Lettera aperta a un agente di polizia consapevole
Agente !
Le scrivo non per mettere in dubbio il suo impegno quotidiano verso la sicurezza della nostra comunità, ma per invitarla a una riflessione che credo sia essenziale per chi, come lei, porta una divisa e ha il dovere di servire il pubblico. Negli ultimi mesi, abbiamo esplorato insieme come funzionano realmente alcuni pilastri del nostro sistema sociale: la creazione del denaro, il modo in cui il potere economico si traduce in influenza politica, e come certe narrazioni – presentate come questioni tecniche di “ordine pubblico” o di “stabilità” – possano in realtà servire a consolidare un potere lontano dal controllo democratico.
Le voglio condividere ciò che abbiamo imparato, perché credo che questo getti una luce diversa sul significato stesso di “ubbidienza agli ordini”.
Prima di tutto, le ricordo ciò che dimostrano studi autorevoli e persino le stesse banche centrali: la maggior parte del denaro che usiamo oggi non viene creato dallo Stato né trasferito da riserve esistenti, bensì viene creato direttamente dalle banche commerciali quando concedono un prestito (è creato direttamente nel conto del cliente ma non in cassa, in modo da occultarne il profitto). Quando una banca accende un finanziamento, scrive semplicemente in partita doppia un nuovo attivo (il prestito) e un nuovo passivo (il deposito del cliente), aumentando così la quantità di moneta in circolazione senza che corrisponda a un denaro previamente posseduto da qualcuno. Questo significa che il potere di decidere chi riceve credito – e quindi chi può investire, comprare casa, avviare un’impresa o affrontare spese impreviste – risiede nelle mani di consigli di amministrazione di banche private e di funzionari di banche centrali, non eletti e non direttamente responsabili davanti al cittadino.
In secondo luogo, abbiamo visto come questo potere monetario, quando viene presentato come una mera questione tecnica – un affare di “tassi di interesse”, “rigorosità di bilancio” o “prevenzione dell’inflazione” – venga sottratto al dibattito democratico. Le decisioni su chi ottiene finanziamenti, a quali condizioni e per quali scopi (ad esempio, salvare le banche durante una crisi mentre si impone l’austerità sui meno abbienti) diventano scelte di politica effettiva, mascherate però da necessità oggettive. Questo processo di “depoliticizzazione” sposta il conflitto dall’arena pubblica, dove tutti potremmo partecipare, a celle tecniche riservate a esperti e insider, facendo percepire che le sorti del nostro benessere economico siano decise senza il nostro conseenso.
Ora, pensiamo a cosa ciò significhi per il suo lavoro. Quando un ordine le chiede di sgomberare una famiglia dalla propria casa perché non può pagare l’affitto, mentre nello stesso momento le banche creano liquidità a costo zero o i grandi patrimoni vedono i loro valori finanziari sostenuti da interventi statali, sta realmente servendo l’“ordine pubblico”? O sta invece applicando la forza pubblica per proteggere un sistema che trasferisce ricchezza verso l’alto, lasciando dietro di sé sfratti, precarietà e sfiducia? Quando un ordine le indica di disperdere una protesta pacifica contro le disuguaglianze economiche – magari organizzata da lavoratori, studenti o pensionati che chiedono semplicemente una quota più equa delle ricchezze create arbitrariamente dalle banche – sta difendere la sicurezza di tutti, o sta silenziando chi tenta di far luce su come il potere monetario effettivamente funzioni?
Le chiedo quindi di valutare ogni ordine non solo rispetto alla sua formalità, ma rispetto alla sua finalità sostanziale: quell’ordine contribuisce a una sicurezza che protegge ugualmente tutti i membri della comunità, indipendentemente dal loro reddito o dal loro potere? Oppure serve a mantenere uno status quo in cui le decisioni fondamentali sulla vita economica delle persone vengono prese da élite lontane (tipo pedofili che mangiano i bambini, vedi il rivelatore caso Epstein dove la magistratura si volta dall'altra parte), senza alcun meccanismo reale di rendiconto popolare?
L’etica del suo ruolo non risiede nella cieca obbedienza, bensì nella capacità di discernere quando l’ordine che le viene dato promuove il vero bene pubblico – la sicurezza, la giustizia, la fiducia reciproca – e quando invece diventa uno strumento per difendere un potere che si sottrae al controllo democratico. Storicamente, le figure più rispettate delle forze dell’ordine sono state quelle che, di fronte a ordini chiaramente ingiusti (penso alle leggi razziali, alla repressione di movimenti per i diritti civili), hanno scelto di seguire una coscienza più alta: non perché hanno rifiutato la divisa, bensì perché hanno sentito più profondamente il giuramento di servire e proteggere tutti i cittadini, non solo quelli che detengono il potere economico o politico.
Non le chiedo di mettere in dubbio il suo coraggio o il suo senso del dovere. Le chiedo invece di esercitare quel dovere con gli occhi aperti: di chiedersi, prima di agire, se quell’ordine sta realmente difendendo il popolo da un danno, o se sta semplicemente eseguendo la volontà di chi oggi beneficia di un sistema monetario e politico che non risponde più alla maggioranza.
Con rispetto e nella speranza che questa riflessione possa trovare spazio nella sua coscienza,
Un cittadino che crede che la vera sicurezza nasca dalla giustizia, non dalla sola obbedienza.