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lunedì 8 febbraio 2016
Democrazia, potere e sovranità nell’Europa di oggi
Democrazia, potere e sovranità nell’Europa di oggi
Nick Buxton intervista Yanis Varoufakis
Questa intervista, tratta da ‘State of Power’ del Transnational Institute – gennaio 2016, è stata condotta a fine dicembre 2015 da Nick Buxton del TNI con l’ex ministro greco delle finanze.
* * *
Quali consideri le maggiori minacce alla democrazia oggi?La minaccia alla democrazia è sempre stata il disprezzo che il sistema prova per essa. La democrazia, per sua stessa natura, è molto fragile e l’antipatia nei suoi confronti da parte del sistema è sempre estremamente pronunciata e il sistema ha sempre cercato di svuotarla.
Aldo Moro e la Banca d'Italia: il caso nel caso
Aldo Moro e la Banca d'Italia: il caso nel caso
Premessa: il 16 marzo 1978 c'è l'agguato delle "Brigate Rosse" ad Aldo Moro, con eliminazione della scorta, cui poi seguirà l'interrogatorio nella prigione segreta e l'eliminazione (EXTRAORDINARY RENDITION).
Dal diario di Paolo Baffi, governatore della Banca d'Italia:
16 gennaio 1978
"Vengo informato da persona in contatto con Gallucci (1) che questi sta considerando di inviare un avviso di reato a me e Ercolani (2) (tra gli altri) per concorso in truffa a danno dello Stato a causa degli impianti che il gruppo Rovelli avrebbe fornito a se stesso ad alto prezzo."
Note:
1) Achille Gallucci. Capo dell'ufficio istruzione presso la procura della Repubblica di Roma. E' il regista delle inchieste giudiziarie più delicate (Italcasse, Sir, Caltagirone) nel periodo considerato nelle memorie di Baffi. In stretti rapporti con alcuni magistratinotoriamente legati a uomini della Dc, soprattutto con Claudio Vitalone (vicino a Giulio Andreotti) e con Luciano Infelisi (legato a Flaminio Piccoli). Lo stesso Baffi annota "l'amicizia di Gallucci per i Caltagirone", costruttori del giro andreottiano.
2) Mario Ercolani. Direttore generale della Banca d'Italia dal settembre 1976 al luglio 1978. Nell'incarico gli succederà Carlo Azeglio Ciampi, direttore generale dal luglio 1978 all'ottobre 1979, e poi governatore.
15 marzo 1978
"Ci giunge da fonte sicura la notizia che presso il PM Jerace (1) si trovano richieste di avvisi di reato (o di mandato di cattura) nei confronti di esponenti della Banca d'Italia per non avere attuato ispezioni all'ICCRI prima della data in cui l'ispezione fu eseguita (agosto 1977)."
Nota:
1) Luigi Jerace. E' il pubblico ministero dell'inchiesta sull'Italcasse. La sua firma pè comparsa sotto i mandati di cattura per Giuseppe Arcaini, direttore generale dell'Italcasse (deceduto il 29 settembre 1978 mentre rientrava in ambulanza in Italia dalla latitanza), Edoardo Calleri di Sala, presidente, e Marcello Dionisi, ragioniere capo.
(Tra il 15 marzo e il 7 aprile nessuna annotazione sul diario sul Caso Moro....)
7 aprile 1978
"Mi reco al palazzo di Giustizia dove sono ricevuto dal col. Varisco (1), l'unica persona di quell'ambiente che in ogni occasione mi tratterà con estrema cortesia e segni di riguardo.
Vengo interrogato per un'ora e tre quarti dal consigliere Gallucci, presente il procuratore Infelisi (2) (che si sta occupando del sequestro di Moro e strage della scorta). E' presente anche il giudice Pizzuti evidentemente perché il mio interrogatorio deve servire tanto all'istruttoria Rovelli quanto a quella Italcasse. Gallucci mi "avverte" in apertura che avrebbe potuto mandarmi una comunicazione giudiziaria: non lo ha fatto, dice, per non rendersi autore di un golpe economico.
I quesiti si sono aggirati (nel senso che ogniqualvolta se ne dipartivano, poi vi tornavano) intorno alla posizione debitoria di Rovelli verso l'Iccri e a quello che ad avviso dell'interrogante era il contrasto tra l'atteggiamento "permissivo" della vigilanza nei confronti del primo e quello "severo" nei confronti della sistemazione della posizione debitoria dei Caltagirone.
Altri argomenti toccati sono: la politica delle ispezioni (frequenza, destinatari) dal 1970 in poi, la natura e gli scopi del controllo sui fidi eccedenti; i poteri di intervento della Banca nelle procedure di sistemazione di posizioni di difficile recupero. (...) ...dopo di che, mi si accusò di reticenza. Se si sia trattato di una trappola tesa ad arte, ovvero di un caso che fornì poi pretesto a una accusa capziosa, non so dire. Ai posteri.... Resta che secondo l'avviso di reato che mi verrà inviato il 24 marzo 1979 il mio "disegno criminoso" ebbe inizio con l'interrogatorio del 7 aprile 1978."
Note:
1) Il nome di Antonio Varsico ricorre naturalmente anche nell’affaire Moro. Il colonnello ha un ufficio presso Piazza delle Cinque Lune nel quale si incontra con un altro ufficiale dei carabinieri (forse Dalla Chiesa) e Mino Pecorelli: quest’ultimo proprio in quei giorni pubblica sul suo giornale Op parti inedite del memoriale Moro ripromettendosi di fare ulteriori rivelazioni nelle settimane successive (non farà a tempo: sarà ucciso da un commando i cui componenti non sono mai stati identificati). Pecorelli e Varisco si conoscono e hanno modo di incontrarsi più volte nei giorni del sequestro dello statista democristiano. Strana coincidenza che i tre protagonisti di questa storia siano morti tutti in modo violento: Pecorelli e Varisco nel 1979 a Roma, Dalla Chiesa nel 1982 a Palermo.
Varisco viene ucciso alle 8,25 del 13 luglio 1979 mentre con la sua Bmw percorre il lungotevere Arnaldo Da Brescia. Attentato pianificato e realizzato in fretta (?) ai danni di un uomo che si apprestava a lasciare l’Arma per dedicarsi alla sicurezza di Farmitalia.
All'inizio delle indagini vi furono dubbi sulla matrice sia per l'arma usata, fucili a canne mozze caricati a pallettoni, che per il particolare accanimento, furono esplosi ben 18 colpi. Pallettoni e fucile a canne mozze paiono essere più adatti a un commando mafioso che a uno brigatista. Così come l’uso di motociclette/auto (le fonti divergono in tal senso) e di bombe fumogene marca Energa per coprire la fuga.
Nel 1982 il leader della "colonna romana Antonio Savasta" delle Brigate Rosse si assumerà la responsabilità dell'omicidio. Nel 2004, dopo la cattura, anche Rita Algranati, confesserà la sua partecipazione all'omicidio. Rimangono sconosciuti gli altri membri del gruppo di fuoco che si suppone fosse composto da almeno cinque persone.
L’attività professionale di Varisco lo porterà a imbattersi in alcuni importanti casi: lo scandalo Lockheed, quello dell’Italcasse, La Rosa dei Venti e quello relativo ad una loggia massonica segreta poi comunemente denominata P2 (indagine che porterà il colonnello a indagare alcuni superiori, per esempio il generale Santovito, capo del SISMI, il servizio segreto militare). A incaricare Varisco di questi accertamenti sarà il giudice Vittorio Occorsio poi ucciso da Pierluigi Concutelli ex esponente di Ordine Nuovo (movimento neofascista sciolto nel 1973 dal ministro degli interni Paolo Emilio Taviani).
2) Luciano Infelisi. E' il pubblico ministero dell'inchiesta sulla Sir. Definito da molti magistrato-superstar per la capacità di trovarsi sempre in mezzo ai casi giudiziari più clamorosi. Annota Baffi (2 settembre 1979): "Infelisi è amico dei Caltagirone e frquenta la loro casa".
Vedi: Memorie di Paolo Baffi (prima parte)
Vedi: Memorie di Paolo Baffi (seconda parte)
Vedi anche: Aldo Moro, Accame: Varisco e quei mitra tenuti nel bagagliaio....
Premessa: il 16 marzo 1978 c'è l'agguato delle "Brigate Rosse" ad Aldo Moro, con eliminazione della scorta, cui poi seguirà l'interrogatorio nella prigione segreta e l'eliminazione (EXTRAORDINARY RENDITION).
Dal diario di Paolo Baffi, governatore della Banca d'Italia:
16 gennaio 1978
"Vengo informato da persona in contatto con Gallucci (1) che questi sta considerando di inviare un avviso di reato a me e Ercolani (2) (tra gli altri) per concorso in truffa a danno dello Stato a causa degli impianti che il gruppo Rovelli avrebbe fornito a se stesso ad alto prezzo."
Note:
1) Achille Gallucci. Capo dell'ufficio istruzione presso la procura della Repubblica di Roma. E' il regista delle inchieste giudiziarie più delicate (Italcasse, Sir, Caltagirone) nel periodo considerato nelle memorie di Baffi. In stretti rapporti con alcuni magistratinotoriamente legati a uomini della Dc, soprattutto con Claudio Vitalone (vicino a Giulio Andreotti) e con Luciano Infelisi (legato a Flaminio Piccoli). Lo stesso Baffi annota "l'amicizia di Gallucci per i Caltagirone", costruttori del giro andreottiano.
2) Mario Ercolani. Direttore generale della Banca d'Italia dal settembre 1976 al luglio 1978. Nell'incarico gli succederà Carlo Azeglio Ciampi, direttore generale dal luglio 1978 all'ottobre 1979, e poi governatore.
15 marzo 1978
"Ci giunge da fonte sicura la notizia che presso il PM Jerace (1) si trovano richieste di avvisi di reato (o di mandato di cattura) nei confronti di esponenti della Banca d'Italia per non avere attuato ispezioni all'ICCRI prima della data in cui l'ispezione fu eseguita (agosto 1977)."
Nota:
1) Luigi Jerace. E' il pubblico ministero dell'inchiesta sull'Italcasse. La sua firma pè comparsa sotto i mandati di cattura per Giuseppe Arcaini, direttore generale dell'Italcasse (deceduto il 29 settembre 1978 mentre rientrava in ambulanza in Italia dalla latitanza), Edoardo Calleri di Sala, presidente, e Marcello Dionisi, ragioniere capo.
(Tra il 15 marzo e il 7 aprile nessuna annotazione sul diario sul Caso Moro....)
7 aprile 1978
"Mi reco al palazzo di Giustizia dove sono ricevuto dal col. Varisco (1), l'unica persona di quell'ambiente che in ogni occasione mi tratterà con estrema cortesia e segni di riguardo.
Vengo interrogato per un'ora e tre quarti dal consigliere Gallucci, presente il procuratore Infelisi (2) (che si sta occupando del sequestro di Moro e strage della scorta). E' presente anche il giudice Pizzuti evidentemente perché il mio interrogatorio deve servire tanto all'istruttoria Rovelli quanto a quella Italcasse. Gallucci mi "avverte" in apertura che avrebbe potuto mandarmi una comunicazione giudiziaria: non lo ha fatto, dice, per non rendersi autore di un golpe economico.
I quesiti si sono aggirati (nel senso che ogniqualvolta se ne dipartivano, poi vi tornavano) intorno alla posizione debitoria di Rovelli verso l'Iccri e a quello che ad avviso dell'interrogante era il contrasto tra l'atteggiamento "permissivo" della vigilanza nei confronti del primo e quello "severo" nei confronti della sistemazione della posizione debitoria dei Caltagirone.
Altri argomenti toccati sono: la politica delle ispezioni (frequenza, destinatari) dal 1970 in poi, la natura e gli scopi del controllo sui fidi eccedenti; i poteri di intervento della Banca nelle procedure di sistemazione di posizioni di difficile recupero. (...) ...dopo di che, mi si accusò di reticenza. Se si sia trattato di una trappola tesa ad arte, ovvero di un caso che fornì poi pretesto a una accusa capziosa, non so dire. Ai posteri.... Resta che secondo l'avviso di reato che mi verrà inviato il 24 marzo 1979 il mio "disegno criminoso" ebbe inizio con l'interrogatorio del 7 aprile 1978."
Note:
1) Il nome di Antonio Varsico ricorre naturalmente anche nell’affaire Moro. Il colonnello ha un ufficio presso Piazza delle Cinque Lune nel quale si incontra con un altro ufficiale dei carabinieri (forse Dalla Chiesa) e Mino Pecorelli: quest’ultimo proprio in quei giorni pubblica sul suo giornale Op parti inedite del memoriale Moro ripromettendosi di fare ulteriori rivelazioni nelle settimane successive (non farà a tempo: sarà ucciso da un commando i cui componenti non sono mai stati identificati). Pecorelli e Varisco si conoscono e hanno modo di incontrarsi più volte nei giorni del sequestro dello statista democristiano. Strana coincidenza che i tre protagonisti di questa storia siano morti tutti in modo violento: Pecorelli e Varisco nel 1979 a Roma, Dalla Chiesa nel 1982 a Palermo.
Varisco viene ucciso alle 8,25 del 13 luglio 1979 mentre con la sua Bmw percorre il lungotevere Arnaldo Da Brescia. Attentato pianificato e realizzato in fretta (?) ai danni di un uomo che si apprestava a lasciare l’Arma per dedicarsi alla sicurezza di Farmitalia.
All'inizio delle indagini vi furono dubbi sulla matrice sia per l'arma usata, fucili a canne mozze caricati a pallettoni, che per il particolare accanimento, furono esplosi ben 18 colpi. Pallettoni e fucile a canne mozze paiono essere più adatti a un commando mafioso che a uno brigatista. Così come l’uso di motociclette/auto (le fonti divergono in tal senso) e di bombe fumogene marca Energa per coprire la fuga.
Nel 1982 il leader della "colonna romana Antonio Savasta" delle Brigate Rosse si assumerà la responsabilità dell'omicidio. Nel 2004, dopo la cattura, anche Rita Algranati, confesserà la sua partecipazione all'omicidio. Rimangono sconosciuti gli altri membri del gruppo di fuoco che si suppone fosse composto da almeno cinque persone.
L’attività professionale di Varisco lo porterà a imbattersi in alcuni importanti casi: lo scandalo Lockheed, quello dell’Italcasse, La Rosa dei Venti e quello relativo ad una loggia massonica segreta poi comunemente denominata P2 (indagine che porterà il colonnello a indagare alcuni superiori, per esempio il generale Santovito, capo del SISMI, il servizio segreto militare). A incaricare Varisco di questi accertamenti sarà il giudice Vittorio Occorsio poi ucciso da Pierluigi Concutelli ex esponente di Ordine Nuovo (movimento neofascista sciolto nel 1973 dal ministro degli interni Paolo Emilio Taviani).
2) Luciano Infelisi. E' il pubblico ministero dell'inchiesta sulla Sir. Definito da molti magistrato-superstar per la capacità di trovarsi sempre in mezzo ai casi giudiziari più clamorosi. Annota Baffi (2 settembre 1979): "Infelisi è amico dei Caltagirone e frquenta la loro casa".
Vedi: Memorie di Paolo Baffi (prima parte)
Vedi: Memorie di Paolo Baffi (seconda parte)
Vedi anche: Aldo Moro, Accame: Varisco e quei mitra tenuti nel bagagliaio....
domenica 7 febbraio 2016
Signoraggio : pubblicato l'accordo segreto dell'Eurosistema
Signoraggio : pubblicato l'accordo segreto dell'Eurosistema
Come le banche centrali dell'eurozona si spartiscono la creazione di moneta:
Come le banche centrali dell'eurozona si spartiscono la creazione di moneta:
La BCE spiega l’Agreement on Net Financial Assets
http://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2016/html/pr160205.it.html
Chiarimenti sugli investimenti delle Banche centrali nazionali detenuti per finalità diverse dall'esercizio della politica monetaria
https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2015/investimenti-bcn/index.html
venerdì 5 febbraio 2016
Truffa e usura nei contratti di leasing Hypo Alpe Adria
Si informano gli interessati che è possibile chiedere eventuali maggiori
danni (rispetto a quelli già rimborsati dalla stessa Hypo) partecipando
come parte civile al processo penale che si svolgerà da luglio prossimo.
Sintesi del Caso Hypo Alpe Adria
Sintesi del Caso Hypo Alpe Adria
giovedì 4 febbraio 2016
LA COSTITUZIONE CALPESTATA DAL POTERE MONETARIO
posted by Luigi Pecchioli

In occasione dell’uscita dei libri dei miei colleghi Marco Mori e Giuseppe Palma, rispettivamente “Il tramonto della Democrazia” e “Figli Destituenti“, che vi consiglio caldamente di acquistare, voglio condividere con voi una riflessione sullo stato della nostra Costituzione.
Come ho avuto modo di spiegare più volte nelle schede sugli articoli della Carta dedicati al sistema economico, tutto il corpo definito come “Costituzione economica” è il risultato di una sintesi fra posizioni liberiste, socialiste e dottrina sociale cattolica, un equilibrio anche faticoso raggiunto da “Padri Costituenti” di un livello umano e scientifico superiore anni-luce da quello degli attuali “Figli Destituenti”, per usare l’efficace definizione di Palma.
Quello che è accaduto dal 1980 ad oggi sposta invece l’asse di questo equilibrio verso un liberismo che gli stessi esponenti di allora di tale dottrina, memori della lezione recente della crisi del 1929, avrebbero trovato vecchio e superato e che si esprime principalmente nel concetto di Banca Centrale indipendente. Ora rendere indipendente dal Tesoro e quindi dal controllo politico la Banca Centrale, ovvero l’ente che emette la moneta e che finanziava la spesa pubblica, sia direttamente con la stampa di moneta, sia indirettamente con l’acquisto dei titoli di Stato rimasti non collocati, significa togliere una delle due leve economiche a disposizione del Governo per perseguire le proprie politiche (l’altra è quella fiscale), ma soprattutto significa dover dipendere da un potere non costituzionalmente previsto e normato in maniera tale da subordinare di fatto tutti gli altri poteri dello Stato ad esso.
E’ infatti più che evidente che chi controlla il flusso di denaro, decidendo la quantità di moneta che deve circolare nel sistema in base a proprie valutazioni legate alla stabilità dei prezzi, valutazioni che esulano e divergono molto spesso dai bisogni dell’economia reale e conseguentemente dalle politiche di sviluppo dell’Esecutivo, ha un potere di indirizzo indiretto sul Governo. Il potere Legislativo viene a sua volta limitato ed in qualche modo guidato dalla necessità delle leggi di rispettare un budget di spesa e dall’obbligo di trovare coperture finanziarie, o con nuove tasse ed imposte, o con il ricorso al mercato attraverso emissione di obbligazioni su cui dovranno essere riconosciuti degli interessi. Persino il potere Giudiziario viene influenzato, in quanto nella valutazione di compatibilità costituzionale di una norma che riduca diritti sociali (come è accaduto per le pensioni) entra in gioco il bilanciamento dell’interesse leso con la necessità di “far quadrare i conti”, di non pregiudicare la sostenibilità finanziaria del bilancio statale.
Insomma un potere nuovo, definibile come potere Monetario, assurge al ruolo di quarto potere pseudo-costituzionale con il c.d. “divorzio” fra Banca Centrale e Tesoro e trova la sua legittimazione completa con la modifica dell’art. 81 Cost., con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio. Questo potere Monetario subordina a sé gli altri poteri costituzionalmente previsti con gli effetti di un vero e proprio colpo di Stato strisciante. Un organo burocratico non eletto come il Governatore della Banca Centrale, non soggetto quindi al controllo democratico ed addirittura escluso da quel sistema di “check and balance” che è il caposaldo di ogni democrazia, governa di fatto il Paese nell’interesse non dei cittadini, ma di una astratta stabilità e sostenibilità finanziaria ed al fine di impedire fenomeni inflattivi, visti di per sé come dannosi.
Questo stravolgimento, già gravissimo, in quanto impedisce di fatto il raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 3 comma II Cost. – ovvero il perseguimento di quel programma di sviluppo sociale ed economico tale da abbattere le disuguaglianze e permettere al cittadino la piena espressione e la piena e libera partecipazione alla vita dello Stato – viene poi ulteriormente aggravato dal fatto che i trattati europei spostano questo potere, già di per sé eversivo, addirittura fuori dai confini nazionali. Questo potere Monetario è infatti totalmente nelle mani della BCE, ancora più lontano quindi dal controllo politico degli Stati e quindi dal controllo democratico.
Il risultato di questo sistema aberrante è un inversione totale del rapporto di causa-effetto fra gestione finanziaria e gestione politica: mentre prima correttamente la finanza e la gestione delle risorse erano meramente strumentali all’azione politica, per cui il compito della BC era quello di concordare con il Tesoro la quantità e le modalità ottimali di utilizzo dei vari mezzi di finanziamento in base alle esigenze politiche, adesso è la politica che deve trovare le modalità di ridurre la propria azione e deve scegliere quali politiche si possono perseguire e quali no, in base alle possibilità economiche che le vengono concesse. Addirittura la finalità vera dell’azione politica in tema economico si riduce al fatto di riuscire a creare un attivo di bilancio per ridurre il debito pubblico, non più autonomamente gestibile.
Si è così voluto ridurre lo Stato ad una famiglia, nella quale la possibilità e la qualità di spesa per quanto riguarda anche i bisogni primari (alimentazione, abbigliamento, istruzione ed a volte anche salute) dipendono dalle entrate dei suoi componenti, che sono un dato fisso, esogeno, economicamente definibile quindi come un vincolo esterno. Lo Stato però non è e non dovrebbe essere una famiglia: lo Stato deve perseguire gli interessi sociali che la Costituzione gli impone, come l’aiuto ai disoccupati ed agli indigenti, deve tutelare i diritti dei cittadini, anche se questa tutela è anti-economica, deve potersi sostituire al privato per stimolare l’economia nei momenti di crisi, quando il privato non investe, deve sviluppare la ricerca scientifica e le arti anche e soprattutto quando queste non abbiano un immediato ritorno economico. Per far questo lo Stato deve poter spendere, con giudizio, ma liberamente. Sarà compito dei cittadini il controllo su questa spesa, i quali puniranno democraticamente con il voto i politici incapaci, o della Magistratura, nei casi di abuso, ma mai dovrebbe essere un Governatore europeo od italiano a poter decidere se e quanto spendere, calpestando tutti i principi democratici e costituzionali.
Quando questa follia di costruzione europea ed il pensiero liberista ad essa sottostante crolleranno si dovrà immediatamente metter mano a questo sistema ed eliminare questo quarto potere aberrante, ripristinando un corretto funzionamento democratico dello Stato. Altrimenti sarà stato tutto inutile.
LA COSTITUZIONE CALPESTATA: IL POTERE MONETARIO CHE STRAVOLGE LA DEMOCRAZIA
http://scenarieconomici.it/la-costituzione-calpestata-il-potere-monetario-che-stravolge-la-democrazia/
In occasione dell’uscita dei libri dei miei colleghi Marco Mori e Giuseppe Palma, rispettivamente “Il tramonto della Democrazia” e “Figli Destituenti“, che vi consiglio caldamente di acquistare, voglio condividere con voi una riflessione sullo stato della nostra Costituzione.
Come ho avuto modo di spiegare più volte nelle schede sugli articoli della Carta dedicati al sistema economico, tutto il corpo definito come “Costituzione economica” è il risultato di una sintesi fra posizioni liberiste, socialiste e dottrina sociale cattolica, un equilibrio anche faticoso raggiunto da “Padri Costituenti” di un livello umano e scientifico superiore anni-luce da quello degli attuali “Figli Destituenti”, per usare l’efficace definizione di Palma.
Quello che è accaduto dal 1980 ad oggi sposta invece l’asse di questo equilibrio verso un liberismo che gli stessi esponenti di allora di tale dottrina, memori della lezione recente della crisi del 1929, avrebbero trovato vecchio e superato e che si esprime principalmente nel concetto di Banca Centrale indipendente. Ora rendere indipendente dal Tesoro e quindi dal controllo politico la Banca Centrale, ovvero l’ente che emette la moneta e che finanziava la spesa pubblica, sia direttamente con la stampa di moneta, sia indirettamente con l’acquisto dei titoli di Stato rimasti non collocati, significa togliere una delle due leve economiche a disposizione del Governo per perseguire le proprie politiche (l’altra è quella fiscale), ma soprattutto significa dover dipendere da un potere non costituzionalmente previsto e normato in maniera tale da subordinare di fatto tutti gli altri poteri dello Stato ad esso.
E’ infatti più che evidente che chi controlla il flusso di denaro, decidendo la quantità di moneta che deve circolare nel sistema in base a proprie valutazioni legate alla stabilità dei prezzi, valutazioni che esulano e divergono molto spesso dai bisogni dell’economia reale e conseguentemente dalle politiche di sviluppo dell’Esecutivo, ha un potere di indirizzo indiretto sul Governo. Il potere Legislativo viene a sua volta limitato ed in qualche modo guidato dalla necessità delle leggi di rispettare un budget di spesa e dall’obbligo di trovare coperture finanziarie, o con nuove tasse ed imposte, o con il ricorso al mercato attraverso emissione di obbligazioni su cui dovranno essere riconosciuti degli interessi. Persino il potere Giudiziario viene influenzato, in quanto nella valutazione di compatibilità costituzionale di una norma che riduca diritti sociali (come è accaduto per le pensioni) entra in gioco il bilanciamento dell’interesse leso con la necessità di “far quadrare i conti”, di non pregiudicare la sostenibilità finanziaria del bilancio statale.
Insomma un potere nuovo, definibile come potere Monetario, assurge al ruolo di quarto potere pseudo-costituzionale con il c.d. “divorzio” fra Banca Centrale e Tesoro e trova la sua legittimazione completa con la modifica dell’art. 81 Cost., con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio. Questo potere Monetario subordina a sé gli altri poteri costituzionalmente previsti con gli effetti di un vero e proprio colpo di Stato strisciante. Un organo burocratico non eletto come il Governatore della Banca Centrale, non soggetto quindi al controllo democratico ed addirittura escluso da quel sistema di “check and balance” che è il caposaldo di ogni democrazia, governa di fatto il Paese nell’interesse non dei cittadini, ma di una astratta stabilità e sostenibilità finanziaria ed al fine di impedire fenomeni inflattivi, visti di per sé come dannosi.
Questo stravolgimento, già gravissimo, in quanto impedisce di fatto il raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 3 comma II Cost. – ovvero il perseguimento di quel programma di sviluppo sociale ed economico tale da abbattere le disuguaglianze e permettere al cittadino la piena espressione e la piena e libera partecipazione alla vita dello Stato – viene poi ulteriormente aggravato dal fatto che i trattati europei spostano questo potere, già di per sé eversivo, addirittura fuori dai confini nazionali. Questo potere Monetario è infatti totalmente nelle mani della BCE, ancora più lontano quindi dal controllo politico degli Stati e quindi dal controllo democratico.
Il risultato di questo sistema aberrante è un inversione totale del rapporto di causa-effetto fra gestione finanziaria e gestione politica: mentre prima correttamente la finanza e la gestione delle risorse erano meramente strumentali all’azione politica, per cui il compito della BC era quello di concordare con il Tesoro la quantità e le modalità ottimali di utilizzo dei vari mezzi di finanziamento in base alle esigenze politiche, adesso è la politica che deve trovare le modalità di ridurre la propria azione e deve scegliere quali politiche si possono perseguire e quali no, in base alle possibilità economiche che le vengono concesse. Addirittura la finalità vera dell’azione politica in tema economico si riduce al fatto di riuscire a creare un attivo di bilancio per ridurre il debito pubblico, non più autonomamente gestibile.
Si è così voluto ridurre lo Stato ad una famiglia, nella quale la possibilità e la qualità di spesa per quanto riguarda anche i bisogni primari (alimentazione, abbigliamento, istruzione ed a volte anche salute) dipendono dalle entrate dei suoi componenti, che sono un dato fisso, esogeno, economicamente definibile quindi come un vincolo esterno. Lo Stato però non è e non dovrebbe essere una famiglia: lo Stato deve perseguire gli interessi sociali che la Costituzione gli impone, come l’aiuto ai disoccupati ed agli indigenti, deve tutelare i diritti dei cittadini, anche se questa tutela è anti-economica, deve potersi sostituire al privato per stimolare l’economia nei momenti di crisi, quando il privato non investe, deve sviluppare la ricerca scientifica e le arti anche e soprattutto quando queste non abbiano un immediato ritorno economico. Per far questo lo Stato deve poter spendere, con giudizio, ma liberamente. Sarà compito dei cittadini il controllo su questa spesa, i quali puniranno democraticamente con il voto i politici incapaci, o della Magistratura, nei casi di abuso, ma mai dovrebbe essere un Governatore europeo od italiano a poter decidere se e quanto spendere, calpestando tutti i principi democratici e costituzionali.
Quando questa follia di costruzione europea ed il pensiero liberista ad essa sottostante crolleranno si dovrà immediatamente metter mano a questo sistema ed eliminare questo quarto potere aberrante, ripristinando un corretto funzionamento democratico dello Stato. Altrimenti sarà stato tutto inutile.
EX BANCHIERE SVIZZERO: LE BANCHE CREANO MONETA PER....
EX BANCHIERE SVIZZERO: LE BANCHE CREANO MONETA PER....
Secondo il banchiere svizzero François de Siebenthal (ex dirigente del Credito Svizzero), queste sono le operazioni che le banche effettuano tramite creazione di denaro dal nulla (non contabilizzate nella parte attiva dei flussi di cassa):
Nel bilancio:
- Acquisto di una attività reale (terreni, immobili...)
- Acquisto di una attività finanziaria (azioni, obbligazioni, titoli)
- Cambio di valute (a seguito di operazione export di una azienda cliente o per ordine di una banca centrale o per una operazione di swap o di un terzo che ha bisogno di un prestanome...)
- Operazioni di sconto
- Operazioni di credito
Nel conto perdite e profitti:
- Per effettuare pagamenti (salari del personale e bonus)
E possiamo aggiungere:
- i versamenti in contanti della clientela che creano ulteriore denaro elettronico sui conti correnti
Le multe colossali dovute per gravi crimini e frodi sistematiche sono pagate dalle banche facendo diminuire le imposte che dovrebbero pagare all'erario, quindi di fatto vengono pagate dai cittadini con le politiche di austerità. Testa vincono loro, croce perdiamo noi....
Secondo il banchiere svizzero François de Siebenthal (ex dirigente del Credito Svizzero), queste sono le operazioni che le banche effettuano tramite creazione di denaro dal nulla (non contabilizzate nella parte attiva dei flussi di cassa):
Nel bilancio:
- Acquisto di una attività reale (terreni, immobili...)
- Acquisto di una attività finanziaria (azioni, obbligazioni, titoli)
- Cambio di valute (a seguito di operazione export di una azienda cliente o per ordine di una banca centrale o per una operazione di swap o di un terzo che ha bisogno di un prestanome...)
- Operazioni di sconto
- Operazioni di credito
Nel conto perdite e profitti:
- Per effettuare pagamenti (salari del personale e bonus)
E possiamo aggiungere:
- i versamenti in contanti della clientela che creano ulteriore denaro elettronico sui conti correnti
Le multe colossali dovute per gravi crimini e frodi sistematiche sono pagate dalle banche facendo diminuire le imposte che dovrebbero pagare all'erario, quindi di fatto vengono pagate dai cittadini con le politiche di austerità. Testa vincono loro, croce perdiamo noi....
mercoledì 3 febbraio 2016
QUANTO COSTA L'EUROPA ? UN DRAGHIGLIONE DI EURO !
QUANTO COSTA L'EUROPA ? UN DRAGHIGLIONE DI EURO !
Come sta imparando chi legge il mio profilo, le banche creano denaro dal nulla e non lo contabilizzano correttamente nei flussi di cassa. Ma vediamo come Mario Draghi potrebbe comprare l'Europa e... pareggiare il bilancio ! Se Mario emette un draghiglione di euro per comprare l'Europa, scriverà in contabilità un draghiglione nel passivo e l'Europa nell'attivo. Il bilancio è in pari: l'Europa vale un draghiglione. La banca risulta in pari, però voi avete perduto l'Europa, vediamo se la capite ora... certo, in cambio avete il draghiglione ma dove ve lo spendete se l'Euopa non è più vostra ? L'iscrizione dell'EUROPA nelle attività del bilancio rappresenta una nuova ricchezza per la BCE, una "novella ricchezza", ovvero un reddito, che però viene nascosta dal fatto che la moneta non era precedentemente stata inserita negli attivi dei flussi di cassa... La banca ha comprato l'Europa allo scoperto, esentasse. Ecco perché le tasse le dovete pagare voi !
Come sta imparando chi legge il mio profilo, le banche creano denaro dal nulla e non lo contabilizzano correttamente nei flussi di cassa. Ma vediamo come Mario Draghi potrebbe comprare l'Europa e... pareggiare il bilancio ! Se Mario emette un draghiglione di euro per comprare l'Europa, scriverà in contabilità un draghiglione nel passivo e l'Europa nell'attivo. Il bilancio è in pari: l'Europa vale un draghiglione. La banca risulta in pari, però voi avete perduto l'Europa, vediamo se la capite ora... certo, in cambio avete il draghiglione ma dove ve lo spendete se l'Euopa non è più vostra ? L'iscrizione dell'EUROPA nelle attività del bilancio rappresenta una nuova ricchezza per la BCE, una "novella ricchezza", ovvero un reddito, che però viene nascosta dal fatto che la moneta non era precedentemente stata inserita negli attivi dei flussi di cassa... La banca ha comprato l'Europa allo scoperto, esentasse. Ecco perché le tasse le dovete pagare voi !
MA NON FINISCE QUI
Se dopo un anno l'Europa perde valore (con una popolazione così ignorante è facile) e vale solo mezzo draghiglione, la banca subisce una perdita patrimoniale di mezzo draghiglione e dovrà "patrimonializzarsi" col bail-in. Chi aveva ricevuto il draghiglione dovrà restituirne metà per salvare la banca... e così via, finché morte non sopraggiunga...
Se dopo un anno l'Europa perde valore (con una popolazione così ignorante è facile) e vale solo mezzo draghiglione, la banca subisce una perdita patrimoniale di mezzo draghiglione e dovrà "patrimonializzarsi" col bail-in. Chi aveva ricevuto il draghiglione dovrà restituirne metà per salvare la banca... e così via, finché morte non sopraggiunga...
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