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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 4 luglio 2013

Uscita dell’Italia dall’Euro: rischi limitati

I rischi di un’uscita dell’Italia dall’Euro sono limitati

di investireoggi .it
01/07/2013 13:01:51
I rischi di un’uscita dell’Italia dall’Euro sono limitati
(http://www.investireoggi.it) - Di George Dorgan, SNBCHF.com - I motivi principali di questo rischio limitato sono indicati sul Telegraph e nella teoria dei giochi di David Woo di BoA Merrill Lynch.

1. La Banca centrale d’Italia ha sufficienti riserve d’oro da poter evitare l’iperinflazione, in caso di uscita.
2. Al contrario della Spagna, la posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia è solo leggermente negativa, mentre quella della Spagna è negativa per il 92% del PIL.
3. Il debito pubblico e privato è al 260% del PIL, simile alla Germania e molto inferiore rispetto a Francia, Spagna o Regno Unito (debito totale UK). Con una ricchezza privata di € 8,6 trilioni di dollari, gli italiani hanno una ricchezza pro capite maggiore dei tedeschi
4. ”Il tasso di risparmio Italiano molto elevato e la ricchezza privata stanno a significare che qualsiasi shock sui tassi per lo più ritornerebbe indietro all’economia come maggiori pagamenti agli obbligazionisti italiani.”(Telegraph). Dopo i programmi LTRO e OMT di quest’anno, i principali detentori del debito pubblico italiano sono le banche italiane e i risparmiatori privati.
5. Nell’indicatore di sostenibilità del debito a lungo termine del FMI, l’Italia è al primo posto, a 4.1, davanti al 4,6 della Germania, 7,9 della Francia, 13,3 del Regno Unito, 14,3 del Giappone, e 17 degli Stati Uniti. Un approccio alternativo per la valutazione del debito a lungo termine, comprensiva del il debito implicito (come promesse pensionistiche, ecc), mostra un risultato italiano ancora migliore.
6. Un forte aumento dell’interesse nominale (se davvero accadesse) dopo l’uscita dell’euro dell’Italia causerebbe dei danniai mutuatari italiani molto inferiori che agli spagnoli, perché il livello dell’indebitamento privato in Spagna è più alto che in Italia.
7. Gli stati periferici con i loro 100 milioni di persone con basso PIL pro capite non sono abbastanza rilevanti da innescare un crollo dei grandi paesi in via di sviluppo come la Cina o l’India, con 2 miliardi di persone, o gli Stati Uniti, con i suoi 300 milioni di abitanti. Anche la crisi asiatica e il default russo nel 1998, che hanno colpito circa 2 miliardi di persone, non sono riusciti afar andare l’economia americana in recessione, al contrario, il prezzo del petrolio a buon mercato ha alimentato la fiducia dei consumatori degli Stati Uniti. Sei anni dopo la crisi finanziaria, i consumatori americani sono abbastanza forti da assorbire una crisi della periferia europea, in particolare quando i prezzi del petrolio rimangono relativamente a buon mercato. Certo, questo non significa che ci sarà una forte crescita, negli USA ci vuole ancora qualche anno per completare il de-leveraging (riduzione dell’indebitamento, ndt).
8. Il rischio principale è un deficit di capitale per le banche periferiche, ma a seguito delle osservazioni formulate all’inizio, il rischio sarà limitato, almeno in Italia. L’ESM potrà avere un ruolo temporaneo nel finanziamento a breve termine di alcune banche italiane, in cambio l’Italia prometterà di non dichiarare default sul suo debito. Il debito secondo la legge italiana dovrebbe essere ridenominato in Nuove Lire al cambio del 1.999, con un conseguente implicito haircut per i mutuatari stranieri. Il MES finalmente farà qualcosa di più utile che il finanziamento a lungo termine delle economie periferiche da parte del contribuente tedesco.
9. Wolfgang Münchau, dell’establishment pro Eurobond (FT ed Euro Intelligence) si è affrettato a rispondere ad una potenziale uscita italiana dall’Euro nell’edizione tedesca di Der Spiegel. Il suo primo argomento è che i contribuenti tedeschi dovrebbero ricapitalizzare le banche tedesche.
L’esposizione bancaria della Germania verso l’Italia era solo di 36 miliardi nel 2010, una piccola cifra rispetto ai rischi che la Germania di è assunta con l’ESM. Da allora, la Deutsche Bank ha coperto la propria esposizione dell’88%, e molte banche straniere hanno scaricato le obbligazioni italiane.
10. Come tutti sappiamo, le banche tedesche sono riuscite a scaricare il loro “rischi PIIGS” sui saldi Target2, sulla Bundesbank, cioè il contribuente tedesco. Pertanto, il rischio di una ricapitalizzazione delle banche tedesche è ormai trascurabile dal punto di vista dei contribuenti tedeschi. Dopo le operazioni LTRO del 2012, la maggior parte dei titoli di Stato italiani sono oggi detenuti dalle banche italiane o da famiglie italiane.
11. Secondo Münchau, se l’Italia fallisse, la Germania dovrebbe accollarsi miliardi di perdite dal sistema Target2. Il Target2 in precedenza era solo un meccanismo tecnico di compensazione (fonte Whelan BoE) tra gli Stati membri dell’area dell’euro. Grazie alla discussione, iniziata da Hans Werner Sinn, Münchau e il pensiero economico comune hanno accettato il fatto che quando un paese lascia l’euro, le passività Target2 del paese uscente giungono a scadenza. Al fine di spaventare i lettori tedeschi, Munchau segnala la peggiore delle ipotesi, e cioè che l’Italia non ripagherà affatto i suoi debiti Target2. Noi pensiamo che l’Italia vorrà rimanere un membro della comunità internazionale, anche nel caso di un’uscita italianadall’euro. Pertanto, un approccio più realistico sarebbe quello di pensare che l’Italia ripagherà le sue passività in euro nella nuova Lira italiana.
Sulla base dello scenario di Jens Nordvig di Nomura di una svalutazione della Nuova Lira del 27% in caso di un crollo dell’euro, noi stimiamo una svalutazione del 15-20% della Nuova Lira contro l’euro, nel caso di una uscita dell’euro dell’Italia. A luglio 2012, l’Italia ha delle passività Target2 per 274 miliardi di €. Se queste venissero ridenominate nella Nuova Lira, si avrebbe una perdita di 40-50 miliardi di € per la parte della Germania, corrispondente a solo il 2% del PIL tedesco.

ITALIA FUORI DALL’EURO – Noi pensiamo che l’Italia, a differenza dell’Argentina nel 2001 e della Spagna oggi, potrebbe sopravvivere a un euro exit senza grossi problemi. Data l’opinione pubblica e politica in Italia e in Germania questo scenario ha una elevata probabilità di accadere nei prossimi 2-3 anni. Un nuovo compito per l’ESM sarà quello di sostenere le possibili temporanee ricadute sulle banche periferiche. Dopo i problemi iniziali, l’euro si apprezzerà perché quando due dei membri più deboli, vale a dire la Grecia e l’Italia, saranno usciti dalla moneta comune, le economie italiana e europea si riprenderanno abbastanza rapidamente. Se l’Italia, tuttavia, non abbandonasse la zona euro, l’Italia e la Germania corrono il rischio di una recessione di lunga durata, in cui sia i consumatori che le imprese cercano di ridurre il debito e di consumare meno, i tedeschi, nel timore di futuri debiti via ESM, gli italiani in risposta alla sempre crescenti misure di austerità.
Quindi un’uscita italiana dall’Euro sarebbe davvero d’aiuto per la zona euro. Alla fine sarà la strada a decidere e non le istituzioni o gli strani economisti che contraddicono le loro stesse teorie economiche.
Post Scriptum: L’autore principale di questo blog parla italiano e ha vissuto in Italia per un lungo periodo di tempo. Gli Italiani fin dall’inizio non sono stati contentidell’euro, molti pensano che i prezzi sono aumentati notevolmente a causa dell’euro, ma gli stipendi reali, aggiustati all’inflazione, sono rimasti gli stessi. In Germania inizialmente l’atteggiamento anti-euro era lo stesso, ma è svanito con il tempo, quando i prezzi sono diventati relativamente più economici. In Italia l’opposizione contro l’euro non è mai sparita, dopo 12 anni di euro i prezzi al consumo sono spesso più elevati rispetto alla Germania, ma gli stipendi sono la metà o anche meno.

Articolo originale:  Repost: Italian Euro Exit: Why it Might Come in some Years and Why it Will Help the Euro Zone area
Repost: Italian Euro Exit: Why it Might Come in some Years and Why it Will Help the Euro Zone and Italy
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