venerdì 18 marzo 2016

La retata dei banchieri per l’Euribor

Mandato di arresto europeo per cinque manager sospettati di manipolazione dell'Euribor. Quattro ex funzionari di Deutsche Bank e un ex trader di Societé Generale. Saranno processati a Londra insieme agli imputati di Barclays


Gli inquirenti britannici hanno ottenuto un mandato di arresto europeo per cinque banchieri sospettati nell’ambito dello scandalo sulla manipolazione dell’Euribor. Lo riferisce il Financial Times online, precisando che quattro dei ricercati sono in Germania e sono ex funzionari Deutsche Bank (Andreas Hauschild, Joerg Vogt, Ardalan Gharagozlou e Kai-Uwe Kappauf) e uno in Francia, Stephane Esper, ex trader di Société Generale. I cinque dovrebbero essere processati a settembre a Londra con altri sei imputati di Db e Barclays. Il procuratore del Regno Unito ha convocato un procedimento penale contro undici manager che hanno lavorato presso DB, Barclays, PLC e Societé Generale a novembre, con l’accusa di essersi accordare per tenere alto il tasso tra 2005 e 2009.

La retata dei banchieri per l’Euribor

Nell’aprile scorso il gruppo finanziario tedesco si è dichiarato colpevole e ha accettato di pagare una sanzione di 2,5 miliardi di dollari alle autorità americane e britanniche per la manipolazione del Libor:
Deutsche Bank era già finita sotto inchiesta nella Ue, insieme ad altre banche, sempre per manipolazione dei tassi. In quell’occasione aveva accettato di pagare 725 milioni di euro. Nell’ultimo bilancio trimestrale, la banca tedesca ha accantonato 1,5 miliardi per contenziosi giudiziari, che si sommano ai 3,2 miliardi accantonati in precedenza. Le sue vicende legali non sono però finite: Deutsche è infatti sotto inchiesta per il suo presunto coinvolgimento nella manipolazione dei mercati valutari; l’indagine si dovrebbe concludere nella seconda metà di quest’anno.
Per lo scandalo Libor la banca svizzera Ubs ha già accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari a fine 2012. La più grande multa mai pagata è stata quella comminata lo scorso anno  dalle autorità americane a Bnp Paribas: 9 miliardi di dollari per aver violato le sanzioni americane all’Iran.
L’Euribor è un tasso di riferimento interbancario, frutto delle media dei tassi applicati sui prestiti tra le banche stesse. In pratica un indicatore primario del costo del denaro che influenza tanto il mercato retail (i prestiti concessi dalle banche alle famiglie e ai piccoli risparmiatori) quanto il resto del comparto (società finanziarie, grandi investitori).

la Repubblica censura il signoraggio dall'intervista alla BCE

Nella versione originale in inglese apparsa sul sito della BCE:
http://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160318.en.html

But in principle the ECB could print cheques and send them to people?
"Yes, all central banks can do it. You can issue currency and you distribute it to people. That’s helicopter money. Helicopter money is giving to the people part of the net present value of your future seigniorage, the profit you make on the future banknotes. The question is, if and when is it opportune to make recourse to that sort of instrument which is really an extreme sort of instrument.
There are other things you can theoretically do. There are several examples in the literature. So when we say we haven’t reached the limit of the toolbox, I think that’s true."

Nella versione pubblicata oggi da Repubblica:
http://www.repubblica.it/economia/2016/03/18/news/l_intervista_peter_praet_capo_economista_all_eurotower_grazie_alle_nostre_misure_l_inflazione_tornera_vicino_al_2_ne-135736125/

Possiamo immaginare che in futuro la Bce decida di fare i cosiddetti "helicopter drops", mandando assegni direttamente ai cittadini?
"La nostra cassetta degli attrezzi non è vuota. Ci sono molte cose che possiamo fare. In principio possiamo creare moneta e distribuirla alle persone. La domanda è quando sia opportuno usare questo tipo di strumento, veramente estremo".
 

domenica 13 marzo 2016

Diego Fusaro alla Gabbia sulla Dittatura Finanziaria

sabato 12 marzo 2016

Creazione di moneta: la questione contabile sottoposta alla BCE


Un po’ di Bibliografia utile per il Dott. Rostagno, Responsabile delle politiche monetarie della BCE

Di Marco Saba

http://scenarieconomici.it/un-po-di-bibliografia-utile-per-il-dott-rostagno-responsabile-delle-politiche-monetarie-della-bce-di-marco-saba/

parete_di_libri
A: Dr. Massimo Rostagno – ECB Chief of monetary policies
Egregio Dott. Massimo Rostagno, 
avendo letto il Suo paper del 2011, mi permetto di suggerirLe una semplice strategia efficace per risolvere gran parte dei problemi che affliggono l’eurosistema:la corretta contabilizzazione – da parte delle banche – della creazione di denaro.
Piuttosto che dilungarmi nei dettagli, Le sottopongo una breve bibliografia (allegata) sulla questione in cui Le sarà sufficiente leggere la descrizione progressiva delle singole voci per capire che è opportuno indicare nella parte attiva dei flussi di cassa la creazione di moneta (bancaria e non) prima di disporne, prestandola o spendendola, per poi redarre correttamente il bilancio finale delle banche e quindi stabilizzare l’eurozona.
Le porgo cordiali saluti e, augurandoLe un buon lavoro, rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Marco Saba
presidente di IASSEM
Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria

Bibliografia di riferimento: 
– la composizione di M1 nel glossario della BCE:
https://www.ecb.europa.eu/stats/money/aggregates/aggr/html/index.en.html
– il denaro “fiat” è ricchezza netta:
Willem H. Buiter, The Simple Analytics of Helicopter Money: Why It Works – Always, Economics, Vol. 8, 2014-28, Version 2, September 2, 2015
http://www.economics-ejournal.org/economics/journalarticles/2014-28/version-2/count
– la prova forense che le banche creano individualmente moneta dal nulla:
Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070
– un referendum in Svizzera chiede di togliere alle banche commerciali il potere di creare moneta:
Iniziativa popolare federale ‘Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale! (Iniziativa Moneta intera)’
https://www.admin.ch/ch/i/pore/vi/vis453t.html
– la mancanza di coerenza nella tenuta dei flussi di cassa nel sistema bancario rispetto alla creazione di moneta e l’impossibilità di stabilire l’insolvenza delle banche da tali scritture:
Cash Flow Accounting in Banks— A study of practice, Ásgeir B. Torfason, University of Gothenburg, 2014
https://gupea.ub.gu.se/handle/2077/35272
– l’incongruenza nella registrazione contabile delle operazioni di prestito effettuate da banche e non-banche:
Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434
– un secolo perso nell’economia a causa di sballate indicazioni da parte dell’Accademia sul funzionamento delle banche:
Werner, R.A., A lost century in economics: Three theories of banking and the conclusive evidence, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477
– iscrivere la creazione di moneta nelle passività bancarie non è realistico:
Eric Lonergan, Accounting as religion: Buffett, Derrida, and MM, Positive Money blog, February 25, 2016
http://positivemoney.org/2016/02/accounting-as-religion-buffett-derrida-and-mmt/
– la corruzione delle agenzie di revisione contabile, il caso KPMG:
THE CHEMISTRY OF AUDIT FAILURE A Case Study of KPMG Atul K. Shah Senior Lecturer, Suffolk Business School, November 2015
https://www.academia.edu/17958528/THE_CHEMISTRY_OF_AUDIT_FAILURE_-_A_Case_Study_of_HBOS_audit_by_KPMG
– la necessità dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza delle banche:
Marco Saba, IASSEM, Banche: necessità dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza, ScenariEconomici, 16 febbraio 2016
http://scenarieconomici.it/banche-necessita-dellaccertamento-giudiziario-dello-stato-dinsolvenza-di-marco-saba/
– la creazione di moneta – mal contabilizzata dalle banche – rappresenta “aiuti di Stato”:
Segnalazione alla Commissione Europea e risposta della DG Concorrenza
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/02/la-commissione-europea-capisce-gli.html
– l’economista Antonino GALLONI conferma che la contabilizzazione della creazione di moneta è necessaria per la corretteza dei bilanci bancari:
Estratto da: A.Galloni, L’Economia Imperfetta, Novecento Editore, 2015
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/01/galloni-la-nuova-contabilita-bancaria.html
– la storia della manipolazione delle regole contabili e la necessità urgente di porvi rimedio:
Thomas A Lee, Reflections on the origins of modern accounting, Accounting History. 2013
http://ach.sagepub.com/content/18/2/141.abstract
– la corruzione politica nelle scelte degli organi contabili internazionali:
Bengtsson E (2011) Repoliticalisation of accounting standard-setting – the IASB, the EU and the global financial crisis. Critical Perspectives on Accounting 22(6): 567–580.
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1045235411000578 
– la prova empirica dei flussi di cassa da creazione monetaria nel programma di modellazione economica MINSKY del prof. Steve KEEN, sviluppato in Australia (video):
Macroeconomics of Loanable Funds & Endogenous Money compared using Minsky
https://youtu.be/pmnuzfULtVw
– La verità sulle banche nel bollettino del Fondo Monetario Internazionale:
The TRUTH about  BANKS , by Michael Kumhof and Zoltán Jakab , Finance & Development – A quarterly publication of the International Monetary Fund, March 2016, Volume 53 – Number 1, pp. 50-53
https://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2016/03/pdf/fd0316.pdf
– la situazione fiscale in Italia rispetto alla creazione della moneta:
Note per uno studio di settore sull’attività bancaria, di Marco Saba, documento per l’Ordine dei Commercialisti, 16 maggio 2014
http://centralerischibanche.blogspot.it/2014/05/note-per-uno-studio-di-settore.html

sabato 5 marzo 2016

Video della conferenza Moneta intera, Sabato 5 marzo a Milano



Bitte Bilder anzeigen

Invito alla conferenza Moneta intera, Sabato 5 marzo a Milano e all’assemblea della campagna, Sabato 19 marzo a Zurigo
Bitte Bilder anzeigen
Too big to fail?!
Nessun problema con l’iniziativa Moneta intera!
­
Care Sostenitrici, cari Sostenitori,


in questa newsletter trovate:

  • Invito alla conferenza Moneta intera, Sabato 5 marzo a Milano
  • Invito all’assemblea della campagna, Sabato 19 marzo a Zurigo
  • Presa di posizione dell’iniziativa Moneta intera sulle prescrizioni “too big to fail”
  • Incontro internazionale dei riformisti monetari a Bruxelles dal 18 al 22 febbraio
  • Necessità di sostegno finanziario, anche tramite SMS
Bitte Bilder anzeigen
Invito alla conferenza Moneta intera il Sabato 5 marzo
Sabato 5 marzo 2016 l'associazione "Teste Libere" organizza una conferenza per presentare l'iniziativa Moneta intera.
Oltre alla possibilità di approfondire l'iniziativa, avremo pure l'occasione di conoscere riformisti monetari italiani e rafforzare il rapporto con loro.

Siete cordialmente invitati! 

Luogo: Milano, Via Laghetto 2, sala "ChiAmaMilano"

Ora: dalle ore 16:30 alle ore 19:00

Ingresso gratuito

I relatori della conferenza saranno:

Sergio Morandi:
Consulente finanziario e patrimoniale 
Membro del gruppo regionale ticinese dell'iniziativa Moneta intera

Konstantin Demeter: 
Membro del Comitato dell'iniziativa Moneta intera  
Coordinatore del gruppo regionale ticinese

Marco Saba:
Presidente dell'Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria                    Membro del Consiglio scientifico dell'iniziativa Moneta intera

Daniele Pace: 
Ricercatore sui temi della moneta  
Direttore Editoriale di Teste Libere

Ringraziamo gli organizzatori per rendere possibile questo evento!
Bitte Bilder anzeigen
Bitte Bilder anzeigen

domenica 28 febbraio 2016

Tassi di interesse “negativi“ e guerra al contante

Tassi di interesse “negativi“ e guerra al contante

Il Prof. Richard A. Werner denuncia l’ipocrisia di chi invoca la guerra al contante e l’introduzione di tassi di interessi negativi. Dietro la scusa della lotta alla criminalità e del rilancio dell’economia – che certamente non sono influenzate da queste battaglie – si nasconde il tentativo di centralizzare il controllo dei capitali e di togliere alle persone qualsiasi possibilità di sottrarsi alle decisioni insindacabili di poche, grandi banche, che ovviamente devono essere al di fuori di qualsiasi controllo democratico.

di rawjapan, 9 febbraio 2016 
http://vocidallestero.it/2016/02/26/tassi-di-interesse-negativi-e-guerra-al-contante/

I principali portavoce dei grandi media mainstream hanno iniziato a diffondere l’idea che il contante è una reliquia barbarica e deve essere abolito. I banchieri centrali sono stati molto precisi, come gli ex membri dello staff del FMI Kenneth Rogoff e Peter Bofinger o l’attuale portavoce della Banca d‘Inghilterra Andrew Haldane.

Tra i motivi per cui improvvisamente il contante deve essere abolito, ci sono i soliti argomenti, per esempio che potrebbero essere utilizzati dai criminali, oppure che il denaro elettronico è più ‘efficiente’. Alcuni media sostengono anche che le persone si infastidiscono per le code quando qualcuno paga con i più ingombranti contanti, invece che con il veloce denaro elettronico. La verità è ovviamente l’opposto, anche se la recente introduzione nel Regno Unito delle carte di debito senza contatto, che devono solo essere avvicinate al terminale per il pagamento, ha ancor più velocizzato il pagamento rispetto al solito tempo di elaborazione delle carte di credito rispetto al denaro contante.

Un’altra motivazione a favore dell’abolizione del contante è che faciliterà i bail-in bancari, come concordato al vertice del G20 di Seoul nel 2010: se la gente può ritirare i soldi dalle banche in denaro contante, non è possibile derubarla per salvare le banche. Mentre i cinici saranno favorevoli a questo argomento, la realtà è che non ha senso: a Cipro, dove per la prima volta è stato implementato il programma del G20 di Seoul, le banche sono state chiuse prima che i depositi fossero confiscati. In Grecia, le banche sono rimaste chiuse per un mese e la gente ha dovuto sopravvivere coi contanti che aveva, e dopo un po’ di tempo sono stati autorizzati a ritirarli dalle banche solo in piccole quantità. Quello che sarebbe successo se il contante fosse stato già stato abolito è che la chiusura delle banche da parte della BCE sarebbe stata più efficace nel ricattare il popolo greco affinché cedesse alle richieste della Troika.

Il motivo principale avanzato dalla Banca d’Inghilterra per abolire il denaro contante è di voler stimolare l’economia britannica, e per farlo vuole utilizzare i tassi di interesse. Poiché i tassi sono già pari a zero, si può solo portarli in territorio negativo. Tuttavia, per rendere efficace tale politica, deve essere abolita la possibilità di convertire il denaro elettronico in denaro contante. Se i contanti fossero aboliti, potremmo allora godere i benefici dei tassi di interesse negativi – o così sostiene la narrazione ufficiale.

Questa storia è talmente piena di buchi che è difficile dire da dove cominciare. Iniziamo ricordando che è stata la Banca d’Inghilterra fin dal 2009 a sostenere che la politica dei tassi di interesse non è un buono strumento per stimolare l’economia, e ha invece preferito usare quello che (erroneamente) viene chiamato ‘Quantitative Easing’. Quindi, se questo è vero, perché ora passare improvvisamente a occuparsi, dalla quantità, al prezzo del denaro? Che cos’è che dovrebbe rendere più efficace un intervento sul prezzo rispetto a uno sulla quantità? Non sarebbe meglio invece introdurre un vero allentamento quantitativo, che espande il potere d’acquisto dell’economia produttiva, come ad esempio quella delle piccole e medie imprese?

In secondo luogo, prendiamo in considerazione la proposta di introdurre tassi negativi nel tentativo di stimolare l’economia. Come sappiamo, lo sbandierato meccanismo di trasmissione dell’abbassamento dei tassi avviene attraverso i minori costi di indebitamento. Nei paesi dove è stata introdotta una politica di tassi di interessi negativi, come la Danimarca o la Svizzera, il risultato empirico è che essa non è efficace nello stimolare l’economia. Al contrario.
Questo perché i tassi negativi sono imposti dalla Banca Centrale alle banche – non al pubblico che cerca finanziamenti (quindi per favore scordatevi l’idea che vi sarà dato un mutuo, e verrete pagati per averlo contratto). Per essere precisi, sono imposti sulle riserve detenute dalle banche presso la Banca Centrale.
La cosa potrebbe sembrare ragionevole a prima vista: non è forse vero che queste banche hanno ammassato tutta la liquidità del QE presso la Banca Centrale, invece di prestarla?

No. È un fatto poco noto che la quantità totale delle riserve detenute dalle banche presso la Banca Centrale è totalmente determinata dalla Banca Centrale. Le singole banche possono provare a ridurre le loro riserve, ma solo a spese di altre banche che dovranno mantenere riserve maggiori. Questa è la ragione per cui, naturalmente, il genere di “QE” attuato da molte banche centrali – l’acquisto di attività finanziarie con aumento delle riserve delle banche presso la Banca Centrale – ha solo creato un’altra bolla finanziaria, ma non ha aiutato granché l’economia reale. Le banche non possono prestare le loro riserve presso la Banca centrale. Come vi mostriamo nel libro “Da dove viene il denaro?”, le riserve delle banche presso la Banca Centrale sono semplicemente i crediti creati dalla Banca centrale a favore delle banche – moneta di banca centrale che non può circolare nell’economia.
Di conseguenza, i tassi di interesse negativi sulle riserve delle banche presso la Banca centrale sono semplicemente una tassa sulle banche. Allora, perché le banche centrali dovrebbero imporre nuove tasse sulle banche in questa fase? L’esperienza della Svizzera può fornire risposte: i tassi negativi aumentano i costi delle banche nel fare affari. Le banche reagiscono scaricando questo costo sui loro clienti. Considerando che il tasso sui depositi è già a zero, ciò significa che le banche alzeranno i tassi sui prestiti. Come hanno fatto in Svizzera. In altre parole, la riduzione dei tassi di interesse in territorio negativo aumenterà il costo dei mutui!

Se questo è il risultato, perché le banche centrali non aumentano semplicemente i tassi di interesse? Il risultato sarebbe lo stesso, si potrebbe pensare. Tuttavia, c’è una differenza cruciale: tassi più alti consentirebbero alle banche di ampliare il loro margine e di rendere il loro business più redditizio. Con tassi negativi, i margini delle banche rimarranno bassi e la situazione finanziaria delle banche rimarrà precaria e anzi diventerà sempre più precaria.
Come i lettori sanno, noi sosteniamo che la BCE ha sta facendo la guerra alle banche ‘buone’ dell’eurozona, le molte migliaia di banche delle piccole comunità, principalmente in Germania, che non hanno fini di lucro, ma operano a vantaggio dei membri delle cooperative o del bene pubblico (come le casse di risparmio pubblico Sparkassen o le banche del popolo Volksbank). La BCE e l’UE hanno aumentato significativamente gli oneri normativi, e quindi i costi del personale, in modo che molte banche di piccole comunità sono costrette a fondersi e a chiudere molti sportelli. Questo è avvenuto in parallelo alla politica della BCE di appiattimento della curva dei rendimenti (l’abbassamento dei tassi a breve e anche l’abbattimento dei tassi a lungo periodo tramite il cosiddetto ‘quantitative easing’). Di conseguenza le banche che fanno soprattutto attività bancarie tradizionali, cioè prestiti alle imprese per investimenti, sono finite sotto forti pressioni, mentre questo tipo di ‘QE’ ha prodotto profitti per quei grandi istituti finanziari impegnati principalmente nella speculazione finanziaria e nel suo finanziamento.

La politica dei tassi d’interesse negativi è pertanto coerente con l’obiettivo di buttare le piccole banche fuori dal mercato e consolidare i settori bancari nei paesi industrializzati, aumentando la concentrazione e il controllo nel settore bancario.

Serve anche per fornire una (falsa) ulteriore giustificazione all’abolizione dei contanti. E questo si inserisce nella sorprendente scoperta recente della Bank of England, che l’offerta di moneta viene creata dalle banche attraverso la concessione di prestiti: sostenendo i riformatori monetari, la Banca d’Inghilterra potrebbe ulteriormente aumentare il proprio potere e accelerare il processo di concentrazione del sistema bancario se la creazione di credito bancario viene abolita e rimane solo una sola vera banca – la Banca d’Inghilterra. Questo non solo ci farebbe tornare indietro alla vecchia situazione di monopolio del 1694, quando la Banca d’Inghilterra venne fondata come impresa senza scopo di lucro da profittatori privati. Svilupperebbe anche il progetto di aumentare il controllo e il monitoraggio della popolazione: abolendo i contanti e i crediti bancari alternativi, tutte le transazioni, la creazione di moneta e la sua allocazione sarebbe attuata dalla Banca d’Inghilterra.

Con tutti i soldi in moneta elettronica, si può già prevedere le domande ‘sollevate’ dai dipartimenti di pubbliche relazioni delle banche centrali e acutamente raccolti dai media mainstream: come è possibile aumentare la sicurezza di questo denaro digitale? Cosa succede se si perde la carta di debito? Senza dubbio, qualche mente brillante della Bank of England, o uno qualsiasi suoi portavoce nei media, suggerirà quindi che dovremmo adottare le tecniche da tempo praticate con i nostri animali domestici, vale a dire di impiantare microchip sotto la pelle per essere i nostri soldi del futuro. Lascio ai lettori decidere se tutto questo vi sembra un progresso.

venerdì 26 febbraio 2016

Parla Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale

Banche, il manager aizza i venditori: «Siate cecchini»

Vincenzo Imperatore

Banche, il manager aizza i venditori: «Siate cecchini»

ESCLUSIVO. La mail di un dirigente bancario che invita a piazzare certificates. Rivelatisi poi dannosi per i clienti. Ma molto remunerativi per i venditori.
http://www.lettera43.it/esclusive/banche-il-manager-aizza-i-venditori-siate-cecchini_43675235877.htm

|
26 Febbraio 2016
PROFITTI A SPESE DEI CONSUMATORI. Nulla fa sperare che il sistema (perché non è una singola banca) possa diventare improvvisamente etico, se si pensa che uno dei più importanti istituti di credito del Paese nel maggio scorso invitava, tramite i suoi manager, la rete commerciale di consulenti e promotori a collocare prodotti ad alto rischio fornendo una informativa parziale e soprattutto utilizzando un linguaggio, a me ben noto, che non lascia adito a dubbi: fare profitti colpendo a morte i clienti.

La mail del manager ai direttori di filiale: «Diventate cecchini»

A tal proposito, un consulente bancario mi ha fatto recapitare in maniera anonima una mail inviata da un manager capoarea ai suoi direttori di filiale da cui si evincono tre cose.
NESSUNA VOCE FUORI DAL CORO. Continua a esistere nel management l’abitudine a esercitare una forte pressione psicologica per «portare tutti (i consulenti-venditori, ndr) a bordo» affinché ci sia un allineamento di orientamento e approccio commerciale. Nessuno deve stare fuori dal coro altrimenti non si raggiungono gli obiettivi prefissati e soprattutto si crea un “effetto emulazione del reprobo” che deve essere immediatamente isolato.
I CLIENTI SONO PREDE. I clienti sono carne da macello visto che i venditori devono «diventare dei cecchini». Alla faccia della customer satisfaction e di tutte quelle pubblicità istituzionali che sottolineano «la vicinanza al cliente» tramite testimonial appartenenti al mondo del cinema comico (almeno in questo c’è coerenza).
PRODOTTI FORTEMENTE SPECULATIVI. I prodotti offerti in collocamento sono ad alto rischio e fortemente speculativi (certificates) e il sistema bancario nei mesi scorsi ne ha fatto un uso massiccio. I certificates sono spuntati come funghi agli sportelli bancari. Si tratta di strumenti finanziari apparentemente redditizi, che pagano interessi elevati rispetto ad altre forme di investimento. Ma si tratta di specchietti per le allodole, perché questi investimenti sono molto pericolosi. Così come il bosco autunnale dopo la caduta della pioggia è il terreno ideale per la nascita dei funghi, così il contesto di tassi di interesse bassi è lo scenario ideale per la nascita degli investment certificates. Che sono urticanti per le tasche dei risparmiatori.
 
  • La mail inviata da un manager capoarea ai suoi direttori di filiale.

I rischi dei certificates per i consumatori

certificates sono strumenti finanziari, emessi da una banca, che legano il loro rendimento direttamente o indirettamente a un indice finanziario.
Gli investment certificates standard replicano l’andamento di un indice di borsa al pari degli Etf o anche di un singolo titolo.
I certificates strutturati sono investimenti che pagano interessi elevati a patto che un indice di Borsa non perda di più di una percentuale stabilita proprio valore.
Si tratta di prodotti assolutamente da evitare con una serie di rischi che il consumatore bancario deve conoscere.
NON C'È GARANZIA DEL FONDO INTERBANCARIO. Il primo rischio dei certificates è il rischio emittente. Anzitutto, questi strumenti finanziari sono passività emesse dalle banche. Ciò significa che non hanno un sottostante a garanzia, come accade invece con gli Etf. Qualora la banca emittente andasse in default, si perderebbe tutto senza possibilità di rivalsa. I certificates, infatti, non sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.
È RECUPERARE I SOLDI PRIMA DELLA SCADENZA. Il secondo rischio è la liquidità. Non tutti i prodotti saranno poi scambiati sul mercato. E quelli quotati scambieranno molto poco. Questo significa che se si ha bisogno di rientrare in possesso dei soldi prima della scadenza, ci si troverebbe facilmente nella condizione di non poterlo fare. Se si è disposti a vendere ma nessuno è disponibile a comprare, lo scambio di fatto non ci sarà.
IL PREZZO LO FA LA BANCA. Il terzo rischio è rappresentato dal prezzo. La controparte disposta ad acquistare i certificates è solitamente la stessa banca che li ha emessi. Se c’è un solo operatore disposto a rilevare i titoli, il rischio concreto è che ‘faccia il mercato’. Prendere o lasciare: il prezzo è fissato in regime di monopolio.
Il quarto rischio è l’asimmetria contrattuale.
 
  • La seconda pagina della mail.

Guadagni e perdite sbilanciati a favore dell'emittente

C’è poi un’ultima questione: i certificates offrono guadagni e perdite ‘sbilanciati’ a favore dell’emittente.
Ciò significa che il rischio di perdere, ‘pesato’ per le probabilità che si verifichi l’evento negativo, è superiore alla possibilità di guadagnare, ‘pesata’ per le probabilità che si verifichi l’evento favorevole.
E volete sapere cosa hanno fatto i benchmark legati a quei certificates collocati dalla banca di cui sopra?
EUROSTOXX50: -18,97%. Proprio come previsto nella circolare-mail dove era specificato che «le previsioni dell’Ufficio Studi sono positive sull’eurozona sulla scia del cambio favorevole e del basso prezzo del petrolio».
S&P GSCI AGRICOLTURE : -10,02%. Anche in questo caso la circolare, con positiva lungimiranza, invitava a comprare il titolo perche «oltre alle buone previsioni dell’Ufficio Studi che vedono il comparto delle materie prime in ripresa già nel 2016, si vuole dare rilievo al tema del food in coincidenza con l’avvio di Expo 2015».
AZIONE ENEL: -17,25%. In questo caso la circolare prevedeva «una possibilità di rimborso anticipato al secondo anno con un premio del 11,60%».

Gli incentivi sono la droga dei bancari

A parte la valutazione di merito professionale sugli strapagati economisti degli Uffici Studi, quella circolare-mail attira, avendolo vissuto direttamente, l’attenzione del direttore-consulente-venditore solo sull’ultimo capoverso della prima pagina: il margine up-front (il guadagno immediato, ndr) per la rete dei consulenti-venditori - e quindi per i loro premi-incentivi - è del 2-2,5% del collocato.
Quella, l’incentivazione e il sistema di Mbo (gestione per obiettivi), era ed è tuttora la droga che permette ai bancari di diventare cecchini.