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Come evitare il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 27 ottobre 2018

L’acefalo non è un pesce.


L’acefalo non è un pesce.

di Marco Saba, 27 ottobre 2018
http://www.agraria.org/pesci/cefalo1.jpg
Esempio di Cèfalo.


Più è alto il debito pubblico e più è alta la ricchezza dei redditieri, ovvero di quelli che creano denaro dal nulla, fuori bilancio, per far pagare ad un popolo acefalo la sua ben meritata schiavitù.

Quando i banchieri nei secoli passati si resero conto che i loro trucchi contabili erano ormai fuori dalla portata intellettuale delle decadenti famiglie monarchiche, inventarono la macchina del parlamento con annesso debito pubblico. Infatti, mentre i re potevano ripudiare il debito - come accadde nel caso del re di Francia, di quello d’Inghilterra e di quello di Napoli, verso i banchieri fiorentini Bardi, Peruzzi, Acciajuoli e Scali - così non avviene, normalmente, quando il debito diventa “pubblico”, ovvero “nazionale” come si dice nel mondo angloamericano. Quando cioè la sovranità d’indebitarsi (?) passò dalle monarchie al popolo tramite il Parlamento che è l’istituzione principe nata per garantire i redditieri nati stanchi sulla solvibilità del paese e non, come viene ingenuamente creduto, per rappresentare la volontà politica dei cittadini. Viene fatto eleggere chi meglio potrà garantire gli interessi dei rentiers. E’ la libertà, uguaglianza e fratellanza massonica, bellezza ! La frase in testa a questo articolo rappresenta la mia risposta all’avv. Marco Mori che insiste sui social a dire: “Più è alto il debito pubblico e più è alta la ricchezza complessiva.” Un po' come la statistica di Trilussa: se io ho due polli e tu nessuno, nel complesso abbiamo un pollo a testa !

La compagnia degli acèfali, che non sono pesci, si ingrandisce sempre più, coinvolgendo ormai tutti gli strati sociali, dal vetero marzista al neokeynesiano scalzo, passando dagli intellettuali in cerca di autore agli economistici che puntano a sistemarsi sposando qualsiasi baggianata faccia piacere ai banchieri-redditieri. Questa marea disgustante di Boldrin, Marattin, Zingales e compagnia cantando, rischia di contaminare i pochi cervelli non ancora all’ammasso attraverso il megafono stonato di un governo che prospetta come grande successo l’aver ottenuto il 2,4% di deficit anziché, per esempio, costituire una commissione d’inchiesta e revisione del debito pubblico, come già hanno fatto stati dove non hanno cittadinanza i Casini e i Cacciari vari nostrani. Dobbiamo liberarci di - e segnare a dito - questi imbonitori nostrani che ci distolgono quotidianamente dall’obiettivo principale, la sovranità del nostro popolo, che è anche il traguardo di tutti gli altri popoli coi quali potremo convivere pacificamente. E invece siamo piantati in una foresta pietrificata dove l’esercito dei grigi, i burocrati senza scadenza, i boiardi, remano anche loro per farci rimanere nel medioevo della gleba. Alla proprietà del campo, che legava il contadino alla terra, si è sostituita l’acquisto della casa col mutuo, che lega il cittadino per decenni ad un debito di non si sa che cosa, ma comunque il doppio, per aver ottenuto da una banca un falso in bilancio trasformato in denaro corrente.

Mentre la popolazione si avvia verso la povertà, l’intera Europa istituzionalmente aristocratica vede nello status dell’Africa odierna un traguardo facilmente raggiungibile nel prossimo futuro (vedi Grecia). Le due classi, i benissimo-stanti ed i miserabili, si allontanano sempre di più e aumenta la forbice pre-rivoluzionaria. “Aristocratici di tutta Europa, unitevi !” - ci dice questa marmaglia. Le alternative che vedo sono due: o questo governo alza il tiro fino agli obiettivi davvero importanti per il nostro paese, o verrà scalzato da una popolazione delusa e inferocita. Ormai anche gli immigrati africani hanno capito che il trucco del comando politico sta nella moneta bancaria: da loro l’apolide franco CFA, da noi l’apolide euro. Le aristocrazie europee che guardano il loro ombelico saranno sempre unite contro popoli confusi e disorientati. Per questo li confondono e disorientano, aumentando lo stato di polizia per verificare che nessuno possa fiatare contro il Moloch. Viceversa, il compito dei popoli è di capire il maggior comune denominatore e concentrare le loro energie per unirsi, a livello internazionale, e combattere i falsari al potere. I pupari che muovono le fila al riparo delle loro logge, porticati, stanze a porte chiuse, temono il risveglio popolare che è scritto nel marmo del destino. Si tratta di persone che andrebbero curate: non hanno capito che un sistema un po’ più giusto converrebbe anche a loro. Le guerre, infatti, inquinano tutto il pianeta che, come sapevamo dai tempi di Aristarco di Samo, 290 A.C., è un globo che gira intorno al Sole. Possiamo fàrcela aumentando un po’ la consapevolezza collettiva e cercando su internet quelle informazioni, quelle risorse e quei collegamenti necessari che, me lo auguro, ci porteranno all’evoluzione e fuori da questo stantìo medioevo. Facciamo una riflessione, come direbbe l’attivista Konare.