sabato 24 settembre 2011

Segreti di Stati - Cap. 8 L'oro scomparso

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Capitolo 8 - Il segreto dell'oro scomparso nella seconda guerra mondiale

David Kaplan descrive come l'oro venga utilizzato come sistema per lavare denaro sporco: "Le più importanti raffinerie in Svizzera, vendono il loro oro ai gioiellieri italiani che sono i massimi fornitori a livello mondiale. I gioielli italiani vengono venduti a compratori USA... ed al loro secondo mercato: Panama... Una volta a Colon, molto dell'oro italiano viene venduto a prestanomi colombiani dell'industria della cocaina... l'oro viene quindi contrabbandato in Colombia dove alcuni acquirenti lo vendono in cambio di pesos ed usano la moneta per le spese locali di sopravvivenza e per finanziare ulteriormente la produzione di coca. Altri fondono nuovamente i gioielli, ritrasformandoli in lingotti e vendono quest'oro a raffinerie americane o svizzere, producendo un flusso di cassa apparentemente legittimo. ... Alcuni inquirenti hanno scoperto che in alcuni casi lo stesso oro viene ricomprato dagli stessi riciclatori che l'avevano venduto per essere raffinato negli USA, lavando così altri soldi che provengono dal traffico di droga... Le pratiche contabili dell'industria dell'oro possono essere scandalose, gli operatori del settore sono spesso protetti da legami etnici e familiari. ... La maggior parte dei traffici d'oro non viene contabilizzata tanto che diventa facile obiettivo della criminalità organizzata. Mentre molte società operano legalmente... gli inquirenti descrivono un'industria strapiena di riciclaggio di denaro, frodi fiscali, contrabbando e dubbia contabilità. L'oro è diventato il sistema preferito per il riciclaggio di denaro".
David Kaplan, 'The Golden Age of Crime' US NEWS ONLINE, 29 novembre 1999. www.usnews.com/usnews/issue/991129/gold.htm

Da dove proviene la maggior parte della ricchezza della Citibank, della Chase-Manhattan Bank, della Union des Banques Suisses (UBS) e della Hongkong & Shanghai Banking Corporation (HSBC)? I dati necessari per scrivere questo capitolo, li ho assemblati basandomi sulle ricerche di vari studiosi - tra cui David Guyatt, Sterling e Peggy Seagrave, Sherman Skolnick - e di ONG come il GATA, Gold AntiTrust Action group.

Ufficialmente, la riserva d'oro mondiale ammonta a circa 142.000 tonnellate, la quantità che sarebbe stata estratta negli ultimi 6.000 anni. Nei bollettini ufficiali si dice: "Più di 100.000 tonnellate", oppure: "Più di 132.000 tonnellate". Si parla sempre di quantità "eccedenti" una specifica quantità di riferimento. Si tratta di una mezza bugia, come a dire: "Gli italiani sono più di 5 milioni...". Questa quantità ufficiale di oro, non comprende il bottino di guerra dell'asse nazista durante la seconda guerra mondiale, per esempio. Il caso del Giappone valga come esempio. Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nelle Filippine, mentre il generale Yamashita Tomoyuki opponeva resistenza all'avanzata americana sulle montagne a nord di Luzon, alcuni principi giapponesi, alti ufficiali dell'esercito, nascondevano migliaia di tonnellate d'oro e pietre preziose, rubato in Asia durante la guerra, in gallerie sotterranee vicino a Bambang, con l'idea di recuperarle in seguito. Quando il gigantesco tesoro fu messo al sicuro ed i carrarmati americani si trovavano a meno di trenta chilometri, 175 capi ingegneri giapponesi, responsabili dei 175 nascondigli ricavati nell'isola, dettero una festa d'addio. Un addio definitivo. La festa ebbe luogo sottoterra, in una vasta galleria completamente imbottita di lingotti d'oro. Mentre calava la sera, i partecipanti bevvero grandi quantità di sake, il vino di riso giapponese. La caverna rimbombava dei canti patriottici giapponesi e di grida: Banzai! Che in giapponese significa: lunga vita, o: "evviva!" A mezzanotte, il generale Yamashita, assieme agli altri principi, uscì dalla galleria. Vennero fatte esplodere delle cariche di dinamite poste agli ingressi del nascondiglio, seppellendo vivi gli ingegneri dimodoché non potessero in futuro svelare il segreto. I principi rientrarono in Giappone a bordo di un sottomarino. Il generale Yamashita si arrese alle truppe americane, tre mesi dopo. Il Giappone aveva perso la guerra militarmente, ma i principi sapevano che non l'aveva persa finanziariamente. Questo macabro episodio rimase segreto per cinquant'anni ed il tesoro nascosto divenne una leggenda, nota come "L'oro di Yamashita". Tuttavia un testimone era sopravvissuto: Ben Valmores, che durante la guerra aveva fatto da cameriere per il principe Takeda Tsuneyoshi, cugino di primo grado dell'imperatore Hirohito e nipote dell'imperatore Meji, venne all'ultimo momento risparmiato dalla strage. Takeda Tsuneyoshi decise di farlo uscire dalla caverna mantenendo così la promessa che aveva fatto al padre di Ben, di restituirglielo vivo. Ben, che oggi ha circa 70 anni, ha accompagnato Seagrave proprio alla caverna fatale e gli ha raccontato tutto quello che aveva visto nei 175 rifugi che aveva visitato con Takeda Tsuneyoshi, dal 1943 al 1945. Questi 175 rifugi che vennero apprestati nelle Filippine, ma ve ne sono anche in Indonesia ed in Corea, facevano parte dell'operazione "Golden Lily" (Giglio d'oro, in giapponese KIN NO YURI), a capo della quale troviamo il principe Chichibu, fratello dell'imperatore Hirohito. Si trattava dell'operazione con la quale veniva occultato il bottino di una serie di guerre, dal 1895 al 1945, in cui il Giappone aveva sistematicamente depredato dodici stati asiatici. I Seagrave hanno scoperto uno dei segreti più gelosamente custoditi del ventesimo secolo, disse a proposito di questa vicenda la famosa scrittrice Iris Chang. Gli americani, subito dopo la guerra, scoprirono alcuni dei nascondigli dell'operazione Golden Lily. L'amministrazione Truman decise, nel 1945, di utilizzare il tesoro recuperato, anche quello dei nazisti, creando un fondo nero segreto da utilizzare per combattere il comunismo durante la guerra fredda. Questo fondo venne usato per corrompere uomini di Stato ed ufficiali militari, e per comprare le elezioni a favore di partiti anticomunisti. Nell'ottobre 1945, quando il generale Yamashita si arrese e venne imprigionato vicino a Manila per essere processato per crimini di guerra, il suo autista personale, il maggiore Kojima Kashii, venne torturato da un agente dell'OSS (Office of Strategics Services) che si chiamava Severino Garcia Santa Romana. Questo avvenne a Bilibad, vicino a Manila, sotto la diretta supervisione del capitano Edward G. Lansdale, che fu poi uno dei killer di John Fitzgerald Kennedy. Questi due ufficiali torturarono il maggiore per scoprire dove i giapponesi avevano nascosto il tesoro. Credevano infatti che il maggiore avesse personalmente accompagnato Yamashita nei siti dove furono scavate le gasllerie. Migliaia di prigionieri di guerra giapponesi avevano aggiunto dei particolari che arricchivano la storia del tesoro nascosto. All'inizio del novembre 1945, il maggiore Kojima, sotto tortura, cominciò a confessare. accompagnò Santa Romana e Lansdale in più di dodici gallerie che si trovavano a nord di Luzon, tra Bambang e Aparri, nelle Filippine. A quel punto, Lansdale volò a Tokyo ed a Washington per raccontare quello che aveva scoperto. Nel frattempo, Santa Romana ed altri cominciarono ad aprire le gallerie scoperte. Lansdale parlò a Tokio con il generale MacArthur ed il generale Willoughby. Poi, a Washington, con il generale Hoyt Vandenberg, capo del CIG (Central Intelligence Group) ed infine con Clark Clifford, consigliere speciale del presidente americano Truman. Truman decise di mantenere la cosa sotto segreto di stato, cosa resa più facile dal fatto che l'occupazione del Giappone coinvolse solo l'America e che le Filippine erano sotto l'amministrazione americana. Washington era l'unica che controllava le informazioni sull'operazione Golden Lily e sul recupero dei tesori nascosti. Lansdale tornò a Tokio con Robert B. Anderson, futuro ministro del Tesoro USA, che era stato consulente finanziario del ministro della Guerra Henry L. Stimson. Fu proprio un'idea di Stimson quella di creare un gigantesco fondo nero con il tesoro recuperato dai nazisti dopo la seconda guerra mondiale: per "combattere il comunismo", ovviamente. Uno degli assistenti di Stimson, John J. McCloy, in seguito a capo della Banca Mondiale, aveva lavorato con Anderson per mettere in atto questo piano. La faccenda venne segretamente discussa ed approvata quando 44 paesi si trovarono alla Conferenza di Bretton Woods nel 1944, per pianificare l'economia mondiale del dopoguerra. Dopo ulteriori incontri a Tokio con il generale McArthur, Anderson lo accompagnò a Manila dove, assieme a Lansdale e Santa Romana, fecero il giro dei siti che erano stati scoperti ed aperti. Anderson e McArthur rimaseo sbalorditi ammirando muri e muri, di lingotti d'oro, alti due metri. Il controvalore era dell'ordine dei miliardi di dollari. Questa storia venne confermata ai Seagrave, da alti ufficiali americani tra cui l'ex direttore della CIA Ray Cline, che se ne occupò dal 1945 al 1973, anno del suo pensionamento. Cline diventò poi capo del CSIS, il Center for Strategic and International Studies della Georgetown University, l'università della CIA. (Il CSIS è una specie di Think-Tank di cui, ad esempio, fa parte Luttwak - quello che in televisione ebbe a dire che l'uranio impoverito non era pericoloso visto che veniva anche usato come contrappeso sugli aerei di linea civili - ed un certo signor Maffia, "responsabile per l'Italia". Come si vede, anche i cowboy hanno il senso dell'humor). La storia venne confermata anche dallo stesso Lansdale, intervistato da Seagrave nella sua casa a McLean, in Virginia (USA). A Ben Valmores, l'adolescente cameriere filippino, vennero in seguito mostrate delle foto di principi giapponesi. Egli fu in grado di identificare correttamente: Takeda Tsuneyoshi, i due fratelli di Hirohito - Chichibu e Mikasa - e l'anziano principe Asaka che comandò l'esercito giapponese durante il triste episodio che passò alla storia come "Lo stupro di Nanchino". In quell'occasione almeno 500.000 donne cinesi vennero costrette alla violenza carnale ed alla prostituzione. Neanche gli albanesi arrivarono a tanto durante le guerre balcaniche. In seguito, dei giovani giapponesi che avevano partecipato all'operazione "Giglio d'oro", confermarono che quelli erano i nomi dei principi che se ne incaricarono, riferendo direttamente a Hirohito. Visto che la guerra fredda è ormai finita, diventa necessario intraprendere azioni volte a compensare i danni subiti dalle vittime, nonostante che persistano interessi di autocrati privati che vanno nella direzione opposta. Purtroppo, a distanza di mezzo secolo, i documenti militari e governativi che si riferiscono a questo scandalo globale, rimangono profondamente nascosti. Addirittura se ne nega l'esistenza. Come quando Israele, in nome delle vittime ebraiche dell'olocausto, cercò di sapere quanti conti bancari svizzeri erano attribuibili a tali vittime. Se non altro, basta analizzare l'atteggiamento delle Banche Svizzere che cercarono fino alla fine di negare l'innegabile. Talvolta cercarono di distruggere i documenti e le prove rimaste. In America ed Inghilterra, chi ha cercato di indagare troppo - sull'operazione Giglio d'oro - è stato terrorizzato o addirittura arrestato da funzionari governativi. E questo senza alcuna spiegazione ufficiale. Quando un governo decide di mantenere segrete cerrte vicende, vengono raccontate bugie al fine di preservare il segreto. Un segreto di Stato di questa portata richiede una tale quantità di bugie che la Storia stessa ne esce deformata. Il numero di persone che traggono benefici da queste bugie, cresce sempre di più, col tempo. Si forma così un bubbone di corrotti che può essere solo curato incidendolo con un bisturi. I segreti portano potere, un potere che corrompe segretamente. La decisione strategica di mantenere il segreto sui tesori trafugati dall'asse nazista, ha creato conseguenze disastrose per centinaia di migliaia di persone, se non milioni. A causa delle decisioni di Washington, queste vittime, brutalizzate e ridotte in schiavitù, videro negati i loro diritti ad una compensazione da parte del Giappone nel dopoguerra. Uno degli obiettivi americani, del 1945, consisteva nel rimettere presto il Giappone in grado di diventare un bastione contro il possibile diffondersi del comunismo in Asia. Una parte del tesoro recuperato venne usato proprio per questo scopo. Questo ha fatto sì che Tokio e Washington sono diventati complici nel mantenere il segreto. Questa complicità ha portato una corruzione che ormai si discosta parecchio dallo scopo originale. I cittadini americani e giapponesi, ignari della verità, sono stati ingannati per mezzo secolo dai loro governanti. Ma dobbiamo aggiungere delle spiegazioni per capire come mai le ricchezze depredate fossero così ingenti. Si tratta, di fatto, di ricchezze depredate non solo durante la seconda guerra mondiale, ma durante tutte le guerre che il Giappone ha fatto, dal 1895, in Corea, Manciuria,Cina e nel sud-est asiatico. Le razzie in tempo di guerra non rappresentano certo una novità. Nel 1860, un gruppo di soldati ubriachi, francesi ed inglesi, durante una spedizione punitiva nel nord della Cina, depredarono il Palazzo d'estate presso Pechino.Questi soldati spaccarono e distrussero tutto ciò che non riuscirono a portar via. Increduli di fronte alla quantità d'oro che vi trovarono, ne buttarono via la maggior parte. Il comandante di questa oscena azione di guerra, Lord Elgin, era il figlio di colui che aveva depredato il Partenone ateniese delle sue belle statue. Nel 1900, un'altra coalizione delle grandi potenze marciò su Pechino distruggendo tutto quello che poteva. Ma quello che il Giappone fece tra il 1895 ed il 1945 era qualitativamente differente. I giapponesi furono eccezionalmente metodici nello svuotare le banche, svaligiare le case private, i negozi, le fabbriche, le gallerie d'arte, etc. Strapparono i gioielli alle persone: anelli, bracciali, etc. Arrivarono fino a staccare le piastrelle dai pavimenti e le ante delle finestre. L'operazione Golden Lily dedicò una speciale attenzione al mondo della malavita: le sette, le triadi, i taglieggiatori ma, in particolare, la rete di distribuzione delle droghe. Il Giappone praticò l'estorsione in modo sistematico, ma anche stupri di massa, rapimenti, mutilazioni di donne e bambini. Ci hanno insegnato che il Giappone, la sua élite composta dai conglomerati industriali - le zaibatsu - dalla famiglia imperiale, dalla mafia - la yakuza - e dai "buoni burocrati", sarebbe uscito completamente impoverito dalla seconda guerra mondiale. Questo sarebbe avvenuto a causa di una manciata di malvagi militari giapponesi. In realtà il Giappone uscì dalla seconda guerra mondiale molto più ricco di prima. Gli unici che ci rimisero, come ormai siamo abituati a vedere, a livello globale, furono i poveri cittadini. Umili cittadini che non contano niente agli occhi delle élite e dei "loro" interessi privati. Con la scusa della guerra contro il comunismo, Washington graziò i capi del Giappone, la famiglia imperiale e i leader finanziari, che avevano condotto il paese alla guerra distruggendo e riducendo in povertà dodici altre nazioni, anzi, fece di più: li rimise tutti al potere durante il dopoguerra. Come in Germania, solo una manciata di leader vennero condannati per crimini di guerra, a titolo propagandistico. In Italia si arrivò anche oltre: l'unico generale condannato a morte e giustiziato, alla fine della guerra, il generale Bellomo, era addirittura un antifascista. Eia, eia, allallà! A metà degli anni '50, i pochi giapponesi condannati vennero rimessi in libertà, compresi i padrini che avevano diretto, negli anni '30 e '40, il più grande traffico di droga su scala mondiale. Più o meno nello stesso periodo, vennero rimessi in libertà i condannati di Norimberga. In Giappone, il governo del dopoguerra era una fotocopia del governo anteguerra, il tutto finanziato con i tesori depredati alle vittime della guerra. Fin dall'inizio dell'occupazione americana del Giappone, il generale MacArthur, il presidente Truman, John Foster Dulles e altri "probi viri" americani erano perfettamente a conoscenza della provenienza della ricchezza posseduta dalla élite del Giappone. Per evitare che al Giappone fosse asportata questa ricchezza, facendogli pagare i danni di guerra alle vittime, il signor Dulles si incontrò segretamente con quattro giapponesi per organizzare il Trattato di Pace che venne firmato a San Francisco nel 1951. Uno della banda dei quattro giapponesi, Miyazawa Kiichi, è l'attuale ministro delle finanze del Giappone. Secondo l'articolo 14 del trattato di pace, si riconosce che il Giappone avrebbe dovuto pagare i danni alle Potenze Alleate per quanto subito durante la guerra. Ma si scrive anche che le risorse del Giappone non sono sufficienti per adempiere all'indennizo. Per rinforzare l'idea che il Giappone aveva sorpassato l'orlo del fallimento, l'articolo 14 recita: "Le Potenze Alleate cancellano qualsiasi richiesta di danni che potrebbe essere avanzata dalle Potenze Alleate E DALLE LORO POPOLAZIONI per le azioni che furono perpetrate dal Giappone... durante il corso della guerra". Firmando il trattato, i Paesi Alleati in qualche modo avallavano la versione che la ricchezza depredata dal Giappone fosse finita in una specie di buco nero, e che le vittime delle violenze giapponesi, fossero gente sfortunata. Ancor oggi, il dipartimento di Stato USA, invocando l'articolo 14, continua a fare tutto quello che può per impedire che vengano intraprse cause legali da parte dei prigionieri di guerra americani che vennero brutalizzati e ridotti in schiavitù dalle multinazionali giapponesi: Queste multinazionali oggi sono tra le maggiori al mondo, quali ad esempio la Mitsubishi e la Mitsui. Durante delle audizioni al Senato USA, nel giugno 2000, il senatore Orrin Hatch dello Utah sfidò il dipartimento di Stato e quello della Giustizia sul terreno della legittimità delle loro pretese che, basandosi sul trattato firmato nel 1951, negavano qualsiasi compensazione alle vittime. "...Sul piano costituzionale, può il nostro governo rinnegare i diritti di privati cittadini solamente perché li ha messi in un trattato? Non stiamo chiedendo al governo giapponese di pagare, ma lo chiediamo a quelle multinazionali giapponesi, oggi multimiliardarie, che commisero quelle atrocità." In effetti, il trattato del 1951 venne cucinato attraverso accordi segreti. Tutti i paesi che lo firmarono, in cambio dell'omertà sulla reale situazione finanziaria del Giappone, ricevettero delle tangenti. I soldi venivano dal tesoro segreto che era stato recuperato da Santa Romana. Le ricchezze delle vittime andarono ad arricchire i governanti corrotti e le rispettive banche centrali private. Una musica che si sente spesso, non vi pare? Come testimoniò Cline, l'ex direttore della CIA precedentemente citato, il tesoro recuperato da Lansdale e Santa Romana venne trasferito nelle primarie banche di più di 42 paesi, Gran Bretagna inclusa. Queste tangenti segrete servirono anche a convincere i governanti ad impedire che i soldi fossero resi alle vittime dell'avidità e crudeltà giapponese. Rimane oggi un'annotazione scritta all'allora Ministro degli Esteri, Herbert Morrison, durante le sedute segrete, che sottolinea che se la questione della riparazione dei danni di guerra fosse sfuggita di mano, si sarebbero dovuti pagare i danni non solo ai cittadini occidentali, ma anche agli orientali, a centinaia di migliaia. Se questo fosse avvenuto, al governo inglese sarebbe rimasto ben poco dei frutti di quell'accordo... (British Foreign Office Record n. 92591, pagina 4). Questo tesoro segreto, questo oro "nero" venne utilizzato per vari scopi, ad esempio la creazione di fondi neri in Italia e Grecia dove si paventava il pericolo dell'entrata della sinistra al governo. Nell'Italia occupata, l'agente della CIA James Jesus Angleton aveva recuperato il tesoro dell'Etiopia che era stato razziato da Mussolini. Invece di restituirlo alla povera Etiopia, venne espropriato da Angleton ed usato per finanziare candidati pro-americani durante le elezioni del 1948. La CIA convinse anche il Papa Pio XII° a contribuire con un fondo personale di 100 milioni di dollari alla campagna anticomunista. I soldi che il Papa usò provenivano dalla vendita di materiale militare americano che era avanzato. In tutto, nei dodici mesi che precedettero le prime "libere" elezioni italiane del dopoguerra, gli americani investirono 350 milioni di dollari di allora, per comprarle. In Giappone venne creata una serie di fondi neri, dal generale MacArthur, tra cui spicca il fondo chiamato "M-Fund", dove la "M" viene dall'iniziale dell'addetto finanziario del predetto generale, il generale Marquat. Questo fondo, secondo fonti giapponesi, venne restituito al pieno controllo del partito liberal-democratico giapponese dal vicepresidente Nixon nel 1960. Nixon in cambio voleva l'appoggio del Giappone per la sua elezione a presidente degli Stati Uniti. Attualmente questo M-Fund vale circa 500 miliardi di dollari ed è controllato da Nakasone Yasuhiro che lo sta usando per mantenere il Giappone sotto il controllo di un unico partito, il partito di estrema destra "liberal-democratico", e per prevenire qualsiasi tipo di riforma. Chissà chi sono i referenti in Italia, chi gestisce in Italia i fondi neri "anticomunisti"? Ne avrà mai saputo niente la Banca d'Italia? Oppure, chessò, Andreotti, Cossiga, o l'ex presidente Leone? O l'attuale presidente Ciampi, ex governatore della Banca Centrale privata italiana? Meglio tornare al Giappone. Per aumentare la consistenza del M-Fund, mantenendone il controllo, l'ex primo ministro Tanaka Kakuei stampò delle "Promissory Notes", dei certificati chiamati "57" poiché vennero emessi il 57esimo anniversario del regno di Hirohito, nel 1982. L'esistenza di questi certificati "57" viene ufficialmente negata dal governo giapponese, ma è stata confermata da un ex ministro giapponese. Il governo teme che, se viene fuori la verità su questi certificati, potrebbe crollare la borsa giapponese con conseguenze negative anche all'estero. Si usa come al solito la maschera della "Sicurezza Nazionale" per nascondere i colpi della banda bassotti di turno. Ma proprio il successo ottenuto da Israele nella causa contro le Banche Svizzere, sta risvegliando l'attenzione delle vitime sopravvissute che, in un'azione legale di massa, stanno chiedendo miliardi di dollari di danni aiutati da prestigiosi avvocati. Uno di questi è l'avvocato di New York, Edward D. Fagan, che riuscì a far ottenere giustizia alle vittime dell'olocausto. Un altro è l'avvocato londinese Martyn Day, che ha aperto la strada con la richiesta di danni al Giappone da parte di migliaia di vittime inglesi. In Giappone, fazioni avversarie si sono confrontate per ottenere il controllo dei soldi neri del M-Fund. Sono ricorsi all'omicidio pur di mantenere il segreto sull'esistenza di questa ricchezza. Negli USA, il controllo di questi soldi neri era affidato ad un nucleo all'interno della CIA, chiamato "Enterprise". Questa Enterprise è venuta fuori in occasione di vari scandali, tra cui l'Iran-Contra (vedi capitolo 16), ed è costituita da ultraconservatori ed ex alti ufficiali del Pentagono che vorrebbero creare una specie di esercito privato e costituire un nuovo complesso militare-industriale. Le prove dellesistenza di questi fondi illegali, che qualcuno chiama "Black Eagle Fund", derivano anche da alcune cause legali svolte negli USA. I conti intestati al prestanome Severino Garcia Santa Romana, emersi negli uffici del fisco USA, dimostrano che il sistema bancario internazionale è letteralmente ingolfato da queste ricchezze depredate durante la guerra. Lo stesso Cline, assieme ad altri ufficiali USA, sono stati coinvolti nel tentativo di recuperare i soldi depositati da Santa Romana nella Citibank, nella Chase-Manhattan Bank ed in altre banche. Un altro episodio conferma la presenza del tesoro nelle Filippine: Rogelio Roxas, un fabbro filippino, trovò un budda d'oro da una tonnellata ed alcuni lingotti scavando nel cortile della sua casa. Questo tesoro gli venne rubato da Ferdinand Marcos, che fece poi torturare ed uccidere lo stesso Roxas nel tentativo di mantenere il segreto. Un tribunale USA ha riconosciuto un risarcimento di 22 miliardi di dollari agli eredi di Roxas, condannando Marcos. Un altro caso straordinario è quello di Norbert Schlei, ex ministro della Giustizia USA, che sta lottando per la sua sopravvivenza dopo essere stato fregato dal ministero USA del Tesoro. Schlei aveva scoperto troppe cose a proposito del fondo segreto giapponese M-Fund. Ma Schlei non è che una delle vittime delle minaccie governative riservate a chi indaga troppo su queste vicende. Occorre spiegare esattamente come funziona l'ambaradan. L'oro fisico non ha molta importanza dove sta poiché, sulla base della sua esistenza, vengono emessi dei "certificati auriferi". Questi certificati assicurano una resa in termini di interessi e vengono ad esempio utilizzati per garantire la parte di debito estero USA che viene coperta dai titoli di Stato americani comprati dall'Arabia Saudita (chi non è saudita, deve accontentarsi della fiducia che ripone nei titoli di Stato americani chiamati "T-Bond", ovvero: Certificati del Tesoro). Questi certificati auriferi, usati per corrompere i vari governi, contengono dei piccoli errori tipografici di modo da rivendicarne la non-autenticità nel caso finissero in mani sbagliate o che qualcuno tentasse di incassarli. Oppure nel caso che il politico di turno riveda la sua posizione nei confronti di Washington. In pratica, il detentore "autorizzato" di questi certificati può solo incassare gli interessi annuali finché glielo consentono. Il trucco degli errori tipografici predisposti appositamente in documenti finanziari, è abbastanza noto. Ad esempio, le banche svizzere usano scrivere, nella data, "Juny" al posto di "June" (in inglese: giugno) per, eventualmente in seguito, invalidare l'autenticità dei loro impegni. Si tratta di minimi errori che sfuggono a chi non conosce bene la lingua o si limita ad una lettura superficiale. L'idea di usarli nei titoli è geniale, è anche il sistema per evitare che, in caso di morte del possessore, gli eredi possano avanzare pretese cercando di cambiarli. Cosa che, di tanto in tanto, accade. Come nel caso degli eredi di Severino Garcia Santa Romana che stanno ancora lottando per ottenere l'eredità. Per quanto riguarda la consistenza totale dell'oro nascosto nelle Filippine, si stima che sia 5 o 6 volte superiore alla quantità mondiale di oro ufficialmente ammessa. In effetti nessuno sa esattamente quanto oro c'è nel mondo. Non sappiamo quanto oro venne rubato dalla Spagna nel Nuovo Mondo. Questo perché quando quest'oro arrivava in Europa, la maggior parte passava nelle mani dei grandi banchieri europei, come i Fugger e i Welser, che avevano finanziato la conquista del Messico e del Perù. Difatti non sappiamo la reale consistenza del patrimonio dei Krupp, dei Rotschild, degli Oppenheimer o dei Rockefeller. Secondo gli economisti, questi patrimoni privati ammonterebbero a 23 milioni di miliardi di dollari, la maggior parte nascosta in conti bancari off-shore, al sicuro dal fisco, dalle tasse, dalle mogli (è recente in Italia la memoria della triste vicenda della vedova del Conte Agusta, suicidatasi, secondo i giudici, dopo aver raggiunto un accordo scritto col figlio del marito - l'altro erede - che le concedeva 500 miliardi dell'eredità), dai clienti e dai soci d'affari. Sappiamo ancora meno sulle quantità d'oro accumulate nei millenni dalle dinastie asiatiche. Gli asiatici diffidano da millenni dei governi e delle banche, per questo conservano le loro fortune sotto forma di piccoli lingotti d'oro e di pietre preziose. Si presume che la quantità d'oro ammassata in Asia sia varie volte maggiore di quella ammassata in occidente nei tre secoli d'esistenza del sistema bancario occidentale. I governi non vogliono che si conosca con esattezza la quantità d'oro esistente poiché il suo valore è determinato dalla sua scarsità. Così come nel caso dei diamanti, il cui monopolio è in mano a due famiglie. Di fatto, sia l'oro che i diamanti sono rari perché sono in mano a pochi ricchi privati, ad alcune banche ed ai Ministeri del Tesoro che ne manipolano i prezzi sui mercati internazionali. Gli intermediari invece di trattare l'oro, ne trattano i "derivati". L'argomento è insieme affascinante e complesso. Rimangono alcuni interrogativi: a chi spetta oggi il tesoro segreto derivato dalle rapine effettuate durante la seconda guerra mondiale? Riusciremo in futuro ad avere governi che non siano corrotti "a priori" dall'uso di questi fondi neri ? Delle 175 caverne scavate nelle Filippine per nascondere il tesoro, quante ne sono rimaste che non sono ancora state scoperte? Riusciranno le vittime della brutalità giapponese ad avere la meritata giustizia? Cosa ne sanno i nostri servizi segreti? Passiamo al prossimo capitolo.

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