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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

sabato 15 luglio 2017

GALLONI SULL’ARTICOLO DI SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE

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NINO GALLONI INTERVIENE SULL’ARTICOLO DI MARCO SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE VIRTUALI

https://scenarieconomici.it/nino-galloni-interviene-sullarticolo-di-marco-saba-sulla-nuova-generazione-di-monete-virtuali/

 

Se non conoscessi e non frequentassi Marco Saba da più di un decennio, penserei che, dietro il citato articolo, si nasconda quanto di meglio e di terribile potrebbero proporre i Rothschild o quelli sopra i Rothschild! Invece so che è tutta farina del suo sacco.
Marco Saba è un genio, è sempre stato un genio, ma ciò non significa che abbia ragione in tutto.
Personalmente condivido ed apprezzo quanto ha scritto dal punto 2 in giù (leggere per credere), ma dissento su un aspetto – importante – della premessa o punto 1: le banche, sì, creano moneta (scritturale e virtuale), ma il processo non finisce lì.
EquaCoin: la nuova generazione delle monete virtuali di Marco Saba
Se non ci fosse il descritto passaggio creativo o credito moderno, l’umanità sarebbe rimasta agli usurai; così, invece, si è finanziato uno sviluppo che ha portato (anche qui, virtualmente, ma non solo) l’umanità – per la prima volta dopo millenni – fuori dalla scarsità (e lo stesso capitalismo avrebbe trovato ostacoli per il suo divenire). Tuttavia, la moneta creata all’inizio del processo produttivo, deve confermarsi come reddito e come moneta effettiva a un certo punto (quando si paga il lavoro): la recente evoluzione (carte di credito, ecc.) ha dissimulato tale circostanza, ma la sostanza non cambia.
Il contributo del credito moderno e delle banche allo sviluppo è stato (e dovrebbe essere) quello di ovviare alla carenza (e alla non necessità) di mezzi monetari accumulati, risparmiati o presenti al momento dell’inizio del ciclo produttivo. Che, poi, le banche vadano oltre – anche grazie a taluni meccanismi che Saba descrive – è patologia che porta a crisi e problematiche…
Dixi et salvavi animam meam!

Nino Galloni

venerdì 7 luglio 2017

Il signoraggio e la Costituzione della Tricolonia Italia

Il signoraggio e la Costituzione della tricolonia Italia
di Marco Saba, 7 luglio 2017

Costituzione art. 45, estratto:

"Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].
 
Wikipedia:
 (..)L'attuale condizione di segretezza in cui permangono numerosi trattati e accordi internazionali stipulati dallo Stato italiano, risulta incompatibile con la disciplina costituzionale e, in particolare, con gli articoli 80 e 87 della Costituzione, che prevedono la ratifica del Capo dello Stato, previa autorizzazione del Parlamento con legge, di diverse tipologie di trattati, tra i quali quelli di natura politica e quelli che comportano modificazioni di leggi. Emblematico è il caso delle basi e installazioni militari NATO e USA presenti in Italia, la cui disciplina è contenuta in accordi e memorandum in gran parte mantenuti riservati.
(...)
Il 22 aprile 2014 Matteo Renzi ha firmato la direttiva che avrebbe dovuto declassificare gli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.[16][17] Fino a dicembre 2016 i fascicoli risultano ancora sotto segreto di stato.


  La domanda più importante ed urgente a cui rispondere è: perché col passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, e poi anche con la Costituzione e il Trattato di Maastricht, il potere sovrano della creazione della moneta è passato direttamente dal Re ai banchieri privati, senza passare dalla casella "Popolo Sovrano" ?

Mi spiego meglio: per adempiere perfettamente, ad esempio, al dettato costituzionale dell'art. 81: (...) Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. (...), in regime di sovranità monetaria, sarebbe facile ordinare al MEF la creazione delle necessarie somme a copertura, lasciando così piena libertà di legiferare al Parlamento. Ma il combinato disposto della trinità dei poteri coloniali sottintesa nel titolo sopra, ovvero USA, BCE e UE, non ce lo consente. E quando questo veto non è opponibile in chiaro con gli strumenti previsti dalla democrazia, che non esistono, allora entrano in funzione i persuasori occulti: terrorismo e criminalità da strada, rapimenti, ricatti etc.

Se uno viene preso di mira da un killer abbastanza intelligente, c'è sempre l'ultima possibilità di offrirgli in denaro il doppio di quanto pagato da chi l'ha mandato, per poter essere risparmiati. Ma, banalmente, se non si ha in mano la cassa...
La perdita, o meglio, il non avere mai avuto concretamente in mano la sovranità monetaria, rappresenta un grave vulnus per il popolo sovrano. Le eccezioni sono solo due: la cartamoneta partigiana e i biglietti di Stato che usava Aldo Moro. Di quest'ultimo si conosce bene la fine: fu l'unico presidente del consiglio assassinato dai terroristi. Sui partigiani, stendiamo un velo pietoso.

Ma come fare per ottenere questa benedetta sovranità oggi ? L'iniziativa Moneta Nostra - che si sostanzia nell'omonima pagina facebook e che è recensita nel sito della "Banca d'Italia" - ha inteso profittare del vuoto normativo rispetto alla creazione di Euro scritturali e mette a disposizione del pubblico un modulo tramite il quale il popolo sovrano può creare denaro fiat per ripagare tutti i debiti. Debito pubblico incluso. Infatti, la qualifica di FIAT è l'imperio del sovrano che può creare "moneta" ed utilizzarla per ripagare i debiti (LEX MONETAE).
 La parola popolo nel suo significato più specifico è un termine giuridico che indica l'insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno Stato tali da essere titolari della sovranità che il più delle volte non viene esercitata in maniera diretta, ma delegata a uno o a più rappresentanti (Treccani).

Nel caso specifico, la sovranità di creare denaro scritturale non risulta delegata ufficialmente a nessuno, e ciò che non è chiaramente delegato rimane ovviamente nel potere del delegante, non è che sparisce nel nulla. Infatti, tra il popolo, i banchieri si erano già attrezzati da tempo in tal senso.

Il problema arriva quando UNA parte del popolo pretende di avere più sovranità di TUTTO il popolo: è lì che nascono i privilegi e le ingiustizie. Il caso della moneta, via via che la crisi si aggrava, diventa sempre più importante, in attesa che "gli illuminati" trasformino il principe italiano in un rospo, baciandolo, come hanno fatto nel caso della Grecia.

La magistratura, da parte sua, non ha ancora capito che non può impunemente decretare l'esistenza di italiani di serie A e di serie B senza incorrere in un ridicolo che potrebbe finire per minarne l'esistenza stessa.

Questa creazione sovrana di  denaro, invisa ai poteri costituiti, che però non si sono ancora doverosamente costituiti davanti a una giuria popolare, potrebbe rappresentare l'unico motore di una ripresa italiana che stenta a decollare davanti a una Banca centrale europea cieca e sorda e muta che si ostina a creare nuovo denaro solo per gli amici degli amici, ignorando, se non disprezzando, la povera plebe proletaria europea.

Nel frattempo il popolo sovrano potrà continuare ad utilizzare il sistema ideato da Moneta Nostra che, se adottato su vasta scala, salverà tutte le banche dalle sofferenze e, di conseguenza, impedirà l'ulteriore salasso della cosa pubblica che, quando le casse sono vuote, viene sempre chiamata a colmare i falsi buchi creati da banchieri che - per usare le parole di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, non sono capaci di redigere un bilancio tenendo conto della creazione di denaro...

lunedì 26 giugno 2017

Quantità di moneta creata dal sistema bancario italiano (1980-2016)

CAMERA DEI DEPUTATI Giovedì 4 maggio 2017
812.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

(...)

ALLEGATO 6
5-11277 Villarosa: Volumi annuali complessivi della moneta creata dalla banca centrale e della moneta creata dal sistema bancario.
TESTO DELLA RISPOSTA
Con l'interrogazione in esame si chiede di conoscere «il volume complessivo, disaggregato anno per anno, della moneta creata dalla banca centrale italiana ed europea (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi ed il volume complessivo disaggregato anno per anno della moneta creata dal sistema bancario mediante gli strumenti monetari e di pagamento, c.d. moneta bancaria (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi».
  Al riguardo, la Banca d'Italia, sentita in proposito, ha fornito le tabelle riportate in allegato alla presente risposta.
  Nella tabella 1, per il periodo 1981-1998, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in lire, della base monetaria creata dalla Banca d'Italia e delle componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 2, per il periodo 1998-2016, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in euro, del contributo della Banca d'Italia alla Base monetaria dell'Eurosistema e le componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 3, si riportano, inoltre, i medesimi dati per l'area dell'euro (Eurosistema e sistema bancario dell'area dell'euro).
Pag. 173
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giovedì 15 giugno 2017

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

Nell'800 le banche creavano proprie banconote come oggi creano denaro nei depositi della clientela. Il pubblico era legato al loro corso forzoso così come oggi è tenuto ad usare denaro bancario per pagare le tasse nonché assolutamente obbligato per pagamenti oltre i 3.000 Euro. Alla Camera era in discussione lo schema di legge per disposizioni sulla circolazione cartacea durante il corso forzoso.
  Nella seduta alla Camera dei Deputati del 7 febbraio 1874, a proposito del privilegio bancario del corso forzoso, interviene l'economista Salvatore Majorana-Calatabiano (nonno del fisico Ettore Majorana):

"...Il partito, a cui mi onoro di appartenere, vide sempre i guai inenarrabili, che sfuggono ad ogni maniera di statistica, e che dipendevano, o erano inseparabili, dal corso forzoso. Esso vedeva come, innanzitutto, veniva offeso il ben inteso interesse di tutto il paese. La finanza, a favore di cui apparentemente questo vieto espediente fu creato, è quella che ne risente danno maggiore.

E la produzione ? Insieme alla finanza, per effetto della finanza, come causa anche del danno delle finanze, la produzione ne soffre seriamente, senza attendere alle velleità di alcune contrade, di alcuni industriali, i quali credono che l'eccitamento della carta possa produrre qualche cosa di veramente buono. Ci sarebbero altri eccitanti immensamente meno nocivi, se, per forza di eccitanti e non per legge naturale, la produzione si potesse e si dovesse svolgere! (Bravo !)

La distribuzione! Ma l'attentato maggiore che si fa col corso forzoso è alla distribuzione della ricchezza ; e quel medesimo effimero vantaggio dell'artificiale eccitamento di alcune industrie e delle speculazioni non è che la consacrazione del gravissimo danno dei più col non giusto guadagno dei pochi.

La consumazione ! Ma chi è che non rileva l'incalcolabile danno nell'ordine dei consumi, sotto forma di difficoltà di approvigionamenti, di caro delle cose godevoli, di ostacoli alla riproduzione ?

Qual è la classe della società che ne è poco, o troppo meno, danneggiata? Insomma era, e ognora è più, di tutta evidenza che il corso forzato riesce fatale all'ordine economico.

Che diremo poi dell'attentato al principio di diritto ? Ma obbligazioni, ma doveri per legge, antecedenti convenzioni, giudicati passati, presenti e futuri, i quali si devono eseguire in date misure, in date quantità, in dati valori effettivi, per le leggi del corso forzato, con quanto danno non debbono sottostare alle perdite dello svilimento, della fluttuazione del valore della carta ?

E se codesto male giuridicamente si può apportare, che ne sarà di un diritto che danneggia l'economia o il ben inteso interesse, che attenta, che distrugge la sanzione etica interiore, la sanzione dell'onorabilità, della dignità umana, che consacra un attentato di ordine morale ? I rapporti dei consociati possono così andar sempre bene ? Non ne viene un grandissimo attentato, un pervertimento nelle relazioni sociali ?

E la politica ? Ma tutte le classi, le quali vedono questa discordanza d'indirizzi, else vedono questa specie di furto legale, non se ne scandalizzano ? Non germogliano tutte quelle cause di malcontento, di demoralizzazione, da cui finalmente vengono le catastrofi sociali?

E la libertà economica rispetto agli strumenti di scambio, ai segni rappresentativi, ai surrogati, agli scambi, alle contrattazioni, al credito, ai Banchi, alla circolazione, dove se ne va col corso forzato ?

Si parla dell'attentato alla libertà di emissione.  Ma a ben altro che alla sola libertà di emissione! Molte e diverse libertà col corso forzato vengono conculcate!

E l'eguaglianza, non quella obbiettiva o soltanto dei socialisti, ma solo la giuridica, l'eguaglianza ben intesa può coesistere col monopolio del corso forzato e col privilegio del corso legale di alcuni istituti, colle leggi di libertà per altri istituti contestata, negata, riuscita giovevole agli audaci, agli speculatori, ai contravventori, aggravantesi contro i modesti produttori ed industriali ?

E la sicurezza ? Ma io dico che ciò che si possiede diviene mal sicuro, perchè non può sempre e utilmente restare nelle mani dei possessori; è materia d'industria, è materia di trasformazione, è materia di commercio ; e la legge del corso forzato ne minaccia sempre l'integrità.
...
Versiamo invero in durissime condizioni, nè solo rispetto agli ostacoli e al difetto di mezzi per la soppressione dei corso forzoso, ma fino per le gravissime difficoltà di rintracciare nuove entrate, le quali valgano, almeno, a liberare la finanza dagli oneri che il corso forzoso continuamente e progressivamente accumula contro il bilancio dello Stato ; non parliamo più dell'industria, della giustizia, della libertà nell'interesse generale della nazione: a monte tutto questo ; suprema, unica legge sia quella dello Stato, anzi quella della finanza. Ma ripareremo una volta almeno a ciò ? ..."

E, sempre nella stessa seduta:

"Fate il conto e troverete che fra armamento, materiale mobile ed accessorii occorse spendere all'estero per un valsente almeno 70.000 lire per ogni chilometro di ferrovia costrutta." 
- On. Avv. Casimiro Favale, Camera dei Deputati, 7 febbraio 1874

A fronte di 35 euro nel 1874, oggi ce ne vogliono in media 70 milioni di euro per chilometro:
http://www.eunews.it/2014/02/03/tav-in-italia-costa-61-milioni-al-chilometro-in-spagna-10-e-in-giappone-9/12344

Due milioni di volte di più. C'è bisogno di aggiungere altro ?

mercoledì 14 giugno 2017

Il racket delle banche tassa lo Stato: quanto ? 50 o 80 miliardi l'anno ?

 C.5/11501    da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra...
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11501presentato daPESCO Danieletesto diMartedì 6 giugno 2017, seduta n. 809    PESCO, SIBILIA, ALBERTI, VILLAROSA, RUOCCO, PISANO e FICO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra «Palazzo Chigi» ed Unicredit che «non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose DTA»;
   lo stesso articolo rileva che le deferred tax asset (DTA) dei 15 maggiori istituti di credito italiani nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   la normativa delle DTA è da tempo oggetto di attenzione del Governo. Si rammenta la decisione di escludere gli istituti di credito dalla riduzione dell'IRES dal 27,5 per cento al 24 per cento, che li avrebbe penalizzati riducendo il valore delle DTA iscrivibili al bilancio. Analoga incidenza sulle DTA, ma in positivo, si è verificata a seguito della modifica dell'ACE, da ultimo introdotta con il decreto-legge n. 50 del 2017;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, i crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale;
   al riguardo, appare necessario conoscere i seguenti dati:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a DTA residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo DTA pagabili e importo DTA detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 del 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti;
    c) l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti –:
   se il Ministro interrogato intenda fornire i dati indicati in premessa. (5-11501)



CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 6 giugno 2017
Finanze (VI)
5-11501 Pesco: Dati concernenti i deferred tax asset (DTA) delle banche e i relativi crediti di imposta.
Daniele PESCO (M5S) illustra la propria interrogazione, la quale prende avvio dalle notizie pubblicate dagli organi di stampa circa le DTA (deferred tax asset) che, per le banche, si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali. Al riguardo, nel sottolineare l'importanza della questione sottesa alla propria interrogazione, rileva come, di recente, il fenomeno abbia assunto proporzioni rilevanti, posto le banche hanno effettuato ingenti svalutazioni e cessioni di crediti in sofferenza e che le DTA detenute dagli istituti bancari ammonterebbero a una somma quantificabile tra 50 e 80 miliardi di euro. In tale quadro l'interrogazione chiede al Governo di fornire dati dettagliati e analitici relativi alla quantificazione dell'ammontare delle DTA maturate e utilizzate dal sistema bancario, nonché la stima delle stesse per i prossimi anni. 
Il Viceministro Luigi CASERO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5). Si riserva inoltre di integrare la risposta con i dati relativi ai profili di competenza dell'Agenzia delle entrate.
Daniele PESCO (M5S) prende atto della risposta fornita dal Viceministro.
Paolo PETRINI, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.10.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
Con il question time in esame gli Onorevoli Interroganti nel rilevare che secondo fonti di stampa le DTA (defferred tax asset), ovvero imposte anticipate che per le banche si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali, generando minori entrate per l'Erario, consentirebbero alle banche di recuperare parte delle svalutazioni operate sui crediti non più esigibili, chiedono, in particolare, di fornire i dati relativi a: «la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia... al 31 dicembre 2016...»; «la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti»; «l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» nel medesimo periodo, nonché la relativa stima per gli anni dal 2017 e seguenti.
Al riguardo, sentita la Banca d'Italia si riferisce quanto segue.
Preliminarmente, occorre far presente che il regime di trasformazione delle DTA in crediti di imposta è previsto solo per le DTA relative a svalutazioni crediti, avviamenti e immobilizzazioni immateriali.
L'ammontare di DTA è cresciuto significativamente per le banche italiane durante il periodo della crisi economica per effetto soprattutto delle maggiori rettifiche di valore su crediti registrate in quella fase, tenuto conto del fatto che il regime fiscale in vigore fino al 2015 consentiva una deducibilità solo parziale di tali svalutazioni nell'anno in cui si manifestavano. La trasformazione delle DTA ha consentito, pertanto, di compensare un effetto distorsivo che si sarebbe creato per le banche italiane a seguito dell'entrata in vigore di Basilea 3, che prevede una deduzione dai fondi propri delle DTA che dipendono dalla redditività futura.
Con specifico riferimento al primo quesito, relativo alla quantificazione dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia al 31 dicembre 2016, l'istituto ha fatto presente che a tale data lo stock di DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della legge n. 214 del 2011 – e pertanto trasformabili in credito d'imposta al verificarsi delle condizioni ivi previste – ammontava a circa 40 miliardi di euro.
In ordine alla consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016, la Banca d'Italia ha fornito la serie storica delle DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della citata legge, a partire da dicembre 2012 (data di inizio della segnalazione), con cadenza semestrale.
DATA Stock DTA (mln euro)
31 Dicembre 2012 32.173
30 Giugno 2013 32.113
31 Dicembre 2013 43.270
30 Giugno 2014 36.995
31 Dicembre 2014 45.175
30 Giugno 2015 41.452
31 Dicembre 2015 41.645
30 Giugno 2016 40.363
31 Dicembre 2016 39.858
Riguardo alle possibili dinamiche future, la Banca d'Italia ha evidenziato che per effetto delle innovazioni normative introdotte con il DL 83/2015, convertito dalla legge 132/2015 – che hanno modificato il regime di deducibilità delle rettifiche di valore su crediti e latrasformabilità in crediti d'imposta delle DTA relative ad avviamenti e altre attività immateriali – lo stock di DTA trasformabili è destinato a ridursi progressivamente negli anni futuri.
Per quanto concerne, infine, la richiesta di informazioni concernenti l'ammontare di DTA «utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti, l'Agenzia delle Entrate riferisce che i dati relativi alle DTA sono in via generale desumibili dai bilanci civilistici delle banche, che non sono nella disponibilità dell'Anagrafe tributaria.
I dati che possono essere forniti dalla Agenzia delle entrate sono quelli relativi alle DTA trasformate in crediti d'imposta nell'anno, che possono essere fruiti o in compensazione o a rimborso.
Al riguardo, l'Agenzia segnala che, comunque, gli anzidetti dati, desumibili dalle dichiarazioni dei redditi, non sono immediatamente disponibili, in quanto per la loro estrazione è necessaria una più complessa attività che richiede il supporto del partner tecnologico.
Per questi motivi non è possibile ottenere, nei tempi stretti richiesti dagli Interroganti tali informazioni.
 
[RITIRATA] C.5/11455    il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei...
Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11455presentato daPESCO Danieletesto diVenerdì 26 maggio 2017, seduta n. 804    PESCO, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, ZOLEZZI, VILLAROSA, ALBERTI, BATTELLI, VACCA e DE LORENZIS. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei giorni scorsi il Fatto ha raccontato il gelo tra Unicredit e Palazzo Chigi seguito alla risposta negativa dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni alla richiesta di Maria Elena Boschi di salvare la Popolare dell'Etruria. Dopo il no dell'allora ad (inizi 2015), Unicredit non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose Dta (deferred tax asset), in sostanza svalutazioni e perdite che si possono trasformare in crediti d'imposta. Unicredit ne ha una mole gigantesca. La storia delle Dta è vecchia: nel 2010 l'Eba, l'Autorità bancaria europea impose alle banche italiane di avere un capitale di rischio pari all'8 per cento degli impieghi. Apriti cielo. Per evitare un'ondata di aumenti di capitale, la lobby bancaria ottenne dal governo una soluzione ingegnosa (oltre a Bankitalia e Consob che si giravano dall'altra parte mentre venivano piazzate le obbligazioni subordinate alle famiglie): rendere le Dta trasformabili in crediti d'imposta, che quindi contribuiscono a costituire il patrimonio di rischio su cui si concentra la vigilanza bancaria. Oggi le Dta sono di due tipi: rimborsabili o da usare in detrazione per imposte future sugli utili. Con i governi Berlusconi, Monti e Renzi la normativa si è spostata sempre più sul primo tipo (le altre, per evitare una sanzione europea, si possono mantenere pagando un canone)...»;
   dal quotidiano si apprende anche che le dta (deferred tax asset) dei 15 maggiori istituti di credito italiani, nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale –:
   se intenda fornire:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a Dta residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo Dta pagabili e importo Dta detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle Dta utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 in avanti. (5-11455)