-

-
La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 28 luglio 2011

Spagna: “indignati” in marcia contro l’usurocrazia

I giovani spagnoli e quelli di tutta Europa si danno appuntamento a Bruxelles per condannare le politiche mercatiste
Spagna: “indignati” in marcia contro l’usurocrazia

di: Andrea Perrone, Rinascita.info, 27 Luglio 2011
a.perrone@rinascita.eu


Gli indignados non cedono e pianificano le loro manifestazioni contro gli eurocrati. I giovani spagnoli esasperati dalla politica del governo imposta dagli eurocrati dell’Unione europea si mobilitano e marciano in direzione di Bruxelles per gridare tutta la loro rabbia. Non intendono più accettare la corruzione dilagante, la crisi economica di un sistema disposto a far pagare i costi solo ai meno abbienti e l’alto tasso di disoccupazione del loro Paese. Basta riportare alcune cifre per dimostrare la drammaticità della situazione del Paese iberico: il tasso di disoccupazione è infatti il più alto in Europa, pari al 21,3% dove per i minori di 25 anni, è addirittura del 44,6%. Determinati da tutto questo, ma non solo, gli “indignados” hanno organizzato una marcia a piedi nel cuore d’Europa per coinvolgere tutti coloro che intendono seguirli nelle nuove manifestazioni contro la politica economica imposta dai Soloni Ue ai governi europei. Chiaro l’intento dei manifestanti, che ribadiscono: “Da Nord a Sud, da Est a Ovest, la lotta continua costi quel che costi”. I giovani non vogliono sentirsi complici dei governi che preferiscono inginocchiarsi alla logica del mercatismo, alle regole dei mercati finanziari e dei banchieri senza scrupoli e ignorano le esigenze dei popoli europei senza lavoro. Hanno deciso di marciare senza timore per lo sforzo fisico ma per far valere le loro ragioni. L’obiettivo è sensibilizzare durante il cammino più cittadini possibili, in vista della manifestazione mondiale di ottobre convocata da Democrazia reale, al loro cammino si sommeranno le marce di vari paesi d’Europa. La prima a partire è stata quella da Toulouse. L’11 settembre, invece, partirà quella di Aachen, Germania, che passerà per l’Olanda. Entrambe arriveranno il 17 settembre a Bruxelles per protestare davanti alla sede della Commissione Ue, dove per volere di banche e multinazionali vengono decisi i destini dei popoli europei. Intanto la marcia spagnola con i suoi rappresentanti di ogni regione iberica ha in programma di raggiungere a Parigi, dove in appoggio all’iniziativa Occupy Wall Street, ha l’obiettivo di combattere la “Gomorra finanziaria d’America”, chiaro riferimento ai banchieri e alla finanza statunitense. L’idea è quella di accamparsi a Manhattan con tende, cibo e occupare una parte dell’isola per qualche mese. Per gli spagnoli, invece, che sono partiti da Puerta del Sol, luogo storico della loro protesta, mani in alto gridando “queste sono le nostre uniche armi” il cammino fino a Bruxelles sarà un modo in più, spiegano, per raccogliere testimonianze di quello che succede in altri posti, città fino al più piccolo paesino dell’Europa abbattuta dalla crisi. Non solo. Lo scopo principale della marcia sarà quello di gettare le basi, come ha sottolineato anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, per una profonda trasformazione sociale ed economica, della Spagna in crisi e di tutta l’Unione europea. Nei giorni scorsi infatti Stiglitz si è presentato, inaspettatamente, ad una riunione degli “indignados” a Madrid dove l’economista statunitense ha invitato i giovani a portare avanti le loro istanze con decisione e coraggio. Poco prima, durante una conferenza a El Escorial il premio Nobel per l’economia aveva criticato la Banca centrale europea, troppo legata alla teoria che l’inflazione debba essere il pilastro delle politiche economiche, per poi attaccare anche il Fondo monetario, impegnato soltanto sui piccoli Paesi periferici il cui impatto sull’economia globale è minimo, non controllando invece grandi Stati come gli Usa. E poi, all’indirizzo dei tecnocrati dell’organismo mondialista, ha tuonato: “Dovrebbero sorvegliare gli Stati Uniti, non il Guatemala”. Come non dargli ragione.

Nessun commento:

Posta un commento