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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

sabato 28 novembre 2015

Diagramma della truffa del debito pubblico

La Banca d'Italia fornisce arbitrariamente alle banche partecipanti alle "aste titoli" (gli specialisti in titoli di stato o Primary Dealers) le linee di credito sufficienti per acquistare una quantità predeterminata di titoli.

giovedì 28 maggio 2015

DENARO: SCHEMA DELLA FRODE BANCARIA

Vale sia per banconote che denaro virtuale, sia con banca nazionale che non, sia con euro che con dollari, yen, sterline, neolire, etc. Se non si rettificano i bilanci, se non si accredita il denaro alla banca all'emissione, il gioco dei banchieri è fatto !

domenica 21 dicembre 2014

Note per uno studio di settore sull'attività bancaria

Note per uno studio di settore sull'attività bancaria
di Marco Saba*
(documento per l'Ordine dei Commercialisti)
16 maggio 2014
http://centralerischibanche.blogspot.it/2014/05/note-per-uno-studio-di-settore.html

A seguito del mio intervento durante il convegno a Napoli del 7 maggio 2014 (1), è emerso che le banche svolgono attività d'intermediazione finanziaria solo marginalmente, mentre l'attività principale consiste nella creazione di denaro ex novo che - ad oggi - non risulta contabilizzata a bilancio. Al momento non si dispone di uno studio di settore dedicato all'attività bancaria (2), in particolare per i codici ATECO 64.11.00 (Attività della Banca Centrale) e 64.19.10 (Intermediazione monetaria di istituti monetari diverse dalle Banche centrali). la Commissione degli esperti dell'Agenzia delle Entrate (3) interpellata in proposito informalmente, fa sapere che tale studio non è nemmeno in agenda per il  futuro. 

giovedì 30 ottobre 2014

Assemblea Mediobanca: Intervento di Marco Saba

Milano, 28 ottobre 2014 - Assemblea degli azionisti di Mediobanca
 
"Saluto innanzitutto i presenti che ringrazio per avermi dato l'opportunità di intervenire. Sono l'azionista Marco Saba, ricercatore del Centro Studi Monetari, ed intervengo per motivare la mia mancata approvazione del bilancio 2013-2014 così come presentato all'assemblea, facendo mie le dichiarazioni dell'On. Sibilia qui presente: manca nel bilancio la voce maggiore e più importante per stabilire la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società MEDIOBANCA, ovvero la quantità di denaro creata durante l'esercizio. 
  Che il denaro creato da MEDIOBANCA sia denaro legale è evidente perché tale denaro viene correntemente accettato dallo Stato nella riscossione dei tributi. Nell'ipotesi contraria che tale denaro fosse da considerarsi denaro falso, e per questo non registrabile come valore positivo nel bilancio, allora avverrebbe un miracolo degno della Madonna dei Debitori: tutti i crediti oggi vantati dalla banca, a seguito di precedenti impieghi della medesima, sarebbero illegali, nulli e vuoti. E' da notare che tale situazione sarebbe identica anche per tutte le altre banche sul territorio, sicché la conseguenza della dichiarazione di falsità del denaro bancario sarebbe la remissione di tutti i debiti, almeno verso le banche. E' ovvio che tale denaro è vero e in quanto tale ne va dichiarata l'origine bancaria altrimenti il guadagno da reddito monetario verrebbe nascosto all'erario ed agli azionisti, oltreché al resto della società, come ora avviene. Questo problema è davvero cruciale per i  presenti, sia per gli amministratori che per gli azionisti. Continuare ad ignorarlo o cercare di nasconderlo sarebbe quantomai inutile: a soli 100 km da qui, in Svizzera, stanno già raccogliendo le firme per un referendum sull'iniziativa MONETA INTERA, di cui accenno solo i tre punti principali per capire la gravità della situazione che potrebbe poi venire a crearsi qui in Italia: 
"1-Solo la BNS (Banca Nazionale Svizzera) emette, in futuro, moneta bancaria quale mezzo di pagamento legale. 2 - Le banche non possono più creare moneta bancaria propria, ma solamente prestare i soldi che vengono messi a loro disposizione dai risparmiatori, dagli investitori e dalla BNS. 3 - Nuova moneta intera viene di norma messa in circolazione attraverso pagamenti senza debito della BNS allo stato, ai cantoni, o ai cittadini e le cittadine." 
Poiché hanno tempo fino a dicembre 2015 per raccogliere le firme necessarie, è possibile che l'argomento travalicando i confini elvetici diventi un tormentone a livello europeo. Prima che quindi la consapevolezza del fenomeno porti a cambiamenti operativi tali da svuotare completamente la fonte maggiore di reddito della banca, sarebbe il caso di valutare seriamente l'ipotesi di legalizzare di fatto questo guadagno dichiarandolo e pagandoci sopra le tasse. Si rischia altrimenti di fare la figura della famiglia fiorentina dei Bischeri che, nel Medioevo, di fronte alla congrua offerta d'indennizzo da parte del Comune di Firenze per acquistare il loro palazzo che andava demolito per costruire il Duomo, rifiutarono l'offerta e se lo videro espropriare in toto senza indennizzo alcuno.
Siccome credo di trovarmi di fronte all'intellighenzia non solo bancaria, ma anche industriale del paese, concentrata in questa banca, non mi soffermerò ad analizzare punto per punto, uno per uno, gli effetti negativi nefasti che potrebbero conseguire, civilmente e penalmente, dal continuare ad ignorare l'elefante nel salotto. Un antico proverbio indiano dice che, se vedi tutto grigio, forse è giunta l'ora di spostare l'elefante ! La dichiarazione del reddito reale nel bilancio della banca, attuabile rettificando il bilancio ora presentato, potrà scongiurare, se tempestivamente adottata, spiacevoli risvolti per l'attività bancaria futura in Italia. Il fatto che a promuoverla sia Mediobanca, come consigliamo, assumendosene quindi la primazia, non può che aumentare il prestigio nazionale ed internazionale dell'istituto, con ovvi vantaggi per tutti. Gli altri istituti cui abbiamo contestato la stessa perversione attuale dei principi contabili, laddove l'articolo 2423 del codice civile è preciso nel merito dove dice che: "Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato.", hanno finora ignorato la nostra raccomandazione in merito attaccandosi al fatto che avrebbero seguito scrupolosamente le regole contabili. Le hanno seguite sì, tutte, fuorché quella fondamentale che indicava di non seguirle se avessero prodotto risultati incongruenti. Mi aspetto da questo consesso che nasca un confronto positivo che porti al ristabilimento della legalità ed onorabilità dell'attività della banca in modo da non realizzare la funesta profezia di Cuccia che diceva che: "Se è caduto l'impero romano, non si vede perché non dovrebbe cadere Mediobanca". 
 
Grazie a tutti per la cortese attenzione.

mercoledì 29 ottobre 2014

Marco della Luna: il quadro dell’idiozia totale è perfetto

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CREAZIONE MONETARIA FUNZIONALE E INFLAZIONE
Una serenata a Leopolda
Sempre più spesso si parla della possibilità od opportunità di una monetazione funzionale, ossia che lo Stato si metta a creare direttamente, o a far creare dalla banca centrale di emissione (assumendone il governo) tutto il denaro necessario a fare gli investimenti pubblici diretti che producano/inducano occupazione, domanda interna, adeguamento infrastrutturale, innovazione scientifico-tecnologica, assicurando al contempo l’impossibilità del default – cioè per fare quelle cose che appaiono indispensabili per uscire dall’attuale recessione-deflazione, dopo il fallimento ormai visibile delle ricette dell’austerità e del quantitative easing, difese oramai soltanto da soggetti in mala fede e per interesse.
Quando si parla di questa possibilità od opportunità di ricorrere all’uso funzionale della creazione monetaria, vengono sollevate obiezioni aventi il seguente concetto-base: “Non si può immettere moneta a piacimento nell’economia, perché ci deve essere un rapporto tra quantità di moneta e quantità di beni, altrimenti la moneta si svaluta e/o si generano bolle speculative mobiliari e/o immobiliari, e si è visto che ciò effettivamente accade.”
Alcune repliche sono ovvie e le ho già più volte formulate: 1)Se la moneta aggiuntiva viene usata per aumentare la produzione, quindi l’offerta, di beni e servizi, allora non vi sarà, di principio, inflazione monetaria, ossia aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi, mentre vi sarà un aumento della ricchezza prodotta e del reddito oltreché dell’occupazione; certo bisogna spenderla bene, e una classe dirigente avida e idiota, come tale selezionata, non lo può fare. 2)Se la moneta aggiuntiva viene usata per comperare titoli finanziari e immobili, allora vi sarà una salita dei valori delle borse e degli immobili, e questo fa piacere a tutti gli investitori mobiliari e immobiliari. 3)Se anche, come conseguenza dell’immissione monetaria, vi fosse, magari solo inizialmente, una certa inflazione, questa aiuterebbe i debitori (cioè gli Stati, molte imprese, molti privati…) e danneggerebbe i creditori non indicizzati all’inflazione, mentre stimolerebbe le spese  che oggi vengono differite perché si prevede un calo o una costanza dei prezzi, il che alimenta la deflazione; quindi complessivamente, dopo la presente deflazione, una certa inflazione o reflazione sarebbe benefica.
Qui vorrei aggiungere, circa il rapporto tra offerta di moneta e quantità di beni disponibili: Bisogna distinguere tra generi di beni, tra due settori dell’economia. Il grosso dell’offerta monetaria è assorbito, oggi, dal settore finanziario-speculativo, ossia da “prodotti” finanziari non aventi correlato reale (cioè senza rapporto con la fruizione da parte degli umani) e producibili a go go, senza limiti o costi effettivi, se non il limite posto dalla saturazione del mercato, cioè dalla abilità di collocarli, di rifilarli o sbolognarli ai clienti ingenui allorquando si presente che una bolla sta per scoppiare. Se questo settore dell’economia col suo genere di “beni” assorbe, come assorbe, il grosso dell’offerta monetaria, lasciando a secco della fisiologica liquidità il mercato dei beni-servizi reali e degli investimenti per produrli, si ottiene la paradossale situazione che noi oggi viviamo, connotata, da un lato, da un’esorbitante creazione-offerta di moneta, che le banche centrali creano e mettono a disposizione, in quantità enormi, non dell’economia reale ma delle banche universali per le loro speculazioni finanziarie, improduttive anzi distruttive; e, dall’altro lato, da una carestia di moneta nell’economia reale, cui le medesime banche (in Italia) fanno sempre meno credito, con conseguente declino-insufficienza di domanda solvibile e di possibilità di investimento e occupazione – onde la deflazione.
In altre parole: l’offerta di moneta non si può dire che sia eccessiva o insufficiente, perché essa è eccessiva per il settore finanziario, a cui viene continuamente alimentata; mentre è gravemente insufficiente per quello reale, a cui viene continuamente ridotta. Quindi quando si parla di rapporto tra offerta monetaria (liquidità disponibile) e quantità di beni disponibili, bisogna introdurre la predetta distinzione dei due settori. E bisognerebbe al contempo introdurre il tema dell’opportunità non solo di separare le banche di credito e risparmio da quelle speculative, bensì anche di fare in modo che la liquidità del settore produttivo, dell’economia reale (quello da cui dipendono gli stipendi, il cibo, i servizi etc.), sia assicurata e protetta dalle interferenze e distrazioni del settore finanziario, molto più grosso e turbolento.
L’anemizzazione monetaria dell’economia reale, soprattutto in Italia, è oggi aggravata da ulteriori fattori strutturali, quali a)le rimesse verso l’estero degli emigrati; b)la preferenza dei detentori di liquidità per la tesaurizzazione e gli investimenti monetari o finanziari magari all’estero; c)i trasferimenti al finanziamento del Meccanismo Europeo di Stabilità di denaro tolto al Paese mediante le tasse; d)la realizzazione forzata di avanzi primari del bilancio pubblico e il pagamento di alti interessi a detentori esteri di titoli del debito pubblico.
In una situazione di recessione interna e fuga verso l’estero di imprenditori, lavoratori qualificati e capitali, che cosa potrebbe essere più demenziale che imporre tasse al Paese per sostenere il debito pubblico di paesi in crisi (Spagna, Grecia…) al fine puntellare una valuta, l’Euro, che ostacola le esportazioni e induce la deindustrializzazione del Paese? Eppure gli italiani hanno dato fiducia persino a chi ha fatto questo.
Si aggiunga, infine, a questo museo degli orrori dell’imbecillità politica, o dell’alto tradimento istituzionale – se preferite – il fatto che la deprivazione-anemizzazione monetaria del paese, di cui sopra, fa sì che gli assets produttivi migliori – industria, commercio, finanza, alberghi, terreni agricoli pregiati – si deprezzino e vengano massicciamente comperati da soggetti-capitali finanziari stranieri, e che quindi il reddito generato da questi assets esca dal reddito nazionale italiano divenendo reddito dei paesi che li comperano. Quindi magari il prodotto interno lordo, per effetto di questa campagna di acquisti (investimenti esteri), non cambia oppure aumenta, ma il reddito nazionale cala sensibilmente, cioè la nazione si impoverisce, anche se dal pil ciò non appare. Dal che si capisce che il pil è un indicatore molto parziale, quindi inidoneo per valutare l’andamento dell’economia.
Se pensiamo che la anemia, la auto-privazione monetaria che produce tutti questi mali, è semplicemente la auto-privazione di qualcosa, della moneta cioè, che è solo un simbolo e non ha costi o limiti di produzione intrinseci, e che i paesi stranieri che comperano i nostri assets migliori lo possono  fare appunto perché fanno la scelta opposta all’auto-privazione monetaria, ossia perché scelgono di produrre a costo zero grandi masse di moneta-simbolo, allora il quadro dell’idiozia totale è perfetto. Non resta che ringraziare i nostri governanti nazionali ed europei e le nostre banche centrali, e lusingarci per tutti i consensi, i voti, le tasse e gli onori, che continuiamo tributare loro. 24.10.14
24.10.14 Marco Della Luna

Enrico Mattei: singolarità o esempio attuale?

Enrico Mattei: singolarità o esempio attuale?
di Antonino Galloni - 28/10/2014
Fonte: Conflitti e strategie 

In calce la relazione tenuta da Antonino Galloni in un convegno organizzato il 18/19 ottobre dall’Istituto Schiller a Francoforte



Al momento dell’entrata in vigore della Costituzione del 1948, quindi a distanza di qualche anno dalla fine del secondo conflitto mondiale, la produzione industriale ed agricola dell’Italia non raggiungeva i livelli di dieci anni prima. Problema cruciale riguardava le fonti energetiche dopo che il fascismo aveva contenuto il problema con un sistema idroelettrico d’avanguardia, ma che mostrava – strategicamente parlando – notevoli limitazioni. D’altra parte, la fase del petrolio era iniziata da prima della guerra e, anzi, i Paesi non produttori di idrocarburi l’avevano persa anche per questo (come molti studiosi di quel conflitto hanno dimostrato); era anche iniziata la sfida atomica che, dopo esser risultata anch’essa determinante ai fini bellici, cominciava a promettere un’utilizzazione industriale e civile di grande interesse: non fu un caso, infatti, se gli accordi di Bretton Woods del 1944 precedettero la conferenza di Yalta (un anno prima di Hiroshima e Nagasaki, infatti, si sapeva già con certezza chi avrebbe vinto, possedendo, appunto, l’arma atomica).
Il fascismo, peraltro, aveva affrontato e, per certi versi, risolto i problemi della crisi finanziaria ed economica degli anni Trenta con un intervento pubblico d’avanguardia che spaziava dal credito (la legge di separazione bancaria – in USA fu la Glass Steagall – del 1936), alle infrastrutture (ponti, strade, ferrovie), alle industrie (l’IRI ed altre partecipate, gestite con logiche prettamente economiche, ma di proprietà dello Stato), all’agricoltura (le bonifiche e non solo), alla produzione di elettricità, come si è già accennato. Lo stesso fascismo aveva costituito l’AGIP, ma con scarse fortune e l’ex partigiano Mattei (a cui, peraltro, si rinfacciava anche una pregressa tessera del Littorio) fu incaricato, dopo il 1945, di liquidarla; incarico che svolse malissimo – secondo i politici di sinistra del tempo (che vedevano nell’AGIP un comico carrozzone autarchico e quelli di destra quando si accorsero dell’impostazione antiamericana del marchigiano – perché Mattei prima traccheggiò, poi delineò una strategia di allargamento della missione dell’Ente, infine riuscì ad impedire che il Parlamento italiano varasse una legge che consentiva agli USA di detenere una sorta di monopolio in materia.
Figuriamoci, dunque, l’entusiasmo che poté suscitare la scoperta di idrocarburi nella pianura padana e dintorni e la possibilità di rivisitare una piccola partecipata pubblica per farne, già sul finire degli anni ’40, qualcosa che potesse aiutare l’Italia ad uscire da una millenaria insufficienza energetica.
Mattei, dunque, si mise a capo di ciò, incontrando non poche resistenze, vinte grazie ai suoi appoggi politici, in parte democristiani, ma anche di altri partiti di sinistra (sfruttando l’aspetto antimperialistico della sua intrapresa), lui che poteva vantare un trascorso da partigiano di tutto rispetto.
Ma il progetto di Mattei fu ben più articolato ed ambizioso: partendo dall’occasione di un fatto che, tutto sommato, sarebbe stato marginale (il ben poco petrolio e gas della pianura padana e del mare adriatico) e, grazie ad uno spregiudicato utilizzo degli appoggi politici e delle influenti amicizie internazionali (soprattutto Unione Sovietica e Paesi Arabi), riuscì ad assicurare all’Italia un flusso di gas e di idrocarburi senza il quale nessun miracolo economico sarebbe stato possibile; Enrico Mattei cominciò con accordi in sordina presso lo Scià di Persia (dopo il fatale errore USA di eliminare l’intraprendente Mossadeq), ma è noto nel mondo per i rivoluzionari accordi con i Paesi Arabi (apprezzati dai Russi che vi vedevano una maggiore giustizia sociale e, soprattutto, un indebolimento degli interessi e dell’influenza angloamericana nell’area) e che prevedevano un’equa spartizione dei guadagni tra produttori e compratori. Fino a Mattei, infatti, i compratori erano più che altro le compagnie petrolifere occidentali – sinistramente note come le “7 sorelle” – che pagavano il greggio una miseria; Mattei offrì il 75% dei profitti in cambio delle licenze di estrazione, consentendo agli Arabi di guadagnare molto di più, di contenere i prezzi degli idrocarburi in Italia, di spiazzare l’agguerrita concorrenza americana, inglese, olandese ed anche francese. In effetti, si può dire – da una parte – che Mattei gettasse con dieci anni di anticipo le basi dell’OPEC e, tuttavia, l’operazione più molesta (secondo gli osservatori filocolonialisti) fu proprio quella in Algeria dove si rifiutò di sottoscrivere un allettante contratto con le 7 Sorelle schierandosi apertamente per il futuro Stato indipendente. In questo modo costrinse le 7 Sorelle o ad appoggiare la Francia andando da sole o a schierarsi con gli indipendentisti!
Fu minacciato dai servizi della legione straniera francese e di lì a poco il suo aereo venne sabotato, in Sicilia, da mafiosi amici degli amici d’oltre confine.
La sua morte, avvenuta in modo non molto misterioso nel 1962, fu subito ricondotta a tali circostanze (non meno promettente, peraltro, si rivelò la “pista interna”, riguardante il suo braccio destro Eugenio Cefis che lo stesso Mattei scoprì e denunciò quale collaboratore della CIA); e le prove dell’attentato al suo aereo tramite una bomba al tritolo, collegata all’accensione delle luci o all’attivazione del carrello di atterraggio, furono acclarate dalla magistratura…43 anni dopo!
Ma sarebbe riduttivo ricordare unicamente la sua grande figura per le circostanze sin qui descritte: Mattei fu e fece molto di più.
Non è difficile argomentare che l’ottenimento delle licenze richiedeva, a monte, la capacità di estrarre – in modo competitivo rispetto alle stesse 7 sorelle – il petrolio da giacimenti sempre più profondi; e, a valle, di disporre di impianti di raffinazione adeguati, per non parlare delle problematiche connesse al trasporto ed alla distribuzione.
Tutta la strategia di Mattei era basata sulle concessioni estrattive; ma Mattei volle un’ampia integrazione verticale di tutta la macchina che andava dalla ricerca di giacimenti fino alle pompe di benzina e oltre; così nacquero società di impiantistica ed un’industria petrolchimica che furono tra le migliori del mondo se non le migliori.
Grazie all’aumento delle economie di scala proprie delle industrie italiane – oramai lanciate nel contesto internazionale – Mattei siglò accordi con la Russia, con la Cina e con altri importanti Paesi di quasi tutti i continenti per la costruzione di importanti infrastrutture; ma ciò portava con sé la formazione, la cultura, l’ampliamento degli scambi internazionali.
Alla morte di Mattei e nel ventennio successivo, l’ENI non mancò di crescere per divenire uno dei più grandi, se non il più grande, colosso mondiale (se si considerano le complementarietà con gli altri enti italiani a partecipazione statale, in primis l’IRI) dell’energia, della petrolchimica e delle infrastrutture.
Il successo di Mattei e dell’ENI fu reso possibile da una cultura capitalistica che vedeva nella crescita delle vendite il suo principale riferimento: la massimizzazione del profitto non si riferiva alla sua incidenza sul capitale o investimento, ma alla massima crescita di quest’ultimo a condizioni del mercato, vale a dire di espansione sostenuta dalla domanda (pubblica o privata che fosse). Fiore all’occhiello di questa impostazione fu il salvataggio di un’industria meccanica fiorentina – il Pignone – fortemente caldeggiata dall’allora sindaco di Firenze, Giorgio La Pira (quello un santo), salvataggio che si rivelò un successo industriale, consentendo il lancio di un’azienda leader a livello mondiale nel comparto delle turbine (per la cronaca, l’azienda fu poi svenduta, alla fine degli anni ’90, dai governi con partecipazione comunista – si fa per dire – alla General Electric che provvide a indebolirla ed a farla a pezzi).
Quella di Mattei (considerato un grande peccatore ed un grande corruttore, infatti soleva giustificarsi quando gli si obiettava che destinava fondi neri un po’ a tutti i partiti che questi ultimi venivano utilizzati “come taxi, salgo, li utilizzo, pago, scendo”) e di La Pira (il santo, un vero santo) è una cultura che caratterizza tutta la storia dell’economia dagli accordi di Bretton Woods fino alle svolte reazionarie alla fine degli anni ’70. Queste ultime, infatti, hanno posto ad obiettivo cruciale delle attività produttive la massimizzazione del rendimento dell’investimento o saggio di profitto: un indicatore di natura finanziaria, comune alle obbligazioni (imperanti, con alti tassi di interesse, durante gli anni ’80) ed alle azioni. Dopo la fine degli anni ’70, dunque, l’economia reale viene sacrificata – come è noto – sull’altare della finanza e delle sue irrealizzabili promesse che aprono al baratro degli impegni non sostenibili, dei debiti a go go e della bancarotta generale in un quadro di crescente disoccupazione e desolante regresso sociale.
Tutto il contrario avveniva ai tempi di Mattei ed anche per un quindicennio a seguire: l’espansione costituiva il fondamento dello sviluppo economico sia per quanto riguardava le imprese capitalistiche, sia per quanto riguardava gli investimenti pubblici. La formula italiana, peraltro, si era rivelata particolarmente efficiente soprattutto a proposito delle imprese – di cui l’ENI, assieme all’IRI, rappresentava il massimo – di proprietà dello Stato, ma gestite con criteri di economicità. In realtà, il tasso di rendimento, dell’ultimo investimento puntava a zero, ma siccome si massimizzavano l’occupazione ed il reddito totale, si minimizzavano le spese di assistenza ai disoccupati: non si dimentichi mai che il fenomeno migratorio degli Italiani all’estero si riduce con la crescita delle industrie a partecipazione statale.
La crescita degli investimenti fisici, a prescindere dal reddito da essi direttamente ed immediatamente generato, costituisce la chiave di volta dello sviluppo economico e sociale; esso, tuttavia, portava alla tendenza a ridursi del saggio del profitto con la duplice conseguenza di emarginare il ruolo della proprietà nell’azienda e nella società e di far crescere le aspettative democratiche della classe media e dei lavoratori.
Contro tale prospettiva, un quindicennio dopo la morte di Mattei, si scatenò la reazione antidemocratica dei ceti possidenti che, in nome del rendimento finanziario della proprietà, dei limiti nello sfruttamento delle risorse del pianeta, del contenimento delle tasse e della spesa pubblica, cominciarono ad ottenere un capovolgimento culturale e di prospettive economiche.
Mattei aveva intuito l’importanza dell’ambiente e del nucleare (non si dimentichi che l’Italia era all’avanguardia in quest’ultimo settore fino all’inizio degli anni ’60 ed aveva raggiunto la prima centrale che non utilizzava uranio arricchito o militare e, si osservava, anche questo aveva dato fastidio a livello internazionale: infatti dagli USA e dalla Francia provenivano veti e limitazioni di sovranità verso il Belpaese.
All’ENI ed all’IRI sapevano – contrariamente alle errate farneticazioni malthusiane del club di Roma e dintorni – che, al crescere dell’innovazione tecnologica, la quantità di agenti inquinanti e di risorse scarse o pregiate per unità di prodotto tendeva a ridursi. Viceversa, la artificiosa limitazione dello sviluppo (e, in seguito, le caratteristiche della globalizzazione non basata su innovazione e qualità, ma solo sul taglio selvaggio dei costi), contenendo l’avanzamento delle tecniche – che è un portato dello sviluppo e della esigenza di ridurre le risorse per unità di prodotto al crescere di esso – determina l’aumento di inquinamento e cattivo utilizzo delle risorse stesse proprio a causa dello scarso avanzamento dell’intensità energetica.
Nessuno può dire cosa avrebbe fatto Mattei in Italia e nel mondo dopo il 1962, ma certamente possiamo ipotizzare che, oggi, la sua massima attenzione sarebbe per i BRICS e che avrebbe appoggiato, in tutti i modi, le forze politiche che avessero aperto un dialogo ed una collaborazione con Russia, Cina e India finalizzato a definire un sistema mondiale idoneo a proseguire un percorso accettabile di civiltà e di benessere generalizzato; comunque, sappiamo che i suoi successori non fecero crescere la diversificazione produttiva dell’ENI neanche durante il ventennio compreso tra la fine violenta del grande imprenditore e l’inizio di una politica economica fortemente penalizzante per la sovranità del Paese.
Le stesse industrie a partecipazione statale – che tutto il mondo ci invidiava – venivano derise da giornalisti ed osservatori di scarso spessore che le additavano ad imprese inutili, in perdita e mera fonte di corruzione. La Storia ci ha spiegato quanto esse siano state fondamentali per l’eccezionale sviluppo del Paese tra la fine degli anni cinquanta ed i ’70; analisi di studiosi seri hanno indicato come le industrie a partecipazione statale facessero investimenti più elevati delle private, sicchè, sommando profitti ed ammortamenti, si ottenevano saggi di redditività lordi non diversi; la corruzione, invece, rappresentava un problema serio, ma la fine del modello a partecipazione statale e degli elevati investimenti pubblici ha provocato, in Italia, la fine dello sviluppo pur senza evidenziare alcuna riduzione, ad oggi, dei fenomeni di corruzione: i quali, evidentemente, devono e possono essere affrontati a prescindere dall’aver condannato alla disoccupazione a vita milioni di giovani Italiani quale conseguenze delle politiche restrittive volute da circa trent’anni per “moralizzare” il Paese (come si è già detto, con risultati ben scarsi nella lotta alla corruzione e, invece, particolarmente rilevanti nella perdita di sovranità, nel crollo degli investimenti, nel ritardo scolastico, scientifico, sanitario, infrastrutturale).

L’attualità di Mattei richiede, quindi, il ritorno ad un’economia sostenibile in termini sociali, con investimenti pubblici, ricerca, scuola, formazione, infrastrutture adeguate, soddisfacente cura delle persone: obiettivi non conseguibili senza un ritorno alla sovranità monetaria, il ripristino della netta separazione tra banche di credito e finanza speculativa, una pubblica amministrazione che si faccia direttamente carico di collaborare con i cittadini per realizzare gli adempimenti previsti da leggi e regolamenti. Tutto ciò in un contesto di cooperazione tra Stati sovrani che, nello spirito del Trattato di Westfalia, si rispettino, nel comune interesse a crescere e scambiarsi esperienze e capacità. Era questo, infatti, il metodo di Mattei e di tanti altri grandi statisti italiani oggi scomparsi, ma non per questo meno attuali: dialogare tra popoli e culture diverse mettendo a disposizione risorse e capacità con l’unico obiettivo di vedere una crescita economica sostenibile perché adeguata alle esigenze di benessere e di libertà delle popolazioni.

Mediobanca: deputato M5S interviene e scoppia il caos

Mediobanca: deputato M5S interviene in assemblea e scoppia il caos 

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Mediobanca-deputato-M5S-interviene-assemblea-scoppia-caos/28-10-2014/1-A_015048788.shtml

15:02  MILANO (MF-DJ)--Ci pensa Carlo Sibilla, parlamentare grillino, a rompere la quiete dell'assemblea annuale di Mediobanca. Prendendo parola nel termine dell'assise, il deputato dell'M5S ha sostenuto, tra le altre cose, che nella gestione del circolante "Mediobanca ha creato denaro virtuale, non inserito nell'attivo, generando entrate invisibili", il tutto facendo riprendere il proprio intervento da un collega munito di telecamera. Ed e' stato proprio quest'ultimo dettaglio ad accendere gli animi dei tanti piccoli azionisti, poco meno di un centinaio in tutto, presenti nella sala assemblee di piazzetta Cuccia. Al punto che il Presidente dell'assise, Renato Pagliaro, ha piu' volte pregato gli uscieri di accompagnare fuori dalla stanza due soci particolarmente accalorati. " È stato un discorso interessantissimo quello sul denaro creato fatto da Sibilia", ha risposto poi l'a.d. Alberto Nagel durante le repliche agli azionisti. "Pero' non l'ho capito e non capisco come si possa sposare con i principi contabili internazionali con i quali facciamo i conti quando scriviamo il bilancio. Sono comunque disposto a discuterne in separata sede". ofb/fch (fine) MF-DJ NEWS 2815:01 ott 2014

lunedì 27 ottobre 2014

La finanziaria di Renzi serve per aumentare il debito sovrano

La finanziaria di Renzi? Serve per allargare il terzo mercato obbligazionario al mondo. Quello del debito italiano

di Redazione

renzi euro vespaCercare una logica nella bozza, anzi nelle bozze, di finanziaria del governo Renzi significa sicuramente uscire dal surreale politicismo italiano. Di un tipo di surreale per cui si pensa che ogni mossa del governo viene fatta per rispondere alla Camusso, a Bersani, a Berlusconi e ora magari anche a Luxuria nuova re-entry nel set della politica istituzionale. Anche le metafore antropromorfiche abbondantemente usate pure per la politica europea –la Merkel, Juncker, Draghi- ci spiegano poco. La finanziaria è ragion di stato, anzi di governance europea e di mercati globali, e quindi solo gli esempi che vanno ben al di là della metafora dei rapporti tra persone ci fanno effettivamente capire quale posta in gioco ci sia nelle mosse del governo.

domenica 26 ottobre 2014

70 Magistrati a Scuola dai Banchieri

03/08/2014 19.28.09

70 Magistrati a Scuola dai Banchieri

70 MAGISTRATI a SCUOLA di ANTI-USURA dai Banchieri USURAI. 
Tra i “Docenti” l’Avvocato dei Banchieri indagati per Usura. Questi magistrati potranno garantire imparzialità e certezza del diritto?
  - Corsi Anti-Usura per PM : in cattedra le Banche (clicca qui);
C’era anche il Procuratore capo di Ascoli Piceno, avocato dalla P.G. per aver archiviato de plano denunce contro le Banche(clicca qui);
I Dirigenti di Bankitalia e del Ministero hanno fornito un “contributo morale premeditato” per favorire alle Banche l’applicazione di tassi usurari (clicca qui);
Da “L’Espresso” : la corruzione passa per il Tribunale, tra mazzette, favori e regali(clicca qui);

Tribunale: la società Edilparise va tolta dalla Centrale Rischi

25.10.2014

Società va tolta 
dalla Centrale Rischi

La clamorosa decisione perché lo sconfinamento non era corretto e l'azienda era a credito di 10 mila euro e non a debito di 144 mila

L'avvocato Renato Bertelle, che tutela Edilparise
L'avvocato Renato Bertelle, che tutela Edilparise

La società Edilparise di Arzignano è stata segnalata scorrettamente alla Centrale Rischi della Banca d'Italia dalla Banca Popolare di Verona perché anziché essere a debito di 144 mila euro era a credito di 10 mila euro. Come ha verificato contabilmente il perito del tribunale penale Peruffo. Sul caso il pm Paolo Pecori ha avviato un'inchiesta per usura, estorsione e truffa a carico dei vertici della primaria banca nazionale (Carlo Fratta Pasini, Pier Francesco Saviotti e Massimiliano Avanzi) e dei due funzionari di Arzignano (Adelino Zanderigo e Cristiano Roviaro): quest'ultimi due hanno materialmente gestito il rapporto con l'imprenditrice Nadia Parise.
È stato il giudice Massimo Morandini a firmare ieri il clamoroso provvedimento di natura civile con il quale si ordina alla Banca Popolare di Verona ed a Bpl Mortages srl di cancellare lo sconfinamento segnalato alla Centrale Rischi della Banca d'Italia; è clamoroso perché non avrebbe precedenti nella storia giudiziaria di Vicenza. E non molti, peraltro, sarebbero anche i casi in Italia. (...)
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Un Tribunale del Popolo per processare chi ha tradito

venerdì 24 ottobre 2014

Contestazione alla premiazione di Barroso, Losanna, 17 ottobre 2014 (VIDEO)


Losanna - 17/10/2014
Premiazione di Barroso, Van Rompuy e Schultz, organizzata dalla Fondazione Jean Monnet.

TESTO IN ITALIANO

Per cosa sono queste medaglie d'oro?
L' Unione Europea non è altro che un pezzo del piano del Nuovo ordine Mondiale, il cui obiettivo è la schiavitù monetaria, politica e culturale, così come la depopolazione attraverso differenti mezzi tecnologici e pseudomedici come quelli correlati alla nutrizione; l'uccisione degli animali e la distruzione dell'intero pianeta Terra.

come abitante dell'Unione Europea posso certamente affermare che questo non è quel tipo di Europa in cui la maggior parte dei cittadini europei vogliono vivere, perché l'attuale Europa sembra essere sempre più una dittatura finanziaria ed un mucchio di bugie.

L' Unione Europea sta adorando un falso dio attraverso la massoneria che sta privando le persone e gli animali del loro diritto di vivere serenamente.

Questa non è unione europea, dal momento in cui la democrazia è stata rimpiazzata dalla dittatura.

Chi ti ha dato il diritto di prendere decisioni su più di 500 milioni di europei, dal momento in cui nessuno di loro ti ha mai eletto direttamente, né nemmeno ti conoscono?

Rivogliamo indietro la nostra sovranità monetaria, politica e culturale.

Questa non è democrazia!

MARIA CRISTINA SPANO