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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 23 marzo 2014

EURO: FAMIGLIE RAPINATE DA PREDATORI PUBBLICI E PRIVATI

COMUNICATO STAMPA
EURO: FAMIGLIE RAPINATE DA PREDATORI PUBBLICI E PRIVATI (BANCHE, ASSICURAZIONI, 'CAPITALISTI' BOLLETTE E PEDAGGI) HANNO PERSO POTERE ACQUISTO RITMO 1.100 EURO L’ANNO, 11.054 EURO NEL DECENNIO.


Anche l’Ocse ha dovuto riconoscere la massiccia riduzione del reddito medio in Italia, pari nell’ultimo quinquennio a 2.700 euro rispetto al 2007 ed arrivato a 16.200 euro pro-capite nel 2012, con il più forte calo nell’Eurozona che ha registrato una perdita media di 1.100 euro.
Dall'ingresso nell'euro, è stata registrata una perdita secca del potere di acquisto (tardivamente riconosciute dalle statistiche ufficiali) pari a 11.054 euro per ogni famiglia (24 milioni), con un trasferimento di ricchezza stimato in 265,3 miliardi di euro, uscite dalle tasche dei consumatori e finite in quelle che hanno avuto la possibilità di determinare prezzi e tariffe (cartelli bancari ed assicurativi, società elettriche e del gas, municipalizzate, monopolisti delle bollette e dei pedaggi), al riparo da controlli contigue autorità di settore, manovrate dai ‘mandarini di Palazzo’.

L'effetto trascinamento del cambio lira-euro entrato in vigore dal primo gennaio 2002 (1.000 lire= 1 euro), con lo sciagurato tasso di cambio fissato a 1.936,27 lire ad euro (invece di un giusto tasso di 1.300 lire max per 1 euro), ha svuotato le tasche delle famiglie italiane, al ritmo di 1.100 euro l'anno di rincari speculativi, per un conto finale superiore a 11.000 euro pro-capite nell'ultimo decennio.
Adusbef e Federconsumatori avevano già monitorato gli aumenti sconsiderati da 'changeover' (complici i governi), con la lista di cento prodotti con il prezzo fissato nel dicembre 2001, ultimi giorni di vita della lira, come ad es. la penna a sfera aumentata del + 207,7%, seguita dal tramezzino (+198,7%) e dal cono gelato con (+159,7%), la confezione di caffè da 250 grammi (+136,5%), il supplì (+123,9%), un chilo di biscotti frollini (+113,3%), la giocata minima del lotto (+ 97,8%), aumenti vertiginosi su prodotti di largo consumo che hanno svuotato e saccheggiato le tasche delle famiglie, con un costo complessivo stimato in 11.054 euro pro-capite.
Il crollo dei consumi e le sofferenze economiche che ha colpito anche il ceto medio ed i redditi dei "benestanti" nel 2001,è dimostrato anche dallo studio Adusbef sulla capacità di spesa (Cds), pari in Italia a 119 nel 2001,tra le più elevate dei paesi europei superata da Inghilterra (120); Svezia (123); Belgio (124); Austria (126); Danimarca (128); Olanda ed Irlanda (134); Lussemburgo (235); più elevata di Francia; Germania e Finlandia (116).
Dopo 10 anni (2012), l'Italia (-16,8%) guida la classifica negativa della capacità di spesa (Cds) ridotta di 20 punti ed attestata a 99; al secondo posto la Grecia (-13,8% con la Cds che passa da 87 a 75); al terzo il Regno Unito (-8,3% con la Cds a 110; al quarto il Portogallo 7,4% che si attesta a 75; al quinto la Francia -6,9% con la Cds a 108; al sesto il Belgio a 119; mentre Austria (131); Germania (122); Svezia (129) e Lussemburgo (272) aumentano la capacità di spesa.
Adusbef e Federconsumatori propongono al Governo Renzi, l’unica possibile ricetta per "restituire potere di acquisto alle famiglie dissanguate".
1) la sterilizzazione totale di prezzi e tariffe per almeno 12 mesi; 2) il ravvedimento operoso sull'Iva ripristinando l'aliquota del 21%, in linea con la media Ue pari al 20,9%; 3) la riforma delle autorità vigilanti, che invece di contrastare monopoli, oligopoli e cartelli bancari, assicurativi, elettrici e del gas, ci sono andate a braccetto; 4) l'impegno ad aumentare la concorrenza, nel settore bancario, assicurativo, elettrico e del gas; 5) il rafforzamento della legge sulla class action, che con il danno punitivo può contrastare i predatori delle famiglie; 5) un taglio drastico del 10% della spesa pubblica, per finanziare gli investimenti e ridurre il debito pubblico di almeno 20 miliardi l'anno; 6) tetto di 239.000 euro l’anno agli stipendi dei manager pubblici, essendo intollerabile ad. es.,che Gorno Tempini A.D. di Cassa Depositi e Prestiti possa guadagnare 1,035 milioni di euro; 7) divieto assoluto di arbitrati e collaudi per i magistrati amministrativi (possibile fonte di corruzione giudiziaria); 8) drastico taglio ai ‘mandarini di Palazzo Chigi & dintorni’ e divieto di premi ed indennità, visto che 104 dirigenti della presidenza del Consiglio a 180.000 euro, hanno incassato ‘l’indennità di penna’ di 30.000 euro, sol perché hanno utilizzato le mail.
Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)
Roma, 22.3.2014

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