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Come evitare il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

venerdì 31 gennaio 2014

La Lombardia batte moneta

La Lombardia batte moneta per sostenere le sue aziende

Si chiamerà Lombard e sarà denaro virtuale caricato su un borsellino digitale

Ma promettono che per coniarla non sarà usata la rosa camuna, l'incisione rupestre della val Camonica risalente all'età del ferro e diventata simbolo della Regione Lombardia. Dove proprio ieri la commissione Attività produttive ha varato un progetto di legge per dar vita a una moneta complementare a cui consiglieri e assessori (soprattutto leghisti) lavoravano da tempo. Un testo passato con i voti favorevoli della maggioranza (Carroccio, Forza Italia, Nuovo centrodestra) e del Movimento 5 stelle. A sorpresa, ma non troppo visto che appena eletto sindaco di Parma fu proprio il «cittadino» Federico Pizzarotti a ventilare l'ipotesi di battere una moneta alternativa all'euro, nemmeno fosse un principe rinascimentale. Un modo per sfuggire alla stretta creditizia e al morso feroce della finanza, disse ai giornali salvo poi rimangiarsi tutto accorgendosi di averla sparata un po' troppo grossa. Ma il voto di ieri in Lombardia sembra confermare il filo rosso che nella crociata contro l'euro potrebbe unire i «grillini» ai leghisti. C'è da dire che per ora quello della moneta lombarda è solo uno dei capitoli del progetto di legge che mira a stabilire nuove norme per la competitività e la semplificazione a favore delle imprese lombarde. Ma è chiaro che a far parlare sarà soprattutto la suggestione della nuova moneta attesa da un voto del consiglio regionale già calendarizzato per l'11 febbraio. Voto che, viste le forze in campo, non dovrebbe riservare sorprese. E varare al più presto il «Lombard», un accordo tra privati che aderiscono a una piattaforma informatica che mette i soggetti in un rapporto commerciale. Cosa che già succede in Svizzera con il Wir dove fin dal 1934 è utilizzato da un'impresa su quattro e muove il 2 per cento dell'economia con 75mila iscritti al circuito. Oppure in Inghilterra con il Bristol Pound con i quali il sindaco si è fatto pagare lo stipendio per non pesare sulla collettività, in Francia con il Nantò e in Sardegna con il Sardex dove è attivo dal 2009 e coinvolge 200 imprese per un giro di affari di 350mila euro. Un'operazione territoriale di natura «complementare», spiegano al Pirellone dove precisano che non si tratta di moneta corrente e che la disciplina della materia spetta allo Stato, mentre la Regione può solo incentivare un accordo tra privati. «Non un attacco agli istituti di credito, alle banche e all'euro - aveva spiegato l'allora vice presidente leghista Andrea Gibelli, oggi direttore generale nell'era Maroni - Un'operazione territoriale per aiutare le imprese paralizzate dal blocco del credito imposto dalle banche». Da scavalcare con il principio del baratto. Per avere accesso ai «Lombard» imprese o soggetti singoli, privati o pubblici, devono iscriversi al «circuito di credito» nel quale ci sarà un istituto di garanzia (magari Finlombarda) predisposto per l'emissione. Non carta, né moneta sonante, ma denaro «virtuale» caricato su un «borsellino digitale». I vantaggi? È una moneta, dicono, che costa di meno perché è indipendente dai mercati finanziari, incentiva gli scambi perché essendo svalutabile non si ha interesse ad accumularla e così fa emergere l'economia locale. Solo fantaeconomia? «Nel mondo - assicurava Gibelli - ce ne sono già 5mila». La guerra all'euro è appena cominciata.

giovedì 30 gennaio 2014

Presentato EMPEACHMENT contro Napolitano

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Questa mattina, 30 gennaio 2014, il MoVimento 5 Stelle ha presentato la:
DENUNCIA PER LA MESSA IN STATO D'ACCUSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CONCERNENTE IL REATO DI ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, nell'esercizio delle sue funzioni, ha violato - sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali - i valori, i principi e le supreme norme della Costituzione repubblicana. Il compimento e l'omissione di atti e di fatti idonei ad impedire e a turbare l'attività degli organi costituzionali, imputabili ed ascrivibili all'operato del Presidente della Repubblica in carica, ha determinato una modifica sostanziale della forma di stato e di governo della Repubblica italiana, delineata nella Carta costituzionale vigente. Si rilevano segnatamente, a seguire, i principali atti e fatti volti a configurare il reato di attentato alla Costituzione, di cui all'articolo 90 Cost.
1. Espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d'urgenza
La nostra Carta costituzionale disegna una forma di governo parlamentare che si sostanzia in un saldo rapporto tra Camere rappresentative e Governo. La prevaricazione governativa assoluta, caratterizzata da decretazione d'urgenza, fiducie parlamentari e maxiememendamenti configura, piuttosto, un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo della separazione dei poteri. Il predominio legislativo da parte del Governo, attraverso decreti legge, promulgati dal Presidente della Repubblica, viola palesemente sia gli articoli 70 e 77 della Costituzione, sia le norme di primaria rilevanza ordinamentale (quale la Legge n. 400 del 1988), sia numerose sentenze della Corte costituzionale (tra tutte: sentenza n. 29 del 1995, n. 22 del 2012 e n. 220 del 2013). Ma al di là del pur impressionante aspetto quantitativo che, comunque, sotto il profilo del rapporto costituzionale tra Parlamento e Governo assume fortissima rilevanza, è necessario rimarcare, parallelamente, una preoccupante espansione della loro portata, insita nei contenuti normativi e, soprattutto, nella loro eterogeneità.
Aspetto ulteriormente grave è la reiterazione, attraverso decreto- legge, di norme contenute in altro decreto-legge, non convertito in legge. La promulgazione, da parte del Presidente della Repubblica, di simili provvedimenti è risultata in palese contrasto con la nota sentenza della Corte costituzionale n. 360 del 1996, che ha rilevato come «il decreto- legge reiterato - per il fatto di riprodurre (nel suo complesso o in singole disposizioni), il contenuto di un decreto-legge non convertito, senza introdurre variazioni sostanziali - lede la previsione costituzionale sotto più profili».
La forma di governo parlamentare, alla luce dell'attività normativa del Governo, pienamente avallata dalla connessa promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, si è sostanzialmente trasformata in «presidenziale» o «direttoriale», in cui il ruolo costituzionale del Parlamento è annientato in nome dell'attività normativa derivante dal combinato Governo-Presidenza della Repubblica.
2. Riforma della Costituzione e del sistema elettorale
Il Presidente della Repubblica ha formalmente e informalmente incalzato e sollecitato il Parlamento all'approvazione di un disegno di legge costituzionale volto a configurare una procedura straordinaria e derogatoria del Testo fondamentale, sia sotto il profilo procedimentale che sotto quello degli organi deputati a modificare la Costituzione repubblicana.
In particolare, il disegno di legge costituzionale governativo presentato alle Camere il 10 giugno 2013, sulla base dell'autorizzazione da parte del Capo dello Stato, istituiva una procedura di revisione costituzionale in esplicita antitesi sia rispetto all'art. 138 Cost., sia rispetto all'art. 72, quarto comma, della Costituzione che dispone: «La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale».
Il Capo dello Stato ha, dunque, promosso l'approvazione di una legge costituzionale derogatoria, tra le altre, della norma di chiusura della Costituzione - ovvero l'art. 138 Cost. - minando uno dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale: la sua rigidità. Egli ha tentato di trasformare la nostra Carta in una Costituzione di tipo flessibile. Flessibilità che, transitivamente, si sarebbe potuta ritenere espandibile, direttamente ed indirettamente, alla Prima Parte della Costituzione repubblicana, in cui sono sanciti i principi fondamentali della convivenza civile del nostro ordinamento democratico.
Il Presidente della Repubblica ha, inoltre, in data 24 ottobre 2013, nel corso dell'esame parlamentare riferito alla riforma della legge elettorale, impropriamente convocato alcuni soggetti, umiliando istituzionalmente il luogo naturalmente deputato alla formazione delle leggi. Si tratta, segnatamente, del Ministro per le Riforme Costituzionali, del Ministro per i Rapporti con il Parlamento e Coordinamento delle Attività di Governo, dei Presidenti dei Gruppi Parlamentari "Partito Democratico", "Popolo della Libertà" e "Scelta Civica per l'Italia" del Senato della Repubblica, e del Presidente della Commissione Permanente Affari Costituzionali del Senato.
3. Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale
Il Presidente della Repubblica, recita l'articolo 74 della Costituzione, prima di promulgare un progetto approvato dalle due Camere, può rinviarlo al mittente, chiedendo una nuova deliberazione. Il rinvio presidenziale costituisce una funzione di controllo preventivo, posto a garanzia della complessiva coerenza del sistema costituzionale.
Spiccano, con evidenza, alcuni mancati e doverosi interventi di rinvio presidenziale, connessi a norme viziate da incostituzionalità manifesta.
Possono, in particolare, evidenziarsi sia con riferimento alla legge n. 124 del 2008 (c.d. «Lodo Alfano»), sia con riguardo alla legge n. 51 del 2010 (c.d. «Legittimo impedimento»). Nel primo caso, le violazioni di carattere costituzionale commesse ad opera della Presidenza della Repubblica sono risultate duplici, stante sia l'autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge governativo, sia la sua relativa promulgazione; norma, questa, dichiarata integralmente incostituzionale dalla Consulta con sentenza n. 262 del 2009. Nel secondo caso, la legge promulgata è stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 23 del 2011 ed integralmente abrogata con referendum popolare del giugno 2011.
4. Seconda elezione del Presidente della Repubblica
Ai sensi dell'articolo 85, primo comma, della Costituzione «Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni». É, dunque, evidente che il testo costituzionale non contempla la possibilità dello svolgimento del doppio mandato da parte del Capo dello Stato.
A tal riguardo, il Presidente Ciampi ebbe a dichiarare che: «Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».
In definitiva, anche in occasione della sua rielezione, il Presidente della Repubblica - accettando il nuovo e doppio incarico - ha violato la forma e la sostanza del testo costituzionale, connesso ai suoi principi fondamentali.
5. Improprio esercizio del potere di grazia
L'articolo 87 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la possibilità di concedere la grazia e di commutare le pene. La Corte costituzionale ha sancito, a tal riguardo, con sentenza n. 200 del 2006, che tale istituto trova supporto costituzionale esclusivamente al fine di «mitigare o elidere il trattamento sanzionatorio per eccezionali ragioni umanitarie».
Viceversa, in data 21 dicembre 2012, il Capo dello Stato ha firmato il decreto con cui è stata concessa al direttore del quotidiano "Il Giornale", dott. Sallusti, la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria. A sostegno di tale provvedimento presidenziale, il Quirinale ha «valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative».
Analogamente, il Presidente della Repubblica, in data 5 aprile 2013 ha concesso la grazia al colonnello Joseph L. Romano, in relazione alla condanna alla pena della reclusione e alle pene accessorie inflitta con sentenza della Corte d'Appello di Milano del 15 dicembre 2010. La Presidenza della Repubblica ha reso noto che, nel caso concreto, «l'esercizio del potere di clemenza ha così ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico».
Con nota del 13 agosto 2013, inoltre, il Presidente della Repubblica ha impropriamente indicato le modalità dell'esercizio del potere di grazia, con riferimento alla condanna definitiva del dottor Berlusconi, a seguito di sentenza penale irrevocabile relativa a gravissimi reati.
Dunque, anche con riguardo agli istituti di clemenza, il potere nelle mani del Capo dello Stato ha subito una palese distorsione, ai fini risolutivi di controversie relative alla politica estera ed interna del Paese.
6. Rapporto con la magistratura: Processo Stato - mafia
Anche nell'ambito dei rapporti con l'ordine giudiziario i comportamenti commissivi del Presidente della Repubblica si sono contraddistinti per manifeste violazioni di principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, con riferimento all'autonomia e all'indipendenza della magistratura da ogni altro potere statuale. La Presidenza della Repubblica, attraverso il suo Segretario generale, in data 4 aprile 2012, ha inviato al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione una lettera nella quale si chiedevano chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta di taluni esponenti politici coinvolti nell'indagine concernente la trattativa Stato-mafia e, addirittura, segnalando l'opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta. Inoltre, il Presidente della Repubblica ha sollevato Conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni telefoniche indirette riguardanti lo stesso Capo dello Stato. Tale iniziativa presidenziale, fortemente stigmatizzata anche da un presidente emerito della Corte costituzionale, ha mostrato un grave atteggiamento intimidatorio nei confronti della magistratura, oltretutto nell'ambito di un delicatissimo procedimento penale concernente la presunta trattativa tra le istituzioni statali e la criminalità organizzata. Sempre con riferimento al suddetto procedimento penale, il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente della Corte di Assise di Palermo una missiva, al fine di sottrarsi alla prova testimoniale. In particolare egli ha auspicato che la Corte potesse valutare «nel corso del dibattimento a norma dell'art. 495, comma 4, c.p.p. il reale contributo che le mie dichiarazioni, sulle circostanze in relazione alle quali è stata ammessa la testimonianza, potrebbero effettivamente arrecare all'accertamento processuale in corso».
Il Presidente della Repubblica in carica non sta svolgendo, dunque, il suo mandato, in armonia con i compiti e le funzioni assegnatigli dalla Costituzione e rinvenibili nei suoi supremi principi. Gli atti e i fatti summenzionati svelano la commissione di comportamenti sanzionabili, di natura dolosa, attraverso cui il Capo dello Stato ha non solo abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri ma, nei fatti, ha radicalmente alterato il sistema costituzionale repubblicano.
Pertanto, ai sensi della Legge 5 giugno 1989, n. 219, è quanto mai opportuna la presente denuncia, volta alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per il reato di attentato alla Costituzione.
MoVimento 5 Stelle, Camera e Senato
SCARICA IL FILE ORIGINALE QUI: messa_stato-daccusa-Napolitano_30-01-2014.pdf

Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia

"Per evitare che l'Italia torni alla sovranità monetaria anche in caso di uscita dall'euro"

 Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia

Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia
di Alessandro Bianchi, Notizia del: 

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all'Università Cattolica di Milano, all'Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all'INPS. Autore di Chi ha tradito l'economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e... scappa? La fine della globalizzazione.


- Ancora in discussione in Aula in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936.  Il capitale - se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera - passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l'anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell'ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c'è qualcos'altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?
La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.
Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall'Italia dall'euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell'Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l'unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d'Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l'euro.
Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d'interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.

- Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell'immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?
Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall'euro? Questo decreto sulla Banca d'Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall'euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l'obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l'euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.
- Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?
Lo è sicuramente quello dell'Inghilterra, dell'Australia o degli Stati Uniti d'America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia  Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d'Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.

- Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l'opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?
Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l'accusano di muoversi solo su questioni secondarie. Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese.


Notizia del: 

La criminalità bancaria al governo ghigliottina l'opposizione

Boldrini, ok 'ghigliottina' Scoppia bagarre in Aula

I 5 Stelle in massa nella sala del Mappamondo: 'Blocchiamo i lavori per la legge elettorale'

30 gennaio, 08:49http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2013/04/19/Imu-Bankitalia-Riparte-esame-Camera-prosegue-tattica-M5S_9980746.html
Il questore Dambruoso con la deputata del M5S Loredana Lupo Il questore Dambruoso con la deputata del M5S Loredana Lupo
Boldrini, ok 'ghigliottina' Scoppia bagarre in Aula
Via libera dall'Aula della Camera ha votato il dl Imu-Bankitalia dopo l'applicazione della "ghigliottina" da parte della Boldrini. I sì sono stati 236, i no 29.
A fronte del persistere dell'ostruzionismo di M5S, la presidente della Camera Laura Boldrini applicherà la 'Ghigliottina' sul dl Imu-Bankitalia, ponendolo direttamente in votazione. E' la prima volta che accade alla Camera
Bagarre nell'Aula della Camera durante il voto finale sul dl Imu-Bankitalia. A votazione aperta i deputati M5S si sono gettati sul banco del governo occupandoli e hanno cominciato a fischiare con fischietti. Alcuni erano imbavagliati. E' scoppiata quasi una rissa. I deputati Fdi hanno buttato monete di cioccolata.
Alcuni commessi di Montecitorio hanno dovuto ricorrere alle cure dell'infermeria dopo la bagarre in Aula sul voto finale al dl Imu-Bankitalia. Uno ha un braccio dolorante, un altro ha raggiunto i medici dicendo di aver ricevuto un colpo al volto. "Una violenza così non l'ho vista in 30 anni", racconta uno dei più anziani assistenti parlamentari, da sempre in Aula. Ed effettivamente, dalla tribuna si è assistito ad una scena caotica.
"Il deputato questore Stefano Dambruoso mi ha dato uno schiaffo": lo denuncia ai cronisti in Transatlantico Loredana Lupo (M5S) parlando in lacrime.
 ''Escludo assolutamente lo schiaffo'' ma c'è stato un ''contatto fisico per bloccare una aggressione alla presidente Boldrini''. Lo ha detto il questore Stefano Dambruoso ai cronisti replicando a quanto affermato da Loredana Lupo.
L.elettorale: M5S "occupano" aula Commissione
L'M5S si presenta in massa nella sala del Mappamondo dove sta per iniziare l'esame della legge elettorale e chiedono di partecipare tutti ai lavori. Poco prima, stessa iniziativa nella Commissione Giustizia che doveva riunirsi in seduta notturna ma è stata sospesa per motivi di sicurezza, considerato il numero eccessivo di persone presenti. L'iniziativa dei deputati del Movimento 5 Stelle prosegue la protesta iniziata in aula alla Camera dopo che la presidente Laura Boldrini ha deciso la 'tagliola' sul decreto Imu-Bankitalia. Dalla sala del Mappamondo, dove i parlamentari grillini sono presenti in gran numero, si sentono applausi, grida e qualcuno intona 'Bella Ciao'. I deputati 5 Stelle non hanno intenzione di sospendere le loro azioni di protesta per quanto avvenuto in aula. Fallito il tentativo di assistere in massa ai lavori della Commissione Giustizia, sospesa per ragioni di sicurezza, si concentrano adesso sulla Commissione Affari Costituzionali che dovrebbe riunirsi in seduta notturna sulla Legge elettorale.
"Blocchiamo tutto. Visto che tutte le commissioni vengono convocate secondo un regolamento che è stato stralciato oggi dalla presidente Boldrini, non è più possibile proseguire con i lavori del Parlamento". Lo afferma il deputato M5S Riccardo Nuti, spiegando che l'intenzione è impedire che i lavori della commissione sulla legge elettorale proseguano.
Se anche domattina proseguirà l'occupazione della Commissione Affari Costituzionali da parte del Movimento 5 Stelle e verrà impedito il voto del mandato al relatore per l'Aula, nell'emiciclo di Montecitorio il pomeriggio potrebbero arrivare tutte le 21 proposte di legge depositate in Commissione insieme alla bozza dell'Italicum. E' quanto si ipotizza, regolamenti parlamentari alla mano, alla vigilia di una seduta di Commissione che si annuncia molto animata. I deputati 5 Stelle affermano di essere determinati a impedire il prosieguo dei lavori e il voto in Commissione
Di Maio (M5S), Boldrini si dimetta
"Per me la Presidente Boldrini deve dimettersi. Questo comportamento è pericoloso per il Paese". Lo scrive su Fb il vicepresidente della Camera e deputato M5s Luigi Di Maio. "Quando si sopprimono i diritti dell'opposizione, il conflitto, dal dibattito parlamentare che si svolge a norma di regolamento, si trasferisce fuori dal Parlamento. Quando togli all'opposizione gli strumenti per discutere democraticamente, aumenta l'aggressività in aula. E - aggiunge - la responsabilità è del Presidente Boldrini ".
"Nessun "regalo" è stato fatto alle banche, perché la rivalutazione del capitale e una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d'Italia non comportano alcun onere per lo Stato". E' quanto si legge in un comunicato del Ministero dell'economia sul dibattito parlamentare per la conversione in legge del Dl Imu-Bankitalia.

mercoledì 29 gennaio 2014

Tg5 e altri media distorcono il discorso del Papa

Il Tg5 e altri media distorcono il discorso di Papa Francesco per coprire le banche usuraie

PAPA FRANCESCO 29 1Che le banche pratichino l’usura è un fatto più che mai risaputo tanto quanto le omissioni e le distorsioni offerte dagli organi di informazione. Non accusiamo i giornalisti che per mantenere il posto di lavoro sono obbligati ad adeguarsi ai dictat dei superiori ma per giustizia vogliamo far presente che Papa Francesco ha ben capito qual è la piaga sociale che devasta l’economia. Infatti nel discorso odierno durante l’udienza generale, e lo comprova anche Radio Vaticana, il Papa dice le testuali parole “che le Istituzioni possano intensificare il loro impegno al fianco delle vittime dell’usura, drammatica piaga sociale … e quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, quello non è cristiano! Non è umano! e questa drammatica piaga sociale ferisce la dignità inviolabile della persona umana”.
Il Tg5 delle 13, condotto da Chiara Geronzi (figlia di  Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia e di Mediobanca), e altri organi di informazione, nonché le agenzie di stampa, omettono di citare la parola mutui,  così da modificare il senso del discorso che a quel punto sarebbe diretto solo agli usurai e non alle banche usuraie.
DR
IL BOLLETTINO DEL VATICANO CON IL TESTO REALE
bollettino-vaticano-udienza-gen29-01-2014

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MPS: ADUSBEF CHIEDE DI SOSPENDERE PROCESSO FARSA

COMUNICATO STAMPA

MPS: ADUSBEF CHIEDE DI SOSPENDERE UN PROCESSO FARSA PER OSTACOLO ALLA VIGILANZA DI BANKITALIA, BASATO SU TEOREMA COSTRUITO A TAVOLINO, PER DIFENDERE DRAGHI,SACCOMANNI, TARANTOLA. INCRIMINARE PER OSTACOLO VERITA’,VIOLA- PROFUMO,ARTEFICI DEPISTAGGIO GIUDIZIARIO E BILANCI FALSI.

Giorno dopo giorno, si sgretola fin dalle fondamenta un teorema quasi perfetto, costruito a tavolino dalla quinta colonna di Bankitalia, quel Fabrizio Viola, mandato al Monte dei Paschi di Siena in sostituzione di Antonio Vigni, per occultare le precise responsabilità degli omessi controlli di vigilanza che hanno concretizzato bilanci falsi, che hanno procurato il crack Mps, ripianato finora dalla fiscalità generale con un esborso di 4,1 miliardi di euro.
Adusbef non ha alcun interesse, come dimostra la sua storia cristallina a tutela dei diritti e della legalità specie contro la piovra bancaria,ad attenuare responsabilità di Mussari,Vigni e Baldassarri, indagati dal tribunale di Siena nel processo per la ristrutturazione del derivato Alexandria ed accusati di aver occultato il mandate agreement stipulato con i giapponesi di Nomura.
Adusbef, avendo a cuore la verità e l’emersione delle responsabilità nel crack del Monte dei Paschi di Siena, chiede – anche con ulteriori esposti-denunce- la sospensione di un processo farsa che si sta celebrando a Siena per ostacolo alla vigilanza, fondato su teoremi costruiti a tavolino da uomini di Bankitalia, mandati appositamente al Monte dei Paschi di Siena per occultare l’omessa vigilanza e le precise responsabilità di Draghi,Tarantola, Saccomanni nel dissesto della terza banca italiana.
Come pubblicato oggi da giornalisti a schiena dritta, gli ispettori di Consob e Bankitalia notano già a fine 2011 che ‘il mandate agreement’, il contratto che lega le due operazioni (Btp 2034 e ristrutturazione Alexandria), l' operazione in Btp restava un' operazione in Btp, anche se somigliava terribilmente a un "derivato sintetico" con perdita automatica incorporata. L' esistenza del mandate agreement viene rivelata il 22 gennaio 2013, da un articolo che produce le dimissioni di Mussari dall' Abi. Due giorni dopo a Siena si svolge un' infuocata assemblea degli azionisti, chiamati a un aumento di capitale da 4,1 miliardi al servizio della eventuale conversione dei Monti Bond. Infatti a dicembre 2012, prima dello scandalo, Profumo ha avuto dal governo Monti un prestito di quell' importo, perpetuo ma convertibile in azioni quando lo decida la banca. Trattandosi di un aiuto di Stato, la Commissione europea dà la necessaria approvazione, provvisoria in attesa di un piano di ristrutturazione della banca. 
All' assemblea del 25 gennaio, nonostante la fresca scoperta dei derivati nascosti di Mussari, Profumo nega le precise responsabilità del falso in bilancio. All' assemblea degli azionisti del 29 aprile successivo torna in ballo l' azione di responsabilità contro Mussari, e Profumo sfodera un argomento opposto rispetto a tre mesi prima: "La rilevazione operata a fini Eba a fine settembre 2011 ha evidenziato per la Banca una riserva AFS negativa per 3,2 miliardi circa (di cui 1,2 miliardi imputabili all' operazione Nomura e 870 milioni imputabili all' operazione Deutsche Bank), costringendo la Banca a ricorrere a onerose azioni di rafforzamento patrimoniale". Dunque le operazioni di Mussari hanno lasciato in eredità un buco patrimoniale di 2,07 miliardi, che Profumo fino a quel giorno aveva ascritto alla "crisi del debito sovrano.
Il processo in corso a Siena sul mandate agreement nascosto ipotizza il reato di ostacolo alla vigilanza proprio perché - per i pm Aldo Nastasi, Giuseppe Grosso e Antonino Natalini - il collegamento tra le due operazioni configurato dal contratto firmato da Vigni e poi messo in cassaforte, era stato nascosto alla Banca d' Italia e alla Consob. Poichè tale tesi è smentita dall’ex capo degli Ispettori di Bankitalia, Giampaolo Scardone (nel frattempo passato a Banca Carim come vicedirettore generale), laddove emerge che, prima del ritrovamento del contratto, Bankitalia e Consob avevano gli strumenti per capire le due operazioni ("struttura Btp 2034" e nota Alexandria ) con l’esatto collegamento tra due operazioni realizzate nello stesso periodo tra le stesse parti e aventi segno opposto e trova pure la commissione pagata per il favore da Mps a Nomura, ossia la differenza tra la perdita sul Btp per il guadagno su Alexandria, pari a meno 75,5 milioni di euro, Adusbef chiede di sospendere il processo per ostacolo alla vigilanza, con l’incriminazione urgente di Viola e Profumo, artefici di un depistaggio giudiziario la cui finalità è quella di occultare precise responsabilità degli organi preposti ai controlli, compreso il falso in bilancio.
Elio Lannutti (Presidente Adusbef) 
Roma,29.1.2013

Meloni: L'oro custodito dalla Banca d'Italia è degli italiani

martedì 28 gennaio 2014

Tagliola Bankitalia: non ci avrete mai

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Una parola che non avevamo mai sentito prima, in Parlamento, in settant'anni di storia della Repubblica: tagliola.
Si tratta di un potere speciale, di uno strumento limite di esclusiva competenza del Presidente della Camera, che permette di bypassare il regolamento e porre fine ad ogni attività ostruzionistica delle opposizioni. L'uso è previsto quando si tratta di consentire la conversione di un decreto d'urgenza evitandone la decadenza.
Settant'anni, e nessun Presidente della Camera ha mai attivato questo suo "potere speciale". Perché? Semplice: perché tutte le opposizioni che hanno fatto ostruzionismo (ricordiamo le storiche "maratone" dei radicali), sotto la minaccia della tagliola hanno fatto un passo indietro, hanno rinunciato ad opporsi ad oltranza consentendo ai decreti di passare.
C'è sempre una prima volta, però. E quella prima volta si chiama MoVimento 5 Stelle: noi non facciamo passi indietro. Un decreto porcata, uno dei soliti decreti macedonia che mischiano l'aceto col vin santo (Bankitalia e IMU), non possiamo consentire che ancora una volta la faccia franca. Si tratta di 7,5 miliardi dei cittadini, consegnati alle banche italiane e straniere, si tratta della Banca d'Italia, e noi facciamo opposizione vera. Tirarsi indietro non ha senso.
La minaccia che ci viene sussurrata è quella che, se si rompe la "tradizione" e si sdogana la tagliola... beh, ce la beccheremo sempre da ora in poi. Capito? Un bel ricatto: se non cedete stavolta, vi imbavaglieremo ogni santa volta proverete ad opporvi. D'altronde, stanno persino pensando di modificare alla radice il regolamento della Camera per infilarci una specie di tagliola permanente. Pensate quanto diamo fastidio.
La Boldrini si trova in una bella situazione: appartiene ad un partito di opposizione (si fa per dire), e passerà alla storia come il primo Presidente che ha tagliato la lingua alle opposizioni. Quale onore, ad imperitura memoria.
Fate pure. Noi sappiamo quello che dobbiamo fare, perché a differenza vostra abbiamo una coscienza. Non ci avrete mai come volete voi.

Barra Caracciolo: costituzionalmente illegittimo il vincolo dei trattati

Luciano Barra Caracciolo: Euro, ordo-liberismo e la modifica delle Costituzioni democratiche

Euro, ordo-liberismo e la modifica delle Costituzioni democratiche

A. Bianchi intervista Luciano Barra Caracciolo*


- Gli Stati sono oggi circa 200 e le Organizzazioni internazionali più del doppio. L'azione di quest'ultime è perlopiù esente da alcuna forma di controllo e responsabilità attraverso i consueti meccanismi democratici nazionali. Nel suo libro, inoltre, spiega molto bene la differenza che non viene colta dall'opinione pubblica tra quelle organizzazioni nate per lo sviluppo della pace e della cooperazione internazionale con quelle che, al contrario, hanno fini prettamente economici e che stanno portando ad una riformulazione del vecchio sistema di Westfalia.  Come evolverà il rapporto tra Stati ed organizzazioni internazionali e quali sono i meccanismi di difesa rimasti ad i primi?
 
In un mondo che sostanzialmente vede la diffusione del modello capitalista (liberoscambista) a livello praticamente planetario, i rapporti di forza della comunità internazionale, che una volta erano legati alle cannoniere, sono oggi sul piano esclusivamente economico e legati sempre più alla capacità di penetrazione dei grandi gruppi finanziari internazionali. Non si tratta più di indagare la prevalenza degli stati in sé, ma il modo in cui gli stati collimino, nelle loro scelte, con la classe dirigente mondiale, la famosa oligarchia mondiale e non più con l’interesse nazionale in senso democratico. E su questo il professore coreano di Cambridge Chang nel suo libro “Bad samarhitans” credo offra il punto di vista più lucido.

lunedì 27 gennaio 2014

Bankitalia: comunicato urgente del Movimento 5 Stelle

VI CHIEDIAMO AIUTO!

Siamo in aula a discutere decine di ordini del giorno (stiamo facendo “costruzionismo”) per impedire l'ennesima truffa perpetrata dai partiti a danno della collettività: il saccheggio di Bankitalia. Il governo saccheggia 7,5 miliardi dalle riserve della Banca centrale (soldi di tutti i cittadini perché si tratta di utili realizzati con le attività in regime di monopolio) e li regala ai soci di Palazzo Koch, ossia banche e assicurazioni private. Il pretesto? La rivalutazione, arbitraria e contestata, delle quote di Bankitalia, ferme ai 156mila euro di valore del 1936. Di solito sono i soci che sborsano denaro per ricapitalizzare la loro azienda. Qui funziona al contrario. Il decreto in questione riguarda anche il pagamento della cosiddetta mini IMU. Il giochetto del governo e' sempre lo stesso, fa un decreto porcata e lo chiama “disposizioni urgenti concernenti l'IMU”, ma riguarda altre cose tra cui la definitiva privatizzazione di Bankitalia. Noi ci opponiamo alla svendita di Bankitalia (7,5 miliardi di euro Renzie!!!) e i piddini ignoranti e in malafede (tra cui il delegato d'aula Ettore Rosato) iniziano a dire/postare/twittare che il M5S vuol far pagare l'IMU quando noi abbiamo presentato emendamenti su emendamenti in ogni decreto legge arrivato in aula in questi 10 mesi per ABOLIRE, per TUTTI e per sempre, l'IMU! Come sempre vi chiediamo una mano per fare controinformazione. Questa gente ci ha rubato il futuro senza la disinformazione che riesce a produrre sarebbe finita!

sabato 25 gennaio 2014

MASTRAPASQUA INDAGATO PER CARTELLE CLINICHE TAROCCATE E FATTURE GONFIATE


A FORZA DI CARICHE, LA POLTRONA SI SPEZZA - MASTRAPASQUA INDAGATO PER CARTELLE CLINICHE TAROCCATE E FATTURE GONFIATE ALL’OSPEDALE ISRAELITICO, DI CUI È DIRETTORE GENERALE

Un illecito da 85 milioni di euro che vede coinvolto il presidente Inps (e vicepresidente Equitalia più un’altra ventina di cariche), nella veste di debitore e creditore: l’ospedale avrebbe saldato i contributi Inps con crediti non esigibili verso la Regione Lazio, truccando cartelle ciniche e fatture…

Fabio Tonacci e Francesco Viviano per "la Repubblica"
Antonio Mastrapasqua è indagato dalla procura di Roma. Il presidente dell'Inps, uno degli uomini più potenti d'Italia, è sotto inchiesta per migliaia di cartelle cliniche taroccate e fatture gonfiate all'Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale. In tutto 85 milioni di euro: 14 milioni sarebbero rimborsi «non dovuti» ma richiesti lo stesso alla Regione Lazio. Gli altri 71 sono un presunto «ingiusto vantaggio» conseguito dalla clinica romana dal 2011 al 2013.
Antonio MastrapasquaANTONIO MASTRAPASQUA
E al vaglio dei magistrati c'è pure la cessione all'Inps di una parte di questo credito «non esigibile », servita a sanare i conti della struttura romana. Manovra, questa, pensata, avviata e autorizzata da Mastrapasqua, nella doppia veste di debitore e creditore.
L'indagine è delicatissima. Si basa sulla denuncia del Nas di Roma, datata 16 settembre 2013 e consegnata in procura, nella quale si ricostruisce la maxi truffa ai danni dello Stato. E dunque, migliaia di semplici interventi svolti negli ambulatori del reparto di odontoiatria dell'Ospedale Israelitico tra il 2006 e il 2009 si sono trasformati in «operazioni invasive e con notevole carico assistenziale effettuate in ortopedia». In totale sono state contate 12.164 schede di dimissione falsificate.
Antonio MastrapasquaANTONIO MASTRAPASQUA
Ad esempio le estrazioni dei denti sono state classificate in qualche caso come costosissime plastiche gengivali con innesto di osso. In che modo? «Raggirando il sistema di controllo informatico - scrivono gli investigatori - inserendo codici diversi da quelli riportati nelle cartelle cliniche». C'è un "movente", naturalmente. La clinica non risulta accreditata col Servizio sanitario per odontoiatria, quindi non può esigere il rimborso delle prestazioni ambulatoriali erogate in quel reparto. Lo può fare invece per ortopedia. Con questo trucco, ha chiesto alla Regione Lazio 13,8 milioni di euro.
Nel luglio dello scorso anno sulla scrivania del governatore Nicola Zingaretti è arrivato il rapporto dell'Agenzia di controllo della sanità sull'Israelitico che certificava un 94 per cento di ricoveri incongrui e inappropriati. Subito è stato firmato il decreto per bloccare il pagamento degli arretrati. «Non dovuti». Intanto le indagini andavano avanti. Il primo filone si è chiuso con il rinvio a giudizio, lo scorso ottobre, di dieci tra medici e dirigenti richiesto dai pm Maria Cristina Palaia e Sabina Calabretta: il nome di Mastrapasqua non è mai citato. Poi però sono intervenuti i carabinieri del Nas.
Hanno sequestrato tutte le cartelle cliniche di odontoiatria, hanno letto centinaia di incartamenti, hanno parlato con i responsabili di sala e con i direttori nella sede di piazza San Bartolomeo all'Isola. E a settembre hanno depositato un'informativa molto circostanziata, con allegata la denuncia a carico di Mastrapasqua (truffa, falso ideologico e abuso d'ufficio i reati ipotizzati), del direttore sanitario Giovanni Spinelli e di Ferdinando Romano, ex direttore regionale "programmazione e risorse della sanità".
ospedale israelitico sull isola TiberinaOSPEDALE ISRAELITICO SULL ISOLA TIBERINA
Spinelli perché, in quanto «responsabile delle cartelle cliniche», avrebbe «falsamente attestato l'avvenuta esecuzione di prestazioni diverse da quelle rese». Romano perché, anziché sospendere l'accreditamento provvisorio dell'Ospedale Israelitico, «sottoscriveva con Mastrapasqua un protocollo d'intesa dove si accordavano sulle modalità di espletamento dei controlli, in violazione alla normativa regionale». Favorendo così, annotano i militari, un «ingiusto vantaggio patrimoniale all'ospedale pari a 71,3 milioni di euro» negli anni 2011-2013.
A piazzale Clodio il dossier del Nas viene trattato con la massima cautela e riservatezza, considerato il calibro del personaggio che, alla poltrona di presidente del-l'Inps, ne aggiunge almeno un'altra ventina, tra incarichi di vertice (è anche vicepresidente di Equitalia e presidente della società di fondi di investimenti immobiliari Idea Fimit Sgr) e posti nei collegi sindacali di Eur spa, Coni Servizi spa, Autostrade per l'Italia. Solo per citarne alcune. Tant'è che nelle settimane scorse è stato convocato e sentito dai magistrati coordinati dal procuratore Giuseppe Pignatone. Interrogatorio top secret, nel corso del quale ha respinto tutte le accuse.
INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE jpegINPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE JPEG
Mastrapasqua è arrivato alla direzione generale dell'Ospedale Israelitico nel 2001, ha ristrutturato e riorganizzato l'azienda che era in grossa crisi: in quattro anni i ricavi sono passati da 17 a 40 milioni di euro, nel 2011 diventano 54. Struttura privata ma convenzionata, oggi ha 96 posti letto per la degenza ordinaria e 22 in day hospital.
Sul suo doppio ruolo di dg e capo dell'Inps si avvita l'ultima delle contestazioni rivoltegli dal Nas: quella di aver «accettato e fatto accettare crediti non certi in favore dell'Istituto di previdenza ovvero dell'ospedale di cui è rappresentante legale».
REGIONE LAZIOREGIONE LAZIO
In altri termini, per saldare un debito che la clinica aveva con l'Inps per dei contributi previdenziali del personale non versati, ha ceduto all'ente il credito «non esigibile» vantato con la Regione Lazio fino al saldo di quanto dovuto. Mettendo così a posto i conti dell'Israelitico. Un'operazione che, se riscontrata, renderà difficile per Mastrapasqua sostenere di essere stato all'oscuro di tutto.

I BANCHIERI CRIMINALI NON VOGLIONO CONTROLLI ANTIMAFIA


PERCHE' I BANCHIERI NON VOGLIONO I CONTROLLI ANTIMAFIA IN BANCA? - E' GUERRA TRA IL MINISTERO DELL'INTERNO E GLI ISTITUTI DI CREDITO

Il Viminale vuole applicare anche alle imprese bancarie il codice del 2011 varato per arginare la criminalita' negli enti pubblici e nelle aziende private - Ma le banche puntano i piedi: "Abbiamo gia' il decreto del tesoro sui requisiti di onorabilita' - Gli Alfano boy: non basta….

Francesco De Dominicis per "Libero"
Si va verso una guerra tra il ministero dell'Interno e le banche italiane. Al centro dell'inedito duello tra il Viminale e i banchieri c'è il «Codice antimafia». Codice, approvato nel 2011 per dare un giro di vite alla criminalità organizzata negli enti pubblici e nelle imprese private, che l'Interno vuole applicare anche all'industria finanziaria del Paese. Senza deroghe.
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Il dicastero guidato da Angelino Alfano, insomma, non vuole concedere favori sulla stretta alle mafie. I banchieri, però, puntano i piedi: chiedono l'esonero dal «Codice antimafia», appellandosi a un cavillo normativo e sostenendo pure che le regole del settore, quelle che prevedono il rispetto dei cosiddetti requisiti di onorabilità, siano sufficienti a evitare infiltrazioni mafiose ai vertici degli istituti.
Il braccio di ferro emerge da un carteggio, che Libero ha potuto visionare, tra l'Interno e alcune prefetture italiane. Sono stati proprio i prefetti, infatti, a sollevare la questione, chiedendo lumi ai tecnici del Viminale. La questione ruota attorno al decreto legislativo 159 del 2011. Decreto che l'Interno vuole applicare a fondo anche alle banche, per scongiurare, appunto, tentativi di infiltrazione mafiosa nei gangli dell'economia italiana.
Il dossier è stato esaminato a lungo anche dagli esperti delle banche. Secondo un documento riservato delle associazioni di categoria, un articolo dello stesso «Codice antimafia» disporrebbe l'esonero per gli istituti di credito: lo «sconto» si applicherebbe ai settori, pubblici o privati, già sottoposti alla «verifica» di particolari paletti e prerogative sulla «qualità» dei membri di consigli di amministrazione e degli alti dirigenti.
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La lobby bancaria, secondo fonti del Viminale, è in pressing per cercare di risolvere la questione in modo da trovare una «interpretazione comune delle norme». Tuttavia, il ministero non pare intenzionato a fare passi indietro. Il caso era stato gestito, lo scorso anno, dall'allora Capo di gabinetto di Alfano, Giuseppe Procaccini.
alfano berlusconi adn xALFANO BERLUSCONI ADN X
Siamo ai primi giorni di luglio 2013. Pochi giorni prima di dimettersi dall'incarico ministeriale, nell'ambito dell'affaire Shalabayeva, Procaccini dettò ai prefetti le istruzioni operative sul Codice antimafia. Istruzioni messe per iscritto in una lettera nella quale è stato chiaramente spiegato che i requisiti di onorabilità - indicati in un decreto del Tesoro del 1998 - non «soddisfano» quanto previsto dal pacchetto antimafia.
Il decreto del Tesoro, osservano i tecnici di Alfano, disciplina una lista di cause di «incapacità» per chi guida una banca, in relazione alle condanne penali e ad alcuni gradi di giudizio. Ma il «Codice antimafia», come illustrato dal Viminale, è più severo, forse meno garantista. Fatto sta che il decreto del 2011 attribuisce rilevanza anche alle sentenze non definitive, ma confermate con una pronuncia della Corte d'appello.
Secondo il decreto del Tesoro, invece, per mettere alla porta un banchiere (o per sospenderlo temporaneamente) è necessaria una pronuncia della Corte di cassazione. Non solo. Il Codice dà più peso a una serie di reati (come il contrabbando o l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) non contemplati nelle regole bancarie. Per il ministero, probabilmente, è l'ultima parola: non si torna indietro.
VIMINALE SEDE DEL MINISTERO DELLINTERNOVIMINALE SEDE DEL MINISTERO DELLINTERNO

GIUSEPPE PROCACCINIGIUSEPPE PROCACCINIALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMAALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMA