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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

sabato 28 novembre 2015

Diagramma della truffa del debito pubblico

La Banca d'Italia fornisce arbitrariamente alle banche partecipanti alle "aste titoli" (gli specialisti in titoli di stato o Primary Dealers) le linee di credito sufficienti per acquistare una quantità predeterminata di titoli.

giovedì 28 maggio 2015

DENARO: SCHEMA DELLA FRODE BANCARIA

Vale sia per banconote che denaro virtuale, sia con banca nazionale che non, sia con euro che con dollari, yen, sterline, neolire, etc. Se non si rettificano i bilanci, se non si accredita il denaro alla banca all'emissione, il gioco dei banchieri è fatto !

domenica 21 dicembre 2014

Note per uno studio di settore sull'attività bancaria

Note per uno studio di settore sull'attività bancaria
di Marco Saba*
(documento per l'Ordine dei Commercialisti)
16 maggio 2014
http://centralerischibanche.blogspot.it/2014/05/note-per-uno-studio-di-settore.html

A seguito del mio intervento durante il convegno a Napoli del 7 maggio 2014 (1), è emerso che le banche svolgono attività d'intermediazione finanziaria solo marginalmente, mentre l'attività principale consiste nella creazione di denaro ex novo che - ad oggi - non risulta contabilizzata a bilancio. Al momento non si dispone di uno studio di settore dedicato all'attività bancaria (2), in particolare per i codici ATECO 64.11.00 (Attività della Banca Centrale) e 64.19.10 (Intermediazione monetaria di istituti monetari diverse dalle Banche centrali). la Commissione degli esperti dell'Agenzia delle Entrate (3) interpellata in proposito informalmente, fa sapere che tale studio non è nemmeno in agenda per il  futuro. 

giovedì 27 novembre 2014

Rinviati a giudizio per truffa Bazoli,Passera e Gorno Tempini

Derivati, a giudizio per truffa Bazoli,Passera, Gorno Tempini

Pm Trani cita per truffa ex vertici Intesa-San Paolo

(ANSA) - TRANI, 26 NOV - Per concorso in truffa, il pm di Trani ha citato in giudizio gli ex vertici di Banca Intesa e Banca Caboto (ora gruppo Intesa-San Paolo). Ai 15 imputati viene contestata la negoziazione di prodotti derivati 'swap' ritenuti truffaldini. Tra gli imputati Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa-San Paolo ed ex presidente del Cda, l'ex ministro Corrado Passera, AD sino al 2011, e Giovanni Gorno Tempini, ex AD di Banca Caboto, oggi AD di Cassa depositi e prestiti.

martedì 25 novembre 2014

Intervento di Carlo Sibilia in Mediobanca, censurato (video)


CARLO SIBILIA A MEDIOBANCA by kingsize3000

La cultura in banca favorisce la disonestà

iStockphoto
Scienza

La cultura in banca favorisce la disonestà

Secondo uno studio, chi lavora in un'azienda di credito è onesto come le altre persone. Ma non appena riflette sulla sua professione comincia a imbrogliare

L’onestà è una dote individuale? O ci sono professioni e ambienti che portano anche le persone oneste a comportarsi in modo scorretto? Uno studio che ha coinvolto un gruppo di impiegati di banca sembra dare ragione alla seconda ipotesi. Anche se normalmente i bancari sono tanto onesti quanto le altre persone, nel momento in cui sono portati a riflettere sul loro ruolo, imbrogliano un po’ di più. Come se scattasse la consapevolezza di appartenere a un ambiente che in qualche modo legittima la disonestà.
Che il mondo delle banche e della finanza sia fatto per approfittare della gente è un pensiero tanto diffuso da risultare quasi un luogo comune. È anche l’opinione comune di molti esperti che la cultura oggi prevalente in quegli ambienti induca i singoli lavoratori a mettere in secondo piano le regole della correttezza, ma prima di questo studio non c’erano prove “empiriche” che davvero questo accada nella realtà.
 Per condurre il singolare esperimento descritto sulla rivista Nature, tre ricercatori del dipartimento di economia dell’Università di Zurigo hanno reclutato 128 impiegati di un grande gruppo bancario internazionale e li hanno divisi in due gruppi. I lavoratori di entrambi i gruppi sono stati sottoposti al compito di lanciare dieci volte una moneta sapendo in anticipo quando il risultato testa o croce avrebbe fatto vincere venti dollari. È stato poi chiesto loro di comunicare i risultati per riscuotere la vincita. Prima di eseguire i lanci, i membri di uno dei due gruppi erano stati sottoposti a un questionario con domande generiche sulla loro vita, del tipo “quante ore hai guardato la televisione la settimana scorsa?”. Gli impiegati nell’altro gruppo avevano invece risposto a domande legate direttamente alla loro figura professionale, come “che ruolo ricopri nella tua banca?”.
Questo genere di domande è fatto apposta per stimolare una riflessione sulla identità professionale prima di eseguire il compito. Un approccio ispirato dalla teoria secondo la quale, come individui, abbiamo multiple identità sociali - basate sul sesso, l’origine etnica, la professione – ciascuna associata con norme che dettano i comportamenti ammissibili. Se è vero che la cultura delle banche favorisce la disonestà allora, nel momento in cui diventa predominante l’identità della professione di bancario, una persona dovrebbe comportarsi in modo disonesto. Anche se può apparire incredibile, questo è proprio quello che è accaduto nell’esperimento: mentre gli impiegati cui sono state fatte le domande generiche si sono comportati come la media delle persone, riportando in maniera onesta i risultati del lancio di monete, quelli del gruppo che aveva riflettuto su se stesso come impiegato di banca hanno imbrogliato più spesso, riportando un numero di lanci vincenti superiore a quello atteso: quasi il 60 per cento di risultati vincenti, che è ben al di sopra del 50 per cento ottenibile per caso. La percentuale di impiegati che ha imbrogliato è stata del 26 per cento, in pratica uno su quattro, e quella di risultati non riportati in modo veritiero del 16 per cento.

Tutti gli scandali degli ultimi anni hanno contribuito alla cattiva reputazione del settore finanziario, ma per gli specialisti che studiano l’argomento non è ben chiaro se la presunta disonestà derivi da un effetto di selezione, vale a dire dal fatto che un ambiente come quello delle banche finisce per attrarre persone meno oneste in partenza, oppure dagli incentivi, e cioè che sia la cultura tipica del mondo degli affari a indebolire le norme morali di persone che normalmente sarebbero oneste. Lo studio sembra dare ragione proprio a questa seconda ipotesi. L’aumentata disonestà degli impiegati di banca sembrerebbe indotta dalla cultura specifica del settore bancario. Si tratta, secondo Marie Claire Villeval, economista dell’Università di Lione che ha scritto un commento allo studio, non tanto di regole o incentivi di una singola impresa, ma di un insieme complesso di “norme, valori, visioni, aspettative e abitudini”. Perché la società riacquisti fiducia nelle banche, secondo gli autori dello studio, è necessario che diventi dominante in quegli ambienti una cultura che premia e valorizza l’onestà, a partire magari dall’equivalente “bancario” del giuramento di Ippocrate per i medici.

venerdì 21 novembre 2014

Mps, la Consob multa Kpmg: "Violati i principi di revisione contabile"

21/11/2014

B. Mps, la Consob multa Kpmg (450 mila euro). "Violati i principi di revisione contabile"

 http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201411211143387257&chkAgenzie=ITALIAOGGI&sez=news

B. Mps, la Consob multa Kpmg (450 mila euro). "Violati i principi di revisione contabile"

La Consob ha elevato una sanzione amministrativa pecuniaria da 450 mila euro nei confronti di Kpmg per aver violato i principi di revisione contabile.
I rilievi mossi dalla Commissione di vigilanza presieduta da Giuseppe Vegas, si legge nella delibera 19042 datata 26 settembre 2014 ma resa nota al mercato soltanto questa mattina, sono relativi ai lavori di revisione di Kpmg sui bilanci d'esercizio e consolidato di Mps nel 2008 e nel 2009. L'authority, in particolare, ha rilevato come la società di revisione rilasciò il proprio benestare ai bilanci dell'istituto di credito senese "senza rilievi", dando origine a "irregolarità inerenti all'attività di revisione" per quanto riguarda le verifiche svolte sulla rappresentazione dell'operazione Santorini, il Fresh 2009, alcuni canoni di usufrutto pagati a JpMorgan e la ristrutturazione del derivato Alexandria con il repo Btp Nomura.

martedì 18 novembre 2014

Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale

Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale.



Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale: una storia di abrogazione tacita tra criteri di convergenza post Maastricht e pareggio di bilancio.


L’art. 47 primo comma Cost. dispone: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio, in tutte le sue forme, disciplina coordina e controlla il credito
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese”.
Il tema del risparmio è costantemente dimenticato nel nostro ordinamento, benché sia un diritto costituzionalmente tutelato. La definizione di risparmio, peraltro, è assai semplice: trattasi di quella parte del reddito non utilizzata e quindi accantonata da ogni cittadino.
Nel nostro paese, nel nome di una falsa emergenza di cassa in realtà causata, come si dirà meglio infra, dalla perdita di sovranità monetaria ed economica, il risparmio viene oggi pesantemente aggredito, sia attraverso una sostanziale tassazione che lo comprime in tutte le sue forme (basti ad esempio pensare alla tassazione sulla casa, per definizione il bene rifugio degli italiani), sia (soprattutto) per tramite la messa al bando delle politiche di deficit nazionale.

PATTI CHIARI, UN SITO CHE INGANNAVA UTENTI-RISPARMIATORI

BANCHE: ABI METTE IN LIQUIDAZIONE PATTI CHIARI, UN SITO CHE INGANNAVA UTENTI-RISPARMIATORI. SODDISFATTE ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI, CHE NE AVEVANO CHIESTO DA TEMPO LA LIQUIDAZIONE COATTA.

Patti Chiari 1 e 2, un costosissimo sito di informazione predisposto dall’Abi, Associazione bancaria italiana allegramente finanziato dalle banche per reclamizzare con la massima affidabilità, ossia la bollinatura della tripla “A” alcuni rischiosissimi bond quali Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici di istituti di credito già falliti o salvati da interventi pubblici, viene finalmente messo in liquidazione, nonostante l’operazione gattopardesca e camaleontica di restyling, denominata Patti Chiari 2 presieduta dal prof. Filippo Cavazzuti, reclamizzata dalla conferenza stampa del 27 aprile 2009 a Milano, che oltre a coinvolgere 13 associazioni di consumatori nel protocollo di intesa con l’Abi-Patti Chiari, tutte iscritte al CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori Utenti), istituiva un pomposo comitato di Consultazione, presieduto dal Prof. Pippo Ranci, con il Prof Guido Alpa, gli avv.Ettore Battelli e Luciano Fanti, il dottor Stefano Godano ed il dottor Giustino Trincia; il prof. Paolo Legrenzi, l’avv. Maria Stella Anastasi,i prof. Marco Gambaro, Paolo Onofri, Lorenzo Sacconi, la dott.ssa Anna Vizzari.
Adusbef e Federconsumatori, che dopo aver denunciato un sito ‘fraudolento’ istituito dall’Abi e finanziato dalle banche per ricostruire la reputazione perduta dopo la lunga catena di scandali e crack finanziari ed industriali che avevano disseminato 1 milione di vittime del risparmio tradito, si erano rifiutate di essere complici di un’intesa contro i diritti di risparmiatori utenti, chiedendo all’Abi di mettere mano al portafogli utilizzando le risorse, non per prezzolare i consensi, ma per risarcire le decine di migliaia di vittime di Patti Chiari, truffate da un sito che reclamizzava come affidabili gli investimenti con sottostante Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici, pubblicizzandoli con la massima affidabilità fino 15 settembre 2008,ossia due giorni dopo il fallimento, avevano chiesto lo scioglimento di Patti Chiari 1 e 2.
Con 4 anni di ritardo l’Abi mette in liquidazione il portale Pattichiari.it. nato nel 2003 per migliorare la reputazione degli istituti di credito crollata ai minimi dopo i tanti casi – crac Cirio, Parmalat e Tango bond in testa – di risparmio tradito, come emerge da una comunicazione pubblicata sul sito: “Il consorzio PattiChiari ha per oggetto la gestione ad esaurimento delle attività nonché l’esercizio di servizi ad esse connessi”.
La credibilità di Patti Chiari, criticata già nell’atto della sua nascita da associazioni che si battono per la tutela dei diritti di utenti-risparmiatori-investitori, Adusbef in testa, viene irrimediabilmente minata per la a lunedì 15 settembre 2008: mentre nella mattinata la Lehman Brothers dichiara il fallimento, sul portale Pattichiari.it ancora nel primo pomeriggio venivano propagandati come sicuri ed affidabili i 14 titoli emessi dalla banca, con i bond Lehman segnalati, con un rating A+, nella lista “Obbligazioni a basso rischio e a basso rendimento” stilata periodicamente dal consorzio, procurando così un gravissimo danno a decine di migliaia di risparmiatori, il cui sito giudicava come ad alto rischio i titoli di stato italiani come i BTP.
Solo il 28 ottobre 2008 Patti Chiari decide di sospendere il servizio e quindi la pubblicazione delle “Obbligazioni a basso rischio e a basso rendimento”, per rilanciare con la complicità di accademici ed associazioni di consumatori Patti Chiari 2, al quale aderiva l’82% degli istituti bancari italiani, il cui destino era già stato segnato sia dalle denunce di inaffidabilità e di citazioni nei Tribunali nelle cause risarcitorie sui bond Lehman, che dalla conseguente defezione di 50 banche dal Consorzio, con il colpo di grazia finale inferto dall’Antitrust che segnalava l’esigenza di aumentare: “tasso di mobilità della clientela, introducendo un termine massimo di 15 giorni per il trasferimento del conto corrente e prevedendo un risarcimento al cliente in caso di ritardi addebitati alla banca”, auspicando anche lo sviluppo di motori di ricerca indipendenti dalle banche “che consentano al consumatore un più agevole confronto tra i servizi bancari offerti dai diversi operatori”.
Adusbef e Federconsumatori, soddisfatte dalla pur tardiva decisione, stigmatizzano i comportamenti collusivi che hanno prodotti danni enormi a tanti risparmiatori ingannati e raggirati dall’Abi e dalle banche.

Elio Lannutti (Adusbef) - Rosario Trefiletti (Federconsumatori)
Roma, 17.11.2014

Wall Street, l'attacco finale all'euro: il piano di Natale

Wall Street, l'attacco finale all'euro: il piano di Natale

Pubblicato su 18 Novembre 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in ECONOMIA
 
«Gli stress test sono una porcata: tutto finto». La confidenza-confessione, complice un ottimo Brunello di Montalcino, è di uno che conta molto nel board di controllo dei cosiddetti protocolli di Basilea arrivato a Siena per sbirciare i conti di Mps. Se metteranno - e le metteranno - le mani nei vostri conti correnti sapete chi ringraziare: la finanza americana. Non è, peraltro, un mistero che a Wall Street temono la nascita di una vera unione bancaria europea. Se ci fosse la Bce potrebbe governare direttamente le ristrutturazioni bancarie ma soprattutto si spezzerebbe il legame incestuoso tra debito degli Stati e sistema bancario che è la vera ragione della stagnazione perdurante nell’Eurozona, ma che è anche la riserva di caccia dei Fondi speculativi.
Sull’unione bancaria Mario Draghi si è molto speso, ma poco ha incassato. E - secondo il nostro interlocutore - la finanza americana che lo tiene al guinzaglio gli ha consigliato di stare buono perché sta per lanciare l’offensiva bis contro l’euro. La prova regina non c’è, ma se Soros scommette un miliardo di euro sul ribasso dell’indice di Milano, se Carl Icahn veterano di Wall Street mette nel mirino i fondi obbligazionari italiani qualcosa che si muove di certo c’è. La «porcata» sta nel fatto che negli stress test il peso dei derivati e in particolare dei Cds (credit default swap) è assai ridotto rispetto alla valutazione dei cosiddetti incagli (crediti in sofferenza o inesigibili) per cui paradossalmente le banche commerciali sono penalizzate rispetto alle banche finanziarie. Con un’aggiunta di non poco conto che ha salvato le Landsbank tedesche (i cui bilanci continuano a non tornare, ma non si può dire). Negli stress test sono stati pesati diversamente i titoli di Stato. Mentre le banche tedesche li valutano a scadenza, le banche italiane li detengono al prezzo corrente. Nel caso delle banche tedesche i titoli vanno a patrimonio migliorando il rapporto ricchezza posseduta/credito concesso, per le banche italiane il rischio Paese viene calcolato come una perdita.
Perché accade? Stando a questo nostro interlocutore lo scenario è semplice e leggibilissimo. Basta considerare come Usa e Cina stiano in questi ultimi mesi tubando. La ragione starebbe in uno studio non troppo segreto che circola nei piani altissimi della finanza secondo il quale l’euro è ingombrante nell’ordine mondiale. E si sta per scatenare l’offensiva bis. A Wall Street aspettano solo il momento buono. La Germania lo sa e non si fida di Mario Draghi convinta che il capo della Bce voglia drenare ricchezza dagli Stati forti europei per poi sancire la fine della moneta unica e offrire un piatto ancora più ricco ai suoi referenti d’oltreoceano (in intesa con i cinesi). La posizione tedesca quindi è: il debito europeo non si potrà mai mettere in comune. E la Germania sta cercando di indurci a costruire trincee. Insomma il rigorismo tedesco ci darebbe una mano. L’ordine sarebbe: diventate più poveri, ma salvatevi altrimenti sarà la vostra fine e la fine dell’euro. Non a caso i tedeschi sono già pronti a riadottare il Marco anche se sarebbero costretti a una rivalutazione che penalizzerebbe il loro export proprio nel momento in cui anche la loro economia si sta incagliando.
Questo è il momento in cui la finanza americana sta decidendo di lanciare l’offensiva. Ma prima ha bisogno di preparare il terreno. Gli stress test sarebbero serviti a costringere le banche a drenare quanta più ricchezza possibile per essere prede più grasse. Gli italiani e le imprese italiane sono pesci di un acquario e il denaro, la liquidità, è la loro acqua. Peccato che a questo acquario siano applicate due idrovore: il fisco e il sistema bancario che continuamente lo svuotano. Mario Draghi avrebbe il compito di versare acqua europea in questa vasca e al contempo di far girare al massimo (attraverso gli stress test) la pompa bancaria per risucchiarla mentre la richiesta di maggiori entrate fiscali servirebbe da aggregatore della ricchezza privata in modo da apparecchiare per i «grassi gatti» della finanza un buon piatto di pesce italiano morto per asfissia. Il pranzo dovrebbe essere servito tra Natale e Capodanno. È quello il momento in cui si scatenerà la nuova offensiva contro l’Italia con lo scopo da una parte di mettere le mani sullo stock di ricchezza privata degli italiani (la più alta del mondo) e in questa direzione vanno i continui inviti a mettere le patrimoniali e la misura di salvaguardia secondo la quale se le banche falliscono pagano i correntisti, e dall’altra di azzerare l’euro.
di Carlo Cambi
Tratto da:http://www.liberoquotidiano.it
Wall Street, l'attacco finale all'euro: il piano di Natale

BOLKESTEIN: L'EURO E' FALLITO

lunedì 17 novembre 2014

venerdì 14 novembre 2014

Tassare i patrimoni “sommersi” delle banche

Tassare i patrimoni “sommersi” delle banche: il piano di Nino Galloni per rilanciare l'economia

 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=9400

Tassare i patrimoni “sommersi” delle banche: il piano di Nino Galloni per rilanciare l'economia
 

"Condizione essenziale: ripristinare la sovranità monetaria in capo agli Stati" 

di Francesca Morandi

 
L’economista Antonino Galloni indica una via alternativa alla politica di austerità: “Con il mio piano 50% in meno di pressione fiscale dell’intero sistema”. “Per rilanciare veramente l’economia italiana è possibile tassare le enormi ricchezze che le banche detengono senza metterle in attivo di bilancio. Si otterrebbero così massicci flussi di denaro che affluirebbero nelle casse dello Stato che potrebbe utilizzarli per dimezzare la pressione fiscale dell’intero sistema”.

Lo afferma l’economista Antonino Galloni, già direttore generale al ministero del Lavoro e funzionario presso il ministero del Bilancio, che nel suo ultimo libro “Il futuro della Banca”, (edizioni Eurilink, tradotto anche in inglese “The future of banking”) delinea una teoria bancaria e finanziaria rivoluzionaria, che offre un’alternativa alle attuali politiche di austerità, i cui costi sociali sono altissimi e gli effetti ben poco utili a fronte di crescenti masse di disoccupati e una produzione ai minimi storici. “E’ in atto un attacco ai soldi, alla liquidità dei privati, ma anche alle loro proprietà - spiega Galloni, oggi membro del Collegio dei Sindaci dell’INPS.  Basta osservare come il valore degli immobili sia sceso a tal punto che valga meno del mutuo che tanti cittadini stanno pagando. Oggi coloro che si sono indebitati per comprare una casa non hanno neppure la possibilità di vendere il proprio immobile senza svenderlo. Lo stesso accadrà, se non si cambia strada, per i patrimoni pubblici”. 
 
 
- Professor Galloni, negli ultimi anni abbiamo assistito ai fallimenti delle banche, primo fra tutti il crac della Lehman Brothers nel 2008, anno in cui è iniziata la crisi finanziaria globale. Oggi, invece, lei afferma che le banche possiedono ricchezze “nascoste”. Ci spieghi…
 
E’ una bugia affermare che i soldi per la ripresa economica non ci sono. In realtà è in atto una corsa volta ad accaparrarsi i soldi, la liquidità dei privati che oggi va verso le banche internazionali che la usano anche per attività speculative. Tali attività possono portare enormi guadagni, di cui beneficiano gli istituti di credito, ma anche enormi perdite, che, con il sistema attuale, ricadono su Stati e cittadini. Bisogna cambiare questo sistema, così come le politiche di austerità e le spending review che peggiorano i conti dello Stato anziché migliorarli”.
 
 
- Vuole dire che la banche stanno sottraendo soldi ai cittadini?  
 
“Negli ultimi decenni le banche hanno creduto di guadagnare di più attraverso l’attività finanziaria piuttosto che tramite quella creditizia, finalizzata ad alimentare l’economia reale. Ne è seguita una moltiplicazione degli strumenti finanziari che ha portato ad abusi e ha prodotto crediti inesegibili e indebitamento elevato. Nella sua funzione creditizia la banca non fornisce soldi veri, ma indebita i suoi clienti, e, al contempo, si incredita. Tuttavia, nei meccanismi di bilancio accade qualcosa di anomalo. Le banche, infatti, segnano i depositi e i conti correnti al passivo. Ma questo è assurdo, le banche non registrano in contabilità la voragine di attivo determinata da un enorme margine operativo lordo tra gli impieghi con i loro interessi - da una parte - ed i soli costi di funzionamento con gli interessi sui depositi, dall’altra. Il margine operativo sarebbe superiore al 90%. Una quantità impressionante di denaro non tassato”.

 
- Com’è possibile una tale anomalia?
 
“Tutto fa pensare a un meccanismo fatto per occultare il reale funzionamento delle banche stesse. E’ come se il gestore di un garage iscrivesse al passivo le automobili parcheggiate… è assurdo! Oggi la banca registra il prestito di denaro come passivo ma nel mio sistema deve figurare come “mancato arricchimento”, e quindi nell’attivo della bilancia contabile”. 
 
 
- E’ dunque possibile tassare questo patrimonio bancario con una legge dello Stato che imponga alle banche di registrare in bilancio quell’attivo enorme oggi invisibile? 
 
“Sì. E’ necessario, innanzitutto, il ripristino della netta separazione tra gli istituti di credito e i soggetti che operano sui mercati speculativi. Le banche devono poi accettare il pagamento di tasse sulla differenza tra crediti non in sofferenza e costi di funzionamento, al netto degli interessi. Ho calcolato che un’aliquota compresa tra il 20 e il 25% consentirebbe di dimezzare la pressione fiscale dell’intero sistema. Con vantaggi evidenti per imprese e cittadini”. 

 
- Vuole dire che decine di miliardi di euro affluirebbero nelle casse pubbliche e lo Stato potrebbe utilizzarli per abbassare le tasse?
 
“Sì. Ma non solo. Nel mio studio affermo l’urgenza di cambiamento dell’attuale modello economico che deve avere come base fondante la massimizzazione della produzione interna e non le esportazioni. Ribaltando la concezione del commercio internazionale bisogna passare dalla logica attuale che dà priorità alle esportazioni a quella che pone alla base la domanda interna”. 
 
 
- Significherebbe concentrare le risorse nelle mani di cittadini e imprese nazionali?
 
”Sì. Auspicherei poi lo sviluppo a livello globale di nuove istituzioni finanziarie con rapporti più equi con quelle esistenti, facenti capo agli Usa e ai loro più stretti alleati”. 

 
- Ma oggi l’Europa sta andando nella direzione opposta,  verso l’Unione Bancaria Europea (UBE), che lei considera anti-democratica e dannosa.  Ce ne parli…
 
“L’Unione Bancaria Europa si basa sul principio del “bail in”, il prelievo forzoso. In base al funzionamento dell’Unione Bancaria Europea in futuro le perdite conseguenti a default bancari saranno sostenute dai finanziatori privati e non dagli Stati che non potranno operare salvataggi a carico delle casse pubbliche. Le conseguenze più rilevanti colpiranno invece gli obbligazionisti e i correntisti, e quindi, i privati cittadini. Se oggi i conti garantiti sono quelli al di sotto dei 100mila euro, in futuro questa soglia potrebbe scendere a 50mila euro. Basterebbe una legge europea”. 
 
 
- Un sistema quasi “poliziesco” che farebbe ricadere ancor più di oggi, tutti i rischi sui cittadini privati?
 
“Gli stessi banchieri hanno interesse a una diversa evoluzione del sistema bancario perché con l’Unione Bancaria Europea le banche, fino a qualche anno fa principali dominatrici della finanza e dell’economia, si troveranno alla mercé dei centri della grande speculazione internazionale, da Wall Street all’Arabia Saudita. Il progetto di UBE completerebbe il controllo dei flussi di liquidità a favore delle grandi concentrazioni finanziarie. L’opinione pubblica deve essere consapevole di questi meccanismi che si ripercuotono sui loro averi, ma anche i banchieri sono coinvolti in questa evoluzione dei sistemi creditizi e finanziari globali e non sempre essi sono consapevoli di come moneta e finanzia siano usati in maniera distorta. L’evoluzione del sistema attuale potrebbe portare alla chiusura di molte banche nazionali. Obiettivo della mia teoria è inoltre proporre l’utilizzo dei mezzi monetari e finanziari al servizio di una comunità per favorirne lo sviluppo”. 
 
 
- Per attuare la totalità di questi cambiamenti rivoluzionari è necessario che l’Italia esca dall’euro?
 
Sì, ripristinare la sovranità monetaria in capo agli Stati è una condizione essenziale e auspicabile. La governance della politica sull’economia è un principio indispensabile perché introduce regole e etica nel libero mercato”.