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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 1 dicembre 2011

Ci conviene rimanere nella zona euro ?


Ci conviene rimanere nella zona euro ? 

Riflessioni di Massimo Costa (*) sulla crisi economica

commenta!12 novembre 2011| Osservatorio Sicilia
costaL’inflazione e la svalutazione non sono la panacea di tutti i mali, come qualcuno oggi, giustamente esasperato dall’euro, sta iniziando a dire.
Diciamo più sotto tono che sono “strumenti” di politica monetaria che, sapientemente usati, possono servire, male usati, possono essere devastanti. Anche se, devastanti per devastanti, meglio che li usi un governo che non una banca che, con un click, crea inflazione e, così facendo, sposta ricchezze reali dalle nostre alle loro tasche.
Ma questi strumenti – ripeto da non idealizzare – non sono più nelle nostre mani, in ogni caso.
Qualche giorno fa, su un noto sito di informazione alternativa, è uscito un lungo saggio di Barnard sul “Più grande crimine”, pieno di grandi verità e di qualche errore non da poco, nonostante abbia avuto l’aiuto di economisti nel redigere questo saggio. Uno di questi, a mio avviso, è di considerare gli USA un paese a moneta sovrana, a differenza dell’Europa. Credo si tratti di un grosso errore. La Federal Reserve non prende ordini dal Tesoro o dal Presidente degli Stati Uniti. Semmai, mi si passi l’azzardo, è il contrario. Quindi anche gli USA sono un paese che ha demandato ad un’autorità esterna, lì del tutto privata, qui in Europa “tecnocratica”, almeno in apparenza, la propria politica monetaria.
In occidente i paesi “sovrani” nella propria politica monetaria semplicemente non esistono.
E comunque, se anche lo ridiventassimo, la soluzione non è – come dice Barnard – di creare moneta a go go e togliere così tasse e debito. La soluzione è sempre quella di creare la moneta che serve, solo quella che serve, ma E QUESTO E’ IMPORTANTE, non farla creare alle banche private, ma farla creare direttamente allo Stato.
Poi può restare un’autorità monetaria indipendente, anzi forse è meglio che resti tale. Ma l’immissione di denaro nuovo nel sistema devono farlo gli stati, non le banche. Altrimenti si genera sistematicamente un debito impagabile per definizione. E’ questa la grande truffa organizzata da denunciare.
Poi, se lo stato crea la moneta, e non le banche private, tutto ciò potrebbe non bastare ancora. E allora si potrà parlare di tasse, di debiti, di tagli alla spesa pubblica, etc. Ma è una questione di mix. Non avendo più lo Stato le entrate monetarie, invece, questi altri strumenti, invocati da economisti pseudo-liberali e in mala fede, non potranno mai servire allo scopo. Il debito, per come è generato, è semplicemente impagabile. E quindi non va pagato. Mandando in malora gli investitori truffaldini che lo hanno inventato.
Io sono scandalizzato dalle grida, sempre più scomposte, delle autorità monetarie europee, sulla necessità di ricapitalizzare le banche.
Ricapitalizzare la banche? A spese di chi? Ma stiamo scherzando?
Ricapitalizziamo le famiglie, piuttosto, che ce n’è un gran bisogno.
Fanno bene i dimostranti a prendersela con la Banca d’Italia invece che con Berlusconi. Berlusconi è finito, o sta finendo. Non è lui il problema. Il problema è il governo che verrà, fatto di maggiordomi delle oligarchie finanziarie, come in Grecia e dappertutto, pronte a spremere tutto, pronte a venderci i figli, pur di non rinunciare ai loro privilegi.
Sveglia, ci stanno riducendo tutti alla schiavitù!
Qui o si restaura la democrazia o si muore.
E, purtroppo, non si può fare in questa Europa: è irredimibile. Primo: uscirne al più presto, costi quel che costi, tanto i costi della permanenza saranno in ogni caso ben maggiori. Secondo: con calma, pensare ad una forma di integrazione nuova, basata sulla coesione, sulla solidarietà, su una vera democrazia continentale. Oggi l’Europa che ci strangola con il debito è la stessa che affossa i contadini siciliani con il consenso colpevole, per non usare una parola più pesante, di qualche nostro pseudo eurodeputato. Via da Bruxelles e da Francoforte, prima che sia troppo tardi.
*(docente di Economia Aziendale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Palermo)

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