-

-
La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

venerdì 4 settembre 2015

Intervista a Marco Saba su Radio Amore


giovedì 3 settembre 2015

Paolo Savona al presidente Mattarella: non fare il matterello !

LETTERA APERTA DI PAOLO SAVONA A SERGIO MATTARELLA: NO A CESSIONI SOVRANITA’

http://scenarieconomici.it/lettera-aperta-di-paolo-savona-a-sergio-mattarella-no-a-cessioni-sovranita/
Processed with Moldiv
Caro Presidente,

per il rispetto che porto all’istituzione che presiede e a Lei personalmente, è con molta ansia che Le indirizzo questa lettera aperta riguardante una scelta che considero fondamentale per il futuro dell’Italia: la cessione della sovranità fiscale per far funzionare la sovranità monetaria europea, dato che questa è stata ceduta dagli Stati-membri senza stabilire quando e come si dovesse pervenire all’indispensabile unione politica necessaria per rendere irreversibile l’euro, né attribuire alla Banca Centrale Europea il potere di svolgere la funzione  di lender of last resort in caso di attacchi speculativi come quelli che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria americana del 2008.

Invece di affrontare questi due problemi vitali per il futuro dell’Europa si chiede di sottoscrivere un accordo per cedere la sovranità fiscale residua che, per pudore, viene chiamata “gestione in comune”. Il Presidente della Bundesbank ha riproposto e precisato i contenuti in un recente discorso.
Leggo sui giornali che Lei avrebbe concordato con il Presidente della BCE e il Ministro dell’economia e finanza italiano una strategia in attuazione del previsto accordo. Non credo di dovere spiegare a Lei perché nomino istituzioni e non persone. Penso che queste notizie siano suggerimenti di persone scriteriate (l’aggettivo è di un Suo illustre predecessore, Luigi Einaudi) che, non fidandosi più del Paese, ammesso che mai se ne siano fidate, lo vogliono colonizzare; una sorta di fastidio per i disturbi che provengono per i loro interessi. Spero che la notizia sia infondata, perché se non lo fosse, sarebbe Suo dovere smentirle, secondo un insegnamento che mi ha dato Ugo La Malfa: se un notizia è falsa, non si smentisce, se è vera, si deve farlo; e, aggiungeva che, se i contenuti della notizia erano particolarmente importanti – come sarebbe la cessione della sovranità fiscale che marcherebbe la fine della democrazia italiana senza che ne nasca un’altra – non si doveva solo smentire, ma farlo in modo energico.

A ogni buon conto, se una tale scelta maturasse, Lei non potrebbe ratificarla, perché  l’art. 11 della Costituzione dice chiaramente che l’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Naturalmente diranno che la decisione risponde a queste condizioni (pace, giustizia e parità con altri Stati) ma, sulla base dell’esperienza fatta con la cessione all’Unione Europea della sovranità di regolare i mercati e di battere moneta, queste sono pure ipotesi, una vera truffa per taluni e un’ingenuità per altri, che né la scienza economica (mi passi il termine), né la politica, che pretese di scienza non ha mai avuto, possono asseverare.

I trattati internazionali sono contratti giuridici tra nazioni e l’oggetto del Patto stipulato a Maastricht in attuazione dell’Atto unico e ribadito a Lisbona nel 2000 parla chiaro: all’art. 2, punto 3, afferma che L’Unione …. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

Le chiedo, caro Presidente, se Lei ritiene che questo impegno sia stato adempiuto e quali siano, anche dopo l’esperienza della crisi greca, le probabilità che lo possa essere anche ipotizzando di cedere la parte residua della sovranità nazionale in cambio (il termine è già un eufemismo) di un’assistenza finanziaria accompagnata da vincoli che violano il dettato della nostra Costituzione che Lei è deputato da tutelare. Invece di uscire dal paradosso di un non-Stato europeo formato da non-Stati nazionali si intende approfondire questa strana configurazione istituzionale, perché appare vantaggiosa a pochi paesi capeggiati dalla Germania.

Poiché la tesi del vantaggio che potremmo ricavarne è priva di fondamento, da tempo si insiste nello spargere terrore su quello che avverrebbe se l’euro crollasse, trascinando il mercato unico, aggiungendo la ciliegina della speranza che in futuro le cose andranno meglio e che si va facendo di tutto affinché ciò avvenga.

Vivere nel terrore del dopo e nelle speranze che le cose cambino, senza attivare gli strumenti adatti affinché ciò avvenga, non è posizione politica dignitosa. L’Italia non si è tirata indietro quando è stato chiesto di pagare un costo elevato in termini di vite umane per giungere all’unità e per uscire dalla dittatura nazifascista perché sapeva valutare il costo di rimanere nelle condizioni in cui si trovava, spero che la nuova classe dirigente non si tiri indietro e sappia chiedere e far accettare un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.
Per l’Italia non esiste alternativa al chiedere il rispetto congiunto del dettato costituzionale e dell’oggetto del Trattato europeo vigente e Lei ne è garante.

Paolo Savona, MF 21 agosto 2015

mercoledì 2 settembre 2015

L'avv. Davide Storelli lascia il segno col suo “Alchemy”

LBA, Davide Storelli lascia il segno col suo “Alchemy” in piazza Sant’Adoeno

LBA, Davide Storelli lascia il segno col suo “Alchemy” in piazza Sant’Adoeno

Teoria poco ortodossa della moneta e della sua evoluzione

Piazza Sant’Adoeno fa il suo esordio a libri nel Borgo Antico, con una pubblicazione destinata a rivoluzionare concetti ed approcci agli studi giuridici-economici. Accompagnato da Serena Ferrara, la platea ha potuto pensare, aprendo le proprie idee, su argomenti some sovranità di stato e annessa sovranità monetaria, affrontare temi che spaziano dal signoraggio bancario alla definizione di moneta, con il guizzo di chi ha voglia di far conoscere al mondo un nuovo modo di intendere l’economia.

Davide Storelli, avvocato civilista, è alla sua terza pubblicazione da autore, ospite per la seconda volta alla kermesse letteraria biscegliese, con un saggio edito da Sovero Edizioni, la stessa casa editrice detentrice dei diritti in Italia del noto Karl Popper. «Un sognatore con i piedi per terra – definizione data dalla moderatrice – un testardo più di altri, capace di mettersi in gioco ed in discussione senza farsi influenzare, se non dai grandi pensatori. Riesce a conciliare economia e diritto, storia e filosofia, sociologia ed antropologia, psicologia e filologia».

Lo studio e la lettura approfondita di autori ed economisti, da lui definiti a più riprese poco ortodossi, ha condotto l’autore ad un percorso logico, una indagine scientifica, della nascita del valore della moneta e del conseguente rapporto tra le parti, ragionando sull’alchimia contabile. Analisi partita da una domanda semplice ma di non facile risposta: cos’è la moneta? «In campo economico e giuridico – afferma Storelli –  la letteratura accademica non riesce a dare una definizione esauriente alla domanda ma, al contrario, ne descrive l’utilità».
Definito uno degli allievi letterali più prolifici del professor Giacinto Auriti, noto per aver definito la teoria del valore indotto della moneta, l’autore continua a perseguire la strada tracciata dal suo maestro, alla luce dei cambi storici e culturali della società odierna.

Risulta difficile leggere l’economia moderna senza una conoscenza storica ed approfondita della stessa : «Il 1971 è stato un anno storico, poiché fino ad allora si pensava che il valore della moneta era dato dal sottostante al metallo prezioso, con il quale era possibile cambiare la valuta. Ogni banconota recava la scritta PAGABILE A VISTA AL PORTATORE e permetteva il cambio con l’oro, dopo averla cambiata in dollari. La fine di questo meccanismo, definito GOLD STANDARD, ha definito il valore indipendente della moneta e la conseguente emissione esponenziale di carta valori, abolendo uno dei limiti dell’inflazione dovuto alla necessità di avere stessa quantità in valore di banconote ed oro».

Un libro, all’apparenza inaffrontabile per via delle dimensioni fisiche, si lascia leggere soprattutto per un aspetto: la sottile ironia che lo attraversa, dalla prima all’ultima pagina e che svela un sogno dell’autore: «Un ridotto uso della moneta nel mondo ed un approccio più etico all’economia, con l’obiettivo di vivere meglio attraverso l’utilizzo di una piattaforma innovativa ed empirica per monete locali complementari definita Pecuswap, per dare maggior valore all’intero sistema economico».
Una ricerca ed una pubblicazione fuori dal comune, profonda e coinvolgente, destinata a lasciare il segno.

 

 Chi è Pasquale Losapio

Biscegliese, consulente in tecniche della prevenzione. Passione per lo sport e l'educazione dei ragazzi. Ricopre diversi incarichi per la Pastorale Giovanile.

sabato 29 agosto 2015

Zagrebelsky attacca la sovranità dei redditieri

Zagrebelsky, ex Corte Costituzionale: “se oggi diciamo che lo Stato può fallire è perché la sovranità è venuta a mancare”

thzagre
Finalmente anche ex Giudici della Corte Costituzionale, anzi addirittura un ex Presidente della stessa, cominciano a dire le cose come stanno e senza inutili giri di parole. Non può che far piacere che Gustavo Zagrebelsky affermi con decisione concetti che sono nostri da molti anni.
Finalmente un Magistrato della Consulta ha il coraggio di dire che gli Stati sovrani non possono fallire e che oggi, se ciò accade, è perché lo Stato ha abdicato al suo ruolo cedendo la sua prerogativa fondamentale: la sovranità monetaria. Un’affermazione che andrebbe tenuta in debita considerazione dalle Procure della Repubblica che incredibilmente non vedono reati nello smantellamento dell’Italia come Stato sovrano ed indipendente.
Le parole di Zagrebelsky sono anche uno schiaffo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, benché giurista ed ex Corte Costituzionale, non usa il suo potere istituzionale per dire le medesime verità che ben difficilmente potrebbe omettere per mera ignoranza. 
Ma trascriviamo le splendide parole di Zagrebelsky a cui va la stima di tutti coloro che credono ancora nella libertà e nel riscatto della democrazia costituzionale:
Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.
Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.
Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori“.
Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro”.
La menomazione dell’indipendenza e della sovranità è reato… Chissà se dopo le parole di Zagrebelsky qualcuno alla Procura di Roma inizierà a pensarci…