giovedì 22 ottobre 2015

UNICREDIT: MONTEZEMOLO AVVISÒ LO SCEICCO ASSIEME A RENZI



1. IL 6 OTTOBRE, A FIRENZE, IL SAPIENTE MONTEZEMOLO AVVISÒ LO SCEICCO DI ABU DHABI, PRIMO AZIONISTA DI UNICREDIT, CHE UNA TEMPESTA ERA IN ARRIVO SULLA BANCA. RENZI ERA PRESENTE E ANNUIVA. QUATTRO GIORNI DOPO, LE PERQUISIZIONI AL VICEPRESIDENTE PALENZONA E AL “SUO” MERCURI, PER MOLTI DIRIGENTI “L’AD OMBRA DELLA BANCA”
2. IL NON-DIPENDENTE ROBERTO MERCURI AVEVA UFFICI E SEGRETARIE A ROMA E A MILANO. PARTECIPAVA AI COMITATI CREDITI E METTEVA BOCCA NELLE NOMINE DEI DIRIGENTI E NEI RAPPORTI CON I GRANDI CLIENTI. COMPRESO QUEL BULGARELLA IN ODOR DI MAFIA
3. GHIZZONI SI GIOCA LA POLTRONA IL 13 NOVEMBRE, ALLA PRESENTAZIONE DEL PIANO INDUSTRIALE CHE PREVEDEREBBE TAGLI AL SANGUE. LA DURA LETTERA DI PAOLO BIASI, A CAPO DELLA FONDAZIONE C. R. DI VERONA, PER FAR FUORI GHIZZONI E IL ‘SISTEMA PALENZONA’
4. CHE DIRÀ DEL CASO PALENZONA-MERCURI IL SEVERO CONSIGLIERE LUCREZIA REICHLIN, DRAGHIANA DI FERRO? E DA FRANCOFORTE CHE ISTRUZIONI LE ARRIVERANNO? DRAGHI METTERÀ LA MANO SUL COPERCHIO DELLA PENTOLA O LASCERÀ ESPLODERE IL BUBBONE UNICREDIT?

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matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 8 matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 8
DAGOREPORT

Qualcuno se lo sentiva che la tempesta in Unicredit era in arrivo. Il 6 ottobre, a Firenze, Matteo Renzi ha sconvolto la sua agenda per incontrare nuovamente lo sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi. L’uomo che ha in mano investimenti importanti anche in Italia, come quello di Etihad in Alitalia e quello del fondo Aabar in Unicredit, della quale gli arabi sono i primi soci.

matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 3 matteo renzi e mohammed bin zayed al nahyan a firenze 3
In quella occasione ovviamente c’era anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente dell’ex compagnia di bandiera e vicepresidente della banca, sempre per conto dello sceicco. Una volta rimasti senza testimoni, Monteprezzemolo ha fatto uno strano discorso, rivolto ad Al Nahyan: “Unicredit necessita di stabilizzazione, perché qualcuno sta cercando di screditare il management”. E Renzi annuiva.
mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemolo

Quattro giorni dopo è arrivata la bomba dell’avviso di garanzia a Fabrizio Palenzona, potente vicepresidente di Unicredit, con tanto di perquisizioni e accuse di favoreggiamento alla mafia.

Il management si è chiuso a riccio, confermando l’impressione di Montezemolo: attacco in corso.

Francesco Palenzona Francesco Palenzona
Ma venerdì scorso non è stata una bella idea, per Federico Ghizzoni, tentare di chiudere subito il caso Palenzona con un audit interno portato in cda che garantiva che sulla gestione del cliente Andrea Bulgarella “tutte le procedure interne di Unicredt sono state rispettate”. Non è stata una bella idea perché gli inquirenti fiorentini invece sostengono che le procedure sono state “aggirate” per favorire l’imprenditore ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. E per aggirarle si sono mossi Palenzona (due incontri con Bulgarella e i suoi soci) e il suo braccio destro, Roberto Mercuri.
GHIZZONI MONTEZEMOLO GHIZZONI MONTEZEMOLO

Anzi, vista dall’interno della banca, forse si dovrebbe parlare più correttamente di un “caso Mercuri”. E’ lui l’amico di Bulgarella, è lui che lo presenta a Palenzona per farlo aiutare, è lui che preme su dirigenti e funzionari dell’istituto per toglierlo dai guai. Certo, lo fa con l’alea di onnipotenza che gli arriva dal fatto di essere il portaordini del vicepresidente, che a sua volta è uno dei grandi azionisti che ha salvato la cadrega a Ghizzoni. Ma lo fa anche in proprio, per tutelare un Bulgarella che è innanzitutto un amico suo.
FLAVIO VALERI FLAVIO VALERI

Secondo quanto risulta a Dagospia da più fonti, Mercuri non solo aveva un ufficio al trentesimo piano della sede Unicredit di Milano, a fianco del suo mentore Palenzona, ma ha anche un punto d’appoggio a Roma in via degli Specchi, con tanto di segretarie a disposizione. E soprattutto, le fonti raccontano che partecipava molto spesso ai comitati crediti della banca, pur non avendone alcun titolo. Il tutto per il solo fatto del “mi manda Palenzona”. Un particolare che, se confermato dalle indagini, metterebbe in grandissimo imbarazzo l’ad Ghizzoni.
Premio Guido Carli Romana Liuzzo con Monica e Federico Ghizzoni Premio Guido Carli Romana Liuzzo con Monica e Federico Ghizzoni

Non solo, da molti manager interni Mercuri era considerato una sorta di “amministratore delegato ombra”. Una persona che si muove(va?) in banca a proprio piacimento e nei confronti del quale Ghizzoni non aveva alcun potere.

Chi non per nulla gradito lo scandalo Mercuri-Palenzona è Calta-riccone, grande azionista di Unicredit proprio su suggerimento di Corsico e Palenzona. Fabio Corsico, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo Caltagirone, è molto vicino a Palenzona al punto che lo ha fatto nominare consigliere della C. R. di Torino.  
CALTAGIRONE PALENZONA VEGAS CALTAGIRONE PALENZONA VEGAS FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpeg FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpeg

Ma tornando al cda di Unicredit che la scorsa settimana ha liquidato in fretta il caso, difendendo Palenzona e i suoi manager, tutti sono curiosi delle prossime mosse della severa Lucrezia Reichlin, che notoriamente risponde a Mario Draghi.

Fabio Corsico Fabrizio Palenzona Paolo Messa Fabio Corsico Fabrizio Palenzona Paolo Messa
La Reichlin pare non abbia detto una parola sullo scandalo. Aspetta le carte. E del resto è anche nel comitato Rischi. Farà sentire la sua vocina nelle prossime riunioni? E da Francoforte che istruzioni le arriveranno? Draghi metterà la mano sul coperchio della pentola oppure lascerà esplodere il bubbone?

SERVIZIEVOLE PALENZONA PER CALTAGIRONE SERVIZIEVOLE PALENZONA PER CALTAGIRONE
Dopo lo scandalo, Ghizzoni è comunque corso ai ripari e ha deciso che, al fine di rendere più trasparenti i rapporti tra il consiglio di amministrazione e la banca, i membri del cda d’ora in poi potranno parlare solo con le prime linee del management (quelle che riportano direttamente all’ad) e per questi contatti saranno “supportati” (controllati?) da assistenti di direzione nominati dalla banca.

LUCREZIA REICHLIN f af e b ccdd a e kp H U uiG x LaStampa it LUCREZIA REICHLIN f af e b ccdd a e kp H U uiG x LaStampa it
Sempre sull’onda del clamore per l’inchiesta toscana, al cda sarebbe arrivata una dura lettera di Paolo Biasi, il grande sconfitto dell’ultima assemblea, con la quale si contesta l’operato dei vertici aziendali nel caso Bulgarella-Palenzona. Biasi ovviamente è pronto ad allearsi con i soci stranieri (arabi, americani e norvegesi) per far fuori Palenzona e Ghizzoni.

draghi contestato con i coriandoli 3 draghi contestato con i coriandoli 3
Insomma, il presidente Giuseppe Vita e Federico Ghizzoni sono di nuovo nel mirino, anche perché i risultati della banca non sono buoni e i confronti con il competitor Intesa sono umilianti. Gli americani di Blackrock, secondo azionista, come amministratore delegato vorrebbero Flavio Valeri (Deutsche Bank). Mentre risulta anche che altri soci stranieri, compresi gli arabi di Aabar, premano per un manager straniero. Pur di portare a casa il risultato, sarebbero pronti a sostenere la “promozione” di Ghizzoni alla presidenza.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E FEDERICO GHIZZONI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSAGGERO FOTO OLYCOM FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E FEDERICO GHIZZONI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSAGGERO FOTO OLYCOM
Poco prima che scoppiasse lo scandalo, si erano mossi anche i soci italiani, ovvero le fondazioni. La presidenza della banca, in un summit riservatissimo, è stata offerta all’ex ministro Domenico Siniscalco, che però ha rifiutato. Adesso in Unicredit c’è chi dice che Siniscalco avesse fiutato l’aria avvelenata. O più semplicemente, si vuole giocare le sue carte per la presidenza di Intesa.
fassino siniscalco fassino siniscalco

C’è dunque grossa pressione sui vertici per il caso Mercuri e per la situazione della banca.

L’altro vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, che fino a ieri ha fatto asse con Palenzona, ha subito preso le distanze dal “Camionista” sostenendo che la giustizia “deve fare il suo corso”. E in caso di ribaltone totale rischia pure di fare il presidente. Ma sotto sotto difende Palenzona e farà di tutto per aiutarlo, fino all’ultimo.  

La partita si gioca tutta, aule giudiziarie a parte, a metà novembre. Il 13 novembre Ghizzoni deve presentare il nuovo piano industriale e si vocifera di tagli lacrime & sangue.
Federico Ghizzoni Unicredit Federico Ghizzoni Unicredit
E del resto Ghizzoni deve pur fare cassa, perché se prova a chiedere ai soci un aumento di capitale lo cacciano in un minuto.

Tra parentesi, Ghizzoni deve anche giustificare una serie di nomine. Ad esempio, quando ad agosto è uscito dalla vicedirezione Jean Pierre Mustier, il manager piacentino mise il veto sull’ingaggio di Gaetano Miccichè da Intesa, che gli avrebbe fatto sicuramente ombra (per la cronaca Miccichè faceva ombra anche a Claudio Costamagna, che per Cdp ha preferito Fabio Gallia)
GAETANO MICCICHE E SIGNORA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA GAETANO MICCICHE E SIGNORA FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA

Ma attenzione, e qui torniamo, al “caso Mercuri”. L’uomo di Palenzona avrebbe messo becco anche nell’ultima tornata di nomine ai vertici di Unicredit, quella andata in scena poco prima dell’estate. E molti manager promossi lo hanno ringraziato. Quanto è possibile scaricare dall’oggi al domani un personaggio così ingombrante, che teneva rapporti di alto livello anche nella Capitale, amico di tutti i principali lobbisti e conosciuto da un buon numero di politici?
TORRE UNICREDIT TORRE UNICREDIT

Ultima notazione: dalle prime carte dell’inchiesta emerge che i telefoni di Mercuri sono stati intercettati per quattro mesi. E lo stesso vale per Palenzona. A parte i potenziali veleni, nelle prossime settimane, al primo arresto, può uscire uno spaccato illuminante sul sistema di potere che gravita intorno a Palenzona. Uno che è andato d’accordo con tutti i governi, Renzi compreso. 

mercoledì 21 ottobre 2015

Intervista a Michela Auriti, figlia del Prof. giaconto Auriti

martedì 20 ottobre 2015

Intervento di Marco Saba a Imola (Agorà M5S)

Bankitalia: governatore Visco indagato per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

Inchiesta Bps: atti Procura Spoleto, Visco indagato

Dal 28 gennaio 2015 per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/10/20/visco-indagato-dalla-procura-di-spoleto_b58fbe89-5bce-46e4-a8f3-9f1bd11a74ef.html

L'iscrizione nel registro degli indagati di Ignazio Visco è confermata da atti della procura di Spoleto. Da un certificato di "comunicazione d'iscrizione a registro" di una parte offesa, di cui l'ANSA ha copia, emerge che Visco è indagato dal 28 gennaio 2015 per concorso in corruzione, abuso d'ufficio e truffa, e "infedeltà a seguito dazione o promessa di utilità".

Sono complessivamente otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla procura umbra, tutti per le stesse ipotesi di reato contestate a Visco. Oltre al governatore, gli iscritti sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. L'esposto che ha portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte irregolari nel passaggio a Banca Desio. In particolare, sempre secondo l'esposto dei vecchi soci, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la 'Nit Holding', superiore di 100 milioni di euro rispetto a quella avanzata da Banca Desio. Offerta alla quale, dicono oggi i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione chiara.


LA NOTIZIA SUL FATTO QUOTIDIANO

Il commissariamento era stato confermato da Mef - Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto e della controllante Spoleto Crediti e Servizi - vicende oggetto dell'inchiesta della magistratura di Spoleto che, secondo il Fatto Quotidiano, coinvolge, tra gli altri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - era stato confermato dal Ministero dell'Economia dopo l'annullamento da parte del Consiglio di Stato. Alla luce delle pronunce del giudice amministrativo e dell'esigenza di evitare qualsiasi incertezza sulla stabilità dei rapporti della clientela, la Banca d'Italia aveva reiterato "ora per allora" le proposte al ministero dell'Economia di amministrazione straordinaria. Con i provvedimenti 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati su proposta dell'Istituto centrale, il Mef aveva reiterato i decreti ministeriali di amministrazione straordinaria con effetto a partire dall'8 febbraio 2013, quando era cominciato il commissariamento.

Ex amministratori già del mirino del pm - Già prima del commissariamento della Banca, avvenuto nel febbraio 2013, la popolare di Spoleto - ora al centro di una inchiesta che coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - è finito nel mirino della Procura. I pm hanno indagato alcuni ex amministratori - tra i quali l'ex presidente Giovannino Antonini - funzionari dell'istituto e imprenditori dell'area umbra. Il procedimento, definito dalla Procura sulla base delle risultanze delle indagini svolte dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, è in attesa dell'udienza preliminare. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi. Fatti commessi a Spoleto e in altri luoghi dal 30 settembre del 2007 al 24 aprile 2012 - avevano precisato gli inquirenti - "ai danni della Banca popolare di Spoleto e altri soggetti".

Bankitalia, non a conoscenza indagine 
- ''Con riferimento alla notizia comparsa oggi sulla stampa relativa alle vicende della Banca Popolare di Spoleto, la Banca d'Italia non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria''. Lo riferiscono fonti della stessa Banca d'Italia.

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati 
by "The Money Doctor"

Il denaro prestato o speso dalla banca per acquistare beni immobili o mobili, essendo creato dalla banca stessa, esce "in nero" poiché viene versato direttamente nel conto del fruitore senza che ne sia tracciabile l'origine. Ovvero, non esiste un accredito precedente in cassa a favore dell'istituto emittente. Così come esce in nero, rientra in nero poiché - alla restituzione - sembra sparire contabilmente.

Questo denaro "nero", ovvero senza certificato di nascita o di origine controllata e garantita, è paragonabile ad un immobile non accatastato. La cessione di questo denaro da parte della banca non viene giustificata da una precedente proprietà contabilizzata da parte della banca del denaro stesso.

Si interrompe quella che viene chiamata la "catena di titolarità" legittima del denaro in oggetto.

La banca segna una uscita di cassa senza prima aver segnato una entrata. Il paradosso di spendere col portafoglio vuoto.

Quando il denaro prestato rientra, sparisce contabilmente ma rimane di fatto in mano alla banca. Non viene distrutto. E' facile accertarsene con l'uso dei contanti materiali, è più difficile quando il rientro avviene tramite denaro elettronico che viene versato nel conto accentrato della banca.

Il fatto che il denaro - elettronico o contante - non sia più visibile contabilmente - ovvero che sia un "oggetto contante non identificato" - non impedisce però alla banca di disporne. Anche qui, è facile capirlo per le banconote e monetine, è più difficile capirlo per il denaro elettronico poiché occorre conoscere il funzionamento empirico delle società interbancarie di compensazione.

Il risultato è che di M1 - quello dichiarato dalla BCE - non si conosce un proprietario originario legittimo.
Ma il risultato pratico più eclatante è che la misura di M1 nella realtà è di parecchio superiore a quanto dichiarato. Un esperto in materia ha ipotizzato che si tratterebbe di circa mille volte la misura ufficiale.

La spiegazione è semplice: in M1 troviamo il denaro aggregato come risulta ufficialmente nei depositi desunti dai bilanci bancari, ma non troviamo traccia di tutto quel denaro clandestino, rientrato in banca e scomparso contabilmente, di cui vengono (definitivamente?) smarrite le tracce.
Diventa denaro fantasma ("shadow money").




Bibliografia:

- SOLDI - Il libro nero della finanza internazionale, di Denis Robert, Ernest Backes, Nuovi Mondi Media, 2004
http://www.amazon.it/Soldi-libro-della-finanza-internazionale/dp/8889091061

- Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070

- Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434

- Werner, R.A., Do banks really create money out of nothing?
Another empirical test of the three theories of banking, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477

lunedì 19 ottobre 2015

#Italia5stelle Agorà Finanze per un fisco equo e contro le frodi bancarie - Imola (INTEGRALE)

REPORT-RAITRE sul falso in bilancio


(...)
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Meno male che riesce anche a riderci su. Ma chi dice di voler aiutare l’economia a
riprendersi, queste cose le sa? Perché che cosa investi quando sei in balia del
burocrate locale che ti blocca l’attività perché un Ministero cincischia. Il Ministero in
questione è quello dell’ambiente e il suo Ministro non risponde. Proseguiamo invece
con un’altra legge fresca fresca che puoi interpretare come vuoi. Il falso in bilancio.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Il falso in bilancio è uno dei tipici reati sentinella, cioè: quei reati che servono a
commettere degli altri. Perché se io prelevo una somma che mi serve per pagare una
mazzetta, una corruzione o al contrario se io ricevo il frutto di una corruzione non
posso scriverla a bilancio come tangente di X.

LUCA CHIANCA
Devo falsificarlo.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
E devo quindi dare il bilancio delle cifre e delle indicazioni diverse da quella che è la
realtà.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
È noto che nel 2002 furono introdotte delle norme per cui il reato di falso in bilancio fu
praticamente depenalizzato. Adesso le cose sono cambiate è stata riscritta
completamente la legge ma c’è un ma che ruota attorno alla parola “valutazione”. Per
capire l’impatto e la ricaduta di questa parola bisogna costruirci un po’ di storia
intorno. Allora se fino al 2002 ogni dato falso che finiva in bilancio era considerato un
fatto, con il governo Berlusconi viene introdotta una nuova norma che dice c’è il fatto
materiale da una parte che è una cosa, e la valutazione, che è un’altra cosa. E vanno
tenute separate. Perché, che cosa vuol dire?

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Che faccio un falso materiale se iscrivo a bilancio che nel magazzino ho 10 macchine,
ma non ne possiedo nessuna. E faccio un falso valutativo se i 4 catorci arrugginiti nel
garage li valuto un 1 milione, invece di mille euro.
Altro esempio?

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Se io dico che sono proprietario di Trinità dei Monti beh..

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Qualche dubbio mi viene!

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Qualche dubbio verrà. Se io dico che sono proprietario di un immobile che è dietro
Trinità dei Monti, preziosissimo, di un valore enorme, di grande rilievo sul mercato, poi
si va e si vede è una topaia, che non sta in piedi che per entrarci e per consolidarla
bisogna spendere un patrimonio, il discorso è diverso.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Bene. Il 15 giugno di quest’anno, dopo 2 anni di discussioni sulla necessità di
ripristinare il reato di falso in bilancio, come è in tutti i paesi industrializzati, entra
finalmente in vigore la nuova norma; il governo aumenta le pene e sarà più difficile
farla franca perché allunga anche i tempi di prescrizione.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Con l'altra mano però si dimentica di scrivere o meglio decide di non scrivere che le
valutazioni possono costituire un falso, al pari dei fatti materiali falsi.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Cioè il nodo sta tutto in questo inciso: “ancorché oggetto di valutazioni”, presente
nella vecchia norma, ma sparito da quella nuova. L’effetto di questa dimenticanza si

vede subito, con la sentenza della Cassazione, che deve decidere sulla condanna a 7
anni per bancarotta impropria dell'ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi e due
componenti della sua famiglia.

GIUSEPPE ROSSODIVITA – TEAM AVVOCATI FAMIGLIA CRESPI
All’esito del rinvio la Cassazione ha accettato una nostra interpretazione e ha
provveduto ad annullare la sentenza di condanna in relazione a quei capi che appunto
facevano riferimento al falso valutativo.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Secondo i giudici d'appello Crespi aveva abbellito il bilancio della HDC, inserendo
crediti e partecipazioni societarie con valori troppo elevati, per non far apparire in
dissesto la sua società. E siccome questi dati erano delle false valutazioni, la
Cassazione ha applicato alla lettera quello che il legislatore ha scritto.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
In concreto se avesse voluto punire le valutazioni avrebbe dovuto dirlo.

LUCA CHIANCA
Scriverlo chiaro.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Scriverlo chiaro.

SIMONE LONATI – PROCEDURA PENALE UNIVERSITA’ BOCCONI MILANO
Se lei va a vedere gli emendamenti che sono stati presentati e che sono stati tutti
respinti tutti erano nel senso di inserire ancorché oggetto di valutazione. Quello che è
passato è invece l’emendamento del Governo che riporta come oggetto della condotta
soltanto l’esposizione di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero.

SIMONE LONATI – PROCEDURA PENALE UNIVERSITA’ BOCCONI MILANO
Senza le valutazioni.

LUCA CHIANCA
Senza le valutazioni.

LUCA CHIANCA
Perché è stata tolta la frase “ancorché oggetto di valutazioni”?

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Il problema io credo che sia quello di focalizzare che noi non abbiamo operato un
intervento chirurgico sulla norma preesistente, quella del 2002, ma abbiamo riscritto
la norma del falso in bilancio.

LUCA CHIANCA
Però la Corte di Cassazione è stata chiara dopo due giorni. Annullando una sentenza.

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Nella relazione che abbiamo fatto in aula - l'onorevole Ermini ha fatto in aula, il
relatore - abbiamo proprio specificato che nei fatti materiali rilevanti rientravano
anche le valutazioni.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Leggendo la relazione dell’onorevole Ermini, fatta di ben 2 cartelle, non c’è mai scritto

in maniera chiara che anche la false valutazione sono reato.

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Dire che non c'è quella frase, uguale non c'è la valutazione fraudolenta non è alterata,
falsa, non è un falso in bilancio, è una equivalenza errata, non conforme alle volontà
del legislatore. Non è una sentenza che fa la giurisprudenza. Quindi per ora prendiamo
atto.

LUCA CHIANCA
Ma la prima sentenza dice il contrario di quello che voi volevate fare!

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
L'interpretazione molte volte anche della giurisprudenza, della Cassazione cambia e
forse qui c'era bisogno di un approfondimento ulteriore.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Nel dibattito che ha seguito questo discorso, si è detto che occorre fare il tagliando
alla legge. A me preoccupa l'idea di una legge che dopo esser stata in gestazione per
svariati anni.

LUCA CHIANCA
Per due anni!

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
..ha bisogno del tagliando.

GIAN GAETANO BELLAVIA - ESPERTO DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA
Ma lei pensi solo alla banche: i bilanci delle banche sono solo una valutazione.
Valutare i crediti. Le più grandi banche italiane hanno 50, 80, 100 miliardi di euro
crediti

LUCA CHIANCA
Come li valutiamo questi crediti?

GIAN GAETANO BELLAVIA - ESPERTO DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA
Loro li valuteranno come gli pare, no? È questo il punto: non è punibile una
valutazione fraudolenta.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Insomma è un’ambiguità voluta o un pasticcio? Ha sbagliato chi l’ha scritta o chi la
interpreta? Sta di fatto che per uscirne o il legislatore ci rimette le mani oppure la
Cassazione si esprime dicendo esattamente come va interpretata. Perché lasciando le
cose così come stanno chi gonfia il bilancio in maniera fraudolenta come abbiamo visto
può anche farla franca. Pubblicità e poi vediamo una storia che è veramente surreale.

Pubblicità

(...)