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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

martedì 19 maggio 2015

Video della conferenza sulla BAD BANK alla Camera

Conferenza sulla Bad Bank alla Camera, intervento di Marco Saba


Conferenza sulla Bad Bank alla Camera 

Sala della Regina, Palazzo di Montecitorio, 18 maggio 2015

Intervento di Marco Saba:

La proposta della “bad bank” è un ennesimo raggiro dell'oligarchia che domina il paese dietro le quinte, il cui scopo è quello di estrarre il massimo della ricchezza dalla platea prima che questa imbracci le armi. Gli economisti da sempre sono stati al servizio del potere dominante ed infatti quelli che fanno carriera e diventano famosi sono quelli le cui idee favoriscono e permettono lo status quo in cui c'è una classe enorme di sfruttati ed un piccolo club di fortunatissimi bari e falsari che approfittano ed abusano dell'ingenuità del pubblico.

Se ci pensate bene, appare evidente che lo scopo finale ed unico della scuola dell'economia neoclassica moderna sia quello di convincerci che l'equa redistribuzione delle risorse sia inattuabile o deleteria.

Il 23 marzo scorso l'economista Norbert Häring, intervenendo al seminario “Economia e Potere” alla Camera dei Lord a Londra, ha riassunto efficacemente la situazione: La moneta è "IL" Potere”. (Vedi: Economics as Superstructure https://rwer.wordpress.com/2015/03/26/economics-as-superstructure/ )

Così i poteri forti, che da sempre si industriano ed affannano a nascondere al popolo l'origine del loro potere, per impedire che venga loro sottratto, oggi fan di tutto per sopprimere o manipolare un dibattito libero ed aperto sulla moneta. E gli economisti ipocriti e ruffiani, i farisei moderni, dirottano l'attenzione del pubblico su questioni marginali o irrilevanti al fine di impedire che si scopra tra l'altro il meccanismo contabile con cui l'oligarchia dominante si appropria del “potere-moneta”.

Ci viene nascosto come funziona realmente il sistema bancario, la sua influenza sull'economia e specialmente l'arbitrarietà antidemocratica nella gestione dell'emissione di moneta e dell'allocazione della stessa all'interno dell'economia. La politica monetaria non passa il test dello scrutinio democratico e la sua enorme importanza nella società viene occultata al grande pubblico, nonché ai rappresentanti politici, sia dal mondo dei media che da quello dell'accademia.

Pensate che lo stesso Luigi Einaudi, primo governatore di Bankitalia sotto l'occupazione e poi presidente della Repubblica, ancora nel 1936 scriveva: “L'alto signoraggio, aperto o traverso, cadde in disuso dall'aprirsi dell'età moderna, sia perché meno agevole a prelevarsi nascostamente, sia perché instaurate imposte regolari, i prìncipi più non ebbero necessità di ricorrervi”. (Cfr: Scritti economici, storici e civili, Mondadori, 1983, pag. 470).
Ma cosa dice mai questo ennesimo bugiardo istituzionale ?
In un temerario comunicato di Bankitalia si legge addirittura che: "la Banca d'Italia continuerà a respingere le richieste di pagamento del reddito da signoraggio". E siamo nel 2015.

Lo scopo dell'inaudita affermazione einaudiana palesemente falsa, è quello di far credere alla plebe che il signoraggio sulla moneta sia stato sostituito, anziché addizionato, dalle imposte che oggi infieriscono per il 72%, sui contribuenti sia direttamente che attraverso i beni da questi acquistati. Non stupisce quindi ricordarvi che lo stesso onorevole Sibilia da anni – ANNI ! - aspetta inutilmente una risposta dal governo alla sua circostanziata interrogazione sul signoraggio (vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=XHEDYOCfuTI ). Lo stesso dicasi per quella dell'On. Di Pietro che ne chiedeva ragione già prima (Vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=j1cQVDtF-jw ).

Prima sulla carta stampata, poi oggi su internet, dei patetici individui sociopatici si ostinano a etichettare come complottisti, cospirazionisti o anche di peggio, quanti si interrogano su questa rapina primordiale che condiziona profondamente la vita del paese. Di fronte ad un debito pubblico di 2.100 miliardi, creato perché lo Stato, non a caso dopo l'assassinio di Aldo Moro, ha rinunciato definitivamente ad emettere cartamoneta statale lasciando questa lucrosa attività in esclusiva al cartello bancario privato, sarebbero cospirazionisti quanti si interrogano sulla proprietà – all'origine – di tutta la moneta che è stata messa in circolazione dai banchieri. Sani di mente invece sarebbero quanti hanno cospirato e cospirano perché questo cartello di pirati rimanga in piedi arrivando addirittura a cantare “Bella Ciao” alla Camera in occasione della privatizzazione definitiva di Bankitalia ! (Vedi: https://www.youtube.com/watch?v=_kzKzy-mKQE )

Ci troviamo cioè nella situazione paradossale in cui le banche emettono moneta creata dal nulla addebitandosela, senza prima accreditarsela, per poi pretendere che sia il pubblico a riempire il buco nero da esse stesse generato. E quando i governi, ignoranti e beceri in tema di sovranità monetaria, assecondano i disegni di questi personaggi, come da sempre fanno, non v'è magistratura o parlamento che tenga !

Tutti dietro al pifferaio magico della privata Bankitalia. Il risultato è che tutta la massa monetaria circolante in banconote o denaro elettronico, quello che avete sui conti, è stato speso per prima dalle banche stesse senza che queste - precedentemente - se ne siano assunte la proprietà e la relativa responsabilità fiscale.

Questo potere fondamentale, di creare tutto il denaro circolante a proprio favore e di addebitarlo alla società civile falsando i bilanci, una vera tassa occulta gigantesca,è stato denunciato dal magistrato Elman Rosanìa all'Ottava Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura il 24 marzo scorso. E il risultato ? Mi chiederete. Fino ad oggi, un silenzio assordante.

Se non vi opporrete con tutte le forze, e con tutte le intelligenze, a questo scempio permanente, se non pretenderete indietro la sovranità completa sul signoraggio, o almeno di tassare questo enorme guadagno, vi aspettate forse che i banchieri facciano un passo indietro autonomamente ?
“Il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, ricordava Lord Acton.

Se non si dà la sveglia alla società civile, i banchieri, giocando sul fatto che tutti rincorrono i soldi senza sapere che cosa sono, ovvero senza conoscerne l'attributo essenziale per qualsiasi tipo di sovranità effettiva - il signoraggio - poi non ci si deve stupire di leggere, come pochi giorni fa, Lord Adair Turner, ex capo della CONSOB del Regno Unito, che scrive addirittura di “moneta sovrana della BCE”! (Vedi: http://www.dw.de/ecb-could-solve-eurozone-crisis-leading-economist-says/a-18374668 )

Infatti, oggi è la Banca Centrale Europea che è il vero sovrano d'Europa, e il dittatore assoluto è Mario Draghi ! Se non ve la sentite di affrontare direttamente il dispotico sovrano non-eletto d'Europa, leggete almeno il libro “La banca, la moneta e l'usura: la Costituzione tradita”, scritto dal procuratore generale Bruno Tarquini nel 2002 ed edito da Controcorrente di Napoli. E' un libro che vi aprirà un mondo, un libro che, se non altro, ogni volta che viene inserito su Wikipedia nella pagina sul signoraggio, viene regolarmente cancellato dai miseri becchini ed intellettuali precari che la gestiscono.

L'Europa nel 1942 ha già avuto un precedente in cui una banca centrale tedesca gestiva la moneta unica. Vediamo dunque le differenze tra le due dittature:

Nazismo (1942): Programma: Stati Uniti d'Europa, eliminazione delle frontiere, moneta unica.
Capo politico: Hitler - Banca centrale: REICHSBANK - Sede della banca: Berlino
Moneta unica imposta nei paesi occupati: REICHSMARK
Il valore della moneta è garantito dalla produzione, lo sviluppo e la piena occupazione, non dall'oro.
Punizione per il rifiuto dell'adozione della moneta: deportazione nei campi di concentramento

EURISMO (2015): Programma: Unione Europea, eliminazione delle frontiere, moneta unica.
Capo politico: Jean-Claude Juncker - Banca centrale: BCE. Sede della banca: Francoforte.
Moneta unica imposta nei paesi "alleati": EURO.
Il valore della moneta è garantito dal debito pubblico (il baluardo delle rendite parassitarie) e dalle artificiali misure di austerità.
Punizione per l'accettazione dell'adozione della moneta: condanna a vivere in un Euro-campo
di concentramento senza futuro governato da banchieri-oligarchi “al riparo dalla democrazia"...

Concludendo, le banche oggi sono le creatrici di tutta la moneta digitale in euro e dovrebbero invece essere trasformate in quello che la gente crede davvero che siano: dei semplici INTERMEDIARI FINANZIARI. Per fare ciò è sufficiente restituire alla Tesoreria dello Stato la sua primaria funzione nativa dell'emissione di tutta la moneta necessaria direttamente - sostituendo altri tipi d'imposta - come suggerisce il bravo prof. Richard Werner all'Islanda. Ed io, modestamente, lo suggerirei anche fin da subito alla Grecia. (Vedi: “How to Turn Banks into Financial Intermediaries”, qui: https://www.scribd.com/doc/262235706/How-to-Turn-Banks-into-Financial-Intermediaries )

ATTENZIONE PERÒ: Oggi la Tesoreria dello Stato – anch'essa ! - è in mano a Bankitalia. Dal 1907 la Banca d'Italia infatti gestisce la Tesoreria senza che sia mai stata fatta una pubblica gara e l'incarico – nel silenzio-assenso del Parlamento – si rinnova tacitamente ogni vent'anni.
Concludendo, per salvare le finanze pubbliche e le tasche dei cittadini occorre perciò, preventivamente – mi raccomando – restituire la gestione della Tesoreria dello Stato allo Stato. Dopodiché riaffidare allo Stato - o almeno tassare - la rendita monetaria effettiva.

Grazie per la vostra attenzione.

domenica 17 maggio 2015

Dittature a confronto: Nazismo ed Eurismo

Dittature a confronto, tra Nazismo ed Eurismo



NAZISMO (1942)
Stati Uniti d'Europa
Eliminazione delle frontiere
Moneta unica europea
Capo politico: Hitler
Banca centrale: REICHSBANK (pubblica)
Sede della banca: Berlino, Germania
Moneta imposta nei paesi occupati: REICHSMARK
Il valore della moneta è garantito dalla produzione,
lo sviluppo e la piena occupazione (dal lavoro, non dall'oro)
Punizione per il rifiuto dell'adozione della moneta:
deportazione in campi di concentramento


EURISMO    (2015) 
Unione Europea
Eliminazione delle frontiere
Moneta unica europea                                 
Capo politico: Juncker             
Banca centrale: Banca Centrale Europea (BCE, privata)
Sede della banca: Francoforte, Germania
Moneta imposta nei paesi "alleati": EURO
Il valore della moneta è garantito dal
debito pubblico e dall'austerità
Punizione per l'accettazione dell'adozione
della moneta: condanna a vivere in un Euro-campo
di concentramento
governato da banchieri-oligarchi
"al riparo dalla democrazia"...

sabato 16 maggio 2015

Interventi di Rosania, Saba e Sibilia all'assemblea UniCredit a Roma

ASSEMBLEA UNICREDIT 2015 - Trascrizione dell'ntervento di Elman Rosania 
« Signor Presidente, Signori Amministratori, Sindaci, Azionisti e Partecipanti tutti,
eccepisco gravi vizi nel bilancio di esercizio al 31.12.2014 perché l’atto contabile non considera tra l’altro il MOR (Margine Operativo Reale) di Unicredit spa e del Gruppo Unicredit.
In verità la Banca ha creato denaro virtuale (“commercial bank money”, come definito già nel 2000 dal compianto Padoa Schioppa membro della Banca Centrale Europea - BCE) usato preminentemente per impieghi e prestiti alla clientela, che non è stato preventivamente annotato nella parte attiva del bilancio al 31.12.2014.
Invece quel denaro appena creato va inserito tra gli assets di bilancio di Unicredit e una volta computato produce un importante utile - e conseguente dividendo - ben superiore a quello indicato con delibera del 12.03.2015 dai membri del Consiglio di Amministrazione, i quali propongono all’odierna assemblea degli azionisti di approvare l’esercizio al 31.12.2014 con l’utile di 79.774.102,79 in base al bilancio della capogruppo Unicredit spa (mentre risulta 2 miliardi di euro l’utile del Gruppo Unicredit), destinando:
  • ad ognuna delle n. 2.449.313 azioni di risparmio (ex articolo 32.1 lett.b dello Statuto), quale dividendo privilegiato di 0,315 in danaro, la somma di euro 771.533,60 per l’esercizio 2014 e la somma di euro 1.543.067,19 per l’esercizio 2013 (nel quale - rammento - il Gruppo Unicredit ha conseguito il massimo di perdita storica con 13,96 miliardi di euro) e per l’esercizio 2012;
  • alle iniziative di carattere sociale, assistenziale e culturale euro 6.000.000,00;
  • alla riserva connessa al sistema di incentivazione a medio termine per il Personale del Gruppo euro 50.000.000,00;
  • alla riserva statutaria euro 21.459.502,00.
Pertanto nella parte attiva dello stato patrimoniale e nel conto economico e rendiconto finanziario del bilancio al 31.12.2014 manca alla voce di pertinenza “Liquidità Generata” l'accredito della somma del denaro creato, che si ritiene essere almeno equivalente ai crediti-prestiti alla clientela per 220,64 miliardi di euro secondo il bilancio della capogruppo, che si elevano a 470,56 miliardi di euro - dopo l’ennesima riclassificazione annuale - secondo il bilancio consolidato del Gruppo.
In sostanza Unicredit quando, ad esempio, presta un milione di euro, prima lo crea a proprio favore, tramite un atto decisionale interno, e poi lo da in prestito versandolo sul conto del cliente; nel caso esemplificativo, quindi, non è vero che la Banca va sotto di un milione di euro, in quanto la contabilità di bilancio omette di riportare la proprietà del denaro virtuale, che dovrà risultare di proprietà della banca prima di essere prestato.
Così, sempre con riferimento al precedente esempio del prestito del milione di euro, tutto quello che rientra in Unicredit tra capitale ed interessi costituisce un guadagno stratosferico e smisurato della stessa banca, dal quale va tolta la quota parte del relativo costo d'esercizio.
E se Unicredit ha avuto costi operativi per 5,64 miliardi di euro per la capogruppo e ha creato 220,64 miliardi di euro di prestiti alla clientela, il costo della “creazione del denaro virtuale” della Banca per ogni milione di euro risulta essere di euro 25.572,00, cioè il 2,25% (mentre è euro 30.006,00 - il 3% - se si considera il bilancio consolidato con costi operativi di 14,12 miliardi di euro e prestiti alla clientela di 470,56 miliardi di euro).
La differenza tra il valore nominale del denaro virtuale creato da Unicredit e il suo costo per l’emissione varia quindi tra il 97,75% e il 97% e costituisce l’indice di “redditività della moneta occulta”, equiparabile alle cd. «entrate invisibili» menzionate dal compianto Enrico Cuccia - storico Presidente di Mediobanca - quando nel 1931 con la «Memoria relativa a recenti pubblicazioni sullo svolgimento del piano quinquennale dei sovieti» egli scriveva che «la Russia non ha alcuna delle cosiddette entrate 'invisibili' dei Paesi capitalistici» (cfr. pagina 66 del libro "Cuccia e il segreto di Mediobanca" di Giorgio La Malfa, edito a giugno 2014 da Feltrinelli); e questo indice di “redditività occulta” varia a seconda dei costi operativi di emissione della moneta virtuale non contabilizzata nei bilanci delle diverse banche interessate dal fenomeno.
Pertanto al risultato lordo dell'esercizio al 31.12.2014 di Unicredit vanno aggiunti i “ritrovati” 220,64 miliardi di euro (470,56 miliardi di euro secondo il bilancio consolidato) e quindi l’utile lordo della capogruppo si eleva al totale di 221,14 miliardi di euro - mentre l’utile lordo del Gruppo Unicredit è 472,56 miliardi di euro - per la qualcosa si chiede di apportare le relative rettifiche con il ricalcolo del nuovo e maggiore utile e conseguente dividendo da distribuire all’azionariato (le cui principali quote di 5,011% e 4,655% del capitale sociale sono rispettivamente detenute dagli azionisti esteri Aabar Luxemburg s.a.r.l. e Black Rock Inc. che verrebbero beneficiati - più degli altri - dal riparto del nuovo e maggiore dividendo da utile societario).
Inoltre poiché ho ritrovato/scoperto il denaro virtuale non contabilizzato nel bilancio al 31.12.2014, procurando benefici al contesto societario, chiedo ad Unicredit e ai suoi soci (e amministratori e dirigenti) la corresponsione del relativo premio previsto dall’articolo 930 del codice civile nella misura del 5% («solo del ventesimo») sui ritrovati 220,64 miliardi di euro (470,56 miliardi di euro a dati del bilancio consolidato) e comunque su ogni effettiva somma connessa alla creazione di moneta virtuale non contabilizzata all'origine nella parte attiva del bilancio, come peraltro indicato e richiesto nella lettera inviata nella giornata odierna ai vertici della Banca (Giuseppe Vita, Federico Ghizzoni, Maurizio Lauri) e delle Autorità di Vigilanza - Ignazio Visco Governatore della Banca D’Italia e Giuseppe Vegas Presidente della Consob - della quale chiedo l’allegazione al verbale dell’assemblea ordinaria quale parte integrante di questo intervento.
Vi ringrazio per avermi ascoltato e buon proseguimento dei lavori »


ASSEMBLEA UNICREDIT 2015 - Intervento di Marco Saba (IASSEM)

Trascrizione dell'intervento di Marco Saba

Signor Presidente, Amministratori, Sindaci, cari Azionisti e caro dottor Motta di Deloitte,
sono l'azionista di minoranza Marco Saba ed intervengo confermando quanto prima rivelato dall’azionista Elman Rosania e, a proposito dell'utile d'esercizio, sottopongo alla vostra attenzione l’importante tema della corretta contabilizzazione della moneta creata dalle banche, che è foriero di importanti vantaggi per il nostro Istituto e di beneficio per gli azionisti e l’intero Paese.
La questione riguarda la ben nota vicenda della nuova liquidità che ogni Banca arriva a generare anche attraverso il meccanismo dei prestiti alla clientela con contemporanea erogazione delle relative somme attraverso depositi bancari.
In particolare, si rileva che nel bilancio 2014 non risulta correttamente contabilizzata la liquidità creata da UniCredit e utilizzata per impieghi e prestiti sia alla clientela che alle banche come si desume per inferenza dalla voce “crediti verso clienti” e “crediti verso banche” dello Stato patrimoniale del bilancio della capogruppo e del consolidato.
Questo denaro creato, impiegato per effettuare impieghi e prestiti, non è stato contabilizzato nelle attività bancarie all’atto della sua creazione, rendendo per tale ragione incompatibile, rispetto ai principi di contabilità IAS-IFRS, l’iscrizione degli impieghi verso clienti e banche tra le voci dell’attivo di bilancio.
Si tratta, a ben vedere, di una liquidità effettiva ovvero di moneta legale dal momento che la stessa, una volta erogata a beneficio dei clienti sotto forma di prestiti, va ad alimentare i depositi bancari che la Banca Centrale Europea annovera all’interno dell’aggregato “M1” come componente dell’offerta di moneta.
Peraltro, in base alla definizione ufficiale di “asset” indicata dagli IFRS, riportata nella sezione 2, paragrafo 2.6-2.36 dello Statement of Financial Accounting Concepts emesso dallo IASB, un’attività è definita come «una risorsa controllata da una entità in quanto risultante da eventi passati» e dalla quale la stessa può aspettarsi benefici economici futuri.
E’ quindi evidente che, in assenza della preventiva contabilizzazione della massa monetaria creata dalla banca, il bilancio d’esercizio non risulta conforme a quei principi internazionali sanciti dagli IAS-IFRS ai quali la nota al bilancio dichiara di fare riferimento.
A conferma di ciò il FASB (l’organismo che gestisce il Financial Accounting Standard) afferma che al momento dell’erogazione di un prestito la banca deve accreditare le somme nel conto di deposito acceso a favore del cliente attraverso un pagamento in cash, cosa possibile solo se la moneta creata viene preventivamente contabilizzata dalla banca.
Pertanto, da una stima operata dal mio gruppo di lavoro sulla base di un'analisi contabile comparata di documenti pubblicamente disponibili, si è potuto constatare che i Crediti verso Clientela e i Crediti verso Banche risultanti dal bilancio consolidato 2014 del nostro Istituto non derivano direttamente da liquidità precedentemente pervenuta alla banca e non può che derivare da nuova liquidità, creata appositamente da UniCredit all’atto dell’erogazione dei prestiti. Infatti, oggi le banche contabilizzano i prestiti in modo del tutto difforme da quanto effettuano gli altri operatori del mercato e le imprese finanziarie non-bancarie che, queste sì, seguono le disposizioni dei principi contabili IAS-IFRS.
Affinché il credito erogato possa dunque correttamente essere contabilizzato come un componente delle attività della banca è necessario procedere alla preventiva contabilizzazione della nuova liquidità creata che ha consentito alla banca stessa di erogare il prestito.
Il corretto trattamento di questa operazione richiede dunque l’iscrizione di una voce di cassa e disponibilità liquide a fronte di una sopravvenienza attiva da riportare come componente positiva del reddito d’esercizio relativamente ai bilanci 2014 comparati - secondo la IAS 8 - con quelli degli anni precedenti.
Il citato denaro creato, una volta inserito negli assets dei bilanci del Gruppo, potrà produrre, al netto delle tasse, significativi benefici ed utilità a tutto l’azionariato societario.
E’ doveroso ricordare che il tema della corretta contabilizzazione della moneta creata dalle banche commerciali attraverso il meccanismo dei prestiti è ormai all’ordine del giorno di organismi internazionali e studiosi di settore. Solo per citare alcune fonti ufficiali, va ricordato che nel novembre 2014, il Parlamento inglese ha reso noto un dato della Banca d’Inghilterra in base al quale il 97% della massa monetaria detenuta dal pubblico è in forma di depositi bancari creati dalle banche commerciali attraverso l'erogazione creditizia.
In linea con queste evidenze, nel dicembre 2014 Richard Werner (Professore di International Banking all’Università di Southampton) ha confermato quanto rivelato dalla Banca centrale inglese e ha pubblicato un paper scientifico proponendo di togliere alle banche commerciali il diritto di create moneta dal nulla; Werner ha citato anche l'esempio di creazione di denaro che interviene quando le banche si ricapitalizzano acquistando obbligazioni proprie (vedere anche la questione dell'autocartolarizzazione).
Su posizioni ancora più radicali si pone il noto studioso americano Michael Schemmann (direttore dell’Istituto internazionale dei dottori commercialisti) che nel 2012 - nel libro “Accounting Perversion” - propone la radicale cancellazione dai bilanci bancari dell’importo relativo ai crediti verso clientela con contestuale riduzione del capitale netto per un pari importo. In sostanza, un giubileo universale con l'annullamento di tutti i debiti nei confronti delle banche.
E queste posizioni prevedono di accentrare il potere di creare la moneta virtuale, in alternativa, o alla Banca Centrale o ad una Tesoreria gestita dallo Stato.
Richiamando tali evidenze, lo IASSEM (l’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria) da me presieduto, sulla scorta di quanto rilevato da Elman Rosanìa, ha elaborato una “terza via” - più realistica e meno invasiva per il sistema bancario - che si basa sull’emersione della moneta creata dalle banche e relativa iscrizione nell’attivo del bilancio, a fronte del rilevamento di una sopravvenienza attiva portatrice di grandi benefici per Unicredit in termini di ricapitalizzazione e di maggiore trasparenza contabile e finanziaria.
Da quanto sopra si deduce inoltre che, nella voce dell'avviamento - per soddisfare quanto richiesto da IAS 3 e IAS 36 a proposito delle “Cash Generation Unit” - dovrà essere considerato, aggiungendolo, il valore di questa “licenza implicita” di creazione di denaro una volta evidenziato contabilmente.
E vado alla conclusione. Solo questa soluzione potrebbe consentire alla banca di regolarizzare da subito la propria posizione, evidenziando l'attuale privilegio d'emissione per affrontare serenamente un futuro altrimenti incerto sotto il profilo del “Moral Hazard” e del rischio “Governance”.
Vi ringrazio per la Vostra cortese attenzione, rimanendo a disposizione degli organi gestionali ed amministrativi di Unicredit e dell’azionista di minoranza Elman Rosanìa per ulteriori indicazioni e concertamenti in merito alla revisione e composizione corretta dei bilanci della Banca »

ASSEMBLEA UNICREDIT 2015 - Trascrizione dell'ntervento di Carlo Sibilia 

« Signor Presidente, Cari soci e presenti tutti,
questo mio intervento, di cui chiedo la trascrizione integrale a verbale, potrà essere anche pubblicato in rete per ragioni di trasparenza, per la quale informo di essere parlamentare della Repubblica Italiana.
Prendo parte ai lavori odierni dopo avere partecipato per la prima volta lo scorso anno 2014 ad assemblee di azionisti di primari istituti bancari italiani, tra cui Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, grazie alla disponibilità offerta a parlamentari di tutte le forze politiche dal gruppo di minoranza dei soci/risparmiatori/persone fisiche dell’ex controllata Banca Mediterranea del sud Italia costretto a confluire nel 2007 in Unicredit.
Vorrei intervenire in merito all'interessante questione della “creazione di denaro extra bilancio” sollevata da Elman Rosanìa e ribadita e supportata da Marco Saba.
Vorrei rilevare in questa autorevole assemblea che il potere della “creazione del denaro” da parte delle banche è stato riconosciuto e pubblicamente dichiarato in un’intervista resa lo scorso anno 2014 dal compianto consigliere generale della Banca di Francia Bernard Maris, deceduto lo scorso 7 gennaio 2015 a Parigi nel vile attentato di Charlie Hebdo.
Come pure questo potere creativo è stato riconosciuto nel Bollettino n.1 del 2014 della Banca d’Inghilterra ed è stato oggetto di successivo dibattito al Parlamento inglese, dove il 20 novembre 2014 la Camera dei Comuni ha discusso sulla “creazione di denaro” da parte delle banche commerciali e se questo importante potere non debba essere invece affidato direttamente al Governo o alla Banca d’Inghilterra.
Questa situazione di falsa povertà in mezzo all’abbondanza, di falsa scarsità di moneta che giustificherebbe l'applicazione (direi sadica) di inutili regimi di austerity, impedisce il rispetto del contratto sociale che vorrebbe gli Stati garanti della sussistenza almeno di base dei cittadini.
Il primo libro dello scrittore di fantascienza James Ballard fu "Il vento dal nulla": un vento sempre più forte soffia ovunque e la sua intensità aumenta giorno dopo giorno; la sua origine è sconosciuta e il vento cessa soltanto quando l'ultimo edificio sulla Terra viene distrutto.
Questo vento è oggi il denaro, il denaro dal nulla, che sta infettando le economie e gli Stati che ne vengono travolti.
Il denaro in circolazione non ha più niente a che fare con la realtà. Si stima che il debito totale del mondo ammonti a 200 trilioni di dollari, mentre la produzione mondiale annua, il PIL, è di 70 trilioni, circa un terzo: una bolla enorme destinata ad esplodere, con strascichi pesantissimi per le vite dei cittadini.
Immaginiamo invece gli effetti di una corretta contabilizzazione del danaro creato così come suggerito dai soci Saba e Rosania. Solo attraverso la loro tassazione potremmo avere un gettito economico che permetterebbe di salvare i 9 milioni di poveri che popolano ormai il nostro Paese.
Il Movimento 5 Stelle ha proposto un “reddito di cittadinanza” che permetta di fornire 780 euro mensili a tutti i cittadini italiani maggiorenni, disoccupati o inoccupati; incrementare le pensioni minime fino a raggiungere tale soglia che secondo l'OCSE è proprio la soglia di povertà. Abbiamo fatto capriole legislative per riuscire a reperire i 15,9 miliardi di euro annui necessari, siamo andati a scavare nelle pieghe dimenticate del bilancio e degli sprechi di questo Stato e ci siamo riusciti.
Ma immaginate cosa significherebbe se uno Stato potesse garantire su una riserva di danaro creato come potete fare voi: la disoccupazione odierna al 13% si azzererebbe, la corruzione - che oggi costa ai cittadini 60 miliardi di euro - si ridurrebbe drasticamente, i reati diminuirebbero sensibilmente ed i suicidi economici (aumentati nel 2012-2014 da 89 a 201) non esisterebbero.
Io vengo dalla Campania che, secondo i dati di Save the Children (una delle associazioni umanitarie più grandi del mondo), ha 155mila bambini che vivono sotto la soglia di povertà: il numero più alto d'Italia.
Secondo i soci Rosania e Saba, contabilizzando a dovere il denaro extra bilancio, potremmo salvare delle vite umane in pericolo; potremmo finalmente parlare di un reddito a carattere universale perché, come ho appena illustrato, non manca di certo il cd. “reddito di bancanza”.
Unicredit è il più importante gruppo bancario italiano (per attivo) e partecipa all’ormai privata Banca D’Italia con il 22,11%, che a sua volta partecipa nella BCE e, se non erro, in altre Istituzioni bancarie come la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea che, a quanto pare, non ne sa niente sulla creazione di quella che il compianto Governatore della Banca D’Italia e poi Presidente della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi, definiva “moneta immaginaria” già nel 1936: «...i signori prìncipi innalzavano il signoraggio nei tempi calamitosi di strettezze finanziarie allo scopo di procacciarsi una qualche momentanea entrata» egli dichiarava (cfr. Rivista di Storia Economica 1936, vol 1-2, pagina 12).
Ora che il popolo è sovrano, o almeno fino a quando non si dirà che non lo è più, ai signori prìncipi si sono sostituiti i signori banchieri e non le amministrazioni di Stato. E per questo che non ci sono mai i soldi, perché chi li crea non ne risponde nemmeno contabilmente!
I 220 miliardi di euro di impieghi effettuati della capogruppo Unicredit spa nell’esercizio 2014 in esame ed i maggiori 470 miliardi di euro del Gruppo Unicredit non hanno un padrone certo alla nascita; e questo accade pure per gli impieghi annuali di complessivi 1.800 miliardi di euro dell’aggregato delle banche italiane (secondo quanto asserito dal Governatore della Banca D’Italia, Ignazio Visco).
E così da una parte gli azionisti delle banche non vedono corrispondersi il giusto dividendo sulle azioni, ma dall'altra neppure il resto della comunità può beneficiare di questa torta che bisogna chiedersi a questo punto: chi se la mangia?
La creazione irresponsabile di denaro – e quindi senza il gettito giusto per l'Erario - costringe lo Stato italiano ad una fiscalità oppressiva ed insensata, come quella che oggi stiamo vedendo, la quale porta via il necessario ai cittadini, lasciando però i grattacieli esentasse ai banchieri (come quello della Bce a Francoforte). E’ giunto il momento che il fondamentale problema della corretta contabilizzazione del denaro venga finalmente affrontato.
E da chi se non dalla banca più importante (per attivo) di questo martoriato Paese a rischio grecizzazione? Possibile che i maggiori azionisti di Unicredit non capiscano che la rovina della società italiana fa male anche alla stessa Banca? Possibile che ancor oggi, come già diceva nel 1935 Irving Fischer, i banchieri si rivelino quelli meno indicati a fare addirittura il loro stesso interesse?
Che senso ha desertificare economicamente il futuro di un popolo per qualche banchiere? Quando non ci saranno più redditi, fuorché quelli dei banchieri, solo allora si capirà e si ammetterà che le banche - così come fanno ora - non hanno più bisogno dei depositi, perché se li creano a proprio piacimento?
Il mio non vuole essere un intento moralizzatore, anche se ce ne sarebbero da chiedere di rendiconti sulla discrezionalità nell'erogazione del credito creato, ma non si può neppure rimanere indifferenti davanti ad una istituzione creditizia che, basando la sua solidità sull'impunità apparente e sull'ignoranza del pubblico, non ha che una vista corta - come direbbe il compianto Padoa Schioppa - senza essere capace di vedere al futuro.
Se la questione contabile non viene risolta al più presto ed in modo sensato, che cosa potrebbe accadere? Finché non lo sapevate Signori Amministratori e Sindaci, va bene, poteva esserci la mancanza dell'elemento psicologico del fattaccio; ma ora che siete di fronte al problema, vale la pena continuare a tirare la corda sperando che si spezzi nelle mani di qualcun altro?
Chiaramente, come diceva Keynes, si usano espressioni forti per almeno tentare di scuotere la sonnolenza del pubblico e spero che questa volta abbiano effetto reale.
Come spero altresì  di non ritornare l'anno prossimo a ribadire concetti e questioni che voi Amministratori e Sindaci di Unicredit conoscete meglio di me.
Vi ringrazio per l’ascolto »

ASSEMBLEA UNICREDIT 2015 - Trascrizione delle repliche di Rosania e Saba
ROSANIA:

Illustre Signor Presidente,
riprendo la parola in sede di replica alle ore 15,05 con il consueto senso di rispetto nei confronti dei vertici societari e dell’assemblea e vorrei precisare che la proposta da me formulata nell’intervento sul punto del bilancio al 31 dicembre 2014 ha, in primo luogo, l’effetto di elevare di decine di volte l’utile dell’esercizio in esame.
E’ utile ribadire nuovamente a questa autorevole platea che della creazione del denaro virtuale/elettronico dal “nulla” se ne è discusso il 20 novembre 2014 (circa sei mesi fa) nel Parlamento inglese e mi piacerebbe avere dai vertici e dirigenti di Unicredit opinioni e rilievi in merito al citato dibattito avvenuto all’estero, anche con comunicazioni che potranno essermi inoltrate dopo questi lavori assembleari.
Mi dichiaro pertanto totalmente insoddisfatto delle risposte fornitemi dai vertici societari e preannunzio voto contrario.
SABA:

Illustre Signor Presidente,
riprendo la parola in sede di replica e La ringrazio per la disponibilità mostrata nella conduzione dei lavori assembleari odierni.
A seguito delle “non risposte” dei vertici societari sulle contestazioni dei punti specifici violati nel bilancio al 31 dicembre 2014 Unicredit rispetto alla normativa IAS/IFRS, come ho dedotto nel mio precedente intervento - seguito a quello dell’azionista di minoranza Elman Rosania - rilevo la non disponibilità da parte degli stessi vertici societari a cogliere la puntualità tecnica e gli aspetti positivi da me evidenziati.
Si continua col solito ritornello - non veritiero - del rispetto da parte di Unicredit dei principi contabili internazionali.
Mi aspettavo una risposta puntuale su quanto rilevato nel mio intervento, di cui ho chiesto la trascrizione integrale a verbale e quindi mi ritengo totalmente insoddisfatto, preannunciando il mio voto contrario.
Grazie 

sabato 9 maggio 2015

Sovranità monetaria, incubo Equitalia e Moneta complementare

Sovranità monetaria, incubo Equitalia e Moneta complementare per i comuni: il video dell’incontro svoltosi ad Andria

Domenica 12 aprile 2015 presso la sala di “Genius Loci” ad Andria si svolto un incontro organizzato da “Assemblee Popolari delle Categorie Produttive e Sociali” con l’attiva partecipazione di simpatizzanti, curiosi, candidati e dei due co-presidenti dell’organizzazione, Sabino Cannone e Vincenzo Caterino.
Hanno partecipato all’incontro lo scrittore Cosimo Massaro, referente per la Puglia della “Scuola Prof. Giacinto Auriti”, l’avv. Davide Storelli per la ricerca e sviluppo della moneta complementare e l’avv. Sandro Lacalamita (esperto di Diritto Bancario e Ricorsi contro Equitalia).
cosimo-massaro
Cosimo Massaro

“La sovranità monetaria è fondamentale per un popolo, serve per i servizi, per le scuole, per i pagamenti alle forze dell’ordine, per tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Oggi non abbiamo la sovranità monetaria e siamo costretti a chiedere denaro in prestito ad una banca privata straniera, composta dal sistema euro che prevede una banca centrale collegata alle banche. “ – dichiara ai nostri microfoni Cosimo Massaro, scrittore e referente pugliaese della “Scuola Giacinto Auriti”.
“La Banca d’Italia ha un nome ingannevole”  prosegue Massaro –  “in quanto la maggior parte dei soci sono assicurazioni e banche private e ci rendiamo conto di non aver mai avuto una sovranità monetaria. Oggi un bambino quando nasce ha già un debito sulle spalle nonostante abbia il diritto di ottenere un reddito di cittadinanza e non un debito di cittadinanza. Questo debito pubblico dovremmo va rinnegato perché ci composta circa 100 miliardi di euro l’anno di interessi passivi. Questo significa che di tutte le tasse che paghiamo, il 50% circa viene utilizzato esclusivamente per pagare gli interessi passivi sul debito pubblico, non ad abbassarlo. E’ una vera e propria truffa contabile legalizzata.” – conclude Massaro – “Dobbiamo necessariamente conquistare la sovranità monetaria.” 
Oltre al libro “La Moneta di Satana“, Massaro è autore anche di altre pubblicazioni, la più recente “Euro disastro”, è un saggio dove l’autore svela le dinamiche economiche che stanno devastando il mondo, Italia compresa. Trovate i libri a questo link: http://cosimomassaro.blogspot.it .
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avv. Davide Storelli

“La moneta complementare è lo strumento che storicamente si è rilevato più efficace per comunità locali, come comuni, province e regioni per sopperire le carenze di liquidità ed è lo strumento che meglio agevola lo scambio di beni e servizi.” – dichiara l’avv. Davide Storelli, che si occupa della ricerca e sviluppo della moneta complementare  –  “Uno strumento quindi per acquisire l’autonomia finanziaria per il bene dei cittadini presenti sul territorio. Ricordo che ai sensi del testo unico per gli enti locali è responsabilità per gli amministratori locali quello di attivarsi per aiutare i cittadini e per evitare che gli stessi siano costretti a vivere in situazioni di estremo disagio che possono portare poi a gesti estremi.” – ha continuato Storelli, che precisa: “Sto curando un progetto online che si chiama www.pecuswap.com, una piattaforma per la moneta locale complementare frutto di ricerche presenti anche nella mia pubblicazione “Alchemy-Moneta, valore, rapporto tra le parti” (Sovera Edizioni). 

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avv. Sandro Lacalamita

E’ stata un’opportunità in più per dare notizia della legge numero 3 del 2012, la cosiddetta “legge sul sovraindebitamento” varata dal governo Monti nel 2012 e che purtroppo solo oggi, anche grazie a qualche sentenza, si sta facendo conoscere.” – avv. Sandro Lacalamita (esperto di Diritto Bancario e Ricorsi contro Equitalia). -“E’ assurdo che non sia stata fatta informazione, non solo attraverso i media ma anche dagli stessi patronati che dovrebbero fare gli interessi dei cittadini. Oggi è stata un’occasione per  diffondere queste informazioni. Spero che con questo covnvegno sia stato lasciato un messaggio importante. “

sabato 2 maggio 2015

Lorenzo Parolin: Presentazione di Economia Immorale

Il TTIP crea "tribunali commerciali privati" degli oligarchi

TTIP e sovranità monetaria dell'Europa
di Valentin Katasonov - 29/04/2015

Fonte: Comedonchisciotte
AT-TTIP

Il 20 Aprile ha preso il via a New York la nona tornata di trattative tra Stati Uniti e rappresentanti dell’Unione Europea per la TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).  I funzionari di entrambe le parti convengono sulla cifra di $100 miliardi di dollari. Pare che sarà questa la cifra di cui saranno aumentati il PIL statunitense  e  quelli di tutti i membri dell’U.E. messi insieme. Finora, nessuno ha dato una spiegazione chiara sull’origine di questa previsione economica.

Anche se fosse vero, 100 miliardi di dollari in rapporto ai PIL di USA e UE nel 2014 (17.4 trilioni  + 18.5 trilioni di dollari) è meno dello 0,3%.  In altre parole, l’entità degli effetti attesi è a livello di errore tecnico.  Sembra che per qualche motivo si tenti di  arginare l’orto Transatlantico.
Tradizionalmente, l’Europa vanta un notevole surplus commerciale stabile con gli Stati Uniti (86.5 miliardi di dollari nel 2012 and 92.3 miliardi nel 2013). Probabilmente Washington spera di mettere le mani su quei 100 miliardi di dollari virtuali, o che per lo meno ci sarà una parziale riduzione nel deficit commerciale tra Stati Uniti ed Europa.  Washington è la forza trainante dietro il procedimento negoziale della TTIP.  Un Europeo non molto ferrato in politica non è in grado di capire cosa debba aspettarsi dalla Partnership. Tuttavia, ci sono già abbastanza preoccupazioni per una riduzione negli standard di qualità e di sicurezza dei prodotti, per via dei prodotti OGM che inevitabilmente invaderanno il mercato Europeo.
Ma anche questo non è tutto, purtroppo. Il punto è che verrà inferto il colpo di grazie a quel che resta della sovranità nazionale Europea.
In primo luogo, l’accordo in questione copre il commercio e gli investimenti.  Le società transnazionali (TNCs) potranno citare in giudizio i governi nel caso in cui questi le ostacolassero nel loro intento di massimizzare i profitti.  Ad esempio, alle TNCs verrà riconosciuto il diritto di impugnare la legalità delle decisioni adottate dai paesi Europei, come ad esempio le restrizioni ambientali, i regolamenti per tutelare i diritti sociali dei lavoratori, gli aumenti fiscali e così via.  Le dispute non rientreranno nell’ambito delle legislazioni nazionali ma in quello del diritto internazionale.
In secondo luogo, una volta firmato l’accordo della TTIP, l’Europa perderà una volta per tutte la sovranità finanziaria e monetaria.  Ciò perché Washington avrà il diritto di impugnare molte delle decisioni adottate dagli organismi monetari Europei, in base al presupposto che tali decisioni hanno come scopo quello di manipolare il tasso di cambio dell’Euro, violando quindi norme di  diritto internazionale.  Gli esperti Europei  sono comprensibilmente preoccupati perché la BCE e la Commissione Europea finiranno con il doversi coordinare per ogni cosa con Washington, o semplicemente eseguire ordini che gli giungeranno da oltre oceano.
Il tasso di cambio delle valute nazionali è un potenziale strumento di concorrenza, ed è nelle mani delle banche centrali.  Detto questo, è stato utilizzato relativamente poco nel 19° e 20° secolo. In un modo o nell’altro c’era lo standard aureo, che serviva a contenere, o anche a rendere impossibili, le manipolazioni valutarie.  Inoltre, i principali mezzi di concorrenza erano le tariffe doganali, le sovvenzioni alle esportazioni, il dumping e, più recentemente, le restrizioni commerciali non tariffarie (quotas, standard tecnici, ecc.); in altre parole, gli strumenti convenzionali delle guerre commerciali ed economiche.
Le possibilità di manipolazione valutaria giunsero solo negli anni ’70, dopo la fine del sistema monetario e finanziario Bretton Woods (lo standard del dollaro aureo), e dopo l’abolizione dei tassi di cambio fissi delle banche centrali.  Furono poi conclusi in ambito GATT/WTO degli accordi che limitarono ulteriormente l’uso di questi tradizionali strumenti di concorrenza economica e commerciale.
Un tasso di cambio tenuto basso in modo artificiale allo stesso tempo dà maggiori vantaggi agli esportatori e rende le importazioni più costose (il valore delle importazioni è determinato in valuta nazionale).  In ultimo, la bilancia commerciale nazionale verrà livellata, o per lo meno diminuirà il bilancio negativo del commercio estero.
Se un gran numero di paesi fa ricorso alla manipolazione valutaria (con alcuni che tentano di penetrare i mercati globali ed altri di proteggersi dai dumping valutari), allora è “guerra valutaria”. 
Secondo gli esperti, durante la crisi finanziaria del 2007/2009 c’e’ stata di fatto una guerra di valute su vasta scala. Nel Settembre del 2010, il ministro delle finanze del Brasile, Guido Mantega, dichiarò che tra il 2009 e il 2010 il Real Brasiliano si era rafforzato del 30% rispetto alle maggiori valute mondiali, e che questo non era il risultato di naturali dinamiche di mercato, ma una deliberata politica dei paesi più avanzati che emettevano valute mondiali. Il ministro brasiliano definì questa politica “guerra valutaria”.  Nell’Ottobre del 2010, il capo del FMI Dominique Strauss-Kahn confermò che era in corso una “guerra valutaria globale”.
E’ ovvio che i capi delle banche centrali e dei governi dei paesi più avanzati dell’Occidente non fanno mai  alcun accenno al fatto che le decisioni adottate riguardo alle questioni monetarie hanno come scopi principali l’espansione del commercio estero, il  livellamento delle bilance commerciali e la protezione delle società nazionali.  Esiste una regola non scritta di astenersi da qualunque recriminazione durante una guerra valutaria.
I funzionari parlano di guerre valutarie solo in modo marginale, mentre i giornalisti le definiscono con l’espressione ‘guerre dell’ impoverisci-il-tuo-vicino’.
Questa politica di impoverimento dei paesi vicini, spesso si cela dietro un formale obbiettivo di politica monetaria, come ad esempio la ‘lotta alla deflazione’.   Mentre con l’inflazione il denaro si deprezza, con la deflazione invece cresce il suo potere d’acquisto.  Le banche temono la deflazione, le manda nel panico, poiché con essa scompaiono gli incentivi ai prestiti e crolla così tutto il castello millenario usuraio del sistema bancario. La lotta alla deflazione e la politica di svalutazione del tasso di cambio di una valuta prevedono gli stessi metodi – pompaggio di liquidità aggiuntiva nell’economia del paese  e riduzione dei tassi d’interesse, anche arrivando ad applicare in alcuni casi tassi di valore negativo. Queste misure a volte sono corredate anche da interventi valutari.
Tuttavia, le guerre valutarie vanno discusse anche a livello ufficiale. Altrimenti  il mondo potrebbe crollare nel caos valutario totale.  Il Giappone, ad esempio, per diversi anni ha contrastato la deflazione facendo ricorso alla propria Zecca e ai tassi d’interesse zero della sua Banca Centrale. E lo ha fatto, e lo fa, in modo ancora più aggressivo di altri paesi. Di conseguenza, nel periodo da Ottobre 2012 a Febbraio 2013 il Giappone è riuscito a ridurre il tasso di cambio Yen/paniere SDR di quasi il 20%.   Questo ha fatto molto alterare diversi suoi partner commerciali.  Al summit del G20 tenutosi a
Mosca nel Febbraio del 2013 (presieduto dalla Russia quell’anno), i ministri delle finanze e i capi delle banche centrali giurarono solennemente di non fare mai ricorso alle tattiche di guerra valutaria.
In poco tempo, tuttavia, tutto è tornato alla normalità.  Washington ha proseguito nel suo programma di allentamento monetario (Quantitative Easing -  QE), che però non ha avuto tutto questo effetto stimolante sull’economia statunitense, ma ha contribuito a far svalutare il dollaro.  In questo modo, gli Stati Uniti sono stati di cattivo esempio per altri, compresi i loro partner Europei.
In ultimo, nel 2015, gli Stati Uniti hanno deciso di dare un freno al programma di QE.  Tuttavia, nello stesso preciso momento la BCE ha dato inizio al suo programma di QE.  Oltre a questo, ha iniziato ad introdurre tassi di interesse di segno negativo sui conti di deposito e a concedere prestiti senza interessi.  L’altalena valutaria sta pende verso l’euro, il cui tasso di cambio rispetto al dollaro era iniziato a scendere.   Nonostante questo, l’Europa ha registrato un notevole surplus di bilancia commerciale con gli Stati Uniti, che potrebbe raggiungere il suo record proprio nel 2015.   Cinque o sei anni fa ci sono stati tuttavia dei momenti in cui il tasso di cambio euro/dollaro era più del 1,50.   A fine 2014, era poco più del 1,20 e ad Aprile 2015 era sceso a 1,06. Gli esperti ritengono che entro il 2016 si raggiungerà la parità tra le due valute.
Washington la sta prendendo molto seriamente.  Nel 2014, il deficit della bilancia commerciale statunitense era di 505 miliardi di dollari, ovvero maggiore del 6% di quello dell’anno precedente.  In anni recenti, i paesi dell’ Unione Europea hanno rappresentato il 20% del totale deficit di bilancia commerciale degli Stati Uniti.  Nel 2015, tale deficit potrebbe raggiungere il suo record assoluto.  Washington non può impedire alla BCE di dare il via al suo programma di QE, ma se si concluderà l’Accordo della Partnership Transatlantica,  gli Stati Uniti saranno in grado di interferire nella politica monetaria Europea su basi giuridiche.  E’ mia opinione che questa è una delle ragioni principali per cui si è resa necessaria una nona tornata di trattative per la TTIP: il procedimento si sta rivelando molto più complesso di quanto si credeva all’inizio.
In realtà l’abolizione delle barriere doganali nei rapporti commerciali non è un grave problema, poiché queste barriere erano già basse anche prima che iniziassero le trattative per l’accordo.  Ma se Washington acquisirà il controllo della politica monetaria e valutaria dei paesi dell’Unione Europea, significherà la totale e definitiva perdita della sovranità da parte di questi ultimi. Questo lo sanno molto bene i politici e le maggiori personalità dei paesi Europei.  Molti sono sorpresi del fatto che uno dei principali fautori del raggiungimento dell’accordo TTIP sia proprio il presidente della BCE Mario Draghi: dopo tutto, se l’accordo sarà firmato,  la BCE diventerà una filiale della FED.
Ma forse è proprio questo a cui mira Mario Draghi, che non ha mai nascosto la sua propensione verso gli Stati Uniti. Non per niente è stato per diversi anni Direttore Esecutivo e Vice Presidente della banca americana Goldman Sachs.

Fonte: www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2015/04/27/the-transatlantic-partnership-and-monetary-sovereignty-europe.html

Il ministro Padoàn, un aguzzino di Al Bancàida

La confessione di un aguzzino
di Marco Mori - 29/04/2015

Fonte: controinformazione

Purtroppo sono costretto a tornare a parlare di Padoan, l’impresentabile ministro dell’economia italiano. Ricordiamo i suoi precedenti che avevo già scritto in un altro articolo che qui riporto nuovamente.
Padoan e’ stato direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2005 con responsabilità su Grecia e Portogallo dove, come abbiamo purtroppo visto, ha fatto davvero un ottimo lavoro: fame e disperazione la fanno da padrone in entrambe le nazioni. Ma il vero fiore all’occhiello della sua attività e’ certamente quanto compiuto in Argentina dove le politiche ultraliberiste che impose per conto del FMI portarono il paese alla bancarotta. Ovviamente non furono fatti casuali, Padoan sapeva ciò che faceva e non a caso ha invocato, anche per l’Italia, cessioni della sovranità nazionale anche di recente.

Addirittura il premio nobel per l’economia, Paul Krugman parla così di lui: “Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse”. Incarico appunto ricoperto da Padoan dopo il suo trionfale passaggio al FMI.
A tutto questo si aggiunge la sconcertante confessione di ieri, eccovela testuale, come citata anche dal Sole 24 ore per chi se la fosse persa: “Una Grexit è un’ipotesi molto lontana che dimostrerebbe che l’euro non è irreversibile”.
Dunque Padoan non si preoccupa delle conseguenze per i popoli ma si preoccupa unicamente di una cosa ben diversa, il Grexit potrebbe minare il loro progetto, potrebbe dimostrare (e dimostrerebbe certamente) che un paese che abbandonasse la gabbia della moneta unica uscirebbe contemporaneamente anche dalla crisi. Ciò potrebbe causare, grazie al conseguente risveglio delle menti dei popoli, la fine delle politiche volte a smantellare sovranità ed indipendenza nazionale dei paesi UE e questo, il solerte Padoan, non vuole permetterlo.
Con la Grecia è in corso una partita a scacchi e Tsipras gioca sulla più grande debolezza dell’Euro, ovvero la piena consapevolezza dei suoi fautori che, fuori dalla moneta unica, i paesi tornerebbero a prosperare. E se accadesse oggi, prima che il disegno di smantellamento delle identità nazionali si compia, l’intero progetto che della finanza per la cancellazione di democrazia e diritti nel vecchio continente potrebbe saltare.
Ecco dunque spiegata la paura di Padoan ed il perché Grexit è un vero incubo. Sono riusciti in passato a tacere delle vicende islandesi, a raccontarci che l’Argentina sta peggio di prima (benché tutti i dati macroeconomici siano migliori rispetto alla fase in cui il paese seguiva i dettami ultra liberisti di Padon), ma come farebbero a nasconderci la ripresa in un paese così vicino e legato all’Italia?
Forza Grecia, lascia questa gabbia di matti e guidaci verso la libertà.

giovedì 23 aprile 2015

Il caso UBI BANCA

La verità sui Gruppi Bancari Italiani: il caso UBI BANCA
Non sarà un articolo breve, e neppure facile da comprendere, soprattutto per le sue ripercussioni, ma cercherò di renderlo il più semplice possibile.
Negli ultimi anni si è assistito ad un cambiamento radicale nel sistema bancario italiano: acquisizioni, fusioni, hanno creato grandi gruppi che teoricamente potessero contrastare il potere dei gruppi speculativi esteri.
Ora, ammesso e non concesso che UBI BANCA, UNICREDIT, INTESA SANPAOLO e via discorrendo non abbiano perseguito speculazioni a dir poco azzardate, anche se tutto sembra dimostrare il contrario ahimè a nostre spese, la domanda che vorrei porvi è altra.
Quando UBI BANCA assorbe una banca, che so, ad esempio la BANCA REGIONALE EUROPEA, secondo voi fa una valutazione d’azienda e la compra in toto, giusto?  
Facile pensare a questo, specialmente quando il BILANCIO PUBBLICO del gruppo, che potete vedere per il 2013 a questo link, al punto 2.1 dello stesso documento pubblico a pagina 7 dice letteralmente: “Unione di Banche Italiane Scpa (in breve UBI Banca) è la banca capogruppo del Gruppo UBI Banca ed è nata il 1° aprile 2007 in seguito alla fusione per incorporazione di Banca Lombarda e Piemontese in Banche Popolari Unite, con la conseguente integrazione dei due gruppi omonimi.”
UNIONE, dal dizionario Treccani, significa, “L’azione e l’operazione di unire, il fatto di unirsi o di essere uniti con uno o più altri individui, enti, oggetti, parti o elementi; dal lat. tardo unio -onis, der. di unus «uno»”.
Tanti che diventano uno, tante banche che diventano un gruppo.

Fino a qua tutto torna: se vi guardate in giro gli sportelli delle varie banche che sono diventano UNO nel gruppo UBI BANCA sono tutti o stati chiusi, oppure hanno cambiato la loro prima denominazione per essere tutti chiamati “UBI BANCA” e solo in rari casi, subito dopo, mantenere l’originario nome.
Si potrebbe pensare che sia successo qualcosa di diverso? In quanti si prendono la briga di andare a leggersi i bilanci pubblici, gli atti di conferimento, gli atti di fusione, nonostante siano atti pubblici ed interessino particolarmente se si hanno rapporto con questo gruppo?

lunedì 20 aprile 2015

Il signoraggio implicito degli americani

thewalking

Il signoraggio implicito degli americani

Maurizio Sgroi

http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=5002:maurizio-sgroi-il-signoraggio-implicito-degli-americani&catid=98:articoli-brevi&Itemid=87

Conosciamo tutti l’esorbitante privilegio, come lo ebbero a definire i francesi, di cui godono gli americani, in quanto emittenti della moneta internazionale. Se ne parla dagli anni ’60, e malgrado la tanta letteratura che è stata scritta nel frattempo su questa sorta di signoraggio esplicito, ossia la differenza fra quanto costa agli americani emettere la moneta e quanto ci guadagnano dall’utilizzo che ne fanno loro, magari all’estero, e gli altri paesi, che tale signoraggio devono pagare, assai meno si conosce su un altro tipo di signoraggio, che è squisitamente implicito.
Mi riferisco, in particolare, al costo che gli americani scaricano indirettamente sui paesi che usano il dollaro per le loro transazioni commerciali e finanziarie, derivante dal fatto che il costo del dollaro, come ogni cosa, dipende dalle scelte di politica monetaria degli Usa.
Se vi sembra esoterica, questa domanda, forse è perché non ricordate che in giro per il mondo circolano circa 9 trilioni di asset denominati in dollari, emessi quindi da paesi non americani, con i quali il mondo dovrà fare i conti una volta che la Fed deciderà di cambiare le sue scelte di politica monetaria.
Peraltro questa cosa non deve essere poi così tanto esoterica se la Bis ha deciso di dedicarci un working paper uscito qualche tempo fa (“Financial crisis, US unconventional monetary policy and international spillovers”), scritto da Qianying Chen, Andrew Filardo, Dong He e Feng Zhu.
Mi decido a leggerlo non tanto perché sia un patito della modellistica macroeconomica, che tendenzialmete aborro, ma perché l’analisi consente di apprezzare un punto dolente della nostra attualità, che ormai i regolatori di mezzo mondo non si stancano di ripetere: il costo dell’exit strategy americana, in particolare per i paesi emergenti, che più di altri dal 2009 in poi hanno fatto largo uso dell’indebitamento internazionale in valuta americana. Chiunque pensi che questa cosa non lo riguardi, dovrebbe riflettere meglio sulla profondità delle interconnessioni finanziarie globali.
Ma soprattutto vale la pena leggere lo studio perché esprime a chiare lettere un concetto che gli entusiasti dei quantitative easing (QE) tendono a sottovalutare: il QE, e in particolare quello Usa, ha un costo che può diventare rilevante per moltissimi.
Ciò non vuol dire che il QE non abbia prodotto anche benefici, ma più sottilmente, che insieme ai benefici ci sono anche i costi, reali e potenziali. Per dirla con le parle degli autori, “Abbiamo riscontrato che l’impatto stimato del QE sono notevoli e variano al variare delle economie”. E in particolare quando si parla di economie emergenti.
Tutto questo nella consapevolezza che “sappiamo ancora poco sull’impatto delle politiche non convenzionali sulle attività reali e che finora sono state fatte poche ricerche sugli spillover transfrontalieri, specialmente nelle economia emergenti”.
Alcuni studi hanno stimato che il QE americano abbia abbassato i tassi sui bond di 20-80 punti nelle economie avanzate e abbia provocato un deprezzamento del dollaro del 4-11%. Altri hanno rilevato che il prezzo delle commodity ha declinato sostanzialmente prima che la Fed lanciasse il QE. E tutto ciò solleva interrogativi su come si comporteranno questi valori una volta che tale politica straordinaria verrà meno.
Anche perché non c’è identità di vedute fra gli studiosi sull’utilità di politiche coordinate fra le varie banche centrali. Acuni pensano tuttora che il QE sia un problema dei singoli paesi che lo attivano, e che gli evetuali spillover transfrontalieri siano tutto sommato trascurabile.
Altri pensano il contrario. Ossia che le migliaia di miliardi di asset acquistati dalle banche centrali, Fed in testa, hanno avuto a avranno in futuro inevitabili conseguenze sull’economia globale, come si è già osservato studiando gli effetti che hanno provocato sul dollaro e quindi indirettamente su tutti i paesi che sul dollaro basano la loro economia.
Perciò gli autori hanno svolto un’analisi basandosi sui dati relativi a 17 economie, avanzate ed emergenti, studiando i dati dal 2007 al 2013. Ciò che ne hanno tratto è stato che il calo degli spread provocato da QE ha avuto notevole ripercussioni globali sia sul lato finanziario che su quello economico.
La buona notizia è che tali effetti hanno prevenuto esiti ancora più nefasti, tipo un collasso del sistema economico globale. Quella cattiva è che per la stessa ragione li possono provocare adesso, una volta che l’allentamento monetario terminerà.
Il rischio emergenti si appalesa con chiarezza una volta che si osservi come il QE americano abbia impattato assai più su questi paesi che su quelli avanzati. Ed proprio su questi paesi che il signoraggio implicito ha spiegato i suoi esiti più importanti.
Ma ovviamente esiti ancora più importanti il QE della Fed li ha operati in casa, abbassando notevolmente i rendimenti e alimentando la crescita del credito. In generale gli studiosi hanno rilevato che un calo di 20,7 punti base negli spread nei bond corporate ha elevato dello 0,2% il Pil reale in un orizzonte di tre anni.
D’altronde che il QE abbia giovato, momentaneamente, agli Usa è fuor di dubbio. Così come è fuori di dubbio che il resto del mondo ne abbia subito le conseguenze.
L’analisi mostra che il calo degli spread sui bond corporate Usa ha impattato notevolmente sulle economie dell’America latina e dell’Asia, sia relativamente ai mercati azionari e obbligazionari, ma anche sul mercato valutario, visto che il deprezzarsi del dollaro ha apprezzato le loro valute.
In Brasile infatti si sono riprodotti effetti simili a quelli registrati altrove, con le azioni in crescita, come il credito e il prodotto. Il paese ha potuto godere di una crescita indotta del prodotto e ha potuto uscire rapidamente dalla recessione del 2009, grazie allo zio Sam.
In Cina il calo dell’US term spread ha avuto lo stesso effetto sulla crescita della moneta e del credito, che hanno ceduto lo 0,2 e lo 0,3% rispettivamente, per poi tornare positivi in pochi mesi. Ma anche la Cina ha goduto, seppure meno del Brasile per le sue più stringenti condizioni monetarie, della bonanza americana.
Ma il signoraggio implicito ha svolto i suoi esiti anche nell’eurozona. In particolare un taglio di 14,2 punti dell’Us term spread, ha provocato un ribasso nell’eurozona di 10 punti base, sempre nell’orizzonte di tre anni. Un calo di 20,7 punti base, oltre ad abbassare il rendimento in Europa, ha provocato un crescita del credito nell’area dello 0,1% e dell’output dello 0,2%, facendo pure crescere l’inflazione. Inoltre, i prezzi delle azioni sono cresciuti dell’1% in quattro mesi.
Se osserviamo gli esiti del QE sui paesi emergenti, notiamo che, a parte l’entità di tali conseguenze, gli effetti sono stati simili a quelli registrati nell’eurozona.
Tutto ciò dimostra con chiarezza una semplice, elementare verità: di fronte agli Usa siamo tutti paesi emergenti, o, se preferite, di fronte al Signore americano, siamo tutti chi più chi meno vassalli.
E questo spiega molto bene perché un semplice starnuto della Fed è capace di contagiare il raffreddore al resto del mondo.
Con buona pace della Bce.