mercoledì 27 gennaio 2016

Il dissesto del sistema bancario poteva essere evitato? Rispondono 12 esperti

posted by

Il dissesto del sistema bancario italiano poteva essere evitato? Come? Rispondono 12 esperti: Galloni, Borghi, Rinaldi, Mosler, Cattaneo, Saba, ecc.

http://scenarieconomici.it/il-dissesto-del-sistema-bancario-italiano-poteva-essere-evitato-come-rispondono-12-esperti-galloni-borghi-rinaldi-mosler-cattaneo-saba-ecc/

Non vi dimenticheremo mai d'alema prodi marini visco ciampi veltroni cartolina-01
Il crack di un pezzo importante del sistema bancario italiano poteva essere evitato? E se si, come?  Lo abbiamo chiesto a 12 esperti fra specialisti e studiosi del problema a vari livelli coinvolgendo sia economisti che vari esponenti della società civile. Abbiamo anche chiesto come consigliano i risparmiatori di trattare i propri risparmi, ma di questo ci occuperemo domani.
Ecco le loro risposte:
Claudio Borghi Aquilini – economista docente universitario ed editorialista. Responsabile economico Lega
Ricapitalizzazione forzata con denaro pubblico. Così lo stato “investiva” e non “spendeva”. Tipo: Tremonti bond convertibili obbligatori per tutti.

Warren Mosler – imprenditore ed economista
Per prevenire attacchi al sistema bancario, è necessario che la BCE fornisca liquidità illimitata. E per evitare la caduta del corso azionario delle banche italiane, è una questione di utili, che resterà problematica fintanto che l’economia resta debole. Per risolvere questo problema, il limite del 3% al deficit deve essere innalzato.
Prestare implica assumersi dei rischi, ed anche seguendo “buone pratiche nel prestare”, alcuni prestiti non vengono rimborsati”.
Io ho proposto che la BCE garantisca formalmente il debito pubblico di tutti i membri e provveda liquidità immediata su richiesta ad un tasso stabilito dalla BCE, che io ho proposto essere lo 0% permanentemente.

Nino Galloni – economista
1) Si doveva vigilare sui comportamenti delle banche più che sugli assetti proprietari;
2) La società per azioni non è il problema ma la quotazione in borsa si
3) Mantenere staccati credito e finanza.

Marco Saba – esperto in sistema bancario e creazione della moneta
Evidenziando la creazione di denaro all’attivo dei flussi di cassa.

Antonio Maria Rinaldi– economista e docente universitario
Gli organismi di controllo dovrebbero garantire se il sistema bancario italiano è solido o meno. Invece  lasciano i cittadini da soli pretendendo che siano loro stessi ad informarsi sul Sole 24 ore.
Quello che andava fatto era innanzitutto una moratoria del bail-in modo di consentirci di fare ciò che gli altri Paesi, Germania in testa, hanno avuto la possibilità di fare quando i sistemi bancari in difficoltà erano i loro, ovvero risanare tutto il comparto con investimenti pubblici.

Marco Cattaneo – economista inventore dei Certificati di Credito Fiscali (CCF)
Anche solo un anno fa, se si fossero adottati i CCF e avviata una ripresa forte, oggi saremmo in una situazione ben diversa.

Le risposte degli altri esperti ed eventuali aggiornamenti li trovi su Battitore Libero.

Autore: Costantino Rover
Collaborazioni di: Luca Pezzotta e Luca Mibelli

martedì 26 gennaio 2016

Banche: tre semplici sistemi sicuri per salvare i vostri risparmi

Banche: tre semplici sistemi sicuri per salvare i vostri risparmi


1 - Chiedere alla banca la segregazione del conto corrente (attualmente è il sistema che usano i broker con i conti dei loro clienti); la banca non potrà usarlo per ripianare le perdite in caso di liquidazione;

2 - Prelevare tutto in contanti e metterlo in una cassetta di sicurezza che è separata dalla gestione dei depositi anche in caso di liquidazione coatta; potrete sempre prelevare quanto vi occorre senza limitazioni;

3 - Trasferire il saldo del conto in un conto estero aperto a voi stessi in un paese sicuro (ad esempi, Svizzera); non è proibito, basta dichiararlo.

lunedì 25 gennaio 2016

Le banche, il diritto, il sopruso

Le banche, il diritto, il sopruso

La creazione di un sistema normativo speciale per il sistema finanziario
 
usura euro europa fallimento crisi
di Angelo Casella - A far tempo dal primo gennaio 2016 è entrata a far parte dell'ordinamento giuridico italiano, in quanto approvata dal Parlamento italiano, la "direttiva" Ue chiamata Bank Recovery and Resolution Directive, che dispone il c.d. "bail-in" (salvataggio interno) per le banche in dissesto con la "partecipazione" degli azionisti, dei detentori di obbligazioni, sopratutto "subordinate", e dei correntisti sopra i 100 mila euro. 
 
E' incidentalmente da rilevare che il termine "obbligazione", applicato a queste "subordinate" è fuorviante ed errato (e come tale doveva essere vietato), trattandosi di strumenti finanziari complessi e ad alto rischio, non assimilabili alle obbligazioni.
Vano e deviante è deprecare una presunta scarsa diligenza in chi le ha acquistate. E' nella comune prassi bancaria spargere aloni di mistero sia sui prodotti offerti (e spesso, come nel caso, artatamente consigliati senza idonee delucidazioni), sia, in genere, su tutta l'operatività posta in essere, evitando ogni trasparenza su costi, commissioni, implicazioni, ricadute, ecc. (v. anche: "Imperatori, Io so e ho le prove", ed. Chiarelettere), al punto da suggerire l'ipotesi di associazione a delinquere organizzata (v. in merito la dichiarazione alla stampa dell'impiegato Benedetti di Banca Etruria: "l'ordine di mentire ci veniva dalla banca...", La Repubblica, 12.12.15).
Sovente, poi, i dati operativi sono volutamente annebbiati con termini tecnici del tutto inutili, così che il cliente, disorientato da questo mondo misterioso, viene naturalmente spinto ad affidarsi all'"esperto", all'impiegato della banca, il quale non aspetta altro.
La "direttiva" ha avuto molta pubblicità a seguito del decreto governativo detto "salvabanche", destinato a quattro aziende di credito, e presentato trionfalmente come intervento di salvaguardia del lavoro e come escamotage per evitare, appunto il bail-in.
A sua volta, quest'ultimo è stato magnificato come una splendida soluzione per evitare di "scaricare sui contribuenti le crisi bancarie".
A quest'ultimo proposito, nessuno ha replicato che non è affatto necessario che ciò debba avvenire e che la soluzione proposta è per certi aspetti, ancora peggiore.
Senza dimenticare che l'"aiuto di Stato" alle banche c'è sempre stato, e si esercita normalmente prima che lo stato di dissesto venga formalizzato.
Con la crisi del 2008, in Germania, l'intervento a favore degli istituti in difficoltà ha toccato i 250 miliardi di euro, quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, circa 19 in Belgio ed Austria e quasi 18 in Portogallo. In Italia, si è trattato di 4 miliardi.

Analisi

Sono, al riguardo, necessarie alcune precisazioni:

Galloni: La (Nuova) Contabilità Bancaria

La Nuova Contabilità Bancaria
(Tratto da: Economia imperfetta, di A. Galloni, Novecento editore, 2015)
FullSizeRender (9)

Di recente, si è risvegliato l’interesse per le banche che, da decenni, era stato considerato alla stregua di un fatto tecnico ; in particolare, quotati papers della Banca d’Inghilterra hanno sostenuto quanto alcuni esperti già sapevano (la banca non presta denaro proprio o dei depositanti, né moltiplica quest’ultimo), ma lo crea dal nulla. Di qui la “spaccatura” tra chi vorrebbe togliere, alla banca, tale facoltà, considerata una sorta di abuso anche perché il credito creato dalla banca è moneta, o, per lo meno, è denominato in moneta a corso legale; e chi, invece, vorrebbe regolarla nell’interesse della collettività che non può rinunciare alla fondamentale funzione sociale del credito stesso.

Ovviamente, chi nega che la banca crei la moneta può difendere l’attuale situazione: in essa, la banca è soggetta a tassazione solo sulla differenza tra ciò che guadagna come interessi attivi e pagamento dei servizi offerti alla clientela, da una parte, e i suoi costi di gestione e interessi passivi, dall’altra.

Solo cercando di fare chiarezza sulla contabilità bancaria – di cui, qui, si sta tentando di fornire una lettura molto semplificata come voci e, tuttavia, sufficiente ad avviare il discorso – sarà possibile districarsi nella materia.

Orbene, attualmente, le principali voci sono così suddivise:

1) nello stato patrimoniale, al netto delle altre partite, vengono segnati,
a) all’attivo, i capitali prestati e,
b) al passivo, i depositi;

2) nel conto economico entrano,
a) come profitti lordi, i proventi in conto interesse delle rate di mutui, prestiti, ecc. ed il pagamento di altri servizi resi alla clientela,
b) come costi, le spese di funzionamento e gli interessi pagati alla clientela.

L’utile, ai fini della tassazione, sarà quindi dato dalla differenza tra profitti lordi (ed, eventualmente, altre entrate) e costi.

Nello stato patrimoniale, man mano che la componente in conto capitale dei prestiti viene contabilizzata a favore della banca, essa va a decurtare proporzionalmente l’attivo.

Con la “Nuova Contabilità Bancaria” (NCB) che qui si propone, invece, nello stato patrimoniale non sono presenti i depositi (i conti correnti e le altre forme equivalenti) perché si tratta di servizio di custodia che consente alla banca stessa – dietro pagamento di un compenso al depositante – di utilizzare la
liquidità per le varie esigenze della clientela: bancomat, liquidi (fra l’altro limitati dalle innovazioni normative), ecc. per un totale che difficilmente supera il 3-4% dell’insieme della moneta teoricamente presente nel circuito.

L’attivo, formato anche dai crediti della banca, viene ridotto man mano che rientra la componente in conto capitale proveniente dalle rate di mutui, prestiti, ecc.

Nel conto economico, invece, ogni componente della rata viene segnato a profitto lordo e, quindi, a parità di tutto il resto (non c’è altra variazione rispetto alla contabilità tradizionale o attuale), aumenta proporzionalmente l’imponibile: con un’aliquota attorno al 20%, si otterrebbe un gettito pari alla metà di tutto quello corrente ; quindi, a parità di gettito, si potrebbero ridurre le aliquote ed il prelievo sugli attuali contribuenti del 50%!

In una contabilità siffatta, dunque, incagli e sofferenze o perdite altro non sarebbero che mancati arricchimenti; conseguentemente, qualora il sistema creditizio, così rivisitato, dovesse re-gistrare “rientri” molto sotto il previsto (per ipotesi, perché sta finanziando lo sviluppo), allora si ridurrebbe, simmetricamente, il gettito tributario. Come dire che, in tal caso, anche il sistema bancario opererebbe in senso anticiclico e la complementarietà tra Stato e credito aumenterebbe.

mercoledì 13 gennaio 2016

Potere senza controllo: La Troika

LIBIA: la guerra della NATO per il colonialismo francese in Africa

Gli "ameri-cani da guardia" del colonialismo francese

E-mail di Hilary Clinton rilevano il vero motivo dell'intervento della Nato in Libia

 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13915

E-mail di Hilary Clinton rilevano il vero motivo dell'intervento della Nato in Libia

L’obiettivo reale era eliminare, annullare l’influenza di Gheddafi nell’Africa francofona. La lotta per l'emancipazione dell'Africa dal franco è stata fatale


Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha recentemente rivelato una serie di messaggi di posta elettronica del 2011 della candidata alla presidenza Hillary Clinton, che chiariscono una volta per tutti i veri motivi dietro l'aggressione della Nato contro la Libia del 2011. 
Sono quasi 3.000 le conversazioni che il Dipartimento di Stato ha reso pubbliche su ordine di un tribunale. Secondo quanto riporta il Foreign Policy, una email inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill Clinton e poi di Hillary) a Hillary Clinton, dall’eloquente titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, racconta i retroscena dell’intervento franco-inglese e rivela chiaramente i fini del presidente francese Nicolas Sarkozy in Libia: ottenere il petrolio, riaffermare la potenza militare francese e evitare l'influenza di Gheddafi nelll'Africa "francofona". 
La posta in gioco, l’obiettivo reale era eliminare, annullare l’influenza di Gheddafi nell’Africa francofona dal momento che lo stesso Gheddafi aveva lo scopo di sostituire il FRANC CFA, una valuta utilizzata da 14 ex colonie francesi (creata nel 1945) che comportava una serie di obblighi nei confronti del tesoro francese.
La parte più sbalorditiva scrive anche il sito Infowars che riporta la notizia, è il lungo resoconto sull’enorme minaccia che l’oro e l’argento, contenuti nelle riserve di Gheddafi (stimate in 143 tonnellate di oro e altrettanti di argento) potrebbero portare alla valuta Franc CFA in circolazione come moneta africana nell’africa francofona.
Questa riserva di oro è stata accumulata da Gheddafi prima della guerra civile in Libia del 2011, ed era destinata ad essere utilizzata per instaurare una valuta panafricana basata sul dinaro libico d’oro.

Questo piano era stato concepito per fornire ai paesi francofoni un’alternartiva al CFA e quindi una sostanziale indipendenza dal tesoro francese.

.....
Riguardate questo video in cui il Comandante Chavez anticipava tutto quello che si è rivelato come la verità, con il chiaro riferimento ai sette miliardi di riserve in oro e argento in possesso di Tripoli.