Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
venerdì 2 ottobre 2015
mercoledì 30 settembre 2015
Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu
Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu
http://www.vvox.it/2015/09/29/fondo-offshore-per-bpvi-advisor-e-treu/
Il vicentino ex ministro del Lavoro è il consulente del lussemburghese Optimum, una delle società in cui la Popolare vicentina ha investito in tutto 350 milioni
Sulle azioni BpVi con garanzia di riacquisto
– secondo l’indagine in corso, un affaraccio d’aggiotaggio che vede
cinquanta soci coperti da lettere di garanzia ergersi sopra 117 mila
soci figli di un dio minore – la vicentinità non è data solo dal nome di
Vicenza della Banca Popolare con 300 milioni di apposito fondo per i
“furbetti della letterina” (a fronte di un ultimo aumento di capitale di 974 milioni di euro).
C’é un altro nome che imprime un marchio tutto berico a questa specie
di assicurazione privilegiata. Ed è un nome di persona. Molto famosa.
Prima di svelarvelo, ricapitoliamo la vicenda. Secondo i sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi della Procura di Vicenza, fra i beneficiari dell’impegno scritto di ricomprare le azioni finanziate con soldi della banca ci sono tre fondi d’investimento esteri: Athena Capital Fund, Optimum Multistrategy I e Optimum Multistrategy II. Questi ultimi due avrebbero come cliente pressocché unico la banca vicentina e farebbero capo alla società Optimum Asset Management, con base in Lussemburgo. Il cui amministratore delegato é Alberto Matta, considerato molto vicino al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini (la cui azienda Imvest figurerebbe nell’elenco delle missive), e in cui, secondo l’Espresso, sarebbe coinvolto Girolamo Stabile, vicepresidente della holding romana Methorios che ha effettuato diverse operazioni con la Popolare di Vicenza. La BpVi avrebbe riempito i forzieri di questi fondi per un valore totale di 350 milioni così ripartiti: a fine 2012, 100 milioni nel fondo Optimum Multistrategy I; sempre a fine di quell’anno, 100 milioni in Athena Capital Fund; nell’agosto del 2013, 150 milioni in Optimum Multistrategy II. E’ oltre la metà di tutto quanto la Popolare berica ha investito in fondi di ogni tipo. Interessante come i 350 milioni complessivi concentrati in tali fondi quasi sia sovrapponibile ai 300 milioni per garantire il gruppo di “iper-garantiti”.
Dando un’occhiata al management di Optimum, si scopre che il “senior advisor” (il consulente “anziano”) è Tiziano Treu. Compagno di scuola di Romano Prodi, passato alla storia come ministro del Lavoro per il “pacchetto” di leggi sulla flessiblità che nel 1997 anticiparono dal centrosinistra la centrodestrorsa Legge Biagi-Maroni del 2001, più volte parlamentare, di recente commissario dell’Inps, Treu è un vicentino purosangue, classe 1939. E guarda un po’ dove lo trovi: nella società offshore legata a doppio filo alla Banca Popolare di Vicenza. Il richiamo del famoso “territorio”?
Prima di svelarvelo, ricapitoliamo la vicenda. Secondo i sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi della Procura di Vicenza, fra i beneficiari dell’impegno scritto di ricomprare le azioni finanziate con soldi della banca ci sono tre fondi d’investimento esteri: Athena Capital Fund, Optimum Multistrategy I e Optimum Multistrategy II. Questi ultimi due avrebbero come cliente pressocché unico la banca vicentina e farebbero capo alla società Optimum Asset Management, con base in Lussemburgo. Il cui amministratore delegato é Alberto Matta, considerato molto vicino al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini (la cui azienda Imvest figurerebbe nell’elenco delle missive), e in cui, secondo l’Espresso, sarebbe coinvolto Girolamo Stabile, vicepresidente della holding romana Methorios che ha effettuato diverse operazioni con la Popolare di Vicenza. La BpVi avrebbe riempito i forzieri di questi fondi per un valore totale di 350 milioni così ripartiti: a fine 2012, 100 milioni nel fondo Optimum Multistrategy I; sempre a fine di quell’anno, 100 milioni in Athena Capital Fund; nell’agosto del 2013, 150 milioni in Optimum Multistrategy II. E’ oltre la metà di tutto quanto la Popolare berica ha investito in fondi di ogni tipo. Interessante come i 350 milioni complessivi concentrati in tali fondi quasi sia sovrapponibile ai 300 milioni per garantire il gruppo di “iper-garantiti”.
Dando un’occhiata al management di Optimum, si scopre che il “senior advisor” (il consulente “anziano”) è Tiziano Treu. Compagno di scuola di Romano Prodi, passato alla storia come ministro del Lavoro per il “pacchetto” di leggi sulla flessiblità che nel 1997 anticiparono dal centrosinistra la centrodestrorsa Legge Biagi-Maroni del 2001, più volte parlamentare, di recente commissario dell’Inps, Treu è un vicentino purosangue, classe 1939. E guarda un po’ dove lo trovi: nella società offshore legata a doppio filo alla Banca Popolare di Vicenza. Il richiamo del famoso “territorio”?
BPVi: anche i ricchi piangono
BPVi: anche i ricchi piangono
di Alessandro Ballardin, 30 settembre 2015
Le
recenti notizie di cronaca e le indagini della magistratura sulla BPVi
ci porterebbero a pensare che oggi sicuramente non ci sarebbe tutta
questa "fregola" per un posto al sole nel CDA della banca. L'istituto
che negli ultimi due anni, per usare un eufemismo, ha prodotto bilanci
non proprio floridi, sembra ormai destinato ad essere acquisito. Chi va a
dire in giro che tutto quello che sta accadendo sia il "redde rationem"
nei confronti di Zonin da parte dell'azionariato di minoranza, si
sbaglia di grosso.
Innanzitutto perché il primo danno immediato della faida sarebbe una ulteriore svalutazione del valore delle azioni da
loro possedute e si sa che non solo gli Amenduni, ma un po' tutta
l'imprenditoria vicentina è più o meno impegnata finanziariamente
nell'istituto. Ora, siccome come dice un vecchio adagio: "la parte più sensibile del corpo umano è il portafoglio" è razionalmente sensato prima di andare in guerra chiedersi "qui prodest"?
Se andiamo a guardare chi tra vicentini e veneti siano i maggiori possessori di azioni emerge questo quadro al dicembre 2014.
fonte: gli articoli di Alessio Mannino pubblicati sul magazine online VVox
Maria Gresele, moglie di Nicola Amenduni per un equivalente di quasi 90 milioni di euro 1,6% delle azioni,
Silvano Ravazzolo, quasi 88 milioni di euro 1,5% delle azioni della Confrav
Silvano Ravazzolo, quasi 88 milioni di euro 1,5% delle azioni della Confrav
Giuseppe Dalla Rovere, 63 milioni di euro (1,08%)
Cattolica Assicurazidi cui la BpVi è primo azionista con il 15%), che detiene 54 milioni con lo 0,9%,
Assicurazioni Generali (48 milioni, ovvero lo 0,8%)
In decima posizione Luca Morato, della Morato Pane, con più di 36 milioni di euro e lo 0,6%
Fondazione Roi (presieduta da Gianni Zonin) 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
Luca Ferrarini: 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
René Caovilla (scarpe femminili d’alta moda) si posiziona quattordicesimo con 25 milioni di euro (0,4%),
Il fondo giapponese Nomura (24,5 milioni) (0,4%)
Famiglia Zonin e le imprese ad essa riconducibili detenevano circa 21 milioni di euro (0,3%).
Elio Marioni della Askoll (5,7 milioni, lo 0,09%)
Rino Mastrotto (3,5 milioni, lo 0,06%)
Maltauro (3,5 milioni)
Lumar Srl, Luca Marzotto (3,3 milioni, lo 0,5%)
Il
vicepresidente della banca, Andrea Monorchio, presiede anche la
Micoperi Srl, impresa che possiede 6 milioni di euro, lo 0,1 per cento.
I
valori attuali di possesso delle azioni potrebbero aver subito delle
variazioni. I sopraccitati possessori, infatti, avrebbero potuto
teoricamente vendere le proprie quote. Ma il dubbio riguarda un altro
“se”: quanti, e per quanto, abbiano sottoscritto gli aumenti di capitale
degli ultimi due anni. Magari a debito.
Resta
indubbio che a situazione invariata la svalutazione del prezzo delle
azioni da 62,50 € a 48,00 €/az. ha prodotto una perdita (virtuale) del
23% sul controvalore il che rende poco verosimile addurre alla volontà
di indebolire Zonin tutto quello che sta accadendo e che le cronache riportano con dovizia di particolari.
In secondo luogo c'è la questione del credito: in
questi anni di crisi gli unici istituti che, in contro tendenza
rispetto ai "big players" del mercato del credito, hanno allargato i
cordoni della borsa sono state proprio le popolari e le casse rurali. Secondo voi vale la pena farsi scippare un istituto che, al
di la delle responsabilità civili e penali sulle presunte scorrettezze
perpetrate dai vertici dell'istituto e su cui sta indagando il pm Luigi
Salvadori, in questi anni di vacche magre è sempre rimasto saldamente
legato al territorio sostenendo imprese e famiglie quando nessuno lo
faceva?
Cosa
c'è veramente dietro questa operazione? Quali azioni è opportuno che
intraprendano gli azionisti, soprattutto ex dipendenti che hanno
investito risparmi e parte delle liquidazioni per tutelarsi? Ma poi
siamo sicuri che la BPVi e con lei tutte le banche italiane, abbiano
bilanci che dal punto di vista dei risultati siano così striminziti?
A queste e a altre domande proveremo dare risposta nei prossimi articoli.
J.K.Galbraith Capire come funziona l'economia significa capire la parte maggiore della nostra vita
martedì 29 settembre 2015
Contro tutti i Banksters del mondo
Contro tutti i Banksters del mondo.
http://www.maurizioblondet.it/contro-tutti-i-banksters-del-mondo/#_ftn2
Jail the bankster$! Galera per i bankster$!!!
E’ lo slogan di Occupy the Banks, movimento di natura popolare nato di recente e che prende una posizione netta nei confronti dei grandi gruppi bancari sovranazionali. Ne denuncia, in maniera aperta e chiara, gli abusi, le frodi, i sotterfugi e le rapine che essi perpetrano quotidianamente contro gli ignari “clienti”, contro la società civile, contro il mondo finanziario ed economico in tutto il pianeta.
Come potete vedere la s finale della parola è quella del simbolo del dollaro e ciò non a caso, in quanto lo si voglia o no il centro pulsante del sistema bancario mondiale, mondializzato e mondialista ha la sua sede a Wall Street negli Stati Uniti ed a Square Mile in Inghilterra.[1] La moneta di riferimento, in questo ambito economico ristrettissimo, è ovviamente soltanto il dollaro amerikano.
Il termine Bankster fu coniato e lanciato, per la prima volta, da Léon Degrelle il 27 febbraio 1944 durante un’oceanica manifestazione tenutasi al Palazzo dello Sport di Bruxelles. Nel suo discorso il capo dei Rexisti belgi, parlando di lotta contro l’usurocrazia dichiarò:
“Nous sommes contre toutes le banksters du monde” (Noi siamo schierati contro tutti i banksters del mondo!)
Sembra che nel mondo il numero di persone che stia diventando sensibile a questi temi sia in netto aumento e sempre di più sono coloro i quali sono disponibili ad impegnarsi per porre fine ai privilegi, agli abusi ed alla corruzione che questa casta di usurai senza scrupoli e senza patria sta seminando nel mondo, con il solo scopo di poter continuare a prosperare sulle spalle della gente spinta sempre di più verso uno stato di indigenza, di povertà e di fame.
Rowan Bosworth Davies[2] in un suo recente articolo intitolato The banking criminals exposed ci fornisce alcune important informazioni circa il clima che si sta formando intorno ai banchieri : la cosa monta piano piano senza tante luci della ribalta accese sulla specifica situazione: questi sono, in effetti, ambienti in cui prevale la diplomazia e la più completa riservatezza.
Innanzitutto Bosworth Davies ribadisce la voce tutt’altro che peregrina, di una nuova crisi economica gravissima che i banksters stanno pilotando ed inducendo e che dovrebbe scoppiare in autunno. Questo è ormai sulla bocca di tantissimi analisti di fama internazionale. In effetti i “buchi neri” di bilancio di alcune grandissime banche internazionali, non possono ormai essere più nascosti e devono venire al pettine.
La Finanza creativa ormai miete in continuazione vittime di ogni nazionalità ed in ogni stato e grado di settore dell’economia mondiale. Ma questa volta sarà molto difficile poter gestire la situazione gravissima che si verificherà e, dal basso, nascerà (in maniera più o meno pilotata secondo i progetti massonici di un Ordo ab Chao) “spintaneamente” la richiesta di incarcerare questi criminali. In realtà saranno le vittime sacrificali immolate sull’altare del Governo Mondiale: la galera li preserverà dal linciaggio e poi, magari passata la buriana e dopo un processo più o meno farsa, se la caveranno con poco o niente!
Forse è utile ricordare che al processo di Norimberga Hjalmar Schacht, l’ex Ministro della Reichsbank dal 1934 al 1937. Era, Insomma, il banchieri di Hitler: fu processato ed …. assolto clamorosamente; poi fu anche processato dalle nuove autorità tedesche ed assolto ancora una volta, forse su suggerimento di quegli ambienti dell’Alta Finanza internazionale che aveva tanto da perdere, anche in “immagine”, da una testimonianza così autorevole e di primissima mano. Schacht fondò una sua piccola banca privata e fece consulenze ad una marea di paesi del terzo mondo, con ottimi risultati.
In effetti Bosworth Davies non fa altro che riportare i risultati del 33° Simposio internazionale sulla criminalità economica organizzato dal Jesus College di Cambridge, il più importante convegno del mondo sulla criminalità economica. Ad esso prendono parte 500 relatori ed al dibattito danno il loro contributo illustri studiosi internazionali.
Questo Simposio, infatti, è diventato un punto di riferimento per gli incontri internazionali dello stesso tipo e nel corso degli anni, ha dimostrato di essere di grande influenza nella gestione e sviluppo della politica internazionale nella lotta contro la criminalità finanziaria ed economica mondiale.
Quello che è emerso in maniera plateale è stata la sensazione di disgusto profondo e viscerale e della sempre crescente repulsione nei confronti del settore bancario globalizzato, dove ormai impera l’anarchia ed anche un grado altissimo e crescente di criminalità e di assoluto disprezzo ed insofferenza per qualsiasi tipo di legge o regolamento gli stati cerchino, sebbene molto timidamente, di imporre per arginare questa marea nera montante.
Un sempre crescente numero di accademici, di agenzie specializzate delle forze dell’ordine ed anche di consulenti e gestori di settori finanziari si stanno unendo cercando di creare un fronte comune nella denuncia e nella condanna totale di specifici settori del sistema bancario internazionalizzato, proprio per la loro costante e sistematica attività criminale organizzata. Molte banche sono ormai ampiamente identificate, sia da istituzioni finanziarie ancora oneste, che da moltissime organizzazioni imprenditoriali, come totalmente impegnate in una diffusa pratica delinquenziale attraverso un costante comportamento rutinario di carattere criminale.
Il bello è che le stesse banche si permettono di minacciare ritorsioni davanti ad eventuali secessioni di regioni come la Scozia e la Catalogna dai rispettivi stati nazionali. Sono loro i veri padroni e la politica è diventata soltanto una loro fedele servitrice. I governi non governano più, si limitano a svolgere soltanto un’azione di carattere meramente amministrativo seguendo un’agenda dettata loro dai banksters dell’Alta Finanza apolide.
Forse che voi credete che la crisi della Volkswagen in qualche modo non si risolverà in una bolla di sapone? Sembra che il governo tedesco stia già esercitando forti pressioni sulla Commissione Europea per far diventare vincolanti, in tutte le nazioni della UE, i nuovi test di accertamento delle emissioni di CO2 svolti su strada e non più in laboratorio, soltanto nel 2021!! Credete forse che la cosa sia solo una decisione politica presa autonomamente dalla Cancelliera Mer(k)del per salvare l’industria automobilistica tedesaca ed il buon nome del IV Reich, o sia stata imposta su pressione della Volkswagen e della lobby dell’automobile, la quale in campagna elettorale ha abbondantemente foraggiato la CDU, partito della Cancelliera?
La loro presa di posizione nel caso delle regioni secessioniste è nettissima: chiuderemo ogni nostra filiale e faremo in modo da stroncare qualsiasi attività economica della regione provocando guasti irreparabili a tutti. Ovviamente i poteri centrali si servono di questi grimaldelli per dissuadere dalla tentazione della secessione tali regioni floride ed economicamente molto produttive.
E’ già successo alla vigilia del referendum sulla secessione della Scozia, quando la HSBC non ha lesinato mezzi e minacce. Eppure questa istituzione è ampiamente fallimentare ed è dovuta ricorrere pesantemente all’aiuto pubblico dopo lo scandalo che l’aveva travolta. In Catalogna sia il Banesto che il Sant’Ander, due colossi bancari spagnoli, continuano a minacciare ritorsioni pesanti se la regione si separerà dal resto della Spagna. Anche qui i sistemi sono sempre i medesimi: chiusura di tutti gli sportelli bancari dei due istituti, sospensione di qualsiasi forma di aiuto finanziario alle aziende operanti sul territorio e creazione di un fronte unitario che coinvolga tutti gli istituti bancari di ogni ordine e grado. In pratica lo strangolamento economico e la riduzione alla fame dell’intera area.
Tutti sappiamo benissimo quali quantità di titoli tossici questi istituti abbiano in pancia e quali omissioni, artifici, sotterfugi e falsi operino sia sui bilanci che nel loro agire quotidiano: ma un società ànoma può permettere a certi criminali di prosperare e di continuare la loro attività banditesca, con quasi totale impunità
Faccio un altro esempio, quello della Deutusche Bank, prestigioso istituto di credito della grande e fortissima economia tedesca. Essa è stata sottoposta ad un’inchiesta dalla SEC americana la quale ovviamente è strabicamente orientata nel proteggere il proprio sistema nazionale e poi a chiudere dieci occhi davanti a delittuosi comportamenti di banche come la Goldman & Sachs, o la Lehman Brothers (fallite entrambe nel 2008), salvate, alla faccia del liberismo economico, con soldi pubblici sborsati dai contribuenti americani.
L’ente americano di sorveglianza già nel 2012 denunciò l’istituto per un buco di 12 miliardi di dollari occultato truccando i conti con operazioni finanziarie creative. Nel 2014 durante gli” stress test” ordinati dalla BCE, la Deutusche Bank risultò essere non idonea in quanto esposta per ben 75 mila miliardi di dollari nel settore dei derivati. Una cifra mostruosa: cinque volte maggiore del Pil della UE. Eppure, grazie ad un massiccio intervento politico posto in essere dal governo federale tedesco la banca passò positivamente gli stress test della BCE. La Cancelliera “Mer(k)del” provvide ad un’iniezione di ben 250 miliardi di euro di liquidità, senza che minimamente la Commissione Europea intervenisse per impedire aiuti di stato nei confronti degli istituti germanici. Alla Germania è permesso di barare impunemente!!
Ma non basta!
La primavera scorsa varie inchieste penali internazionali hanno riconosciuto l’istituto bancario colpevole di aver manipolato i tassi Libor, Eurolibor e Tibor, parametri di riferimento sia per la concessione di mutui, sia per i tassi interbancari. Bene invece che chiedere l’incriminazione dei vertici responsabili della politica finanziaria della Deutusche Bank tutto si è risolto con la comminazione di una fortissima multa alla banca tedesca. La somma è di 2,5 miliardi di dollari di multa che va ad aggiungersi ai 1,7 miliardi euro inflitti da Bruxelles per la manipolazione illecita dei tassi con il fine di lucrare guadagni illeciti.
Per essere precisi fino in fondo la banca ha dovuto anche spendere, negli ultimi tre anni, ben 9 miliardi di dollari di parcelle per dirimere controversie legali.
Nell’aprile 2014 la Deutusche è costretta ad aumentare il suo capitale sociale di 1,5 miliardi di dollari per cercare di rafforzare il grado di liquidità, mentre il mese seguente vende ben 8 milioni di azioni con uno sconto del 30% sul loro prezzo, nel frattempo il valore delle azioni alla Borsa di Francoforte, passa da 50$ ad azione a 29$.
A questo punto scatta un piano “lagrime e sangue” e l’istituto pensa di liberarsi di ben 23 mila dipendenti, un quarto del totale dei suoi addetti. Questo è uno dei primissimi provvedimenti che adotta il nuovo amministratore delegato John Cryan appena nominato ed investito di maggiori poteri decisionali: si sta ripetendo quello stesso clichet già seguito dalla Lehman Brothers prima del suo fallimento.
Piove sempre sul bagnato ed il 9 giugno 2015 l’agenzia di rating S & P declassa la Deutusche Bank a BBB + solo tre tacche sopra “spazzatura”. Tra l’altro, BBB + è lo stesso livello dato, dalla stessa agenzia, alla Lehman, tre mesi prima del suo crollo.
In simili sanzioni è anche incorsa la prestigiosa UBS svizzera: citata in giudizio per frode e favoreggiamento all’evasione fiscale dalla giustizia americana, la più grande banca svizzera, se l’è cavata con la comminazione solo una multa dei 750 milioni di dollari, ma addirittura patteggiata con la magistratura americana: una vera vergogna!. L’UBS è anche spessissimo chiamata in giudizio per favoreggiamento e riciclaggio di denaro sporco proveniente da narcotraffico e da commercio di armi clandestino: miliardi di dollari ogni anno.
Ma si sa la Svizzera lava più bianco!! Ed il resto la fa la potenza dirompente dei signori del denaro che tutto possono e tutti corrompono.
Questo in presenza di una crisi economica di una gravità unica che ha ridotto alla miseria, se non alla fame, milioni di persone nel mondo: non dimentichiamo che il Dipartimento dell’Agricoltura USA attesta che ben 11 milioni di persone ogni anno, negli opulenti USA, muoiono di fame!!
Riecheggiano, davanti a tanta rivoltante ingiustizia ed a tanta sicumera e arroganza le profetiche parole del professor Giacinto Auriti che, qualche decina di anni fa, così si esprimeva:
“Questi giganti della malavita preparano e programmano per l’umanità una rarefazione monetaria circolante senza precedenti: vedrete che per le generazioni future l’alternativa sarà tra la disperazione ed il suicidio!”
E pensare che l’allora Prefetto della Congregazione della Fede, Cardinale Ratzinger era venuto a conoscenza delle teorie monetarie del professor Auriti ed aveva partecipato ad un convegno internazionale sulla moneta organizzato dall’Università di Teramo al quale intervennero eminenti economisti come il Premio Nobel Maurice Allais. Ci fu un impegno preso verbalmente di fare del tutto per inserire la teoria auritiana nella dottrina sociale della Chiesa. Peccato che, una volta diventato pontefice, Benedetto XVI preferì invocare la costituzione di un organismo governativo sovranazionale mondiale che con il suo impegno potesse risolvere i problemi del pianeta: come dire fare Dracula presidente dell’Avis.
Tornando al simposio organizzato dal Jesus College possiamo aggiungere che la maggior parte dei relatori si è detta preoccupata per il crescente ricorso delle banche ad un sempre crescente livello di attività criminali: falso in bilancio, manipolazione di operazioni attraverso sistemi illegali o proibiti come l’aggiotaggio o l’insider trading, riciclaggio di denaro sporco proveniente dalle attività criminali della malavita organizzata o dai vari cartelli della droga. Le cifre si misurano in migliaia di miliardi di dollari annui un sommerso immenso che circola attraverso le filiali delle banche di tutto il mondo e che, ripulito, affluisce sui mercati mondiali del credito e degli investimenti.
Qualche anno fa il Sole 24 ore si chiedeva se forse non fosse stato meglio far emergere questa immensa massa di ricchezza annuale e magari tassarla adeguatamente, con grande beneficio degli esangui bilanci statali.
Da una parte è stato rivelato il sempre più crescente e genuino senso di smarrimento, dell’opinione pubblica davanti al sempre crescente aumento delle attività criminali del mondo bancario e finanziario, dall’altro questo stato iniziale di choc può degenerare in un momento di reazione violento ed irrazionale tale da far presagire la richiesta di un severo intervento da parte delle autorità politiche dei vari stati.
Bosworth Davies scrive:
“Per la prima volta, mi sono reso conto che tutti i delegati intervenuti al simposio erano d’accordo nel ritenere che il settore bancario sia diventato sinonimo di criminalità organizzata.
Anche i partecipanti più conservatori hanno espresso la loro profonda preoccupazione ed anche il loro disgusto per il modo in cui molti degli istituti bancari più noti e prestigiosi si comportano oggi.
Questo rende difficile credere che le banche possano continuare a contare sul consueto supporto che hanno tradizionalmente goduto tra la popolazione e molti esperti.
Il tutto si sta riflettendo anche nella politica stessa.
Nel Regno Unito, ad esempio, la scelta di Jeremy Corbyn a guidare il partito laburista britannico, significa che la criminalità bancaria e la frode finanziaria sono ormai diventati una questione elettorale di primo ordine.”
Lo si voglia o no, sottotraccia, il clima politico sta cambiando in molti paesi e stanno nascendo tutta una nuova serie di opzioni politiche alternative alcune genuine altre manipolate che affrontano in maniera molto diretta questa gravissima situazione.
Se dovesse, come molti seri analisti stanno preconizzando, verificarsi una grande e generale nuova crisi economica, l’arresto di molti banchieri, membri e guru della vecchia guardia finanziaria diventerebbe inevitabile. Quello che mi preme sottolineare è come tutto questo scenario forse sia parte di un più vasto piano per aumentare il caos e rendere sempre più potente la spinta dal basso, affinché si intervenga a livello politico per porre rimedio a questa soluzione.
Ma gli ambienti dell’Alta Finanza apolide e del cerchio magico delle grandissime Banche Centrali e di credito commerciale, stanno imponendo questa drammatica situazione con il fine preciso di offrire, come soluzione finale, la creazione di un nuovo e ferreo ordine gerarchico selettivo mondiale, che cancelli ogni tipo di libertà e concentri ancor di più la ricchezza in pochissime e fidate mani forti e sicure.
Perseguire e incarcerare alcuni banchieri corrotti, sarà il contentino per placare gli spiriti ardenti della popolazione e fare una finta che sia l’inizio di una trasformazione sociale verso un mondo più giusto ed equilibrato.
Quindi, se il momento, come sembra che stia per arrivare, in cui molti banchieri finiscano in carcere, nessuno si lasci ingannare … dobbiamo raddoppiare la vigilanza e l’attenzione non lasciandoci sviare da fals flags o da apparenti cambiamenti verso una giusta soluzione dei problemi dell’umanità.
luciano garofoli
[1] Square Mile sarebbe la misura di superficie (1,12 sq. mi. pari a 2,90 km quadrati) in cui si sviluppa la famosa City finanziaria di Londra, centro di tutti i più importanti affari finanziari del mondo, di qualsiasi natura essi siano. Esso è diventato il nomignolo identificativo di questo dorato quartiere londinese.
[2] Rowan Bosworth Davies è un esperto nel campo delle frodi e del riciclaggio di denaro. Svolge un’intensa attività come consulente per grandi istituzioni finanziarie, forze dell’ordine e governi. E’ anche istruttore ed insegnante per la formazione di esperti nel settore delle frodi finanziarie, nonché studioso di scenari e previsioni nel campo dei servizi finanziari ed obiettivi di conformità legale nel settore bancario e finanziario. Ha svolto una continuativa attività di consulenza nelle materie specifiche di frodi finanziarie, riciclaggio e reati bancari presso Scotland Yard a Londra.
lunedì 28 settembre 2015
Un «quantitative easing» per il popolo
Un «quantitative easing» per il popolo
Marco Bertorello e Christian Marazzi
Come e perché redistribuire l’immensa quantità di denaro della Bce. La proposta per l’agenda politica della sinistra
Il punto di passaggio delle scelte della Fed, come sottolinea Marcello De Cecco, è la Cina: attraverso l’Impero Celeste l’effetto delle azioni americane si spande su tutto l’universo dei produttori di materie prime come Brasile, Argentina, paesi africani. Ma il coinvolgimento attraversa anche i paesi produttori di beni di investimento come Germania, Giappone, Corea. A questo punto la crisi cinese (che è crisi economica e politica, nel senso di una lotta interna al partito comunista attorno alle riforme) aggiunge alla stagnazione una pressione deflazionistica che vanifica l’efficacia delle politiche di «quantitative easing» finalizzate all’aumento del tasso di inflazione. Le difficoltà cinesi, che si manifestano nel calo delle esportazioni e nel rincaro delle importazioni, stanno riducendo a vista d’occhio le (enormi) riserve valutarie detenute dalla banca centrale cinese, tant’è vero che per contenere la svalutazione del reminbi i cinesi hanno venduto buoni del Tesoro statunitensi per oltre 100 miliardi di dollari. Questo potrebbe indicare la fine dell’equilibrio Stati Uniti-Cina costruito negli ultimi trent’anni (acquisto del debito americano con il surplus commerciale cinese).
La scelta sui tassi, inoltre, va inquadrata nelle dinamiche determinatesi a monte con le politiche di qe, con l’immissione di una marea di liquidità nel sistema, la quale per un verso ha fornito nuovo ossigeno e per l’altro ha dato vita a fenomeni distorsivi oltre che socialmente sperequativi. La spinta all’indebitamento facile non si è certo esaurita intorno ai paesi occidentali, infatti fenomeni di indebitamento in valuta estera hanno coinvolto anche le imprese dei paesi emergenti. Complessivamente la Bri calcola che le imprese non statunitensi abbiano un debito in dollari di ben 9.600 miliardi. Oggi la medesima ricerca di un facile indebitamento coinvolge le imprese americane nel qe europeo. L’aumento del dollaro di quest’anno poi grava sulle imprese costrette a misurarsi coi processi di sovraproduzione in corso proprio negli emergenti. Al ristagno dell’economia reale va aggiungendosi il peso dei debiti. L’aumento dei tassi aggraverebbe, o meglio aggraverà, ancor più il quadro. Tutto ciò ha ripercussioni anche interne al contesto americano sia sul versante finanziario sia su quello economico. L’enfasi sulla ripresa, infatti, appare dubbia, in quanto il basso tasso di disoccupazione (5,1%) non significa niente a fronte di un tasso di partecipazione della forza-lavoro che non era mai stato così basso (63%), di appena il 40% di occupati con più di 30 ore a settimana e di salari che non accennano ad aumentare (il modello della Fed, per quanto riguarda l’aumento dei tassi di interesse, prevede, oltre all’aumento dell’inflazione e al calo della disoccupazione, anche un aumento dei salari).
La decisione della Fed, a nostro parere, conferma la tesi della “stagnazione secolare”, in particolare di una carenza strutturale di domanda aggregata conseguente alle politiche distruttive del mercato del lavoro (precarizzazione, bassi salari, aumento del lavoro gratuito…). Le stesse politiche di «Qe» della Bce, che pure nei primi sei mesi dalla loro implementazione avevano contribuito ad uscire dal credit crunch, specie in paesi, come l’Italia, in cui le banche detengono una grande quantità di titoli pubblici, sono costrette a confrontarsi col problema della stagnazione della domanda interna e esterna e con quello dell’intermediazione bancaria. L’azzardo del «Qe» in un contesto, come quello europeo, in cui si cerca di ridurre il debito, è quello di una domanda eccessiva di titoli pubblici tale da azzerare i rendimenti, con conseguente rischio di una crisi dei fondi pensione, maggiori detentori di buoni del tesoro. Per l’uscita dalla stagnazione e per sottrarsi agli schemi dominanti non varrebbe la pena lanciare un progetto per la distribuzione di parte della liquidità direttamente ai cittadini europei? Perché non un «Qe for the People»?
domenica 27 settembre 2015
sabato 19 settembre 2015
IL PIACERE DELLA CRUDELTA': ASSERVIRE COL DEBITO
IL PIACERE DELLA CRUDELTA': ASSERVIRE COL DEBITO PUBBLICO (il più grande successo dell'euro).
http://orizzonte48.blogspot.it/2015/09/il-piacere-della-crudelta-asservire-col.html
Van Rompuy riceve il premio Kalergy
1. Traduco, per maggior beneficio dei lettori, la parte finale dell'ultimo commento di Bazaar:
"Il
debitore ha concluso un contratto con il creditore e si è impegnato nel
senso che, se non dovesse restituire il dovuto, darà in sostituzione
qualcos'altro che possiede, qualcosa su cui ha il controllo, per
esempio, il suo corpo, sua moglie, la sua libertà...
Chiariamo la logica di tale forma di compensazione: è alquanto singolare.
Un'equivalenza
è stabilita dall'atto del ricevere del creditore, in luogo di una
letterale compensazione (monetaria ndr.) per qualsiasi danno (da
inadempimento) (così, al posto del denaro, terra, possedimenti di ogni
tipo), un vantaggio apprezzabile nella forma di un tipo di piacere -
il piacere di essere autorizzato a dar liberamente sgofo al suo potere
sopra chi ne sia totalmente privo, il piacere voluttuoso "di fare il
male per il piacere di farlo", il godimento del violentare...Nel "punire" il debitore, il creditore partecipa del diritto (illimitato) dei padroni...La compensazione, allora, consiste in una garanzia "di" e in una legittimazione "a" la crudeltà"
(Corey Robin 2015, sulla Grecia)
2. Questa impressionante, ma non sorprendente, citazione sul modo neo-liberista di intendere i vincoli contrattuali e creditizi, è in realtà l'essenza del "mondo moderno" che si afferma con il Rinascimento e la Riforma innescata dalla predicazione di Lutero, in Germania.
Dovrebbe essere inutile ripetere che per arrivare, nell'evoluzione da mercantilismo a capitalismo industriale, a una mitigazione che potesse ribaltare questa crudeltà, occorrerà la stagione costituzionale democratica, conseguente
alle lotte sociali dell'800 e del primo '900. La intrinseca logica
luterana e liberista verrà però scansata solo a fronte della sconfitta
militare, disastrosa, degli estremi mandatari (per conto delle oligarchie dei creditori) di questa "logica".
3. La citazione sopra tradotta ci consente di riagganciarci con le vicende alle origini di tale traiettoria "culturale" della modernità (finanziaria), narrate in un interessante libro di Carlo Martigli, "La congiura dei potenti" che, appunto, verte sul ruolo dei banchieri Fugger nella vicenda, ambigua e manovrata, di Lutero.
Sono vicende a taluni note, ma più spesso ignorate, dato la attuale grancassa mediatica: la vendita delle "indulgenze" che scatenò il malcontento verso il papato, fu in realtà indotta ed estesa su larga scala dagli stessi Fugger, al fine di lucrare una lauta percentuale del ricavato, che non andava affatto a Roma.
La Riforma, non moralizzò tale aspetto (di prelievo sostanzialmente fiscale a vantaggio di principi e vescovi, pubbliche autorità costituite), ma stabilì in definitiva che l'intero flusso di queste entrate dovesse restare in Germania (divenendo imposizione fiscale "nazionalizzata" per risanare il debito verso le banche del tempo); con, appunto, il prelievo della ricca intermediazione bancaria.
La Riforma, non moralizzò tale aspetto (di prelievo sostanzialmente fiscale a vantaggio di principi e vescovi, pubbliche autorità costituite), ma stabilì in definitiva che l'intero flusso di queste entrate dovesse restare in Germania (divenendo imposizione fiscale "nazionalizzata" per risanare il debito verso le banche del tempo); con, appunto, il prelievo della ricca intermediazione bancaria.
4. Dal libro ora citato, traiamo alcune citazioni in linea con quanto postato da Bazaar:
Qui (pagg.211-212), il pensiero del cardinale, vescovo-principe di Magdeburgo e Halberstadt, Alberto di Hohenzollern (uno dei maggiori protagonisti della vicenda della riforma protestante):
"I
briganti come quelli che lo avevano assalito erano utili per
giustificare dazi e gabelle e imporre l'ordine anche quando non serviva.
Pure dei facinorosi a volte si ha necessità, per far funzionare la gogna e la forca a alimentare nel popolo la paura, fornendogli al tempo stesso qualche motivo di svago...Si creano anche ad arte, alla bisogna, le teste calde,
che non mancano mai tra gli spriti più esaltati, e basta il
suggerimento di una spia per spingerle ad alzare il collo, giusto in
tempo perchè venga stretto da una corda nella piazza. Ma le rivolte no,
su questo Fugger non sbagliava. Quelle non sono mai opportune e occorre
stroncarle sul nascere, prima che il vento delle idee si faccia tempesta".
5.
E' noto che tale rivolta fu quella che, - "prendendo sul serio" le
iniziali prediche anti-papato, e contro l'immorale oppressione fiscale
feudale ed ecclesiastica, di Lutero-, fu innescata dal monaco "folle" Thomas Muntzer. Sulla sua figura e azione Friedrich Engels scrisse un saggio nel 1850, "La guerra dei contadini in Germania".
Dalle citazioni-glossario al termine del libro, (pag.337), traiamo questa citazione del saggio di Engels (neretto aggiunto):
"Chi
trasse profitto dalla rivoluzione dei contadini? I principi. Chi trasse
profitto dalla rivoluzione del 1848? I grandi principi d'Austria e
Prussia. Dietro ai piccoli principi [di allora] stavano i piccoli
borghesi che li tenevano a sè con il pagamento delle imposte, dietro ai
grandi principi del 1850 stanno i grandi borghesi filistesi che li sottomettono ben presto al loro giogo con il debito pubblico".
Insomma, "purezza del sangue" kalergica o meno,
i "principi" messi accanto ai banchieri - per Kalergy, nella Pan-Europa
federale, la classe dirigente naturale e incorrotta-, sono l'ideale per
sottomettere l'intera società col debito pubblico, per disciplinare
la masse inevitabilmente pigre e riottose che meritano la "durezza del
vivere".
Naturalmente, nei tempi moderni, tutto ri-nasce con la banca centrale indipendente "nel quadro della costruzione €uropea"...Insomma, per chi non volesse ancora capire (e forse non vorrà mai capire), il debito pubblico non è la causa della crisi: è la legittimazione del vero potere (e della soddisfazione del piacere della crudeltà") e, dunque, ci deve essere e possibilmente aumentare, (appunto, quando si infligge crudeltà con l'idea di ridurlo!).
Che è poi "il più grande successo dell'euro", quello dell'aumento del debito/PIL nei paesi debitori e quindi dell'aumento di asservimento e simmetrico godimento. E infatti (Monti ipse):
giovedì 17 settembre 2015
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