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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

venerdì 20 gennaio 2012

Pareggio di bilancio in Costituzione? Solo marketing


D'Alessio, Roma Tre: il pareggio di bilancio in Costituzione? Solo marketing

bilancioSolo marketing e poco altro. E’ questo il netto giudizio sul pareggio di bilancio in Costituzione dato da Lidia D’Alessio, professore ordinario di Economia aziendale presso Roma Tre, esperta di programmazione e controllo delle amministrazioni pubbliche. Nel ddl costituzionale, appena approvato in prima lettura dal Parlamento, c’è molta propaganda e poca sostanza: non servirà in alcun modo a cambiare la situazione dei nostri conti pubblici.
Il pareggio di bilancio in Costituzione è un modo per garantire la stabilità dei conti pubblici?
La questione è molto articolata. Ma, se la mettiamo in questi termini, la risposta è no: il pareggio di bilancio in Costituzione non serve a garantire che i problemi dei conti pubblici siano risolti. E questo avviene per diversi ordini di ragioni.
Quali?
Prima di tutto non si dice a quale bilancio si fa riferimento. Mentre nel privato il bilancio è unico ed è quello di esercizio, che viene fatto alla fine di ogni anno e che dà conto della gestione dell’azienda, nel pubblico la situazione cambia. Ci sono almeno due bilanci e quello principale non è quello di esercizio, che si fa alla fine di un periodo, ma quello di previsione, che viene fatto in anticipo.
Perché è più importante?
Perché è il bilancio autorizzatorio. Il Parlamento deve approvare i conti prima affinché ci sia la possibilità da parte delle amministrazioni di lavorare. Inoltre, se ci riferiamo al bilancio di previsione sorge un altro problema.
Quale?
Parlare di pareggio di bilancio per quel bilancio è banale, perché da sempre, dall’unità d’Italia, il principio contabile di bilancio dice che il bilancio di competenza è in pareggio. E anche quello di cassa deve essere chiuso in pareggio o in avanzo. E questo avviene per lo Stato, per le Regioni, per gli enti locali, per le Asl.
Se parlassimo, invece, del rendiconto?
La questione sarebbe diversa. Ma se a rendicontazione i bilanci non sono in pareggio nessuno lo va mai a controllare. Se ci dicessero “vogliamo trovare il bilancio di rendicontazione in pareggio”, la questione sarebbe leggermente più chiara ma nemmeno esaustiva.
Perché?
Il bilancio dello Stato si definisce Zbbzero based budget. Perché in previsione, come abbiamo detto, è in pareggio, ma anche a rendicontazione si chiude sempre in pareggio, perché è un bilancio nel quale si accresce una voce di entrata come ammontare necessario a coprire il deficit.
E come si accrescono le entrate?
Se io ho debiti per un miliardo, accresco le entrate per un miliardo. E lo faccio emettendo titoli di Stato o accrescendo la quantità di moneta, quando questo si poteva fare. Per questo, dico che il pareggio di bilancio in costituzione è soprattutto marketing. Ci sono anche altre ragioni che lo dimostrano.


Ad esempio?
La seconda ragione è che in Italia esiste già l’articolo 81 della costituzione e che già oggi questo costituisce una tutela sufficiente. L’articolo 81 dice che già oggi il bilancio non può contenere nuove entrate e nuove spese. Se noi lo volessimo realmente, basterebbe applicare in maniera attenta l’articolo 81.
Invece?
Invece è stata creata prima la legge finanziaria e poi la legge di stabilità che servono, di fatto, ad aggirare l’articolo 81.   
Altre ragioni?
Mi pare manchi il metodo necessario a raggiungere il pareggio. L’attenzione del Parlamento e delle forze politiche non è mai indirizzata alla gestione della cosa pubblica o a ridurre gli sprechi. La loro è un’attenzione solo strumentale che punta a fare le scelte della manovra finanziaria o della legge di stabilità, per mantenere i privilegi e l’attenzione a particolari categorie sociali che garantiscono la sopravvivenza delle parti politiche.
Cosa occorrerebbe?
Se si volesse davvero monitorare il bilancio dello Stato bisognerebbe farlo, se non tutti in giorni, almeno in maniera trimestrale, come avviene per le aziende private. Ma non mi pare ci sia questa volontà.

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