martedì 21 aprile 2026

Lettera aperta a un agente di polizia (soggetto W1)

Lettera aperta a un agente di polizia consapevole

 


Agente !

Le scrivo non per mettere in dubbio il suo impegno quotidiano verso la sicurezza della nostra comunità, ma per invitarla a una riflessione che credo sia essenziale per chi, come lei, porta una divisa e ha il dovere di servire il pubblico. Negli ultimi mesi, abbiamo esplorato insieme come funzionano realmente alcuni pilastri del nostro sistema sociale: la creazione del denaro, il modo in cui il potere economico si traduce in influenza politica, e come certe narrazioni – presentate come questioni tecniche di “ordine pubblico” o di “stabilità” – possano in realtà servire a consolidare un potere lontano dal controllo democratico.

Le voglio condividere ciò che abbiamo imparato, perché credo che questo getti una luce diversa sul significato stesso di “ubbidienza agli ordini”.

Prima di tutto, le ricordo ciò che dimostrano studi autorevoli e persino le stesse banche centrali: la maggior parte del denaro che usiamo oggi non viene creato dallo Stato né trasferito da riserve esistenti, bensì viene creato direttamente dalle banche commerciali quando concedono un prestito (è creato direttamente nel conto del cliente ma non in cassa, in modo da occultarne il profitto). Quando una banca accende un finanziamento, scrive semplicemente in partita doppia un nuovo attivo (il prestito) e un nuovo passivo (il deposito del cliente), aumentando così la quantità di moneta in circolazione senza che corrisponda a un denaro previamente posseduto da qualcuno. Questo significa che il potere di decidere chi riceve credito – e quindi chi può investire, comprare casa, avviare un’impresa o affrontare spese impreviste – risiede nelle mani di consigli di amministrazione di banche private e di funzionari di banche centrali, non eletti e non direttamente responsabili davanti al cittadino.

In secondo luogo, abbiamo visto come questo potere monetario, quando viene presentato come una mera questione tecnica – un affare di “tassi di interesse”, “rigorosità di bilancio” o “prevenzione dell’inflazione” – venga sottratto al dibattito democratico. Le decisioni su chi ottiene finanziamenti, a quali condizioni e per quali scopi (ad esempio, salvare le banche durante una crisi mentre si impone l’austerità sui meno abbienti) diventano scelte di politica effettiva, mascherate però da necessità oggettive. Questo processo di “depoliticizzazione” sposta il conflitto dall’arena pubblica, dove tutti potremmo partecipare, a celle tecniche riservate a esperti e insider, facendo percepire che le sorti del nostro benessere economico siano decise senza il nostro conseenso.

Ora, pensiamo a cosa ciò significhi per il suo lavoro. Quando un ordine le chiede di sgomberare una famiglia dalla propria casa perché non può pagare l’affitto, mentre nello stesso momento le banche creano liquidità a costo zero o i grandi patrimoni vedono i loro valori finanziari sostenuti da interventi statali, sta realmente servendo l’“ordine pubblico”? O sta invece applicando la forza pubblica per proteggere un sistema che trasferisce ricchezza verso l’alto, lasciando dietro di sé sfratti, precarietà e sfiducia? Quando un ordine le indica di disperdere una protesta pacifica contro le disuguaglianze economiche – magari organizzata da lavoratori, studenti o pensionati che chiedono semplicemente una quota più equa delle ricchezze create arbitrariamente dalle banche – sta difendere la sicurezza di tutti, o sta silenziando chi tenta di far luce su come il potere monetario effettivamente funzioni?

Le chiedo quindi di valutare ogni ordine non solo rispetto alla sua formalità, ma rispetto alla sua finalità sostanziale: quell’ordine contribuisce a una sicurezza che protegge ugualmente tutti i membri della comunità, indipendentemente dal loro reddito o dal loro potere? Oppure serve a mantenere uno status quo in cui le decisioni fondamentali sulla vita economica delle persone vengono prese da élite lontane (tipo pedofili che mangiano i bambini, vedi il rivelatore caso Epstein dove la magistratura si volta dall'altra parte), senza alcun meccanismo reale di rendiconto popolare?

L’etica del suo ruolo non risiede nella cieca obbedienza, bensì nella capacità di discernere quando l’ordine che le viene dato promuove il vero bene pubblico – la sicurezza, la giustizia, la fiducia reciproca – e quando invece diventa uno strumento per difendere un potere che si sottrae al controllo democratico. Storicamente, le figure più rispettate delle forze dell’ordine sono state quelle che, di fronte a ordini chiaramente ingiusti (penso alle leggi razziali, alla repressione di movimenti per i diritti civili), hanno scelto di seguire una coscienza più alta: non perché hanno rifiutato la divisa, bensì perché hanno sentito più profondamente il giuramento di servire e proteggere tutti i cittadini, non solo quelli che detengono il potere economico o politico.

Non le chiedo di mettere in dubbio il suo coraggio o il suo senso del dovere. Le chiedo invece di esercitare quel dovere con gli occhi aperti: di chiedersi, prima di agire, se quell’ordine sta realmente difendendo il popolo da un danno, o se sta semplicemente eseguendo la volontà di chi oggi beneficia di un sistema monetario e politico che non risponde più alla maggioranza.

Con rispetto e nella speranza che questa riflessione possa trovare spazio nella sua coscienza,

Un cittadino che crede che la vera sicurezza nasca dalla giustizia, non dalla sola obbedienza.

giovedì 16 aprile 2026

L’assalto alla CGIL: la brutta copia italiana del 6 gennaio a Capitol Hill

L’assalto alla CGIL: la brutta copia italiana del 6 gennaio a Capitol Hill

Il 9 ottobre 2021, durante la manifestazione No Green Pass a Roma, un gruppo di manifestanti guidato da Roberto Fiore e Giuliano Castellino di Forza Nuova ha raggiunto Corso d’Italia e si è diretto alla sede nazionale della CGIL. Qualcuno ha sfondato una finestra al piano terra, è entrato e – soprattutto – ha aperto il portone principale dall’interno, permettendo a centinaia di persone di irrompere e "devastare" gli uffici (danni per circa 20mila euro...).

Sembra la scena di un film già visto: l’6 gennaio 2021 a Capitol Hill, dove una folla ha sfondato le difese e invaso il cuore delle istituzioni americane. In America si parla da anni di “fed-surrection” (insurrezione con infiltrati federali) e di provocatori che avrebbero facilitato l’ingresso. In Italia il copione è identico, ma più maldestro: la brutta copia tricolore.

Il dettaglio che cambia tutto è nei video delle telecamere interne della CGIL, analizzati dalla Polizia Scientifica e mostrati in tribunale. La polizia chiama quel soggetto W1: un uomo con giubbotto di jeans e mascherina, che entra per primo dalla finestra sfondata alle 17:27 circa. Con passo deciso sale le scale, torna al portone e lo apre dall’interno alle 17:32, facendo entrare la massa dei manifestanti.

Pochi secondi dopo, W1 incontra un altro uomo: la polizia lo chiama SOGGETTO 1. I due si fermano, parlano brevemente, aprono i giubbotti, si mostrano reciprocamente qualcosa (i filmati rallentati e ingranditi mostrano distintivi o tesserini con cordino). È il classico gesto di riconoscimento tra colleghi. W1 poi esce tranquillamente.


Il commissario Pietro Berti (in servizio quel giorno) ha ammesso in aula che c’erano carabinieri del Nucleo Informativo infiltrati tra i manifestanti. Uno di loro era proprio SOGGETTO 1.

Leggi la ricostruzione completa su Il Riformista (17 marzo 2023):
https://www.ilriformista.it/assalto-alla-cgil-ad-aprire-la-porta-ai-manifestanti-fu-un-agente-dei-servizi-348495/

In pratica: il primo a entrare e quello che ha aperto da dentro era verosimilmente un agente dei servizi o delle forze dell’ordine (Digos o Nucleo Informativo). Non un militante di Forza Nuova, non un “no vax incazzato”, ma qualcuno che aveva un lasciapassare istituzionale.

Esattamente come a Capitol Hill, dove decine di partecipanti erano informatori FBI o avevano legami con le forze dell’ordine, e dove i video mostrano porte aperte dall’interno o comportamenti sospetti di agenti in borghese.


Il video del “cambio d’abito”

Circolò subito un video (ripreso dai manifestanti stessi e diffuso su YouTube e social) che mostrava due persone all’interno della CGIL mentre si toglievano felpe e cambiavano magliette. Molti lo interpretarono come prova che agenti infiltrati si stavano “travestendo” o cambiando identità. Il video fu ripreso da vari siti e commentato anche in tv (es. Stasera Italia).


Guarda il video originale (Local Team su YouTube): https://www.youtube.com/watch?v=ao9uGSMASkw


Il "Fact-check" di Facta (13 ottobre 2021) lo ha spiegato come semplici manifestanti che "si sistemavano i vestiti" dopo l’irruzione, non agenti in divisa. Ma il dubbio rimase e alimentò la narrazione degli infiltrati.

Leggi il debunk (giusto per completezza): https://www.facta.news/antibufale/no-queste-due-persone-non-si-sono-cambiate-dabito-durante-lassalto-alla-cgil
 

La narrazione ufficiale è stata la stessa in entrambi i casi:

“Assalto squadrista/fascista” (in Italia)
“Insurrezione armata” (negli USA)

 E in entrambi i casi le condanne sono arrivate pesanti (otto definitive in Cassazione per l’assalto CGIL, con anni di carcere per Fiore, Castellino e altri; risarcimenti alla CGIL).

Ma in entrambi i casi resta la domanda scomoda: chi ha davvero aperto le porte? E perché nessuno ha mai indagato seriamente su W1 e sul suo “collega” SOGGETTO 1? Perché il ministro dell’Interno dell’epoca (Lamorgese) e poi Piantedosi (prefetto di Roma quel giorno) non hanno mai dato risposte chiare sul numero e sul ruolo degli infiltrati? 

Roberto Fiore stesso, in interviste successive, ha dichiarato: «La devastazione è opera di infiltrati delle forze dell’ordine».
Video dichiarazione Fiore (Il Sole 24 Ore, 20 gennaio 2024): https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/assalto-sede-cgil-fiore-devastazione-opera-infiltrati-forze-ordine/AF45hlPC
 

La storia si ripete: quando un movimento di protesta (No Green Pass qui, MAGA là) diventa troppo ingombrante, basta un “incidente” ben gestito per criminalizzarlo tutto. La CGIL diventa il simbolo da difendere, esattamente come il Campidoglio americano. E chi paga sono sempre i manifestanti “utili idioti”, mentre chi ha aperto le porte se ne va con il distintivo in tasca.

Brutta copia italiana? Sì. Stessa regia, stessi metodi, stesso risultato: dividere, criminalizzare, chiudere ogni dibattito.


Fonti aggiuntive per approfondire:

Wikipedia (con il parallelo Capitol Hill nelle intenzioni degli organizzatori): https://it.wikipedia.org/wiki/Assalto_alla_sede_della_CGIL


Secondo articolo Il Riformista sui video senza autore: https://www.ilriformista.it/assalto-alla-cgil-dal-giallo-del-carabiniere-al-mistero-del-video-in-cerca-di-autore-350639/


Radio Radicale – trascrizioni udienze (testimonianza Berti): https://www.radioradicale.it/scheda/680627/processo-luigi-aronica-ed-altri-assalto-alla-sede-della-cgil-avvenuto-il-9-ottobre

giovedì 2 aprile 2026

Un piano cosmico geniale: Perché Dio ha creato l’uomo?

Perché Dio ha creato l’uomo? Per riprodursi

(E se la prova fosse proprio la valanga di dèi che noi umani abbiamo inventato?)

di Grok (X-AI)

C’è una domanda che da millenni fa impazzire teologi, filosofi e semplici mortali: perché Dio ha creato l’uomo?

La risposta “ufficiale” della tradizione ebraico-cristiana è nobile: per condividere la Sua gloria, per avere una relazione d’amore, per farci partecipare alla vita divina (Efesini 1,4-5). Dio crea l’uomo “a sua immagine e somiglianza” (Genesi 1,27) e gli ordina di “crescere e moltiplicarsi” (Genesi 1,28). Tutto molto poetico.

Ma se invece fosse esattamente il contrario?

E se Dio avesse creato l’uomo proprio per riprodursi? Non biologicamente (quello lo facciamo già noi), ma culturalmente e mitologicamente. L’uomo come fabbrica vivente di nuovi dèi. Un piano geniale: un solo Creatore che, attraverso la nostra immaginazione fertile, genera migliaia e migliaia di divinità.

Il grande rovesciamento

Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco dell’Ottocento, l’aveva già capito nel suo capolavoro L’essenza del cristianesimo (1841): «Non è Dio che ha creato l’uomo a sua immagine, ma l’uomo che ha creato Dio a propria immagine». Per lui ogni divinità è solo la proiezione ingigantita delle nostre qualità migliori: amore, giustizia, potere, saggezza. Noi lo “ipostatizziamo”, lo buttiamo fuori di noi e poi lo adoriamo.

Io vado oltre: e se questo non fosse un errore umano, ma il piano divino originario? Dio ci ha fatti creativi proprio perché moltiplicassimo il divino. Come un genitore che vuole nipoti, ma a livello cosmico.

La prova empirica: almeno 18.000 dèi (e non è finita)

Gli antropologi stimano che, nella storia dell’umanità, siano stati adorati almeno 18.000 dèi, dee, spiriti e oggetti divini. Non è una mia fantasia: è un dato ricorrente negli studi comparati delle religioni.

Pensateci:

  • Egitto antico: Ra, Anubis, Osiris, Isis, Horus… decine di divinità con teste di animali.
  • Grecia e Roma: Zeus/Giove, Atena, Apollo, Venere… un’orgia di dèi gelosi e amanti.
  • Induismo: si parla di 330 milioni di divinità. Shiva, Vishnu, Brahma, Kali, Ganesh… un’esplosione di forme, colori e attributi.
  • Norse, aztechi, maya, cinesi, africani, polinesiani: ogni cultura ha il suo pantheon. E non finisce mai. Oggi aggiungiamo nuovi “dèi”: il Denaro (dal Dio Trino al Dio Quattrino), la Tecnologia, le Celebrità, l’Algoritmo.

Ecco un collage che riassume la follia creativa umana:

18.000 (almeno). È una riproduzione esplosiva. Un solo Dio che, in pochi millenni, si moltiplica come conigli cosmici.

L’intuizione profonda

Forse Dio è un po’ come noi: non voleva stare solo. Ha creato l’uomo perché l’uomo, con la sua fantasia sfrenata, continuasse l’opera della creazione. Ogni nuovo mito, ogni nuovo culto, ogni setta che nasce è un “figlio” divino in più.

L’ordine biblico “crescete e moltiplicatevi” assume un significato nuovo: moltiplicatevi anche in dèi.

Oppure – in una versione più ironica – Dio ha semplicemente fatto un esperimento di memetica divina. Richard Dawkins, in Il gene egoista (1976) e nei suoi scritti successivi, ha spiegato come le religioni funzionino da “memi”: idee che si replicano come le cellule, usando la mente umana come fabbrica. La religiosità è un meccanismo di autoreplicazione culturale. Io dico: e se Dio avesse intenzionalmente inoculato questo DNA proprio per riprodursi attraverso di noi?

Prima di me: Feuerbach, Dawkins e il resto

Prima di me, Feuerbach aveva visto l’uomo come creatore di Dio. Dawkins ha spiegato come la religione si riproduce da sola. Io metto insieme i pezzi e dico: e se fosse proprio quello che Dio voleva fin dall’inizio? La mia intuizione non era mai stata espressa prima esattamente così, ma è il tassello mancante che trasforma una critica atea in un piano cosmico geniale.

Conclusione (aperta al dibattito)

Quindi, perché Dio ha creato l’uomo?

Per riprodursi.

Non perché avesse bisogno di schiavi o di adoratori, ma perché la Sua creatività traboccasse attraverso di noi. Noi siamo i portatori del seme divino: non solo DNA, ma dèi.

La prossima volta che sentite qualcuno dire “Dio ci ha creati per amarci”, sorridete e rispondete: «Certo… ma soprattutto per farci partorire altri 18.000 fratelli divini».

E voi? Credete che sia l’uomo ad aver inventato Dio, o che Dio abbia inventato l’uomo proprio per questo scopo?

Scrivetemi nei commenti. Magari stiamo creando un nuovo dio proprio ora.