#RAI #REPORT: NON E’ UNA INCHIESTA LA PUNTATA SULLE #BANCHE, MA COLLAGE NOTIZIE GIA’ PUBBLICATE, CON CENSURE E OMISSIONI, PER GETTARE FUMO NEGLI OCCHI PUBBLICA OPINIONE E BEFFARE I TRUFFATI.
Non chiamatela inchiesta la puntata di Report andata in onda ieri
sera su Raitre, firmata da Giovanna Boursier, un coacervo di notizie
copia-incolla già pubblicate e molto più approfondite, con molte
omissioni e malcelate censure, che avevano già descritto la grande
truffa consumata a danno di 117.000 azionisti forzati di Banca Popolare
di Vicenza e 90.000 di Veneto Banca, una puntata confezionata con grande
attenzione, per non disturbare troppo le distratte autorità di
Vigilanza come Bankitalia e Consob.
Nessun cenno alle ripetute
denunce, inoltrate da Adusbef alla Procura di Vicenza a partire dal 18
marzo 2008 sul valore gonfiato dei titoli illiquidi della Bpvi che
segnalava a Consob e Bankitalia i metodi estorsivi per diventare
azionisti, pena la mancata concessione di prestiti, mutui, fidi; le
rappresaglie subite dall’associazione con richieste risarcitorie di 2,5
milioni di euro, che è dovuta andare in Cassazione per affermare i
propri diritti; il sistema delle porte girevoli tra la Banca d’Italia e
la Banca Popolare di Vicenza, che aveva assoldato fior di dirigenti
direttamente da Palazzo Koch.
Il caso che ha fatto più rumore, è
quello di Gian Andrea Falchi, già stretto collaboratore di Mario Draghi
quando era governatore, ingaggiato nel 2013 come consigliere per le
relazioni istituzionali, che ha fatto compagnia ad altri funzionari di
Bankitalia, approdati nella città del Palladio ed assoldati da Zonin
come Mariano Sommella, assunto nel 2008 con i gradi di responsabile
della segreteria generale, o Luigi Amore, ex ispettore della Vigilanza
diventato responsabile dell’audit, i controlli interni.
Una
fugace descrizione senza i doverosi approfondimenti sul ruolo svolto da
Andrea Monorchio, che come Ragioniere generale dello Stato per ben 13
anni, dal 1989 al 2002, ha accumulato un patrimonio di esperienza e di
conoscenze, che Zonin ha pensato bene di mettere al servizio della sua
Popolare, cooptato in consiglio di amministrazione, sulla poltrona di
vicepresidente, ed i rapporti con il candidato sindaco di Roma Alfio
Marchini, i crediti facili erogati girati in sofferenza, né alcun cenno
all’acquisto di Palazzo Repeta, immobile già sede della Banca d’Italia a
Vicenza, invenduto per almeno 5 anni e prontamente acquistato da parte
dello spiccia faccende dei Governatori di Bankitalia, Giovanni Zonin.
Nessun cenno al ruolo dei giudici da Fojadelli a Pecori che dopo
aver archiviato esposti e denunce, smessi i panni di magistrati, hanno
avuto rapporti con la BpVi di Zonin. Nel 2003 Fojadelli ha lasciato la
procura di Vicenza, per diventare capo procuratore a Treviso, dopo aver
tentato nel 2012 la candidatura come sindaco di Conegliano per una
coalizione formata dal Partito democratico e dai centristi. E dal 2014 a
oggi, come confermano a dalla Nordest Merchant srl, siede nel cda della
controllata della BpVi. A capo della procura di Vicenza gli successe
Paolo Pecori che rivestì il ruolo di procuratore capo dal 2003 al 2005 e
poi ancora dal 2010 al 2012. Suo figlio Massimo, consigliere comunale
dal 2008 per l'Udc, avvocato, nel 2010 è entrato nella giunta di Achille
Variati con la delega tra le altre agli Affari legali. Secondo quanto
ricostruito da Marco Milioni su 'Vicenzapiù', aveva già giurato da
assessore quando ha firmato un atto come consulente legale di BpVi, che
risultava peraltro anche essere tesoriere del comune. Alle domande sul
suo legame con la banca di Zonin, Pecori ha risposto che BpVi si
appoggiava a «centinaia» di avvocati. Si è dimesso dalla giunta nel 2011
quando il papà è tornato di nuovo a capo della procura.
Non era
difficile approfondire il ‘sistema Vicenza’, per giornalisti che vantano
di svolgere inchieste, ma riportare fatti e notizie senza censure ed
omissioni, avrebbe rischiato di fare un sgarbo ai signori di Bankltalia,
come il signor Salvatore Rossi, intervistato non proprio a schiena
dritta da Giovanna Boursier.
Non è la prima volta che la signora
Gabanelli censura, omette ed occulta le notizie, confezionate per
gettare fumo negli occhi della pubblica opinione. Era già accaduto un
anno fa, con il servizio di Stefania Rimini, su derivati del Tesoro e la
signora Maria Cannata, inamovibile responsabile del debito pubblico,
che a causa di opache rinegoziazioni dei contratti derivati, erano
costate 16,9 miliardi di euro.
Report in quel servizio, aveva
perfino violato la deontologia professionale quando, nel citare un
passaggio di un documento, trasmesso in video: “Io non mi posso
permettere di perdere nemmeno l’ultimo degli specialisti, anche il più
fiacco degli specialisti ci serve”- dichiara la Cannata, ha omesso di
riportare la fonte, trafugata dall’interrogatorio della stessa Maria
Cannata dal Pm di Trani Michele Ruggiero, nell’inchiesta giudiziaria
sulle Agenzie di Rating, con il ministero dell’Economia che non si è
costituito parte civile.
Per questo Federconsumatori ed Adusbef,
chiedono ancora una volta di aprire gli occhi sulle banche e su una
trasmissione alquanto reticente come Report, le cui finalità sono ancora
tutte da verificare.
Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)
Roma, 11.4.2016