Tassi di interesse “negativi“ e guerra al contante
Il Prof. Richard A. Werner denuncia l’ipocrisia
di chi invoca la guerra al contante e l’introduzione di tassi di
interessi negativi. Dietro la scusa della lotta alla criminalità e del
rilancio dell’economia – che certamente non sono influenzate da queste
battaglie – si nasconde il tentativo di centralizzare il controllo dei
capitali e di togliere alle persone qualsiasi possibilità di sottrarsi
alle decisioni insindacabili di poche, grandi banche, che ovviamente
devono essere al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
di rawjapan, 9 febbraio 2016
http://vocidallestero.it/2016/02/26/tassi-di-interesse-negativi-e-guerra-al-contante/
I principali portavoce dei grandi media mainstream hanno iniziato a
diffondere l’idea che il contante è una reliquia barbarica e deve essere
abolito. I banchieri centrali sono stati molto precisi, come gli ex
membri dello staff del FMI Kenneth Rogoff e Peter Bofinger o l’attuale
portavoce della Banca d‘Inghilterra Andrew Haldane.
Tra i motivi per cui improvvisamente il contante deve essere abolito,
ci sono i soliti argomenti, per esempio che potrebbero essere
utilizzati dai criminali, oppure che il denaro elettronico è più
‘efficiente’. Alcuni
media sostengono anche che le persone si
infastidiscono per le code quando qualcuno paga con i più ingombranti
contanti, invece che con il veloce denaro elettronico. La verità è
ovviamente l’opposto, anche se la recente introduzione nel Regno Unito
delle carte di debito senza contatto, che devono solo essere avvicinate
al terminale per il pagamento, ha ancor più velocizzato il pagamento
rispetto al solito tempo di elaborazione delle carte di credito rispetto
al denaro contante.
Un’altra motivazione a favore dell’abolizione del contante è che
faciliterà i bail-in bancari, come concordato al vertice del G20 di
Seoul nel 2010: se la gente può ritirare i soldi dalle banche in denaro
contante, non è possibile derubarla per salvare le banche. Mentre i
cinici saranno favorevoli a questo argomento, la realtà è che non ha
senso: a Cipro, dove per la prima volta è stato implementato il
programma del G20 di Seoul, le banche sono state chiuse prima che i
depositi fossero confiscati. In Grecia, le banche sono rimaste chiuse
per un mese e la gente ha dovuto sopravvivere coi contanti che aveva, e
dopo un po’ di tempo sono stati autorizzati a ritirarli dalle banche
solo in piccole quantità. Quello che sarebbe successo se il contante
fosse stato già stato abolito è che la chiusura delle banche da parte
della BCE sarebbe stata più efficace nel ricattare il popolo greco
affinché cedesse alle richieste della Troika.
Il motivo principale avanzato dalla Banca d’Inghilterra per abolire
il denaro contante è di voler stimolare l’economia britannica, e per
farlo vuole utilizzare i tassi di interesse. Poiché i tassi sono già
pari a zero, si può solo portarli in territorio negativo. Tuttavia, per
rendere efficace tale politica, deve essere abolita la possibilità di
convertire il denaro elettronico in denaro contante. Se i contanti
fossero aboliti, potremmo allora godere i benefici dei tassi di
interesse negativi – o così sostiene la narrazione ufficiale.
Questa storia è talmente piena di buchi che è difficile dire da dove
cominciare. Iniziamo ricordando che è stata la Banca d’Inghilterra fin
dal 2009 a sostenere che la politica dei tassi di interesse non è un
buono strumento per stimolare l’economia, e ha invece preferito usare
quello che (erroneamente) viene chiamato ‘Quantitative Easing’. Quindi,
se questo è vero, perché ora passare improvvisamente a occuparsi, dalla
quantità, al prezzo del denaro? Che cos’è che dovrebbe rendere più
efficace un intervento sul prezzo rispetto a uno sulla quantità? Non
sarebbe meglio invece introdurre un vero allentamento quantitativo, che
espande il potere d’acquisto dell’economia produttiva, come ad esempio
quella delle piccole e medie imprese?
In secondo luogo, prendiamo in considerazione la proposta di
introdurre tassi negativi nel tentativo di stimolare l’economia. Come
sappiamo, lo sbandierato meccanismo di trasmissione dell’abbassamento
dei tassi avviene attraverso i minori costi di indebitamento. Nei paesi
dove è stata introdotta una politica di tassi di interessi negativi,
come la Danimarca o la Svizzera, il risultato empirico è che essa non è
efficace nello stimolare l’economia. Al contrario.
Questo perché i tassi negativi sono imposti dalla Banca Centrale alle
banche – non al pubblico che cerca finanziamenti (quindi per favore
scordatevi l’idea che vi sarà dato un mutuo, e verrete pagati per averlo
contratto). Per essere precisi, sono imposti sulle riserve detenute
dalle banche presso la Banca Centrale.
La cosa potrebbe sembrare ragionevole a prima vista: non è forse vero
che queste banche hanno ammassato tutta la liquidità del QE presso la
Banca Centrale, invece di prestarla?
No. È un fatto poco noto che la quantità totale delle riserve
detenute dalle banche presso la Banca Centrale è totalmente determinata
dalla Banca Centrale. Le singole banche possono provare a ridurre le
loro riserve, ma solo a spese di altre banche che dovranno mantenere
riserve maggiori. Questa è la ragione per cui, naturalmente, il genere
di “QE” attuato da molte banche centrali – l’acquisto di attività
finanziarie con aumento delle riserve delle banche presso la Banca
Centrale – ha solo creato un’altra bolla finanziaria, ma non ha aiutato
granché l’economia reale. Le banche non possono prestare le loro riserve
presso la Banca centrale. Come vi mostriamo nel libro “Da dove viene il
denaro?”, le riserve delle banche presso la Banca Centrale sono
semplicemente i crediti creati dalla Banca centrale a favore delle
banche – moneta di banca centrale che non può circolare nell’economia.
Di conseguenza, i tassi di interesse negativi sulle riserve delle
banche presso la Banca centrale sono semplicemente una tassa sulle
banche. Allora, perché le banche centrali dovrebbero imporre nuove tasse
sulle banche in questa fase? L’esperienza della Svizzera può fornire
risposte: i tassi negativi aumentano i costi delle banche nel fare
affari. Le banche reagiscono scaricando questo costo sui loro clienti.
Considerando che il tasso sui depositi è già a zero, ciò significa che
le banche alzeranno i tassi sui prestiti. Come hanno fatto in Svizzera.
In altre parole, la riduzione dei tassi di interesse in territorio
negativo aumenterà il costo dei mutui!
Se questo è il risultato, perché le banche centrali non aumentano
semplicemente i tassi di interesse? Il risultato sarebbe lo stesso, si
potrebbe pensare. Tuttavia, c’è una differenza cruciale: tassi più alti
consentirebbero alle banche di ampliare il loro margine e di rendere il
loro business più redditizio. Con tassi negativi, i margini delle banche
rimarranno bassi e la situazione finanziaria delle banche rimarrà
precaria e anzi diventerà sempre più precaria.
Come i lettori sanno, noi sosteniamo che la BCE ha sta facendo la
guerra alle banche ‘buone’ dell’eurozona, le molte migliaia di banche
delle piccole comunità, principalmente in Germania, che non hanno fini
di lucro, ma operano a vantaggio dei membri delle cooperative o del bene
pubblico (come le casse di risparmio pubblico Sparkassen o le banche
del popolo Volksbank). La BCE e l’UE hanno aumentato significativamente
gli oneri normativi, e quindi i costi del personale, in modo che molte
banche di piccole comunità sono costrette a fondersi e a chiudere molti
sportelli. Questo è avvenuto in parallelo alla politica della BCE di
appiattimento della curva dei rendimenti (l’abbassamento dei tassi a
breve e anche l’abbattimento dei tassi a lungo periodo tramite il
cosiddetto ‘quantitative easing’). Di conseguenza le banche che fanno
soprattutto attività bancarie tradizionali, cioè prestiti alle imprese
per investimenti, sono finite sotto forti pressioni, mentre questo tipo
di ‘QE’ ha prodotto profitti per quei grandi istituti finanziari
impegnati principalmente nella speculazione finanziaria e nel suo
finanziamento.
La politica dei tassi d’interesse negativi è pertanto coerente con
l’obiettivo di buttare le piccole banche fuori dal mercato e consolidare
i settori bancari nei paesi industrializzati, aumentando la
concentrazione e il controllo nel settore bancario.
Serve anche per fornire una (falsa) ulteriore giustificazione
all’abolizione dei contanti. E questo si inserisce nella sorprendente
scoperta recente della Bank of England, che l’offerta di moneta viene
creata dalle banche attraverso la concessione di prestiti: sostenendo i
riformatori monetari, la Banca d’Inghilterra potrebbe ulteriormente
aumentare il proprio potere e accelerare il processo di concentrazione
del sistema bancario se la creazione di credito bancario viene abolita e
rimane solo una sola vera banca – la Banca d’Inghilterra. Questo non
solo ci farebbe tornare indietro alla vecchia situazione di monopolio
del 1694, quando la Banca d’Inghilterra venne fondata come impresa senza
scopo di lucro da profittatori privati. Svilupperebbe anche il progetto
di aumentare il controllo e il monitoraggio della popolazione: abolendo
i contanti e i crediti bancari alternativi, tutte le transazioni, la
creazione di moneta e la sua allocazione sarebbe attuata dalla Banca
d’Inghilterra.
Con tutti i soldi in moneta elettronica, si può già prevedere le
domande ‘sollevate’ dai dipartimenti di pubbliche relazioni delle banche
centrali e acutamente raccolti dai media mainstream: come è possibile
aumentare la sicurezza di questo denaro digitale? Cosa succede se si
perde la carta di debito? Senza dubbio, qualche mente brillante della
Bank of England, o uno qualsiasi suoi portavoce nei media, suggerirà
quindi che dovremmo adottare le tecniche da tempo praticate con i nostri
animali domestici, vale a dire di impiantare microchip sotto la pelle
per essere i nostri soldi del futuro. Lascio ai lettori decidere se
tutto questo vi sembra un progresso.