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domenica 9 ottobre 2011

Segreti di Stati Cap.18 - L'agente inglese Richard Tomlinson

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Capitolo 18. L'agente inglese Richard Tomlinson

All'inizio del 1999, mi occupai del caso di questo agente inglese che aveva coraggiosamente denunciato le irregolarità della gestione dei servizi di intelligence di oltremanica. In particolare Tomlinson affermava che gli agenti dell'MI5 e MI6 non erano tenuti, a differenza degli ufficiali di Polizia, a rispondere delle loro azioni. Tomlinson metteva in guardia sul fatto che molti dirigenti dei servizi diventavano poi manager delle multinazionali anglo-britanniche, o dirigenti di banche, e che il sistema di intercettazione globale Echelon, ufficialmente messo in piedi per contrastare la criminalità, veniva in realtà usato per dare un vantaggio commerciale alle multinazionali angloamericane. In qualche modo cercai di far pervenire queste informazioni a Franco Frattini, allora a capo del Cesis. Sicuramente ne parlai con il procuratore militare Intelisano perché ricordo che gli detti, telefonicamente, il numero del telefonino di Tomlinson. Il sito Internet di Tomlinson venne oscurato su richiesta del governo inglese, lui stesso venne costretto all'esilio. Inizialmente ottenne asilo in Svizzera, ma poi venne espulso anche da lì e trovò ospitalità in Italia. Avemmo un breve scambio di email e mi comunicò che entrambi eravamo sotto "osservazione" da parte del Ministero italiano della Difesa. La cosa né mi stupiva, né mi preoccupava. Più interessante mi pare la testimonianza giurata che lui aveva redatto, durante il breve soggiorno in Svizzera, e che qui sotto riporto tradotta dall'inglese.

L'MI6 e la Principessa di Wales

Allego qui sotto una testimonianza notarizzata che ho fatto il 12 maggio 1999 a proposito dell'indagine sulla morte della Principessa di Wales, di Dodi Al Fayed e di Henri Paul. Credo fermamente che l'MI6 ha nei suoi archivi delle informazioni che potrebbero essere utili all'inchiesta del giudice Stephan (NdA: il giudice francese che, appunto, indagava sulla morte della Principessa Diana). Perché i servizi non forniscono queste informazioni? Non dovrebbero utilizzare l' Official
Secrets Act (NdA: la legge inglese sul segreto) per proteggersi dalle indagini sulla morte di tre persone, specialmente in un caso di così grande importanza storica.

Io, Richard John Charles Tomlinson, ex ufficiale dell'MI6, qui in Ginevra, Svizzera, dichiaro:

Credo fermamente che esistano documenti trattenuti dai servizi inglesi (l'MI6) che porterebbero nuove prove sulle cause e circostanze che hanno portato alla morte della Principessa di Wales, di Dodi Al Fayed e di Henri Paul, avvenuta a Parigi nell'agosto 1997. Fui un impiegato dell'MI6 tra il settembre 1991 e l'aprile 1995. In quel periodo vidi vari documenti che sarebbero preziosi e darebbero nuova linfa all'indagine su queste morti. Ho anche avuto informazioni - che non sono in grado di provare non avendo visto direttamente i relativi documenti - che ritengo abbiano basi solide. Nel 1992 lavoravo per la residentura dell'MI6 che si occupava dell'est Europa, mi occupavo di una grande e complicata operazione per contrabbandare armi sovietiche, avanzate, fuori dai paesi dell'Unione Sovietica che si stava disintegrando e disorganizzando. Nel 1992, ho passato vari giorni ad esaminare i documenti relativi a questa operazione. Questi documenti contenevano un'ampio assortimento di telegrammi, note sui contatti, rapporti di intelligence, fotografie, etc., dal quale era possibile desumere una conoscenza approfondita dell'operazione. Questa operazione coinvolgeva un vasto numero di ufficiali ed agenti dell'MI6. Più di una volta, avvenivano incontri tra i vari personaggi, nell'Hote Ritz, in piazza Vendome a parigi. Nei documenti c'erano vari rapporti di intelligence su questi incontri, scritti da un operativo dell'MI6 che all'epoca faceva base a Parigi (nei documenti veniva identificato con un numero di codice). La fonte dell'informazione era un informatore all'interno dell'Hotel Ritz che, anch'esso, era identificato con un numero di codice. L'ufficiale dell'MI6 pagava l'informatore in contanti, per le sue informazioni. Mi incuriosii e volli apprendere di più sull'identità di questo particolare informatore, poiché il suo numero di codice appariva spesso e pareva che lui avesse un'ottima visione di quanto accadeva nell'Hotel Ritz. Chiesi quindi di consultare il fascicolo che riguardava questo informatore e che era conservato nell'archivio centrale dell'MI6. Quando lessi questo fascicolo, non rimasi stupito nell'apprendere che l'informatore faceva parte del servizio di vigilanza dell'Hotel Ritz. I servizi segreti prendono spesso di mira gli agenti della sicurezza degli alberghi importanti poiché questi hanno un ottimo accesso alle informazioni utili all'intelligence. Mi ricordo, tuttavia, di essere rimasto un po' sorpreso dal fatto che questo informatore fosse di nazionalità francese: la cosa mi rimase impressa visto che è raro che l'MI6 riesca a reclutare informatori francesi. Non posso affermare di ricordare che il nome che appariva nel documento fosse quello di Henri Paul, ma non ho dubbi, con beneficio d'inventario, che si trattasse proprio di lui. Nonostante in seguito non sia incappato ancora in Henri Paul, durante il periodo passato all'MI-6, sono sicuro che il rapporto tra lui e l'MI-6 sia continuato sino alla sua morte poiché l'MI-6 non avrebbe mai volontariamente interrotto il controllo su di un informatore così ben introdotto.
Sono sicuro che il dossier su Henri Paul contenga delle annotazioni sugli incontri tra lui ed il suo ufficiale di controllo dell'MI6 fino al momento della sua morte. Ritengo che questi documenti contengano prove di importanza cruciale sulle circostanze e le cause dell'episodio in cui rimase ucciso il signor Paul assieme alla principessa di Wales e Dodi Al Fayed. L'agente ufficioso anziano della locale stazione dell'MI6 avrebbe dovuto tenere sotto controllo una fonte autorevole ed utile come il Signor Paul. Non si sarebbero utilizzati gli agenti ufficiali conosciuti dal Directorate de Surveillance Territoire (DST) per controllare una fonte così importante. Questo avrebbe portato alla rivelazione dell'identità della fonte alle locali sedi dell'intelligence. A Parigi, all'epoca della morte di Paul, c'erano due agenti coperti e relativamente esperti dell'MI6. Il primo era Nicholas John Andrew LANGMAN, nato nel 1960. Il secondo era Richard David SPEARMAN, anch'esso nato nel 1960. Ritengo sicuramente che uno o ambedue questi agenti conoscessero Paul e probabilmente lo avevano incontrato poco prima della sua morte. Ritengo che sia uno che ambedue abbiano conoscenza di fatti che sarebbero di importanza cruciale per stabilire la sequenza di eventi che hanno portato alla morte di Paul, di Dodi Al Fayed e della Principessa di Wales. Il signor Spearman in particolare era un agente con ottime connessioni e molto influente, poiché prima di essere stato destinato a Parigi, era stato il segretario del Capo dell'MI6, David SPEDDING. Così avrebbe potuto essere informato delle operazioni più confidenziali dell'MI6. Penso anche che non sia privo di significato il fatto che Spearmann sia stato destinato a Parigi proprio nel mese precedente l'incidente. Alla fine del 1992, mentre la guerra civile in Jugoslavia raggiungeva il suo apice, ho cominciato a lavorare in Setbia. In quel periodo ho conosciuto il Dr Nicholas Bernard Frank FISHWICK, nato nel 1958, l'ufficiale dell'MI6 che all'epoca aveva l'incarico di pianificare le operazioni nei Balcani. Durante un incontro con il Dr Fishwick, mi mostrò casualmente un documento di tre pagine che, ad un esame ravvicinato, si rivelò un piano per assassinare il capo serbo, il presidente Slobodan Milosevic. Il piano era completamente scritto a macchina ed inserito in una cartellina gialla, ciò che significava che si trattava di un documento ufficiale. Dovrebbe ancora esistere. Fishwick aveva scritto che il documento avrebbe dovuto essere fatto visionare ai seguenti agenti anziani: Maurice KENDWRICK-PIERCEY, l'allora capo delle operazioni balcaniche, John RIDDE, l'ufficiale della sicurezza delle operazioni balcaniche, l'ufficiale di collegamento della SAS all'MI6 (designato MODA/SO, ma ho dimenticato il suo nome), il capo della residentura dell'Europa dell'Est (allora era Richard FLETCHER) ed infine Alan PETTY, il segretario personale dell'allora capo dell'MI6, Colin McCOLL. Questo piano conteneva una giustificazione politica per l'assassinio di Milosevic, seguita da tre proposte su come raggiungere l'obiettivo. Il terzo scenario contiene informazioni che potrebbero essere utili per stabilire le cause della morte di Henri Paul, la Principessa di Wales e Dodi Al Fayed. Questo terzo scenario suggeriva che milosevic potesse essere assassinato causando un'incidente alla sua limousine. Il Dr Fishwick propose di organizzare l'incidente in una galleria perché la vicinanza del muro alla strada avrebbe garantito che l'impatto sarebbe stato sufficientemente violento da causare la morte o gravi ferite, e avrebbe ridotto la possibilità di eventuali testimoni indipendenti. Il Dr Fishwick suggeriva che uno dei modi per provocare l'incidente sarebbe stato quello di distrarre l'autista tramite un fucile a flash stroboscopico, uno strumento che occasionalmente viene utilizzato dalle forze speciali per, ad esempio, disorientare piloti di elicotteri o terroristi, e sul quale vengono informati gli agenti dell'MI6 durante il loro addestramento. In breve, questo scenario mostra una rimarchevole similitudine con le circostanze e le testimonianze dell'incidente che uccise la Principessa di Wales, Dodi Al Fayed e Henri Paul. Credo fermamente che questo documento dovrebbe essere fornito dall'MI6 al giudice che indaga su queste morti e che potrebbe fornire delle piste che egli potrebbe seguire. Durante il servizio prestato per l'MI6, ho anche appreso ufficiosamente e di seconda mano, dei legami tra l'MI6 e la Casa Reale. All'MI6 viene spesso richiesto dalla Casa Reale (normalmente attraverso il Foreign Office) di procurare informazioni su possibili minaccie ai membri della Famiglia Reale durante i suoi viaggi oltreoceano. Questo servizio viene frequentemente richiesto allargando anche ai servizi alleati (come la CIA) l'incarico di sorvegliare i membri della Famiglia Reale, ovviamente per proteggerli.
Questo era il caso della Principessa di Wales che spesso insisteva nel non avvalersi della protezione personale anche quando si recava oltremare. Nonostante che i contatti tra l'MI6 e la Famiglia Reale fossero ufficialmente tenuti solo attraverso il Foreign Office, appresi, mentre ero nell'MI6, che c'erano contatti diretti ufficiosi tra alcuni agenti anziani ed influenti dell'MI6 e membri anziani della Casa Reale. Non ho visto documenti ufficiali su quest'argomento, ma sono convinto che l'informazione è corretta. Credo fermamente che i documenti dell'MI6 fornirebbero traccie importanti sulla natura dei loro collegamenti con la Casa Reale e che porterebbero informazioni vitaliu sulla sorveglianza da parte dell'MI6 sulla Principessa di Wales nei giorni precedenti la sua morte.Mentre ero nell'MI6 ho anche appreso che uno dei "paparazzi" che normalmente seguiva la Principessa di Wales era un membro dell'UKN, un piccolo corpo di agenti part-time dell'MI6 che forniscono vari servizi all'MI6 come ad esempio la sorveglianza e le perizie fotografiche. Non conosco l'identità di questo fotografo o se fosse presente al tempo dell'incidente mortale. Tuttavia penso che analizzando le carte dell'UKN si potrebbe risalire alla sua identità e potrebbe permettere all'inchiesta di seguire o scartare delle piste di indagine. Il venerdì 28 agosto 1998, fornii molte di queste informazioni al giudice Herve Stephan, il giudice francese incaricato delle indagini sull'incidente. Le misure che hanno preso l'MI6, la CIA e il DST, per impedirmi di fornire questa testimonianza ed in seguito di parlarne, lasciano intendere che abbiano qualcosa da nascondere. Il venerdì 31 luglio 1998, poco prima dell'appuntamento con il giudice Herve Stephan, il DST mi arrstò nella mia camera d'albergo a Parigi. Nonostante io non avessi precedenti di condotta violenta, venni arrestato con una tale ferocia che mi ruppero una costola. Venni portato al quartier generale del DST ed interrogato per 38 ore. Nonostante le mie ripetute richieste, non mi venne fornita nessuna giustificazione per l'arresto e non mi venne mostrato alcun mandato. Nonostante sia stato rilasciato senza essere incriminato, il DST mi confiscò il computer portatile e la mia agenda elettronica. Questi consegnarono il materiale all'MI6 che lo riportò in Inghilterra. Questi oggetti, detenuti da loro illegalmente, mi furono restituiti solo dopo sei mesi e questo mi provocò danni e costi finanziari. Il venerdì 7 agosto 1998 mi imbarcai in un volo della Qantas all'aeroporto internazionale di Auckland, Nuova Zelanda, per volare a Sydney, in Australia dove ero atteso per una intervista televisiva presso la televisione australiana "Channel Nine" Ero seduto, pronto al decollo, quando un agente si avvicinò all'aereo e mi disse di scendere. Sulla scaletta mi disse che la compagnia aerea aveva ricevuto un fax "da Camberra" che diceva che c'era un problema con i miei documenti di viaggio. Ho chiesto subito di vedere il fax ma mi venne detto che era "impossibile". Penso perché il fax non esisteva. Si trattava di un tucco per mantenermi in Nuova Zelanda cosicché la polizia neozelandese avrebbe potuto fare qualcosa contro di me. Sono tornato nella mia camera d'albergo ad Auckland per mezz'ora quando la polizia neozelandese e il NZSIS, il servizio segreto neozelandese, mi arrestarono. Dopo esser stato trattenuto e perquisito per tre ore, mi sequestrarono tutto quello che era avanzato dal sequestro della DST francese. Ancora una volta dovetti aspettare sei mesi per riavere le mie cose. Inoltre, poco dopo aver offerto la mia testimonianza al giudice Stephan, venni invitato a parlare di questa testimonianza in una intervista televisiva dell'americana NBC. Ho volato da Ginevra all'aeroporto John Fitzgerald Jennedy il sabato 30 agosto per concedere l'intervista a New York il seguente lunedì mattina. Poco dopo l'arrivo all'aeroporto JFK, il comandante dell'aereo svizzero disse a tutti i passeggeri di tornare ai loro posti. Quattro agenti dell'ufficio immigrazione entrarono nell'aereo, vennero direttamente al mio posto e mi scortarono fuori dall'aereo. Venni portato al centro di detenzione dell'immigrazione, venni fotografato, mi presero le impronte, mi legarono ad una sedia per sette ore, mi fornirono di documenti per la deportazione (allegato 1) e mi rimisero sul primo aereo per Ginevra. Non mi venne permesso di fare nessuna telefonata a quelli della NBC che mi stavano aspettando nell'aeroporto. Gli agenti dell'ufficio immigrazione degli USA - che erano tutti comprensivi per la mia condizione e che si scusavano per il cattivo trattamento - ammisero apertamente che stavano agendo su istruzioni della CIA. Nel gennaio di quest'anno ho prenotato uno chalet nel villaggio di Samoens sulle alpi francesi, per fare dieci giorni di snowboard con i miei genitori. Ho preso i miei genitori dall'aeroporto di Ginevra in una auto in affitto la sera dell'8 gennaio e mi sono diretto alla frontiera francese. Al posto doganale francese, la nostra auto è stata fermata ed io sono stato arrestato. Quattro ufficiali del DST mi hanno tenuto per quattro ore. Alla fine di quell'interrogatorio, mi vennero consegnati dei documenti per la deportazione (allegato n. 2) e mi venne ordinato di tornare in Svizzera. Da notare che sui documenti la mia destinazione presunta era stata cambiata da "Chamonix" a "Samoens". Questo avvenne perché quando la prima volta mi venne chiesto da un giovane agente del DST dove fossi diretto, gli avevo detto che la mia destinazione era "Chamonix". Quando un collega anziano arrivò dopo circa un'ora, barrò la scritta e la cambiòl in "Samoens", senza nemmeno chiedermene conferma. Penso che questo fosse dovuto al fatto che l'MI6 li aveva informati sulla mia vera destinazione, avendo desunto l'informazione dalle intercettazioni sul telefono dei miei genitori in Inghilterra. La mia interdizione dalla Francia è completamente illegale secondo la legge europea. Ho un passaporto inglese ed ho diritto a muovermi liberamente all'interno dell'Unione Europea. L'MI6 ha fatto un accordo col DST al fine di impedirmelo, ma non hanno utilizzato nessun mezzo legale riconosciuto per impedirmi di viaggiare liberamente. Penso che il DST e l'MI6 mi abbiano estromesso dalla Francia per impedirmi di fornire ulteriori prove al giudice Stephan cosa che, a quel tempo, pensavo di fare. Qualsiasi sia stato il ruolo dell'MI6 negli eventi che hanno portato alla morte della Principessa di Wales, di Dodi Al Fayed e di Henri Paul, sono assolutamente certo che nei loro archivi vi sono prove sostanziali che si dimostrerebbero cruciali per stabilire le cause esatte di questa tragedia. Penso che si siano abbastanza sbilanciati per ostruire il corso della giustizia, impedendomi di parlare e di viaggiare, e questo mi conferma nella convinzione che abbiano qualcosa da nascondere. Ritengo che andrebbe rimosso il segreto di Stato sui documenti dell'MI6, nel pubblico interesse, per scoprire una volta per tutte la verità dietro a questi eventi drammatici e storicamente decisivi.

Richard Tomlinson 

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