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Come evitare il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

martedì 18 settembre 2018

L'ex procuratore Cecilia Carreri ci spiega come i "grigi" occupano le istituzioni

I big della revisione sotto tiro a Londra

I big della revisione sotto tiro a Londra "Troppo potenti" 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/09/15/i-big-della-revisione-sotto-tiro-a-londra-troppo-potenti19.html

Un gruppo di parlamentari prepara una proposta che costringe le società a dividersi
Lo spezzatino delle Big four
Scindere Deloitte, Ernst & Young, Kpmg e Pwc aprirebbe il mercato

MILANO
Troppo grandi e troppo potenti. Ma, soprattutto, troppo poche: quattro, nel mondo, quelle che si spartiscono la fetta quasi totalitaria del ricco mercato della certificazione dei bilanci. Così le "big four" della revisione contabile - Deloitte, Kpmg, Ey e Pwc - sono tornate sul banco degli imputati.
Soprattutto in Gran Bretagna, dove un gruppo di parlamentari sta studiando soluzioni per ridurne la concentrazione. Le strade possibili sono lo spezzatino, per cui da quattro gruppi ne nascerebbero otto, oppure una separazione ancor più rigorosa dell'attività di mera certificazione contabile dalle altre, molto profittevoli, attività di consulenza, di assistenza fiscale e di supporto contabile di vario genere.
Spesso accompagnate da forti sospetti di conflitti di interesse latenti.
I numeri dell'oligopolio sono impressionanti: le quattro potentissime realtà certificano il 98% delle società che compongono l'indice Ftse 350 nella City di Londra. Stessa concentrazione di potere negli Stati Uniti, dove le "big four" passano al vaglio i libri contabili di circa il 99% delle società dell'indice S&P 500 mentre in Italia le cose vanno appena un filo meglio, con una concentrazione sull'intera Borsa italiana pari all'88%.
L'idea di essere obbligati allo spezzatino ha fatto insorgere i diretti interessati. «Quando ci presentiamo da un cliente, la certificazione deve essere svolta con un team di esperti di tecnologia, di tasse e di valutazioni - ha sottolineato recentemente Mark Weinberger, numero uno di Ey - ritengo che un approccio multidisciplinare migliori il nostro lavoro».
Di sicuro negli anni le società di revisione sono state spesso sul banco degli imputati, insieme alle società travolte dai crack nonostante i bilanci certificati senza rilievi. Proprio dallo scandalo Enron, all'inizio degli anni Duemila, si arrivò alle "big four" attuali: all'epoca erano ancora in cinque, ma la Arthur Andersen fu costretta a riconsegnare la licenza dopo aver certificato per 15 anni la contabilità truffaldina della società di energia Usa. Non sempre ci sono colpe nei fallimenti altri, certo: per esempio non aveva nessuna responsabilità la Ernst & Young, a suo tempo la certificatrice della Lehman, il cui sconvolgente fallimento dieci anni fa ancora brucia.
Nei mesi scorsi la Grant Thornton - la quinta per dimensioni - ha annunciato che non intende più partecipare alle gare per la revisione contabile delle big della City, stanca di arrivare sempre seconda (rispetto a quella che vince la gara). In Italia molti ricordano ancora la sua partecipazione alla revisione della Parmalat dell'epoca Tanzi, insieme alla Deloitte.
Più di recente, in Italia la Consob ha multato Kpmg per la Popolare di Vicenza e Pwc per l'Etruria. Ma Kpmg ha avuto grane anche in Gran Bretagna, per aver certificato i bilanci di Carillion, secondo gruppo di costruzioni, che ha dichiarato fallimento a inizio anno, anzi proprio da quest'ultimo caso è partito il dibattito sulla necessità di ridurre il potere oligopolistico delle quattro signore della revisione.
Vittoria Puledda,

mercoledì 12 settembre 2018

Bilanci bancari e corruzione dei revisori contabili (Radio Florida)

Listen to "Bilanci bancari e corruzione dei revisori contabili? [Marco Saba]" on Spreaker.

domenica 9 settembre 2018

LE BANCHE CONTRO LA DEMOCRAZIA


LE BANCHE CONTRO LA DEMOCRAZIA: 
come il potere si è spostato dal Parlamento al settore bancario

28 giugno 2012 da Positive Money 

Originale: http://positivemoney.org/2012/06/banking-vs-democracy-how-power-has-shifted-from-parliament-to-the-banking-sector/

Ogni volta che vengono prese delle decisioni importanti sul futuro del Regno Unito, le telecamere dei notiziari vengono puntate sui giornalisti che stanno di fronte al Parlamento. Ma il Parlamento è davvero il posto dove vengono prese le decisioni chiave oggi, o il potere si è accasato nel settore finanziario della City di Londra ?

Questo rapporto di Positive Money scopre un sistema bancario che ha più "potere di spesa" rispetto al governo democraticamente eletto, nessuna responsabilità nei confronti del popolo e una massiccia concentrazione di potere nelle mani di pochi individui.
 
Tuttavia, la più grande preoccupazione è che il governo abbia ceduto uno dei suoi più importanti poteri - il potere di creare denaro e controllare l'offerta di denaro - al settore privato, che ha sfruttato questo potere per far esplodere le bolle immobiliari e indirettamente trasferire ricchezza verso l'alto e verso l'interno, con risultati disastrosi. Non c'è stato alcun dibattito democratico su questo trasferimento di potere, e nessuna legge ufficializza attivamente l'attuale situazione.Come hanno dimostrato gli ultimi anni, il settore bancario può avere un grave impatto negativo sulle nostre vite. Lasciandolo con un tale potere enorme e irresponsabile, non è più probabile che funzioni nel migliore interesse della società o della democrazia nel futuro di quanto non sia stato in passato.

 
Una panoramica:La cessione del potere di creare denaro al settore bancario

Nel sistema attuale, le banche creano la maggior parte del denaro nel Regno Unito, sotto forma di depositi bancari elettronici che appaiono nel tuo conto bancario. Creano questi soldi senza tener conto di quanto sia necessario per l'economia e la società nel suo complesso per operare in modo efficace e destinano oltre il 90% di questi fondi a attività che non contribuiscono alla crescita dell'economia reale.Questo potere di creare denaro causa un'inflazione che trasferisce insidiosamente la ricchezza dai risparmiatori e coloro che detengono la loro ricchezza in contanti (vale a dire i poveri e quelli con redditi medi) verso coloro che sono abbastanza ricchi da detenere la loro ricchezza in altri beni (come le proprietà). Dare alle banche del settore privato un monopolio sulla creazione di moneta significa anche che ogniqualvolta occorra ulteriore denaro nell'economia, solo le banche private possono fornirlo. In effetti, l'intera massa monetaria deve essere affittata dal settore bancario, a un costo elevato per l'economia. La creazione di moneta elettronica è un servizio che potrebbe essere fornito dal governo senza alcun costo per nessuno.Il modello di business che consente alle banche di creare denaro - così lontano dalla percezione popolare delle banche come semplici intermediari tra risparmiatori e mutuatari - è intrinsecamente instabile e richiederà sistematicamente salvataggi periodici finanziati dai contribuenti. Il costo di questi salvataggi devia le entrate dalle attività che il governo è stato eletto per fare, compromettendo la sua capacità di soddisfare i suoi obiettivi democraticamente imposti.Lasciare questo potere per creare denaro al settore privato crea un grave deficit democratico: un processo che molti considererebbero l'unica prerogativa dello stato è nelle mani di corporazioni che non hanno responsabilità verso il grande pubblico e i cui interessi sono completamente opposti a quelli della società nel suo insieme.Sopravvalutare il vero contributo del settore bancario

Politici e responsabili delle politiche sono male informati sul vero contributo del settore bancario perché mostrano solo il lato positivo del contributo del settore alle finanze pubbliche, cioè le tasse che pagano. Il contributo complessivo del settore bancario britannico all'erario è pari a circa il 6% delle entrate fiscali complessive. Nell'anno in cui il settore bancario ha pagato la sua più alta tassa, il settore manifatturiero ha pagato oltre tre volte di più.La società ora è profondamente consapevole del costo diretto per il contribuente di salvare le banche, ma una minore attenzione è rivolta alle sovvenzioni nascoste di cui beneficiano, anche nei bei tempi. In primo luogo, a causa di garanzie implicite ed esplicite del governo, quando una banca prende in prestito denaro lo fa a un tasso di interesse inferiore a quello che sarebbe in grado di fare altrimenti. In secondo luogo, rinunciando al potere di creare denaro, il governo rinuncia a un'importante fonte di entrate, il che si traduce in maggiori imposte, minori spese o un debito nazionale più ampio. Al contrario, le banche beneficiano finanziariamente del potere di creare denaro. Questi sussidi nascosti superano di gran lunga le tasse pagate dalle banche.Nessuna responsabilità verso i clienti

A differenza dei fondi pensione, le banche non sono tenute a rivelare come useranno i soldi dei loro clienti. Poiché il 97% della massa monetaria del Regno Unito è effettivamente detenuta presso le banche, ciò consente loro di stanziare una somma di denaro maggiore rispetto all'intero settore dei fondi pensione o allo stesso governo eletto. Di conseguenza, l'economia del Regno Unito è modellata sulle priorità di investimento del settore bancario, piuttosto che dalle priorità della società.Solo cinque banche detengono l'85% del denaro del Regno Unito, e queste cinque banche sono guidate da soli 78 membri del consiglio di amministrazione le cui decisioni influenzano l'economia del Regno Unito.
Si tratta di un'enorme quantità di potere concentrato in pochissime mani, con quasi nessuna trasparenza o responsabilità verso il pubblico.Lo stretto rapporto tra banca e governo

È impossibile sapere quanta influenza il settore finanziario ha sulla politica, ma certamente dedica risorse sostanziali per ottenerlo. Il settore finanziario fa grandi donazioni ai partiti politici: il partito conservatore è finanziato al 50% da donatori associati all'industria finanziaria e ottiene un "pass per il backstage" per incontrare il primo ministro in cambio di una donazione annuale di 50.000 sterline, sollevando la questione se 'denaro per l'accesso' sta sovvertendo il processo politico.Il lobbismo è un dato di fatto della vita politica e solo il politico più ingenuo non riuscirebbe a tenere conto del suo programma naturalmente sfacciato. Tuttavia, le risorse dei lobbisti del settore bancario superano di gran lunga quelle di altri settori e quindi le opinioni del settore bancario potrebbero affogare quelle della società civile.La stretta relazione tra il settore bancario e il suo principale organo di regolamentazione, la FSA, dovrebbe essere preoccupante, soprattutto considerando gli accadimenti degli ultimi anni. La porta girevole tra le banche e i loro regolatori gira più velocemente nel Regno Unito che in qualsiasi altro paese oltre alla Svizzera e un ex primo ministro ora fa il consulente per una delle più grandi banche di investimento del mondo, per uno stipendio circa 12 volte superiore a quello che guadagnava come Primo Ministro .Implicazioni politiche

Alcune modifiche economicamente semplici al sistema bancario restituirebbero il potere al popolo e ripristinerebbero un certo livello di controllo democratico sull'economia. Queste modifiche sono:

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Le banche dovranno chiedere il permesso ai loro clienti prima di prestare i loro soldi.

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Fate in modo che le banche rivelino in che modo il denaro dei clienti sarà investito, in modo che i membri del pubblico possano rifiutarsi di finanziare attività con le quali non sono eticamente a loro agio.

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Rimuovere il potere di creare denaro dalle banche e restituirlo a un organismo democraticamente responsabile.Fare questi cambiamenti contribuirebbe a correggere il deficit democratico nel settore bancario e limiterebbe la capacità del settore bancario di danneggiare la società. Dopo l'esperienza degli ultimi anni, questi sono cambiamenti che devono essere fatti urgentemente.

lunedì 3 settembre 2018

Economia: mini-corso video di controinformazione

Maddalena: "Siamo in uno stato di guerra commerciale"


Il mercato globale, le menzogne del neoliberismo, e l'aumento dello spread


Fra le più grandi menzogne del pensiero neoliberista c’è quella di fare ritenere che il “mercato globale” (tale a causa delle comunicazioni in tempo reale) sia un dato della realtà, guidata da una mano invisibile che farebbe raggiungere automaticamente il miglior assetto economico possibile.
Niente di più falso e ingannevole. Il mercato è opera dell’uomo e già Aristotele diceva che le norme dell’economia sono poste dall’uomo (economia viene dal greco oikos=casa, nomia=norma).
Peraltro il mercato globale è formato non tanto da gentiluomini, ma soprattutto dalla criminalità organizzata, la quale è pronta a commettere persino genocidi pur di ottenere guadagni. Ne è vero che ci sia una mano invisibile. Il mercato globale è il luogo dove il più forte abbatte il più debole accentrando su di sé qualsiasi bene reale. Inoltre è il luogo dove si sviluppano le guerre commerciali a colpi di dazi e di dumping.
Altra incredibile menzogna neoliberista è quella che fa ritenere che le molteplici leggi incostituzionali fatte da legislatori collusi per adeguare l’Italia a questo tipo di mercato abbiano creato una nuova Costituzione  “materiale” . Tale concetto, come precisa il Mortati (l’improvvido creatore di questa pericolosa categoria), presuppone il mutamento dell’opinione pubblica (opinio iuris ac necessitatis), che è stato smentito dal referendum sull’acqua del 2011 e dal referendum sul mutamento della Costituzione del 4 dicembre 2016.
Dunque ci sono soltanto leggi incostituzionali da fare annullare, soprattutto con ricorsi incidentali, dalla Corte Costituzionale. È in questo quadro che il mercato globale ha deciso oggi di strangolarci, prima con il deprezzamento dei nostri titoli di Stato, poi con un aumento dello spread e infine con i rating menzogneri di inattendibili società.
Conseguenza di queste arbitrarie azioni è l’aumento del debito pubblico, l’incentivo alle svendite di beni reali e, in prospettiva il defoult.
Ma ricordiamoci che la Costituzione realmente vigente è dalla parte nostra. Che occorre abrogare leggi incostituzionali. E che uno strumento forte dal punto di vista economico è quello di vietare le privatizzazioni e le delocalizzazioni e di procedere il più possibile a nazionalizzazioni di industrie strategiche che riguardano fonti di energia e servizi pubblici essenziali.
Ce lo impongono gli articoli 41,42 e 43 della Costituzione, nonché, considerato che siamo in uno stato di guerra commerciale, l’articolo 52 della Costituzione secondo il quale “difendere la patria è dovere sacro del cittadino”.
Professor Paolo Maddalena.
Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e 
Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”.

venerdì 24 agosto 2018

LA GERMANIA SI UNISCE ALL'ITALIA NELLA GUERRA AL FRANCO CFA

LA GERMANIA SI UNISCE ALL'ITALIA NELLA GUERRA AL FRANCO CFA

Angela Merkel ha dichiarato alla stampa: "Il CFA è una vestigia coloniale dell'ex dominio coloniale francese sull'Africa ed è stato mantenuto per perpetuare la supremazia europea e francese in questi paesi: la Germania deve finalmente prendere la parola e dire che noi stiamo ostacolando l'industrializzazione in Africa! Le imprese non possono diventare competitive se sono permanentemente impedite di esportare a causa di una valuta sopravvalutata ".

mercoledì 1 agosto 2018

La NATO, braccio armato del terrorismo bancario internazionale

La NATO, braccio armato del terrorismo bancario internazionale


Risultati immagini per Nato

"Forse è interessante notare il fatto che ci sia stato un legame tra lo SHAEF (Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force - Quartier generale Supremo delle Forze di Spedizione Alleate) a Parigi e un collegamento diretto con la centrale del sistema bancario degli Stati Uniti, la Federal Reserve. La persona di Edward M.M. Warburg, capo dell'Ufficio SHAEF per gli sfollati, era un parente del Warburg. che era presidente della U. S. Federal Reserve Bank. La trasformazione dello SHAEF nella NATO è uno studio sul potere finanziario che si muove dietro il velo degli eserciti. Inoltre, un parente personale di Paul Warburg, membro fondatore della banca centrale della Fed degli Stati Uniti, era Edward Warburg (suo fratello). Era anche co-presidente di JOINT, American Jewish Joint Distribution Comittee (1939-1966). Questo è lo stesso JOINT riportato da Kay Griggs come controllore della politica corrente del Pentagono degli Stati Uniti. Il concetto nazista di interesse nazionale preservato, in cui il commercio internazionale era regolato da accordi di compensazione tra le parti, deve essere stato terrificante per la visione Warburg-SHAEF della borsa valori come sistema di controllo del mondo futuro. L'oscura élite del commercio globale e della finanza borsistica senza dubbio si vede continuamente a grande rischio da tali idee come quella del socialismo nazionale. Giudicano il mondo solo in base al proprio interesse personale. Il recente bombardamento terroristico nei Balcani e l'eliminazione della nazione Jugoslavia era senza dubbio legato ad un certo rischio percepito dalla borsa valori internazionale dell'élite. Quel paese era sulla buona strada per un Sistema economico nazionalsocialista fino a quando la sua banca centrale non è stata costretta a cessare di concedere prestiti alle province iugoslave a causa delle pressioni internazionali." (!)


Tratto da:

The American Caliphate of BIZWOG: The Final World Order 

R. Duane Willing, 2010

giovedì 26 luglio 2018

La mia battaglia contro i falsi bilanci salverebbe CARIGE & C.

La mia battaglia contro i falsi bilanci salverebbe CARIGE & C.
di Marco Saba, 26 luglio 2018

Aggiornamento: 
- 3 agosto: assemblea azionisti per rinnovare il cda fissata per il 20 settembre 2018;
- 6 agosto: dimissioni con effetto immediato di Ilaria Queirolo, consigliere d'amministrazione...
- 8 agosto: si dimette Lucia Venuti, consigliere d'amministrazione
- 10 agosto: si dimette l'avv. Massimo Pezzolo, settimo membro dimissionario del cda, mentre l'associazione dei piccoli azionisti di CARIGE presenta esposto in Procura
- 23 agosto: Giuseppe Pericu (ex sindaco di Genova) si è dimesso dal cda di B.Carige con effetto immediato. Il CDA è decaduto.



La moneta convenzionale Euro è un impegno delle comunità dell'eurosistema ad accettarla in cambio di beni e servizi. I prezzi di tutti questi beni e servizi offerti sul mercato rappresentano, nell'aggregato, il controvalore della moneta convenzionale. La moneta ufficiale è quindi una passività per la società ed una attività per il sovrano (signoraggio). Infatti, chi crea denaro, deve solo preoccuparsi del costo del supporto con cui viene utilizzato (metallo, carta, digitale) ed il suo guadagno è rappresentato dalla differenza tra il valore nominale indicato sulla moneta (metallo, carta, numeri digitali), ed il costo effettivo del supporto utilizzato.

Mentre la (privata) BCE crea migliaia di miliardi a costo zero, la moneta scritturale elettronica viene spesa al valore convenzionale e non al costo intrinseco. La moneta emessa dalle banche, centrali e commerciali, è ovviamente creata in misura sufficiente a coprire anche le sue stesse spese di produzione. Diverso il caso di monete locali o criptovalute emesse non in euro (cioé in altra denominazione) che, a causa della limitata accettazione, presentano costi reali in euro da sostenere per la loro produzione e gestione.

Questo guadagno da signoraggio quindi esiste per tutta la moneta scritturale, che sia quella ufficiale della BCE a corso legale, o quella bancaria (clandestina) a corso forzato.

Quando il popolo è sovrano, le passività e le attività della moneta ufficiale si compensano se, e solo se, le banche che creano l'euro, centrali e commerciali, restituiscono il signoraggio al Tesoro
Le banche attualmente nascondono contabilmente gli utili da signoraggio indicando false passività in bilancio che non scaricano mai. Un magheggio contabile. O queste passività debbono essere eliminate, per far emergere i profitti da signoraggio, oppure debbono essere pagate al Tesoro, inverandole. 

Un cartello criminale tra (ignoti?) banchieri e funzionari di stato impedisce questa soluzione logica continuando la finzione che le banche siano intermediarie anziché "zecche contabilmente clandestine". 
Infatti, la creazione di denaro non emerge nei libri contabili delle banche centrali né in quelli delle banche commerciali. 
La creazione di nuovo denaro non è registrata preliminarmente nelle entrate della banca, nei flussi di cassa, ma appare magicamente direttamente nel conto del cliente (come fosse un debito della banca che diventa il sottostante di sé stesso).

Le banche centrali addirittura (BCE, BNS, etc.), per nascondere i flussi di cassa, contrariamente alle norme contabili internazionali, non pubblicano il Rendiconto finanziario, ma ottengono lo stesso il via libera dalle società di revisione (pagate da loro) e dagli organi preposti ai controlli (sé stesse).

Dal 2014 sono andato nelle assemblee degli azionisti di alcune banche, compresa la banca centrale svizzera, a denunciare questa irregolarità contabile che costa migliaia di miliardi all'erario. Ho ritrovato le somme nascoste ed ho cominciato una causa pilota per ottenere inizialmente il premio sul ritrovamento di 25 miliardi alla banca CARIGE 8art. 930 c.c.). Ho chiesto in merito al tribunale di Genova un accertamento tecnico preventivo (ATP), assistito dall'avv. Marco Della Luna, ma, nel 2017, il Tribunale di Genova ha negato il requisito d'urgenza, nonostante senza quest'accertamento tutti i bilanci successivi allla mia denuncia del 2014 sarebbero risultati evidentemente falsati e senza l'indicazione del denaro creato annualmente da CARIGE stessa. Per aver chiesto l'ATP sono stato condannato per "temerarietà"[1], mentre la banca resisteva disperatamente al tentativo di andare a ispezionari i sui libri per dimostrare le irregolarità. La Banca Mondiale ha pubblicato sul suo sito un importante documento che conferma sostanzialmente quanto da me anticipato in tema d'iiregolarità contabile nella creazione di denaro.[2]

Dopo una delle udienze, mi avvicinò un anziano CTU del Tribunale di Genova confessandomi che la sua categoria non era a conoscenza della materia trattata e che erano molto interessati a conoscere l'esito della causa, visto che il FUMUS era enorme...

A febbraio 2018, sempre col coraggioso avvocato Marco Della Luna, abbiamo iniziato una causa civile ordinaria per veder riconosciuta tutta la somma ritrovata, vista la resistenza della banca ad accettare il ritrovamento e a corripondere il premio del 5%, ovvero 25 miliardi di euro. Abbiamo chiesto al Tribunale anche la nomina di un custode giudizioario visto il conflitto d'interessi permanente dell'amministrazione della banca nell'ammettere l'ammanco.

Nonostante che i legali della controparte fossero dell'importante studio Roppo-Canepa, quello che s'era occupato del Lodo Mondadori, che riguardava solo 700 milioni di euro, nessun quotidiano o TV ha ritenuto di dare spazio alla notizia di questa imponente causa da 25 miliardi...

Ma l'agenda successiva di CARIGE è densa di avvenimenti:

16 aprile 2018 
- dimissioni del sindaco effettivo Francesca De Gregori

26 giugno 2018
- dimissioni del presidente del CDA Giuseppe Tesauro

27 giugno 2018
- dimissioni del Consigliere d'amministrazione Stefano Lunardi 

6 luglio 2018 
- dimissioni del consigliere d'amministrazione Francesca Balzani

16 luglio 2018
- dimissioni del vice-presidente del CDA Vittoro Malacalza

20 luglio 2018 
- La Banca Centrale Europea boccia il piano di capitale di CARIGE

23 luglio 2018
- Malacalza Investimenti chiede la revoca dell'intero CDA

23 luglio 
- La Guardia di Finanza di Genova, su mandato del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Marcello Maresca, acquisisce i verbali e le registrazioni audio delle riunioni del consiglio di amministrazione di Banca Carige e delle assemblee dei soci.

Il 3 agosto 2018 ci sarà un'assemblea del CDA CARIGE dove si dovrebbe fissare per settembre la prossima assemblea degli azionisti per la nomina del "nuovo" CDA.

Il 25 ottobre prossimo ci sarà la seconda udienza della causa miliardaria, vedremo cosa accadrà nel frattempo...

Per ora la morale è che nel 2014 ho ritrovato 25 miliardi e che, ancora al luglio 2018, non ho avuto nessun premio ex art. 930 c.c., ma solo spese, perché gli amministratori di CARIGE - temerariamente e contro ogni logica - rifiutano il ritrovamento, l'accertamento ed il premio.[3]


Note:

[1] Art.96 c.c. "Il comportamento sanzionato dalla norma in commento si caratterizza per la mala fede e la colpa grave della parte che agisce o resiste in giudizio con la consapevolezza dell'infondatezza della propria pretesa o difesa, cioè abusando del diritto d'azione o per spirito di emulazione o per fini dilatori ovvero con la mancanza di quel minimo di diligenza o prudenza necessarie per rendersi conto dell'infondatezza della propria pretesa e per valutare le conseguenze dei propri atti." - ?


[2]  Documento in inglese sul sito della Banca Mondiale:
The “accounting view” of money: money as equity (Part I)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916
The “accounting view” of money: money as equity (Part II)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/917
The “accounting view” of money: money as equity (Part III)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/918

Documento in italiano su Scenari Economici:
https://scenarieconomici.it/monete-antiche-e-nuove-attraverso-le-lenti-della-contabilita-moderna-di-biagio-bossone-massimo-costa/

[3] Memoria presentata dai legali di CARIGE:
http://centralerischibanche.blogspot.com/2018/05/causa-carige-25-miliardi-comparsa-della.html

lunedì 23 luglio 2018

Lo sgombero dell’immobile pignorato (art. 560 c.p.c.)


Lo sgombero dell’immobile pignorato (art. 560 c.p.c.)

- CTP G.B.Frescura, da: "False attestazioni del credito bancario in Italia", 2018

Una rilevante modifica alle procedure esecutive è la riforma delle modalità di liberazione (rilascio) dell’immobile pignorato, prima del 2005 disciplinate solo dagli artt. 605 e seguenti del c.p.c, mentre non è più l’ufficiale giudiziario che si occupa di liberare materialmente l’immobile, ma (dal 3 agosto 2016 1) il custode, ovvero un ausiliario del giudice dell’esecuzione, che provvederà all’attuazione secondo le disposizioni del giudice.2

Due nuovi commi dell’art. 560 c.p.c. prevedono infatti che, anche prima della vendita forzata, il giudice dell’esecuzione con ordinanza, disponga la liberazione, se non autorizza il debitore ad abitare nell’immobile pignorato (comma 3);3 l’attuazione di questo provvedimento è demandata al custode “senza l’osservanza delle formalità dell’esecuzione per rilascio” (comma 4);4 l’ordinanza è impugnabile, ex art. 617 c.p.c. comma 2, con ricorso allo stesso giudice.5

Anche il nuovo procedimento di rilascio (introdotto nel 2005) è possibile solo in mancanza di titoli opponibili al creditore pignorante, poiché "la presenza di atti (e in particolare di locazioni) opponibili al creditore pignorante, comporta - ricorrendone la possibilità e previa autorizzazione del giudice - l'esercizio da parte del custode delle ordinarie azioni volte a liberare l'immobile, ovvero la vendita del bene col vincolo (o la locazione) opponibile al creditore e perciò anche all'acquirente".6

La nuova procedura ha suscitato molte e fondate, critiche per l’evidente violazione del diritto ad un giusto processo; quantomeno le disposizioni del giudice dell’ espropriazione immobiliare dovranno indicare il termine entro il quale il custode dovrà procedere alla liberazione dell’immobile e nel caso di scadenza, provvedere all’eventuale rinnovo con una nuova ordinanza, opponibile anch’essa ex art. 617 c.p.c.7



1 La norma precedente (art. 560 c.p.c., comma 3) stabiliva che “Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento non impugnabile, la liberazione dell'immobile pignorato, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso, ovvero quando revoca la detta autorizzazione, se concessa in precedenza, ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione dell'immobile.”; la procedura esecutiva per il rilascio dell’immobile era pertanto disciplinata dagli articoli da 605 a 611 c.p.c. prevedendo l’intervento dell’ufficiale giudiziario (vedi CONFALONIERI, Liberazione senza ufficiali giudiziari nelle esecuzioni immobiliari con nomina del custode, in www.altallex.com 16 maggio 2016.

2 Sulla responsabilità degli ausiliari del giudice vedi ultra il § 20.3.

3 Art. 560 c.p.c (Modo della custodia) comma 3 Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento impugnabile per opposizione ai sensi dell'art. 617, la liberazione dell'immobile pignorato senza oneri per l'aggiudicatario o l'assegnatario o l'acquirente, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso, ovvero quando revoca l'autorizzazione, se concessa in precedenza, ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione dell'immobile.

4 Art. 560 c.p.c. comma 4 Il provvedimento è attuato dal custode secondo le disposizioni del giudice dell'esecuzione immobiliare, senza l'osservanza delle formalità di cui agli articoli 605 e seguenti, anche successivamente alla pronuncia del decreto di trasferimento nell'interesse dell'aggiudicatario o dell'assegnatario se questi non lo esentano. Per l'attuazione dell'ordine il giudice puo' avvalersi della forza pubblica e nominare ausiliari ai sensi dell'articolo 68.

5 E’ evidente la scarsa efficacia dell’impugnazione di un atto esecutivo (su cui vedi ultra il § 45.1.1), visto che è lo stesso giudice che ha emesso il provvedimento a decidere! Sulla nuova procedura vedi FARINA P., La deformalizzazione del rilascio dell’immobile pignorato in www.eclegal.it 4 ottobre 2016 e CARADONNA, Il d.l. n. 59 del 2016 e le novità in tema di custodia nell’espropriazione immobiliare, in www.giustiziainsieme.it 19 settembre 2016.

6 Così OLIVIERI, La liberazione dell'immobile pignorato, in Riv. Es. Forz., 2009, 4.

7 Cfr. SCARSELLI, Le ultime riforme al processo di esecuzione forzata di cui al d.l. 59/2016. Ovvero le banche dettano e il legislatore scrive in www.questionegiustizia.it 3 novembre 2016; OLIVIERI L'ordine di liberazione dell'immobile pignorato e la sua attuazione in www.ca.milano.giustizia.it.

La questione della legittimità costituzionale dell'esdebitamento

La questione della legittimità costituzionale dell'esdebitamento
- Avv. Silvio Orlandi


Il ddl 83/2015 ha introdotto l’art. 480 c.p.c. che prevede espressamente “ il precetto deve altresì contenere l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo o di un professionista nominato dal Giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore ( ddl 27 giugno 2015 n 83 convertito con modificazioni nella legge 6 agosto 2015 n 132 a norma dell’ art 23 comma 7 del medesimo provvedimento). Tali disposizioni si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto – supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale serie generale n 192 del 20 agosto 2015”.
In forza di tale disposizione prescritta a pena di nullità insanabile dell’atto di precetto, l’intera esecuzione eventualmente promossa in difetto di tale avvertimento produce anche la nullità dell’intero processo esecutivo.
Appare dunque evidente come il Legislatore, prevedendo la più grave delle sanzioni processual-civilistiche, ritiene imprescindibile il diritto del debitore di avere informativa della opportunità concessa dalla legge 3 – 2012 ( legge sulla composizione della crisi da sovraindebitamento).
Dunque a partire dalla data del 20 agosto 2015 tutti i debitori devono ricevere il prescritto avvertimento la cui ovvia finalità è quella di consentire ai medesimi l’assunzione di eventuali azioni protettive dei loro beni e del loro patrimonio in generale, utilizzando gli strumenti apprestati dal Legislatore.
Ciò riguarda purtroppo solo ed esclusivamente tutte le azioni esecutive che prendono vita ed impulso ex novo a partire dal 20 agosto 2015.
Viceversa nulla risulta pensato dal Legislatore sul punto in relazione alle procedure esecutive già pendenti.
Si è così di fatto creata una duplice categoria di debitori: quelli ante 20 agosto 2015 che non hanno diritto alla necessaria informativa e quelli post che invece ne hanno diritto sotto pena di nullità esecutiva.
In conseguenza appare violato il precetto costituzionale di cui all’art 3 della Costituzione.
Atteso che in situazioni esattamente speculari si crea una evidente disparità di trattamento e di protezione tra i debitori ante 20 agosto 2015 e debitori post.
Occorre tenere in considerazione la rilevante circostanza che la legge 3/2012, rivoluzionaria per il nostro ordinamento, mira a proteggere l’individuo ed altri valori e beni oggetto di altrettanta garanzia costituzionale.
Il primo tra essi è certo il diritto alla casa ( diritto riconosciuto di rango costituzionale).
Ancor di più nella considerazione della “ casa familiare” ex art. 28 della Costituzione.
La legge 3/2012 mira altresì ad evitare la riduzione in schiavitù in conseguenza del sovraindebitamento, con ciò rappresentando una chiara evoluzione dell’art. 4 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo.
In considerazione di quanto sopra, appare di evidente rilevanza la necessità di vagliare il tema provvedendo, in forma di una lettura costituzionalmente orientata della norma, alla sospensione dei procedimenti esecutivi ogni qualvolta il debitore che non ha ricevuto l’avvertimento di cui all’art. 480 c.p.c., ne faccia istanza avendo dichiarato la volontà di proporre il piano di cui alla legge 3/2012.
Per quanto più sopra riferito appare necessario disporre la sospensione delle esecuzione.
Il debitore che subisce l’esecuzione iniziata ante agosto 2015 non può godere dell’avvertimento disposto dal legislatore nel contesto dell’atto di precetto, a pena di nullità.
La più grave delle sanzioni civilistiche (la nullità dell’atto e della successiva intera procedura esecutiva) voluta dal legislatore certifica la ferma voluntas del medesimo di affidare al debitore la proposizione dei vari piani previsti nella legge 3/2012.
Per le procedure esecutive in atto avrebbe dovuto essere disposta una opportuna norma di protezione per il debitore, vuoi disponendo una comunicazione, ad onere del precedente, di analogo avvertimento a quello contenuto nel precetto, vuoi disponendo una moratoria delle procedure in atto, con un termine sufficiente a consentire al debitore stesso di poter conoscere il beneficio della legge 3/2012 per poter proteggere quei beni fondamentali che la legge stessa vuole tutelare (casa, famiglia, dignità personale ecc….).
In assenza, fermi i dedotti profili di dubbio circa la illegittimità costituzionale di cui sopra, appare indispensabile formulare istanza di sospensione della esecuzione al Giudice della stessa.
L’ordinamento contiene norme di chiusura laddove si presentino fattispecie non previste o specificatamente normate.
Così l’art. 700 c.p.c., norma cosiddetta in bianco, che consente al Giudice l’adozione dei provvedimenti più opportuni.
Nell’ambito delle procedure esecutive, pur ritenendosi di possibile applicazione lo stesso art. 700 c.p.c., vi è però l’art. 624 c.p.c., che prevede i “gravi motivi”.
Questi possono riscontrarsi in più fattispecie, anche normate, ma anche laddove si debba provvedere in protezione dei diritti fondamentali, talvolta di rango costituzionale.
La volontà di procedere ed avvalersi di una delle opzioni di cui alla legge 3/2012 (vista la scelta del legislatore di prevedere che il mancato avvertimento al debitore comporti la nullità dell’intera procedura) manifestata dal debitore anche con la sola istanza di nomina dell’OCC deve godere della protezione della sospensione della esecuzione.
Il debitore deve avere il tempo ed essere posto in condizione di esercitare i diritti ex legge 3/2012.
Si consideri che la previsione dell’avvertimento fin dall’atto di precetto mira proprio a consentire al debitore di approntare, per tempo, i proprio piani di soluzione.
Per le procedure in corso ciò non è possibile e dunque, a fronte del deposito della domanda, sussistono i “gravi motivi”, che consentono la sospensione dell’esecuzione.
In ordine a quanto sopra già il Tribunale di Bolzano ha recentemente ritenuto di scorgere un’opportunità mediante sospensione della procedura esecutiva ritenendo “che il ricorso ex Lege n. 3/2012 pare avere, peraltro, solo una possibilità di successo se la vendita … dell’unico sostanziale cespite immobiliare del debitore non abbia luogo” e che “ per evitare che un successivo eventuale provvedimento di sospensione della procedura intervenga tra aggiudicazione e versamento del prezzo, pare necessario revocare allo stato, il tentativo di vendita…”(all. 4).
Ancor di più il Tribunale di Cremona con ordinanza del 07 aprile 2016 ha ritenuto del tutto assimilabile l’istanza di sovraindebitamento alla proposizione di domanda prenotativa di concordato e dunque applicabile l’art. 168 L:F. che prevede la declaratoria di improcedibilità delle azioni esecutive.
Tutto ciò premesso, il deitore puo' formulare regolare istanza di sospensione del presente processo oppure, in denegata ipotesi, il differimento della vendita del bene pignorato a data successiva.

Firenze, 23 July 2018 Avv. Silvio Orlandi

sabato 21 luglio 2018

La manina invisibile del cartello bancario e i documenti scomparsi

La manina invisibile del cartello bancario e i documenti scomparsi...
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Si dovrebbe discutere dell'abolizione del corso forzoso della moneta bancaria ma... "Abolizione del corso forzoso dei biglietti della Banca nazionale e disposizioni per provvedere alle esigenze del Tesoro per l'esercizio del 1870 - Descrizione del contenuto: fascicolo vuoto"
 http://archivio.camera.it/patrimonio/archivio_della_camera_regia_1848_1943/are01o/documento/CD1100038722

 Si dovrebbe fare una commissione d'inchiesta sul denaro bancario a corso forzoso, ma... "Commissione d'inchiesta sul corso forzoso dei biglietti di banca 10.03.1868 - 28.11.1868 - ...La schedatura analitica della documentazione ha consentito di evidenziare l'esistenza di lacune talvolta notevoli."
 http://archivio.camera.it/patrimonio/archivio_della_camera_regia_1848_1943/are0210/documento/CD1800000230

 Parafrasando e citando Minghetti (1874): Il Parlamento non può mai abdicare al diritto che ha di fare ciò che crede; non può considerare questo come un punto contrattuale per nessun motivo. In un paese dove la circolazione è fatta massimamente dalla moneta bancaria, una legge sulla circolazione della moneta bancaria è una legge suprema dell'organismo sociale, non altrimenti che la legge della circolazione del sangue è per l'organismo animale.
http://storia.camera.it/regno/lavori/leg11/sed475.pdf