crisi di credibilità e fiducia è alimentata dal non essersi mai una volta preoccupati di tutelare davvero il pubblico risparmio lasciando che banche in dissesto continuassero a finanziarsi collocando le loro azioni e obbligazioni presso gli ignari correntisti fino ad arrivare all’inevitabile show down. Ora la Banca d’Italia assume anche il ruolo di Autorità nazionale di risoluzione con il recepimento della direttiva Ue che istituisce fra le altre cose il meccanismo del bail in. Ciò che non è stato recepito di quella direttiva è però la richiesta di una grande trasparenza a favore di azionisti, obbligazionisti e correntisti per controbilanciare l’enorme potere discrezionale in capo alle autorità di risoluzione e ciò non contribuirà certo ad aumentare la fiducia dei risparmiatori. Il fatto poi che a svolgere il ruolo di Autorità nazionale di risoluzione sia la stessa Banca d’Italia, cui spettano compiti di vigilanza sul settore bancario, non fa altro alimentare potenziali e reali conflitti d’interesse, abbassando ulteriormente le tutele di correntisti e risparmiatori.
I primi a sperimentarlo sulla propria pelle saranno gli azionisti, gli obbligazionisti e forse anche i correntisti di Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, che si ritroveranno a fare i conti con il meccanismo del bail in (il fondo di garanzia ha infatti deciso di intervenire solo in seguito al recepimento della direttiva) senza che sia stato predisposto un meccanismo di valutazione e senza che sia stato sancito il diritto a incassare la differenza qualora il trattamento ricevuto risulti poi essere inferiore a quello che avrebbero potuto ottenere in caso di una procedura ordinaria di insolvenza.

sabato 24 ottobre 2015

Unicredit, Aabar, Emirati Arabi: i dividendi scomparsi

Discorso insensato di Mattarella all'incontro con la Spectre a Roma

(Nota per il lettore: le parti del discorso che non hanno relazione con la realtà le abbiamo evidenziate in grassetto e commentate sotto)

Intervento del Presidente Mattarella in occasione dell’incontro con una delegazione di membri dell’IIEB –Institut International d’Etudes Bancaires, partecipanti al 129° meeting dell’Organizzazione


http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=123
Mattarella e il presidente di Banca Sella, Maurizio Sella

Palazzo del Quirinale, 23/10/2015
Questo incontro è per me una gradita occasione, e sono certo che il meeting di Roma è già stato, e sarà ancora nella giornata di domani, un momento importante di riflessione e di confronto tra voi sul ruolo del sistema bancario nell'Europa che vuole uscire dalla crisi più lunga dal dopoguerra.

Molto del nostro futuro dipende dall'Europa, perché molte delle nostre debolezze sono dovute alla carenza di Europa, agli squilibri interni, al ritardo della sua piena integrazione, alle visioni anguste che riemergono di fronte alle difficoltà.

Occorre che ognuno svolga la sua parte, e abbia coscienza della propria responsabilità, nella costruzione di una società europea più robusta e dunque solidale, più aperta e dunque più competitiva, insomma all'altezza della sfida mondiale.

Voi siete parte di questa sfida. E del processo di innovazione a cui siamo tutti chiamati. Il vostro Istituto è nato agli albori della costruzione europea.

Il contesto in cui operano oggi le banche è in profonda evoluzione. L'esigenza di rendere il sistema bancario in grado di resistere agli shock, di evitare gli effetti devastanti sulla collettività che si sono verificati nel corso della crisi finanziaria, si è tradotta in un complesso di riforme di ampia portata. 
(NdR: E' la società europea che deve essere difesa dagli shock pianificati a tavolino dalla spectre bancaria per manipolare l'azione dei governi)

In Europa, alle regole identificate dagli organismi internazionali, e recepite con Direttive e Regolamenti, si è affiancato l'avvio dell'Unione bancaria. Possiamo dire che, a livello europeo, il settore bancario è tra quelli che hanno visto i maggiori progressi in termini di armonizzazione: è importante ora completare questo processo.

Le nuove regole si propongono di raggiungere, nel medio e nel lungo periodo, condizioni più solide per gli intermediari, e di conseguenza una maggiore stabilità e un maggior equilibrio degli stessi sistemi economici.
(NdR: Le nuove regole, vedi il BAIL IN, tendono a riversare sui correntisti e gli azionisti delle banche le conseguenze devastanti delle scelte contabili scellerate del management bancario che viòlano i principi IAS-IFRS)

Tuttavia la transizione non è facile. Le richieste regolamentari in termini di liquidità e di patrimonio possono avere effetti sulla redditività e, soprattutto, sulle stesse dimensioni dell'offerta del credito. E dunque pongono problemi inediti, come è bene a conoscenza della Banca Centrale Europea.

(NdR: Completamente falso. La creazione di moneta da parte delle banche NON è per niente condizionata da requisiti patrimoniali o di riserva che sono facilmente manipolabili dalle banche stesse EX POST. Vedi: Werner, Settembre 2015: Do banks really create money out of nothing? Another empirical test of the three theories of banking )

E' essenziale che, anche in questa fase di transizione, il sistema bancario non perda di vista la sua ragion d'essere, il suo ruolo fondamentale, quello di assicurare una efficiente allocazione del credito al sistema economico e sociale, contribuendo così allo sviluppo e alla distribuzione equa delle risorse.

E' questa una funzione centrale in tutte le economie, un ruolo a cui le banche non possono sottrarsi. In particolar modo in questa fase, in cui si comincia a intravedere una ripresa economica.  

(NdR: la ripresa economica è direttamente condizionata dall'azione concertata delle banche e non viceversa)

Un ruolo più attivo delle banche e del credito a sostegno dello sviluppo è ancora più rilevante in alcuni Paesi, come l'Italia, dove il contributo al sistema da parte del finanziamento bancario è assolutamente prevalente.

Le sfide poste dalla nuova regolamentazione, che richiede di superare le fragilità mostrate in passato e di valorizzare i punti di forza, dovranno considerare l'obiettivo di una finanza inclusiva e orientata a sostenere la crescita. I bassi tassi presenti sul mercato sono occasione preziosa per un rilancio degli investimenti.

 (NdR: I tassi non influenzano in alcun modo il potere delle banche di creare denaro dal nulla, semmai influenzano la presa di beneficio che queste ultime hanno sul resto della società.)

Sarà necessario un sempre più attento bilanciamento dell'obiettivo di tutelare il risparmio affidato alle banche, e quindi di una adeguata valutazione dei rischi, con quello di impiegarlo a supporto di scelte di investimento, di sviluppo del sistema produttivo, di finanziamento alle scelte delle famiglie.

(NdR: Mattarella ignora completamente il fatto che le banche non utilizzano i risparmi per gli investimenti ma creano denaro dal nulla ogni volta che debbono investire, e per di più senza  contabilizzare  adeguatamente questa funzione. Povera Italia !)

Non è questa l'unica esigenza di cui deve farsi carico oggi il sistema finanziario. La lunga crisi, e ancora prima le evidenze dell'imperfezione dei mercati, di condotte azzardate di alcuni intermediari, hanno generato una caduta della fiducia nelle banche.

Hanno, in alcuni casi, minato la convinzione che le stesse regole siano in grado di contenere comportamenti poco virtuosi di intermediari e di loro dirigenti.

La fiducia è componente essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari: lo sapete meglio di chiunque altro. Per recuperarla si impone una sempre maggiore attenzione alla trasparenza e alla correttezza sostanziale dei comportamenti. Si impone inoltre la ricerca di soluzioni orientate alle reali esigenze di famiglie e di imprese.

Non è soltanto una questione etica: si tratta della ragione sociale, strategica, del sistema del credito e del suo legame con gli attori concreti dello sviluppo. E' questa una responsabilità che grava ovviamente in misura ancora maggiore sui principali intermediari europei, come quelli rappresentati nell'Institut International d'Etudes Bancaires.

L'attività di studio e confronto svolta dall'Istituto, come ha osservato lei, presidente Sella, può rappresentare un contributo fondamentale anche per identificare buone prassi, comportamenti virtuosi, da condividere.
(NdR: E come fa a saperlo Mattarella visto che si tratta di attività segrete ?)

E' con questo spirito che rivolgo a voi il mio saluto e il migliore augurio di buon lavoro, convinto come sono che un sistema bancario efficiente, stabile, inclusivo - su cui, nel nostro Paese, si esercita la preziosa e fondamentale azione di vigilanza della Banca d'Italia - rappresenti una componente essenziale per lo sviluppo sostenibile dei nostri Paesi e dell'Unione europea nel suo insieme.

(NdR: Mattarella avrebbe dovuto chiedere che le minute degli incontri segreti del cartello bancario che decide i nostri destini siano pubblicate e sottoposte allo scrutinio democratico. Per quanto riguarda l'azione della vigilanza della Banca d'Italia, basta leggere le cronache degli ultimi anni o l'ultimo libro di Lannutti "La BANDA d'Italia". La vigilanza, inoltre, non ha impedito che per decenni le banche creassero denaro per migliaia di miliardi senza imputarlo all'attivo contabile. Mattarella avrebbe fatto bene a suggerire un maggior controllo da parte della società civile sul cartello bancario che prende decisioni in segreto attraverso organismi quali questo IIEB)

Ulteriori link sull'attività della "P2 dei banchieri":

Mattarella in remarks to IIEB delegates

http://www.ansa.it/english/news/business/2015/10/23/mattarella-in-remarks-to-iieb-delegates_c7d7ea23-61b9-437e-adf6-a3b1b0dcc69b.html

Big Bad Banksters Meeting in Sweden

http://www.democraticunderground.com/discuss/duboard.php?az=view_all&address=114x79005

Europe's financial elite quietly meet in Vienna (Reuters):

http://www.reuters.com/article/2011/10/21/europe-banks-vienna-idUSL5E7LL3R220111021

Swedish top banker boycotts secret meeting 

http://www.swedishwire.com/component/content/article/1:companies/4622:swedish-top-banker-boycotts-secret-meeting

SUICIDI BANCARI: L'AD DI BANCA SELLA

http://www.ilnord.it/c-3167_LA_LETTERA_DI_MARCO_SABA__SUICIDI_BANCARI_QUESTA_VOLTA_TOCCA_ALLAMMINISTRATORE_DELEGATO_DI_BANCA_SELLA

Alcuni membri dell'IIEB:

Josef Ackermann, CEO Deutsche Bank

Klaus-Peter Müller, chairman Commerzbank

Frédéric Oudéa, chairman and CEO Société Générale

Baron David de Rothschild, senior partner Rothschild & Cie Banque

Peter Straarup, CEO Danske Bank

Pier Francesco Saviotti, CEO Banco Popolare

Federico Ghizzoni, UniCredit Chief Executive  

Maurizio Sella, Banca Sella President 

Marcus Agius, chairman Barclays Bank

Urs Rohner, Credit Suisse Chairman 

Martin Blessing, Commerzbank Chief Executive 

Michel Pébereau, BNP Paribas President 


giovedì 22 ottobre 2015

UNICREDIT: MONTEZEMOLO AVVISÒ LO SCEICCO ASSIEME A RENZI



1. IL 6 OTTOBRE, A FIRENZE, IL SAPIENTE MONTEZEMOLO AVVISÒ LO SCEICCO DI ABU DHABI, PRIMO AZIONISTA DI UNICREDIT, CHE UNA TEMPESTA ERA IN ARRIVO SULLA BANCA. RENZI ERA PRESENTE E ANNUIVA. QUATTRO GIORNI DOPO, LE PERQUISIZIONI AL VICEPRESIDENTE PALENZONA E AL “SUO” MERCURI, PER MOLTI DIRIGENTI “L’AD OMBRA DELLA BANCA”
2. IL NON-DIPENDENTE ROBERTO MERCURI AVEVA UFFICI E SEGRETARIE A ROMA E A MILANO. PARTECIPAVA AI COMITATI CREDITI E METTEVA BOCCA NELLE NOMINE DEI DIRIGENTI E NEI RAPPORTI CON I GRANDI CLIENTI. COMPRESO QUEL BULGARELLA IN ODOR DI MAFIA
3. GHIZZONI SI GIOCA LA POLTRONA IL 13 NOVEMBRE, ALLA PRESENTAZIONE DEL PIANO INDUSTRIALE CHE PREVEDEREBBE TAGLI AL SANGUE. LA DURA LETTERA DI PAOLO BIASI, A CAPO DELLA FONDAZIONE C. R. DI VERONA, PER FAR FUORI GHIZZONI E IL ‘SISTEMA PALENZONA’
4. CHE DIRÀ DEL CASO PALENZONA-MERCURI IL SEVERO CONSIGLIERE LUCREZIA REICHLIN, DRAGHIANA DI FERRO? E DA FRANCOFORTE CHE ISTRUZIONI LE ARRIVERANNO? DRAGHI METTERÀ LA MANO SUL COPERCHIO DELLA PENTOLA O LASCERÀ ESPLODERE IL BUBBONE UNICREDIT?

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matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 8 matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 8
DAGOREPORT

Qualcuno se lo sentiva che la tempesta in Unicredit era in arrivo. Il 6 ottobre, a Firenze, Matteo Renzi ha sconvolto la sua agenda per incontrare nuovamente lo sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi. L’uomo che ha in mano investimenti importanti anche in Italia, come quello di Etihad in Alitalia e quello del fondo Aabar in Unicredit, della quale gli arabi sono i primi soci.

matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 3 matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 3
In quella occasione ovviamente c’era anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente dell’ex compagnia di bandiera e vicepresidente della banca, sempre per conto dello sceicco. Una volta rimasti senza testimoni, Monteprezzemolo ha fatto uno strano discorso, rivolto ad Al Nahyan: “Unicredit necessita di stabilizzazione, perché qualcuno sta cercando di screditare il management”. E Renzi annuiva.
mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo

Quattro giorni dopo è arrivata la bomba dell’avviso di garanzia a Fabrizio Palenzona, potente vicepresidente di Unicredit, con tanto di perquisizioni e accuse di favoreggiamento alla mafia.

Il management si è chiuso a riccio, confermando l’impressione di Montezemolo: attacco in corso.

Francesco Palenzona Francesco Palenzona
Ma venerdì scorso non è stata una bella idea, per Federico Ghizzoni, tentare di chiudere subito il caso Palenzona con un audit interno portato in cda che garantiva che sulla gestione del cliente Andrea Bulgarella “tutte le procedure interne di Unicredt sono state rispettate”. Non è stata una bella idea perché gli inquirenti fiorentini invece sostengono che le procedure sono state “aggirate” per favorire l’imprenditore ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. E per aggirarle si sono mossi Palenzona (due incontri con Bulgarella e i suoi soci) e il suo braccio destro, Roberto Mercuri.
GHIZZONI MONTEZEMOLO GHIZZONI MONTEZEMOLO

Anzi, vista dall’interno della banca, forse si dovrebbe parlare più correttamente di un “caso Mercuri”. E’ lui l’amico di Bulgarella, è lui che lo presenta a Palenzona per farlo aiutare, è lui che preme su dirigenti e funzionari dell’istituto per toglierlo dai guai. Certo, lo fa con l’alea di onnipotenza che gli arriva dal fatto di essere il portaordini del vicepresidente, che a sua volta è uno dei grandi azionisti che ha salvato la cadrega a Ghizzoni. Ma lo fa anche in proprio, per tutelare un Bulgarella che è innanzitutto un amico suo.
FLAVIO VALERI FLAVIO VALERI

Secondo quanto risulta a Dagospia da più fonti, Mercuri non solo aveva un ufficio al trentesimo piano della sede Unicredit di Milano, a fianco del suo mentore Palenzona, ma ha anche un punto d’appoggio a Roma in via degli Specchi, con tanto di segretarie a disposizione. E soprattutto, le fonti raccontano che partecipava molto spesso ai comitati crediti della banca, pur non avendone alcun titolo. Il tutto per il solo fatto del “mi manda Palenzona”. Un particolare che, se confermato dalle indagini, metterebbe in grandissimo imbarazzo l’ad Ghizzoni.
Premio Guido Carli Romana Liuzzo con Monica e Federico Ghizzoni Premio Guido Carli Romana Liuzzo con Monica e Federico Ghizzoni

Non solo, da molti manager interni Mercuri era considerato una sorta di “amministratore delegato ombra”. Una persona che si muove(va?) in banca a proprio piacimento e nei confronti del quale Ghizzoni non aveva alcun potere.

Chi non per nulla gradito lo scandalo Mercuri-Palenzona è Calta-riccone, grande azionista di Unicredit proprio su suggerimento di Corsico e Palenzona. Fabio Corsico, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo Caltagirone, è molto vicino a Palenzona al punto che lo ha fatto nominare consigliere della C. R. di Torino.  
CALTAGIRONE PALENZONA VEGAS CALTAGIRONE PALENZONA VEGAS FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpeg FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpeg

Ma tornando al cda di Unicredit che la scorsa settimana ha liquidato in fretta il caso, difendendo Palenzona e i suoi manager, tutti sono curiosi delle prossime mosse della severa Lucrezia Reichlin, che notoriamente risponde a Mario Draghi.

Fabio Corsico Fabrizio Palenzona Paolo Messa Fabio Corsico Fabrizio Palenzona Paolo Messa
La Reichlin pare non abbia detto una parola sullo scandalo. Aspetta le carte. E del resto è anche nel comitato Rischi. Farà sentire la sua vocina nelle prossime riunioni? E da Francoforte che istruzioni le arriveranno? Draghi metterà la mano sul coperchio della pentola oppure lascerà esplodere il bubbone?

SERVIZIEVOLE PALENZONA PER CALTAGIRONE SERVIZIEVOLE PALENZONA PER CALTAGIRONE
Dopo lo scandalo, Ghizzoni è comunque corso ai ripari e ha deciso che, al fine di rendere più trasparenti i rapporti tra il consiglio di amministrazione e la banca, i membri del cda d’ora in poi potranno parlare solo con le prime linee del management (quelle che riportano direttamente all’ad) e per questi contatti saranno “supportati” (controllati?) da assistenti di direzione nominati dalla banca.

LUCREZIA REICHLIN f af e b ccdd a e kp H U uiG x LaStampa it LUCREZIA REICHLIN f af e b ccdd a e kp H U uiG x LaStampa it
Sempre sull’onda del clamore per l’inchiesta toscana, al cda sarebbe arrivata una dura lettera di Paolo Biasi, il grande sconfitto dell’ultima assemblea, con la quale si contesta l’operato dei vertici aziendali nel caso Bulgarella-Palenzona. Biasi ovviamente è pronto ad allearsi con i soci stranieri (arabi, americani e norvegesi) per far fuori Palenzona e Ghizzoni.

draghi contestato con i coriandoli 3 draghi contestato con i coriandoli 3
Insomma, il presidente Giuseppe Vita e Federico Ghizzoni sono di nuovo nel mirino, anche perché i risultati della banca non sono buoni e i confronti con il competitor Intesa sono umilianti. Gli americani di Blackrock, secondo azionista, come amministratore delegato vorrebbero Flavio Valeri (Deutsche Bank). Mentre risulta anche che altri soci stranieri, compresi gli arabi di Aabar, premano per un manager straniero. Pur di portare a casa il risultato, sarebbero pronti a sostenere la “promozione” di Ghizzoni alla presidenza.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E FEDERICO GHIZZONI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSAGGERO FOTO OLYCOM FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E FEDERICO GHIZZONI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSAGGERO FOTO OLYCOM
Poco prima che scoppiasse lo scandalo, si erano mossi anche i soci italiani, ovvero le fondazioni. La presidenza della banca, in un summit riservatissimo, è stata offerta all’ex ministro Domenico Siniscalco, che però ha rifiutato. Adesso in Unicredit c’è chi dice che Siniscalco avesse fiutato l’aria avvelenata. O più semplicemente, si vuole giocare le sue carte per la presidenza di Intesa.
fassino siniscalco fassino siniscalco

C’è dunque grossa pressione sui vertici per il caso Mercuri e per la situazione della banca.

L’altro vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, che fino a ieri ha fatto asse con Palenzona, ha subito preso le distanze dal “Camionista” sostenendo che la giustizia “deve fare il suo corso”. E in caso di ribaltone totale rischia pure di fare il presidente. Ma sotto sotto difende Palenzona e farà di tutto per aiutarlo, fino all’ultimo.  

La partita si gioca tutta, aule giudiziarie a parte, a metà novembre. Il 13 novembre Ghizzoni deve presentare il nuovo piano industriale e si vocifera di tagli lacrime & sangue.
Federico Ghizzoni Unicredit Federico Ghizzoni Unicredit
E del resto Ghizzoni deve pur fare cassa, perché se prova a chiedere ai soci un aumento di capitale lo cacciano in un minuto.

Tra parentesi, Ghizzoni deve anche giustificare una serie di nomine. Ad esempio, quando ad agosto è uscito dalla vicedirezione Jean Pierre Mustier, il manager piacentino mise il veto sull’ingaggio di Gaetano Miccichè da Intesa, che gli avrebbe fatto sicuramente ombra (per la cronaca Miccichè faceva ombra anche a Claudio Costamagna, che per Cdp ha preferito Fabio Gallia)
GAETANO MICCICHE E SIGNORA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA GAETANO MICCICHE E SIGNORA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA

Ma attenzione, e qui torniamo, al “caso Mercuri”. L’uomo di Palenzona avrebbe messo becco anche nell’ultima tornata di nomine ai vertici di Unicredit, quella andata in scena poco prima dell’estate. E molti manager promossi lo hanno ringraziato. Quanto è possibile scaricare dall’oggi al domani un personaggio così ingombrante, che teneva rapporti di alto livello anche nella Capitale, amico di tutti i principali lobbisti e conosciuto da un buon numero di politici?
TORRE UNICREDIT TORRE UNICREDIT

Ultima notazione: dalle prime carte dell’inchiesta emerge che i telefoni di Mercuri sono stati intercettati per quattro mesi. E lo stesso vale per Palenzona. A parte i potenziali veleni, nelle prossime settimane, al primo arresto, può uscire uno spaccato illuminante sul sistema di potere che gravita intorno a Palenzona. Uno che è andato d’accordo con tutti i governi, Renzi compreso. 

martedì 20 ottobre 2015

Intervento di Marco Saba a Imola (Agorà M5S)

Bankitalia: governatore Visco indagato per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

Inchiesta Bps: atti Procura Spoleto, Visco indagato

Dal 28 gennaio 2015 per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/10/20/visco-indagato-dalla-procura-di-spoleto_b58fbe89-5bce-46e4-a8f3-9f1bd11a74ef.html

L'iscrizione nel registro degli indagati di Ignazio Visco è confermata da atti della procura di Spoleto. Da un certificato di "comunicazione d'iscrizione a registro" di una parte offesa, di cui l'ANSA ha copia, emerge che Visco è indagato dal 28 gennaio 2015 per concorso in corruzione, abuso d'ufficio e truffa, e "infedeltà a seguito dazione o promessa di utilità".

Sono complessivamente otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla procura umbra, tutti per le stesse ipotesi di reato contestate a Visco. Oltre al governatore, gli iscritti sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. L'esposto che ha portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte irregolari nel passaggio a Banca Desio. In particolare, sempre secondo l'esposto dei vecchi soci, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la 'Nit Holding', superiore di 100 milioni di euro rispetto a quella avanzata da Banca Desio. Offerta alla quale, dicono oggi i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione chiara.


LA NOTIZIA SUL FATTO QUOTIDIANO

Il commissariamento era stato confermato da Mef - Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto e della controllante Spoleto Crediti e Servizi - vicende oggetto dell'inchiesta della magistratura di Spoleto che, secondo il Fatto Quotidiano, coinvolge, tra gli altri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - era stato confermato dal Ministero dell'Economia dopo l'annullamento da parte del Consiglio di Stato. Alla luce delle pronunce del giudice amministrativo e dell'esigenza di evitare qualsiasi incertezza sulla stabilità dei rapporti della clientela, la Banca d'Italia aveva reiterato "ora per allora" le proposte al ministero dell'Economia di amministrazione straordinaria. Con i provvedimenti 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati su proposta dell'Istituto centrale, il Mef aveva reiterato i decreti ministeriali di amministrazione straordinaria con effetto a partire dall'8 febbraio 2013, quando era cominciato il commissariamento.

Ex amministratori già del mirino del pm - Già prima del commissariamento della Banca, avvenuto nel febbraio 2013, la popolare di Spoleto - ora al centro di una inchiesta che coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - è finito nel mirino della Procura. I pm hanno indagato alcuni ex amministratori - tra i quali l'ex presidente Giovannino Antonini - funzionari dell'istituto e imprenditori dell'area umbra. Il procedimento, definito dalla Procura sulla base delle risultanze delle indagini svolte dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, è in attesa dell'udienza preliminare. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi. Fatti commessi a Spoleto e in altri luoghi dal 30 settembre del 2007 al 24 aprile 2012 - avevano precisato gli inquirenti - "ai danni della Banca popolare di Spoleto e altri soggetti".

Bankitalia, non a conoscenza indagine 
- ''Con riferimento alla notizia comparsa oggi sulla stampa relativa alle vicende della Banca Popolare di Spoleto, la Banca d'Italia non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria''. Lo riferiscono fonti della stessa Banca d'Italia.

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati 
by "The Money Doctor"

Il denaro prestato o speso dalla banca per acquistare beni immobili o mobili, essendo creato dalla banca stessa, esce "in nero" poiché viene versato direttamente nel conto del fruitore senza che ne sia tracciabile l'origine. Ovvero, non esiste un accredito precedente in cassa a favore dell'istituto emittente. Così come esce in nero, rientra in nero poiché - alla restituzione - sembra sparire contabilmente.

Questo denaro "nero", ovvero senza certificato di nascita o di origine controllata e garantita, è paragonabile ad un immobile non accatastato. La cessione di questo denaro da parte della banca non viene giustificata da una precedente proprietà contabilizzata da parte della banca del denaro stesso.

Si interrompe quella che viene chiamata la "catena di titolarità" legittima del denaro in oggetto.

La banca segna una uscita di cassa senza prima aver segnato una entrata. Il paradosso di spendere col portafoglio vuoto.

Quando il denaro prestato rientra, sparisce contabilmente ma rimane di fatto in mano alla banca. Non viene distrutto. E' facile accertarsene con l'uso dei contanti materiali, è più difficile quando il rientro avviene tramite denaro elettronico che viene versato nel conto accentrato della banca.

Il fatto che il denaro - elettronico o contante - non sia più visibile contabilmente - ovvero che sia un "oggetto contante non identificato" - non impedisce però alla banca di disporne. Anche qui, è facile capirlo per le banconote e monetine, è più difficile capirlo per il denaro elettronico poiché occorre conoscere il funzionamento empirico delle società interbancarie di compensazione.

Il risultato è che di M1 - quello dichiarato dalla BCE - non si conosce un proprietario originario legittimo.
Ma il risultato pratico più eclatante è che la misura di M1 nella realtà è di parecchio superiore a quanto dichiarato. Un esperto in materia ha ipotizzato che si tratterebbe di circa mille volte la misura ufficiale.

La spiegazione è semplice: in M1 troviamo il denaro aggregato come risulta ufficialmente nei depositi desunti dai bilanci bancari, ma non troviamo traccia di tutto quel denaro clandestino, rientrato in banca e scomparso contabilmente, di cui vengono (definitivamente?) smarrite le tracce.
Diventa denaro fantasma ("shadow money").




Bibliografia:

- SOLDI - Il libro nero della finanza internazionale, di Denis Robert, Ernest Backes, Nuovi Mondi Media, 2004
http://www.amazon.it/Soldi-libro-della-finanza-internazionale/dp/8889091061

- Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070

- Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434

- Werner, R.A., Do banks really create money out of nothing?
Another empirical test of the three theories of banking, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477