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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

lunedì 27 giugno 2016

Svizzera: Presa di Posizione del Ministro delle Finanze

martedì 21 giugno 2016

BPVI: a chi vanno i soldi creati dal nulla ?


Banca Popolare di Vicenza: l'ora della verità

Banca Popolare di Vicenza: l'ora della verità


http://www.beppegrillo.it/2016/06/banca_popolare.html

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di Jacopo Berti, portavoce M5S Veneto




Potrebbe essere arrivata l'ora della verità per la Banca popolare di Vicenza. Questa mattina sono scattate perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede dell'istituto. «la Banca è indagata per responsabilità amministrativa per fatti penali dei suoi dirigenti perché rispetto ai reati contestati evidenziava un modello organizzativo e di controllo inadeguato o di fatto inattuato», spiegano le carte. Il riferimento è ai manager indagati della vecchia gestione: il presidente Giovanni Zonin, i consiglieri di amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria Dossena, il direttore generale Samuele Sorato, i due vice Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta.
Noi del M5S avevamo denunciato da tempo uno “Schema Zonin”, oggi al centro delle indagini. E' grazie alla nostra coerenza che domenica scorsa sono potuto andare a testa alta, unico politico, al funerale di Antonio Bedin, il piccolo azionista suicidato proprio a causa di questo schema, attraverso il quale la cricca di BpVI ha bruciato i suoi risparmi di una vita. Ho guardato negli occhi la gente lì presente, siamo la loro unica speranza mi hanno detto. La mia promessa è che non molleremo mai fino a che giustizia non sarà fatta.
LO SCHEMA ZONIN: COME TRUFFARE I RISPARMIATORI
Il cda e il presidente Zonin hanno usato la banca come un bancomat personale. Hanno usato i soldi di 119mila azionisti per creare una delle più grandi bolle finanziarie della storia d’Italia, distruggendo e mettendo in ginocchio uno dei territorio più ricchi d’Europa.
Ecco lo schema Zonin, un manuale su come truffare i risparmiatori in 8 mosse:
1. BpVi viene usata come un bancomat personale da parte di Zonin e dal Cda per 20 anni.
2. Quando il buco diviene insostenibile elaborano uno schema di truffare i soci, gonfiando i bilanci.
3. Vengono erogati prestiti che hanno bassissime probabilità di essere restituiti.
4. Per sostenere questa politica occorre però continuare a vendere azioni, a gente comune ed a grandi investitori.
5. Per continuare a vendere azioni occorre però tenere il valore del titolo artificialmente alto, sopravvalutandolo. In questo modo si sopravvaluta la “solidità apparente” della banca, e contemporaneamente si guadagnano molti più soldi
6. Quando la naturale richiesta di azioni finisce, non è però finito il bisogno di soldi freschi per alimentare il sistema dei prestiti “facili”. Si comincia a concedere prestiti a patto che con una parte dei soldi si acquistino azioni della stessa banca.
7. Questo sistema però genera altri prestiti rischiosi, altri crediti deteriorati.
8. Quando la sorveglianza passa alla Bce si apre il vaso di Pandora: la banca non vale più niente, i soci hanno perso il 99% del valore investito in pochi anni, perché il capitale è stato completamente mangiato dai crediti deteriorati, i famigerati “NPL”.
Si era arrivati a prestare denaro ai soci per comprare azioni Bpvi per un totale di circa 974 milioni. Deriva da qui gran parte della maxi perdita, 1,05 miliardi, dell’ultima semestrale, chiusa a giugno e pubblicata a fine agosto 2015, che ha di fatto sancito la morte dell’Istituto.
Sono i cosiddetti prestiti “baciati”, che noi del M5S denunciamo da tempo, ovvero la pratica di condizionare l'erogazione di finanziamenti all'acquisto di azioni dell'istituto. Fortunatamente il Tribunale di Venezia in datata 27 aprile 2016, venuto a conoscenza di questa pratica illegale, ha emesso un'ordinanza che vieta alla Pop Vicenza di procedere al recupero del prestito, che nel caso specifico ammontava a 9,4 milioni di euro. Quindi il prestito non è valido e l’ordinanza “inibisce a Banca Popolare di Vicenza la richiesta del pagamento dei saldi passivi”.
PRESTITI FACILI AGLI AMICI DEGLI AMICI
Ma venendo ai prestiti facili, quelli senza garanzie. A chi hanno prestato questi soldi? Ad esempio allo stesso Zonin e le aziende ad esso collegate: 48 milioni di euro!
Questo avvenne il 6 agosto 2015, quando già da due mesi a Vicenza era arrivato il nuovo consigliere delegato Francesco Iorio, il consiglio di amministrazione, secondo i dati riportati dal prospetto Consob pubblicato il 21 aprile 2016, approvò all'unanimità e con voto favorevole di tutti i sindaci effettivi finanziamenti per oltre 48 milioni di euro a società riconducibili all'allora presidente, compreso un prestito personale di 2,4 milioni di euro a Zonin. Sono tutti complici, nessuno escluso, vecchi e nuovi membri del cda.
Ma fra i nomi celebri di chi ha ricevuto denaro dalla banca abbiamo anche Alfio Marchini, l'uomo che voleva diventare sindaco di Roma e che abbiamo rimandato a casa. Marchini, così come risulta anche dalle ispezioni effettuate dalla Bce ha ottenuto alla fine del 2014 un totale di 76,2 milioni di euro; i fratelli Emanuele, Giovanni e Vito Fusillo hanno avuto 10, 3 milioni di euro; i Degennaro sono stati invece finanziati con 27,75 milioni di euro. Non male vero?
Le ispezioni della Finanza hanno evidenziato come «per tutte le operazioni di investimento in titoli di debito sarebbe stata necessaria l’approvazione del Cda», quindi le responsabilità sono palesi. Eppure ad oggi, nonostante gli annunci e i falsi pentimenti degli attuali vertici, non è stata avviata alcuna azione di responsabilità nei confronti di Zonin & co. Per fortuna la giustizia sta facendo il suo corso indipendentemente.
Come M5S abbiamo sempre puntato il dito sulla responsabilità degli organi di vigilanza Bankitalia e Consob. Quest'ultima, con colpevole ritardo, finalmente batte un colpo e chiede: “sanzioni per le supposte violazioni alla normativa europea Mifid“, quella sui profili di rischio della clientela. Che, come emerso dall’ispezione della Bce del 2015 sono stati in 58mila casi falsati, attribuendo ai risparmiatori competenze finanziarie che non possedevano. I pirati in giacca e cravatta in questo modo potevano vendere loro azioni il cui prezzo era sistematicamente sovrastimato dai vertici della banca.
La Consob agisce comunque troppo tardi. Il suo compito deve essere quello di prevenire disastri del genere. Ora almeno li ripari. Ciò che abbiamo sempre chiesto – ed oggi torna a chiederlo l'unione nazionale consumatori del Veneto - è il sequestro dei beni della dirigenza responsabile di queste violazioni (ai sensi dell’art. 321 del codice penale) e l'istituzione di un tavolo conciliativo per poter restituire quanto i risparmiatori hanno perso.
Chi ha sbagliato deve pagare, vogliamo che a questi pirati in giacca e cravatta venga tolto tutto fino a che non risarciranno le vittime, così come loro hanno tolto tutto a gente che ha avuto l'unica colpa di fidarsi di loro.

lunedì 20 giugno 2016

Ricostruire dal basso un sistema monetario internazionale

16 Giugno 2016
inchiesta

Ricostruire dal basso un sistema monetario internazionale in Europa e nel mondo

Bruno Amoroso

http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=7416:bruno-amoroso-ricostruire-dal-basso-un-sistema-monetario-internazionale-in-europa-e-nel-mondo

Amoroso 2Il mio amico e collega Jesper Jespersen mi sollecita da tempo a riprendere  insieme il progetto di Keynes sulla riforma del sistema monetario internazionale, noto come Bretton Wood. Questo nella convinzione che oggi, come allora (1944), c’è bisogno di una ricostruzione del sistema economico e monetario in Europa e nel mondo, e gli strumenti e le conoscenze necessarie per farlo sono a disposizione. Si è scelta invece la strada della moneta unica e dell’euro, imponendo un processo di integrazione economica a scapito della solidarietà sociale e del co-sviluppo tra paesi, europei e no.
Questo non vale solo per il sistema monetario. Gli squilibri economici e sociali tra l’Europa e il Mediterraneo sono noti da tempo e nel Primo Rapporto sul Mediterraneo elaborato per il CNEL nel 1991 avevamo scritto con chiarezza che l’andamento demografico dei paesi euro-mediterranei e il divario economico segnalavano con chiarezza che di li a venti anni, in assenza di nuove politiche di cooperazione (le chiamammo di co-sviluppo) tra le due sponde saremmo andati incontro al disastro attuale, di una emigrazione selvaggia da quei paesi e una ripresa generale della conflittualità tra stati europei. Fummo accusati (dalla sinistra e sindacati) di allarmismo economico.
Tuttavia quelle elaborazioni contribuirono a dar vita ad alcune spinte positive con il progetto euro-mediterraneo di Barcellona (1995) (“un’area di benessere condiviso”) interrotto poi bruscamente con l’invenzione prodiana delle “politiche di vicinato” (2004), che scambiarono il welfare condiviso con la difesa comune, trasformando una strategia di cooperazione e stabilizzazione in quella di destabilizzazione e di guerra voluta dalla NATO.
Lo stesso si può dire delle politiche dell’occupazione e della coesione sociale, tutte affrontabili con misure che conciliano l’economia con la società, e che con una sana pianificazione europea che parta dal riconoscimento della sua natura policentrica, rimetterebbero il progetto europeo sui suoi giusti binari.
Tuttavia la storia insegna: a Bretton Wood si arrivò alla fine di una guerra spaventosa, e come compromesso tra le maggiori potenze “vincitrici”, con il risultato che bastò qualche anno per abbondonare il progetto di una nuova Europa (un’Europa di pace, di cooperazione e di solidarietà) e per riorganizzarsi sui vecchi binari del conflitto armato, della competizione tra stati e tra popoli, della rinascita di vecchi e nuovi poteri (militari e finanziari).
Tolta di mezzo la competizione positiva che l’Unione Sovietica rappresentava per il capitalismo, costringendolo a dare attenzione al consenso e al benessere interno dei cittadini europei, si è ripresa la strada dell’autoritarismo gettando alle ortiche le chiacchiere sulla democrazia (post-democrazia), sulla solidarietà e la cooperazione sostituite con lo stato competitivo e l’individualismo.
Quella che fino agli anni Novanta veniva utilizzata con valenza negativa – la fortezza Europa – è divenuta oggi una formula politica invocata proprio dagli “europeisti” che prima parlavano di solidarietà e cooperazione tra paesi e sistemi economici.
Tutto questo era stato previsto. In un suo noto testo sul futuro dello Stato del Benessere (1960) l’economista svedese Gunnar Myrdal indicava la strada da seguire che era quello di passare dal welfare nazionale al welfare mondiale. Così come gli stessi economisti scandinavi misero in guardia dai pericoli della Globalizzazione proponendo (1971) il controllo sui capitali mediante forme di democrazia economica gestire nell’interesse nazionale e con strategia di solidarietà internazionale.
Testi e indicazioni sui quali alcuni di noi hanno insegnato all’università per decenni con il consenso o assenso passivo dei nostri colleghi. Nonostante il clima di tensione in Europa e nel mondo si consolidò in Europa, accanto alle proposte e alla resistenza dei partiti comunisti, un nucleo dirigente socialdemocratico (Willy Brandt, Olof Palme, Anker Jørgensen, ecc.) che apertamente contrastava la politica della divisione Est-Ovest, deciso a porre fine al “muro” non con il crollo dei sistemi socialisti dell’Est ma con l’avvio di politiche di cooperazione e di coesistenza pacifica.
Poi tutto è improvvisamente cambiato. La “guerra fredda” è stata l’incubatrice del nuovo piano di dominio mondiale (la Globalizzazione) e di divisione dell’Europa mettendo al centro la rinascita della Germania come paese egemone. Si procedette all’eliminazione fisica e “giudiziaria” dei dirigenti socialdemocratici dei paesi del nord, i più ostili al “crollo del muro” a scapito della cooperazione e della coesistenza tra sistemi, ed all’eliminazione delle due anomalie dell’Occidente, i paesi scandinavi e l’Italia a sud entrambi infidi rispetto alle politiche di aggressione che si volevano attuare.
Rapidamente furono reclutate le nuove leve che dovevano diffondere il verbo del neoliberismo occupando tutti gli spazi dell’accademia e della ricerca. È iniziato il trasloco di dirigenti della sinistra europea (socialdemocratica e no) dalle idee, teorie e programmi dei sistemi di welfare, della programmazione democratica, della coesistenza pacifica e del co-sviluppo a quelle dello Stato competitivo, della esportazione dei sistemi economici e politici occidentali. Il tradimento degli intellettuali e dell’accademia è stato rapido e unanime. I libri di testo sono scomparsi dalla circolazione sostituiti dalle traduzioni di quelli di autori statunitensi o affiliati, che iniziarono a spiegare che l’economia era un’altra cosa.
Dietro questo polverone causato dalla distruzione delle vecchie idee grazie al potere mediatico dei mezzi di informazione e alla falsificazione dei dati della storia si riorganizzarono i signori della guerra. Fu così che l’occasione storica di riorganizzare il sistema mondiale dopo la scelta del campo socialista di non opporsi con la forza ai cambiamenti richiesti al loro interno, ha fatto seguito il rilancio della NATO come braccio militare diretto dagli Stati Uniti e esteso all’Europa. L’adesione alla NATO dei paesi del nord è stata la leva per reclutare i dirigenti politici di quei paesi alle politiche neoliberiste.
Il nord d’Europa è oggi divenuto l’area maggiormente critica per il rischio di una nuova guerra rivolta contro la Russia. In questi ultimi mesi si è decisa la dislocazione di migliaia di truppe statunitensi nei paesi Baltici e nell’Europa dell’Est in funzione anti russa, oggi sono in corso manovre militari dirette dagli Stati Uniti ai confini della Russia. Destabilizzato il mondo medio orientale trasformato in una macelleria al servizio delle industrie militari occidentali e dei suoi sciacalli al seguito per il commercio di uomini, donne e bambini, si punta ora a mettere in ginocchio la Russia e l’Iran per poter poi procedere alla resa dei conti con il mondo orientale
Mentre si sta attuando la distruzione fisica e morale del pianeta secondo logiche di spartizione e sfruttamento predatorie si tiene aperta la sceneggiata dei vertici mondiali per salvare la terra, per i diritti, ecc.  La finzione dei vertici europei che si susseguono incessanti, tutti decisivi, deve oscurare che l’UE ormai non esiste più e sta in piedi solo grazie ai poteri che di essa si sono impadroniti, a partire da quelli militari e dalla BCE di Draghi.
Siamo di fronte a un processo di omologazione culturale e politica preparato con il decennio di Berlusconi e sul quale marcia oggi per il prossimo decennio il socialfascismo di Renzi e del PD. Oggi come nel passato ventennio – le radici del cambiamento sono le stesse. Far marcire la situazione e ogni speranza di cambiamento per poi invocare il “Kapo” che rimetta le cose a posto. Qualunque cosa, ma non l’immobilità è la vera chiave del consenso al regime. All’interno nessuno parla cercando di entrare nella partita e di ottenere il dividendo del regime. Appellarsi ai corpi autonomi dello Stato, magistrati o altri, è come insaponare la corda del cappio che dovrà strangolarci , in “nome della legge” s’intende.
Intanto la vita quotidiana delle persone continua, alla ricerca di spazi di sopravvivenza per se e le proprie famiglie. Lo sanno bene i milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla fame con l’intenzione disperata di scavalcare tutti i vincoli e le frontiere creati per ostacolarli. Un fiume umano nel quale giuste aspirazioni trovano spesso aiuto e risposte concrete dall’industria del crimine e dai professionisti della solidarietà il cui vero limite è quello di agire in nome e per conto dei responsabili di questi disastri.
In Europa si assiste a tutto ciò con sgomento, consapevoli che il conto finale sarà poi pagato dai cittadini e dai lavoratori, lasciati in questa situazione senza mezzi e senza difesa. Una richiesta ingenua è quella di fare regole e leggi per affrontare tutto ciò. Ma le regole e le leggi ci sono, ma sono quelle che hanno causato questo disastro e le autorità che dovrebbero cambiarle non hanno ovviamente alcuna ragione per farlo. Al contrario.
Lo ha ben capito papa Francesco che con la sua proposta di aprire le chiese agli immigrati e ai bisognosi e con le ripetute condanne  dei poteri causa di tutto propone la costruzione di un nuove ordine sociale e mondiale a partire dalla distruzione di quello esistente oggi nella Chiesa.. Nel loro piccolo lo hanno capito i cittadini danesi che informati dell’arrivo alle frontiere del loro paese di centinaia di   emigrati si sono precipitati con le loro macchine per accoglierli e portarli laddove volevano evitando i controlli della polizia.
Una nuova società si costruisce dal basso, riscrivendo leggi e regole sui bisogni delle persone, cittadini e no. Ma vanno riscritte insieme per evitare conflitti, creando i luoghi di incontro e elaborazione fuori dalle istituzioni, in contesti di amicizia e di affetti. Per sostenere la nascita di queste nuove comunità è utile creare gli spazi della nuova economia solidale, dove si scambia il lavoro e l’aiuto tra persone con beni e monete spendibili. Lo stesso vale per il commercio alternativo, le monete locali, ecc. Non strumenti per far star meglio i ceti medi privilegiati ma per includere le famiglie e le persone tutte in circuiti virtuosi di convivenza. Un nuovo modo di vivere che crea le sue regole e le sue istituzioni sottraendosi alle funzioni predatorie di quelle esistenti.

sabato 18 giugno 2016

Banche, Scilipoti Isgrò (Fi): la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse





Banche, Scilipoti Isgrò (Fi): la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse asservendole alla compulsione verso la ricchezza


(AGENPARL) – Roma, 10 giu 2016 – Il Senatore Domenico Scilipoti Isgrò parla della riforma in tema di banche in liquidazione, ma viene interrotto in quanto il suo intervento non è ritenuto pertinente all’argomento trattato.
Eppure la Parola di Dio descrive chiaramente la situazione economica che stiamo vivendo, con la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse asservendole alla compulsione verso la ricchezza, e conseguentemente la dannazione.
Cosa risulta essere poco pertinente? Forse la Parola stessa nell’aula del Senato, anche se si dibatte di solidarietà sociale e giustizia egualitaria?
Seduta Pubblica N.640
“Sono costernato per il fatto che la Presidenza del Senato non ritenga “argomento di discussione” la Parola di Dio in tema di solidarietà”: questo il tweet di un amareggiato Domenico Scilipoti Isgrò. Il Senatore stava intervenendo in aula a proposito delle riforme in tema di banche in liquidazione, ed è stato interrotto dalla Vicepresidente Lanzillotta che lo ha ammonito di “tornare all’argomento in discussione”.
“Continuerò sempre a sostenere che la Parola di Dio e l’insegnamento evangelico costituiscano l’unico vero esempio di solidarietà da seguire, per cercare di risolvere i problemi che affliggono la nostra società” afferma il Senatore, “dal momento che si parlava di schiavitù dai creditori, cosa che nel nostro Paese è stata resa possibile con la sottrazione della sovranità monetaria attraverso la cessione di Banca d’Italia a soggetti privati, e tramite la mostruosa pratica del signoraggio bancario che, a mio avviso, rappresenta proprio il laccio della bramosia di cui parla San Paolo Apostolo”.
E conclude ricordando ai colleghi “che siamo chiamati ad amministrare il paese non solo con la diligenza del buon padre di famiglia, ma con vero e proprio spirito fraterno e cristiano, in quanto tutti gli uomini sono stati creati uguali dall’unico vero Padre che è il nostro Dio.
Di conseguenza, bisogna di fatto restituire la sovranità, attraverso la restituzione della Banca d’Italia stessa, al popolo italiano.”


L'integrazione è pubblicata qui a pag. 141:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/978623.pdf 

L'intervento completo è sul blog della Madonna dei Debitori:
http://madonnadeidebitori.blogspot.it/2016/06/intervento-al-senato-dellon-scilipoti.html

venerdì 17 giugno 2016

Banca nazionale svizzera. Verifica della governance

15.4053 Postulato
Banca nazionale svizzera. Verifica della governance
Depositato da:
Bischof Pirmin Bischof Pirmin
Gruppo PPD
Partito popolare democratico svizzero
Data del deposito:
25.09.2015
Depositato in
Consiglio degli Stati
Stato delle deliberazioni  
Adottato 
 
Il Consiglio federale è incaricato di illustrare in un rapporto se, e in che misura, la governance della Banca nazionale svizzera (BNS) debba essere adeguata alla situazione attuale tenendo conto della sua indipendenza.
In particolare è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. L'attuale effettivo ordine di competenza della BNS (il professor Paul Richli parla di "espansione della competenza") corrisponde ancora alla base costituzionale e legale vigente? È necessario adeguare il mandato della BNS e/o le basi?
2. Con riferimento alla forma giuridica (SA di diritto speciale con azionariato statale o privato), alle nomine o alla dimensione e composizione della direzione e del consiglio di banca è necessario intervenire?
3. A livello di rendiconto e di comunicazione occorrono adeguamenti? Oltre agli orientamenti informali odierni della CET dei due consigli è opportuno introdurre indagini conoscitive?
4. In merito alle domande di cui sopra come è la situazione giuridica nei casi di banche centrali estere comparabili? Nell'ambito della good governance occorre intervenire?
Dall'ultima revisione totale della legge sulla Banca nazionale l'ambito regolatorio e della politica monetaria della BNS in Svizzera e all'estero è notevolmente cambiato. Su scala mondiale la disponibilità ad agire da parte delle banche centrali è accresciuta sensibilmente e comporta ripercussioni dirette su tutte le economie nazionali. Il principio dell'indipendenza della BNS ha dato buoni risultati anche e soprattutto in un ambiente difficile. A maggior ragione la legittimazione politica del mandato e del suo adempimento da parte della BNS deve essere interamente ancorata nella Costituzione e nella legge, visto che le decisioni della BNS non soggiacciono giustamente a nessun controllo politico o giudiziario. Allo stesso tempo a livello mondiale sono aumentate le esigenze in ordine a trasparenza e comunicazione.
Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato per esaminare la questione. Il rapporto che ne risulterà offrirà l'opportunità di analizzare se esiste veramente la necessità di modificare la vigente legislazione in merito alla governanza della Banca nazionale svizzera (BNS). Il Consiglio federale non mette tuttavia in questione né l'indipendenza della BNS né i suoi obiettivi. La risposta al presente postulato può essere integrata nel rapporto sui postulati accolti concernenti la politica monetaria (Bischof 15.3091 e Rechsteiner Paul 15.3367).
Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.

Cronologia

Dipartimento competente

lunedì 13 giugno 2016

Se non ora, quando, vostro Onore? O sono cambiati gli ordini di scuderia?

LA PSEUDO-COSTITUZIONE RENZIANA


L’essenza strutturale della riforma Renzi-Boschi è l’abolizione del principio della separazione dei tre poteri dello Stato -legislativo, esecutivo, giudiziario-, che vengono ampiamente concentrati nelle mani del premier. Essa abolisce quella separazione, che distingue gli Stati di diritto moderni da quelli assolutistici. Questo punto essenziale sta sfuggendo al dibattito in corso: non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente. Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire.

La riforma Renzi-Boschi, inoltre, vanifica l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso.

Infine, in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo; e con tanto è completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato.
Quindi non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di riforma o anche di rovesciamento della Costituzione, siamo a un’operazione di abolizione funzionale della Costituzione del 1948, anzi della stessa costituzionalità come modernamente intesa. La costituzione Renzi-Boschi è una pseudo-costituzione.

Aggiungiamo che il premier di questo nuovo Stato, controllando il potere legislativo, quello esecutivo e molti organi di controllo, sostanzialmente ha in mano tutti i principali centri di spesa pubblica, di finanziamento pubblico, di informazione pubblica, oltre alla grande stampa amica, ossia  ha in mano le fonti di consenso, di clientela, di sponsorizzazione. Dato che diviene l’unico soggetto che può comperare tutto il consenso che gli serve per annullare l’opposizione politica nel Paese, la sua posizione di potere diventa inattaccabile dal basso, democraticamente, e potrà essere scalzato solo da eventi tanto catastrofici per la nazione, da vanificare quegli strumenti di raccolta di consenso.

CONTROPROPOSTA: UNA RIFORMA  PER L’EFFICIENZA NELLA RAPPRESENTATIVITA’
L’esigenza di abbreviare l’iter legislativo e di assicurare stabilità alle maggioranze, tagliando inciuci e ricatti partitici nonché spese eccessive, può essere soddisfatta senza sacrificare rappresentatività popolare e garanzie,riformando la Costituzione come segue:
-una Camera dei Deputati, di 300 membri, eletta ogni 4 anni (salvo scioglimento anticipato) con sistema “stabilizzante” (maggioritario o meglio con voto trasferibile, secondo il modello australiano), la quale vota la fiducia, le leggi di bilancio, le leggi ordinarie; il premier nomina e revoca i ministri;

-un Senato della Rappresentanza e delle Garanzie, di 300  membri, eletto con sistema proporzionale puro su base regionale per metà dei suoi membri ogni 3 anni, non soggetto a scioglimento anticipato, competente in via esclusiva  per le revisioni della Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi in materia di cittadinanza, elezioni, giustizia, limitazione di sovranità, nonché per le commissioni d’inchiesta, l’impeachment, la revoca delle leggi ordinarie (ovviamente con opportune maggioranze qualificate); elegge il Presidente della Repubblica, un terzo della Consulta e del CSM, gli organi di garanzia e controllo, i vertici della Rai.

Si è ormai capito, infatti, che leggi come quelle elettorali e quelle che, ratificando trattati internazionali, limitano o trasferiscono la sovranità, sono vere e proprie parti della costituzione di uno Stato.
Insomma, il Senato, rappresentando fedelmente il corpo elettorale, è giustamente competente per i controlli, le garanzie e le regole del gioco; non essendo soggetto a scioglimento anticipato, non è ricattabile dal premier. Per le altre materie è competente, in via esclusiva, la Camera. Il premier, disponendo di una maggioranza ragionevolmente stabile e certa, e potendo nominare e revocare i ministri, è più libero e meno frenabile nella sua azione.

Ritorniamo alla riforma Renzi-Boschi.

Lo spiega bene il giudice Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale: La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei – Dike Giuridica ed.: già nei decenni scorsi, in nome dell’Europa e dei mercati, profonde trasformazioni costituzionali erano state introdotte surrettiziamente, soprattutto in materia di politica economico-sociale, di moneta, di banche. Tali riforme sono consistite nel togliere gradualmente quote di reddito, diritti e potere da cittadini, lavoratori, utenti, onde trasferirli al capitale finanziario e ad organismi non eletti e non responsabili verso la gente, verso gli elettori: UE, BCE, FMI, WTO. Sono così stati praticamente svuotati, con leggi ordinarie di ratifica dei trattati (europei ma non solo), gli articoli 1, 2, 3 c.2, 36, 38 c. 2, 41 c. 2, 47 e altri della Costituzione attraverso il sistematico abuso dell’art. 11 Cost., che consente solo limitazioni della sovranità, e non cessioni; e le consente solo per scopi di pace e di giustizia, e solo a condizioni di parità. L’art. 11 è stato sistematicamente applicato in modo illegittimo per cedere sovranità anziché limitarla, e al di fuori dei casi predetti.

Queste riforme non hanno affatto apportato i miglioramenti di pil e occupazione che promettevano, nei molti paesi in cui sono state attuate. Il loro scopo era un altro, e riguardava non l’economia, ma il modo di inquadrare e gestire i popoli. La riforma costituzionale Renzi-Boschi è soltanto una tappa, per quanto cruciale, di un lungo percorso di sovvertimento della Costituzione del 1948 e dei suoi principi, verso la realizzazione di un tipo di costituzione, di società e di persona radicalmente diversi. Una nuova concezione del diritto e del potere politico, che si viene realizzando su scala globale, e che comporta il livellamento al basso delle classi intermedie, la precarizzazione delle classi popolari, l’esclusione della sua partecipazione alle scelte politiche, la concentrazione del potere, del reddito, della tecnologia di punta in una classe elitaria globale.

Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli soprattutto perché la produttività (efficienza) arretra rispetto ai paesi competitori mentre il debito pubblico cresce.  Dall’altro lato, abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo (spesa pubblica) e di controllo, cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 22% dei suffragi, può ottenere il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, delle authorities, dei vertici della Rai. Nomina il presidente della Repubblica, di giudici costituzionali e di componenti del CSM (le quote c.d. “laiche”). Cioè il premier nomina gli organi che lo dovrebbero controllare e bilanciare.
In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali bloccate del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chances. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato (cosa vietata dalla Costituzione), ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito.

Tutto ciò costituisce un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico di oltre due secoli fa. Probabilmente ce lo chiedono i mercati, l’Europa, gli investitori.
Già ora il presidente della Repubblica Mattarella è un nominato. Un nominato del Primo Ministro, ratificato da un parlamento di nominati, un parlamento eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale una Corte di cui era membro lo stesso Mattarella! Renzi lo ha scelto unilateralmente e ha comunicato il nome della sua scelta all’ultimo momento persino al suo partito. Ovviamente non è possibile che svolga una funzione di controllo e contrappeso rispetto al capo del governo. Il suo unico intervento significativo è stato contro l’istituzione di una commissione di inchiesta a seguito di omissioni di sorveglianza e intervento della Banca d’Italia sulle operazioni fraudolente che hanno mandato in dissesto diverse banche, iniziando da MPS.

Fino a ieri, la divisione dei poteri dello Stato sembrava un principio cardine, scontato oramai e indiscutibile, indispensabile ai fini della legittimità dello Stato, un’acquisizione definitiva e irreversibile della democrazia occidentale; ma evidentemente non era così, almeno in Italia: con le riforme del Senato e della legge elettorale, il nostro premier è riuscito a rovesciare il lavoro di Montesquieu, a ritornare a una struttura statuale come prima della rivoluzione francese.  La tesi fondamentale esposta nel suo celebre trattato Lo spirito delle leggi,pubblicato nel 1748, è che può dirsi libero solo quell’ordinamento in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato. Per prevenire tale abuso, occorrono contrappesi e controlli, occorre che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a persone od organi differenti, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e debordare in tirannia. La riunione di questi poteri nelle medesime mani, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà perché annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia o “garanzia” costituzionale in cui risiede la libertà effettiva. “Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”: è partendo da questa considerazione, che Montesquieu elabora la teoria della separazione dei poteri.

Tecnicamente, perciò, Renzi sta ripristinando lo schema ordinamentale dell’ancien régime. Si è fatto controllore di sè stesso. Ricordiamo che l’espansione dei poteri del Duce incontrava la limitazione data dalla presenza del re a capo dello Stato, il quale non era scelto, ovviamente, dal Duce ed era al di sopra del suo raggio d’azione, tanto è vero che il Re lo fece arrestare nel 1943. Il premier che esce dalla riforma renziana non avrà tale limitazione, perché nominerà egli stesso il Capo dello Stato.

Ma dove sono, oggi, i liberali, i democratici, i costituzionalisti, i filosofi, i politici, gli intellettuali, quelli che hanno ampio accesso ai mass media e che fino a ieri si riempivano la bocca di antifascismo, costituzione, resistenza, garanzie? Dove sono i fieri magistrati che dimostravano con la Costituzione sotto il braccio togato? Perché tacciono di fronte alla concentrazione dei poteri in un’unica persona, di fronte all’abolizione dei controlli e dei bilanciamenti? Perché non insorgono come facevano in passato per molto, molto meno? Se non ora, quando, vostro Onore? O sono cambiati gli ordini di scuderia?

Ciò che sta avvenendo, e a cui tanti si sono già allineati, è che, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statuale autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e corrotta le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato. In Italia e in altri paesi deboli e arretrati, il capitalismo finanziario globale sta instaurando regimi autocratici, non condizionati dal basso, al fine di usarli per imporre, rapidamente e senza possibilità di opposizione, leggi e riforme strumentali ai suoi interessi e al suo potere, come il famigerato TTIP, oggi in gestazione. I poteri forti, la cosiddetta Europa del Bilderberg e di altri simili organismi, hanno capito che le inveterate caratteristiche sociologiche italiane non consentono il risanamento morale, la legalità e l’efficienza. Non provano nemmeno a metterci le mani. Si sono convinti che per governare e spremere questo paese ci vuole invece proprio il suo autoctono, tradizionale regime buro-partitocratico, con i suoi poteri collegati. E lo hanno perfezionato, stabilizzato, costituzionalizzato, ponendo tutto nelle mani del segretario del partito forte, controllore di sè stesso internamente, ma controllato da loro esternamente.

2 Giugno 2016                  Marco Della Luna